Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Korg Pa700 RD: rosso shocking

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Non agitatevi inutilmente, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Korg Pa700 RD

Come ha confermato Eko Music Group, distributore nazionale dei prodotti Korg, si tratta della stessa arranger workstation Pa700 che molti hanno già apprezzato e che ora viene resa disponibile in una nuova versione con “finitura di color rosso brillante metallizzato” su cui poggia il pannello nero.

Tranne l’aspetto cromatico, le specifiche dell’unità sono identiche a quelle del modello di Pa700 già in distribuzione da tempo con l’uscita video HDMI e di cui abbiamo già parlato in questo blog.

Ci sarà sicuramente qualche musicista in circolazione desideroso di farsi notare sul palco e sarà interessato.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

8 settembre 2019 at 22:42

Pubblicato su Korg

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Tastiere arranger mid-level: la rassegna

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Diamo oggi seguito alla rassegna delle tastiere arranger di primo ingresso pubblicata lo scorso febbraio su SM Strumenti Musicali.

E’ disponibile alla lettura il resoconto sugli arranger di media levatura.

Come ho scritto nell’articolo, non si tratta di un segmento di prodotto posto semplicemente a metà strada fra entry-level e ammiraglie. Al contrario è il segmento prìncipe degli arranger workstation classici: qui si trovano strumenti completi per l’uso dal vivo, in studio e nell’ambito casalingo con suoni, effetti e stili di elevata qualità. La disponibilità di amplificatori di bordo consente di spostarsi facilmente avendo con sé tutto quello che server per suonare, accompagnare, registrare, comporre, esercitarsi e divertirsi.

Fanno parte di questa rassegna:

Buona lettura sul sito di SM Strumenti Musicali!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

26 agosto 2019 at 10:14

Yamaha alza il sipario su PSR-SX900 e PSR-SX700

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Negli ultimi mesi, il mercato degli arranger workstation di media levatura ha assistito al predominio nelle vendite da parte di Korg, grazie ai due modelli Pa1000 e Pa700 che, presentando caratteristiche tecniche derivate dall’ammiraglia Pa4X da una parte e una politica aggressiva di prezzi dall’altra, si sono dimostrati gli autentici killer del mercato 2019. Sinora.

L’annuncio dirompente di questi ultimi giorni potrebbe però aver scombinato i piani di casa Korg, rimescolando le carte in vista di un autunno-inverno piuttosto caldo, grazie all’ingresso prossimo sul mercato di due nuovi protagonisti Yamaha che inaugurano la nuova serie PSR-SX. Questi modelli vanno a sostituire a listino PSR-S775 e PSR-S975, i quali, alla fine, si sono rivelati come una soluzione-ponte di carattere tattico, in attesa che il centro R&D di Yamaha fosse pronto con il rilascio dell’impachettamento di una parte della vasta tecnologia innovativa Genos sul segmento di mezzo.

Yamaha, ecco la nuova serie PSR-SX

Diamo quindi il benvenuto a PSR-SX900 e PSR-SX700: grazie all’eredità di Genos, la casa dei tre diapason riduce il gap tecnologico che la metteva in difficoltà davanti ai modelli Korg di pari levatura. Così come sugli arranger Korg da molti anni, anche sui modelli Yamaha, i musicisti potranno (finalmente) avere ora lo schermo touch-screen, il registratore MP3, quattro parti da suonare in tempo reale (Right 1-2-3 + Lower), il reset del tempo durante l’esecuzione di uno Style, il chord looper e una memoria interna generosa che spazia da 1GB a 4GB.

Potrebbe essere un segnale distintivo la presenza di tasti FSB rispetto la leggerezza di Pa700 e Pa1000: il condizionale è d’obbligo perché queste tastiere vanno provate prima di esprimere qualsiasi giudizio di merito.

