Yamaha Extrack, per esercitarsi con i brani preferiti

Lo scorso settembre 2025, Yamaha ha presentato Extrack, l’app che – fin dal primo utilizzo – ha mostrato chiaramente di essere più che un semplice gadget per appassionati di tecnologia. A me sembra uno strumento pensato anche per chi suona davvero. Il funzionamento è immediato: scegliete un brano, importatelo nell’app e in pochi secondi lo ritrovate trasformato in una vera sessione di prova intelligente, con le tracce separate, gli accordi che scorrono in tempo reale e una serie di funzioni che rendono lo studio più efficace — e, perché no, anche più divertente

Fonte: yamaha.com

La tecnologia alla base di Extrack non nasce oggi dal nulla. Yamaha l’aveva già sviluppata e distribuita nelle app precedenti del suo ecosistema. Con Extrack, però, la casa giapponese ha deciso di riorganizzare e potenziare ciò che era già presente in Chord Tracker e Rec’n’Share, integrandolo in un’unica piattaforma progettata appositamente per lo studio con tracce isolate. Dalla prima giunge l’algoritmo di estrazione degli accordi, ulteriormente migliorato; dalla seconda, arriva l’esperienza nella separazione delle tracce audio.

In effetti, la separazione delle tracce è l’elemento che colpisce in Extrack. Non è perfetta – nessuna app lo è – ma è sorprendentemente efficace ed utile. La voce viene isolata con una pulizia che permette di ascoltare dettagli che spesso sfuggono, mentre batteria e basso risultano chiari e definiti, ideali per chi vuole lavorare sulla progressione ritmica o ricostruire una linea percussiva. Le chitarre sono abbastanza nitide da permettere di capire pattern e fraseggi, e la traccia del pianoforte può diventare il riferimento prezioso per analizzare armonie e rivolti. Certo, brani molto compressi o arrangiamenti orchestrali complessi possono mettere in difficoltà l’algoritmo, ma per lo studio e la pratica la qualità è più che sufficiente.

Venendo all’analisi degli accordi, anche Extrack riconosce la progressione armonica del brano e la mostra in tempo reale, accompagnandola con le diteggiature su chitarra o pianoforte. Per chi accompagna cantanti, prepara arrangiamenti, studia armonia o semplicemente vuole capire “cosa succede” in un pezzo, è una risorsa preziosa. È come avere un insegnante virtuale che svela la struttura del brano mentre lo ascoltate.

L’app dà il meglio di sé quando si entra nella logica dello studio. Permette di rallentare un passaggio difficile senza alterare la tonalità, creare loop per ripetere una sezione all’infinito, trasporre le parti strumentali del brano per adattare la tonalità all’ampiezza vocale del cantante, oppure usare il mixer interno per togliere la chitarra, rifinire il volume della voce del canto o enfatizzare la batteria. Il metronomo sincronizzato al tempo del brano è un dettaglio che fa capire quanto Yamaha abbia pensato a chi si esercita davvero.

Extrack è un’app che sta trovando il suo pubblico fra tastieristi, chitarristi, bassisti, cantanti, band, studenti e insegnanti. È perfetta per chi vuole studiare parti reali, prepararsi alle prove con la band, analizzare arrangiamenti o semplicemente imparare un brano in modo più consapevole. Non è lo strumento giusto per chi cerca editing audio professionale o separazioni da studio, perché non è questo il suo scopo.

La versione gratuita di Extrack permette di analizzare e salvare fino a 5 brani al mese nella propria libreria e di segnare come preferite al massimo 3 canzoni. In questa modalità l’app può separare solo 4 tracce audio e consente di regolare il tempo con una precisione di una sola cifra decimale. Passando alla versione Pass a pagamento, questi limiti si riducono: è possibile analizzare un numero illimitato di brani senza restrizioni, i preferiti arrivano fino a 50 e la separazione delle tracce sale a 7 strumenti. Anche la regolazione del tempo diventa più precisa, con due cifre decimali disponibili.

La tariffa mensile di 6,99 euro della versione Pass è abbattibile a 4,16 euro se l’abbonamento è pagato in anticipo per tutto l’anno (pari a 49,99 euro).
Ci sono un paio di promozioni: se decidete per il piano mensile, il primo mese di prova costa 4,89 euro, se decidete per il piano annuale, il primo anno costa 34,99 euro.

