Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Glossario arranger multimarca

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Chi sta pensando di cambiare arranger, passando ad un modello di un’azienda diversa, ha un problema: la terminologia in uso fra i diversi produttori di tastiere arranger non corrisponde.  La stessa caratteristica può assumere nomi diversi, causando confusione. Ora, dal confronto dei manuali degli arranger, è possibile trarre una tabella sinottica utile per orientarsi nel glossario fra produttori.

Roland BK-9, l’ultimo arranger prodotto da Roland Europe (Acquaviva Picena, Italia)

Negli anni passati, fra i produttori di strumenti musicali circolava la convinzione che fosse più prudente usare nomi diversi per proteggersi da cause legali legate al deposito dei brevetti e alla registrazione dei marchi. Onestamente, termini come stili, ritmi, timbri, suoni, sequencer e così via sono di uso comune e troverei arduo sostenere in sede di contenzioso che l’utilizzo possa essere considerato un “furto”.

Oltre alla complessità terminologica, noi italiani siamo penalizzati dall’utilizzo misto di termini inglesi e italiani. A questo proposito, è interessante osservare come i manuali tradotti in italiano dei produttori esteri (Yamaha e Casio) chiamino gli accompagnamenti automatici nella nostra lingua: stili e ritmi. Invece, fra i produttori italiani (Korg Italy, Ketron e la scomparsa Roland Europe) vige l’uso di termini stranieri: style e rhythm. Stravagante, non trovate? È una lunga storia e non voglio affrontarla qui per non uscire dal seminato; mi limito a segnalarvi, sul tema dell’abuso dei termini inglesi in italiano, l’interessante riflessione di Annamaria Testa.

Ecco la tabella, a vostro uso e consumo.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 dicembre 2020 at 06:00

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Cronologia arranger completa: dalle origini ai giorni nostri

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La pagina della Cronologia degli arranger ha vissuto diverse vicissitudini in questo blog.

Nei primi anni di vita di questo blog dal 2009, la usavo per documentare la lista di ogni modello nuovo lanciato sul mercato, anno dopo anno. Ogni arranger era accompagnato da una foto in miniatura e un commento succinto.

GeneralMusic WK4 nella storia degli arranger: era il 1996

Poi, nel 2018, nell’ambito della ristrutturazione grafica del blog, ho esteso la pagina della cronologia a ritroso fino al 2000. In quell’occasione, ho rimosso le miniature (impossibili a gestirsi in un elenco così lungo) e aggiunto tutti i modelli di arranger precedenti usciti nel periodo 2000-2009.

Ma non ero ancora soddisfatto. Seppur la pagina fosse più ricca di informazioni, sentivo che il lavoro enciclopedico non era ancora completo.

La versione odierna ricostruisce la storia degli arranger dai giorni nostri fino alle origini (1980): ho documentato oltre 300 modelli di tastiere con accompagnamenti lungo 40 anni di storia dell’industria musicale internazionale! Per scelta, non ho elencato i modelli per principianti, tranne rare eccezioni laddove, a mio personale giudizio, ne valeva la pena.

Per quanti avessero dubbi sui dati, si tenga conto che ho basato il mio lavoro certosino di ricerca e datazione su fonti ufficiali e cioè i siti e i documenti pubblicati dai produttori. Errori sono essere sempre possibili: se qualche lettore avesse a disposizione l’evidenza di datazioni diverse da quelle riportate, non esiti a inviarmi la documentazione che mi permetta di rettificare sulla base di dati certi.

Fate clic qui per leggere la cronologia completa degli arranger dal 1980 ai giorni nostri.

Buona lettura e… lunga vita a noi, ostinati suonatori di arranger! Siamo duri a morire.

Ketron X1, arranger rilasciato nel 1999

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 novembre 2020 at 06:00

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Il valore della leggerezza negli stili di accompagnamento

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“Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire”.

Così esordiva Italo Calvino nelle sue celebri Lezioni Americane che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nel 1985, se non fosse morto inaspettamente pochi giorni prima di partire per la trasferta oltreoceanica. Ecco, io penso che questo concetto possa essere stimolante anche per tutti noi, ferrati suonatori di tastiere arranger con accompagnamenti.

