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Yamaha CK61: il mio test ora su SM Strumenti Musicali

Chi segue TastiereArranger.com da un po’ sa che qui ho sempre avuto un debole per gli strumenti “suonabili”, quelli che non ti costringono a passare mezz’ora nei menu prima di fare una nota. E proprio per questo ho messo volentieri le mani su Yamaha CK61, una stage keyboard compatta che sta facendo parlare parecchio di sé. D’accordo NON è un arranger. Dopo settimane di prove sul campo – live, prove in sala e qualche esperimento casalingo – ho raccolto tutto in una recensione completa pubblicata su SM Strumenti Musicali.

Nel test entro nel dettaglio di ciò che rende CK61 (e il fratello ad 88 tasti pesati CK88) una tastiera “pronta a tutto”: immediatezza, leggerezza, una tavolozza sonora più ricca del previsto e una filosofia d’uso che ricorda le stage keyboard di una volta, quando contava più suonare che programmare. Se anche voi siete interessati all’argomento, date un’occhiata all’articolo: ho cercato di raccontare la CK61 con la stessa schiettezza che usiamo qui sul blog da sempre.

A presto con nuovi test e approfondimenti — e come sempre, buona musica!

Yamaha alza il sipario su PSR-SX720+

La nuova versione PSR‑SX720+ si presenta come un aggiornamento mirato di un modello già apprezzato (PSR‑SX720), mantenendone le stesse caratteristiche tecniche, ma introducendo l’integrazione del modulo Bluetooth già presente sul modello maggiore (PSR-SX920).

Fonte: europe.yamaha.com

Nel passaggio alla versione plus (+), l’unica differenza reale sembra essere proprio l’aggiunta della connettività Bluetooth e solo quella. Il modello precedente, in effetti, non lo includeva. [Nota bene: da un confronto di dettaglio, le caratteristiche presentate come innovative per questo modello non risultano mancanti nel modello PSR-SX720 standard: la comunicazione marketing Yamaha ha accentuato alcune caratteristiche come Crossfade Portamento, Style Dynamics Control, voci Super Articulation+ e potenza del DSP Style Insertion raddoppiata rispetto la generazione precedente… ma onestamente tutte queste ottime qualità le avevamo già viste ed apprezzate nel 2024 al lancio del modello originale].

Il Bluetooth apre scenari d’uso più moderni e immediati: riproduzione audio wireless da smartphone e tablet per suonare sopra basi, playlist o contenuti didattici e maggiore integrazione con app musicali, senza necessità di cavi aggiuntivi. Pur trattandosi di un singolo elemento hardware che alcuni possono considerare ininfluente, l’impatto sulla fruibilità quotidiana è significativo: il Bluetooth rende la tastiera più flessibile, più “smart” e più allineata alle esigenze attuali di musicisti, studenti ed insegnanti.

PSR‑SX720+ conserva tutto ciò che ha reso questo modello di arranger un best‑seller della sua fascia: motore sonoro AWM con ampia libreria di voci professionali, stili di accompagnamento evoluti, schermo touch a colori, funzioni di registrazione e controllo avanzate, qualità costruttiva tipica della serie PSR-SX

In altre parole: stessa potenza, più comodità.

Qui il link ufficiale: Yamaha PSR-SX720+ Overview

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Volete saperne di più su PSR-SX720?

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Segue l’elenco degli arranger da 2000 euro in giù (fino alla soglia inferiore di 300 euro), con l’evidenza di quali modelli sono dotati di Bluetooth e a quale versione per traffico audio/MIDI.
L’ordinamento è per importo descrescente del prezzo (avete già letto: Prezzi di riferimento degli arranger?)

Prima il musicista, poi l’algoritmo

Sin dagli anni 90, la tecnologia digitale applicata alle tastiere musicali ha portato innovazione e ha ampliato gli orizzonti del fare musica al punto da sconvolgere i punti di riferimento tradizionali. Prima dell’avvento dell’elettronica e dell’informatica, si cominciava da ragazzi con l’imparare a suonare uno strumento. Quelli che non potevano permettersi la scelta del Conservatorio, si affidavano alle scuole di musica oppure a lezioni individuali con il maestro: partivano dal solfeggio e dai primi esercizi di apprendimento. Dimensioni e pesi erano tali da non pensare facilmente al trasporto: si acquistava un pianoforte verticale per la casa oppure un organo elettronico dalle dimensioni mastodontiche. Gli hotel, i teatri, le chiese, i luoghi dove si andava a suonare erano dotati di uno strumento residente e solitamente si suonava quello che si trovava in loco.