Martin Harris | A proposito di Yamaha Genos2…

Mettetevi comodi: oggi vi consiglio di seguire questa serie di video pubblicati da ePianos, un negozio indipendente di strumenti musicali specializzato in pianoforti digitali e tastiere, localizzato a Banbury nell’Oxfordshire (UK). Da 10 anni circa, questo negozio si distingue per una attiva e valida produzione di contenuti web in merito ad arranger workstation sul loro canale YouTube.

L’intervistatore è David Cooper, titolare di ePianos, e l’intervistato è nientepopodimeno che Martin Harris, una delle menti creative che hanno maggiormente influenzato l’evoluzione delle tastiere Yamaha, dalle serie Genos e Tyros fino alla linea PSR. Il suo contributo spazia dalla progettazione dei suoni alla definizione delle funzioni e dell’esperienza esecutiva, elementi che hanno segnato generazioni di musicisti in tutto il mondo.

L’intervista è talmente ampia e il numero di informazioni condivise è così elevato, che David ha dovuto dividere la conversazione in 4 diversi video pubblicati su YouTube il 4 dicembre scorso. Nel primo video, Martin racconta come sia arrivato, partendo da alcuni concorsi internazionali su Electone attraversando il ruolo di dimostratore, fino ad occupare la posizione di General Manager del centro ricerca e sviluppo di Yamaha London (un tempo era in effetti a Londra, ora è a Milton Keynes, 86 km più a nord). In quel centro R&D, ancora oggi opera una trentina di specialisti che hanno progettato e realizzato gli strumenti elettronici Yamaha degli ultimi 30 anni (non solo arranger, ma anche pianoforti digitali, sintetizzatori e molto altro).

Nel secondo video Martin prova finalmente Yamaha Genos2, confermando la chiara continuità con la serie Tyros e ribadendo quanto sia centrale, per Yamaha, l’idea di innovare passo dopo passo senza stravolgere il modello precedente. Nel corso del video, si ripercorrono i suoni più riusciti della wavetable dello strumento, da quale sorgente sonora siano stati campionati, come siano stati realizzati gli effetti più originali.

Continua la descrizione di Genos2 a partire dai 9 slider sul pannello, utili per guidare il mix delle diverse parti. Martin ci tiene a sottolineare a più riprese come il punto centrale di Genos2 consista sul fatto di essere uno strumento creativo. Interessante è il momento in cui spiega come avviene il rinnovamento degli stili da un modello a quello successivo.

Si arriva finalmente al quarto e ultimo video, che si apre con i ricordi d’infanzia di Martin e della sua prima tastiera Bontempi. Quando gli viene chiesto quali siano stati i fattori chiave nello sviluppo di Genos2, Martin cita gli Ambient Drums, il nuovo livello dinamico degli stili — un salto notevole rispetto ai modelli precedenti — e la qualità sempre crescente dei suoni. Ma nel video c’è molto altro da scoprire, se avete la pazienza di seguirlo fino in fondo (magari con l’aiuto dei sottotitoli).

Jamzone, il ritorno delle basi

Per oltre vent’anni, chi utilizzava un arranger con sequencer MIDI era solito costruire le proprie basi partendo dagli stili di accompagnamento interni, per poi rifinirle con interventi mirati: ri‑registrando le parti meno convincenti, sostituendo i suoni, applicando effetti e, soprattutto, remixando e personalizzando ogni sezione. Altri preferivano partire da Standard MIDI File — acquistati o scaricati gratuitamente — che poi ottimizzavano sfruttando le funzioni di editing dell’arranger. Quel mondo è cambiato. Il mercato delle backing track è cresciuto in modo significativo per conto proprio sfruttando il formato audio, ma poche piattaforme sono riuscite a conquistare i musicisti “tecnici”: quelli che non si accontentano di una base karaoke e che per trent’anni hanno programmato MIDI, stili, fill‑in e variazioni su Yamaha, Ketron, Korg o Roland.

In questo scenario si stanno imponendo oggi nuovi attori e, fra questi, il più attivo sembra essere Jamzone, una delle poche app capaci di parlare davvero a questo pubblico, proponendo basi create da band reale registrate in studio.