Da numerosi lustri, Yamaha, Korg, Ketron e Casio fanno a gara nel proporre stili di accompagnamento molto curati, nel tentativo di offrire quel wall of sound da sempre cercato con ostinazione da Phil Spector. Succede nelle variazioni 3 e 4 di quasi tutti gli stili, succede in gran parte degli stili orchestrali e succede altrettanto spesso nei c.d. song style quando costruiti su misura di canzoni dall’arrangiamento particolarmente ricco.

Ecco, io penso che questa varietà e profondità degli accompagnamenti possa darci soddisfazione prevalentemente in ambito casalingo, quando si suona l’arranger per sé stessi. Quando si vogliono provare emozioni personali per vivere pienamente l’esperienza del c.d. one man band (espressione che io detesto vivamente, spero Dio mi perdoni per averla usata, ma stavolta dovevo proprio rendere l’idea).

Ora però, in tutti gli altri contesti in cui noi suoniamo una tastiera arranger, io credo che il principio di leggerezza di Italo Calvino abbia ragioni più intense e possa condurre a risultati più efficaci.

Cerco di spiegarmi meglio, facendo un esempio semplice.

  • Scenario A. Immaginiamo di suonare dal vivo e di farlo con uno stile composto di basso e batteria, mentre noi suoniamo in tempo reale la parte del piano. Tutto qua.
  • Scenario B. Immaginiamo di suonare lo stesso brano dal vivo aggiungendo tutte le altre tracce: oltre a basso e percussioni, abbiamo archi, chitarre, fiati, synth e pad. E noi suoniamo la parte del pianoforte.

Bene.

Ora mettiamoci nei panni di chi ci sta ascoltando (stiamo suonando dal vivo, ricordate?): secondo voi, quale dei due scenari offre il più alto tasso di realismo? O meglio: in quale dei due scenari abbiamo maggiori possibilità di riuscire a catturare l’attenzione del pubblico?

La risposta è davanti a voi, non c’è storia.

Lo scenario B incanterà probabilmente chi ci sta ascoltando ma l’impressione che avrà è che sta girando una base in playback oppure che sta facendo tutto il software della tastiera.

Nello scenario A ridotto all’osso, invece, chi ci ascolta sarà più propenso a concentrarsi sulla parte che stiamo suonando noi dal vivo e a percepire il valore della nostra interpretazione. Nello scenario A il pubblico ha maggiori possibilità di percepire che siamo noi che stiamo suonando. Lo scenario A è la risposta.

E tutto questo a favore dell’autenticità, quella che vi permettere di catturare l’attenzione del pubblico. La leggerezza batte il peso. Almeno in questo caso.

Direi di più: il tramonto dell’uso degli arranger dal vivo nei piano-bar, nelle feste e nei concerti di piazza, è forse dovuto anche a questo. Fra uno stile fatto di un pesante muro del suono e la base originale, il pubblico (soprattutto qui in Italia) ha stabilito di preferire la seconda. Ma siamo noi tastieristi che non gli abbiamo dato la possibilità di far sentire la nostra intensità artistica. E, nel mondo delle tastiere digitali con accompagnamenti, questa intensità ha bisogno di leggerezza intorno per emergere.

Insomma, proviamoci! Mettiamo in mute le tracce superflue dello stile e suoniamo con il minimo indispensabile e lasciamo che sia il cuore a guidarci.

Questa è solo la mia opinione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 novembre 2020 at 10:11

E se tornassimo a fare le cose semplici?

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C’era un tempo in cui suonare una tastiera arranger era una cosa semplice per chi sapeva già suonare il pianoforte o l’organo e aveva dimestichezza con le nozioni basilari dell’armonia. Ed era tutto. Suonavi gli accordi con la mano sinistra e la melodia con la mano destra. Qualche volta premevi un pulsante per cambiare variazione strumentale e passare dalla strofa al ritornello. Alla fine, premevi Ending. Passavi le ore, le giornate e le serate così. Gli stili preset erano pochi e quindi dovevi inventarti di tutto e ti trovavi a suonare ritmi di Bossa Nova per le canzoni di Zucchero e gli stili swing per emulare i Dire Straits.

