Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Archive for the ‘Korg’ Category

Believe in Music 2021: terza giornata di fiera virtuale

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Eccomi qui di nuovo per raccontarvi delle mie visite telematiche presso la fiera invernale del NAMM 2021. Oggi ho scoperto che la piattaforma web di Believe in Music resterà aperta fino al 28 febbraio prossimo. Sarà quindi possibile rivedere tutti i video dimostrativi e le testimonianze fino ad allora. Bene! Per la cronaca, molti video che vi ho segnalato sono già disponibili su YouTube. Per cui, potete cercarli anche lì.

Diamo la priorità all’unico arranger di cui ho sentito parlare al NAMM oggi. La serata comincia infatti con lo stand virtuale di Yamaha dove rivedo per la terza volta Gabriel Aldort. Questa volta la sua simpatia travolgente è tutta dedicata a PSR-E373, tastiera entry-level recentemente annunciata al mercato. È uno strumento di cui vi ho già parlato: ricordate?

Luciano Minetti è un entusiasta musicista oltre che un talentuoso pianista. A lui si è affidata Korg USA per la presentazione dei nuovi pianoforti digitali della serie LP380 U. È una “linea di pianoforti digitali pensati per la casa, lo studio, la didattica e gli appassionati”. Esteticamente non sono affatto male e il suono rispetta la tradizione del marchio Korg.

Vale sempre la pena assistere alle dimostrazioni di Ralph Schink con il suo inglese dallo spiccato accento teutonico. La sua bravura musicale non si discute, sin dai tempi di Roland Europe e fino ad oggi. Il contributo che ho seguito stasera riguardava il pianoforte da palco Dexibell VIVO S7 PRO. Personalmente, in questa fiera, sono in attesa di un video su XMURE, l’arranger del futuro made in Dexibell.

Ecco un’altra azienda italiana a Believe in Music 2021! Si tratta di Viscount e la presentazione è tenuta dal direttore vendite Enzo Tabone. Si sente la sua voce in italiano in sottofondo, mentre un doppiatore riporta il suo discorso in inglese (che effetto sentire pronunciare Viscount all’americana, una specie di “vai caund”). Il nuovo pianoforte da palco Legend ’70s introduce il concetto di pianoforte modulare ed espandibile fisicamente secondo le proprie esigenze musicali.

Finisco la serata con le lacrime di commozione: Benmont Tench racconta la storia della sua vita artistica e musicale. Vi confesso che Benmont è uno dei pianisti e tastieristi da me preferiti, sin dal giorno in cui sono rimasto incantato a vederlo suonare con Tom Petty and the Heartbreakers in un fulminante concerto a Torino (era il 13 settembre 1987, ma quanto tempo è passato?).

A domani, la fiera virtuale continua!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 gennaio 2021 at 23:02

Believe in Music 2021: seconda giornata di fiera virtuale

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L’esperienza del Believe in Music continua. Pullulano le presentazioni da vari stand virtuali e, dopo le segnalazioni di ieri, eccomi qui a riportarvi altri contributi più che interessanti e provenienti da Believe in Music. Il nuovo NAMM in streaming ha aperto le danze lunedì 19 e andrà avanti fino a venerdì 22. Buona musica!

Roland ha sin da subito catturato la mia attenzione grazie ad un filmato trasmesso di fronte al lago di Hamamatsu, la città giapponese dove hanno la propria sede tre grandi produttori di strumenti musicali Roland, Yamaha e Kawai. Qui il pianista Miyuji Kaneko si è esibito con un pianoforte a coda Roland Facet dalle forme avveniristiche.

Travolgente l’inizio del video in cui Casio ha ri-presentato il valore e la qualità della serie di arranger CT-X. Ancora una volta Mike Martin e Rich Formidoni hanno ripercorso il contenuto musicale di questi prodotti di sicuro interesse. Personalmente, serbo un buon ricordo di CT-X5000 quando avevo avuto l’occasione di provarlo di persona un paio d’anni fa.

Il fuso orario californiano ha giocato a mia favore e nella serata di oggi martedì 19 ho potuto seguire diversi filmati, fra cui quello in cui dallo stand virtuale Korg ho avuto modo di assistere alla contemporanea dimostrazione di Nautilus e Kronos da parte di Luciano Minetti e James Saveja. Spettacolari.

A seguire, mi sono soffermato con una vecchia conoscenza per noi appassionati suonatori di arranger. Ralph Schink è qui con il nuovo pianoforte Dexibell della serie Vivo H10.

Ieri mi ero perso il primo collegamento virtuale da Casio in cui l’iperattiva coppia Martin & Formidoni si era dedicata al richiamo della caratteristiche principali del pianoforte CDP-S350 dotato di una piccola sezione arranger.

La lunga serata è terminata in gloria assistendo alla giocosa e divertente presentazione di Yamaha EZ-300. È evidente che Gabriel Aldort si è divertito un sacco nel corso di questo filmato. Certo si tratta di un piccolo prodotto, un giocattolo per bambini con i tasti che si illuminano. Ma i suoni sono superiori alla categoria di questa tastierina.

Quanta roba, ragazzi. A domani!

