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Yamaha rilascia la versione 2.00 di Genos2

A distanza di 3 anni esatti dal lancio, Yamaha continua a sviluppare il proprio arranger di punta con un aggiornamento firmware che va ben oltre la normale manutenzione. Le novità introdotte su Genos2 non si limitano infatti alla correzione di alcuni bug, ma aggiungono funzionalità che incidono concretamente sul lavoro quotidiano del musicista, sia sul palco sia in studio. La sensazione è che Yamaha abbia ascoltato con attenzione le richieste arrivate dalla propria comunità di clienti, intervenendo proprio in quelle aree dove c’era ancora margine di miglioramento.

Fonte foto: Yamaha Keyboards Official

Una delle novità più interessanti riguarda il Master Compressor, che diventa multibanda. Per chi è abituato a lavorare sull’audio questa modifica potrebbe sembrare tecnica, ma le conseguenze pratiche sono immediatamente percepibili. Il processamento separato delle varie bande di frequenza consente di controllare meglio il comportamento del mix generale, mantenendo bassi più definiti, medi più intelligibili e alte frequenze più brillanti. In altre parole, Genos2 offre ora strumenti più evoluti per ottenere un suono professionale direttamente dalla tastiera, senza dover intervenire necessariamente con processori esterni.

Un’altra importante novità riguarda le S.Art+ Voices. La tecnologia Super Articulation rappresenta da anni uno dei principali punti di forza Yamaha e questa evoluzione consente una gestione ancora più realistica delle articolazioni strumentali (dove ci si potrà fermare?). Le nuove voci riescono a riprodurre con maggiore naturalezza le transizioni espressive tipiche di strumenti come sax, chitarre, fiati e archi, aumentando il realismo dell’esecuzione senza richiedere particolari interventi da parte dell’esecutore.

Nell’ambito di questo rilascio, compare Timeless Keys, una nuova raccolta di contenuti che punta ad arricchire il repertorio pianistico dello strumento attraverso nuove sonorità e accompagnamenti. Il pacchetto comprende quattro nuovi timbri: Nashville C3 Grand, Hamburg Grand, 73Rd Electric Piano e Wr Electric Piano. Per ciascun timbro sono disponibili cinque varianti. Accanto alle nuove sonorità, si trovano 50 stili aggiuntivi, distribuiti su vari ambiti musicali. Per gli utenti alla ricerca di nuove sonorità pianistiche (acustiche ed elettriche) e di accompagnamenti immediatamente utilizzabili, Timeless Keys contribuisce ad ampliare ulteriormente le possibilità operative (già enormi) offerte da Genos2.

Anche il Chord Looper riceve una delle funzioni più richieste dagli utilizzatori: lo Step Edit. Fino a oggi, quando si registrava una sequenza armonica e ci si accorgeva di un errore, spesso era necessario ricominciare da capo. Con il nuovo aggiornamento diventa invece possibile modificare i singoli accordi all’interno della progressione già registrata. Una funzione apparentemente semplice ma destinata a semplificare notevolmente il lavoro di chi prepara basi, medley e arrangiamenti complessi.

Particolarmente interessante è poi il potenziamento della gestione audio tramite USB. Genos2 può ora lavorare con uscite multicanale fino a sedici canali. Si tratta di una caratteristica che avvicina ulteriormente l’ammiraglia Yamaha al mondo della produzione professionale, consentendo di trasferire verso una DAW tracce separate da elaborare successivamente in fase di mixaggio. Per chi registra abitualmente con Cubase, Logic, Studio One, Reaper o altre DAW si tratta di una novità tutt’altro che marginale.

Un’attenzione speciale è stata dedicata anche allo Style Creator. La possibilità di richiamare il Mixer direttamente durante l’editing degli stili rende il flusso operativo molto più immediato. A questo si aggiungono le nuove funzioni Preview e Undo/Redo, strumenti che qualsiasi utilizzatore di software musicali considera ormai indispensabili e che permettono di sperimentare con maggiore libertà senza il timore di compromettere il lavoro già svolto.

Genos2 riceve Smart Chord dagli strumenti della famiglia PSR-SX : una modalità di riconoscimento accordi pensata soprattutto per favorire un approccio più immediato all’accompagnamento automatico. Pur non essendo una funzione destinata principalmente agli utenti più esperti, amplia ulteriormente la versatilità dello strumento e può risultare particolarmente utile in ambito didattico. O anche solo per il puro divertimento,

L’aggiornamento introduce anche la compatibilità con Expansion Explorer 1.7.0, migliorando la gestione delle espansioni e velocizzando il trasferimento dei dati via USB. È stata inoltre aggiunta la lingua cinese tra quelle disponibili nell’interfaccia utente, a conferma dell’attenzione sempre maggiore che Yamaha sta dedicando al mercato asiatico.

Naturalmente non mancano le correzioni di stabilità. Sono stati risolti alcuni problemi che potevano verificarsi con le Registration Memory, con il Chord Looper, durante la registrazione delle Song e in particolari procedure di reset o caricamento dei Setup File. Interventi meno appariscenti ma spesso decisivi per chi utilizza la tastiera in contesti professionali, dove affidabilità e prevedibilità del comportamento dello strumento sono requisiti fondamentali.

