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Arranger Ketron 2026: riportare gli stili al centro della scena

Con il debutto del primo modello della famiglia EVENT, nel 2022, il celebre produttore di Ancona ha mostrato fin da subito una direzione chiara: trasformare l’accompagnamento degli arranger in qualcosa di sempre meno “automatico” e sempre più vicino alla reattività e al comportamento di una vera band. Questa è la filosofia di sempre di KETRON e che ha trovato la sua massima espressione nella famiglia EVENT, composta oggi da quattro strumenti (EVENT 76, EVENT 61, EVENT X ed EVM): condividono la stessa piattaforma sonora ma si rivolgono a musicisti con esigenze operative differenti. La storia non sembra destinata a fermarsi qui: da inizio 2025, si parla dell’arrivo di altri strumenti più accessibili: FUSION per il mondo mediorientale e GLOBE per il repertorio universale. Se le anticipazioni verranno confermate, sarà interessante vedere in che modo KETRON sta scegliendo di interpretare le nuove sfide.

Foto originale di TastiereArranger.com
Foto originale di TastiereArranger.com

L’idea di declinare Event in più formati è stata una scelta azzeccata:

  • Event 61 è il modello per il musicista che cerca la classica tastiera compatta ed integrata.
  • Event 76 rappresenta probabilmente il miglior modello per i musicisti più esigenti.
  • Event X guarda invece al musicista che macina chilometri e serate, dove peso e praticità fanno davvero la differenza e si preferisce pestare i tasti in setup già esistenti, accanto a master keyboard, fisarmoniche o pianoforti digitali.
  • Infine c’è EVM (con variante migliorativa EVM Plus), un prodotto unico: un box che permette di integrare tutta la tecnologia Event in un setup personalizzato. Una soluzione perfettamente in linea con il modo di lavorare del tastierista moderno, sempre meno legato allo strumento “tuttofare” e sempre più orientato a costruire il proprio sistema ideale assemblando componenti.

Il cuore della questione: gli Audio Style

Il vero elemento distintivo della serie Event rimane la gestione delle parti audio dell’arranger. KETRON lavora su questa tecnologia da molti anni, ma con Event ha raggiunto la piena maturità. Batterie, percussioni, chitarre e numerose parti ritmiche registrate da musicisti reali conferiscono agli accompagnamenti una naturalezza che, ancora oggi, rappresenta uno dei punti di forza della casa di Ancona. La differenza si percepisce subito. Non è soltanto una questione di qualità sonora, ma di groove, dinamica e intenzione musicale. Una chitarra audio ben registrata riesce ancora a trasmettere quella sensazione di “musicista vero” che una parte esclusivamente MIDI, per quanto programmata con cura, difficilmente può replicare. È questo il grande valore aggiunto della piattaforma Event.

Naturalmente la scelta comporta anche qualche compromesso. Più uno stile è ricco di componenti audio, più acquista personalità… ma diventa anche meno neutro. Per molti è un vantaggio, perché basta premere Start per ottenere un risultato convincente. Chi invece ama stravolgere completamente uno stile potrebbe preferire la maggiore libertà offerta da un accompagnamento interamente MIDI.

Ketron accanto a Yamaha e Korg…

Il confronto con la concorrenza è inevitabile. Yamaha con Genos2 continua a distinguersi per equilibrio generale, qualità timbrica e semplicità d’utilizzo. Korg con PA5X rimane il punto di riferimento per chi ama programmare ogni dettaglio e costruire il proprio arranger su misura. Ketron, invece, sembra giocare una partita diversa. L’obiettivo non è soltanto offrire funzioni, ma trasmettere immediatamente il feeling di una vera band. È una filosofia che conquista molti professionisti del live e che rende Event uno strumento con una personalità molto precisa.

Può piacere più o meno, ma difficilmente lascia indifferenti.

Il live resta il suo habitat naturale: è sul palco che Event mostra il meglio di sé. Gli accompagnamenti hanno energia, le batterie spingono, le chitarre riempiono il mix con naturalezza e l’impressione generale è quella di uno strumento “pronto” già dopo pochi minuti. Naturalmente serve esperienza. Un arranger così ricco offre moltissimo, ma richiede anche gusto nelle scelte.

E, come sempre, la differenza la fa il musicista.

Chi arriva dal mondo Yamaha o Korg dovrà inevitabilmente prendere confidenza con una filosofia operativa diversa. Non è una questione di essere migliore o peggiore: semplicemente KETRON segue una propria logica. Dopo il necessario periodo di adattamento, però, si scopre una macchina pensata da chi il palco lo frequenta davvero. Registration, richiami rapidi e gestione della performance sono stati progettati con un occhio molto concreto all’utilizzo professionale.

