Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Korg SongBook Editor per dummies

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Come promesso, oggi entriamo nel merito di SongBook Editor nella versione 3.0 progettata su misura per gli arranger Korg di attuale generazione (Pa4X, Pa1000 and Pa700). Chi possiede modelli precedenti può lavorare con la versione 2.0: quanto scritto qui vale anche per loro.

Consigli della casa

Cominciamo con una distinzione operativa che Korg stessa raccomanda:

  • Gli elementi del SongBook associati a stili di accompagnamento vanno creati sempre sullo strumento: questa modalità consente di memorizzare tutti i valori effettivi delle impostazioni dello stile (suoni, EQ, FX, set di tastiere, pad, eccetera.). La stessa profondità dei dettagli non è possibile sull’Editor.
  • Al contrario, conviene sicuramente creare sul SongBook Editor gli elementi associati a basi MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo. In questo articolo, infatti, ci concentriamo proprio su questo secondo aspetto.

Per come hanno pensato le cose quelli di Korg, conviene tenere conto di un altro dettaglio operativo: lavorate con un supporto rimuovibile, non perché sia più comodo rispetto il disco fisso interno o alla memoria SD installabile, ma perché così si hanno meno grane con il software Korg (lo so, fate fatica a crederci, ma proprio così recita e così lo confessa “candidamente” il manuale ufficiale Korg).  Voglio dire, è sicuramente possibile utilizzare il disco fisso interno ma, se vogliamo fare le cose semplici, non sfidiamo la sorte e seguiamo le raccomandazioni di Korg che qui cerco di riassumervi con la massima semplicità possibile.

Passiamo all’azione

Prima cosa, andiamo a prenderci il file di SongBook dallo strumento:

  1. Inserite una memoria USB sull’arranger, accendete lo strumento, premete il pulsante Media, toccate Save e selezionate ALL.
  2. Toccate Save To e scegliete la vostra memoria USB come destinatario dell’operazione di salvataggio.
  3. Create una nuova cartella SET sul dispositivo USB dandogli il nome che preferite. Questa cartella conterrà il vostro SongBook (SBD), le Set  List (SBL) e tutti gli stili salvati nelle locazioni User e Favorite.

Ora copiate tutte le vostre basi e i vostri file sullo stesso dispositivo USB:

  1. Sempre nell’area Media, aprite la pagina Copy e copiate tutti i file da assegnare al vostro SongBook (MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo TXT).
  2. Non importa l’uso che fate di cartelle e sottocartelle, l’importante è non toccare la cartella SET: copiate tutte le vostre risorse al di fuori di quella.

Estraete ora il dispositivo USB dallo strumento.

Spostiamoci sul PC

Dopo aver inserito il dispositivo USB sul vostro PC, controllate il nome della sua etichetta. È un punto fondamentale: non andate oltre. È semplice: da Esplora File del PC, fate clic con il tasto destro del mouse sul drive della memoria USB e selezionate Proprietà. Se c’è già un nome, prendetene nota, altrimenti è il momento di dargli un benedetto nome ora.

Non andate nel panico proprio adesso, non è come battezzare un figlio: digitate un nome qualsiasi. Se proprio vi si è bloccata la fantasia, usate le iniziali del vostro nome e cognome: vanno benissimo.

E ora, coraggio, divertiamoci  con l’Editor

Su PC, potrete lavorare comodamente per aggiungere e modificare gli elementi del SongBook. Si possono fare molte cose in modo intuitivo. Qui ci soffermiamo sull’aspetto che fa venire il mal di testa a diversi possessori di arranger Korg. Assegniamo le nostre basi e i nostri file al SongBook.

La prima volta che aprite il SongBook Editor, selezionate File e Preferences per indicare il vostro modello di arranger (Pa700, Pa1000, Pa4X, etc.). Poi aprite il vostro SongBook dalla memoria USB: fatelo scegliendo la cartella .SET che avete creato.

Giunge ora il fatidico momento di importare i titoli delle canzoni: nulla di più facile. Selezionate File e poi Import Files…  Cercate i vostri file nella memoria USB e, cartella per cartella, selezionateli tutti per importarli.  Una volta confermata l’importazione l’Editor potrebbe scoprire che alcuni elementi preesistenti nel SongBook potrebbero avere lo stesso nome del file che state importando: brano per brano, decidete se escluderle dall’importazione, sovrapporle oppure ignorarle.

Alla fine, tutti i titoli sono in colore rosso. Non spaventatevi, al contrario di quanto normalmente si pensa (si sa, il rosso è il colore degli errori, dei rischi e degli allarmi) qui invece è un bene: significa che l’importazione ha avuto buon esito. Ora potete salvare il  SongBook.

Ma, prima di farlo, osservate come ogni elemento del SongBook che non è associato ad uno stile di accompagnamento, mostri due informazioni distinte al fondo per Resource File: l’unità del dispositivo e il percorso (path). Concentrate la vostra attenzione sull’unità.

  1. Se (come vi ho detto qui sopra) avete fatto le cose per benino e avete dato un nome di etichetta alla memoria USB, qui la vedete ben riportata nel campo Unità: ottimo!
  2. Se, invece, vedete la lettera dell’unità D: oppure E: oppure F: e così via, allora significa che non avete ancora fatto quanto vi ho chiesto qui sopra. La vostra memoria USB non ha ancora un nome di etichetta.

Se siete nel caso 1, tutto bene, passate al paragrafo successivo.