Oltre alla vastità della libreria — oggi più di 70.000 brani, con circa 400 nuove tracce aggiunte ogni mese — ciò che colpisce è soprattutto la qualità del materiale. Jamzone non utilizza MIDI, né campioni generici o stili preconfezionati: ogni brano è registrato in studio da musicisti professionisti. Il livello qualitativo può variare da una traccia all’altra, ma nel complesso il salto rispetto alle basi tradizionali è evidente. L’app è disponibile su Android, iOS, macOS e Windows.

Degna di nota è l’usabilità dell’app. Il cuore tecnico di Jamzone è il mixer multitraccia. Ogni brano è suddiviso in tracce separate – batteria, basso, chitarre, tastiere, voce, cori… – che possono essere isolate, silenziate, regolate in volume e panorama stereo, ed equalizzate (con controlli essenziali ma efficaci). In un contesto live questo si traduce in una personalizzazione molto più profonda della base, un mix più pulito, la possibilità di adattare l’arrangiamento al proprio ruolo e una gestione più professionale del suono in sala.

Jamzone permette inoltre di cambiare tonalità e tempo, mettere in loop sezioni del brano (come avviene sugli arranger con gli stili o con i marker delle basi MIDI), e visualizzare accordi e testi sincronizzati. Manca solo la funzione Score: per il resto, molte delle tipiche funzioni da arranger sono presenti anche qui. Il pitch shifting è efficace; il time stretching è stabile, anche se a velocità molto alterate è naturale percepire il classico degrado di alcune frequenze. Per chi prepara esibizioni complesse dal vivo, sono disponibili setlist, richiamo rapido dei brani, sincronizzazione cloud e download offline.

A differenza di un arranger, non è possibile modificare le singole note né creare Intro o Ending personalizzate: Jamzone non è un arranger e non intende esserlo. Non lo sostituisce, ma lo affianca – e, in alcuni casi, lo supera soprattutto quando serve il realismo del brano originale. È una soluzione efficace per suonare dal vivo in feste, eventi, cerimonie, e locali da piano bar; a casa e in studio, si rivela utile per fare pratica ed esercitarsi. L’accesso alle basi avviene tramite abbonamento e il prezzo della versione professionale è non particolarmente economico.

Jamzone è pensata per musicisti che desiderano qualità professionale senza investire ore in programmazione. Per chi ha passato decenni a costruire basi MIDI, rappresenta un vero cambio di paradigma: meno editing, più performance. E per molti tastieristi esperti potrebbe essere considerato come una soluzione pratica, soprattutto quando serve una base pronta all’uso.

E il resto del mercato? In Italia, dall’indotto di Generalmusic, verso la fine degli anni 80 era nata M-Live, attiva ancora oggi: offre Song Service una piattaforma che – nella modalità di abbonamento ALLSONGS – permette di scaricare migliaia di brani multitraccia MIDI o MP3 di ottima fattura. Lo scenario è completamente diverso rispetto Jamzone. Infatti, M-Live non produce app, ma piuttosto prodotti hardware destinati ad essere usati come lettori di basi MIDI e audio (come Merish e DIVO).

Ad affrontare queste nuove sfide del mercato rispetto la domanda di backing track, i produttori tradizionali di arranger sono praticamente assenti. A dire il vero, Ketron avrebbe già la tecnologia in casa grazie alla funzione di audio multi-traccia Stem presente negli arranger della serie Event; tuttavia, per avere maggiore successo, dovrebbe arricchire Stem di funzionalità e, soprattutto collegarla una libreria di brani pronti all’uso e di dimensioni particolarmente ampie. Nel mondo Yamaha, il costruttore dovrebbe ripensare il modello di business di Yamaha MusicSoft, passando a un abbonamento mensile che dia accesso all’intero catalogo, e ampliare l’attuale repertorio — oggi composto quasi esclusivamente da basi MIDI, spesso di qualità valida per gli strumenti prodotti dalla casa, ma prive di una traccia vocale. In alternativa, potrebbe investire su Extrack per trasformarla da app utile per esercitarsi a casa a software capace di supportare esibizioni professionali dal vivo. In effetti, siamo curiosi di vedere dove potrà arrivare in futuro.

In definitiva, i produttori di arranger, al momento, non sembrano avere una strategia chiara né un punto di partenza solido. In generale, nessuno di loro appare realmente interessato a presidiare questo mercato in evoluzione e che, un tempo, era il terreno di semina per ottenere migliaia di clienti per le tastiere arranger.