Sempre a livello di specifiche tecniche, i nuovi modelli Yamaha vantano da 5 a 8 effetti Insert e, come nelle tastierine di primo ingresso, offrono il collegamento audio Bluetooth per utilizzare uno smartphone o un tablet come player. Si segnala la derivazione Genos a livello sonoro, nella User Experience dell’interfaccia video, nella disponibilità della Playlist (addio definitivo a Music Finder) e in molto altro ancora.

Il peso coincide – 11.5kg su entrambi i modelli – e questo è un peccato. Onestamente, mi aspettavo che almeno uno dei due modelli fosse stato ottimizzato al meglio per la massima portabilità.

E’ richiesta un’analisi approfondita per descrivere l’autentico valore della nuova serie PSR-SX. Del resto l’area degli arranger di mezzo potrebbe essere quella dove – sul serio – si gioca il futuro delle tastiere con accompagnamenti.

Prossimamente, su questo blog.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 agosto 2019 at 18:53

Korg Pa700/Pa1000/Pa4X: dallo Style Creator Bot alla pagina Marker

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Alla ricerca dell’interattività degli stili

Ero curioso di provare di persona (e con calma) lo Style Creator Bot, la funzione presente di serie nella generazione attuale di Professional Arranger. La promessa di Korg è quella di convertire gli Standard MIDI File in stili di accompagnamento. Dopo averci provato, la mia conclusione è stata inaspettata ma comunque positiva: da una parte ho lasciato perdere la creazione dello stile, dall’altra mi sono ritrovato a mio agio come non mai nel replicare la classica interattività degli stili utilizzando la pagina Marker nella modalità Song Play.  
A volte, è destino puntare ad un obiettivo e scoprire di raggiungere la stessa soddisfazione, ma con una soluzione diversa da quella pensata in origine. Ma andiamo con ordine.

Style Creator Bot

Voglio essere sincero. Sin dall’inizio avevo cominciato con qualche timore: del resto Korg stessa aveva messo le mani avanti per prima, quando aveva dichiarato nei video-tutorial ufficiali: “Ovviamente non tutti i MIDI file possono essere convertiti”.  

Onde ridurre la complessità, avevo cercato per il mio primo test un brano dall’armonia e dall’arrangiamento molto lineari. La scelta è caduta su Stay With Me di Sam Smith, remake del celebre brano I Won’t Back Down dell’indimenticabile e immenso Tom Petty. Dopo aver raffinato per conto mio lo Standard MIDI File con il sequencer di Korg Pa700 e aver ottenuto un risultato accettabile, ho richiamato lo Style Creator Bot.

Style Creator Bot

Devo dirvi che la conversione è stata pressocché istantanea: è durata pochissimi istanti. Ho salvato lo stile nel banco USER e ho provato subito a suonarlo come avrei fatto con qualsiasi stile di accompagnamento uguale a tutti gli altri.

Il risultato della conversione

La qualità del risultato è discreta ma, a mio modo di vedere, anziché una conversione “tutta automatica” avrei preferito avere a disposizione qualche parametro di personalizzazione. Infatti, nello stile generato, l’Intro1 termina il proprio corso con una briciola di esitazione, l’Intro3 non è Count-In pur avendolo lasciato apposta nel brano, le diverse variazioni non sono attribuite rispettando le quattro modalità insite nel brano MIDI (la mia attesa infatti era che le quattro variazioni sarebbero state assegnate in ordine e con precisione di durata di ciascun pattern, assegnandole rispettivamente alla quattro alterazioni della canzone: la prima strofa, il ritornello, il ritornello cantato dal coro e quello cantato senza percussioni dal solista). I Fill-In sfilano rapidi e il Break è una misura nel vuota dopo un colpo deciso sui piatti della batteria. Per finire, l’Ending1 è un ritornello completo. Insomma, in quel momento, mi sentivo sulla buona strada ma, allo stesso tempo, avvertivo la necessità di poter assegnare i segmenti della canzone ai pattern dello stile per poi ripetere la conversione.

Ed è così che, in quel momento di interlocuzione, ho aperto la pagina Marker sulla Pa700. Ed è stato… “amore a prima vista”.