Se il vostro caso è il 2, da una parte vi devo dire che siete dei lettori un po’ indisciplinati, ma dall’altra – consolatevi – sappiate che siete ancora in tempo per correggere. Andate ora su Esplora File di Windows (fatelo!) ad assegnare un nome di etichetta alla memoria USB e poi tornate sull’Editor. Selezionate ora tutti i titoli appena importati, fate clic sul tasto destro del mouse e poi scegliete Edit. Sostituite la lettera del drive con l’etichetta da voi assegnata fra parentesi quadre. (NDA: Se pensate che sia una cosa complicata, non prendetevela con me: sto facendo del mio meglio per semplificarvi la vita, ora però metteteci del vostro). Facciamo un esempio: immaginiamo che l’etichetta da voi assegnata è RR, ebbene qui dovete scrivere [RR], così fra parentesi quadre.

Fatto tutto? Bene, salvate il SongBook e… il gioco è fatto.

È ora di tornare sullo strumento

Inserite nuovamente la memoria USB sul vostro arranger. Da questo momento in poi, va lasciata lì tutte le volte che vorrete lavorare con il SongBook. Se la togliete, non lamentatevi poi con me se i vostri brani non si trovano più.

Ricordate il precedente articolo? Per rendere attivo il vostro SongBook, dovete caricarlo in memoria. Ergo, sullo strumento, premete il pulsante Media e scegliete Load per caricare il file SongBook navigando all’interno della vostra cartella Set.  Fatto? OK, ora siete finalmente operativi. Buon divertimento!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 aprile 2020 at 07:00

Pubblicato su Korg

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Arranger Korg: ritorniamo sul SongBook

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SongBook è una funzione di cui sono dotati tutti i Professional Arranger di casa Korg: ne abbiamo già parlato, si dimostra utile per l’uso dal vivo grazie alla facile programmazione di memorie, che possono contenere e richiamare istantaneamente tutte le impostazioni necessarie per eseguire un brano particolare.

Per facilitare la ricerca e il richiamo di queste impostazioni, ad ogni elemento del SongBook è possibile associare il titolo del brano, il genere, e l’artista. Le impostazioni salvate possono essere lo stile di accompagnamento, il brano (MIDI o MP3), i suoni, gli effetti per voce o chitarra, i testi, la tonalità, le sequenze di accordi, la velocità del tempo, i volumi, i suoni associati alle parti da tastiera (Up1, Up2, Up3, Low), le tracce in Mute, l’impostazione degli effetti, il Master Transpose e altro ancora. Diciamo che ogni parametro necessario per l’esecuzione di un brano nel modo preferito è a disposizione nel SongBook.

Mentre un SongBook può contenere migliaia di titoli, al suo interno si possono creare piccole scalette mirate (Set List), vale a dire raccolte di elementi richiamabili con i tasti del pannello dello strumento. È solo un modo ancora più rapido per richiamare le impostazioni e avere sottomano solo quelle che servono in una specifica serata.

Schema dei pulsanti sul pannello con i richiami diretti a nove brani della Set List

L’uso del SongBook sull’arranger è abbastanza intuitivo ed è spiegato bene nella Guida Rapida del vostro arranger Korg e nei filmati Tutorial che trovate sul canale di Algam Eko di YouTube. Vi rimando a quelle risorse per i dettagli operativi.

Qui, mi voglio soffermare su alcuni concetti di base che, se non chiariti a sufficienza, possono generare confusione e frustrazione in chi si avvicina per la prima volta al mondo Korg.

Lista di elementi nel SongBook (esempio da Pa700/Pa1000)

I file di SongBook illimitati

Dunque, abbiamo visto come il SongBook possa avere migliaia di elementi. Dobbiamo aggiungere che è altresì possibile creare quanti file di SongBook si voglia, salvandoli – uno per ogni cartella .SET – nella memoria interna dell’arranger, sul disco fisso o su una memoria USB.

Ovviamente un solo file di SongBook per volta può essere attivo in memoria (1). Quel SongBook resta in memoria anche dopo lo spegnimento dello strumento e lo si ritrova con tutti i suoi titoli alla riaccensione. E resta lì fin quando serve: quando si vorrà caricare un altro file di SongBook, basta entrare in modo Media e selezionare Load. È possibile caricare in modo selettivo il solo SongBook o l’intera cartella .SET che lo contiene e che comprende anche altro (suoni, stili USER e così via).

(1) In realtà ci sarebbero altri due SongBook accessibili da lì: Local e Direct, ma per non complicarci la vita, per il momento soffermiamoci su quello User principale. Affronteremo questi due argomenti “particolari” prossimamente.

In questo pannello video, si sceglie di caricare solo il SongBook e non l’intera cartella .SET con le altre risorse (esempio da Pa900)

Ognuno fa come gli pare:

  • Alcuni creano un file di SongBook per ogni repertorio, come fosse un libretto diverso per contesti musicali completamente differenti fra di loro.
  • Altri lavorano con un solo SongBook, partendo da quello caricato in memoria, e aggiungono titoli sempre lì.

Quando si lavora sul SongBook direttamente sulla tastiera, le modifiche alle impostazioni dei vari elementi agiscono sul SongBook che è attivo in  memoria. Ogni volta che si registra una modifica, questa viene subito memorizzata e non è necessario salvare l’intero file di SongBook ogni volta. Tuttavia, prima di caricare un nuovo file di SongBook, conviene sempre salvare l’intero SongBook attivo, altrimenti si perdono tutte le modifiche applicate.  Anche qui: basta premere Media e, stavolta, selezionare Save. Solo dopo aver creato una copia di salvataggio e di sicurezza, conviene caricare e attivare un diverso SongBook.