Event X e EVM

Tra tutti i modelli della famiglia, EVM (in particolare la variante EVM Plus) e/o Event X potrebbero essere le scommesse più interessanti. Sempre più tastieristi utilizzano setup composti da più strumenti: una master pesata, una workstation, una fisarmonica, magari un clone Hammond. Poter aggiungere tutta la tecnologia Event attraverso un modulo dedicato significa entrare nel mondo KETRON senza dover rivoluzionare il proprio impianto. È una scelta intelligente e perfettamente in linea con il mercato attuale.

La famiglia Event rappresenta una delle interpretazioni più convincenti dell’arranger moderno. È attuale perché punta sul realismo, sulla spontaneità e sul piacere di suonare dal vivo. Ma non è necessariamente lo strumento perfetto per tutti. Chi cerca la massima programmabilità continuerà probabilmente a guardare con interesse ad altre soluzioni. Chi invece mette al primo posto il feeling, il groove e l’impatto della performance difficilmente resterà deluso.

In conclusione

La famiglia di prodotti KETRON Event non ha semplicemente aggiornato una gamma di tastiere arranger. Ha proposto un modo diverso di intendere le tastiere con accompagnamenti, cercando di ridurre la distanza tra macchina e musicista. Con Event 61, Event 76, Event X ed EVM, l’azienda italiana ha costruito una famiglia solida e riconoscibile. E se davvero la futura GLOBE saprà portare questa filosofia anche in una fascia di prezzo più accessibile, il mercato degli arranger potrebbe diventare ancora più interessante. Noi aspettiamo di vederla comparire nei negozi. Perché, al di là delle schede tecniche, sono sempre gli strumenti suonati a raccontare la loro vera storia.

La vera arte dell’arranger | Suonare con le proprie mani

Negli ultimi anni, mi sembra si stia diffondendo una certa qual confusione di fondo: si tende a criticare chi utilizza un arranger come se l’uso di accompagnamenti automatici fosse di per sé una scorciatoia per non suonare davvero. In realtà il vero punto critico è altrove: non è in chi suona una tastiera con funzioni di accompagnamento, ma chi rinuncia del tutto all’esecuzione e si affida a playback completi, loop precostituiti o addirittura basi generate dall’intelligenza artificiale. In questi casi non si parla più di performance musicale, ma di semplice riproduzione.

Foto di Ashok Gajjar

Suonare un arranger, invece, richiede comunque una preparazione musicale come pianista, organista o tastierista. Per far funzionare correttamente una tastiera arranger, bisogna conoscere gli accordi, saperli cambiare con fluidità, gestire le varianti ed estensioni, mantenere un tempo stabile e controllare la progressione armonica. Senza una mano solida, l’arranger non accompagna: deraglia. Allo stesso modo, la parte melodica non può essere sempre delegata. Il tastierista arranger deve saper costruire frasi credibili, articolare dinamiche, dare direzione musicale. Nessun stile di accompagnamento, per quanto evoluto, può sostituire questo livello di controllo.

Fonte della foto: Yamaha Keyboards

La differenza tra chi suona e chi “attiva” qualcosa è evidente. Un arranger amplifica le capacità del musicista, ma non le crea. Se la base tecnica non c’è, lo strumento diventa un contenitore di automatismi; se invece c’è, diventa un sistema espressivo completo. Il pubblico percepisce questa distinzione, anche senza competenze specifiche: riconosce quando la musica nasce dalle mani e quando proviene da una base in playback o una sequenza in loop.

In un contesto in cui la tecnologia offre soluzioni sempre più automatiche, il valore della competenza esecutiva non diminuisce: diventa anzi il fattore che distingue una performance autentica da una semplice riproduzione. Gli arranger non sono un’alternativa allo studio, ma un’estensione delle capacità di chi suona. E chi sa suonare con le proprie mani resta, oggi come ieri, l’unico vero protagonista della tastiera.

Analogico digitale | Il libro di Giorgio Marinangeli

I lettori di Tastiere Arranger conoscono bene il nome di Giorgio Marinangeli. Non solo per il contributo diretto alla progettazione di strumenti che hanno lasciato il segno — e sì, il riferimento al mitico Ketron Midjay è inevitabile — ma anche per il ruolo all’interno del gruppo Arranger Legacy, dove da anni condividiamo idee, memoria storica e una certa ostinazione nel voler raccontare questo mondo con precisione e passione. Insieme a Giorgio, al sottoscritto, a Marcello Colò e a Riccardo Gerbi, quel progetto ha dato voce a una comunità che non si accontenta delle versioni superficiali della storia degli arranger, ma vuole capirne davvero le radici.

