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Conviene investire in una tastiera arranger nel 2023?

Ricevo un flusso regolare di domande da lettori di questo blog che mi chiedono se – negli anni Venti di questo secolo – sia ancora conveniente investire in una tastiera arranger. Premesso che ognuno di noi è libero di fare quello che vuole con le proprie passioni, devo confessarvi che questa curiosità mi dà l’impressione che, sotto sotto, molti non comprendano appieno il significato delle tastiere arranger rispetto le altre categorie di strumenti a tastiera (synth, workstation, pianoforti digitali, organi, etc.). Forse è il caso di riprendere la materia e fare chiarezza insieme.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Cominciamo precisando che l’offerta di arranger sul mercato è molto ampia: questo aspetto dimostra come, rispetto altri settori di strumenti musicali, quello degli arranger sia in salute. Facciamo qualche nome. In termini generali, potremmo dire che quelli che, negli anni 90 venivano chiamati semplicemente “arranger” oggi possono essere ritrovati nell’area dei modelli di base, dove il prezzo oscilla fra 300 e 700 euro: per Yamaha ci sono PSR-SX600, PSR-EW425 e PSR-E473; i modelli Korg sono EK-50L e i3 (2020); per Casio compaiono CT-S1000V,  CT-S500, CT-X5000 e CT-X3000; per Roland c’è E-X50. Da questa categoria, ci si può muovere verso l’alto per scoprire l’area degli arranger workstation, modelli con funzionalità complete per la produzione musicale in condizioni di portabilità: qui troviamo Korg Pa700 e Pa1000, Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 e Ketron SD-40. Gli arranger non sono tutti qui, ci sono gli strumenti eccelsi al top di gamma, dove le caratteristiche sono espresse alla massima potenza: Yamaha con la serie Tyros evoluta in Genos, Korg Pa5X (e modelli precedenti come Pa3X e Pa4X), Ketron Event, SD60, SD-9, SD-90 e SD-7. Una categoria a parte è quella magnifica dei pianoforti arranger: Yamaha CVP e CSP (Clavinova), DGX-670 e P-S500; Casio PX-S3100, CDP-S360 e Korg XE20. Citiamo infine, almeno per documentarne l’esistenza, i numerosi modelli di arranger economici dedicati agli esordienti (essenzialmente prodotti da Casio e Yamaha), dove il risparmio sui componenti è mitigato da un livello di qualità dei suoni che è in crescita negli ultimi dieci anni.

Cosa hanno in comune tutti questi modelli? Sono strumenti musicali a tastiera (di solito con 61 tasti, alcuni ne hanno 76 semi-pesati oppure 88 pesati) e un pannello di controllo pieno di manopole, cursori, interruttori e pulsanti che sono il segno distintivo della capacità di concedere una padronanza interattiva totale della propria musica in tempo reale. Sono solitamente dotati di un grande schermo LCD centrale (spesso touch screen) che domina il pannello. Come succede nei migliori synth workstation, anche le tastiere arranger hanno GB di suoni di strumenti campionati di alta qualità a bordo: vanno dagli strumenti acustici come chitarra, pianoforte, suoni orchestrali ed etnici. Hanno poi un’estesa varietà di toni di sintetizzatori come synth lead e pad e un vasto assortimento di kit di batteria acustica ed elettronica. Gli arranger normalmente prevedono la possibilità di suonare in split o in layer con 2, 3 o anche più voci sovrapposte.

Korg Pa5X

Una caratteristica fisica evidente degli arranger è che questi hanno quasi sempre un amplificatore incorporato e altoparlanti che suonano molto bene. Trattasi di una comodità da non trascurare, essendo conveniente usarli quando si suona a casa o in ambienti raccolti.

Ma la caratteristica essenziale rispetto gli altri strumenti digitali è che gli arranger offrono accompagnamenti in tempo reale: la tastiera è in grado di generare basi musicali per chi suona, mettendo a disposizione una vera band o orchestra che accompagna l’esibizione. Tali accompagnamenti (detti anche stili) sono facilmente controllabili a tempo di esecuzione: è possibile accedere rapidamente a introduzioni, strofe, Fill-in, ritornelli, variazioni, special e finali consentendo così di eseguire qualsiasi performance musicale con creatività e immediatezza. Nessun altro strumento sul mercato vi permette di raggiungere con freschezza questa interattività musicale grazie al Database di pattern pronti all’uso. È possibile realizzare qualcosa di simile con gli arpeggiatori multi-timbrici dei synth e workstation o con i loop dei software di produzione musicale, ma ovviamente non è la stessa cosa.

Fonte: Casio Music Gear

Le funzionalità al servizio di chi fa intrattenimento dal vivo spaziano in un largo ventaglio di opzioni: lettori di basi audio, MIDI, karaoke, marker, progressioni di accordi, spartiti digitali e, talvolta, anche player video. I migliori arranger consentono di collegare un microfono e mixare la voce con effetti o generare armonie. Da diversi anni, tutti gli arranger – anche quelli più economici – offrono la possibilità di gestire file audio con la stessa flessibilità con cui in passato si gestivano i MIDI file.

Un altro aspetto specifico degli arranger è quello di essere dotati di “rubriche” di proprie impostazioni a cui attingere rapidamente. Funzioni evolute come SongBook, Registration, Setlist, Playlist e Performance List esistono solo sugli arranger e permettono di cercare facilmente e richiamare in modo intuitivo centinaia/migliaia di impostazioni per essere pronti a suonare i brani giusti nel modo giusto. La creazione di scalette su misura di ogni serata è un altro valore aggiunto. Anche qui, le equivalenti funzioni nei synth workstation sono un “qualcosa di simile”, ma non sono così evolute e semplici da usare.