Questa possibilità di disporre di più file di SongBook ci torna utile per affrontare il tema del SongBook Editor. Chi trova infatti scomodo lavorare con il SongBook sul proprio arranger, può farlo su PC con la comodità di uno schermo grande e di una tastiera da computer: per costoro, Korg ha rilasciato gratuitamente un programma di utilità scaricabile da qui.

Ma di questo, parleremo un’altra volta.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

22 marzo 2020 at 14:00

Arranger Korg: come rilevare gli accordi in un MIDI file

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Il sistema operativo dei Professional Arranger Korg di ultima generazione nasconde chicche che possono presentarsi utili in numerosi contesti. Ad esempio, forse non tutti sanno che il Sequencer di bordo di Pa4X, Pa1000 e Pa700 include la possibilità di inserire gli accordi in uno Standard MIDI File con uno schiocco di dita.

La funzionalità Detect Chords calcola gli accordi eseguendo la scansione del brano in memoria. Gli accordi sono aggiunti come eventi MIDI nel file stesso e sono successivamente visualizzati nelle pagine Lyrics e Score. Il MIDI file salvato può così essere riutilizzato.

Detect Chords

L’operazione è molto semplice. Una volta caricato un MIDI file nel Sequencer, è sufficiente premere il pulsante Menu, aprire la pagina Song Edit e scegliere Utility. Toccando sullo schermo Execute si avvia l’analisi dell’armonia del brano. Il sistema esamina tutte le tracce del MIDI file, distinguendo le tracce più adatte alla scansione armonica. L’operazione è rapida: dura un paio di secondi. A questo punto è possibile salvare nel brano.

Detect Chords è una funzione nel Sequencer degli arranger Korg

Gli eventi MIDI generati dal Detect Chords sono di tipo Text e, pertanto, se pensate di visualizzare gli accordi su dispositivi diversi, dovete assicurarvi che questi supportino gli eventi Text (nota tecnica: gli eventi MIDI Text sono diversi da Lyrics, questi ultimi sono universalmente gestiti su moltissimi dispositivi).

Detect Chords è comodo, rapido e molto utile.

Tuttavia, potrebbe essere migliorato sotto un aspetto: gli accordi, anche i più semplici, sono sempre interpretati tenendo conto del Bass Inversion. Ad esempio, il Do maggiore suonato con il rivolto e la dominante sulla nota più bassa (Sol-Do-Mi) viene sempre interpretato come Do con basso Sol (e visualizzato come C/G): a dire il vero, in taluni brani, questo rigore di decodifica a tappeto, rischia di dimostrarsi come un eccesso di zelo e non applicabile armonicamente a tutte le situazioni.

In ultimo, dato che l’appetito vien mangiando, sarebbe interessante se Korg potesse arricchire un giorno il Sequencer della possibilità di modificare questi eventi Text degli accordi nella pagina Event Edit. Al momento attuale, chi desidera fare ritocchi mirati, deve utilizzare programmi specifici su PC come, ad esempio, PSRUTI.  

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

12 marzo 2020 at 21:12

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Francia e Italia, un solo distributore Korg

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Non vi è sicuramente sfuggito l’annuncio del due marzo scorso in merito alla cessione del ramo d’azienda di Eko Music Group (le cui radici storiche risalgono al 1959) alla società francese Algam e la conseguente nascita di Algam Eko, nuova realtà italiana che eredita i contratti di concessione distributiva di numerosi marchi di strumenti musicali per il nostro Paese: per limitarci al mondo delle tastiere, parliamo di Nord, Studiologic, Alesis, Akai Professional, Roli e, guarda caso, Korg. Nelle note del comunicato, si fa cenno al fatto che la sede italiana resta negli uffici di recente costruzione a Montelupone, nelle vicinanze di Recanati (AN) e che avevo visitato in occasione dell’intervista a Raffaele Mirabella pubblicata in questo blog nel 2018 (NDA: vi consiglio di leggerla, contiene informazioni interessanti per i suonatori di Professional Arranger).

Algam Eko rimane nella sede di Montelupone

Se qualcuno di voi si stesse chiedendo se questa notizia possa avere un qualche effetto sulla distribuzione dei prodotti Korg sul mercato italiano, allora è bene tenere presente un dettaglio non trascurabile.

La società francese, con sede a Nantes, è il distributore di Korg anche in Francia. Tramite la propria vetrina commerciale (La Boite Noire du Musicien), Algam ha una penetrazione commerciale capillare in tutta la Francia fino al Maghreb, per alcune centinaia di marchi di strumenti musicali.

Ne consegue che, con questa cessione, Algam è diventato un partner privilegiato di Korg: ora controlla il mercato dei suoi prodotti in ben due importanti paesi europei.

Salvo sorprese, non dovremmo vedere grandi trasformazioni se non una accresciuta capacità di acquisto a livello internazionale e una migliore sinergia commerciale. A volte, queste situazioni possono generare una buona ricaduta sui clienti. A volte. Noi speriamo che sia proprio così.

Cogliamo l’occasione per salutare Raffaele Mirabella e tutti i suoi colleghi di Eko Music Group e per augurare loro un futuro luminoso anche dopo questa trasformazione aziendale.

Michel Deuchst di La Boite Noir presenta
il Volume 36 di stili gratuiti
per Korg Pa700, Pa1000 e Pa4X

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

6 marzo 2020 at 21:40

Korg rilascia software 1.5 per Pa700 e Pa1000

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La versione 1.5 del sistema operativo dei Professional Arranger Pa700 e Pa1000 non passerà alla storia come uno degli aggiornamenti più sconvolgenti della storia delle tastiere con accompagnamenti.