Marker, eventi MIDI di posizione nella Song

Avevo già sperimentato l’uso dei marker in passato su altre tastiere, ma devo riconoscere che l’attuale serie di arranger Korg offre un’interattività molto semplice e intuitiva, lasciando inserire i punti di contrassegno nella canzone in tempo reale a tempo di esecuzione oppure a mano con il brano fermo. È possibile inserire una descrizione per ogni punto di marker come ho fatto io nell’esempio che segue.

La pagina Marker con le mie impostazioni per il brano Stay With Me.

In breve, mi è passato di schianto il desiderio originale di creare lo stile di accompagnamento. Anziché ostinarmi a capire lo Style Creator Bot, ho creato in un amen tutti i marker all’inizio di ogni pattern direttamente nello Standard MIDI file. Ho assegnato un nome a ciascun marker, proprio così come sono nella realtà del brano e ho avviato il Song Play tenendo la pagina Marker davanti a me.

Ed è stata una semplice magia. Mi sono trovato a pilotare il MIDI file come fosse uno stile di accompagnamento. Potevo ripetere il ritornello quante volte volevo, mettere in loop la strofa cantata senza percussioni per poi balzare dalla prima strofa alla variante cantata dal coro e tornare all’Intro e, alla fine, andare direttamente al finale.  E, soprattutto, la qualità delle tracce, dei timbri e degli effetti erano gli stessi nel brano perché stavo suonando il MIDI originale senza conversioni!

Rispetto ad uno stile, manca la possibilità di mutare la sequenza armonica degli accordi. Ma, d’altro canto, è possibile mettere in mute in una parte (ad esempio il pianoforte) e suonare quella parte liberamente con le proprie mani, senza la preoccupazione di dover suonare gli accordi stessi per comandare l’arranger. In altre parole, i marker potrebbe dimostrarsi come una valida alternativa a chi cerca a fatica di ottenere song style.

Per chi non lo sapesse, i marker permettono di passare velocemente da un punto all’altro della canzone. Sono nati per ripetere un passaggio più volte, ad esempio durante lo studio o le prove. In genere, è buona norma posizionare il marker una o due misure prima del punto a partire dal quale ci si vuole esercitare, ma nel mio caso li ho posizionati all’inizio esatto di ogni pattern, al fine di comandare con precisione l’avvio delle diverse variazioni del brano.

Nella pagina Marker, ciascuna posizione può essere modificata successivamente o eliminata. E, una volta completata la configurazione, pur essendo in modalità Song Play (e non Sequencer), è possibile agire con la funzione Save Mk. per salvare gli eventi MIDI dei marker nello Standard MIDI File e riutilizzarli in futuro.

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Per quanti non hanno mai usato i marker prima, ho messo a vostra disposizione il brano che ho creato per questo test, Stay With Me. Potete scaricarlo da qui e utilizzarlo sul vostro arranger Korg a titolo didattico, per sperimentare e prendere confidenza con questa modalità esecutiva. I marker sono eventi MIDI universali e sono riconosciuti anche dagli arranger di altri marchi (Yamaha Genos e PSR-S975/S775 li chiamano Phrase Remark ma non hanno l’interattività e l’immediatezza di impostazione che ho potuto sperimentare con Korg Pa700; Roland E-A7 li chiama Mark & Jump e ha un limite di 4 marker per canzone; l’ultima serie di modelli SD Ketron gestiscono marker illimitati come Korg, ma non hanno una funzione per il loro inserimento; Casio CT-X5000 permette di impostare al volo due posizioni per mettere in loop una parte del brano ma nulla di più).

Nella base ho lasciato la traccia della melodia, ma consiglio vivamente di metterla in mute durante l’uso della pagina Marker.

PS: Dulcis in fundo, mentre c’ero, ho aggiunto il testo della canzone e gli accordi allo Standard MIDI file sfruttando il fido PSRUTI.  Ma questa tecnica ve l’avevo già raccontata.