Gli arranger sono strumenti hardware “tutto incluso”. Chi non lavora con l’hardware, si deve procurare una serie di oggetti diversi da collegare e gestire: master keyboard, schede audio, PC/MAC, software, piattaforma di suoni VST e plugin, DAW, mixer, unità effetti, processore vocale, monitor audio e altro ancora. Con un arranger, si ha tutto compatto in una sola unità: l’accendi e sei subito operativo.

A dire il vero, l’offerta globale odierna di arranger segnala alcuni margini di miglioramento: ad esempio, per avere tasti semi-pesati o pesati, bisogna spendere almeno 2000 euro e questa è una stranezza per me, visto che master keyboard, synth e persino pianoforti digitali hanno tasti decenti a prezzi inferiori. In secondo luogo, anche le plastiche e la robustezza talvolta lasciano a desiderare negli arranger più economici: è come se i produttori nella loro testa avessero assunto che, se compri un arranger a buon prezzo, tu debba mettere in conto una inevitabile fragilità costruttiva. Un’altra assunzione è che soltanto nella categoria top di gamma si possono trovare capacità di modificare i suoni in modo approfondito, mentre per gli altri modelli inferiori, ci si debba sostanzialmente organizzare con i suoni preset e con piccoli ritocchi. Su quasi tutti i modelli sono comunque sempre presenti processori di effetti, EQ e compressore. Piccola nota economica: gli arranger di qualità hanno un prezzo più elevato rispetto gli equivalenti modelli di synth workstation.

Ketron Event

Le scelte fatte dai produttori ci fanno capire che nelle tastiere arranger generalmente si pone più enfasi sui suoni acustici e orchestrali, necessari per creare accompagnamenti realistici: chi presta più attenzione ai suoni di sintetizzatore potrebbe quindi trovare maggiori variazioni di suoni su synth e workstation. La qualità degli stili di accompagnamento è cresciuta molto negli ultimi anni, a favore di un esteso impiego a livello professionale. In passato, i produttori avevano curato con maggiore attenzione il mondo mainstream tradizionale mentre per alcuni generi più attuali (come Dance Pop e Alternative/Indie Rock), non era così facile trovare gli stili sufficienti per soddisfare i gusti più esigenti. Occorre prendere atto che però – anno dopo anno – la situazione è in via di netto miglioramento.

Potrei continuare a lungo, l’argomento si presta a molteplici prospettive di analisi per chi suona, per chi compone, per chi sperimenta o per chi si esercita. Il punto sul quale vorrei chiudere oggi, prima di riprendere l’argomento in altre occasioni, è questo: l’arranger è l’ideale per mettere un musicista nelle condizioni migliori per entusiasmare i presenti, che ci si trovi in famiglia, con gli amici, in un contesto professionale o in un grande teatro. Qui i musicisti hanno a disposizione – giusto sotto le proprie dita – il più ampio numero di soluzioni possibili per arricchire l’intrattenimento. Nelle mani di chi sa suonare, anche nel 2023 questo strumento può far ballare e cantare chiunque, facendo resuscitare il pubblico, anche negli ambienti più scialbi.

Si chiama arranger. Non sottovalutatelo.

Il rapporto 2021 del blog Tastiere Arranger

Si chiude un anno di transizione per il blog delle Tastiere Arranger a seguito di un’inaspettata cesura durata quattro mesi, da giugno a settembre.  A causa di vicissitudini personali (un positivo cambio di vita), ho dovuto sospendere la pubblicazione di articoli fino a quando non sono riuscito a riprendere un certo equilibrio personale. Mi scuso per questa lunga assenza, soprattutto con quanti di voi sono stati fedeli lettori per molti anni (c’è qualcuno di voi che mi segue dagli albori, dal lontano 2009).

Il destino ha voluto che questa pausa sia stata concomitante con un periodo di penuria di nuovi modelli fra gli arranger workstation e così il mio dovere di cronista del comparto tastiere arranger non ha perso appuntamenti cruciali. Del resto, nonostante la sosta, qualche importante cartuccia l’abbiamo sparata comunque.

Vorrei ricordare qui con voi gli scritti principali di quest’anno, documenti a cui sono molto affezionato:

Altri articoli del 2021 sono stati dedicati ad aspetti più tecnici come:

Anche la mia collaborazione con la rivista web SM Strumenti Musicali è proseguita nel 2021. Vi segnalo gli articoli pubblicati nel corso dell’anno:

Grazie per la gentile attenzione che mi avete riservato: sono vostro debitore in eterno. E vi giungano i miei migliori auguri di uno strepitoso 2022!

Renato

Hamamatsu (Giappone) – Museo degli strumenti musicali

Il panorama delle tastiere arranger nel 2021

L’anno più avaro di novità nella storia delle tastiere arranger sta per chiudere i battenti. Il numero ridotto di prodotti usciti non riguarda solo le tastiere con accompagnamenti: riguarda l’intero comparto degli strumenti musicali digitali e ha impattato anche altri settori merceologici (PC, tablet, smartphone, TV…). In un mercato ristretto dalle congiunture epidemiche a livello planetario, non potevamo aspettarci nulla di diverso. I produttori hanno serrato i ranghi rinviando il lancio di prodotti nuovi a tempi migliori. Uniche eccezioni: Yamaha DGX-670 e Casio CT-S400.

Yamaha DGX-670 è un pianoforte arranger annunciato ad inizio 2021

Negli ultimi 20 anni…

Se osserviamo la cronologia degli ultimi vent’anni, possiamo prendere atto di un ciclo di corsi e ricorsi: l’indice annuale di creatività di nuovi arranger ha oscillato fra periodi ricchi di produttività e periodi esigui di annunci. Il 2021 ha toccato il record negativo con due soli prodotti nuovi (il precedente anno orribile con tre sole novità si era verificato nel 2005). Prestate attenzione al fatto che i prodotti considerati in questa analisi sono il frutto di una selezione arbitraria compiuta dal sottoscritto: per scelta, ho incluso le “tastiere arranger” eleggibili in questa definizione, trascurando modelli per principianti, tranne quelle rare eccezioni laddove, a mio personale giudizio, ci poteva essere qualcosa di interessante da raccontare.