Oggi siamo, dunque, particolarmente felici di raccontarvi di Analogico Digitale, il libro che Giorgio ha pubblicato recentemente su Amazon: versione Kindle disponibile a 4,99 euro e versione cartacea a 12,99 euro.

Copertina del libro

Il volume di Giorgio Marinangeli nasce dall’intreccio di due fili che lo hanno accompagnato da sempre: la curiosità per i suoni e l’attrazione per tutto ciò che è tecnologia. Analogico Digitale ripercorre mezzo secolo di strumenti elettronici attraverso un punto di vista dichiaratamente personale, costruito sulle tastiere che l’autore ha realmente avuto tra le mani, su quelle provate in studio o sul palco, e su quelle che sono rimaste un oggetto di vivace desiderio. Non è una cronaca esaustiva né un catalogo tecnico: è un percorso fatto di esperienze dirette, osservazioni maturate nel tempo e riflessioni nate anche dalle pagine del suo blog (leggetelo!), dove molte delle idee presenti nel libro hanno trovato forma. L’obiettivo è semplice e sincero: condividere una passione che unisce memoria, ingegno e creatività, e restituire al lettore il fascino di un mondo in cui la musica incontra l’elettronica e continua a trasformarsi.

Nota per i lettori di TastiereArranger.com È particolarmente interessante osservare – nelle diverse pagine del libro – il ruolo di innovazione svolto dagli arranger all’interno della storia dei sintetizzatori. Giorgio mostra chiaramente che i due mondi non si sono evoluti in parallelo, ma si sono intrecciati di continuo, scambiandosi tecnologie, idee e risorse sonore. Una lettura che restituisce dignità storica a un settore spesso raccontato solo a metà.

Il libro attraversa cinquant’anni di evoluzione musicale seguendo un filo narrativo semplice: gli strumenti che l’autore ha incontrato lungo il cammino. Si parte dagli anni Settanta, quando i primi sintetizzatori analogici — spesso italiani e oggi quasi mitici — aprono la strada a un nuovo modo di pensare il suono. Giorgio li racconta con precisione e misura, intrecciando storia tecnica e memoria personale. Gli anni Ottanta portano il digitale, il MIDI, la sintesi FM, i primi arranger moderni e i computer domestici che cambiano per sempre il modo di comporre. È il decennio in cui arranger e sintetizzatori si influenzano a vicenda, condividendo tecnologie e soluzioni progettuali: un aspetto che il libro mette in luce con chiarezza. Negli anni Novanta esplode la creatività italiana: GEM, Solton by Ketron, Farfisa, Roland Europe e Korg Italy. E Giorgio racconta questa stagione con lucidità e affetto, mostrando come l’Italia abbia saputo innovare e competere con i giganti giapponesi, soprattutto nel mondo degli arranger. Con il nuovo millennio il computer diventa il centro della produzione musicale: tracker, wavetable, VST, DAW. L’autore descrive questa transizione come un’evoluzione naturale, mantenendo sempre il focus sul rapporto tra musicista e tecnologia.

Analogico Digitale è un libro prezioso per chi vuole capire davvero come si è evoluta la musica elettronica attraverso strumenti, aziende, idee e persone. Non è un’enciclopedia: è un racconto vissuto, competente, appassionato. Per i lettori di TastiereArranger.com è una lettura super-raccomandata, perché mostra con chiarezza che arranger e sintetizzatori non sono due mondi separati, ma due rami dello stesso albero tecnologico, cresciuti intrecciandosi.

Il sottoscritto (autore di TastiereArranger.com) accanto a
Giorgio Marinangeli (autore del libro Analogico digitale)

Il punto di forza di ogni arranger (4 di 4): le ammiraglie

Concludiamo oggi questa breve rassegna (in quattro parti) in cui ci siamo confrontati con i punti di forza di ciascun modello arranger. Abbiamo analizzato i modelli per esordienti, i modelli standard e gli arranger workstation. Ora il momento di confrontarci sull’ultimo gruppo di prodotti: i modelli al top di gamma.