Sam Smith – Video ufficiale di Stay With Me (2014)

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 Mag 2019 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Korg Pa1000 e Pa700: lo stesso aggiornamento software, ma in due tempi diversi

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In un giorno di benedetta pioggia dal cielo, metto in sottofondo uno degli album che amo di più fra quelli usciti negli ultimi tempi (Encore di Anderson East) e comincio a scrivere a favore dei lettori del blog delle tastiere arranger. Lo faccio insieme a voi, cercando ad analizzare il significato degli ultimi due rilasci di software da parte di Korg sui Professional Arranger. [NDA: se non avete ancora letto l’intervista rilasciata da Raffaele Mirabella al nostro blog, vi consiglio di farlo ora, giusto per rinfrescarsi le idee sulla materia].

Korg Pa700 è il fratello "minore" di Pa1000, ma nasconde una potenza di suono staordinaria
Korg Pa700

L’annuncio di nuovo software è avvenuto in due colpi, a distanza di circa un mese uno dall’altro: l’11 marzo Korg ha reso noto l’aggiornamento del firmware di Pa1000 battezzandolo V1.3.1 e il 10 aprile (tre giorni fa) ha comunicato l’uscita di V1.4 per Pa700. Cerchiamo di fare chiarezza.

Nuove versioni di sistema operativo per Korg Pa700 (1.4) e Pa1000 (1.3.1)

Di solito questi due strumenti viaggiano per vie parallele e, pur distinguendosi dal volume di caratteristiche di bordo, ricevono abitualmente aggiornamenti omonimi. Ma stavolta il rilascio e asincrono e la numerazione è difforme. Ma non lasciatevi ingannare: a livello sostanziale, il contenuto dell’aggiornamento 1.4 di Pa700 corrisponde integralmente a quanto rilasciato con la versione 1.3.1 di Pa1000. Le novità essenziali coincidono su entrambi i modelli. Vediamole insieme, ad una ad una.

Modifiche hardware: uscita video HDMI e batteria clock

Nasce una seconda serie di modelli Pa700 e Pa1000 a seguito di una modifica hardware che comporta la sostituzione dell’uscita video (da RCA video composito a HDMI) e della batteria dell’orologio interno (Korg opta ora per batterie CR1632 di dimensioni più piccole e con inferiore capacità). Da questa novità, consegue la nascita di un nuovo impacchettamento del sistema operativo per entrambi i modelli. Da ora in poi, si dovrà prestare attenzione alla serie di produzione per capire quale package di sistema operativo possa essere installato e quale batteria di clock debba essere rimpiazzata. La prima serie è denominata Type A e la seconda Type B e il numero di serie determina l’appartenenza.

Modello Numero di serie Uscita video Batteria
Pa1000 Type A fino a 39999 RCA (composito) CR2032
Pa1000 Type B da 40000 HDMI CR1632
Pa700 Type A fino a 39999 RCA (composito) CR2032
Pa700 Type B da 40000 HDMI CR1632

Da questo rilascio software in poi, Pa700 e Pa1000 avranno rispettivamente un firmware diverso a livello di microcodice in base alla serie di produzione ma, a livello funzionale, si distingueranno unicamente per la diversa gestione dell’uscita video (RCA video composito vs. HDMI).

Porta HDMI per gli schermi esterni

La nuova uscita HDMI permette agli arranger Korg di entrare finalmente nel ventunesimo secolo a beneficio di chi possiede monitor attuali (ormai HDMI è uno standard de facto). E anche coloro che hanno schermi con uscite DVI o VGA saranno contenti perché potranno trovare più facilmente gli adattatori specifici nei centri commerciali, cosa che stava per farsi complicata per chi cercava gli adattatori RCA. Osserviamo a latere come gli altri produttori di tastiere digitali facciano ancora fatica ad accettare lo standard HDMI.

Estensione dei MIDI Preset

Korg ha esteso il numero di preimpostazioni MIDI disponibili per facilitare le operazioni di configurazione automatica dello strumento, quando viene connesso a dispositivi esterni.