Compatibilità stili per arranger Korg

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Oggi tentiamo di fare chiarezza sulla conformità degli stili Korg. Pubblichiamo una tabella di compatibilità che possa orientare i suonatori di questi arranger, nella comprensione di come espandere gli stili di accompagnamento accedendo alle risorse di altri modelli compatibili oppure a volumi di stili gratuiti pubblicati da Korg stessa negli anni.

Korg Pa50
Pa50 (2004), modello spartiacque fra due stirpi di arranger workstation Korg

Gli arranger Korg possono caricare gli stili di fabbrica di un altro modello, purché precedente: in altre parole, gli ultimi modelli possono caricare gli stili di tutta la produzione pregressa dal 1993. Tale compatibilità è unidirezionale: un modello della serie Professional Arranger non può caricare gli stili di fabbrica destinati a generazione di modelli successivi.

Questa regola vale per gli stili preset ma ha un impatto sugli stili che Korg pubblica gratuitamente sulla pagina BonusWare del sito ufficiale (rilanciata nel web dal distributore nazionale AlgamEko) dove esiste un concetto analogo di compatibilità selettiva.

Da qualche anno, occorre poi prestare attenzione a quale filone parallelo di arranger appartiene lo strumento: Made in Italy o Made in Asia? Sembra infatti che i nuovi modelli progettati e realizzati dalla casa madre in Giappone (come EK-50 e la nuova i3), dopo aver preso le mosse da Pa50, facciano un mondo a sé, distinto dai Professional Arranger più blasonati. Infatti, hanno una pagina Bonus Style separata, per conto proprio. E, fra di loro, la compatibilità è multidirezionale.

Tabella di compatibilità

Questa tabella è stata costruita analizzando i risultati della selezione disponibile nella pagina web BonusWare: dopo aver impostato il modello, la pagina ufficial Korg elenca quali siano le risorse gratuite compatibili. Alcune cartelle di stili provengono dalle risorse di fabbrica di altri modelli, altre cartelle sono relative a stili prodotti successivamente da Korg. Tali cartelle sono eterogenee e qui elenchiamo solo quelle pubblicate con cadenza regolare e raggruppate secondo una sequenza numerata dal Volume 1 fino al Volume 42.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 gennaio 2021 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Gli arranger lanciati sul mercato nel 2020

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L’epidemia globale del 2020 ha influito sulle strategie commerciali dell’industria degli strumenti musicali, causando il rinvio del lancio di alcuni nuovi prodotti a tempi migliori. Nonostante ciò, il 2020 è stato comunque testimone dell’uscita di ben sei nuove tastiere arranger, tre a testa per Yamaha e Korg, nella fascia dei modelli base sotto i 1000 euro. Sono rimaste immobili, senza novità, le classi degli arranger medi e delle ammiraglie di tutti i produttori.

1. Yamaha PSR-SX600 (675 euro)

A questo nuovo arranger ho dedicato parecchio spazio negli ultimi mesi: commentando il lancio, approfondendo la materia successivamente, fino alla recensione analitica pubblicata dopo aver provato lo strumento di persona. La mia sensazione d’uso è stata positiva. Il mix composto da prezzo conveniente, qualità eccellente di suoni, varietà di stili e presenza di nuove caratteristiche innovative rende PSR-SX600 un prodotto equilibrato e interessante. I tasti sono molto leggeri ma, questo si sa, fa parte del gioco in questa fascia di prezzo. L’uscita sul mercato di modelli come Yamaha PSR-SX600 mi rincuora: rappresenta l’evidenza di come le grandi aziende continuino ad investire negli arranger, la cui evoluzione tecnologica sembra non finire mai. Un buon segno di freschezza e di continuità per il futuro!

Yamaha PSR-SX600

2. Korg EK-50 L (509 euro)

Chi avrebbe mai detto che Korg sarebbe scesa nell’agone degli arranger economici? Lo ha fatto nel 2019 con EK-50 provvedendo, a breve termine, ad un successivo aggiornamento hardware e software nel 2020: EK-50 L (Limitless). Come gli altri modelli Korg usciti nell’anno (e che commentiamo qui sotto) siamo nell’alveo dei discendenti di Pa50, dopo che quel progetto e quella tecnologia erano stati trasferiti (anni orsono) da Korg Italy alla casa madre giapponese. Ora anche Korg cerca di conquistare nuovi clienti puntando al mercato dei musicisti esordienti e degli appassionati che si esercitano suonando entro le mura di casa. Per saperne di più su EK-50 L, vi consiglio la lettura del redazionale di SM Strumenti Musicali dedicato ai prodotti Korg presentati al Winter NAMM 2020.

3. Korg i3 2020 (499 euro)

Prima o poi perdonerò Korg per aver assegnato a questo nuovo prodotto – economico e rivolto a giovani appassionati – lo stesso grande nome di quella i3 che, nel 1993 aveva cambiato la storia degli arranger. Io stesso, proprio in quegli anni, avevo prosciugato le mie finanze per acquistare il modello originario di Korg i3, considerato all’epoca un rivoluzionario non plus ultra. Ora, ovviamente, il nuovo modello riguarda tutta un’altra storia. D’altro canto, il prodotto omonimo non merita di essere penalizzato da un confronto storico improbo: è comunque un modello interessante e ha il suo perché alle porte degli anni Venti. Nel mio test su SM Strumenti Musicali ne ho raccontato tutte le qualità, dopo averla provata a fondo. Il concetto di questo arranger workstation potrebbe attrarre le nuove generazioni di music producer alla ricerca di hardware originale, leggero e portatile.