A proposito di Korg Pa5X…

Non so quanti di voi seguano il canale YouTube di Masataka Kono, ma se non lo fate ancora, vale davvero la pena scoprirlo. Questo musicista giapponese, oltre ad essere un valente pianista jazz, ha un talento raro che esprime nel raccontare gli strumenti che prova e lo fa con una chiarezza e una competenza tali da catturare rapidamente l’attenzione. Le sue performance, unite a commenti sempre puntuali, sono una miniera di informazioni. La comprensione dei suoi interventi è facilitata dai sottotitoli tradotti in inglese. Personalmente, grazie a Kono-san ho imparato a riconoscere pregi e limiti di diversi strumenti attuali.

Da cinque anni, nel suo canale ospita infatti una vasta serie di arranger: Roland Go:Keys 3, Korg EK-50, Yamaha PSR-E473 (insieme ai modelli E383 ed E373) e Casio CT‑S1000V. Ma il Nostro non si limita alle tastiere con accompagnamenti: altrettanto illuminanti sono le prove dedicate ad altri strumenti Roland (come Juno D6, RD‑400, Go:Piano 88), Yamaha (CK‑61, CP‑88, Montage M6, MODX M6, PSS‑A50) e Casio (CT‑S1). Ne ho citato solo alcuni, ce ne sono molti di più.

Oggi vorrei segnalarvi un paio di video recenti, quelli in cui Kono‑san si diverte a esplorare un esemplare di Korg Pa5X, mettendone in luce con grande naturalezza molte delle sue qualità.

Nota bene: non stupitevi se il Nostro sta dedicando spazio a Korg Pa5X e non a Yamaha Genos2, è dovuto al fatto che da sempre le serie Tyros e Genos NON sono disponibili nel mercato interno giapponese.

A proposito di Korg Pa5X, negli ultimi giorni di dicembre 2025, sono usciti tre video-tutorial nuovi per lo strumento sul canale ufficiale, dove è illustrato il funzionamento di alcune fra le nuove funzionalità rilasciate con l’aggiornamento V1.4.0.

Pa5X – Recording Studio (Quick Record)
Record Modes (Record, Overwrite, Overdub)
Pa5X Recording Studio – Edit

Se ve lo siete perso tre mesi fa, potete ancora recuperare il tutorial in italiano di Algam Eko sullo stesso argomento e presentato da Raffaele Mirabella con un maggior livello di dettagli esplicativi.

Il rapporto 2025 del blog Tastiere Arranger

Articoli pubblicati nel 2025

In tutto l’anno 2025, ho scritto e pubblicato 45 articoli.
Ecco i migliori in termini di popolarità, avendo ottenuto il maggior numero di clic; l’elenco è in ordine di argomento.

Riflessioni e approfondimenti generali

Cominciamo con l’articolo che ha registrato il maggior numero di letture nel 2025:

Inoltre:

Modelli arranger di cui abbiamo scritto…

Segue un elenco di articoli con cui ho documentato le uscite, gli aggiornamenti e il valore espresso dai modelli di tastiere arranger nel corso del 2025.

Yamaha

Roland

Korg

Cavagnolo

Ketron

Tutto sugli arranger

Arranger Legacy

Racconti

Novità di quest’anno, abbiamo dato spazio a narrativa originale ispirata a storie musicali. Ecco i primi tre racconti, spero vi siano piaciuti.

A coronamento di tutto

Vorrei ringraziare ad uno ad uno i 288 lettori che sono abbonati al blog e che ricevono una notifica ogni qual volta esce un nuovo articolo e i 44.515 visitatori (dato fornito da WordPress) che hanno dedicato del tempo al mio lavoro in questo blog nel corso degli ultimi 12 mesi. E a tutti voi auguro un sereno 2026!

Che il desiderio di pace possa raggiungere e trasformare il cuore di ogni persona coinvolta in qualsiasi conflitto, ovunque nel mondo.

Il panorama delle tastiere arranger a fine 2025

Il 2025 è stato un anno sorprendentemente “placido” per il mondo delle tastiere arranger. A livello internazionale il settore continua a crescere, mostrando vitalità e rispetto da parte del mercato globale. Eppure, a voler essere onesti, il nostro Belpaese non ha brillato allo stesso modo: l’interesse c’è, ma non si è tradotto in un entusiasmo travolgente.