Nel complesso siamo di fronte a uno degli aggiornamenti più significativi rilasciati per Genos2 dalla sua introduzione sul mercato. Non si tratta di semplici rifiniture ma di miglioramenti che, una volta installati, diventano immediatamente percepibili nell’utilizzo quotidiano: sono aggiunte di sostanza che confermano la volontà di Yamaha di mantenere il proprio top di gamma al vertice della categoria.

Fonte foto: Yamaha Keyboards Official

Yamaha PSR-SX620: l’intervista ai suoi creatori

Alcuni giorni fa è comparsa su YouTube un’interessante intervista realizzata dal content creator giapponese Masataka Kono (nostra vecchia conoscenza). Grazie a questo contributo ho potuto raccogliere diverse considerazioni espresse da due figure direttamente coinvolte da Yamaha nel lancio del nuovo arranger: Hayabuchi per il team di sviluppo e Kai per il marketing..

Poiché l’intervista contiene numerosi spunti di grande interesse per gli appassionati di arranger, dalle scelte progettuali che hanno guidato lo sviluppo del nuovo modello alle strategie con cui Yamaha interpreta oggi questo segmento di mercato, ho pensato di condividere con voi lettori di TastiereArranger.com una sintesi dei passaggi più significativi emersi dalla conversazione. Colgo inoltre l’occasione per ringraziare chi ha realizzato e pubblicato l’intervista, Masataka Kono, a cui va naturalmente riconosciuta ogni paternità dei contenuti originali.

Dalle parole di Hayabuchi e Kai emerge chiaramente che lo sviluppo del nuovo modello si è concentrato su due obiettivi fondamentali: 1) Migliorare sensibilmente la qualità sonora; 2) Rinnovare il design e l’esperienza d’uso.

Fonte: Yamaha.Com

Un design più moderno e aggressivo

A prima vista, PSR-SX620 appare in effetti diverso dal precedente PSR-SX600. Yamaha ha abbandonato alcune soluzioni stilistiche tradizionali puntando su un pannello superiore più ampio e “molto piatto”, caratterizzato da linee tese e moderne. Particolarmente interessante è il nuovo trattamento delle aree dedicate agli altoparlanti. Le tradizionali griglie sono state arretrate all’interno della scocca, lasciando visibile una sorta di incavo morbido e privo di spigoli che richiama il design di alcuni monitor da studio Yamaha, in particolare la serie MSP. Secondo il team di sviluppo, questa scelta non è soltanto estetica. La nuova conformazione contribuirebbe infatti a migliorare la diffusione delle frequenze più alte e più basse, due zone dello spettro che tradizionalmente ricevono meno attenzione nelle tastiere portatili, spesso ottimizzate soprattutto sulle frequenze medie.

Yamaha PSR-SX620 – Fonte: http://www.yamaha.com

Un sistema audio completamente ripensato

Le differenze rispetto a PSR-SX600 non si fermano qui. Le porte bass reflex laterali di PSR-SX600, molto apprezzate ad esempio dal mercato brasiliano, non sono più visibili dall’esterno. Yamaha ha trasferito il sistema all’interno della struttura dello strumento, rinforzando al contempo il mobile per ridurre vibrazioni e risonanze indesiderate. Il risultato, secondo quanto dichiarato dai progettisti, è una risposta sulle basse frequenze più corposa e controllata.

Pur mantenendo dimensioni complessive sostanzialmente analoghe a quelle del modello precedente, gli altoparlanti sono stati riposizionati più verso i lati estremi dello chassis. L’obiettivo era aumentare la percezione dell’immagine stereo. Chi arriva da PSR-SX600 dovrebbe percepire una scena sonora più ampia e coinvolgente. Curiosamente, i progettisti hanno rivelato che i primi prototipi prevedevano un cabinet ancora più largo. L’idea è stata poi abbandonata durante la fase di industrializzazione a causa dei vincoli imposti dalla produzione di massa.

Profilo “flat” – Fonte yamaha.com

Un aspetto poco noto riguarda il lavoro di rifinitura svolto sull’intera libreria sonora. Non si è trattato semplicemente di installare nuovi altoparlanti: molti suoni sono stati ricalibrati e adattati per sfruttare appieno le caratteristiche del nuovo sistema di ascolto. L’obiettivo dichiarato era ottenere maggiore impatto, maggiore presenza e una resa più incisiva.

Il lavoro Yamaha non si è limitato agli speaker integrati: particolare attenzione è stata dedicata alle uscite stereo destinate agli impianti PA e ai sistemi di amplificazione professionale. I progettisti hanno parlato di un significativo miglioramento nel rapporto segnale/rumore, con un risultato percepibile soprattutto durante le esibizioni live. Una scelta che conferma come PSR-SX620 sia stato pensato non soltanto per l’uso domestico ma anche per chi si esibisce regolarmente dal vivo.