Ma insieme alla portabilità e alla potenza, la tecnologia digitale ha iniziato lentamente a ridefinire — e talvolta a snaturare — il ruolo stesso del musicista. L’evoluzione dei processori, dei campionamenti e degli algoritmi di generazione sonora ha portato a un paradosso: oggi spesso non ascoltiamo più chi suona, ma che cosa suona. Il rischio è che lo strumento prenda il sopravvento sul musicista, invertendo una gerarchia che per secoli è stata considerata intoccabile.

Foto di Nataliya Vaitkevich

Da quando  ci sono gli strumenti digitali – compatti e portatili – è tutto cambiato: come hanno fatto abitualmente i chitarristi, i violinisti e tutti gli altri musicisti, anche i tastieristi hanno potuto portare con sé il proprio strumento, montarlo sul palco in un amen e suonare.

Un tempo il suono era la conseguenza diretta del gesto, della tecnica, dell’intenzione. Il pianista era riconoscibile per il tocco, l’organista per la gestione del respiro e dei registri, il fisarmonicista per la sensibilità della mano sinistra. Oggi, invece, la qualità timbrica è sempre più determinata dalla macchina: dal campione multi-sorgente, dal DSP che modella la risonanza, dal motore di sintesi che “fa il carattere”. Il musicista rischia di diventare un operatore di preset, un selezionatore di possibilità, più che un interprete che plasma il suono.

E ora, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, questo processo accelera in modo esponenziale. L’AI non si limita a fornire nuovi strumenti: tende a sostituire parti del processo creativo, a generare arrangiamenti, accompagnamenti, perfino esecuzioni complete che imitano lo stile umano con una precisione inquietante. Il risultato è che l’essere umano rischia di scomparire dalla musica non solo come esecutore, ma anche come ideatore. L’ascoltatore, già abituato a identificare la bellezza del suono con la bontà dello strumento, ora rischia di non chiedersi più nemmeno se dietro quel brano ci sia una persona o un algoritmo.

Foto di Charles Parker

La conseguenza è sottile ma profonda: la musica rischia di diventare un prodotto, non un gesto. Una sequenza di scelte statistiche, non un atto espressivo. E il musicista, se non reagisce, rischia di essere relegato al ruolo di supervisore di processi automatici, più che di creatore.

In questo scenario diventa importante tornare a mettere al centro chi suona. Non basta conoscere due funzioni dello strumento o affidarsi ai preset: serve capire davvero come reagisce, cosa può fare e cosa invece è meglio evitare. È un lavoro pratico, fatto di scelte concrete, non di teoria.

La tecnologia — anche quella più avanzata — può aiutare molto, ma solo se resta uno strumento nelle mani di chi suona. Quando inizia a decidere al posto nostro o a fare tutto da sola, il rischio è che la parte umana si perda per strada. Ritrovare un equilibrio significa ricordarsi che la musica nasce da una persona, non da un menu o da un algoritmo.

Foto di Alex O’Brien

 

Yamaha: espansione suoni e stili Back in Time

Oggi vorrei destare la vostra attenzione su questo pacchetto di espansione suoni e stili, pubblicato gratuitamente da Yamaha a favore dei possessori di Genos2, PSR-SX920 e PSR-SX720: personalmente mi ha colpito perché qui il produttore giapponese ha saputo trasformare il rischio di una nostalgia melanconica in un atto di rispetto per la propria storia. In un’epoca in cui ogni aggiornamento sembra obbligato a “modernizzare”, Yamaha ha deciso di fare esattamente l’opposto: ha aperto i cassetti della propria storia e nell’ambito delle iniziative relativa all’anniversario dei 45 anni di tastiere arranger, ha spolverato timbri e stili che hanno accompagnato generazioni di musicisti, e li ha riproposti così come erano. Non sono “come li ricordiamo”, ma come suonavano davvero sulle tastiere dell’epoca.