Poi la tecnologia ci ha regalato un sacco di arnesi aggiuntivi, utili e preziosi. Sequencer al pieno delle funzionalità. Arpeggiatori. Controlli dell’emulazione dei timbri acustici naturali. Round Robin. Campionatori. Vaste capacità di memoria. Lettori MP3. Registratori audio. Pad percussivi. Pad con richiami di sequenze MIDI. Pad con richiami di segmenti audio. Armonizzatori vocali. Bluetooth. Lettori di file di testo. Spartiti digitali. Integrazioni con app su tablet e smartphone. Tracce audio. Algoritmi di calcolo degli accordi. Algoritmi di trasformazione MIDI file in stili. Di tutto e di più ancora.

Oggi un musicista con arranger ha a disposizione un universo di tecnologia inimmaginabile vent’anni fa. Oggi può salire su un palco e, già con una capacità esecutiva di base, è in grado di dare vita ad esibizioni musicali entusiasmanti. Un esecutore di talento potrebbe inondare di energia musicale straordinaria il pubblico e accendere serate memorabili.

E invece? E invece mi addolora ricevere messaggi e leggere commenti sul web dove un discreto numero di musicisti veterani, che hanno suonato gli arranger per anni, ora guardano i loro strumenti come se fosse roba “sorpassata”.

E no. Io non la vedo così. Scusatemi, andrò controcorrente ma non la vedo così.

Non sono invecchiati gli arranger: tutt’altro, anzi è evidente come gli arranger di oggi siano la tipologia di strumenti musicali hardware con il maggior tasso di contenuto tecnologico avanzato, rispetto gran parte degli altri strumenti hardware sul mercato.

Ammettiamolo dai, non è solo che ci siamo stancati del nostro modo consueto di fare musica? Siamo forse noi che, inondati di così tanta tecnologia, stiamo rischiando di perdere il gusto del fare musica.

Poniamoci allora il quesito: abbiamo ancora del fuoco che ci brucia dentro o stiamo lasciando che la vita ci spenga piano piano? Ci mancano le cose semplici e abbiamo necessità di ridestare il nostro cuore, per dare risonanza a quelle corde interne che danno musica e senso alla nostra esistenza.

Voglio dire, la priorità è mettere al primo posto il fare musica con le nostre mani: è la musica che ci permette di provare emozioni, di misurarci con nuove sfide, di concentrarci sull’abilità di comunicazione. Dobbiamo solo rimettere la musica al centro. E se tornassimo a fare le cose semplici? Il nostro arranger non è il problema. È la soluzione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 ottobre 2020 at 06:00

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Sample Creator alza il sipario su Revolution Algorithm

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Ci eravamo lasciati sull’argomento lo scorso gennaio. Ricordate, poco prima dell’epidemia di Covid-19, sembra un secolo fa eppure sono passati solo nove mesi. Ci eravamo lasciati con Maurizio Filisdeo e i suoi validi collaboratori di Sample Creator e con queste sue parole:

La prossima generazione di stili sarà basata su una nuova nostra tecnica. Andremo ad utilizzare il motore degli arranger Yamaha per suonare stili completamente audio, aumentando così il tasso di realismo che questi fantastici strumenti sono già in grado di offrire oggi. Il nostro Revolution Algorithm ci consentirà di produrre stili dove anche le chitarre e gli altri strumenti saranno in formato audio. Lavorando sul time stretching e sul riconoscimento armonico, riusciamo ad ottenere risultati sino a ieri impensabili su un arranger. Sarete sorpresi.

Bene, ora è giunto il momento: Sample Creator è passata all’azione e il Revolution Algorithm è disponibile in vendita.

Revolution Algorithm – In offerta sul sito di Sample Creator

Maurizio ha realizzato questo sistema innovativo di programmazione degli arranger Yamaha più recenti con la collaborazione di ingegneri del suono e musicisti professionisti: Drap Sound, Ciro Manna, Federico Luongo, Riccardo D’Acunto e Cristian Capasso. Il risultato sono stili di accompagnamento dove i segmenti audio realmente suonati sono in grado di seguire ogni cambio di accordo suonato a tastiera.

In breve, è come avere a disposizione tracce audio su tutte le parti dell’arranger.

Nell’offerta di lancio il Revolution Algorithm è formato da quattro pacchetti così composti:

  • PACK LIVE GUITAR & BASS: riff di chitarra e basso.
  • PACK POP&HOUSE 1: nuovi Styles PRO con Audio Drums.
  • PACK CAMAROTA BASS: nuovo timbro di basso utilizzabile come Voice o come riff da assemblare negli stili.
  • PACK DRUMIT SC: motore che genera groove audio percussivi, acustici ed elettronici .