Dovrà aspettare chi si aspettava che Korg Italy avrebbe messo mano a questi prodotti per condividere le migliorie introdotte recentemente nell’ammiraglia Pa4X con Next V3. Come, ad esempio, la nuova interfaccia grafica Dark Glimmering, oppure il nuovo algoritmo di compressione dei campioni che offre maggiore spazio agli User Sample, la ridefinizione dei suoni di organo Hammond, la nuova finestra di dialogo della registrazione e così via.

Niente di tutto questo. Chissà, forse vedremo questi aggiornamenti in tempi successivi. Per l’intanto la numerazione dei sistemi operativi Korg torna ad allinearsi per Pa700 e Pa1000 .

Korg Pa700

Ecco le attuali novità, quelle annunciate lo scorso 14 febbraio, in estrema sintesi.

1

Per i soli strumenti di nuova serie con porta HDMI, la pagina di impostazione del Video Out è stata arricchita della funzione opzionale di sincronizzazione (Sync). Questa possibilità potrebbe tornare utile nei casi in cui lo strumento non riesca a sincronizzarsi automaticamente con i monitor esterni: si potrà così procedere manualmente.

2

La seconda novità riguarda la risoluzione di un guasto software che si presentava con l’uso di MIDI file di grandi dimensioni all’interno di una lista Jukebox. Non si correrà più il rischio di interruzione del playback.

3

Korg non si sbottona nei dettagli, ma – nella nota di rilascio della versione 1.5 – annuncia una serie di “miglioramenti generali delle prestazioni”. Chissà.

Conclusioni

Collegamenti:

Concludo segnalandovi la bravura di Athanasios Mouskeftaras: dalla Grecia, ci arriva una sentita interpretazione di Fragile di Sting, suonata su Korg Pa700.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

22 febbraio 2020 at 08:00

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Confrontiamo Yamaha Chord Looper con Korg Chord Sequencer

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Con l’introduzione recente di Chord Looper su PSR-SX900, Yamaha ha potuto colmare un piccolo divario che la separava dagli altri arranger e, in particolare, della serie Korg PA di ultima generazione dove tutti i modelli (Pa700, Pa1000 e Pa4X) offrono il Chord Sequencer. È un’occasione ghiotta per metterli a confronto.

Chiariamo bene, innanzitutto, di che cosa stiamo parlando. Trattasi di una funzionalità che consente di memorizzare una progressione di accordi e di darla in pasto allo stile di accompagnamento in esecuzione: il vantaggio evidente è quello di poter aver entrambe le mani libere per suonare sulla tastiera le parti che si ritengono opportune senza più essere vincolati alla diteggiatura degli accordi in tempo reale per pilotare i pattern dell’arranger. Yamaha utilizza l’espressione mano sinistra virtuale che mi sembra calzante.

Sebbene, entrambi i produttori di strumenti musicali abbiano realizzato un software che funziona a dovere, le due realizzazioni si distinguono per la modalità di configurazione e per gli accessori di contorno: mi spiego meglio.

1 – Registrare una progressione di accordi

La prima cosa da fare è ovviamente registrare gli accordi che si vogliono poi eseguire. Sia PSR-SX900 da una parte, sia Pa700/Pa100/Pa4X dall’altra, si basano sul concetto di registrare gli accordi che si stanno suonando in tempo reale mentre uno stile è in esecuzione.
Tenete altresì presente che il tempo non viene registrato e, pertanto, qualora la sequenza di accordi sia di particolare difficoltà, potete rallentare il metronomo e suonare gli accordi con la calma necessaria.
È delicato tuttavia capire bene il momento in cui il registratore entra in azione, perché talvolta vorrete registrare la sequenza dal vivo, proprio mentre state suonando davanti al pubblico e volete attivare gli accordi registrati per poi liberare entrambe le mani di slancio.

Yamaha
L’avvio della registrazione degli accordi è vincolata al fatto che uno stile è in riproduzione. La funzione Sync Start facilita l’avvio contemporaneo dello stile e della registrazione.

Korg
In aggiunta a quanto valido per Yamaha, si può fare anche ricorso ad uno dei tre switch assegnabili per avviare la registrazione degli accordi nel momento desiderato.

2 – Come avviare la sequenza di accordi

Una volta registrata una sequenza, è possibile richiamarla alla bisogna: questa entra in loop e non cessa fino a quando non si ferma lo stile o non si interrompe la stessa. Gli accordi in esecuzione sono visualizzati sullo schermo, come succede quando si suonano con le proprie mani in tempo reale.

Yamaha
Avviare il Chord Looper durante un Intro non crea alcun rischio: PSR-SX900 aspetta l’inizio della Variation per innescare la sequenza di accordi.
Il tasto Reset non solo riavvia lo stile dall’inizio della Variation, ma anche la progressione degli accordi e questo dettaglio non è per nulla banale.

Korg
Ci sono due diversità rispetto Yamaha.
Non conviene avviare la sequenza durante un Intro: si rischia di trovarsi all’inizio della Variation con un accordo a metà della progressione.
E poi il tasto Reset/Tap Tempo riavvia lo stile, ma interrompe il loop degli accordi.

3 – Come avviare una diversa progressione di accordi al volo

Può essere comodo avere più sequenze a portata di mano: una per la strofa, una per il ritornello e magari un’altra per l’eventuale parte speciale del brano musicale che state eseguendo. Oppure per suonare diverse canzoni che volete eseguire in Medley con lo stesso stile di accompagnamento.

Yamaha
L’arranger PSR-SX900 gestisce fino ad otto diverse sequenze di accordi gestibili sullo schermo touch screen nella pagina Chord Looper: basta toccare una delle otto memorie perché questa sia attivata.