Le 16 configurazioni MIDI preimpostate possono essere tutte sovrascritte, qualora non vi bastino quelle tipiche già pronte per l’uso per collegare, ad esempio, una Master Keyboard, un generatore sonoro esterno (expander o VST), una DAW, una fisarmonica, un tablet per il SongBook, o per gestire l’invio selettivo di messaggi MIDI secondo le varie parti, e così via.

Scorciatoia operativa

Questa è una chicca che potrà tornare utile a quanti sono soliti registrare style o song con Pa700 o Pa1000: mentre si lavora attivando il modo Style Record o Song Record, premendo contemporaneamente il pulsante SHIFT e uno dei pulsanti UPPER OCTAVE, lo strumento apre direttamente la pagina Tuning del Mixer. È stato introdotto un trucchetto insomma. Da imparare e mandare a memoria, perché nascosto dietro tasti che hanno un altro significato.

Grazie a Zoran Cikovak (da Vukovar in Croatia) per questo filmato in cui possiamo vedere e ascoltare Korg Pa700 in azione

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 aprile 2019 at 12:00

Pubblicato su Korg

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Drawbar per suonare l’organo negli arranger

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Il celeberrimo organo Hammond utilizzava la sintesi additiva delle forme d’onda armoniche per generare i suoni, grazie a ruote elettro-meccaniche (e non ad oscillatori!). Anche nelle tastiere digitali attuali, dove tali suoni sono riprodotti con tecnologie totalmente diverse rispetto l’originale, è possibile emulare il controllo delle armoniche fondamentali mediante lo stesso tipo di cursori (drawbar) e altri tasti: i drawbar in particolare hanno rappresentato – sin dalla loro apparizione – un’invenzione originale.

Organo Hammond esposto al Museo degli Strumenti Musicali di Hamamatsu (Giappone)

Funzionamento dei drawbar

I drawbar sono un insieme di cursori variabili che rappresentano un tono fondamentale e otto tratti della serie armonica relativa a quel tono. Possono essere regolati come i fader di una console di missaggio e hanno scatti incrementali contrassegnati da 0 a 8. La posizione 0 significa che quel tono è in silenzio. Un musicista può miscelare i livelli di volume di ciascuna armonica sia per creare colori di tono diverso sia per controllare la gamma sonora complessiva della tastiera.

Le impostazioni sono tipicamente trascritte in base agli incrementi dei nove drawbar in sequenza, ad esempio: 888800007 che genera un bel suono grasso grasso da usare nel rock. I cursori sono facili da manipolare in tempo reale e la loro impostazione è sempre ben visibile a colpo d’occhio. La maggior parte degli organisti ha memorizzato le proprie impostazioni preferite dal modo in cui i nove drawbar appaiono visivamente e non dalle impostazioni numeriche. Le impostazioni incrementali possono funzionare nella registrazione in studio ma non così bene nel mezzo di un assolo quando si ha bisogno di agire sulle armoniche per variare il suono interattivamente. Nei numerosi filmati su YouTube, potete osservare come, per ottenere il giusto colore del suono, la maggior parte degli organisti è solito regolare costantemente i drawbar mentre suona.

Ci sono altri controlli importanti per suonare i campioni di organo Hammond come gli effetti di percussione, key on/off, leakage e rotary speaker (Leslie) ma per ora ci fermiamo qui: questo blog è dedicato agli arranger e non specificamente agli organi (ne producono ottimi esemplari Hammond-Suzuki, Dexibell, Crumar, Roland, Viscount, Clavia Nord e altri piccoli produttori). Il nostro interesse odierno dunque è quello di verificare la presenza di controlli drawbar fra gli arranger.