Il numero di arranger annunciati negli ultimi 20 anni

Veniamo dunque a riepilogare i due prodotti che hanno visto la luce nel 2021.

Yamaha DGX-670

Il primo è Yamaha DGX-670, un pianoforte arranger di cui avremmo voluto dirvi di più. Non escludo che succeda in un prossimo futuro. Al di là del fatto di essere dotato di 88 tasti pesati, aspetto da non sottovalutare, in me rimane la curiosità di approfondire la funzione inedita di Simple Style volta a rimuovere dall’esecuzione tutte le tracce dello stile di accompagnamento attivo, tranne le percussioni e il basso. Chi legge questo blog, mi conosce e sa quanto ritengo realistiche quelle performance dal vivo eseguite con accompagnamenti concepiti con un numero essenziale di tracce.

Casio CT-S400

Il secondo arranger lanciato quest’anno è Casio CT-S400, che si è segnalato per l’introduzione del ruggente motore sonoro AiX di Casio nelle tastiere per principianti della serie Casiotone. Trattasi di un modello a buon prezzo con 61 tasti leggeri e personalizzabili con tre livelli di dinamica, polifonia a 48 note, 600 timbri di bordo e 200 stili di accompagnamento.

Casio CT-S400 è uno dei due nuovi arranger usciti nel 2021

Poche novità e scarsa disponibilità di prodotto nei negozi

Il 2021 non sarà ricordato soltanto per l’assenza di novità ma anche per la penuria di prodotto in genere. Complice la nota crisi dei semiconduttori, i negozi di strumenti musicali in Europa si sono trovati con scarsità di consegne dai distributori nazionali.  Ed è proprio l’area degli arranger workstation quella in cui i clienti sono rimasti più a bocca asciutta. L’insufficienza di disponibilità del nuovo solitamente spinge verso il mercato dell’usato, ma la percezione che mi è sembrata più evidente da parte dei lettori di questo blog (un piccolo grande campione di consumatori di arranger) è che diversi di noi abbiano colto l’occasione per apprezzare il buon vecchio arranger a disposizione, andando a rivalutare timbri e stili famigliari da tempo. E questa cosa non mi sembra per nulla una cosa negativa. Al contrario: ci ha dato l’opportunità di concentrarci di più sulla musica e sulla creatività.

E l’anno prossimo?

Tutto qui direte voi. No, non è tutto qui. C’è chi rumoreggia sul fatto che gli scaffali del magazzino spedizioni di un noto produttore di tastiere arranger (di cui non posso fare il nome) siano ricolmi di un nuovo modello in procinto di colpire ed entusiasmare il mercato. Ma, dato che solitamente preferisco non commentare le voci di corridoio, non aggiungo altro se non rilevare come l’aridità del 2021 potrebbe essere l’involontario preludio ad un 2022 ricco di novità da parte dei produttori di tastiere arranger. Non vedo l’ora.

10 ragioni per cui suonare una tastiera arranger

Ecco 10 ragioni che potrebbero convincere qualcuno di voi a prendere coraggio e cominciare a suonare una tastiera arranger nel 2022.

1 Conoscere sé stessi

Qualsiasi tastiera arranger oggi sul mercato contiene centinaia di stili musicali appartenenti a mondi diversi ed epoche disparate. Ed esplorando gli innumerevoli generi musicali, siamo inevitabilmente attratti dai tipi di repertorio che più ci coinvolgono. Mettendoci alla prova con questa varietà di ritmi e stili, possiamo ritrovare i colori, gli elementi e le emozioni più vicine ed intime con la nostra personalità. È una sana curiosità che apre la nostra mente, portandoci a scoprire meglio chi siamo e che cosa vogliamo.

Casiotone CT-S300, arranger estremamente portabile

2 Suonare in compagnia

Grazie agli stili di accompagnamento, l’arranger mette a disposizione una sezione di esperti musicisti pronti ad accompagnare in qualsiasi situazione: duo, trio, band, intera orchestra. L’ho già scritto altre volte: la backing band “nascosta” dentro un arranger è sempre pronta a suonare, tiene bene il tempo, è disponibile a provare e riprovare, non si stanca mai, i musicisti non litigano mai fra di loro e nessuno di loro arriva in ritardo o salta le prove.

3 Stringere nuove amicizie

Suonare arranger, anche solo come hobby, aiuta ad incontrare nuove persone e scambiare idee. La storia di questo blog ne è la dimostrazione: in questi anni, ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di persone straordinarie, grazie alla mia passione per gli arranger. Alcune di questi sono diventati grandi amici. Al di là di scrivere per il web, provate a suonare in pubblico la vostra tastiera arranger e vedrete moltiplicarsi il numero di contatti e amicizie.

Suonatore di Yamaha DGX-650B in via Roma a Torino

4 Apprendere incessantemente

La tecnologia musicale è in continua evoluzione. Gli arranger sono in mutazione continua. Le prime generazioni avevano sezioni arranger essenziali e suoni digitali primitivi. Dopo 30 anni, gli arranger di oggi hanno componenti hardware e funzioni software di elevata tecnologia. E l’evoluzione continua. Abbracciare questo modo di fare musica ci aiuta ad essere studenti perpetui: ci tocca continuare ad imparare ogni giorno e questo ci aiuta a crescere e a vivere con entusiasmo. Studiando la musica e imparando nuove tecniche, il nostro cervello sarà costretto a tenersi in allenamento! Fantastico!