Pagina video di Chord Looper di Yamaha PSR-SX900

Korg
I Professional Arranger invece gestiscono una sola sequenza di accordi per volta.

4 – Eseguire lo stesso giro di accordi su stili diversi in sequenza

Immaginate di avere una progressione di accordi particolari in testa e volete ascoltare al volo come possa funzionare con diversi generi musicali. Oppure immaginate di suonare dal vivo alcuni brani che condividono lo stesso giro di accordi: potreste voler passare da un brano all’altro, cambiando lo stile e mantenendo attiva la scansione armonica con continuità.

Yamaha
È la situazione standard. Funziona proprio così e non è possibile fare diversamente.

Korg
Per difetto, quando cambiate lo stile in un arranger Korg, la sequenza di accordi si perde. Perché la memoria del Chord Sequencer non venga cancellata al cambio di stile e si possa fare quanto descritto qui sopra per Yamaha, occorre modificare una proprietà di sistema nel modo Global.

5 – Importare la progressione originale e integrale degli accordi da una canzone

Quando si tratta di suonare un brano completo, potrebbe tornare utile riutilizzare la sequenza di accordi originale memorizzata in un brano.
Purtroppo, né Yamaha Korg supportano il formato Music XML adottato dalla popolare comunità di iReal Pro, come invece succede con XMURE di Dexibell. Chissà se un domani vedremo questa compatibilità nelle prossime versioni del firmware…

Yamaha
Se disponete dell’adattatore wi-fi e di un iPhone/iPad, potete inviare una sequenza di accordi di un brano audio tramite l’app Chord Tracker.

Korg
Qui è molto più semplice: vi basta avere uno Standard MIDI File (è irrilevante se contenga gli eventi MIDI degli accordi o meno) e Korg è in grado di calcolare e importare gli accordi completi entro il Chord Sequencer. Credetemi, funziona bene. Ovviamente, a patto che il brano contenga tracce suonate con armonia completa.

Pagina video di Chord Sequencer di Korg serie Pa

6 Modificare un solo accordo (o alcuni) di una sequenza

Avete, per esempio, registrato una lunga sequenza di otto misure con sedici cambi di accordo (uno ogni 2/4) e vi rendete conto di voler modificare un accordo alla settima misura. Come fare?

Yamaha
Registrate la progressione da capo.

Korg
Registrate la progressione da capo è sempre una possibilità e, in fondo, è la più rapida.
Altrimenti potete esportare la sequenza di accordi in uno Standard MIDI File grazie alla funzione di Export. Tale MIDI file può essere salvato e riaperto con il Sequencer. Si va a cercare la misura con l’accordo da modificare e si correggono le note dell’accordo. Attenzione: a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, l’Export non genera gli eventi MIDI specifici degli accordi, ma piuttosto le singole note che compongo l’accordo stesso. Salvate il MIDI file e poi reimportatelo nel Chord Sequencer.

7 Come salvare una sequenza di accordi

Qualora si voglia riutilizzare una progressione di accordi appena creata, si dovrà salvare da qualche parte, non credete?

Yamaha
Le otto progressioni possono essere salvate insieme in un file (*.clb) e poi richiamate tutte insieme.
Altrimenti, potete esportare le singole memorie in file *.cld per reimportarle successivamente.

Korg
La soluzione più comoda è salvare la sequenza di accordi in un elemento del SongBook.
In alternativa, è possibile memorizzarla direttamente nello stile, però mi sembra una scelta un po’ troppo invasiva.

E gli altri arranger?

Chord Looper e Chord Sequencer non sono gli unici attori sul mercato che offrono l’esecuzione automatica di progressione degli accordi.
In passato, Roland aveva introdotto Chord Loop presente, ad esempio, su BK-9.
In Casio CT-X5000 sono disponibili 310 pre-regolazioni musicali in cui memorizzare altrettante progressioni di accordi.
Gli arranger Ketron (SD9, SD90 e SD60) includono la modalità Phrase del Launchpad, anche se questa agisce su tutte le tracce MIDI e Audio.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

23 gennaio 2020 at 06:00

Winter NAMM 2020: lo stand Korg

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Nuova Korg EK50 L in prova al Winter NAMM 2020

Nei giorni scorsi, ho dato brevemente spazio alle novità arranger che Korg sta presentando in fiera al Winter NAMM 2020. È avvenuto in occasione della comunicazione che Korg stessa ha rilasciato: i nuovi prodotti arricchiscono l’offerta di questa azienda nel campo degli arranger e lo fa in tre direzioni diverse.

  1. Da una parte c’è la tastiera portatile “modello base” orientata alla music dance e questa si chiama EK 50 L.
  2. Dall’altra, c’è l’arranger workstation destinato a chi cerca di dare vita alle proprie idee musicali, immergendo il proprio processo creativo in uno strumento semplificato e divertente da suonare: e qui siamo con i3.
  3. Il terzo posto dell’annuncio è occupato da un pianoforte digitale con tastiera pesata 88 note e sezione arranger: XE20.

Questa triplice novità è rassicurante per gli appassionati degli arranger. Il ventaglio dell’offerta sul mercato si ampia con tre strumenti di qualità ad un prezzo (si spera) abbordabile. EK-50 L potrà conquistare musicisti in erba e giovani entusiasti che non si accontentano di suoni modesti.  i3 potrà guadagnare nuovi adepti al mondo delle tastiere con accompagnamenti: il suo carattere da workstation permetterà di lavorare sulle composizioni musicali e sulla preparazione delle proprie performance. Attenzione: i3 è portatile, funziona a batterie, ma non ha amplificatori a bordo. XE20 è invece il tipico pianoforte digitale casalingo, ma potrebbe trovare la propria collocazione anche all’interno di scuole di musica e di canto; è un prodotto che, in compagnia a Casio PS-X3000, va a bussare alle porte del mercato dei pianoforti-arranger che, fino a ieri, era dominato da Yamaha e oggi vede apparire nuovi attori competitivi.