Dettaglio sugli slider di un arranger (Korg Pa4X in questo caso) utilizzabili come drawbar nei suoni d’organo

Alla caccia di suoni d’organo fra gli arranger

Le ammiraglie sono solitamente (ma non tutte) dotate dei nove slider fisici che sono sempre il modo migliore e più comodo per controllare le armoniche dei suoni d’organo Hammond. Alcuni arranger dotati di schermo touch-screen permettono di regolare gli incrementi dei singoli drawbar sulla superficie tattile del display. Infine, gli arranger governati da pulsanti fisici hanno pulsanti up/down per aumentare o diminuire gli incrementi 0-8.

Vediamo ora quali modelli arranger a listino sono dotati di drawbar: nella tabella che segue, sono ordinati in base al prezzo decrescente e raggruppati fra loro secondo modelli omogenei. I modelli che non hanno alcun controllo dei drawbar non sono qui menzionati, anche se provvisti di una valida sezione di suoni d’organo preset.

Arranger a listino con drawbar

Conclusione

Vi lascio con due filmati in sequenza. Dapprima vediamo un breve ma interessante filmato in cui emerge la bravura di Martin Harris nel suonare gli Organ Flutes di Yamaha Genos. E poi, a seguire, Tony White di Bonners Music illustra brevemente le caratteristiche dei suoni d’organo su Korg Pa4X.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

16 gennaio 2019 at 20:00

Il panorama delle tastiere arranger del 2018

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Anche quest’anno, il capodanno è l’occasione per fare il punto sul comparto arranger e per tirare le somme dopo dodici mesi filati. Facciamolo insieme.

Ammiraglie Il 2018 è stato dominato essenzialmente dalla visibilità di due modelli: Yamaha Genos e Ketron SD90. Da una parte, abbiamo la workstation arranger più possente che la casa di Hamamatsu possa mai avere immaginato: la nuova interfaccia touch screen ha semplificato concretamente la gestione della vasta libreria di suoni sorprendenti, mentre l’esteso repertorio di stili musicali di ottima fattura e l’abbondante dotazione di tecnologie innovative hanno fatto il resto. Dall’altra parte, la casa di Ancona ci ha colpiti con il lancio di un modulo arranger che, badando alla sostanza, si distingue per l’elevato tasso di realismo capace di “bucare” il mix e riempire la pista in sala. In disparte, Korg si è concentrata sul difendere le posizioni guadagnate nel 2017 a seguito del profondo rinnovamento rilasciato su Pa4X Version 2.0.

Yamaha Genos

Arranger medi  Questo segmento intermedio di prodotti è stato abbastanza tranquillo nel periodo: da tempo infatti Yamaha e Korg si dividono indisturbate questo pezzo profittevole di mercato grazie alle rispettive accoppiate di modelli PSR-S975/S775 (testé rinnovati nel 2018) e Pa1000/Pa700. A latere, Roland sembra essersi eclissata dopo essere stata leader di quest’area per lunghi anni: non percepiamo segnali a distanza di tre anni dal timido lancio di E-A7.

Arranger apri-pista Abbiamo notato più vitalità nel segmento di base degli arranger. Innanzitutto, Korg ha fatto il proprio ingresso in campo con l’uscita di EK-50, modello scaled down di cui onestamente dobbiamo ancora misurare per bene i dettagli. Casio ha confermato la propria presenza stabile inaugurando la nuova serie CTX (con CT-X5000 al top), dove l’innovazione principale consiste nel motore sonoro AiX. Yamaha ha rinnovato il proprio catalogo con PSR-E463 e PSR-EW410 introducendo la possibilità di campionare i suoni dall’ingresso AUX-IN e la modalità Groove Creator utile per i DJ set. Discrete le vendite di Roland GO-Keys, una tastiera a buon prezzo con suoni discreti e una modalità arranger irrituale, tutta da scoprire.

Casio CT-X5000

E domani: il rapporto del blog Tastiere Arranger

Prepariamoci ora a chiudere in bellezza il 2018. Domattina saremo di nuovo qui: ci faremo gli auguri per l’anno nuovo in occasione della pubblicazione del rapporto annuale 2018 del blog Tastiere Arranger.

A domani!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

31 dicembre 2018 at 07:00