Sul fronte dei produttori, il dato è quasi disarmante: un solo nuovo arranger è arrivato effettivamente sugli scaffali nel corso dell’anno. Dopo un ricco triennio in cui sono stati lanciati ben 32 modelli nuovi, il 2025 riesce a battere il record negativo del 2021.

A muovere le acque è stata Cavagnolo, che con il suo Zénith One Core ha firmato l’unica vera novità reale del 2025. La casa francese si conferma tra le più attive nel rilascio di aggiornamenti e nel supporto ai propri strumenti, e il nuovo arranger con tablet sta conquistando l’attenzione di chi cerca un modulo arranger compatto, versatile e dal prezzo accessibile.

Per il resto, calma piatta. Nessun altro produttore ha presentato nuovi modelli nei negozi nel corso del 2025.

Uno spiraglio arriva da KETRON, che al Winter NAMM 2025 aveva lasciato intravedere un futuro luminoso con le nuove linee Fusion, EVP1 ed EVP2. Promesse interessanti, certo, ma per ora restiamo in attesa di conferme concrete. Per la cronaca, i modelli della serie Event hanno ottenuto un aggiornamento software lo scorso autunno e raggiungono il numero di versione 5.0.1.

Yamaha, dal canto suo, ha continuato a presidiare con sicurezza il segmento professionale e fascia intermedia grazie alla famiglia Genos/PSR-SX (chi di voi ha provato l’interessante Standard Style Collection scaricabile gratuitamente dallo scorso luglio?). Nessuna rivoluzione, ma una solidità che non vacilla: l’ecosistema Yamaha resta il più stabile, aggiornato e presente nelle comparazioni tra top arranger. Una certezza, insomma. Nel mesi di marzo, sono stati pubblicati aggiornamenti di firmware con piccole migliorie per Genos2 (V1.20) e PSR-SX920/SX720 (V1.12); nulla di nuovo per PSR-SX600… che si stia preparando l’uscita del suo successore nel 2026?

Buone notizie non sono mancate in casa KORG. Pur senza nuovi modelli, il tanto atteso sistema operativo 1.4.0 ha finalmente portato la maturità che gli utenti chiedevano da tempo a Pa5X. Il 2025 è stato dunque per KORG un anno di consolidamento: l’ammiraglia è finalmente dotata di quella serie di funzionalità che erano attese, migliorandone complessivamente l’esperienza d’uso. Un piccolo aggiornamento è stato reso disponibile a marzo per gli arranger discendenti dallo storico Pa80 (quelli con il generatore sonoro del Triton), vale a dire EK-50 e i3 (modello 2020).

Continua inesorabile la risalita di Roland che sta conquistando molti nuovi clienti – soprattutto fra chi non aveva mai suonato un arranger prima – con i modelli GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5. Strumenti leggeri, immediati, perfetti per entrare nel pianeta arranger. Avendo a disposizione un arsenale sonoro sorprendentemente ricco, energizzato dall’integrazione con il sistema Zen Core e la possibilità di espandere stili e suoni tramite i servizi di Roland Cloud, lo strumento fa breccia anche fra i suonatori esperi di synth e workstation alla ricerca di un’opzione compatta e facile da trasportare da affiancare ai mastodontici strumenti “professionali”. Una mossa intelligente, che ha ampliato il pubblico degli arranger.

E poi c’è Casio. Silenzio totale per il terzo anno di fila. Di solito questo produttore giapponese rilasciava nuovi modelli a raffica frequente. Non trovate insolita anche voi questa pausa?

Insomma, questa sospensione generale di nuovi modelli fa rumore, specialmente perché ha contagiato tutti i produttori storici di tastiere con accompagnamenti. Quando un marchio resta immobile per un anno intero, di solito significa che qualcosa di grosso si sta preparando dietro le quinte. La linea di partenza è affollata, le aspettative sono alte. E noi, inutile dirlo, non vediamo l’ora di vedere i successori di Yamaha PSR-E473/PSR-EW425, l’aggiornamento della gamma Korg Pa700/Pa1000, le nuove versioni dei cugini Korg EK-50L/i3 (2020), le conferme dei modelli KETRON Fusion/EVP1/EVP2 e i continuatori delle serie Casio CT-X e CT-S. E di qualsiasi altra sorpresa il 2026 vorrà riservarci.