5 Riscoprire la nostra creatività

Vi ricordate quando eravamo bambini? Facevamo domande su tutto, eravamo curiosi e mai sazi di
esplorare nuove realtà. Con il passare del tempo, molti di noi purtroppo hanno perso il gusto della meraviglia e il fatto di sgobbare per pagar bollette ci ha resi stanchi esponendoci all’istupidimento nel tempo libero da parte di TV e smartphone. Ma la musica è pura creatività e ci aiuta a riscoprire il bambino dentro di noi per dare vita a nuove forme di creatività. Una volta che ricominciamo a fare musica per divertimento, la nostra creatività viene stimolata e alcuni di noi riscoprono allo stesso tempo anche altre passioni: dipingere, girare video, inventare, scrivere per un blog…

Yamaha Genos, l’ammiraglia

6 Ridurre lo stress

Se siete musicisti per lavoro e dovete esibirvi in contesti accademici o professionali, c’è un certo livello richiesto e con ciò dovete spendere impegno di fatica! Ma se state suonando per diletto, la musica che suonate è tutta per voi. Non siete tenuti a preoccuparti della reazione del pubblico. Questo è un ottimo motivo per accendere la vostra tastiera in casa e iniziare a suonare al meglio delle vostre capacità. E lo stress se ne va!

7 Illuminare la nostra realtà

Spesso parlo della mia tastiera arranger come se fosse la mia bambina. Amo così tanto suonare le tastiere arranger, che ne porto una (leggera e compatta) sempre con me durante i miei viaggi. Fare musica mi accompagna sempre: la mia tastiera condivide tutto con me. Suonare quei tasti bianchi e neri è come accarezzare la bellezza. E la bellezza illumina la realtà.

Arranger Roland BK-3

8 Portare allegria a chi ci sta attorno

Tutte le case hanno bisogno di un musicista! Che si sappia o no, l’atmosfera cambia quando in famiglia c’è qualcuno suona uno strumento. Ho un caro amico d’infanzia, con lui suonavo spesso da ragazzo. Ancora oggi, a distanza di decenni, quando ci ritroviamo con le nostre famiglie, io accendo la tastiera, lui prende la chitarra e facciamo musica. Intorno a noi si genera sempre un’atmosfera di grande allegria che dura ore, fino a notte a fonda (l’ultima volta, il vicino di casa che non riusciva a dormire a causa del nostro baccano, ci ha raggiunti e si è unito a noi per cantare e fare baldoria). La bellezza della musica genera allegria. È contagiosa!

9 Arrotondare

Quando facciamo musica per divertimento, non c’è alcuna pressione e suoniamo felici e sereni. Ma potremmo anche trarre un qualche vantaggio economico, perché no? C’è chi suona alle feste e ai matrimoni, c’è chi occasionalmente fa piano bar, c’è chi tiene lezioni di musica, c’è chi vende colonne sonore per jingle pubblicitari, c’è chi produce corsi online a pagamento, c’è chi alimenta canali YouTube con affiliazioni Amazon, c’è chi pubblica la propria musica su innumerevoli piattaforme di vendita online, c’è chi produce e vende nuovi stili per arranger e nuovi suoni (in questo blog ne abbiamo parlato)… Gli arranger workstation consentono di produrre musica originale di qualità! Non abbiate paura di lanciarvi in un’attività musicale. Le sorprese sono dietro l’angolo.

Korg EK-50L

10 Uscire dal grigiore

Spesso siamo prigionieri della nostra grigia quotidianità. Ma la musica ci aiuta ad uscire dalla routine e affrontare realtà altrimenti sconosciute. Quando io suono da solo in casa, il tempo passa senza che io me accorga e, alla fine, mi ritrovo spesso avvolto da un generale senso di pace e di bellezza della vita nella semplicità del tutto. Quando suono davanti al pubblico, i miei problemi non esistono più e, per tutta la durata della performance, esiste solo il paradiso. La musica.

Come togliersi di dosso la scimmia

Avete mai sentito parlare della sindrome da acquisto compulsivo? Immagino di sì. Se siete come me, in certi periodi della vostra vita, vi siete trovati a chiedervi con insistenza di comprare cose nuove: una nuova tastiera, uno smartphone, un nuovo tablet, una nuova macchina fotografica, un’innumerevole serie di aggeggi elettronici offerti da Amazon. Bene, sappiate che succede anche a me: ogni tanto mi prende la scimmia e soffro di un’istintiva e irrefrenabile febbre d’acquisto.

Tastiere arranger

Nella consapevolezza che gran parte di queste spese non sono necessarie, vorrei condividere con voi le contromisure che ho messo in essere per imparare a controllarmi. Credetemi, se non avessi fatto così, il mio portafoglio sarebbe vuoto e la mia casa piena di strumenti musicali abbandonati, dato che non troverei il tempo per usarli tutti.

1. Confrontatevi sugli acquisti con le persone che vi vogliono bene

Nella mia famiglia condividiamo ogni decisione di acquisto. Se l’acquisto è per me importante, spesso è mia moglie che mi incoraggia a procedere. A volte senza lesinare sul prezzo: quando vale la pena, si passa al prodotto al top della serie. Altre volte comprendiamo insieme che è meglio lasciar perdere. Il più delle volte mi sono salvato dagli acquisti futili perché il solo pensiero di condividere l’idea con mia moglie mi faceva provare una sorta di vergogna preventiva nel  parlarne. In qualche modo, questa abitudine famigliare è una grande benedizione, poiché – per scelta – so che non posso fare acquisti di nascosto.