Fonte: yamaha.com

Trovo stimolante poter suonare con gli strumenti potenti di oggi – ad esempio – lo stile Showtune originale di PSR-7000 (1995), Bossa di PSR-5700 (1994), Party Pop 1 di PSR-7000 (1993), Berlin DJ di PSR-9000 (1999) ed Eurobeat di PSR-6700 (1991).

Chi di noi si aspettava reinterpretazioni, remix, o un lifting sonoro resterà spiazzato. Back in Time non vuole essere un restyling: è un album fotografico. Ogni suono, ogni groove, ogni effetto è stato riprodotto con una fedeltà quasi filologica. Yamaha non ha cercato di “migliorare” ciò che, all’epoca, funzionava già perfettamente nel suo contesto. E questo, paradossalmente, è il valore del pacchetto.

Perché la nostalgia, quando è fatta bene, non è un trucco commerciale: è un modo per ricordare da dove veniamo. È un invito a riascoltare la semplicità di certi arrangiamenti, la timbrica un po’ ingenua ma immediata, quella musicalità diretta che ha formato migliaia di tastieristi.

È chiaro che qualcuno potrebbe storcere il naso. Le serie PSR‑SX e Genos offrono voci, stili ed effetti DSP di ultima generazione… anni luce avanti rispetto alle macchine degli anni 90. La differenza di campionamento, dinamica, profondità e definizione è semplicemente incolmabile. Ma Yamaha Back in Time è un gesto di rispetto verso la propria storia e verso i musicisti che l’hanno vissuta. Non è un pacchetto che vuole impressionare: vuole emozionare. E lo fa proprio perché non tenta di essere moderno. Chi vorrà giudicarlo con i parametri delle sonorità attuali rimarrà inevitabilmente deluso. Ma chi lo ascolterà con le orecchie del cuore — e con la consapevolezza di ciò che rappresenta — troverà un piccolo tesoro.

Link ufficiale per scaricare il pacchetto: VOICE & EXPANSION BACK IN TIME – Yamaha USA

Yamaha rilascia MIDI Song to Style 1.2

Con il lancio recente di PSR-E583 e PSR-E483 – visibili allo stand Yamaha del Winter NAMM 2026 in questi giorni – la casa giapponese ha reso nota la disponibilità di un aggiornamento software relativo all’applicazione software MIDI Song to Style di cui vi ho scritto tutto nel test pubblicato qui in questo blog nel febbraio 2024.
Fino ad oggi, l’applicazione funzionava con strumenti dotati di quattro variazioni principali dello stile (Genos, serie PSR-SX, Tyros, PSR-S e precedenti). Con la nuova versione, il supporto si estende anche agli strumenti della serie E, che utilizzano due variazioni principali, proprio come i due nuovi modelli.

Fonte: yamaha.com

La documentazione ufficiale riporta che, non appena si colleghi una tastiera, l’applicazione riconosce automaticamente se deve lavorare in modalità a due o quattro variazioni. È sufficiente trascinare il MIDI file e scegliere se usare la modalità Easy, immediata e intuitiva, oppure la modalità Edit, per un controllo più dettagliato. In pochi clic, lo stile di accompagnamento prende vita, pronto per essere utilizzato nell’arranger.

Per chi gestisce tastiere diverse (a 2 e 4 variazioni), è necessario partire dallo stile a quattro variazioni, salvarlo, e poi convertirlo in versione a due variazioni scegliendo semplicemente le sezioni che si vogliono mantenere.

Yamaha alza il sipario su PSR-E583 e PSR-E483

Con l’annuncio odierno di PSR-E583 e PSR-E483, è inevitabile il confronto con il precedente PSR- E473 (ricordate il mio test di quest’ultimo?). Ecco una panoramica ragionata delle differenze principali.