Ergonomia ispirata ai modelli superiori

Sul piano operativo PSR-SX620 raccoglie alcune soluzioni introdotte sui fratelli maggiori PSR-SX720 e PSR-SX920. La disposizione dei pulsanti dedicati alla selezione di stili e suoni abbandona l’impostazione “centrica” di PSR-SX-600 e si avvicina a quella delle serie superiori. La novità più evidente è certamente l’adozione del joystick multifunzione al posto delle tradizionali ruote Pitch Bend e Modulation. Anche il navigatore direzionale e la manopola di selezione sono stati riprogettati per rendere l’interazione più rapida e intuitiva. Una scelta particolarmente importante considerando che PSR-SX620 continua a utilizzare uno schermo tradizionale non-touchscreen.

L’intervista originale a cui si è ispirato questo articolo

Leggio, display, tasti a pannello e USB-C

Fra i dettagli apparentemente secondari che potrebbero invece essere molto apprezzati dai musicisti c’è il nuovo leggio. La struttura è stata resa più rigida e stabile e l’assenza di aperture consente di utilizzarlo non soltanto con spartiti cartacei, ma anche con tablet e smartphone. Una soluzione semplice ma concreta, nata evidentemente dall’osservazione delle esigenze reali dei musicisti.

Anche il display è stato migliorato. Pur essendo già valido sul modello precedente, il nuovo schermo offre una maggiore chiarezza e una migliore leggibilità da angolazioni differenti, caratteristica importante per chi utilizza lo strumento in piedi o in situazioni live.

Un tema che ha impegnato a lungo il reparto Ricerca e Sviluppo riguarda la scelta dei materiali per pulsanti e controlli. Yamaha cercava una soluzione che fosse contemporaneamente robusta, poco rumorosa e precisa al tatto. La scelta finale è ricaduta su pulsanti in gomma con effetto “clic”, capaci di trasmettere all’utente una sensazione di attivazione sicura senza produrre rumori eccessivi durante l’utilizzo.

Tra le novità pratiche figura l’introduzione della porta USB-C TO HOST, ormai diventata uno standard in moltissimi ambiti tecnologici. Una scelta attesa da tempo e che rende il collegamento a computer e dispositivi mobili più semplice e moderno.

Yamaha PSR-SX620 – Fonte Yamaha.com

Yamaha guarda al futuro degli arranger

In chiusura dell’intervista, i due personaggi di Yamaha hanno espresso ottimismo riguardo alla crescita futura del mercato arranger, in particolare in Giappone e in Sud America: proprio in questi mercati Yamaha vede importanti opportunità di espansione e ritiene che il nuovo PSR-SX620 possieda tutte le caratteristiche necessarie per conquistare nuovi musicisti, grazie a una combinazione di qualità sonora, semplicità d’uso e prezzo accessibile. Più che una semplice evoluzione di PSR-SX600, il nuovo SX620 sembra quindi rappresentare un tentativo concreto di ridefinire il concetto di arranger standard evoluto, portando molte delle soluzioni tipiche dei modelli superiori in una fascia di mercato più accessibile.

Il test completo di PSR-SX620 (Masataka Kono)

Yamaha alza il sipario su PSR-SX620

Squadra che vince non si cambia. Al rinnovamento della serie PSR-SX, dopo il rilascio di PSR-SX720 e PSR-SX920, mancava più solo il modello di arranger standard. Ed oggi l’annuncio è stato confermato, dopo settimane in cui giravano voci e rumori fuori scena. Questo modello particolare era atteso da tempo da coloro che cercano i suoni di qualità Yamaha, aggiornati alla generazione di Genos2, entro un modello arranger standard ma con un sistema operativo degno di questo nome.

Fonte: http://www.yamaha.com

Cosa spicca di nuovo su PSR-SX620? Queste informazioni derivano dalla documentazione ufficiale Yamaha e, come sempre, andranno verificate sul campo quando lo strumento sarà disponibile. Il pannello è stato ridisegnato con un layout più moderno: i controlli principali (fra cui il joystick) sono ora posizionati in modo più pratico per intervenire sul suono con immediatezza. Il rinnovato sistema di altoparlanti dal nuovo design e dotato di Internal BassPort, promette un audio più potente e definito in un cabinet compatto, mentre l’aggiornamento dei circuiti di uscita audio dovrebbero contribuire a fornire un segnale più chiaro e potente quando le uscite OUT sono collegate ad un impianto esterno. Il Bluetooth Audio diventa finalmente una caratteristica standard anche per i modelli Yamaha (era ora!). L’aggiunta di Chord Looper e l’estensione delle risorse di fabbrica completano il corredo.

Analizziamo ora, insieme, in dettaglio le migliorie introdotte rispetto il modello precedente (che tanto entusiasmo aveva già generato al suo lancio sei anni fa, come documentato in Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali. Notate bene: le caratteristiche NON citate in questa tabella coincidono fra i due modelli.