2. Comprate e tenete le cose essenziali

Ho vissuto due trasferimenti complicati con la mia famiglia. Nel 2016 per lavoro ci siamo trasferiti di casa all’estero. Due anni dopo, siamo dovuti rientrare in Italia. Ogni trasloco ha richiesto di stabilire con esattezza l’elenco delle cose da trasportare tenendo conto dei volumi e dei costi di carico per ridurli all’essenziale. Per quanto riguarda la musica ho dovuto liberarmi delle cose che non potevo trasferire: ho scoperto che il mio setup di base era sufficiente per fare musica e ci stava tutto in una valigia. Ho dovuto disfarmi di tutto il resto (la seconda tastiera, gli accessori, il secondo PC portatile, e così via): per la cronaca ho regalato tutto e non mi sono mai sentito così libero, leggero e felice.

3. Più cose, più problemi

Potete fare finta che non sia vero, ma ogni strumento o oggetto in più aggiunge complicazioni alla vostra vita. Se comprate più tastiere, avete bisogno di più spazio. E avete bisogno di più tempo per suonarle tutte. E vi si richiede più energia interiore per imparare ad usarle. Ho quasi sempre avuto due tastiere contemporaneamente: alla fine ne suonavo solo una e l’altra prendeva polvere. Non fraintendetemi: taluni hanno bisogno di due strumenti (ad esempio un pianoforte pesantissimo in casa e una tastiera più leggera e trasportabile da suonare in giro). Ma rendiamoci conto che, prima di acquistare qualcosa di nuovo, il possesso di strumenti in eccesso non aggiunge solo varietà alla vostra capacità musicale, ma anche qualche mal di testa.

4. Rileggete le vecchie recensioni degli strumenti che oggi suonate

Ricordate la vostra esaltazione quando avete acquistato la vostra tastiera arranger? Bene, rivivete quella esperienza rileggendo le recensioni dello strumento che già possedete. Non esistono le tastiere sorpassate, ricordate?

5. Prima o poi vi ci abituerete

Quando acquistate una nuova tastiera, non importa quanto sia costosa, sappiate che vi ci abituerete. Fosse anche un’ammiraglia che avete pagato migliaia di ero. È nella natura umana. Il segreto non è quello di non acquistare mai una nuova tastiera (personalmente consiglio di aggiornare la propria tastiera tutte le volte che sarà necessario farlo). Il segreto è riportare, ad una dimensione reale, il livello di felicità che un nuovo acquisto vi farà vivere. Teniamo i piedi per terra: abbiamo bisogno di un arranger per suonare: lo dice il nome stesso è uno “strumento” musicale. E la prossima volta che acquistate una nuova tastiera, è bene avere aspettative realistiche. Per quanto possa essere bello il vostro prossimo arranger, non trasformerà completamente la vostra musica né risolverà i problemi della vostra vita. Dopo l’entusiasmo iniziale, prima o poi, vi ci abituerete.

6. Provate gli strumenti a fondo in un negozio

È interessante osservare come uno dei modi migliori per superare la febbre d’acquisto per un nuovo strumento è semplicemente provarlo. Visitate spesso i negozi di strumenti musicali. Mettete le mani sulle nuove tastiere, provatele da voi. Per ore fino a sera, fino quando il responsabile del negozio non vi manda via perché deve chiudere. Potreste rendervi conto che alcuni sogni non sono così eccezionali come ci si potrebbe aspettare. Sono sicuro che ciascuno di voi ha degli esempi stampati in testa di acquisti affrettati, che si sono dimostrati sbagliati con il tempo, mentre una prova preliminare più approfondita avrebbe evitato la spesa.

7. Tenete memoria

L’ho sentito dire da tantissimi musicisti con cui sono venuto a contatto negli anni. Non sono il solo a pensarlo. Abbiamo tutti nel cuore uno strumento posseduto nel passato, le cui emozioni musicali non riusciamo più a riprodurre con gli strumenti attuali. Nel mio caso ne ho addirittura tre: Roland E-70, Korg i3 (quella originale del 1993) e Yamaha Tyros (primo modello). Il fatto è che, mentre gli strumenti di oggi sono di gran lunga migliori rispetto quei prodotti storici, noi siamo cambiati nel frattempo. Quando pensate di acquistare qualcosa di nuovo, in realtà state semplicemente cercando di rivivere antiche emozioni con la facilità e la potenza di strumenti tecnologicamente più avanzati. Ma voi sapete meglio di me che non esiste nel concreto la possibilità di rivivere le stesse emozioni.

8. Gli strumenti musicali sono più simili che dissimili

Psicologicamente sottolineiamo le differenze più che le somiglianze (soprattutto quando si tratta di convincerci a comprare cose di cui non abbiamo bisogno). Tuttavia, in realtà, la maggior parte dei beni digitali ha molte cose in comune. I vari modelli di tastiere arranger sono sicuramenti diversi fra di loro (e in questo blog ho scritto tonnellate di articoli per evidenziarne le differenze), ma alla fine tutti quanti hanno tasti bianchi e neri, una tavolozza sonora, una serie di effetti e una sezione di stili di accompagnamento che ci permettono di suonare la nostra musica. Tutti gli strumenti musicali servono per suonare, e la verità è che non ci sono più tastiere arranger “inascoltabili”. Dalle entry level fino alle ammiraglie tutte suonano bene. Quello che cambia è l’esperienza d’uso. Certo, alcuni strumenti potrebbero adattarsi al vostro stile meglio di altri, ma ogni volta che desiderate acquistare una nuova tastiera, tenete bene a mente che la vera differenza la fate voi con le vostre mani e la vostra capacità artistica.

9. Ne avete bisogno o la volete?

Penso che questa sia la domanda più difficile: la questione se “ho bisogno” di una determinata tastiera, o se la “voglio”. Se sapete di volere qualcosa (e non ne avete necessariamente bisogno) ma ve la potete permettere e vi sta bene, non sentitevi in colpa. Spesso molti professionisti necessitano di determinati strumenti per compiti specifici. Ma se siete un hobbista, avete davvero bisogno di due workstation, due arranger, due synth analogici, due pianoforti digitali, un clone Hammond e tre master keyboard? Onestamente nessuno di noi “ha davvero bisogno” di uno strumento musicale in più, a meno che non li usiamo per guadagnarci da vivere. In tutti gli altri casi, lo “vogliamo” semplicemente perché ci porta felicità, gioia e ci aiuta a essere creativi. Non convincetevi però di “aver bisogno” di qualcosa (se così fosse, state mentendo a voi stessi).