Foto di Mohamed Hamdi

Ricordate il panorama delle tastiere arranger degli ultimi 7 anni? Per i nostalgici, ecco tutti i link, con il sommario finale di ciascun anno:

GEM S2 | Quello che non sai raccontato dai protagonisti

Chi segue questo blog sa che raramente dedichiamo spazio a strumenti che non siano arranger. Oggi, però, facciamo volentieri un’eccezione: da un lato perché GEM ha avuto un ruolo fondamentale nella storia degli arranger, dall’altro perché gli autori di questo libro – il terzo scritto insieme – Marcello Colò e Riccardo Gerbi, sono amici e colleghi del team Arranger Legacy, i cui contributi sono stati spesso ospitati anche su queste pagine.

Veniamo al libro. “GEM S2: Quello che non sai raccontato dai protagonisti” è un’opera che risponde a tutte le curiosità rimaste in sospeso attorno al synth più celebre della storia GEM. Marcello e Riccardo offrono un racconto dall’interno, qualcosa che nessun documento tecnico avrebbe potuto restituire con la stessa autenticità. Non potrebbe essere altrimenti: Marcello è stato protagonista e testimone diretto di quella stagione, avendo lavorato nella sede di Recanati dove S2 prese forma.

Il libro non si limita a ripercorrere la nascita di GEM S2: la ricostruisce attraverso le voci di chi l’ha progettata, programmata, suonata e difesa in un periodo in cui l’Italia era un punto di riferimento mondiale nella produzione di tastiere. La narrazione è ricca di aneddoti, retroscena e momenti di vita aziendale, restituendo un quadro umano e professionale che va ben oltre la semplice storia di uno strumento. Non è solo un tributo a S2, ma un tassello fondamentale nella missione condivisa di preservare, raccontare e valorizzare l’eredità delle tastiere italiane. Il lavoro di Marcello e Riccardo si inserisce perfettamente nello spirito di custodire la memoria di un’epoca straordinaria e renderla accessibile alle nuove generazioni di musicisti.

La scrittura è scorrevole, competente ma mai pesante. Anche i passaggi più tecnici sono spiegati con chiarezza, mentre le testimonianze dirette aggiungono calore e profondità. Chi ha posseduto una S2 ritroverà sensazioni familiari; chi non la conosce potrà scoprire come nasce uno strumento che ha segnato un’epoca. Il lettore potrà seguire passo dopo passo l’intero processo di progettazione di uno strumento musicale: dall’idea iniziale nata a seguito dell’incorporazione di Elka in GEM, dalle scelte dettate dal dialogo attivo fra musicisti e tecnici hardware/software, dallo sviluppo del multitasking alla progettazione di un sequencer innovativo, dalla realizzazione del primo display grafico (pur con i suoi “pixelloni”) al generatore sonoro, dall’implementazione MIDI alla creazione dei suoni, dalla scelta dei tasti Fatar fino alle difficoltà di sviluppare un sistema operativo agli albori della tecnologia musicale moderna. E ancora: Sample Translator, i dettagli dei comandi a pannello, il lancio sul mercato mondiale, le prime dimostrazioni e la reazione globale. Tutto, davvero tutto.

Francesco Castagna, Roberto Marcucci e Marcello Colò (primi anni novanta)

A completare il quadro ci sono le pagine finali, in cui altri protagonisti del progetto offrono la loro testimonianza: il mitico Francesco Castagna (che molti lettori ricorderanno per il suo ruolo-chiave negli anni successivi nel fare la storia degli arranger Korg), Joerg Sunderkoetter, Chris Anthony e l’intramontabile Gianni Giudici che, dopo aver guidato per decenni l’evoluzione degli arranger GEM, oggi è il deus ex machina di Studiologic.

Il libro può essere ordinato su Amazon al prezzo di 15 euro. GEM S2 ” Quello che non sai…raccontato dai protagonisti”: Personaggi, interpreti, curiosità e retroscena del Synth “Made in Italy” degli anni ’90 : Colò, Marcello, Gerbi, Riccardo: Amazon.it: Libri

E dai, fatevi un regalo!