CaratteristicaPSR-SX600 (2020)PSR-SX620 (2026)
Controllo pitch/bendDue rotelleJoystick
15% circa di voci in più850 Voices
43 Drum/SFX Kits 
1.002 Voices
51 Drum/SFX Kits
Anche il numero di voci articolate è stato esteso73 S.Articulation!
27 MegaVoice
27 Sweet!
64 Cool!
71 Live!
137 S.Articulation!,
4 MegaVoice,
31 Sweet!
74 Cool!
89 Live!
Quasi quadruplicata la memoria di espansione100MB380MB
Un maggiore numero di effetti52 Reverb, 295 DSP59 Reverb, 322 DSP
Un numero maggiore di blocchi Insert2Fino a 9
35 stili di accompagnamento in più415450
Aggiunta di Chord Looper –Sì
Numero superiore di Multipad188228
Aggiunta di Bluetooth–Sì
Ingresso cuffie JackMini jackStandard stereo phone jack
Porta USB TO HOSTUSB-B (richiede cavo AB)USB-C (richiede cavo CA o CC)
Dimensioni più compatte1004 x 134 x 410 mm993 x 143 x 404 mm

Il primo prezzo che circola online sul sito di un noto rivenditore tedesco appare piuttosto alto (1.129 euro) . Alla luce di questo, si intuisce ora il perché di quella insolita manovra di qualche mese fa quando Yamaha aveva introdotto il modello PSR‑S720+ (in vendita a 1.249 euro vale a dire 200 euro circa in più rispetto il modello base e solo per giustificare l’aggiunta del Bluetooth). Insomma, ci troviamo davanti ad una studiata strategia commerciale che, di fatto, alza l’asticella anche per il nuovo PSR‑SX620, considerando che la fascia di prezzo dei modelli PSR-SX6xx superava di poco gli 800 euro al lancio. Sarà interessante verificare nei prossimi mesi se il listino troverà un assestamento più favorevole alla clientela, avvicinando il prezzo al suo valore tradizionale.

Arranger Yamaha 2026: al culmine della forza e della grandezza

Yamaha ha costruito un ecosistema arranger che è diventato un punto di riferimento assoluto per musicisti, intrattenitori e professionisti dello spettacolo. Con l’arrivo di Genos2, seguito dal rinnovamento della serie PSR-SX920 e PSR-SX720, il costruttore giapponese sembra aver completato un percorso pluridecennale di evoluzione iniziato con PSR-6300 e condotto poi attraverso la serie Tyros. Ma qual è oggi lo stato dell’arte degli arranger Yamaha? E soprattutto: quanto sono realmente distanti i modelli attualmente a catalogo?

Una famiglia

Oggi Yamaha non propone strumenti completamente differenti tra loro, ma un’unica piattaforma tecnologica declinata su diverse fasce di prezzo. L’elemento più interessante è proprio questo: chi acquista una PSR-SX720 non entra in un “mondo inferiore”, ma nella stessa famiglia tecnologica di Genos2, ovviamente con un set di caratteristiche tecniche dimensionato rispetto il prezzo di listino.

La filosofia è chiara:

  • Genos2 rappresenta il massimo delle prestazioni disponibili.
  • PSR-SX920 porta gran parte dell’esperienza Genos in un formato più compatto e accessibile.
  • PSR-SX720 offre il miglior rapporto qualità/prezzo per chi desidera una workstation arranger moderna senza affrontare investimenti importanti.

È probabilmente la linea Yamaha più matura e coerente mai realizzata.

Yamaha Genos2 (in alto) – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Genos2 al top

Genos2 è sì un aggiornamento del primo modello di Genos. Ma è anche una piattaforma completamente rifinita. L’ultima generazione introduce un motore sonoro ancora più raffinato, una polifonia che arriva a 384 note, un numero superiore di DSP simultanei, memoria interna molto più ampia e soprattutto un’espressività sonora unica. E poi 800 stili di serie, indicazione del tempo indipendente per ogni sessione, controllo interattivo della dinamica di tutte le tracce dello stile, Ambient Drum (batterie ambientali), Chord Looper controllabile da pannello e 507 multipad preset (alcuni di questi in formato Audio). I timbri di bordo restituiscono strumenti acustici credibili. Fiati, archi, chitarre e strumenti etnici reagiscono in modo naturale alla dinamica dell’esecuzione. Questa attrezzatura rende Genos2 una macchina feroce sul palco e iper-produttiva in studio. Naturalmente tutto questo ha un costo. Genos2 rimane una tastiera destinata soprattutto ai professionisti che lavorano molte serate all’anno o agli appassionati che desiderano il massimo disponibile.

PSR-SX920: la nuova generazione della terra di mezzo

Se Genos2 rappresenta il sogno, PSR-SX920 si difende bene e, pur con qualche taglio, si propone con orgoglio al musicista esigente che cerca uno strumento più compatto. Yamaha ha trasferito qui numerose tecnologie della ammiraglia su una tastiera di fascia media: nuove voci Super Articulation, Crossfade Portamento, nuovi effetti DSP, style dinamici, interfaccia aggiornata, Bluetooth Audio e armonizzatore vocale integrato. Il risultato è sorprendente. Durante l’esecuzione la differenza rispetto a Genos2 si percepisce soprattutto nella quantità di risorse disponibili contemporaneamente, più che nella qualità assoluta dei suoni. Per moltissimi musicisti da palco e da studio, PSR-SX920 rappresenta oggi un punto accettabile fra prestazioni, peso e costo.