Korg i3

4. Yamaha PSR-EW310 (319 euro)

Con il quarto modello nuovo dell’anno, torniamo in casa Yamaha. Da alcuni anni, sono sempre più stupito della qualità diffusa sui prodotti di primo ingresso. I principianti delle tastiere di oggi possono accedere a strumenti il cui contenuto tecnologico e musicale era presente su modelli che costavano n volte tanto qualche anno fa. Ve le sareste mai immaginate le voci Super Articulation a questo livello di prezzo? Occhio, però: la qualità costruttiva è sempre quella adeguata alla categoria, non può essere diversamente, altrimenti addio ai prezzi accessibili a tutti. PSR-EW310 introduce rilevanti novità per il segmento e rappresenta un importante passo in avanti a favore dei musicisti esordienti: vi consiglio la lettura del commento al lancio e, soprattutto, del focus di approfondimento.

Yamaha PSR-EW310

5. Yamaha PSR-E373 (229 euro)

Per questo strumento valgono le stesse considerazioni di PSR-EW310, visto che corrisponde in tutto tranne le dimensioni, il peso e il numero di tasti (61 contro 76). Fra i due, PSR-E373 vince dal punto di vista della portabilità.

6. Korg XE-20 (899 euro)

Chiudiamo la sfilata delle novità dell’anno con un pianoforte arranger. Da anni, alcuni lettori di questo blog lamentavano il fatto che un bel prodotto come il pianoforte Korg Havian 30 non avesse avuto un successore. Ci ha pensato ora Korg, anche se XE20 appartiene ad un segmento inferiore rispetto Havian 30, ereditando solo in parte il valido patrimonio di suoni e stili della famiglia dei Professional Arranger. Il motore interno è lo stesso di EK50 L di cui sopra. Il mercato dei pianoforti digitali sotto i 1000 euro è molto agguerrito e la comparsa di Korg rende la competizione ancora più accesa. Che vinca il migliore.

Korg XE-20

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

29 dicembre 2020 at 16:24

Pubblicato su Korg, Yamaha

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Misuriamo Korg Pa700 (accanto a Pa1000)

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Il livello di attenzione che ha determinato il precedente confronto tra Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 ha inevitabilmente stimolato lo studio e la pubblicazione di un’altra analisi tecnica comparativa: quella fra Pa700 e Pa1000, i due modelli equivalenti e contrapposti da Korg.

Nel precedente raffronto tra fratelli Yamaha, erano emersi tanti piccoli grandi dettagli di discostamento, al punto che – per dipanare la matassa – avevo optato per una gerarchizzazione delle differenze enfatizzando quelle più importanti e gradualmente scendendo a quelle marginali o addirittura insignificanti.

Confronto evidenziando le differenze

Oggi tento qui di ripetere lo stesso esercizio: la scelta fra i due arranger si presenta come un vero grattacapo inducendo i potenziali acquirenti a concentrarsi esclusivamente sui 700 euro che, all’incirca, distanziano il prezzo dei due arranger Korg.

Ma, entrando nel merito, preferisco valutare gli strumenti oggettivamente, rimandando i discorsi sul prezzo alle vostre personali valutazioni finanziarie.

Se qualcuno di voi è determinato ad acquistare uno fra i due arranger Korg ed è ancora indeciso fra i due, suggerisco di leggere la rassegna che segue. In base alle vostre priorità, troverete una o più caratteristiche esclusive di Pa1000 alle quali preferite non rinunciare. Se questo è il caso, allora Pa1000 fa per voi. Altrimenti, non temete e sappiate che Pa700 è comunque una scelta più che apprezzabile e giammai un ripiego.

Il processore vocale (TC Helicon) e il controllo evoluto dell’Audio In

Se cantate dal vivo o accompagnate un/una cantante, capita a fagiolo la presenza del processore vocale integrato nel vostro strumento. Pa1000 include il mitico TC Helicon e il suo set di comandi fisici aggiuntivi a pannello: Volume, Volume FX, Preset Mute. Gli effetti di armonizzatore vocale che TC Helicon vi permette di fare sono incommensurabili. Da parte sua, potete sempre collegare un microfono all’ingresso Audio In anche su Pa700 e sfruttarne gli effetti preset, ma non avrete nessuna armonizzazione del canto.

Chord Scan

Le possibilità di configurazione dell’area di riconoscimento degli accordi sono quattro su Pa1000: a sinistra dello split, a destra dello split, su tutta l’estensione della tastiera e nessun riconoscimento degli accordi. Pa700 ha solo due opzioni: il riconoscimento degli accordi avviene a sinistra del punto di split oppure su tutta l’estensione della tastiera. Inoltre, Pa1000 ha due pulsanti fisici (UPPER e LOWER) per la configurazione immediata della zona di riconoscimento degli accordi, mentre Pa700 avviene tutto navigando sul touch screen.

Memoria del campionatore

Ora se siete i tipi che usano prevalentemente i timbri preset, allora i 256 MB lineari di Pa700 sono più che abbondanti (ne farete mai uso?). Al contrario, se il campionatore è il vostro strumento quotidiano per espandere i suoni dello strumento, allora i 600 MB lineari di Pa1000 vi potrebbero fare gola.