Per quanto riguarda suoni e stili, la nuova generazione offre una libreria più ampia e, sulla carta, più raffinata. L’aumento degli stili e degli effetti suggerisce una maggiore varietà timbrica e più possibilità di personalizzazione. PSR- E473 offriva 820 voci, 290 stili, 152 tipi di arpeggio, un numero limitato di Super Articulation ed effetti DSP. I nuovi prodotti includono di più: oltre 860 voci (890 sul modello superiore), 345 stili, 164 tipi di arpeggio, una lista di Super Articulation Lite più estesa e DSP ampliati (41 DSP1 + 12 DSP2).

Fonte: Yamaha.com

La polifonia resta confinata nelle 64 note. In termini di peso, PSR-583 è poco più pesante (7,3kg contro 7,0kg) rispetto gli altri due modelli (vecchio e nuovo). I consumi elettrici salgono da 9W a 13W per entrambi i modelli. Viene mantenuta la presenza di interfaccia audio USB.

I controlli in tempo reale rivelano nei nuovi strumenti alcune migliorie per modellare il suono. Il modello precedente gestiva due manopole Live Control, un pulsante Motion Effect e il Pitch Bend. PSR-E483 non si discosta molto ma Yamaha riporta un Motion Effect potenziato e DSP più numerosi. La musica cambia con PSR-E583: possiede tutto ciò che ha PSR-E483 e in più compaiono la Modulation Wheel ed un ingresso per il pedale d’espressione; in altre parole, abbiamo il primo modello della serie PSR-E in grado di offrire un controllo espressivo paragonabile a tastiere di fascia superiore.

Dal punto di vista della connettività, osserviamo un passo in avanti a favore dei musicisti più creativi, mentre la presenza della porta USB-C modernizza il tutto.

PSR-E583 – Fonte: http://www.yamaha.com

Dal punto di vista dell’usabilità, non cambiano le funzioni (fra cui Auto Chord Play e Sampling), ma l’aspetto è più maturo e vicino alle serie superiori di Yamaha, grazie ad un’interfaccia video migliore (display a griglia più leggibile) e un design più professionale (pannello completamente nero). La registrazione audio è possibile fino a 80 minuti (in formato WAV 44.1 kHz, 16-bit, stereo): è una caratteristica classica già presente in molti arranger Yamaha e ora viene offerta anche nei modelli di questa fascia di prezzo.

L’annuncio odierno segnala un cambio di rotta: Yamaha, da alcuni anni, ci aveva abituato a lanciare i modelli PSR-E in coppia con una versione a 61 ed una a 76 tasti. Questa volta, invece, entrambi i modelli hanno 61 tasti.

In breve: l’impressione iniziale che possiamo condividere è che PSR-E483 sia un aggiornamento coerente (più suoni, più stili, più DSP, connettività migliorata) che non rivoluziona, ma raffina. Mentre PSR-E583 si presenta come un piccolo salto generazionale: la Modulation Wheel e il pedale d’espressione lo rendono il modello più “strumento” della serie PSR-E.

Yamaha Extrack, per esercitarsi con i brani preferiti

Lo scorso settembre 2025, Yamaha ha presentato Extrack, l’app che – fin dal primo utilizzo – ha mostrato chiaramente di essere più che un semplice gadget per appassionati di tecnologia. A me sembra uno strumento pensato anche per chi suona davvero. Il funzionamento è immediato: scegliete un brano, importatelo nell’app e in pochi secondi lo ritrovate trasformato in una vera sessione di prova intelligente, con le tracce separate, gli accordi che scorrono in tempo reale e una serie di funzioni che rendono lo studio più efficace — e, perché no, anche più divertente

Fonte: yamaha.com

La tecnologia alla base di Extrack non nasce oggi dal nulla. Yamaha l’aveva già sviluppata e distribuita nelle app precedenti del suo ecosistema. Con Extrack, però, la casa giapponese ha deciso di riorganizzare e potenziare ciò che era già presente in Chord Tracker e Rec’n’Share, integrandolo in un’unica piattaforma progettata appositamente per lo studio con tracce isolate. Dalla prima giunge l’algoritmo di estrazione degli accordi, ulteriormente migliorato; dalla seconda, arriva l’esperienza nella separazione delle tracce audio.