Sul sito di Sample Creator sono disponibili brani dimostrativi di come suonano gli stili generati dal nuovo algoritmo sugli arranger workstation Yamaha usciti sul mercato negli ultimi anni: Genos, Tyros 5, PSR-SX900, PSR-SX700, PSR-S975, PSR-S775 e PSR-S970.

Tutti i dettagli sull’offerta di lancio in promozione (a 349 euro) sono disponibili sempre e solo sul sito di Sample Creator.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

5 ottobre 2020 at 22:16

10 dimostrazioni di arranger di ieri e di oggi

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Da quando la popolarità di YouTube ha raggiunto dimensioni globali, le dimostrazioni di tastiere si sono moltiplicate sul web. Oggi vorrei condividere con voi alcune di queste, quelle che hanno catturato la mia attenzione nel corso degli anni e, immagino, possano aver fatto lo stesso con alcuni di voi. Non sono filmati inediti e gran parte di questi appaiono già citati in questo blog.

Chiariamo un possibile equivoco: con questa rassegna, non intendo celebrare i dieci migliori arranger. Qui, oggi al centro ci sono i musicisti suonatori di arranger. Ho redatto questa selezione di getto, senza tanti ripensamenti, nella consapevolezza del rischio di trascurare qualche contributo eccellente. Potete aggiungerli voi nei commenti qui sotto.

1 Cory Henry | Casio CT-X5000

Dite che voglio cominciare vincendo facile? E va bene dài, lasciatemi dare il via alle danze con una celebrità del mondo delle tastiere. Osservate come Cory Henry, l’apostolo del funk, si diletti con l’arranger di punta di Casio: CT-X5000.

2 Yohan Kim | Roland GO:Keys

Il giovanissimo Yohan Kim nel 2017 improvvisava per noi con l’innovativa sezione arranger che, su Roland Go:Keys, porta il nome di Loop Mix. Se avete tempo, andate a farvi un giro sul canale YouTube di Yohan e scoprirete come il ragazzo sia cresciuto in fretta e come oggi sfoggi con merito il ruolo di dimostratore ufficiale (e di lusso) dei pianoforti e delle workstation Roland.

3 Marco Parisi | Korg Pa600

Figlio d’arte, Marco Parisi è un pianista e tastierista talentuoso. Oggi è dimostratore di Algam Eko, ma già nel 2012 la sua dimostrazione di Korg Pa600 aveva lasciato il segno, testimonianza ineccepibile di una notevole capacità artistica.

4 Marcello Colò | Ketron SD9

Un solo tastierista al mondo si prende i rischi di un tributo a Keith Emerson nel registrare la dimostrazione di un nuovo arranger al debutto in fiera. Era il 2016 al Musikmesse di Francoforte. E Marcello Colò dimostra Ketron SD9. Lo rivediamo nel filmato registrato in presa diretta da Riccardo Gerbi.

5 Menno Beijer | Yamaha PSR-E453

Le dimostrazioni di Menno Beijer dai Paesi Bassi sono fra le mie preferite. Menno ha la grande capacità di condensare in pochi minuti tutti i valori principali di un prodotto arranger: suoni, stili, effetti. Ne è un fulgido esempio la dimostrazione di una tastiera economica come Yamaha PSR-E453. Un video che galoppa verso il milione di visualizzazioni.

6 Noemi Lemanska | Korg Havian 30

Interrompiamo la sequenza di musicisti maschi e diamo spazio alla dolcezza femminile di Noemi Lemańska. Questa brava pianista e cantante è una presenza discreta del popolare portale polacco muzykuj.com: degno di nota perché vanta un’impressionante numero di filmati di qualità nell’ambito degli strumenti musicali. Le dimostrazioni sono nella maggioranza curate dal marito di Noemi, Paweł Lemański.

7 Ralf Shink | Roland BK-9

La versatilità degli arranger consente di divertirsi e improvvisare anche con la sezione organo di emulazione Hammond C3. Ed è quello che fa qui Ralf Shink con Roland BK-9.