Nel panorama degli arranger moderni, in questa categoria di eccellenza, la differenza non la fanno più i numeri, la qualità del suono, la velocità con cui si lavora e nemmeno la sensazione di avere tra le mani uno strumento vivo. Queste caratteristiche si danno per scontate. Al top di gamma, la qualità attesa dei materiali costruttivi e lo sviluppo di funzionalità ergonomiche e di caratteristiche legate alla produttività è ai massimi livelli.

Abbiamo messo a confronto i modelli rappresentativi del momento, osservandoli per ciò che conta davvero: come suonano, come reagiscono e cosa permettono di fare a un musicista sul palco e in studio. Chi accede a questa categoria di modelli non bada a spese: desidera soltanto avere la possibilità di suonare lo strumento al meglio sul mercato.

Ketron EVENT è la scelta di chi vuole una band vera sotto le dita. Le tracce audio degli stili di accompagnamento offrono un realismo che nessun altro arranger riproduce con la stessa naturalezza. Gli stili sono curati, pieni, credibili, per nulla ripetitivi e con il più elevato tasso di realismo sul mercato: si suona, non si programma. Le tracce percussive bucano qualsiasi mix. È lo strumento ideale per chi vive di live e vuole un accompagnamento che respiri. La famiglia EVENT è disponibile in varie misure: EVENT il capostipite a 76 tasti, EVENT-61 più compatta, EVENT-X a modulo ed EVM, cioè box con tablet.
Eccelle in tutti generi “umani” e festaioli; in particolare: ritmi latini, liscio, dance classica e ballroom in genere, swing, groove naturali.

Ketron Event 76 tasti – Foto: Renato Restagno

Korg Pa5X è l’opposto complementare: una workstation‑arranger che punta sulla potenza del motore sonoro, sugli effetti da studio e sulla libertà di costruire combinazioni complesse. Il doppio engine, il Recording Studio avanzato e il sistema di layers rendono Pa5X la più creativa del gruppo. Ideale per chi vuole modellare il suono, arrangiare, produrre e non solo accompagnarsi. Esiste a 61, 76 ed 88 tasti. I recenti aggiornamenti software sono andati a coprire una buona parte delle lacune delle prime edizioni: il 2026 è il momento propizio per dimostrare la propria potenza di fuoco.
Eccelle nei generi moderni ed elettronici: EDM, rock, blues, soul, rhythm&blues, ritmi latini, dance/pop moderno, colonne sonore attuali, fusion.

Korg PA5X – Fonte: Korg Official

Yamaha Genos2 porta avanti la filosofia del costruttore giapponese: pulizia, precisione, musicalità immediata. Il nuovo motore FM‑X aggiunge carattere e modernità, mentre gli stili sono equilibrati, eleganti, sempre pronti all’uso. È lo strumento più “rifinito”: tutto suona bene senza interventi, tutto è stabile, tutto è coerente. Permettetemi di autocitarmi: “Questo strumento è superbo. La definizione dei timbri è di elevata qualità e permette in ogni categoria di raggiungere livelli espressivi e realistici per tutti i gusti.” Per chi cerca un arranger professionale che non richieda manutenzione sonora continua, Genos2 è la scelta naturale.
Eccelle nei generi mainstream: pop, jazz, soul, ballad, musica classica, repertori etnici, arrangiamenti melodici e raffinati, arrangiamenti orchestrali e colonne sonore.

Yamaha Genos2 – Fonte: Yamaha Keyboards Official

Ketron SD9 e SD90 rappresentano la generazione di arranger precedente alla famiglia EVENT, ancora in vendita. Offre il suono Ketron di fascia alta: caldo, immediato, semplice da usare. Le tracce Audio Drums sono convincenti, gli stili italiani eccellenti, l’integrazione MIDI impeccabile. Se non vi potete permettere un modello EVENT, questi arranger eccellono comunque per il loro realismo, anche se il totale dominio dell’audio per le tracce arranger si può avere solo con i modelli più recenti.
Questi modelli eccellono negli stessi modelli della famiglia EVENT.

Il punto di forza di ogni arranger (3 di 4) | Gli arranger-workstation

Eccoci arrivati alla terza parte della nostra rassegna dedicata ai punti di forza degli arranger in vendita al giorno d’oggi. Dopo aver affrontato insieme il tema delle tastiere per esordienti e quello dei modelli standard, oggi è il turno degli arranger di fascia media e medio‑alta, i c.d. arranger workstation. La domanda non è “quale suona meglio?”, ma “quale fa meglio quello che vi serve?”. Perché ogni modello ha un carattere preciso, un modo diverso di stare sul palco o in studio, un’identità sonora che lo rende unico.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Abbiamo messo a confronto cinque modelli amati dai musicisti italiani e di tutto il mondo, in ordine discendente di prezzo:

  • Korg Pa1000
  • Yamaha PSR‑SX920
  • Cavagnolo Zénith One
  • Korg Pa700
  • Yamaha PSR‑SX720

E per ciascuno abbiamo isolato il vero punto di forza, quello che – a mio modesto avviso – fa la differenza quando si suona davvero.