In effetti, la separazione delle tracce è l’elemento che colpisce in Extrack. Non è perfetta – nessuna app lo è – ma è sorprendentemente efficace ed utile. La voce viene isolata con una pulizia che permette di ascoltare dettagli che spesso sfuggono, mentre batteria e basso risultano chiari e definiti, ideali per chi vuole lavorare sulla progressione ritmica o ricostruire una linea percussiva. Le chitarre sono abbastanza nitide da permettere di capire pattern e fraseggi, e la traccia del pianoforte può diventare il riferimento prezioso per analizzare armonie e rivolti. Certo, brani molto compressi o arrangiamenti orchestrali complessi possono mettere in difficoltà l’algoritmo, ma per lo studio e la pratica la qualità è più che sufficiente.

Venendo all’analisi degli accordi, anche Extrack riconosce la progressione armonica del brano e la mostra in tempo reale, accompagnandola con le diteggiature su chitarra o pianoforte. Per chi accompagna cantanti, prepara arrangiamenti, studia armonia o semplicemente vuole capire “cosa succede” in un pezzo, è una risorsa preziosa. È come avere un insegnante virtuale che svela la struttura del brano mentre lo ascoltate.

L’app dà il meglio di sé quando si entra nella logica dello studio. Permette di rallentare un passaggio difficile senza alterare la tonalità, creare loop per ripetere una sezione all’infinito, trasporre le parti strumentali del brano per adattare la tonalità all’ampiezza vocale del cantante, oppure usare il mixer interno per togliere la chitarra, rifinire il volume della voce del canto o enfatizzare la batteria. Il metronomo sincronizzato al tempo del brano è un dettaglio che fa capire quanto Yamaha abbia pensato a chi si esercita davvero.

Extrack è un’app che sta trovando il suo pubblico fra tastieristi, chitarristi, bassisti, cantanti, band, studenti e insegnanti. È perfetta per chi vuole studiare parti reali, prepararsi alle prove con la band, analizzare arrangiamenti o semplicemente imparare un brano in modo più consapevole. Non è lo strumento giusto per chi cerca editing audio professionale o separazioni da studio, perché non è questo il suo scopo.

La versione gratuita di Extrack permette di analizzare e salvare fino a 5 brani al mese nella propria libreria e di segnare come preferite al massimo 3 canzoni. In questa modalità l’app può separare solo 4 tracce audio e consente di regolare il tempo con una precisione di una sola cifra decimale. Passando alla versione Pass a pagamento, questi limiti si riducono: è possibile analizzare un numero illimitato di brani senza restrizioni, i preferiti arrivano fino a 50 e la separazione delle tracce sale a 7 strumenti. Anche la regolazione del tempo diventa più precisa, con due cifre decimali disponibili.

La tariffa mensile di 6,99 euro della versione Pass è abbattibile a 4,16 euro se l’abbonamento è pagato in anticipo per tutto l’anno (pari a 49,99 euro).
Ci sono un paio di promozioni: se decidete per il piano mensile, il primo mese di prova costa 4,89 euro, se decidete per il piano annuale, il primo anno costa 34,99 euro.

Martin Harris | A proposito di Yamaha Genos2…

Mettetevi comodi: oggi vi consiglio di seguire questa serie di video pubblicati da ePianos, un negozio indipendente di strumenti musicali specializzato in pianoforti digitali e tastiere, localizzato a Banbury nell’Oxfordshire (UK). Da 10 anni circa, questo negozio si distingue per una attiva e valida produzione di contenuti web in merito ad arranger workstation sul loro canale YouTube.

L’intervistatore è David Cooper, titolare di ePianos, e l’intervistato è nientepopodimeno che Martin Harris, una delle menti creative che hanno maggiormente influenzato l’evoluzione delle tastiere Yamaha, dalle serie Genos e Tyros fino alla linea PSR. Il suo contributo spazia dalla progettazione dei suoni alla definizione delle funzioni e dell’esperienza esecutiva, elementi che hanno segnato generazioni di musicisti in tutto il mondo.