Perché gli stili di accompagnamento non bastano a spiegare la forza di un arranger

Per esigenze musicali recenti, mi sono reso conto che il progetto che stavo seguendo non richiedeva l’uso degli stili di accompagnamento. Da lì, è nata l’idea di affiancare al mio arranger un sintetizzatore (o stage keyboard) più leggero del mio attuale strumento che supera i dieci chili di peso: qualcosa da portare ai live senza fatica. Accettando di rinunciare agli stili, tuttavia restava vivida la necessità un set di voci professionali, comparabile a quello della mia tastiera arranger e, soprattutto, un sistema di memorie capace di gestire il mio repertorio che si aggira sui quattrocento brani.

Il requisito era chiaro: dovevo poter suonare con almeno tre voci in layer per le parti principali, avere una voce in split a sinistra, aggiungere una traccia di basso quando necessario, memorizzare il transpose del brano e richiamare le impostazioni complete dello strumento in modo rapido, semplicemente cercando il titolo. Così sarei stato pronto in un attimo per qualsiasi esecuzione dal vivo.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Ho iniziato a guardarmi intorno e ho trovato sintetizzatori e workstation con palette sonore ricchissime: pianoforti acustici ed elettrici, organi elettronici e liturgici, archi, legni, ottoni, synth e pad. Tutto ciò che serve per coprire il repertorio in modo vario e articolato, con la possibilità di applicare effetti e personalizzare i suoni.

All’inizio sembrava tutto perfetto, finché non ho dovuto affrontare il tema della gestione delle scene (Registration, SongBook, Performance, Keyboard Set… chiamatele come volete) e delle scalette. Qui sono emersi i problemi: alcuni strumenti offrivano poche scene, altri non salvavano tutti i parametri, diversi non gestiscono le scalette, molti non memorizzavano nemmeno il titolo del brano e quasi nessuno permetteva una ricerca rapida digitando il titolo o parte di esso. Per chi deve richiamare al volo un brano tra centinaia di impostazioni, questo è un limite enorme. La soluzione sembrava essere in un software esterno su tablet (Camelot Pro, Gig Performer, Cantabile, MainStage, ecc.), ma questa scelta intricava il workflow: rispetto a un arranger, dove tutto è integrato, dover rinunciare alle scene interne dello strumento mi sembrava una complicazione inutile, soprattutto nel mio caso: porto una sola tastiera con me e non ho bisogno di controllare più strumenti né plugin VST.

C’erano poi altre questioni pratiche: alcuni non hanno il pulsante Transpose sul pannello; e poi a me serve un leggio per il tablet con gli spartiti, ma nessun synth lo prevede. Inoltre, oggi uso gli speaker integrati della mia tastiera come spia, mentre le stage keyboard non hanno diffusori audio di bordo: avrei dovuto procurarmi un monitor portatile da palco.

Fonte http://www.roland.com

Alla fine, mi sono reso conto con maggiore convinzione del valore dell’arranger, dove tutto è compatto e immediato. Io oggi, in pochi minuti, poso lo strumento sul cavalletto, collego la corrente, appoggio il tablet sul leggio integrato, connetto le uscite audio al mixer, accendo e sono subito operativo, al cento per cento. Gli altri strumenti, per quanto leggeri, richiedono invece un ecosistema di accessori: software esterno per gestire le memorie dei quattrocento brani e le scalette, monitor da palco e leggio aggiuntivo. Avrei potuto risparmiare fino a cinque chili sullo strumento, ma quel peso l’avrei distribuito su più oggetti. Il risultato? Preparazione dei setup più articolato, trasporto più macchinoso, peso complessivo maggiore e tempi di montaggio e smontaggio più lunghi.

La mia ricerca mi ha condotto a una semplice riflessione: la leggerezza potrebbe non bastare, se compromette praticità e velocità operativa.

Continua…

Webinar Live di MM49 | Zénith One Core protagonista

Lo scorso venerdì 5 dicembre, si è svolto un webinar live organizzato da MM49, azienda che distribuisce in Italia gli interessanti arranger del produttore francese di fisarmoniche Cavagnolo. L’incontro ha rappresentato un momento di grande interesse per musicisti e professionisti che vogliono scoprire come sfruttare al meglio le potenzialità delle tastiere arranger e dei sistemi integrati per la performance dal vivo.  Durante la diretta, Michele Mucciacito ha affrontato temi centrali per chi lavora con tastiere e setup complessi.