Korg Pa1000

Pa1000 è l’arranger che si trova ovunque a proprio agio: palco, studio, prove, serate. Ha un motore sonoro ricco, moderno, con suoni DNC espressivi, stili di accompagnamento energici e funzioni di editing che permettono di modellare tutto: suoni, effetti, accompagnamenti. L’usabilità touch è consolidata, la navigazione è fluida, la personalizzazione dei parametri è totale e il workflow è vicino a quello di una vera workstation. L’armonizzatore vocale è un bonus professionale da non sottovalutare.

Perché sceglierla: perché è l’arranger che potete plasmare. Se adorate la pasta sonora incisiva di Korg e vi piace costruire il vostro suono, qui trovate terreno fertile.

Yamaha PSR‑SX920

La filosofia Yamaha è chiara: suonare bene sin da subito, senza toccare nulla. E PSR-SX920 è l’esempio migliore. Suoni puliti, mix equilibrati, stili di accompagnamento efficaci soprattutto nel repertorio mainstream, interfaccia intuitiva. È l’arranger giusto per chi vuole pensare solo alla musica, senza dover per forza programmare, alla ricerca della performance perfetta in tempo reale con il repertorio pop di sempre. Ottimi i suoni di strumenti acustici, il cui realismo è reso possibile dalle Super Articulation e Mega Voice. I generi ballad, easy listening, country, pop/rock e dance escono puliti e pronti per l’uso. Il sequencer permette di creare e editare song in modo semplice ed intuitivo.

Perché sceglierla: perché accendete e subito suonate con risultati professionali. Sempre. Se poi dovete creare song, lo strumento vi supporta in modo semplice ed efficace.

Cavagnolo Zénith

Zénith One (modello standard e versione One Core) è un arranger imbattibile quando si parla di realismo e, soprattutto, semplicità d’uso. Eccelle davvero per chi vuole musicalità, non “effetti speciali”. Non è l’arranger per chi cerca editing profondo e chi si aspetta la più ampia scelta di stili. Qui potete leggere il mio test su SM Strumenti Musicali. Includiamo questo modello nella categoria degli arranger-workstation per il posizionamento del prezzo, non perché includa caratteristiche tipiche della workstation (non ha in effetti un registratore né MIDI né audio).

Perché sceglierla: perché vi rende disponibile un accompagnamento che sembra suonato da musicisti veri, non da un algoritmo, e vi consente di essere produttivi sin dal primo giorno di utilizzo.

Korg Pa700

Pa700 è la sorpresa che non delude. Ha il DNA del modello superiore (Pa1000), stili di accompagnamento moderni, suoni convincenti, editing più che sufficiente e un prezzo che la rende una delle scelte più intelligenti per chi vuole un arranger moderno senza salire di fascia. Qui potete confrontarla in dettaglio: Misuriamo Korg Pa700 (accanto a Pa1000)

Perché sceglierla: perché offre tantissimo, costa il giusto e suona come un arranger di categoria superiore.

Yamaha PSR‑SX720

PSR-SX720 è la sorella minore di SX920, ma mantiene la stessa filosofia: suono pulito, stili musicali e bilanciati, interfaccia attuale. È perfetta per duo/trio, home‑studio, serate leggere, composizione, a casa… Recentemente è uscita la versione plus (+) che aggiunge il Bluetooth.

Perché sceglierla: perché cercate la qualità Yamaha, ma non avete bisogno delle funzioni avanzate di PSR-SX920. Qui trovate il confronto in dettaglio dei due modelli: Misuriamo Yamaha PSR-SX720 (accanto a PSR-SX920).

Korg Pa700 – Fonte http://www.korg.com

A presto, torneremo con l’ultima rassegna, quella dedicata agli arranger top di gamma!

Il punto di forza di ogni arranger (2 di 4) | Modelli per esordienti

E dopo aver analizzato il punto di forza di ogni arranger per quanto riguarda i modelli standard, è ora il momento di confrontarci su un secondo gruppo di prodotti: parliamo degli arranger per esordienti. Quelli di primo prezzo, oscillante fra 175 e 300 euro.