8 Peter Baartmans |Yamaha CVP-809

Yamaha ha fatto ricorso negli anni ad una serie notevole di eccellenti protagonisti in Europa: Martin Harris, Bert Smorenburg, Mauro Di Ruscio e Danilo Donzella. Il numero di filmati pubblicati è molto vasto. Ho scelto questo di Peter Baartmans, perché il bravo pianista olandese qui si esibisce con un Clavinova CVP-809, la versione ad 88 tasti pesati di Genos.

9 Fernando Draganici | Korg Havian 30

Che dire, ogni commento è superfluo. Godetevi questa performance e ammettelo: quali grandi cose si possono fare con un arranger se si ha talento e tecnica esecutiva di primo piano, come Fernando Draganici.

10 Michel Voncken | Yamaha Tyros

Indimenticabile questo video. Michel Voncken ha fatto il giro del mondo virtualmente presentando le potenzialità di Yamaha Tyros, il primo modello di una lunga serie di arranger di grande successo. La registrazione originale di Michel non è più disponibile sul web. Ho trovato questa, di qualità inferiore: rimane la testimonianza che documenta un filmato che ha fatto appassionare agli arranger una vasta generazione di musicisti, all’inizio del secondo millennio .

PS: È con questo è tutto. Per ora.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 luglio 2020 at 23:17

Marcello Colò & Friends

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Chi fra di voi, appassionati suonatori di tastiere arranger, si fosse perso la diretta odierna di SM Friends, dovrebbe ripensarci. Mi permetto di darvi questo suggerimento perché potreste trovare pane per i vostri denti.

Oggi 8 giugno 2020 alle 19, l’amico Riccardo Gerbi ha condotto una lunga chiacchierata con Marcello Colò, oggi uomo Ketron, ma che dal 1975 ad oggi ha segnato la storia dell’industria musicale marchigiana lasciando tracce importanti in CRB Elettronica, Generalmusic e Korg prima di approdare in Ketron.

La registrazione è disponibile su YouTube e dura oltre un’ora e trenta ma racchiude così tante esperienze vissute in 40 anni di sperimentazione, progettazione e realizzazione di strumenti musicali nelle Marche. Nella parte finale, si parla specificamente di tastiere arranger e, cosa rara, si è dato pane al pane e vino al vino. Il livello qualitativo raggiunto dalle tastiere arranger è tale da non aver più nulla da invidiare ad altre categorie di strumenti digitali a tastiera. Non è più il tempo di sentirsi figli di un Dio minore.

Mi fermo qui: seguite il link e troverete, oltre a Marcello e Riccardo, il contributo di Luca Pilla e, indegnamente, quello del sottoscritto.

Buona visione quindi.

SM Friends: amici e appassionati di strumenti musicali

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

8 giugno 2020 at 22:23

Che cosa rende speciali le tastiere arranger?

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Quando il mio amico Riccardo Gerbi mi aveva dato carta bianca per un nuovo articolo da pubblicare su SM Strumenti Musicali, non immaginavo dove sarei andato a parare.

Ad essere sinceri, avevo cominciato a scrivere tentando di analizzare il mutamento negli anni dei musicisti che tipicamente suonano un arranger. Invece, mi sono involontariamente ritrovato a scrivere di getto un elogio universale sul perché abbia ancora senso al giorno d’oggi suonare una tastiera con accompagnamenti.

Sono andato fuori tema, lo so. Ma, onestamente, non me ne pento: Riccardo mi dice che l’articolo gli è piaciuto e i messaggi che ho ricevuto da alcuni lettori dopo la pubblicazione, sono stati incoraggianti.

Del resto, in quell’articolo potete ritrovare quello che io credo possa essere la sintesi autentica del significato della passione che scalda il cuore di chi suona gli arranger.

Non aggiungo nulla, è tutto scritto su SM Strumenti Musicali.

Buona lettura.

Da leggere su SM Strumenti Musicali

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

27 aprile 2020 at 19:00

Ritmi, arpeggi e stili di accompagnamento

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I più perspicaci, fra i fedeli lettori di questo blog, hanno capito da soli che lo spunto per estendere nuovi articoli arriva spesso dalle domande che ricevo dai lettori stessi. È un numero considerevole di quesiti che mi giunge con continuità tramite email da ogni parte d’Italia (e talvolta anche dall’estero). Talvolta faccio fatica a rispondere rapidamente a tutti: e mi scuso di questo. A volte le questioni poste richiedono risposte facili, altre esigono risposte più articolate, a volte mi giungono domande impossibili che non possono avere risposta (tipo: “qual è in assoluto l’arranger migliore sul mercato?”).