Yamaha PSR-SX920 – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

PSR-SX720: da non trascurare

L’errore più comune è considerare PSR-SX720 come una semplice versione economica di SX920. In realtà Yamaha ha progettato uno strumento estremamente equilibrato. Mantiene la nuova architettura sonora, il nuovo joystick, numerose Voice derivate dalla serie superiore, il motore arranger aggiornato e una qualità audio decisamente superiore alla precedente PSR-SX700. Naturalmente alcune rinunce sono inevitabili. Mancano alcune Voice Super Articulation2, l’armonizzatore vocale e parte delle risorse dedicate agli effetti e agli Style. Mentre il Bluetooth Audio è stato recentemente aggiunto in una edizione speciale denominata PSR-SX720+. Nella pratica musicale quotidiana, PSR-SX720 offre prestazioni che fino a pochi anni fa appartenevano alla fascia alta. È probabilmente il modello che può rendere felici il maggior numero di musicisti al minor prezzo.

Vorreste approfondire? Allora, perché non leggere: Misuriamo PSR-SX720 accanto PSR-SX920

Yamaha PSR-SX720+ Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Espressività e continuità

Se confrontiamo le specifiche tecniche è facile lasciarsi attrarre dal numero di Voice, dalla memoria interna o dalla polifonia. In realtà il salto più evidente della attuale generazione Yamaha riguarda un altro aspetto: l’espressività. I nuovi strumenti rispondono meglio al tocco. Le transizioni tra le articolazioni sono più naturali. Gli accompagnamenti risultano meno “meccanici”. Anche i nuovi stili sono stati programmati con una maggiore attenzione alla dinamica e al realismo. È una differenza difficile da descrivere sulla carta ma immediatamente percepibile dopo pochi minuti di utilizzo.

Un altro elemento spesso sottovalutato è la continuità dell’ecosistema Yamaha. Stili, Registration, Expansion Pack e Yamaha Expansion Manager continuano a garantire una compatibilità che protegge gli investimenti fatti negli anni. Chi proviene da Tyros, dalla prima Genos o da un qualsiasi modello PSR-S/PSR-SX del passato, ritrova immediatamente un ambiente familiare. Questo rende il passaggio ai nuovi modelli non traumatico.

Vale ancora la pena acquistare un arranger nel 2026? La risposta [per me] è OVVIAMENTE sì. Negli ultimi anni software, plugin e strumenti virtuali hanno raggiunto livelli incredibili. Tuttavia nessun sistema basato su computer riesce ancora a offrire la stessa immediatezza operativa di una moderna workstation arranger. Accensione, scelta della Registration, stile pronto, mix ottimizzato e performance immediata. Per chi suona dal vivo questa semplicità continua a rappresentare un vantaggio enorme.

Conclusioni

La gamma Yamaha attuale appare più matura che mai. Genos2 rimane il riferimento assoluto per chi cerca il massimo delle prestazioni. PSR-SX720 rappresenta un’idea vincente a minor costo. PSR-SX920 dimostra come sia possibile accedere alle risorse top del mondo arranger Yamaha con uno strumento moderno, completo e capace di soddisfare anche musicisti molto esigenti. Più che una semplice evoluzione tecnica, l’attuale generazione Yamaha segna una fase di maturità dell’intero settore arranger: meno rivoluzioni appariscenti e più attenzione alla qualità del suono, all’espressività e all’esperienza d’uso. Ed è forse proprio questa la vera definizione di “stato dell’arte”.

Dulcis in fundo. Sebbene oggi la scena sia dominata da Genos2, PSR-SX920 e PSR-SX720, non bisogna dimenticare il ruolo della piccola PSR-SX600, un arranger molto apprezzato. Nel 2020 PSR-SX600 ha introdotto molte delle innovazioni che sarebbero poi diventate lo standard della famiglia PSR-SX: un motore sonoro aggiornato, un’interfaccia moderna, una buona dotazione di stili, la funzione Smart Chord e un prezzo che l’ha resa la scelta ideale per studenti, musicisti amatoriali e anche professionisti in cerca di una seconda tastiera. Pur rinunciando all’ampio touch screen, PSR-SX600 è il modello standard di riferimento, giacché offre un’esperienza musicale completa e affidabile.
Vorreste approfondire? Allora, perché non leggere: Misuriamo PSR-SX600 accanto PSR-SX720…
Nota bene: voci di corridoio riportano che entro la fine dell’estate uscirà il successore (PSR-SX620 probabilmente). I negozi stanno in effetti cercando di svuotare i magazzini per fare spazio al nuovo modello, se siete interessati, potrebbero esserci offerte vantaggiose in circolazione.