Casio CT-S400 – fonte: Casio Music Gear
UtilizzoModello suggeritoPerché
Studenti, prime bandYamaha PSR-EW320Didattica ed espressività a 76 tasti
Arranger tradizionale, Pop/dance con assoliCasio CT-X800AiX potente e moderno + rotella del pitch bend
Arranger tradizionale, Pop/dance essenzialeCasio CT-X700AiX potente e moderno
Home. studenti, creativi leggeriCasio CT-S400AiX potente e moderno, didattica smart
Studenti, ragazzi/ePSR-E383Didattica avanzata e semplicità
Studenti alle prime armi, vacanza e puro divertimentoCasio CT-S300Portatile, leggero, essenziale

Tutti questi arranger, pur nella loro semplicità, condividono caratteristiche tecniche di base che li rendono comunque “suonabili”: ci sono tasti dinamici ed espressivi, altoparlanti integrati, accompagnamenti automatici ed uscita cuffie/jack audio. In forme diverse, ma tutti gli strumenti della categoria includono funzioni didattiche integrate. Possono funzionare a corrente con alimentatore o con batterie onde ottenere la portabilità totale. La qualità costruttiva è adeguata al prezzo molto economico: se pensate non sia sufficiente, non esitate ad alzare il vostro budget e date uno sguardo ai modelli standard di arranger. Costeranno un po’ di più ma oggettivamente possono darvi di più.

Prossimamente, alzeremo il livello e daremo uno sguardo insieme agli arranger workstation e, alla fine della breve rassegna, i modelli al top di gamma.

A costo di annoiarvi, mi ripeto: l’utilizzo suggerito è basato sulle mie esperienze, sulle prove fatte e su ciò che ho visto funzionare davvero. Se non siete d’accordo con le mie valutazioni… meglio così: costruite la vostra tabella personale, perché è proprio questo lo spirito del blog TastiereArranger.com.

Il punto di forza di ogni arranger (1 di 4) | Modelli standard

Nel mondo degli arranger succede una cosa curiosa: strumenti che sulla carta sembrano simili finiscono per comportarsi in modo molto diverso quando li si suona davvero. È una categoria in cui ogni modello ha un carattere preciso, un punto di forza che emerge solo quando lo si mette nelle mani giuste. Proprio per questo vale la pena capire non solo cosa fa un arranger, ma per chi è davvero pensato.

Oggi mettiamo sotto la lente gli arranger standard, cioè quelli che si muovono nella fascia 300–700 euro, come indicato nella nostra tabella di controllo dei prezzi. Ho provato — in modo volutamente sintetico, e quindi con il rischio calcolato di essere un po’ brutale — a individuare il punto di forza principale di ciascun modello.

Fonte yamaha.com

La tabella che trovate qui sotto non vuole essere una sentenza definitiva, ma una bussola pratica: partite dalla prima colonna, cercate il vostro modo di suonare, il contesto in cui usate la tastiera, e accanto troverete l’arranger di questa fascia che più si avvicina alle vostre esigenze reali.

UtilizzoModello suggeritoPerché
Musica pop ultimi 50 anni e uso generalista. Casa, studio, live.Yamaha PSR-SX600Il vostro budget non supera i 700 euro e volete poter fare di tutto (live, studio, registrare, comporre, divertirvi, etc.). E questa – fra i modelli in questa lista – è la più completa di funzionalità e ricca di stili & suoni autentici e briosi.
Studio, principianti.Yamaha PSR-EW425Ha 76 tasti, modello per iniziare a studiare seriamente. Prima o poi passerete ai tasti pesati, forse.
Giovani performer e creator.Yamaha PSR-E583Adatta per chi vuole una tastiera portatile ma con funzioni “serie”,
live in piccoli contesti,
primi lavori con sampling e controlli in tempo reale.
Beat-making, pop contemporaneo, EDM, hip-hop… per uso sia casalingo sia live.Roland GO:KEYS 5Musicisti che cercano un arranger con qualità sonora e stili di repertorio attuale, e a cui non interessa la musica dei boomer. Macchina di scorta per chi ha synth professionali.
Pop, songwriting.Korg i3 (2020)Modello pensato per il giovane producer. Uso live in piccoli locali grazie ad una versione compressa dei suoni Korg che “possono bucare” dal vivo.
Dance, EDMKorg EK-50 LimitlessVersione potenziata con speaker più forti.
Alla ricerca di esperienza arranger generalista ma con qualcosa di non scontato.Casio CT-X5000Arranger sottovalutato. Mettetegli le mani sopra e potreste essere sorpresi. Suoni eccellenti.
Beat-making, pop contemporaneo, EDM, hip-hop… per uso casalingo,Roland GO:KEYS 3Giovani creativi che vogliono iniziare subito a fare musica senza studiare menu complessi. Ma anche veterani che cercano una tastiera con i suoni top della serie Zen-Core in un corpo compatto e portatile.
Principianti, pop music.Korg EK-50Interfaccia semplice, suoni Korg accessibili.
Idem come Casio CT-X5000 ma non la portate mai fuori casa. Casio CT-X3000Non ha uscite Line Out.
Repertorio moderno con suoni notevoli, massima portabilità.Casio CT-S500Compatta, suono pulito, a casa o piccoli live. Motore sonoro e timbri di qualità con effetti DSP notevoli
VocoderCasio CT-S1000VUnico arranger con sintesi vocale.