Permettetemi una semplice riflessione ora sulla nuova ridondanza dell’offerta Korg. Come sappiamo bene, da molti anni Korg progetta e produce arranger workstation di tutto rispetto: i Professional Arranger oggi giunti alla quarta generazione con Pa4X, Pa700 e Pa1000. Il nuovo annuncio, invece, ci pone di fronte ad un ampio progetto parallelo “partito dal basso”: il capostipite EK50 è uno strumento pensato esplicitamente per essere economico. Mi fermo qui. Auspico che Korg possa mantenere attive le due linee di prodotto in area arranger a lungo. Sono due realtà diverse e meritano entrambe di avere futuro.

I futuri acquirenti dei nuovi prodotti Korg potranno accedere ad un completo pacchetto di software musicale per MAC e PC: Ozone Elements per il mastering basato sull’intelligenza artificiale, Skoove per esercitarsi a migliorare le proprie capacità esecutive sulla tastiera,  Reason Lite di Propellerhead per registrare la propria musica con una DAW. E, per chi possiede un Apple iPad/iPhone, ci sone due app da citare: Korg Module Le è un generatore sonoro virtuale che riproduce i suoni di pianoforte a coda e delle tastiere fra le più diffuse; e poi c’è KORG Gadget 2 Le un’altra DAW, ma in formato app. Insomma, l’acquisto Korg include una cassetta di attrezzi software completa: ci sono tutti gli strumenti essenziali per iniziare a creare la propria musica. Per chi entra in questo mondo, è un’occasione ghiotta.

Il classico caos in fiera: facciamo un giretto allo stand Korg al Winter NAMM 2020

Torneremo sicuramente qui ad approfondire la conoscenza di i3, EK 50 L e XE20.

Avete già letto il resoconto sugli stand Yamaha e Casio al Winter NAMM 2020?

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

17 gennaio 2020 at 22:46

Pubblicato su Korg

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Korg alza il sipario su EK-50 L, XE20/XE20SP e… i3

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L’annuncio di Korg è riportato con chiarezza di dettagli sul portale SM Strumenti Musicali, a cui vi rimando per la lettura delle caratteristiche dei nuovi strumenti. In questa sede, mi limito a condividere con voi alcune brevissime osservazioni in vista di prossimi approfondimenti.

Nuova Korg i3, da non confondere con la mitica workstation degli anni 90

Questi modelli nuovi sono la naturale evoluzione di EK-50, modello economico lanciato nel settembre del 2018: non condividono la piattaforma della serie Professional Arranger. Non è un caso che le specifiche tecniche siano distanti dalla ricchezza e dalla qualità dei contenuti e di Pa4X, Pa1000 e Pa700.

EK-50 L dispone di amplificatori di bordo di superiore potenza rispetto il modello precedente, nell’ottica degli entusiasti alle prese con la musica dance.

i3 si presenta con le sembianze di un arranger workstation: nel nome e nelle forme, ricorda infatti la prima grande ammiraglia di casa Korg, quella mitica i3 che nel 1993 aveva cambiato la storia degli arranger al top di gamma. Ma – in realtà – il nuovo modello nasconde il motore della stessa EK-50 L e, nei contenuti, non ha molto a che fare con l’eredità storica del capostipite i3: questa eredità va oggi cercata nel listino Korg fra i modelli della serie Pa.

Per concludere, XE20 (e la sua variante XE20SP) entra nell’agone dei pianoforti arranger, un segmento di strumenti musicali a tastiera che sembra ravvivarsi dopo anni di stasi.

Dimostrazione di Korg i3

A presto, il Winter NAMM 2020 si avvicina.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

11 gennaio 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Korg Sound Pack Church Organ si estende da Pa4X a Pa1000 e Pa700

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Ritorniamo a parlare del Sound Pack #01 dedicato all’organo liturgico, dopo averne dato notizia ai tempi della prima pubblicazione nel 2016 quando Eko Music Group l’aveva reso disponibile come Add-On gratuito per i possessori di Korg Pa4X. Lo facciamo oggi per due ragioni essenziali: la prima è dare notizia che il pack è stato incluso nella V3 NEXT dell’arranger al top di gamma di casa Korg; la seconda è che, a brevissimo, sarà scaricabile gratuitamente anche dai possessori di arranger medi Pa1000 e Pa700. Ringrazio Raffaele Mirabella di Eko Music Group per avermi dato la possibilità di testare il pack in anteprima su Pa700 e così ho potuto studiarlo e provarlo di persona.

Korg Pa700 con Sound Pack #01 Church Organ

Caratteristiche tecniche

Il pacchetto include 60 suoni e 40 keyboard set. La dotazione è quindi ricca di contenuti e agevola numerose variazioni, laddove i suoni preset erano alquanto avari limitandosi a qualche ripieno a canne spiegate e un paio di variazione di registri di flauto. Qui invece le possibilità abbondano. La cartella ChurchOrgansPack01.set contiene 92MB di campioni PCM. Una volta caricata a sistema, l’arranger Korg visualizza i nuovi suoni nelle prime otto pagine (da P1 a P8) del banco Sound1 sotto l’area USER. I MIDI Program Change sono associati alla posizione 121 (MSB), 064 (LSB) e uno specifico numero di programma da 000 a 061 per ciascun suono (alcuni programmi sono vuoti). I keyboard set sono invece inseriti sul banco User 3.