Yamaha PSR-SX600 – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Yamaha CK61: il mio test ora su SM Strumenti Musicali

Chi segue TastiereArranger.com da un po’ sa che qui ho sempre avuto un debole per gli strumenti “suonabili”, quelli che non ti costringono a passare mezz’ora nei menu prima di fare una nota. E proprio per questo ho messo volentieri le mani su Yamaha CK61, una stage keyboard compatta che sta facendo parlare parecchio di sé. D’accordo NON è un arranger. Dopo settimane di prove sul campo – live, prove in sala e qualche esperimento casalingo – ho raccolto tutto in una recensione completa pubblicata su SM Strumenti Musicali.

Nel test entro nel dettaglio di ciò che rende CK61 (e il fratello ad 88 tasti pesati CK88) una tastiera “pronta a tutto”: immediatezza, leggerezza, una tavolozza sonora più ricca del previsto e una filosofia d’uso che ricorda le stage keyboard di una volta, quando contava più suonare che programmare. Se anche voi siete interessati all’argomento, date un’occhiata all’articolo: ho cercato di raccontare la CK61 con la stessa schiettezza che usiamo qui sul blog da sempre.

A presto con nuovi test e approfondimenti — e come sempre, buona musica!

Yamaha alza il sipario su PSR-SX720+

La nuova versione PSR‑SX720+ si presenta come un aggiornamento mirato di un modello già apprezzato (PSR‑SX720), mantenendone le stesse caratteristiche tecniche, ma introducendo l’integrazione del modulo Bluetooth già presente sul modello maggiore (PSR-SX920).

Fonte: europe.yamaha.com

Nel passaggio alla versione plus (+), l’unica differenza reale sembra essere proprio l’aggiunta della connettività Bluetooth e solo quella. Il modello precedente, in effetti, non lo includeva. [Nota bene: da un confronto di dettaglio, le caratteristiche presentate come innovative per questo modello non risultano mancanti nel modello PSR-SX720 standard: la comunicazione marketing Yamaha ha accentuato alcune caratteristiche come Crossfade Portamento, Style Dynamics Control, voci Super Articulation+ e potenza del DSP Style Insertion raddoppiata rispetto la generazione precedente… ma onestamente tutte queste ottime qualità le avevamo già viste ed apprezzate nel 2024 al lancio del modello originale].

Il Bluetooth apre scenari d’uso più moderni e immediati: riproduzione audio wireless da smartphone e tablet per suonare sopra basi, playlist o contenuti didattici e maggiore integrazione con app musicali, senza necessità di cavi aggiuntivi. Pur trattandosi di un singolo elemento hardware che alcuni possono considerare ininfluente, l’impatto sulla fruibilità quotidiana è significativo: il Bluetooth rende la tastiera più flessibile, più “smart” e più allineata alle esigenze attuali di musicisti, studenti ed insegnanti.

PSR‑SX720+ conserva tutto ciò che ha reso questo modello di arranger un best‑seller della sua fascia: motore sonoro AWM con ampia libreria di voci professionali, stili di accompagnamento evoluti, schermo touch a colori, funzioni di registrazione e controllo avanzate, qualità costruttiva tipica della serie PSR-SX

In altre parole: stessa potenza, più comodità.

Qui il link ufficiale: Yamaha PSR-SX720+ Overview

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Volete saperne di più su PSR-SX720?

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Segue l’elenco degli arranger da 2000 euro in giù (fino alla soglia inferiore di 300 euro), con l’evidenza di quali modelli sono dotati di Bluetooth e a quale versione per traffico audio/MIDI.
L’ordinamento è per importo descrescente del prezzo (avete già letto: Prezzi di riferimento degli arranger?)

Prima il musicista, poi l’algoritmo

Sin dagli anni 90, la tecnologia digitale applicata alle tastiere musicali ha portato innovazione e ha ampliato gli orizzonti del fare musica al punto da sconvolgere i punti di riferimento tradizionali. Prima dell’avvento dell’elettronica e dell’informatica, si cominciava da ragazzi con l’imparare a suonare uno strumento. Quelli che non potevano permettersi la scelta del Conservatorio, si affidavano alle scuole di musica oppure a lezioni individuali con il maestro: partivano dal solfeggio e dai primi esercizi di apprendimento. Dimensioni e pesi erano tali da non pensare facilmente al trasporto: si acquistava un pianoforte verticale per la casa oppure un organo elettronico dalle dimensioni mastodontiche. Gli hotel, i teatri, le chiese, i luoghi dove si andava a suonare erano dotati di uno strumento residente e solitamente si suonava quello che si trovava in loco.

Ma insieme alla portabilità e alla potenza, la tecnologia digitale ha iniziato lentamente a ridefinire — e talvolta a snaturare — il ruolo stesso del musicista. L’evoluzione dei processori, dei campionamenti e degli algoritmi di generazione sonora ha portato a un paradosso: oggi spesso non ascoltiamo più chi suona, ma che cosa suona. Il rischio è che lo strumento prenda il sopravvento sul musicista, invertendo una gerarchia che per secoli è stata considerata intoccabile.