10. Uscite (o condividete), comunque suonate

Io non so voi, ma io ogni volta che esco a suonare (con lo strumento che già possiedo), non desidero più un’altra tastiera. Desidero nuove tastiere solo quando sono sdraiato sul divano di casa e, navigo sul mio tablet leggendo pubblicazioni web sugli strumenti più recenti. Quando suono, la mia tastiera mi diventa invisibile: mi concentro sulla musica che suono senza pensare alla marca o al modello che sto suonando. 

Quindi, se state leggendo questo articolo, il mio consiglio è sempre lo stesso che scrivo in questo blog dal 2009 ad oggi: suonate, suonate, suonate. Suonate con i vostri amici e godetevi la musica. Traete il massimo dallo strumento che avete già, riprendete il manuale della vostra tastiera e scoprirete mille cose che ancora non sapevate del vostro arranger. Rileggete le vecchie recensioni e provate a rivivere l’esperienza della prima volta quando l’avete presa e quanto eravate felici ed entusiasti. E se il Covid vi trattiene a casa, non avete comunque scusanti. Se infatti state leggendo questo articolo è perché avete accesso a una connessione Internet, disponete di uno smartphone, un tablet oppure un PC: avete quindi la possibilità di condividere la vostra musica con chiunque nel mondo tramite i social media. Non c’è niente che vi trattenga se non la vostra immaginazione, determinazione e creatività.

Reinventare la musica con gli arranger

Come cercare lo stile più appropriato per ogni canzone

Avete necessità di suonare una certa canzone sul vostro arranger, ma non avete idea di quale stile di accompagnamento utilizzare? Potrebbe tornarvi utile confrontarvi con questa piccola guida ispirata ad una metodologia utile su come provvedere quando Songbook, Registration, MusicFinder e altri database non contengono il brano che state cercando.

L’esperienza del MyMusicFinder

Quando avevo programmato la prima edizione del MyMusicFinder per Yamaha Tyros nel 2010 (NDA: l’ultimo aggiornamento è del 2017), ricordo di aver speso notti, settimane, mesi per ottenere il più ampio repertorio. Lo scopo particolare era di arricchire il file originale fornito da Yamaha con due caratteristiche allora mancanti:

  • Titoli veri delle canzoni originali. Per questioni di diritti editoriali, Yamaha era solita camuffare con nomi di fantasia. Ad esempio, A Whiter Shade of Pale era nascosta dietro White and Pale.
  • Massiccia presenza di brani italiani (il file ufficiale aveva quasi esclusivamente successi internazionali).

Quell’esperienza mi aveva permesso di approfondire la conoscenza del mio arranger e di maturare una certa confidenza con le potenzialità musicali degli stili.

Nell’articolo di oggi, vi racconto la metodologia che avevo adottato allora e che sostanzialmente utilizzo ancora oggi, nella prospettiva che possa tornare utile a qualcuno di voi. Magari non per rifare le stesse cose nello stesso modo ma, piuttosto, per pensare un vostro metodo personale, atto a migliorare il vostro lavoro con l’arranger che avete a disposizione.

Reinventare la musica con gli arranger

Fase I – Studiare il repertorio di fabbrica

Un arranger normalmente offre diverse centinaia di stili di serie. La vostra ricerca sarà molto più rapida se, prima di cominciare, vi siete spesi preparandovi con uno studio volto ad ottenere la padronanza di massima degli stili disponibili: questa fase di approfondimento richiede tempo, certo, ma i risultati saranno percepibili da voi stessi quando andrete a provare e ad analizzare le varie categorie di repertorio. Mentre provate gli stili, prendete nota delle possibilità di ogni stile che vi stuzzica. Potrete farvi già una idea su come orientarvi successivamente e risparmiare molto tempo nelle fasi che seguono.

Fase II – Alla ricerca dello stile verticale

Una volta individuato il titolo della canzone che vogliamo assegnare ad uno stile, andiamo alla ricerca di un possibile stile costruito ad hoc. Questa è la parte più facile di tutto il lavoro.

Tutti gli stili sono programmati partendo da brani specifici. Alcuni di questi sono stati costruiti in modo blindato sulla canzone originale. Lo si intuisce dall’Intro che ripropone la stessa sequenza del brano di successo o dalle variazioni che si prestano facilmente a seguire l’arrangiamento autentico, con le varie sfumature armoniche.

I fortunati possono quindi trovare l’accompagnamento baciato sulla canzone cercata. Va da sé che questo è più probabile che succeda con i brani di successo internazionale. Se così è, avete finito la vostra ricerca.

Quando la vostra ricerca di uno stile verticale non ha successo, cosa potete fare? Fra le diverse opzioni, c’è quella di cercare lo stile sul web (magari acquistandolo dal portale ufficiale del produttore), di programmarlo da voi se il vostro arranger dispone di funzioni di editor degli stili e/o di costruzioni automatiche di stili da MIDI file. Resta però un’altra possibilità: cercate fra gli altri stili (versatili) del vostro arranger, se per caso ne esiste uno che si adatta alla canzone in oggetto. Approfondiamo quest’ultima.

Fase III – Alla ricerca di uno stile versatile

Se siete arrivati qui, significa che siete versatili. Bene. Ecco per voi la guida passo a passo.