Simulare l’organo a canne su un arranger Korg

Tutti i suoni sono sensibili alla dinamica, sebbene non sia un concetto nativo nell’organo a canne classico originale: tuttavia, tale scelta sembra rispondere ad un’esigenza espressiva a cui un tastierista digitale al giorno d’oggi fatica a rinunciare. L’organista classico dovrà però prestare attenzione: la macchina-organo della cattedrale esprime sempre lo stesso volume sonoro alla pressione del tasto, mentre la stessa cosa non succede qui su un arranger Korg: chi preferisce evitare, potrà agire sul parametro globale Velocity Curve impostando il valore Fixed per eliminare del tutto la sensibilità alla dinamica. Il tocco è per l’organista un aspetto importante: i 61 tasti leggeri di Pa700 si prestano bene ad esprimere lo staccato, mentre ho rilevato qualche difficoltà con il legato, specialmente nell’uso del pollice; presumo che lo stesso inconveniente non si verifichi sui tasti semi-pesati di Pa1000 e Pa4X. Non ho riscontrato invece complicazione alcuna ad applicare la tipica tecnica organistica di sostituzione delle dita.

I timbri a disposizione

La maggioranza dei campioni riprende i suoni espressi da canne a otto e sedici piedi. Sono presenti anche suoni basati su canne a quattro piedi per l’ottava superiore, ma – in questi casi – i timbri sono sempre combinati con altre canne riferite ad ottave inferiori. Sono rappresentati i registri di tutte le famiglie organistiche fondamentali: ad anima, ad ancia, di mutazione, oscillanti e violeggianti. Il registro più diffuso è ovviamente il Principale che è presente con sette variazioni; altre volte appare unito ad altri registri sfruttando i due oscillatori associabili ad un Multisample. Da questo dettaglio, si evince il motivo per cui il numero di campioni nel pack è superiore a quello dei Multisample: alcuni campioni sono infatti associati al secondo oscillatore, e mai da soli. I registri di flauto sono presenti in cinque variazioni oltre ad apparire in unione a campioni diversi in altri suoni. Abbondano Bordoni, Ripieni, Plenum, fondi e ance. Non mancano un paio di Harmonium e di Double II. Sono presenti invece con una sola variazione: Camoscio, Gedakt e Krummhorn per i registri ad anima; Bombard, Dulziana, Regale, Tromboncino, Trompete e Vox Humana per i registri ad ancia; Celeste e Unda Maris per gli oscillanti; Quintone e Salicionale per i violeggianti. C’è persino una voce di Subbasso, solitamente associata alla pedaliera dell’organo: e questo aspetto ci porta a menzionare la possibilità/necessità di collegare una pedaliera MIDI esterna, cosa che non ho potuto testare di persona; l’argomento richiede una ricerca ad hoc e un approfondimento e, magari, tornerò sulla materia in una prossima occasione. Il primo campione della lista è il classico Bordone 8’ ed è invitante perché, nella sua nitidezza e spazialità, mi ha rapito consentendomi di riprodurre brani meditativi di lunga memoria storica. Mentre vi segnalo la presenza del tremolo applicato a registri di Flute, Gedakt e Fondi, devo evidenziare che, in alcuni suoni, è possibile aggiungere il vibrato agendo sul Joystick. Purtroppo, al rilascio dello stesso, il vibrato si ferma. Per gli effetti, i suoni si appoggiano essenzialmente sul riverbero specifico degli organi (O-Verb) con l’aggiunta di una coloritura di Ensemble per dare profondità tridimensionale alla diffusione sonora.

I Keyboard Set

La composizione dei 40 Keyboard Set suggerisce le più appropriate sovrapposizione dei suoni. In molte occasioni, i layer sono pronti all’uso ancorché “dormienti”: è sufficiente attivare le voci Upper2 e/o Upper3 per ottenere impasti sonori di particolare effetto. Questa comodità non previene la possibilità creativa e gli organisti più capaci ed esperti possono ignorare bellamente i set predisposti e crearne di personali, adatti al proprio estro e alla propria sensibilità musicale. Se vi è un aspetto migliorabile nei set proposti è quello di non aver mai assegnato i suoni di questo Pack alla voce Low, trascurando quindi la possibilità di simulare l’utilizzo contemporaneo di due manuali o della pedaliera su una tastiera sola: anche qui, ogni organista potrà farlo liberamente creando Keyboard Set a preferenza.

In conclusione

I punti di forza di questo pack sono nella qualità generale dei campioni e nella varietà dei registri proposti. Onestamente, alcuni timbri suonano in modo più efficace di altri, ma è indubbio che la presenza di questo pacchetto gratuito aumenta il valore degli arranger Korg rendendoli strumenti più completi e pronti all’uso sia nell’ambito liturgico sia in situazioni diverse e meno prevedibili. È un gradito regalo da parte di Eko Music Group, giacché estende le possibilità dello strumento, prolungandogli il corso di utilizzo nel tempo. Eventuali limiti sono da ricercare nel fatto oggettivo che gli arranger Korg non nascono per essere specificamente organi liturgici: ma l’assenza di un secondo manuale e della pedaliera potrebbe risolta con l’uso dello Split o addirittura con l’accoppiamento di due tastiere su supporto doppio e il collegamento di una pedaliera MIDI esterna. Se usato dal vivo, servirà poi un sistema di amplificazione possente e in grado di riprodurre fedelmente lo spettro complesso del suono delle canne d’organo.