Foto di Nataliya Vaitkevich

Da quando  ci sono gli strumenti digitali – compatti e portatili – è tutto cambiato: come hanno fatto abitualmente i chitarristi, i violinisti e tutti gli altri musicisti, anche i tastieristi hanno potuto portare con sé il proprio strumento, montarlo sul palco in un amen e suonare.

Un tempo il suono era la conseguenza diretta del gesto, della tecnica, dell’intenzione. Il pianista era riconoscibile per il tocco, l’organista per la gestione del respiro e dei registri, il fisarmonicista per la sensibilità della mano sinistra. Oggi, invece, la qualità timbrica è sempre più determinata dalla macchina: dal campione multi-sorgente, dal DSP che modella la risonanza, dal motore di sintesi che “fa il carattere”. Il musicista rischia di diventare un operatore di preset, un selezionatore di possibilità, più che un interprete che plasma il suono.

E ora, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, questo processo accelera in modo esponenziale. L’AI non si limita a fornire nuovi strumenti: tende a sostituire parti del processo creativo, a generare arrangiamenti, accompagnamenti, perfino esecuzioni complete che imitano lo stile umano con una precisione inquietante. Il risultato è che l’essere umano rischia di scomparire dalla musica non solo come esecutore, ma anche come ideatore. L’ascoltatore, già abituato a identificare la bellezza del suono con la bontà dello strumento, ora rischia di non chiedersi più nemmeno se dietro quel brano ci sia una persona o un algoritmo.

Foto di Charles Parker

La conseguenza è sottile ma profonda: la musica rischia di diventare un prodotto, non un gesto. Una sequenza di scelte statistiche, non un atto espressivo. E il musicista, se non reagisce, rischia di essere relegato al ruolo di supervisore di processi automatici, più che di creatore.

In questo scenario diventa importante tornare a mettere al centro chi suona. Non basta conoscere due funzioni dello strumento o affidarsi ai preset: serve capire davvero come reagisce, cosa può fare e cosa invece è meglio evitare. È un lavoro pratico, fatto di scelte concrete, non di teoria.

La tecnologia — anche quella più avanzata — può aiutare molto, ma solo se resta uno strumento nelle mani di chi suona. Quando inizia a decidere al posto nostro o a fare tutto da sola, il rischio è che la parte umana si perda per strada. Ritrovare un equilibrio significa ricordarsi che la musica nasce da una persona, non da un menu o da un algoritmo.

Foto di Alex O’Brien

 

Yamaha: espansione suoni e stili Back in Time

Oggi vorrei destare la vostra attenzione su questo pacchetto di espansione suoni e stili, pubblicato gratuitamente da Yamaha a favore dei possessori di Genos2, PSR-SX920 e PSR-SX720: personalmente mi ha colpito perché qui il produttore giapponese ha saputo trasformare il rischio di una nostalgia melanconica in un atto di rispetto per la propria storia. In un’epoca in cui ogni aggiornamento sembra obbligato a “modernizzare”, Yamaha ha deciso di fare esattamente l’opposto: ha aperto i cassetti della propria storia e nell’ambito delle iniziative relativa all’anniversario dei 45 anni di tastiere arranger, ha spolverato timbri e stili che hanno accompagnato generazioni di musicisti, e li ha riproposti così come erano. Non sono “come li ricordiamo”, ma come suonavano davvero sulle tastiere dell’epoca.

Fonte: yamaha.com

Trovo stimolante poter suonare con gli strumenti potenti di oggi – ad esempio – lo stile Showtune originale di PSR-7000 (1995), Bossa di PSR-5700 (1994), Party Pop 1 di PSR-7000 (1993), Berlin DJ di PSR-9000 (1999) ed Eurobeat di PSR-6700 (1991).

Chi di noi si aspettava reinterpretazioni, remix, o un lifting sonoro resterà spiazzato. Back in Time non vuole essere un restyling: è un album fotografico. Ogni suono, ogni groove, ogni effetto è stato riprodotto con una fedeltà quasi filologica. Yamaha non ha cercato di “migliorare” ciò che, all’epoca, funzionava già perfettamente nel suo contesto. E questo, paradossalmente, è il valore del pacchetto.

Perché la nostalgia, quando è fatta bene, non è un trucco commerciale: è un modo per ricordare da dove veniamo. È un invito a riascoltare la semplicità di certi arrangiamenti, la timbrica un po’ ingenua ma immediata, quella musicalità diretta che ha formato migliaia di tastieristi.

È chiaro che qualcuno potrebbe storcere il naso. Le serie PSR‑SX e Genos offrono voci, stili ed effetti DSP di ultima generazione… anni luce avanti rispetto alle macchine degli anni 90. La differenza di campionamento, dinamica, profondità e definizione è semplicemente incolmabile. Ma Yamaha Back in Time è un gesto di rispetto verso la propria storia e verso i musicisti che l’hanno vissuta. Non è un pacchetto che vuole impressionare: vuole emozionare. E lo fa proprio perché non tenta di essere moderno. Chi vorrà giudicarlo con i parametri delle sonorità attuali rimarrà inevitabilmente deluso. Ma chi lo ascolterà con le orecchie del cuore — e con la consapevolezza di ciò che rappresenta — troverà un piccolo tesoro.

