Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Misuriamo Yamaha PSR-SX700 (accanto a PSR-SX900)

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Da vent’anni, da quando cioè Yamaha ha intrapreso l’evoluzione ricorrente della serie PSR, abbiamo assistito all’uscita regolare – ogni due-tre anni – di due modelli abbinati: uno completo e uno ridimensionato. Nelle prime coppie di modelli, la distanza fra i due arranger era notevole e il “fratello” minore si presentava spesso al mercato come una classica scelta di ripiego, a causa dei tagli operati. Ma il progressivo rilascio di caratteristiche hardware e software di rilievo verso modelli più economici ha avuto conseguenze anche su questa scelta strategica: negli ultimi dieci anni, il modello minore della coppia si è presentato con credenziali notevoli e, grazie al mantenimento di un prezzo più aggressivo, si è fatto spazio fra quei clienti che cercano risoluti il bilanciamento qualità-prezzo.

Oggi, affrontiamo questo esercizio con i nuovi arranger Yamaha del momento: PSR-SX900 e PSR-SX700. Il primo si trova in vendita poco sotto i 1800 Euro, il secondo si sta assestando sui 990 Euro. La differenza di prezzo è considerevole ma, prima di vedere insieme il perché, vorrei puntualizzare i punti di forza di PSR-SX700. Non è uno strumento che vive all’ombra del modello superiore e ha tutte le carte in regola per destare l’attenzione di molti appassionati di arranger.

Yamaha PSR-SX700 dal tono elegante

Valori assoluti, a prescindere dal confronto

Nel mio recente test di PSR-SX900, pubblicato su SM Strumenti Musicali, ho scritto tutto quello che avevo potuto sperimentare su questa opera di tecnologia applicata alla musica. Vi consiglio la lettura: vedrete le tante caratteristiche di pregio insite in PSR-SX900: molte di queste le ritroverete intatte anche su PSR-SX700: fra tutte, vi segnalo in primis la presenza dei tasti FSB. Infatti, in questa gamma di prezzo, normalmente la qualità dei tasti montati dai costruttori è molto leggera; qui invece Yamaha merita un applauso avendo introdotto i tasti FSB che erano stati per anni una presenza apprezzata nella serie Tyros. Passando al resto, in estrema sintesi, PSR-SX700 ha conservato del modello superiore lo schermo a colori touch screen con l’usabilità pari a quella dell’ammiraglia Genos, lo stesso generatore AWM, le quattro parti di tastiera, lo Style Creator e il registratore MIDI/audio rinnovati, il registratore MP3, il joystick, le funzioni di assegnazione, la Playlist, lo Style Section Reset… (le specifiche tecniche complete sono qui). Che ve ne pare?

C’è anche un punto a favore di PSR-SX700 rispetto il modello superiore: i consumi energetici inferiori (21W) pesano di meno sui conti della bolletta.

Detto questo, vediamo ora il dettaglio dei tagli operati. Spuntateli e chiedetevi se potete farne a meno.

Assenze significative

  • PSR-SX700 ha 5 effetti Insert invece di 8: poco male, direte voi. Ma all’appello mancano gli effetti VCM (sono 13 in tutto, fra cui varianti di Flanger, Phaser ed Auto Wah, oltre ad un compressore “analog”); su questo strumento si dovrà fare ricorso agli altri effetti standard. Sono sempre risorse di qualità ma manca quel tono vintage che la tecnologia VCM consente.
  • La wavetable è sostanzialmente condivisa ma il numero di suoni disponibili diminuisce: 986 voci (contro 1337) e 41 drum kit (contro 56). La ridotta varietà timbrica è diffusa equamente fra tutte le famiglie di strumenti.
  • Gli stili di fabbrica sono 433 contro 525. Si potrà compensare riutilizzando stili di modelli Yamaha precedenti oppure acquistandone di nuovi. O personalizzando gli stili esistenti facendo ricorso al migliorato Style Assembly.
  • 226 sono i banchi di Multipad (contro 329).
  • Chord Looper: qui non c’è la gestione automatica della progressione di accordi che per Yamaha è una novità introdotta appositamente su PSR-SX900.
  • No Vocal Harmony (VH2) e no vocoder. Qui non c’è storia: se siete abituati a cantare e a utilizzare l’armonizzatore interno e i suoi effetti, non avete alternativa.
  • Nessuna uscita video. A dire il vero, se non fate karaoke dal vivo, nemmeno vi serve.
  • Gli spettacolari speaker di PSR-SX900 qui non ci sono e sono sostituiti da una coppia di diffusori a 15W ciascuno. Il modello superiore dispone di diaframma in polipropilene disposto in una nuova struttura: occorre usare le proprie orecchie per capire la differenza. Se fosse questo il solo punto di rammarico, si potrebbe optare per l’acquisto a parte di un subwoofer compatto come KS-SW100. Ma chi ascolta in cuffia oppure utilizza un PA esterno, non è nemmeno sfiorato da questa riduzione.
Yamaha PSR-SX700

Assenze marginali

Proseguo con le recisioni, separandole dall’elenco principale, perché queste sono marginali, ovviamente in modo del tutto soggettivo.