Quali differenze?

Oggi, colgo l’occasione di un simpatico messaggio che ho ricevuto nei giorni scorsi e in cui mi si chiedeva candidamente la differenza tra ritmi, pattern di arpeggio e stili di accompagnamento. In effetti, se non si ha dimestichezza con il mondo delle tastiere digitali, è facile confondere gli argomenti dato che queste tre caratteristiche diverse hanno un punto fondamentale in comune: provvedono capacità esecutive automatiche sotto la guida del tastierista. Attenzione: non si tratta di mettere in playback una sequenza o addirittura un intero brano musicale, ma di suonare comunque con le proprie mani. Parliamo quindi di risorse musicali che le moderne tastiere mettono a disposizioni di musicisti veri per espandere le esibizioni dal vivo, le composizioni originali, il tempo dedicato alla pratica e all’esercizio o anche solo al divertimento. Queste tre soluzioni fanno in modo che la vostra tastiera musicale si metta al vostro servizio per svolgere una parte del lavoro che, altrimenti, non sarebbe possibile.

Ritmi

Cominciamo dai ritmi, mi riferisco alle elementari sessioni percussive molto diffuse tra i pianoforti digitali, anche quelli di alto livello, e – in passato – in molti organi elettronici: trattasi di una sezione ritmica che produce ritmi di varia natura. Volete suonare un brano con i suoni di pianoforte digitale mentre una batteria scandisce il tempo di una ballata di 4/4? Oppure volete emulare i suoni di organo Hammond con uno swing lento ed un batterista che striscia le spazzole sul rullante? Ecco, questi sono i ritmi. Oltre a quello che suonate voi con le vostre mani sulla tastiera, si può sentire il lavoro di un batterista virtuale che vi accompagna.

Nei primi 50″ di questo video, Rich Formidoni suona il piano
Casio Privia PX-S3000 con la sola sezione ritmica.

Arpeggi

Passiamo all’arpeggiatore: premete un accordo sulla tastiera e lo strumento ripete continuamente le stesse note, secondo schemi preimpostati. Ad esempio ripetizioni in su e in giù di schemi ritmici complessi, scale di accordi su pianoforte, arpeggi d’organo. Al giorno d’oggi, gli arpeggiatori sono molto sofisticati e possono produrre suoni realistici, come l’accompagnamento di una chitarra acustica dove farete fatica a capire che non c’è un chitarrista in persona con una chitarra acustica a sei corde, ma un semplice arpeggiatore digitale. Per non parlare del numero straordinario di successi pop o dance che sono stati resi unici grazie a riff originali prodotti con l’ausilio di arpeggiatori di synth.

L’arpeggiatore può trovarsi sui sintetizzatori di alta fascia come sulle tastierine più economiche: ecco un semplice (ma efficace) esempio con Yamaha PSS-A50.

Stili di accompagnamento

Concludiamo con gli stili di accompagnamento. Qui entriamo nel mondo specifico degli arranger.  Anzi, per definizione, diciamo che uno strumento è un arranger quando è dotato di una sezione di stili di accompagnamento. Con gli arranger, la produzione musicale si fa più articolata, perché non ci sarà solo il batterista ad accompagnarvi o una sequenza di arpeggi, ma un’intera band, un ensemble musicale o persino un’orchestra. Normalmente un arranger che si rispetta ha centinaia di stili, ognuno di questi ha otto parti (basso, batteria, percussioni varie, archi o pad, organi, pianoforti, chitarre, fiati…) e diversi pattern: introduzioni, variazioni per strofe e ritornelli, battute di passaggio (Fill-In, Break) e finali. Come fanno tutti questi strumenti a suonare insieme il vostro brano? È semplice, l’arranger “legge” le note che state suonando voi sulla tastiera, ne interpreta gli accordi e – bum! – vi segue. Fantastico, vero? Chi vuole approfondire la materia può leggersi i 650 articoli che ho pubblicato in oltre dieci anni di vita di questo blog.