Link ufficiale per scaricare il pacchetto: VOICE & EXPANSION BACK IN TIME – Yamaha USA

Yamaha rilascia MIDI Song to Style 1.2

Con il lancio recente di PSR-E583 e PSR-E483 – visibili allo stand Yamaha del Winter NAMM 2026 in questi giorni – la casa giapponese ha reso nota la disponibilità di un aggiornamento software relativo all’applicazione software MIDI Song to Style di cui vi ho scritto tutto nel test pubblicato qui in questo blog nel febbraio 2024.
Fino ad oggi, l’applicazione funzionava con strumenti dotati di quattro variazioni principali dello stile (Genos, serie PSR-SX, Tyros, PSR-S e precedenti). Con la nuova versione, il supporto si estende anche agli strumenti della serie E, che utilizzano due variazioni principali, proprio come i due nuovi modelli.

Fonte: yamaha.com

La documentazione ufficiale riporta che, non appena si colleghi una tastiera, l’applicazione riconosce automaticamente se deve lavorare in modalità a due o quattro variazioni. È sufficiente trascinare il MIDI file e scegliere se usare la modalità Easy, immediata e intuitiva, oppure la modalità Edit, per un controllo più dettagliato. In pochi clic, lo stile di accompagnamento prende vita, pronto per essere utilizzato nell’arranger.

Per chi gestisce tastiere diverse (a 2 e 4 variazioni), è necessario partire dallo stile a quattro variazioni, salvarlo, e poi convertirlo in versione a due variazioni scegliendo semplicemente le sezioni che si vogliono mantenere.

Yamaha alza il sipario su PSR-E583 e PSR-E483

Con l’annuncio odierno di PSR-E583 e PSR-E483, è inevitabile il confronto con il precedente PSR- E473 (ricordate il mio test di quest’ultimo?). Ecco una panoramica ragionata delle differenze principali.

Per quanto riguarda suoni e stili, la nuova generazione offre una libreria più ampia e, sulla carta, più raffinata. L’aumento degli stili e degli effetti suggerisce una maggiore varietà timbrica e più possibilità di personalizzazione. PSR- E473 offriva 820 voci, 290 stili, 152 tipi di arpeggio, un numero limitato di Super Articulation ed effetti DSP. I nuovi prodotti includono di più: oltre 860 voci (890 sul modello superiore), 345 stili, 164 tipi di arpeggio, una lista di Super Articulation Lite più estesa e DSP ampliati (41 DSP1 + 12 DSP2).

Fonte: Yamaha.com

La polifonia resta confinata nelle 64 note. In termini di peso, PSR-583 è poco più pesante (7,3kg contro 7,0kg) rispetto gli altri due modelli (vecchio e nuovo). I consumi elettrici salgono da 9W a 13W per entrambi i modelli. Viene mantenuta la presenza di interfaccia audio USB.

I controlli in tempo reale rivelano nei nuovi strumenti alcune migliorie per modellare il suono. Il modello precedente gestiva due manopole Live Control, un pulsante Motion Effect e il Pitch Bend. PSR-E483 non si discosta molto ma Yamaha riporta un Motion Effect potenziato e DSP più numerosi. La musica cambia con PSR-E583: possiede tutto ciò che ha PSR-E483 e in più compaiono la Modulation Wheel ed un ingresso per il pedale d’espressione; in altre parole, abbiamo il primo modello della serie PSR-E in grado di offrire un controllo espressivo paragonabile a tastiere di fascia superiore.

Dal punto di vista della connettività, osserviamo un passo in avanti a favore dei musicisti più creativi, mentre la presenza della porta USB-C modernizza il tutto.

PSR-E583 – Fonte: http://www.yamaha.com

Dal punto di vista dell’usabilità, non cambiano le funzioni (fra cui Auto Chord Play e Sampling), ma l’aspetto è più maturo e vicino alle serie superiori di Yamaha, grazie ad un’interfaccia video migliore (display a griglia più leggibile) e un design più professionale (pannello completamente nero). La registrazione audio è possibile fino a 80 minuti (in formato WAV 44.1 kHz, 16-bit, stereo): è una caratteristica classica già presente in molti arranger Yamaha e ora viene offerta anche nei modelli di questa fascia di prezzo.

L’annuncio odierno segnala un cambio di rotta: Yamaha, da alcuni anni, ci aveva abituato a lanciare i modelli PSR-E in coppia con una versione a 61 ed una a 76 tasti. Questa volta, invece, entrambi i modelli hanno 61 tasti.

In breve: l’impressione iniziale che possiamo condividere è che PSR-E483 sia un aggiornamento coerente (più suoni, più stili, più DSP, connettività migliorata) che non rivoluziona, ma raffina. Mentre PSR-E583 si presenta come un piccolo salto generazionale: la Modulation Wheel e il pedale d’espressione lo rendono il modello più “strumento” della serie PSR-E.