Amplificatori

La potenza sonora di Pa1000 è resa possibile con due altoparlanti da 33W ciascuno, con woofer da 100 mm con Bass Reflex e tweeter a cupola a 25 mm. Pa700 ha un sistema di amplificazione 2 x 25W con speaker a cono e Bass Reflex. Insomma, Pa1000 ha molta più potenza sui diffusori e si può evitare di sovraccaricarli quando lo si usa in pubblico o con altri musicisti. Per onestà di informazione, seppur inferiori, mi troverei in difficoltà a criticare la qualità degli speaker di Pa700 dato che si difendono molto bene.

Display

Per quanti hanno problemi di vista o torcicollo, Pa1000 propone uno schermo con inclinazione regolabile manualmente, mentre quello di Pa700 è fisso.

Doppio player

Solo Pa1000 offre il doppio sequencer audio/MIDI con cursore X-Fader di controllo. Se siete abituati a gestire DJ Set con le basi, potrebbe essere un attrezzo utile. Altrimenti, non serve.

Numero di stili: 430 vs 370

Pur disponendo di un repertorio inferiore, Pa700 può essere arricchita con qualche centinaio di stili scaricabili gratuitamente da Bonus Ware. D’altro canto, i 60 stili preset nuovi di Pa1000 potrebbero essere molto interessanti per qualcuno, a prescindere. Personalmente, non ritengo che questo divario possa fare la differenza.

Numero di suoni: 1750 vs 1700

Pa1000 si presenta con oltre 1750 Factory Sound, inclusi due pianoforti stereo Multilayer con Damper e Body Resonance, GM/XG Sound Set e 107 Drum Kit. Pa700 ha 50 Factory Sound in meno e uno solo dei due pianoforti stereo. Per il resto, i due strumenti si equivalgono e difficilmente qualcuno potrebbe percepire una qualsiasi differenza. Insomma, come per il repertorio di stili, dubito che la tavolozza sonora possa essere da sola l’ago della bilancia nella scelta fra i due strumenti.

USB-to-device

Pa1000 ha due ingressi per le memorie flash USB: una comoda e frontale sul pannello e una sul retro dello strumento. Pa700 ha un solo ingresso sul retro. Mi sembra una differenza marginale. Del resto, entrambi i modelli dispongono di un disco interno di 960MB e possono essere estesi con l’installazione di una scheda MicroSD di 2GB (non ci sono ragioni per non farlo). Di più: la connessione USB tramite cavo è così immediata da rendere meno indispensabile l’uso delle memorie flash USB per il trasferimento dati da PC e viceversa.

Pannello pulsanti

Pa1000 ha un numero impressionante di pulsanti fisici a pannello, molto più vasto rispetto Pa700 su cui si fa maggior ricorso maggiore al touch screen: ad esempio, Pa1000 offre pulsanti per l’accesso alle categorie degli stili, Bass Inversion e, naturalmente, il controllo di TC Helicon. È interessante la presenza su Pa700 del pulsante Accomp. che disattiva tutte le tracce dello stile eccetto le percussioni; la stessa cosa su Pa1000 si fa con i pulsanti del Chord Scan. Un numero inferiori di pulsanti potrebbe intimorire di meno chi si approccia al mondo dei Professional Arranger Korg per la prima volta.

Peso e dimensioni

Le dimensioni sono pressoché identiche e solo il peso varia fra i due strumenti: 10.75kg contro 9.90kg. Nemmeno un chilo di differenza, ma per chi trasporta lo strumento spesso, questo piccolo dettaglio potrebbe avere il suo perché.

La qualità dei tasti

Questo è l’aspetto più controverso del confronto: spesso la scelta di uno strumento deriva dal feeling delle proprie dita sui tasti. Per questo porrei questo parametro in cima ai parametri di scelta. Da una parte, Pa700 si presenta con semplicità con 61 tasti dinamici molto (ma molto) leggeri per la categoria. Dall’altra, Pa1000 si presenta con altrettanti tasti dinamici ma, sulla carta, gioca la carta dell’Aftertouch e del fatto di essere semi pesati (almeno, così recita Korg). Tuttavia, sono in difficoltà ad esprimere una valutazione entusiasta a favore dei tasti di Pa1000, giacché la loro qualità è di gran inferiore all’ammiraglia Pa4X e anche di modelli del passato come Pa800. Insomma, in questi termini di incertezza, vale sempre la vecchia regola: provate con le vostre mani e decidete con la vostra testa.

Conclusioni

Quello che non ho citato coincide. Di più, entrambi gli strumenti condividono la medesima proprietà sonora: non ci sono differenze di suono in termini qualitativi (rumore residuo, rapporto s/n, dinamica ecc.). La scelta è quindi dettata da tendenze personali in merito all’elenco delle caratteristiche di cui qui sopra. Se ci sono attributi di Pa1000 a cui non potete assolutamente rinunciare, allora avete già deciso: Pa1000 è per voi. Ma se invece appartenete alla fascia di tastieristi che non hanno bisogno delle possibilità operative e delle risorse del modello superiore, perché insistere? Solitamente i classici appassionati di arranger hanno già abbondanti risorse musicali con Pa700. In definitiva, per costoro, la scelta di Pa700 consente di portarsi a casa un valido strumento che non sfigura affatto di fronte al modello superiore.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

17 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Stili gratuiti per Korg EK-50 e EK-50 L

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Nella prima settimana di novembre 2020, Korg ha rilasciato una notevole estensione di stili gratuiti a favore di EK-50 e EK-50 Limitless, i due arranger economici di produzione giapponese.