  1. Individuate il tempo (BPM) della canzone originale e impostatelo sull’arranger.
  2. Mettetevi nelle condizioni di effettuare confronti a parità di risorsa: tempo bloccato (cercate sul manuale come tenere lo stesso tempo pur caricando in memoria un nuovo stile) e partenza da variazione 1.
  3. Cominciate ora a passare in rassegna gli stili preset ad uno ad uno: avendo bloccato il tempo, tutti gli stili suoneranno con il BPM corretto. E questa è già una prima scrematura: alcuni stili saranno “stravolti” dal cambio di tempo e quindi vi sarà rapido scartarli al primo ascolto.
  4. Partendo sempre dalla variazione 1, avete un modo uniforme e immediato di confronto. Vi permetterà di misurare velocemente l’attinenza di ogni stile sulla vostra canzone. Se vi ha convinto, non esitate a provare le altre variazioni.
  5. Se alcune tracce dell’arrangiamento sono inadatte ma la scansione ritmica delle percussioni sembra funzionare, non esitate a mettere in mute le tracce eccessive. Sapete bene come la penso sulla leggerezza degli arrangiamenti: guadagnerete in realismo. Sarà necessario salvare lo stile con minori tracce in una locazione di memoria User, assegnandogli un nuovo nome.
  6. Ovviamente avrete cominciate l’analisi degli stili dalle categorie di repertorio più vicine al brano originale ma, se non trovate nulla di interessante, passate tranquillamente ad altre categorie. Scoprirete con sorpresa che, persino nell’area degli stili jazz, ballroom o etnici potreste trovare qualcosa di stimolante per chi suona il pop o il rock.
  7. Non abbiate paura di sperimentare e abbiate il coraggio di abbandonarvi alla vostra ispirazione: non è detto che dobbiate per forza suonare ogni canzone mantenendo la fedeltà servile all’arrangiamento originale. Se trovate che uno stile lontano dal brano di riferimento riesce comunque a mantenere lo spirito del brano o, semplicemente, gli trasferisce maggiore freschezza, perché non tentare?
  8. Ignorate Intro ed Ending elaborati: salvo rare eccezioni, si ottengono minori discordanze in esecuzione se si parte da introduzioni più semplici o addirittura dal Count-In.
  9. Una volta individuato lo stile più giusto, memorizzatelo nel vostro database (Registration, MusicFinder, SongBook, Performance o come diavolo si chiama sul vostro arranger) ma non consideratela una scelta fatta per l’eternità. Può succedere spesso nel tempo di cambiare idea o di scoprire maggiore efficacia in uno stile diverso. Cambiatelo!

Arrangiatevi!

Reinventare la musica è una delle caratteristiche più intriganti fra quelle che sono a portata di mano di chi suona un arranger. Non abbiate paura di dare spazio alla vostra creatività interpretando brani famosi in modo personale, molto più originale.

Fate come Scott Bradlee i suoi Postmodern Jukebox: da alcuni anni, pubblica sul web (e, finché si potevano fare concerti, in giro per il mondo) centinaia di canzoni famose, dandole una nuova veste e una nuova vita. A questo scopo, guardate cosa è riuscito a fare con All the Small Things dei Blink 182 facendola cantare a Puddles Pity Party (a parte il travestimento, che voce!). Io adoro la nuova versione, molto più dell’originale pop punk che aveva venduto milioni di dischi nel 1999.

Seguono qui sotto entrambi i video: quale preferite voi?

Il rapporto 2020 del blog Tastiere Arranger

Come da tradizione di ogni Capodanno, ci ritroviamo qui a tirare le somme sull’anno appena trascorso, cercando conforto insieme, noi compagni di passione, amici suonatori di tastiere con accompagnamenti. Ancora una volta, cominciamo un anno nuovo osservando insieme l’evoluzione del blog Tastiere Arranger negli ultimi 12 mesi.

Letture e traguardi

Ecco i dati, brevemente:

  • Negli ultimi 12 mesi, il blog Tastiere Arranger ha registrato oltre 198.000 clic a fronte di 80.000 visitatori unici, dimostrando una crescita del 5% rispetto il 2019.
  • Negli ultimi mesi dell’anno, la media si è stabilizzata su 645 visite giornaliere.
  • In totale, negli undici anni di vita di questo blog, abbiamo pubblicato 678 articoli che hanno superato 1 milione e 700.000 clic in totale.

Diffusione

Ogni nuovo articolo viene pubblicato contemporaneamente sul sito ufficiale ospitato su WordPress, sulla piattaforma di Tumblr, nella pagina Facebook, come messaggio di Twitter e sul canale Tastiere Arranger di Telegram. Chissà che nel 2021 non trovi l’intuizione, la forza, le capacità e soprattutto il tempo per sbarcare su Instagram e YouTube (non prometto nulla, meglio non allargarsi non troppo).

Non tutti gli articoli che scrivo sono pubblicati nelle piattaforme web da me gestite: alcuni di questi sono disponibili in esclusiva su SM Strumenti Musicali, il magazine gratuito online per i musicisti professionisti italiani e l’home recording. È sempre un onore e un grande piacere per me collaborare con due firme editoriali così importanti come Riccardo Gerbi e Luca Pilla.

Cronologia totale degli arranger

Nel 2020 ho esteso la pagina della cronologia: la nuova versione ricostruisce la storia degli arranger dai giorni nostri fino alle origini (1980), dove sono documentati oltre 300 modelli di tastiere con accompagnamenti lungo 40 anni di storia dell’industria musicale internazionale.

Articoli da non perdere (o rileggere)

In tutto l’anno 2020, ho scritto e pubblicato 50 articoli: qualora vi siate persi qualcosa, vi rinfresco la memoria con questo sommario.