È una selezione basata sulle mie esperienze, sulle prove fatte e su ciò che ho visto funzionare davvero sul palco, in sala prove, in studio, in viaggio e nel proprio domicilio. Se non siete d’accordo con le mie valutazioni… meglio così: costruite la vostra tabella personale, perché è proprio questo lo spirito del blog TastiereArranger.com.

Non finisce qui: nei prossimi giorni arriveranno anche le versioni dedicate a esordienti, workstation e top di gamma. Restate sintonizzati!

Quick Record (Pa4X) a confronto di Recording Studio (Pa5X)

Negli ultimi mesi molti lettori di TastiereArranger.com avranno notato un cambio di passo nella comunicazione di KORG. L’azienda sta infatti pubblicando materiali sempre più mirati per spiegare in modo trasparente come funziona il nuovo Recording Studio di Pa5X e quali differenze ci siano rispetto al vecchio Quick Record. L’ultimo contributo è arrivato il 27 aprile, quando sul sito ufficiale è comparsa una guida PDF che mette a confronto diretto le due modalità.

In effetti la funzionalità Recording Studio di Pa5X (introdotta nel luglio 2025 con la pubblicazione della versione software 1.4.0) segna un punto di svolta. Non è più soltanto il tasto Record premuto al volo per buttare giù un’idea: è un ambiente completo, dove un brano può nascere in un attimo e poi crescere con calma, rientrando più volte sul progetto per rifinirlo come si farebbe in un vero studio. La registrazione immediata c’è ancora, certo. Ma ora si può tornare indietro, correggere, aggiungere, ripartire da un punto preciso grazie a una timeline navigabile, che dovrebbe rendere tutto più naturale. È un modo di lavorare che supera il vecchio Quick Record (NDA: a mio modesto modo di vedere, quest’ultimo non mi aveva mai convinto pienamente sin da quando era comparso anni orsono) .

Per aiutare gli utenti a orientarsi, KORG ha inserito nella guida una tabella comparativa molto chiara. Ogni riga è accompagnata da un’icona video che rimanda al tutorial dedicato alla funzione corrispondente della Pa5X: un modo pratico per vedere subito come lavorare con il nuovo sistema.
Se non l’avete ancora fatto, vale la pena scaricare il PDF dal sito web ufficiale, andare direttamente a pagina 8 — dove inizia la sezione italiana — e dare un’occhiata alla tabella.

Dalla lettura, emerge con trasparenza ed onestà, l’elenco delle funzioni presenti in Pa4X e non ancora rilasciate su Pa5X:

  • registrare più di uno stile di accompagnamento dalla libreria,
  • sostituire gli stili dopo la registrazione,
  • importare un SMF in uno Style Element in modo Style Edit.

È comprensibile che chi possiede una Pa5X speri di vedere presto anche queste funzioni finalmente integrate — idealmente entro il 2026 — così da completare il quadro operativo del nuovo Recording Studio.

Ketron rilascia la versione 2.1.2 per SD-9, SD-60 e SD-90

Dal lontano mese di settembre 2022, i modelli principali della serie SD degli arranger KETRON non ricevevano aggiornamenti software. Ieri 21 aprile, l’azienda di Ancona ha stupito i propri clienti rilasciando un nuovo sistema operativo che ora sale alla versione 2.1.2.

Per quanti hanno la memoria corta, mi permetto di segnalare che i modelli SD di KETRON rappresentano la generazione precedente alla famiglia EVENT e ne abbiamo parlato in questo blog in diverse occasioni fra cui:

SD9 (2017): AnnuncioIntervistaV1.0.2V2.0.3
SD90SD60 (2019): FocusLa mia recensioneV2.0.3

Non tutta la serie SD è stata coinvolta dal recente aggiornamento (non si fa cenno ad esempio di SD-7 e SD-40).