Nell’annuncio ufficiale non sono stati citati gli altri arranger della stessa famiglia (i3 e XE-20) ma, data la condivisione della stessa architettura, non possiamo escludere a priori che questi stili non possano essere compatibili anche con questi modelli.

L’annuncio riportato sul sito ufficiale menziona un totale di 175 stili. La disponibilità di abbondanti risorse gratuite è sempre una buona notizia ma, entrando nel merito, l’entusiasmo potrebbe essere ridimensionato.

Arranger Korg entry level

C’è qualcosa di interessante

  • Piano Styles. Due banchi User sono dedicati ad accompagnamenti pianistici per un totale di 26 stili. Suonare un arranger con la sola traccia degli arpeggi del piano è una tecnica molto interessante: ci sono diversi contesti musicali dove la performance può essere efficace. Trattasi di risorse prodotte da Korg stessa e la qualità si sente.
  • Dance Styles. Un banco di vivaci (seppur convenzionali) otto stili dance è stato prodotto da Sound Company.

E qualcosa di meno interessante (per noi)

Gli altri banchi sono prodotti dalla tedesca Musik Meyer ed è inevitabile che le tendenze di suoni, stili e repertorio potranno piacere prevalentemente a tedeschi, austriaci e altoatesini.

  • Due banchi User per un totale di 25 stili sono dedicati al repertorio tradizionale Schlager (German Styles).
  • Un banco User di 16 stili è dedicato alla musica dance (Party Hits), ma anche questa ispirata a gusti musicali germanici.
  • Seguono tre banchi User Mixed Styles per un totale di 42 stili di repertorio vario.
  • La musica che segue è destinata agli appassionati della musica dell’Anatolia (Turkish Styles). Sono tre banchi User per un totale di 48 stili di accompagnamento.

Chiude la rassegna un banco dedicato al J-Pop:

  • Japanese Styles. La musica moderna del Sol Levante è la protagonista di questo banco User composto da 10 stili prodotti da Korg stessa.

Il link ufficiale è Bonus Styles per EK-50 e EK-50 L.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

11 novembre 2020 at 06:00

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Korg i3: il mio test su SM Strumenti Musicali

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Grazie alla disponibilità di Algam Eko, distributore nazionale dei prodotti Korg, nelle scorse settimane ho potuto provare di persona il nuovo arranger giapponese.

Il nuovo modello ha lo stesso nome della gloriosa i3, ma è decisamente un’altra cosa. Credo che questa nuova tastiera potrà risultare accattivante ai musicisti delle nuove generazioni, attraendo inedite schiere di adepti al pianeta arranger e ai prodotti Korg. Difficilmente però potrà convincere i possessori di un modello Korg della serie Pa ad abbandonare la categoria dei Professional Arranger (fatta eccezione per chi oggi suona ancora Pa80, Pa50 e MicroArranger).

La nuova Korg i3 è comunque un prodotto stuzzicante e moderno. Forse troppo impegnativo per principianti alle prime armi, ma sicuramente interessante per giovani musicisti alla ricerca di uno strumento essenziale che permetta di entrare nell’affascinante mondo delle tastiere digitali.

Ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali. Buona lettura!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

12 ottobre 2020 at 07:57

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Volume 41 e 42: una boccata d’aria fresca per Korg Pa4X, Pa1000 e Pa700

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Nel marzo del 2018 avevamo fatto il punto insieme su BonusWare, la pagina Korg che offre risorse gratuite per i possessori di un arranger della serie Pa. Quella pagina è ancora attiva oggi, dopo numerosi anni di servizio. Non solo: è in continua espansione e recentemente è stata arricchita di due raccolte inedite di nuovi stili di accompagnamento compatibili con Pa700, Pa1000 e Pa4X: volume 41 e volume 42. Per dovere di cronaca, vi segnalo che tali risorse sono altresì disponibili sul sito del distributore italiano dei prodotti Korg, vale a dire Algam Eko.

La notizia merita un approfondimento per diverse ragioni: la prima è che il repertorio che ha ispirato questi stili è notevolmente attuale, giacché si prestano a suonare numerosi hit degli ultimi 12 mesi. La seconda è che il numero di risorse è superiore ai volumi precedenti (un totale di 30 stili nuovi, non male). La terza è nella qualità di costruzione degli accompagnamenti, perché vanno a sfruttare a fondo le caratteristiche sonore di questi strumenti. La quarta ragione è la più originale: questi stili sono dotati di Chord Sequence e quindi pronti per l’esecuzione di brani specifici, tuttavia la loro fattura è tale da essere candidati ad usi diversi e più generalisti.

Ho collaudato gli stili e questo è il risultato del mio test.