Jim Vives dalla Spagna suona l’evergreen Autumn Leaves con l’arranger Ketron Audya

Sono convinto che ora potrà essere chiara a tutti la differenza fra ritmi, arpeggiatore e arranger.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 aprile 2020 at 23:05

Il “di dietro” degli arranger workstation

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La parte posteriore di una tastiera digitale è quella di cui il tastierista non si cura quando suona dal vivo, ma è quella che vede il pubblico. È un dettaglio non è del tutto trascurabile. Tuttavia, ancora più importante è che quello è lo spazio dedicato alle connessioni. Non ha quindi un valore esclusivamente estetico. E oggi ho pensato di dedicare un articolo a questo argomento, confrontando il “di dietro” degli arranger workstation oggi a listino nelle categorie ammiraglie e livello medio.

Trattasi di nove modelli prodotti da Korg, Yamaha e Ketron e, per i quali abbiamo pubblicato una rassegna in un paio di occasioni: arranger di lusso e mid-level.

Osserviamo questi arranger da vicino mentre, al fondo dell’articolo, una tabella sinottica ci permette di confrontare i dati tecnici delle connessioni disponibili.

Yamaha Genos

La sponda posteriore di Genos spicca per le forme sinuose ed eleganti. Dal punto di vista delle connessioni, l’elenco è sovrabbondante. Spiccano rispetto la concorrenza, la presenza di una doppia coppia di MIDI IN e MIDI OUT, ben tre coppie di uscite stereo, gli speaker digitali per gli amplificatori esterni GNS-MS01. Infine, Genos è l’unica della serie ad offrire un’uscita digitale.

Il design di Yamaha Genos

Korg Pa4X

Anche l’ammiraglia di casa Korg riserva connessioni dedicate per un’amplificatore proprietario, PaAS. Come tutte le ammiraglie, dispone di ingresso microfonico compatibile per jack 1’4″ standard e XLR con alimentazione Phantom (per i microfoni a condensatore). Pa4X è l’unico della serie ad avere un ingresso AUX IN stereo, in aggiunta alla coppia Right-Left. Le forme squadrate sono alleggerite dal taglio di colore della scocca.

Korg Pa4X

Ketron SD9, SD60 e SD90

I tre modelli di Ketron si distinguono per il doppio ingresso MIDI IN: la ragione dipende dal fatto che questi arranger hanno un duplice motore sonoro (proprietario e GM) e ognuno di essi ha un ingresso MIDI dedicato. Gli arranger Ketron potrebbero attirare l’attenzione dei musicisti grazie alla porta MIDI THRU, scomparsa su tutti gli altri arranger qui in rassegna. Altre connessioni originali sono l’ingresso multipolare per l’unità a pedale footswitch e l’uscita video DVI. Gli ingressi AUX IN e AUX OUT sono monofonici.

Ketron SD90, unico modulo arranger di questa rassegna

Korg Pa1000 e Pa700

Scendiamo di categoria con le due coppie di fratelli Korg e Yamaha: lo si nota dal diradarsi di connessioni disponibili che restano comunque, ad onor del vero, sufficienti per un utilizzo professionale. Pa1000 e PA700 si distinguono per la condivisione dell’ingresso AUX IN (Right-Left) utile per collegare un microfono dinamico o una chitarra. Le nuove serie di questi modelli hanno adottato la porta HDMI, diventato lo standard de facto per i monitor video.

Il retro di Korg Pa700 (analogo a quello di Pa1000)

Yamaha PSR-SX900 e PSR-SX700

I due fratelli di casa Yamaha non sono perfettamente identici: il fratello maggiore PSR-SX900 vanta due uscite sub-stereo, la possibilità di collegare un adattatore USB per inviare il segnale video ad un monitor esterno e la connessione Bluetooth per ricevere il segnale audio da uno smartphone o tablet. Entrambi però meritano una menzione per la loro eleganza delle forme.

Il retro elegante di PSR-SX900 (analogo a quello di PSR-SX700)

Conclusioni

Nella scelta di una tastiera nuova da acquistare, succede talvolta di sorvolare sulle connessioni disponibili: onde evitare sorprese inaspettate, vi propongo una tabella riepilogativa. Osservate gli aspetti analoghi e quelli distintivi di ogni modello: spero che queste informazioni possano aiutare tutti a fare chiarezza sulle caratteristiche di ciascuno strumento.

Fate clic sull’immagine per ingrandirla

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

28 febbraio 2020 at 06:00

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