Questo è quanto abbiamo inteso dalla nota di rilascio ufficiale:

  • Aumento della dimensione del font degli accordi nelle basi MIDI, per una leggibilità superiore sia sul touch screen dello strumento sia su monitor esterni, utile soprattutto in contesti live.
  • Migliorata la precisione del retrigger del basso, con una tempistica più stabile e musicale.
  • Ottimizzazione degli slider MICRO e VOCALIZER nella modalità AUX ASSIGN > DRUM & BASS, con una risposta più precisa e controllata.
  • Instradamento corretto del microfono e del vocalizer alle uscite MAIN quando AUX ASSIGN è attivo, garantendo un routing audio stabile e coerente.
  • Migliorata la gestione del riverbero nella funzione Edit User Drum Set: il livello è stato aumentato e l’effetto risulta più profondo e realistico sui kit personalizzati.
  • Bug risolto: il problema del reset del transpose dello style/registration al termine della riproduzione di un file del player.
  • Correzione della visualizzazione dei parametri (Compressore, EQ, ecc.) nelle registration: ora i valori mostrati corrispondono esattamente a quelli memorizzati, evitando discrepanze tra impostazioni reali e schermate.

Per richieste di supporto e assistenza, i riferimenti ufficiali del Servizio Tecnico KETRON rispondono all’email: info@ketron.it

Ketron SD60 esposta al Musikmesse 2018 – fonte: SM Strumenti Musicali

PSRKUTI ovvero l’attesa rinascita di PSRUTI

Dopo diversi anni di silenzio, PSRUTI rinasce e si chiama PSRKUTI.

Il software classico creato dall’indimenticabile Heiko Plate — caro amico di questo blog e figura a cui molti lettori italiani devono più di un grazie — è stato per anni uno strumento imprescindibile per musicisti e utenti di tastiere Yamaha. Oggi torna in scena con una nuova versione, sviluppata a partire dal codice sorgente originale: lo stesso spirito, nuove possibilità.

PSRKUTI 9 offre un’esperienza modernizzata senza perdere l’essenza che lo ha reso indispensabile.

Aggiornamenti e migliorie rispetto PSRUTI:

  • Interfaccia video modernizzata: più pulita e moderna.
  • Migliorata la normalizzazione GM delle basi.
  • Player completamente riprogettato, con slider di avanzamento in tempo reale, controllo visivo delle tracce durante la riproduzione, Icone moderne e una presentazione complessiva più chiara

Questo lavoro è al tempo stesso un tributo all’eccellente lavoro di Heiko e un’evoluzione significativa che pone le basi per futuri sviluppi.

Se qualcuno di voi avesse dimenticato PSRUTI, vale la pena ricordare che questo storico software gratuito è da sempre un alleato prezioso per gli utilizzatori di tastiere Yamaha, grazie alle sue funzioni dedicate all’ottimizzazione dei file MIDI nei formati XG e XF. È uno strumento ideale anche per preparare basi MIDI per il karaoke e integra un piccolo‑grande editor MIDI sorprendentemente efficace. Con PSRUTI prima e PSRKUTI oggi, resta possibile normalizzare qualsiasi file MIDI per i formati Yamaha ed elaborare intere collezioni di brani in modo rapido ed efficiente grazie alle funzioni batch.

Potete scaricare PSRKUTI 9 gratuitamente dal sito di PSRKEY: PSRKUTI 9 – PSRUTI Reborn | Free MIDI Utility for Yamaha XG/XF.

L’autore di questo rinnovamento è David Sebastian, uno sviluppatore e musicista che, unendo competenze tecniche (VB6, .NET, Python, Power Shell) e passione per le tastiere Yamaha, crea strumenti di automazione dedicati ai loro utenti. Pianista dall’età di 7 anni e attivo membro del PSR Tutorial Forum come dsvroland, condivide regolarmente conoscenze e utility con la community. Sul suo canale YouTube pubblica tutorial e dimostrazioni dei suoi tool.

David Sebastian – Fonte: http://www.psrkey.com

Abbiamo scritto più volte in merito a PSRUTI:

PSR Utility (PSRUTI)
Accordi in un MIDI file
Come inserire testi e accordi (I)
Come inserire testi e accordi (II)
Come inserire testi e accordi (III)