  • Lo spazio di memoria per l’aggiunta dei pacchetti di espansione vale 400MB (contro 1GB). Significa semplicemente minore comodità nel caricamento degli eventuali Expansion Pack che vorrete installare.
  • La sezione arranger è incompatibile con gli stili audio. Considero questo taglio fra quelli marginali perché Yamaha non sta spingendo seriamente sulle tracce audio fra gli stili e, quindi, il repertorio di accompagnamenti basati sul MIDI continua ad essere trainante in questo eco-sistema.
  • Sul retro ci sono le due uscite audio stereo di alta qualità, ma mancano le uscite stereo addizionali di SUB OUTPUT, che possono essere usate per adattare il suono a varie situazioni dal vivo: ad esempio, convogliando i bassi attraverso un subwoofer separato per un risultato più pieno e potente, oppure inviando strumenti a percussione a una console esterna per dare forma al proprio suono.

Assenze del tutto trascurabili

Infine, per completezza di informazione, ecco gli ultimi tagli che – a mio modesto avviso – sono del tutto trascurabili:

  • Il Bluetooth non è disponibile: per ascoltare dalle casse il segnale audio da un dispositivo esterno (smartphone, tablet…) si dovrà fare ricorso ad un cavo con connettore mini-jack, come quello delle cuffie, da collegare alla porta AUX-IN.
  • Lo spazio di memoria per i dati utente è di 1GB (contro 4GB). Si potrà agevolmente sopperire con una memoria USB sempre inserita. Le più economiche oggi hanno ben più di 4GB.
  • C’è una sola porta USB-to-Device (contro due). È un limite insignificante, dato che si può collegare comunque un hub USB per accedere fino a quattro dispositivi flash USB.

Conclusioni

Va da sé che i tastieristi che suonano esclusivamente fra le proprie mura di casa potrebbero risentire di meno del rammarico provocato da tali ridimensionamenti. Chi fosse in procinto di acquistare un arranger e fosse in dubbio nella scelta dovrebbe semplicemente chiedersi se qualcuna delle caratteristiche tagliate sia essenziale e irrinunciabile. Per tutti gli altri, PSR-SX700 è un buono strumento, ben equilibrato, e vi permette di risparmiare 900 Euro (in taluni casi anche di più) per ottenere un arranger workstation Yamaha con cui suonare, registrare, esercitarsi e divertirsi.

Dulcis in fundo, vale sempre la stessa regola: recatevi in un negozio di strumenti musicali e provate di persona qualsiasi strumento, prima dell’acquisto. Chi trascura questa regola avrà sempre un motivo di rimpianto per non averlo fatto (credetemi, so di cosa stato parlando).

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 febbraio 2020 a 20:22

Pubblicato su Yamaha

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19 Risposte

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  1. Non ho ancora capito se la serie psr ha la stessa pasta sonora di una Genos, se i timbri sono della stessa qualità dell’ammiraglia?

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    Antonio De Santo

    13 febbraio 2020 at 20:49

    • No. Genos è tutto un altro pianeta. Se hai la possibilità, recati in un negozio e sentirai un enorme differenza specie se le colleghi su impianto. Genos è Genos. Ammiraglia. Top di gamma sia per timbri e qualità costruttiva. Ciao.