L’intervista è talmente ampia e il numero di informazioni condivise è così elevato, che David ha dovuto dividere la conversazione in 4 diversi video pubblicati su YouTube il 4 dicembre scorso. Nel primo video, Martin racconta come sia arrivato, partendo da alcuni concorsi internazionali su Electone attraversando il ruolo di dimostratore, fino ad occupare la posizione di General Manager del centro ricerca e sviluppo di Yamaha London (un tempo era in effetti a Londra, ora è a Milton Keynes, 86 km più a nord). In quel centro R&D, ancora oggi opera una trentina di specialisti che hanno progettato e realizzato gli strumenti elettronici Yamaha degli ultimi 30 anni (non solo arranger, ma anche pianoforti digitali, sintetizzatori e molto altro).

Nel secondo video Martin prova finalmente Yamaha Genos2, confermando la chiara continuità con la serie Tyros e ribadendo quanto sia centrale, per Yamaha, l’idea di innovare passo dopo passo senza stravolgere il modello precedente. Nel corso del video, si ripercorrono i suoni più riusciti della wavetable dello strumento, da quale sorgente sonora siano stati campionati, come siano stati realizzati gli effetti più originali.

Continua la descrizione di Genos2 a partire dai 9 slider sul pannello, utili per guidare il mix delle diverse parti. Martin ci tiene a sottolineare a più riprese come il punto centrale di Genos2 consista sul fatto di essere uno strumento creativo. Interessante è il momento in cui spiega come avviene il rinnovamento degli stili da un modello a quello successivo.

Si arriva finalmente al quarto e ultimo video, che si apre con i ricordi d’infanzia di Martin e della sua prima tastiera Bontempi. Quando gli viene chiesto quali siano stati i fattori chiave nello sviluppo di Genos2, Martin cita gli Ambient Drums, il nuovo livello dinamico degli stili — un salto notevole rispetto ai modelli precedenti — e la qualità sempre crescente dei suoni. Ma nel video c’è molto altro da scoprire, se avete la pazienza di seguirlo fino in fondo (magari con l’aiuto dei sottotitoli).

Yamaha compie 45 anni di tastiere digitali… e non ha perso il ritmo!

Avete presente quando entrate in un negozio di strumenti e, tra mille luci e tasti, il vostro sguardo finisce su una tastiera Yamaha esposta? Non è un caso. Sono lì da decenni, pronte a farsi suonare, a regalarvi un groove, a farvi sentire una star delle tastiere anche se state solo provando “Let it be” in Do maggiore. Dal 1980 ad oggi, le tastiere Yamaha non passano mai di moda: continuano a farci vibrare ed emozionare.

Per festeggiare i suoi 45 anni di tastiere digitali, Yamaha ha messo online in questi giorni un sito che è una vera chicca: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/index.html

Ma non aspettatevi una roba noiosa tipo “negli ultimi 45 anni abbiamo fatto questo e quello…” No no, qui si respirano ricordi di emozioni musicali. Il sito è una sorta di macchina del tempo: si parte dai mitici PS-1, PS-2 e PS-3 (no, non le console, parliamo di tastiere!) e si arriva ai modelli attuali. Ci sono foto vintage, curiosità, e persino una timeline che ti fa dire “Ah, ma quella tastiera l’avevo suonata nel ’95!”. Tutta la cronologia dettagliata è sintetizzata qui: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/chronology/1980/index.html (ma se volete compararla con quella globale, di tutti i produttori di tastiere arranger, allora dovreste farvi un giro anche qui: Cronologia degli arranger).

Interessante è la storia delle tastiere portatili per principianti, ma ancora più interessante per i lettori fedeli di questo blog è la pagina dedica agli arranger workstation. Troverete informazioni di prima mano su tantissime tastiere arranger di cui abbiamo spesso parlato in questo blog fra cui: PSR-6300, PSR-8000, PSR-3000 e i modelli delle serie PSR-S, PSR-SX, Tyros e Genos.

450 modelli. 60 milioni di tastiere. Una sola Yamaha.

Sì, avete letto bene. Yamaha ha sfornato più tastiere di quanto non sia riuscita a fare tutta la concorrenza. E ogni modello ha avuto il suo momento di gloria: nei salotti, nei garage e nei palchi dal vivo. Il bello di quelle pagine web è che non parla solo di tecnologia, ma di storie. Di persone che hanno iniziato a suonare per gioco e poi non hanno più smesso. Di genitori che hanno regalato una tastiera ai figli sperando di evitare la batteria. Di musicisti che hanno trovato in Yamaha un alleato fedele.