Ci sono comunque numerosi contesti dove questo pack può essere efficace usando l’arranger portatile così come è. Ad esempio, l’idea di utilizzare un Professional Arranger Korg garantisce la possibilità di esercitarsi a casa su timbri realistici prima di recarsi a suonare l’organo a canne autentico in cattedrale. A volte una marcia nuziale o una suonata d’organo si rende necessaria all’ingresso degli sposi al ristorante, altre volte l’esecuzione di una toccata e fuga può essere incisiva in locali pubblici. E una tastiera portatile è l’ideale quando si tratta di accompagnare un coro per le prove (o dal vivo) in un ambiente non attrezzato. Ci sono poi ambienti extra-ecclesiastici che possono richiedere il ricorso a timbri d’organo classici: cerimonie laiche, commemorazioni, concerti all’aperto e saggi. Alcuni generi musicali (gotici, dark, barocchi e progressive) non disdegnano l’uso di ripieni e di altri registri d’organo per dare drammaticità alla propria performance. Non trascurerei l’uso di questi suoni anche per sottofondi meditativi o anche solo rilassanti. Dulcis in fundo, questi suoni possono essere preziosi anche nella produzione di colonne sonore. Non sarebbe la prima volta: mi viene in mente, ad esempio, la celebre scena di The Commitments dove l’organo a canne si presta ad improvvisare una simpatica discussione sulle liriche e sulle note di A Whiter Shade of Pale; oppure la serie Netflix dei Peaky Blinders dove, prima dell’omicidio di un fabbro irlandese, ascoltiamo la voce struggente di Johnny Cash cantare Danny Boy accompagnato dal più classico degli organi liturgici.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

8 gennaio 2020 at 06:00

Il panorama delle tastiere arranger del 2019

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Rieccoci qua, a fine anno: tiriamo insieme le somme e rivediamo la cronaca del 2019 per quanto compete il mercato degli arranger.

Ammiraglie

Il 2019 è stato un anno di assestamento nell’area degli arranger di lusso e l’unica novità hardware riguarda l’annuncio dei Clavinova CVP-800, realizzati incorporando il motore di Yamaha Genos all’interno di un pianoforte digitale con mobile e finiture di pregio. Genos stessa continua la propria sfida contro Korg Pa4X, mentre la triade Ketron (SD9, SD60 e SD90) persevera nella propria caccia a favore di professionisti interessati a disporre di macchine disegnate su misura per le serate dal vivo. Pa4X ha ottenuto un aggiornamento importante nel mese di marzo con il rilascio della versione 3.0 denominata Next, i cui aspetti più evidenti riguardavano la nuova interfaccia video (Dark Glimmering) e il raddoppio della memoria per i campioni personali (3GB lineari). Da parte sua, Genos ha ricevuto ben due aggiornamenti vistosi del software (1.40 a luglio e 2.0 a novembre): anche qui raddoppio della memoria a 3GB, presenza del Superior Pack e molto altro ancora. Anche Ketron non è rimasta a guardare e ha provveduto al rilascio del Pack Audya Styles nei mesi estivi e della versione 2.0.3 in autunno, il tutto a favore dei suoi tre prodotti di punta.

Yamaha Clavinova serie CVP-800

Arranger medi

Dopo un 2018 tranquillo, la terra di mezzo degli arranger workstation è stata movimentata da importanti annunci. Il primo riguarda l’ingresso di PSR-SX700 e PSR-SX900 sul mercato con cui Yamaha offre l’esperienza utente innovativa di Genos anche nella serie PSR. Non è un aspetto banale, dato che – oltre alla nuova usabilità su touch screen – i modelli PSR hanno potuto colmare il gap che li distanziava dalla concorrenza, grazie all’introduzione del registratore MP3, quattro parti da suonare in tempo reale (Right 1-2-3 + Lower), il reset del tempo durante l’esecuzione di uno Style, il chord looper e una memoria interna generosa che spazia da 1GB a 4GB. Dobbiamo poi registrare l’ingresso di un nuovo produttore di arranger: si chiama Cavagnolo, proviene dalla Francia e con Air Symphony ha presentato il suo primo box arranger, associabile ad un tablet e disegnato su misura dei fisarmonicisti. In quest’area, continua a giocare un ruolo da protagonista anche Korg che, con Pa700 e Pa1000, presenta ai musicisti gran parte del concentrato di tecnologia musicale di Pa4X; nella seconda parte dell’anno, Korg ha rinnovato questi due modelli intervenendo a livello hardware: uscita HDMI al posto di RCA e nuova batteria clock. Tali novità hanno comportato un aggiornamento del sistema operativo (V1.4 per Pa700 e V1.3.1 per Pa1000: due numeri diversi a parità di contenuto).

Pagina degli stili di Cavagnolo Air Symphony

Apri-pista

Tre sono le novità più importanti nel segmento di primo ingresso, dove si scatena il numero più elevato di attori fra chi produce strumenti musicali. Al Winter NAMM di gennaio 2019, Yamaha aveva annunciato PSR-E360, l’ennesima variazione della tastiera ideale per principianti. Casio invece si è segnalata per due annunci: Privia PX-S3000 è un pianoforte digitale smilzo nelle forme, ma eredita buona parte dei progressi raggiunti nella serie CT-X (generatore sonoro AiX e rinnovato parco stili) e nuova serie Casiotone, che è composta da tre modelli fra cui spicca CTS-300 grazie alla presenza di tasti dinamici.

Nuovi modelli Casiotone nel 2019

Prossimamente: il rapporto del blog Tastiere Arranger

Saremo di nuovo qui molto presto: ci faremo gli auguri per l’anno nuovo, in occasione della pubblicazione del rapporto annuale 2019 del blog Tastiere Arranger.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

31 dicembre 2019 at 09:00