Volume 41

Il volume 41 inizia con il botto. Lo stile Price Pop è disegnato su misura dell’hit Price Tag di Jessie J and B.o.B. È un brano di grande impatto, talmente popolare da essere facilmente riconoscibile all’ascolto. 10000 Hours Pop è stato programmato su 10,000 Hours di Dan + Shay e Justin Bieber: personalmente ho trovato l’arrangiamento un po’ troppo carico e penso che un suo snellimento in fase di editing potrebbe renderlo ancora più universale. Mother Pop è perfetto per suonare un bel brano come Mother di Charlie Puth: uno stile equilibrato. Molto convincente Straight Pop mentre The Man Pop richiama il celebre brano omonimo di Taylor Swift, anche se – tranne la parte ritmica – l’ho trovato un po’ distante dall’originale, è solo una mia impressione?

Beautiful People di Ed Sheeran (feat. Khalid) è una delle canzoni recenti che amo di più e Beautiful Ballad è proprio lo stile che cercavo per rinnovare il mio repertorio. Torn Dance si presta a riempire la pista con il celebre brano di Ava Max (o qualsiasi altro ritmo analogo). Nel repertorio latino, spiccano due stili: Tabu Latin ha un groove versatile, anche se sembra essere lo stile ideale per suonare Tabù di Pablo Alboràn & Ava Max, di nuovo lei; EverySingleLatin con il suo incedere dai toni reggae permette di cimentarsi con Every Single Time dei Jonas Brothers. Ho provato nostalgia adolescenziale con I Feel Dance che consente di riprendere I Feel Love di Donna Summer (questa è musica per dinosauri, lo so, ma io lo trovo sempre trascinante).

Completano il volume 41 altri quattro stili di accompagnamento per un elenco completo di 14 elementi come segue:

Volume 42

Anche il volume 42 inizia alla grande presentando Monkey Pop, il song style necessario per suonare la celeberrima Dance Monkey di Tones and I: l’Intro è fedele all’originale e la scelta del timbro associato alla prima variazione è quanto mai azzeccata con Little Boy Voice. Everything Pop è una versione più pompata e ritmata rispetto l’originale, cioè Everything I Wanted di Billie Eilish. Future Nostalgia di Dua Lipa sembra aver ispirato lo stile Future Pop, mentre 1 Million Pop consente di provare decine di brani Pop Latino a partire dal tormentone Despacito di Fonsi.

Molto bello lo stile di Birds Ballad, perché disegnato per riprodurre la canzone omonima degli Imagine Dragons. Il programmatore dello stile Habit Ballad si è preso qualche licenza poetica e, per suonare il successo di Louis Tomlinson, sembra opportuno partire dalla Intro 3. Ci si apre al mondo delle ballate Country con Details Ballad (Details di Billy Currington) e Everywhere Ballad (Everywhere But On di Matt Stell). Si torna nel mondo del pop con Harleys Ballad (Harleys In Hawaii di Katy Perry) e Incredible Bld (dal brano omonimo di James TW) con il suo inconfondibile riff chitarristico iniziale.

Vi segnalo altri due stili interessanti: Somebody Ballad riutilizzabile in molti contesti e Got to Let Funk inconfondibilmente associabile a Got to Let My Feelings Show di Bluey.

Completano la lista di ben 16 risorse, altri 4 stili come segue:

In breve…

Siamo di fronte ad una bella iniezione di stili inediti per i possessori di un arranger Korg di ultima generazione. È una boccata di ossigeno e di attualità: permette di tenersi aggiornati, accedere alle sonorità dei giorni nostri e ai ritmi delle ultime generazioni. Se vi siete stufati di suonare i successi del passato, questa potrebbe essere una buona occasione!

Billie Eilish trionfante ai Grammy Awards (gennaio 2020)

Post Scriptum, a posteriori
Dopo aver pubblicato questo articolo, sono stato sommerso di segnalazioni da parte di diversi possessori di modelli Korg fuori produzione (essenzialmente Pa3X, Pa900 e Havian). Sarebbe interessante se Korg potesse considerare l’aggiornamento della pagina BonusWare con l’aggiunta di stili nuovi anche per questi strumenti. Saranno usciti di produzione, ma sono ancora molto validi oggi per l’affezionata clientela storica del marchio giapponese.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

12 agosto 2020 at 09:53

Korg SongBook Editor per dummies

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Come promesso, oggi entriamo nel merito di SongBook Editor nella versione 3.0 progettata su misura per gli arranger Korg di attuale generazione (Pa4X, Pa1000 and Pa700). Chi possiede modelli precedenti può lavorare con la versione 2.0: quanto scritto qui vale anche per loro.

Consigli della casa

Cominciamo con una distinzione operativa che Korg stessa raccomanda:

  • Gli elementi del SongBook associati a stili di accompagnamento vanno creati sempre sullo strumento: questa modalità consente di memorizzare tutti i valori effettivi delle impostazioni dello stile (suoni, EQ, FX, set di tastiere, pad, eccetera.). La stessa profondità dei dettagli non è possibile sull’Editor.
  • Al contrario, conviene sicuramente creare sul SongBook Editor gli elementi associati a basi MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo. In questo articolo, infatti, ci concentriamo proprio su questo secondo aspetto.