Gli articoli più letti contengono test e recensioni o rassegne di prodotti sul mercato;

Oppure confronti tecnici fra diversi prodotti:

Non mancano le guide passo passo (detti tutorial da chi, al giorno d’oggi, considera che sia riprorevole l’uso della lingua italiana):

Ci sono poi articoli in cui ho scritto le mie opinioni, in base alla mia personale visione della materia e alla luce della mia esperienza maturata in trent’anni spesi a studiare e suonare tastiere arranger. Non è detto che siate d’accordo con me: sappiate che apprezzo i commenti e i messaggi di chi esprime una prospettiva diversa da quella del sottoscritto.

Altrove ci sono testimonianze vive di protagonisti attivi nella comunità degli arranger o informazioni di aggiornamento:

Non vi ringrazio mai abbastanza

Esprimo con sincerità ancora una volta la mia massima e devota gratitudine a tutti voi lettori. La musica è un dono di Dio, un’esperienza di vita autentica, degna di essere vissuta.

Tanti auguri a tutti voi, possiate vivere un buon anno 2021 (NDA: non dovrebbe essere un lavoro difficile essere migliore del 2020, il 2021 ce la può fare).

Glossario arranger multimarca

Chi sta pensando di cambiare arranger, passando ad un modello di un’azienda diversa, ha un problema: la terminologia in uso fra i diversi produttori di tastiere arranger non corrisponde.  La stessa caratteristica può assumere nomi diversi, causando confusione. Ora, dal confronto dei manuali degli arranger, è possibile trarre una tabella sinottica utile per orientarsi nel glossario fra produttori.

Roland BK-9, l’ultimo arranger prodotto da Roland Europe (Acquaviva Picena, Italia)

Negli anni passati, fra i produttori di strumenti musicali circolava la convinzione che fosse più prudente usare nomi diversi per proteggersi da cause legali legate al deposito dei brevetti e alla registrazione dei marchi. Onestamente, termini come stili, ritmi, timbri, suoni, sequencer e così via sono di uso comune e troverei arduo sostenere in sede di contenzioso che l’utilizzo possa essere considerato un “furto”.

Oltre alla complessità terminologica, noi italiani siamo penalizzati dall’utilizzo misto di termini inglesi e italiani. A questo proposito, è interessante osservare come i manuali tradotti in italiano dei produttori esteri (Yamaha e Casio) chiamino gli accompagnamenti automatici nella nostra lingua: stili e ritmi. Invece, fra i produttori italiani (Korg Italy, Ketron e la scomparsa Roland Europe) vige l’uso di termini stranieri: style e rhythm. Stravagante, non trovate? È una lunga storia e non voglio affrontarla qui per non uscire dal seminato; mi limito a segnalarvi, sul tema dell’abuso dei termini inglesi in italiano, l’interessante riflessione di Annamaria Testa.

Ecco la tabella, a vostro uso e consumo.

E se tornassimo a fare le cose semplici?

C’era un tempo in cui suonare una tastiera arranger era una cosa semplice per chi sapeva già suonare il pianoforte o l’organo e aveva dimestichezza con le nozioni basilari dell’armonia. Ed era tutto. Suonavi gli accordi con la mano sinistra e la melodia con la mano destra. Qualche volta premevi un pulsante per cambiare variazione strumentale e passare dalla strofa al ritornello. Alla fine, premevi Ending. Passavi le ore, le giornate e le serate così. Gli stili preset erano pochi e quindi dovevi inventarti di tutto e ti trovavi a suonare ritmi di Bossa Nova per le canzoni di Zucchero e gli stili swing per emulare i Dire Straits.

Poi la tecnologia ci ha regalato un sacco di arnesi aggiuntivi, utili e preziosi. Sequencer al pieno delle funzionalità. Arpeggiatori. Controlli dell’emulazione dei timbri acustici naturali. Round Robin. Campionatori. Vaste capacità di memoria. Lettori MP3. Registratori audio. Pad percussivi. Pad con richiami di sequenze MIDI. Pad con richiami di segmenti audio. Armonizzatori vocali. Bluetooth. Lettori di file di testo. Spartiti digitali. Integrazioni con app su tablet e smartphone. Tracce audio. Algoritmi di calcolo degli accordi. Algoritmi di trasformazione MIDI file in stili. Di tutto e di più ancora.

Oggi un musicista con arranger ha a disposizione un universo di tecnologia inimmaginabile vent’anni fa. Oggi può salire su un palco e, già con una capacità esecutiva di base, è in grado di dare vita ad esibizioni musicali entusiasmanti. Un esecutore di talento potrebbe inondare di energia musicale straordinaria il pubblico e accendere serate memorabili.

E invece? E invece mi addolora ricevere messaggi e leggere commenti sul web dove un discreto numero di musicisti veterani, che hanno suonato gli arranger per anni, ora guardano i loro strumenti come se fosse roba “sorpassata”.

E no. Io non la vedo così. Scusatemi, andrò controcorrente ma non la vedo così.

Non sono invecchiati gli arranger: tutt’altro, anzi è evidente come gli arranger di oggi siano la tipologia di strumenti musicali hardware con il maggior tasso di contenuto tecnologico avanzato, rispetto gran parte degli altri strumenti hardware sul mercato.

Ammettiamolo dai, non è solo che ci siamo stancati del nostro modo consueto di fare musica? Siamo forse noi che, inondati di così tanta tecnologia, stiamo rischiando di perdere il gusto del fare musica.

Poniamoci allora il quesito: abbiamo ancora del fuoco che ci brucia dentro o stiamo lasciando che la vita ci spenga piano piano? Ci mancano le cose semplici e abbiamo necessità di ridestare il nostro cuore, per dare risonanza a quelle corde interne che danno musica e senso alla nostra esistenza.

Voglio dire, la priorità è mettere al primo posto il fare musica con le nostre mani: è la musica che ci permette di provare emozioni, di misurarci con nuove sfide, di concentrarci sull’abilità di comunicazione. Dobbiamo solo rimettere la musica al centro. E se tornassimo a fare le cose semplici? Il nostro arranger non è il problema. È la soluzione.