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      Andrea

      14 febbraio 2020 at 13:54

    • È vero, la serie PSR-SX condivide il generatore sonoro AWM di Genos, ma quest’ultima ha in più la tecnologia AEM. E poi il numero e la qualità dei campioni non coincidono. Un numero maggiore di voci Super Articulation, Super Articulation2, MegaVoice, etc… Non solo, Genos ha il doppio delle note di polifonia (256). E ci sono molte altre caratteristiche che le distinguono e le distanziano. Genos è un prodotto di lusso, qui trovi il mio test: https://tastierearranger.com/2018/08/08/yamaha-genos-la-mia-recensione-pubblicata-su-sm-strumenti-musicali/

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  2. […] due fratelli di casa Yamaha non sono perfettamente identici: il fratello maggiore PSR-SX900 vanta le due uscite sub-stereo, la possibilità di collegare un […]

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  3. […] Il corso on line riguarda i suonatori di arranger workstation Yamaha di ultima generazione, tutti strumenti che ho già recensito: Yamaha Genos, Yamaha PSR-SX900 e Yamaha PSR-SX700. […]

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  4. […] il modello immediatamente superiore (PSR-SX700) sono stati operati alcuni tagli che renderanno lo strumento consono con il segmento del mercato di […]

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  5. […] PSR-SX900/SX700 […]

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  6. […] Il nuovo modello si presenta come un’interessante proposta: ad un prezzo più abbordabile rispetto i modelli superiori della serie PSR-SX, si potrà disporre di uno strumento capace di garantire una valida composizione musicale istantanea: qualità e ampiezza dei timbri, degli effetti e degli stili permettono rapide attività di songwriting. Certamente, se si desiderano funzioni di editing più avanzato, sarà necessario passare a uno dei modelli più completi: PSR-SX700 o PSR-SX900. […]

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  7. […] livello di attenzione che ha determinato il precedente confronto tra Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 ha inevitabilmente stimolato lo studio e la pubblicazione di un’altra analisi tecnica […]

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  8. […] numerosi i video dedicati a PSR-SX900, quello che preferisco è questo, dove prende per mano un tastierista che non conosce gli arranger […]

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  9. […] Yamaha PSR-SX700 contro PSR-SX900 […]

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  10. […] contenuto, riproponendo qui le brevi istruzioni a favore di chi possiede Yamaha Genos, PSR-SX900 o PSR-SX700 (non vale invece per PSR-SX600 che è leggermente diversa: si veda il mio commento qui sotto, a […]

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  11. ma non esiste una traduzione in italiano.

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    giuseppe

    24 marzo 2021 at 16:01

  12. Buongiorno, ho recentemente acquistato la psr sx700 e ne sono davvero entusiasta soprattutto per quel che riguarda la qualità dei suoni.
    Alcune cose d’altro canto, mi lasciano perplesso e spero che qualcuno qua me le confuti.
    1. Nella sezione sequencer non è possibile effettuare operazioni sulle misure musicali (esempio: copia i dati della traccia 3 dalla misura 1 alla 3 a partire dalla 4 per 3 volte )
    2. Nella sezione sequencer non è presente la possibilità di “aggiungere” dati nella medesima traccia ma solo sovrascriverli quando vi si suona sopra.
    3. Nella sezione sequencer Il metronomo si disattiva ogni volta che ripropongo una registrazione.

    Ciao.
    Davide.

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    davide

    29 marzo 2021 at 11:01

    • Ciao Davide. Grazie del commento e della condivisione di dettagli importanti. In merito al punto 2, potresti forse aggirare il problema andando ad “aggiungere” note su un’altra traccia assegnata allo stesso Program Change e agli stessi effetti della traccia originale.

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      • Ciao Renato,
        effettivamente è la tecnica che uso anche io per ottenere tale risultato, suonare su 2 tracce e poi usare la funzione “Mix” per fonderle in una.
        Aggiungo che il punto 1. ho (fortunatamente) trovato dove hanno posto questa funzione (sarebbe stato assurdo se non ci fosse stata…. qualsiasi sequencer deve poter eseguire operazioni sulle battute delle tracce) e si trova nella funzione “Step Edit”.
        Detto questo però a mio avviso non hanno escogitato una Interfaccia Utente particolarmente efficace….anzi.. ad ogni modo sono contento che ci sia.

        Diciamo che complessivamente questa tastiera non ha una UI particolarmente Intuitiva nè efficace…. ma per il resto resta una tastiera in grado di dare parecchie soddisfazioni.
        Ciao e Grazie.
        Davide.

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        Davide

        30 marzo 2021 at 09:14

  13. Buonasera, vorrei sapere se c’è un modo per salvare i suoni settati per gli stili.
    Grazie.

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    Carlo Corsi

    24 giugno 2021 at 19:14

    • Certamente. Se intendi dire le voci assegnate alle parti che suoni da tastiera, allora ci sono le 4 memorie OTS. Se invece intendi dire le parti di accompagnamento automatico, allora devi usare il Mixer (in passato Mixing Console). Sul manuale queste funzionalità sono spiegate molto bene.

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