Per come hanno pensato le cose quelli di Korg, conviene tenere conto di un altro dettaglio operativo: lavorate con un supporto rimuovibile, non perché sia più comodo rispetto il disco fisso interno o alla memoria SD installabile, ma perché così si hanno meno grane con il software Korg (lo so, fate fatica a crederci, ma proprio così recita e così lo confessa “candidamente” il manuale ufficiale Korg).  Voglio dire, è sicuramente possibile utilizzare il disco fisso interno ma, se vogliamo fare le cose semplici, non sfidiamo la sorte e seguiamo le raccomandazioni di Korg che qui cerco di riassumervi con la massima semplicità possibile.

Passiamo all’azione

Prima cosa, andiamo a prenderci il file di SongBook dallo strumento:

  1. Inserite una memoria USB sull’arranger, accendete lo strumento, premete il pulsante Media, toccate Save e selezionate ALL.
  2. Toccate Save To e scegliete la vostra memoria USB come destinatario dell’operazione di salvataggio.
  3. Create una nuova cartella SET sul dispositivo USB dandogli il nome che preferite. Questa cartella conterrà il vostro SongBook (SBD), le Set  List (SBL) e tutti gli stili salvati nelle locazioni User e Favorite.

Ora copiate tutte le vostre basi e i vostri file sullo stesso dispositivo USB:

  1. Sempre nell’area Media, aprite la pagina Copy e copiate tutti i file da assegnare al vostro SongBook (MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo TXT).
  2. Non importa l’uso che fate di cartelle e sottocartelle, l’importante è non toccare la cartella SET: copiate tutte le vostre risorse al di fuori di quella.

Estraete ora il dispositivo USB dallo strumento.

Spostiamoci sul PC

Dopo aver inserito il dispositivo USB sul vostro PC, controllate il nome della sua etichetta. È un punto fondamentale: non andate oltre. È semplice: da Esplora File del PC, fate clic con il tasto destro del mouse sul drive della memoria USB e selezionate Proprietà. Se c’è già un nome, prendetene nota, altrimenti è il momento di dargli un benedetto nome ora.

Non andate nel panico proprio adesso, non è come battezzare un figlio: digitate un nome qualsiasi. Se proprio vi si è bloccata la fantasia, usate le iniziali del vostro nome e cognome: vanno benissimo.

E ora, coraggio, divertiamoci  con l’Editor

Su PC, potrete lavorare comodamente per aggiungere e modificare gli elementi del SongBook. Si possono fare molte cose in modo intuitivo. Qui ci soffermiamo sull’aspetto che fa venire il mal di testa a diversi possessori di arranger Korg. Assegniamo le nostre basi e i nostri file al SongBook.

La prima volta che aprite il SongBook Editor, selezionate File e Preferences per indicare il vostro modello di arranger (Pa700, Pa1000, Pa4X, etc.). Poi aprite il vostro SongBook dalla memoria USB: fatelo scegliendo la cartella .SET che avete creato.

Giunge ora il fatidico momento di importare i titoli delle canzoni: nulla di più facile. Selezionate File e poi Import Files…  Cercate i vostri file nella memoria USB e, cartella per cartella, selezionateli tutti per importarli.  Una volta confermata l’importazione l’Editor potrebbe scoprire che alcuni elementi preesistenti nel SongBook potrebbero avere lo stesso nome del file che state importando: brano per brano, decidete se escluderle dall’importazione, sovrapporle oppure ignorarle.

Alla fine, tutti i titoli sono in colore rosso. Non spaventatevi, al contrario di quanto normalmente si pensa (si sa, il rosso è il colore degli errori, dei rischi e degli allarmi) qui invece è un bene: significa che l’importazione ha avuto buon esito. Ora potete salvare il  SongBook.

Ma, prima di farlo, osservate come ogni elemento del SongBook che non è associato ad uno stile di accompagnamento, mostri due informazioni distinte al fondo per Resource File: l’unità del dispositivo e il percorso (path). Concentrate la vostra attenzione sull’unità.

  1. Se (come vi ho detto qui sopra) avete fatto le cose per benino e avete dato un nome di etichetta alla memoria USB, qui la vedete ben riportata nel campo Unità: ottimo!
  2. Se, invece, vedete la lettera dell’unità D: oppure E: oppure F: e così via, allora significa che non avete ancora fatto quanto vi ho chiesto qui sopra. La vostra memoria USB non ha ancora un nome di etichetta.

Se siete nel caso 1, tutto bene, passate al paragrafo successivo.

Se il vostro caso è il 2, da una parte vi devo dire che siete dei lettori un po’ indisciplinati, ma dall’altra – consolatevi – sappiate che siete ancora in tempo per correggere. Andate ora su Esplora File di Windows (fatelo!) ad assegnare un nome di etichetta alla memoria USB e poi tornate sull’Editor. Selezionate ora tutti i titoli appena importati, fate clic sul tasto destro del mouse e poi scegliete Edit. Sostituite la lettera del drive con l’etichetta da voi assegnata fra parentesi quadre. (NDA: Se pensate che sia una cosa complicata, non prendetevela con me: sto facendo del mio meglio per semplificarvi la vita, ora però metteteci del vostro). Facciamo un esempio: immaginiamo che l’etichetta da voi assegnata è RR, ebbene qui dovete scrivere [RR], così fra parentesi quadre.