Il nuovo Zénith One CORE rappresenta la risposta di Cavagnolo alle richieste di molti musicisti: uno strumento più accessibile, ma capace di mantenere standard professionali. Frutto di un’attenta ottimizzazione di risorse, suoni, stili e funzionalità, il CORE si propone come alternativa concreta per chi cerca un modulo arranger compatto e versatile.

Al di là della elevata qualità dei suoni di bordo, una delle novità più significative è la modalità CHORD PRO, che consente di utilizzare l’arranger senza dover necessariamente suonare accordi sulla tastiera. Questa funzione apre lo strumento a un pubblico molto ampio: non solo fisarmonicisti o tastieristi in generale, ma anche chitarristi, cantanti, sassofonisti, clarinettisti, trombettisti, violinisti e violoncellisti possono integrare Zénith One CORE nelle proprie performance.

Il modulo offre 270 styles selezionati dal repertorio più moderno e internazionale, insieme a una libreria sonora di alta qualità derivata direttamente dal modello originale Zénith One. L’obiettivo è garantire prestazioni elevate con un prezzo di listino competitivo, rendendo l’arranger una proposta interessante per chi desidera uno strumento professionale senza affrontare costi proibitivi. Il prezzo suggerito per il mercato italiano è di 1649 euro.

Con queste caratteristiche, Zenith One CORE si colloca come una novità di rilievo nel panorama degli arranger, puntando a conquistare una fascia di musicisti che finora non trovava soluzioni su misura.

Chi non ha potuto partecipare venerdì può ancora recuperare l’intero evento: la registrazione è disponibile su YouTube. È un’occasione per scoprire trucchi e strategie che possono migliorare subito il proprio modo di suonare e gestire il setup. 

Guarda la registrazione completa su YouTube

Se avete domande, non esitate a contattare Michele Mucciacito (info@mm49.it).

Il capolavoro di Antonello (il terzo racconto)

La sera prima, Antonello aveva trascorso la sera scorrendo i titoli di Netflix. Aveva letto le brevi descrizioni di ciascun film o serie, poi aveva abbandonato con un sospiro: “Meglio non iniziare, così non rischio di abbandonare nulla a metà.”

E così la mattina dopo, era entrato nel negozio di strumenti musicali con l’aria solenne di chi stava per cambiare la propria vita. Davanti a lui, una fila di tastiere scintillanti, tutte convinte di essere “la scelta definitiva”, pronte a offrirgli nuove possibilità. Era il momento di provarle e decidersi. Provò la prima, una Yamaha: “Suona bene… ma se domani inventano un modello migliore? Non posso rischiare di pentirmi.” La seconda era una Korg: “Fantastica! Però… e se tra sei mesi uscisse la versione aggiornata? Meglio aspettare.” La terza, una Roland: “Leggera, portatile, perfetta! Ma… e se la leggerezza fosse sinonimo di fragilità? Non posso rischiare.”

Il commesso, paziente come un confessore, gli accendeva modelli su modelli. Antonello li provava tutti, con la stessa espressione di chi assaggia gelati e non riesce a scegliere tra cioccolato e pistacchio. “Questa ha i nuovi stili synth‑pop.” “Eh, ma io suono jazz.” “Questa ha il doppio sequencer.” “Eh, ma io tanto non ne faccio uso.” “Questa Ketron è professionale e suona da paura.” Antonello sorrise: “Professionale? Ma io sono un artista!” Il commesso lo guardava come si guarda un turista che chiede indicazioni e poi rifiuta ogni strada proposta. “Questa è la più venduta.” “Eh, ma se la comprano tutti, non sarà troppo banale?” “Questa è la più innovativa.” “Eh, ma se è troppo innovativa, non la capirà nessuno.”

Alla fine, Antonello uscì dal negozio senza tastiera. Ma non era triste: era soddisfatto. Perché, alla fine, non scegliere era la sua vera scelta. La sua vita era un mosaico di rinvii: non indossava scarpe nuove perché “magari domani piove”, non ordinava al ristorante perché “magari non avrebbe apprezzato il piatto”. E così, tornando a casa, pensò: “La mia vecchia tastiera funziona ancora… basta non premere il tasto Exit e non toccare il display.” Un pensiero rassicurante, quasi una preghiera: perché non decidere significava non sbagliare. E Antonello, maestro dell’attesa, continuava a vivere sospeso tra possibilità infinite, trasformando l’indecisione in un’arte segreta, il suo unico capolavoro.