Che voi siate nostalgici, curiosi, o persone che hanno appena scoperto che “tastiera” non è solo quella del computer, questo sito vi farà sorridere, ricordare e magari… suonare. Visitate il sito e festeggiate anche voi i 45 anni di tastiere. E se dopo vi viene voglia di comprare una tastiera (Yamaha o della concorrenza)… beh, non dite che non vi avevo avvisato.

Yamaha ELA-1 | Convergenza fra Electone e PSR-SX

Nel 2022, Yamaha aveva stupito il mercato cinese lanciando ELA-1, un organo elettronico della serie Electone, che aveva rotto con il passato e che – agli occhi del mercato occidentale – sembrava piuttosto il risultato dell’incorporazione del modello PSR-SX600 entro il “corpo” di un Electone. Come molti di voi sanno, gli organi Electone sono molto popolari in Giappone e Asia in genere, dove occupano quella fascia di mercato che in Europa e nel mondo occidentale è occupata dagli arranger. Electone è molto più di un semplice strumento musicale: è un universo sonoro che ha rivoluzionato il concetto di organo elettronico sin dal suo debutto nel 1959. Con una combinazione di tecnologia avanzata, versatilità timbrica e design originale, gli organi Electone hanno conquistato generazioni di musicisti.

Yamaha ELA-1 (fonte: Yamaha China)

I modelli Electone si distinguono essenzialmente per essere organi non molto portatili, con due tastiere (manuale superiore per la parte melodica e inferiore per gli accordi utili per guidare gli stili di accompagnamento) e pedaliera per aggiungere linee di basso dinamiche, come in un organo a canne. Questa configurazione offre massima espressività e controllo armonico. Gli Electone hanno una forte tradizione in Giappone, con festival internazionali e scuole dedicate. È considerato sia uno strumento didattico sia adatto per le esibizioni dal vivo, adatto sia a principianti che a professionisti.

Il modello ELA-1, pur essendo nella forma un autentico organo Electone, nasconde al suo interno numerose caratteristiche tecniche coincidenti con PSR-SX600 come segue:

  • Tecnologia sonora: entrambi i modelli utilizzano la tecnologia di campionamento AWM (Advanced Wave Memory), hanno polifonia a 128 note e gestiscono le espansioni di voci e stili tramite Yamaha Expansion Manager.
  • Voci e stili: sono presenti in entrambi gli strumenti le voci Super Articulation, gran parte degli stessi stili di accompagnamento e banchi Multi Pad.
  • Funzioni intelligenti: l’accompagnamento si adatta dinamicamente alla performance (Unison & Accent) e la selezione rapida di voci per ogni accompagnamento sfrutta le memorie One Touch Setting (OTS).
  • Effetti e controllo: sembrano appartenere alla stessa famiglia di prodotti i DSP, riverbero e chorus, gli equalizzatori Master e Part EQ e la funzionalità di registrazione audio (WAV).
  • Connettività e funzioni moderne: vale per entrambi la compatibilità con Rec’n’Share l’app Yamaha fatta per registrare e condividere facilmente le proprie performance; ed inoltre i due modelli lavorano con lo stesso display a colori da 4.3″ (non touch) secondo logiche operative analoghe.
Yamaha PSR-SX600 (fonte yamaha.com)

Al giorno d’oggi, ELA-1 continua ad essere distribuito essenzialmente in Cina e Hong Kong, dove non sono venduti i modelli PSR-SX. Per l’Europa e l’Italia, vale PSR-SX600, strumento abbastanza economico e pensato per musicisti itineranti, tastieristi in home studio, insegnanti di musica, studenti, cantautori e intrattenitori Dance. Se volete saperne di più, consiglio la lettura di: Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali.

Vi lascio con una demo video di ELA-1: seguite bene il lavoro di Tenma Kawakami (talentuoso vincitore di numerose competizioni Electone) con il doppio pedale dell’espressione: noterete come, grazie a due controlli laterali del pedale destro, il musicista è in grado gestire in modo interattivo numerose funzionalità dello strumento (NDA: lo voglio anch’io!).