Fatto tutto? Bene, salvate il SongBook e… il gioco è fatto.

È ora di tornare sullo strumento

Inserite nuovamente la memoria USB sul vostro arranger. Da questo momento in poi, va lasciata lì tutte le volte che vorrete lavorare con il SongBook. Se la togliete, non lamentatevi poi con me se i vostri brani non si trovano più.

Ricordate il precedente articolo? Per rendere attivo il vostro SongBook, dovete caricarlo in memoria. Ergo, sullo strumento, premete il pulsante Media e scegliete Load per caricare il file SongBook navigando all’interno della vostra cartella Set.  Fatto? OK, ora siete finalmente operativi. Buon divertimento!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 aprile 2020 at 07:00

Pubblicato su Korg

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Arranger Korg: ritorniamo sul SongBook

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SongBook è una funzione di cui sono dotati tutti i Professional Arranger di casa Korg: ne abbiamo già parlato, si dimostra utile per l’uso dal vivo grazie alla facile programmazione di memorie, che possono contenere e richiamare istantaneamente tutte le impostazioni necessarie per eseguire un brano particolare.

Per facilitare la ricerca e il richiamo di queste impostazioni, ad ogni elemento del SongBook è possibile associare il titolo del brano, il genere, e l’artista. Le impostazioni salvate possono essere lo stile di accompagnamento, il brano (MIDI o MP3), i suoni, gli effetti per voce o chitarra, i testi, la tonalità, le sequenze di accordi, la velocità del tempo, i volumi, i suoni associati alle parti da tastiera (Up1, Up2, Up3, Low), le tracce in Mute, l’impostazione degli effetti, il Master Transpose e altro ancora. Diciamo che ogni parametro necessario per l’esecuzione di un brano nel modo preferito è a disposizione nel SongBook.

Mentre un SongBook può contenere migliaia di titoli, al suo interno si possono creare piccole scalette mirate (Set List), vale a dire raccolte di elementi richiamabili con i tasti del pannello dello strumento. È solo un modo ancora più rapido per richiamare le impostazioni e avere sottomano solo quelle che servono in una specifica serata.

Schema dei pulsanti sul pannello con i richiami diretti a nove brani della Set List

L’uso del SongBook sull’arranger è abbastanza intuitivo ed è spiegato bene nella Guida Rapida del vostro arranger Korg e nei filmati Tutorial che trovate sul canale di Algam Eko di YouTube. Vi rimando a quelle risorse per i dettagli operativi.

Qui, mi voglio soffermare su alcuni concetti di base che, se non chiariti a sufficienza, possono generare confusione e frustrazione in chi si avvicina per la prima volta al mondo Korg.

Lista di elementi nel SongBook (esempio da Pa700/Pa1000)

I file di SongBook illimitati

Dunque, abbiamo visto come il SongBook possa avere migliaia di elementi. Dobbiamo aggiungere che è altresì possibile creare quanti file di SongBook si voglia, salvandoli – uno per ogni cartella .SET – nella memoria interna dell’arranger, sul disco fisso o su una memoria USB.

Ovviamente un solo file di SongBook per volta può essere attivo in memoria (1). Quel SongBook resta in memoria anche dopo lo spegnimento dello strumento e lo si ritrova con tutti i suoi titoli alla riaccensione. E resta lì fin quando serve: quando si vorrà caricare un altro file di SongBook, basta entrare in modo Media e selezionare Load. È possibile caricare in modo selettivo il solo SongBook o l’intera cartella .SET che lo contiene e che comprende anche altro (suoni, stili USER e così via).

(1) In realtà ci sarebbero altri due SongBook accessibili da lì: Local e Direct, ma per non complicarci la vita, per il momento soffermiamoci su quello User principale. Affronteremo questi due argomenti “particolari” prossimamente.

In questo pannello video, si sceglie di caricare solo il SongBook e non l’intera cartella .SET con le altre risorse (esempio da Pa900)

Ognuno fa come gli pare:

  • Alcuni creano un file di SongBook per ogni repertorio, come fosse un libretto diverso per contesti musicali completamente differenti fra di loro.
  • Altri lavorano con un solo SongBook, partendo da quello caricato in memoria, e aggiungono titoli sempre lì.

Quando si lavora sul SongBook direttamente sulla tastiera, le modifiche alle impostazioni dei vari elementi agiscono sul SongBook che è attivo in  memoria. Ogni volta che si registra una modifica, questa viene subito memorizzata e non è necessario salvare l’intero file di SongBook ogni volta. Tuttavia, prima di caricare un nuovo file di SongBook, conviene sempre salvare l’intero SongBook attivo, altrimenti si perdono tutte le modifiche applicate.  Anche qui: basta premere Media e, stavolta, selezionare Save. Solo dopo aver creato una copia di salvataggio e di sicurezza, conviene caricare e attivare un diverso SongBook.

Questa possibilità di disporre di più file di SongBook ci torna utile per affrontare il tema del SongBook Editor. Chi trova infatti scomodo lavorare con il SongBook sul proprio arranger, può farlo su PC con la comodità di uno schermo grande e di una tastiera da computer: per costoro, Korg ha rilasciato gratuitamente un programma di utilità scaricabile da qui.

Ma di questo, parleremo un’altra volta.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

22 marzo 2020 at 14:00

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