Analogico digitale | Il libro di Giorgio Marinangeli

I lettori di Tastiere Arranger conoscono bene il nome di Giorgio Marinangeli. Non solo per il contributo diretto alla progettazione di strumenti che hanno lasciato il segno — e sì, il riferimento al mitico Ketron Midjay è inevitabile — ma anche per il ruolo all’interno del gruppo Arranger Legacy, dove da anni condividiamo idee, memoria storica e una certa ostinazione nel voler raccontare questo mondo con precisione e passione. Insieme a Giorgio, al sottoscritto, a Marcello Colò e a Riccardo Gerbi, quel progetto ha dato voce a una comunità che non si accontenta delle versioni superficiali della storia degli arranger, ma vuole capirne davvero le radici.

Oggi siamo, dunque, particolarmente felici di raccontarvi di Analogico Digitale, il libro che Giorgio ha pubblicato recentemente su Amazon: versione Kindle disponibile a 4,99 euro e versione cartacea a 12,99 euro.

Copertina del libro

Il volume di Giorgio Marinangeli nasce dall’intreccio di due fili che lo hanno accompagnato da sempre: la curiosità per i suoni e l’attrazione per tutto ciò che è tecnologia. Analogico Digitale ripercorre mezzo secolo di strumenti elettronici attraverso un punto di vista dichiaratamente personale, costruito sulle tastiere che l’autore ha realmente avuto tra le mani, su quelle provate in studio o sul palco, e su quelle che sono rimaste un oggetto di vivace desiderio. Non è una cronaca esaustiva né un catalogo tecnico: è un percorso fatto di esperienze dirette, osservazioni maturate nel tempo e riflessioni nate anche dalle pagine del suo blog (leggetelo!), dove molte delle idee presenti nel libro hanno trovato forma. L’obiettivo è semplice e sincero: condividere una passione che unisce memoria, ingegno e creatività, e restituire al lettore il fascino di un mondo in cui la musica incontra l’elettronica e continua a trasformarsi.

Nota per i lettori di TastiereArranger.com È particolarmente interessante osservare – nelle diverse pagine del libro – il ruolo di innovazione svolto dagli arranger all’interno della storia dei sintetizzatori. Giorgio mostra chiaramente che i due mondi non si sono evoluti in parallelo, ma si sono intrecciati di continuo, scambiandosi tecnologie, idee e risorse sonore. Una lettura che restituisce dignità storica a un settore spesso raccontato solo a metà.

Il libro attraversa cinquant’anni di evoluzione musicale seguendo un filo narrativo semplice: gli strumenti che l’autore ha incontrato lungo il cammino. Si parte dagli anni Settanta, quando i primi sintetizzatori analogici — spesso italiani e oggi quasi mitici — aprono la strada a un nuovo modo di pensare il suono. Giorgio li racconta con precisione e misura, intrecciando storia tecnica e memoria personale. Gli anni Ottanta portano il digitale, il MIDI, la sintesi FM, i primi arranger moderni e i computer domestici che cambiano per sempre il modo di comporre. È il decennio in cui arranger e sintetizzatori si influenzano a vicenda, condividendo tecnologie e soluzioni progettuali: un aspetto che il libro mette in luce con chiarezza. Negli anni Novanta esplode la creatività italiana: GEM, Solton by Ketron, Farfisa, Roland Europe e Korg Italy. E Giorgio racconta questa stagione con lucidità e affetto, mostrando come l’Italia abbia saputo innovare e competere con i giganti giapponesi, soprattutto nel mondo degli arranger. Con il nuovo millennio il computer diventa il centro della produzione musicale: tracker, wavetable, VST, DAW. L’autore descrive questa transizione come un’evoluzione naturale, mantenendo sempre il focus sul rapporto tra musicista e tecnologia.

Analogico Digitale è un libro prezioso per chi vuole capire davvero come si è evoluta la musica elettronica attraverso strumenti, aziende, idee e persone. Non è un’enciclopedia: è un racconto vissuto, competente, appassionato. Per i lettori di TastiereArranger.com è una lettura super-raccomandata, perché mostra con chiarezza che arranger e sintetizzatori non sono due mondi separati, ma due rami dello stesso albero tecnologico, cresciuti intrecciandosi.

Il sottoscritto (autore di TastiereArranger.com) accanto a
Giorgio Marinangeli (autore del libro Analogico digitale)

Il punto di forza di ogni arranger (4 di 4): le ammiraglie

Concludiamo oggi questa breve rassegna (in quattro parti) in cui ci siamo confrontati con i punti di forza di ciascun modello arranger. Abbiamo analizzato i modelli per esordienti, i modelli standard e gli arranger workstation. Ora il momento di confrontarci sull’ultimo gruppo di prodotti: i modelli al top di gamma.

Nel panorama degli arranger moderni, in questa categoria di eccellenza, la differenza non la fanno più i numeri, la qualità del suono, la velocità con cui si lavora e nemmeno la sensazione di avere tra le mani uno strumento vivo. Queste caratteristiche si danno per scontate. Al top di gamma, la qualità attesa dei materiali costruttivi e lo sviluppo di funzionalità ergonomiche e di caratteristiche legate alla produttività è ai massimi livelli.

Abbiamo messo a confronto i modelli rappresentativi del momento, osservandoli per ciò che conta davvero: come suonano, come reagiscono e cosa permettono di fare a un musicista sul palco e in studio. Chi accede a questa categoria di modelli non bada a spese: desidera soltanto avere la possibilità di suonare lo strumento al meglio sul mercato.

Ketron EVENT è la scelta di chi vuole una band vera sotto le dita. Le tracce audio degli stili di accompagnamento offrono un realismo che nessun altro arranger riproduce con la stessa naturalezza. Gli stili sono curati, pieni, credibili, per nulla ripetitivi e con il più elevato tasso di realismo sul mercato: si suona, non si programma. Le tracce percussive bucano qualsiasi mix. È lo strumento ideale per chi vive di live e vuole un accompagnamento che respiri. La famiglia EVENT è disponibile in varie misure: EVENT il capostipite a 76 tasti, EVENT-61 più compatta, EVENT-X a modulo ed EVM, cioè box con tablet.
Eccelle in tutti generi “umani” e festaioli; in particolare: ritmi latini, liscio, dance classica e ballroom in genere, swing, groove naturali.

Ketron Event 76 tasti – Foto: Renato Restagno

Korg Pa5X è l’opposto complementare: una workstation‑arranger che punta sulla potenza del motore sonoro, sugli effetti da studio e sulla libertà di costruire combinazioni complesse. Il doppio engine, il Recording Studio avanzato e il sistema di layers rendono Pa5X la più creativa del gruppo. Ideale per chi vuole modellare il suono, arrangiare, produrre e non solo accompagnarsi. Esiste a 61, 76 ed 88 tasti. I recenti aggiornamenti software sono andati a coprire una buona parte delle lacune delle prime edizioni: il 2026 è il momento propizio per dimostrare la propria potenza di fuoco.
Eccelle nei generi moderni ed elettronici: EDM, rock, blues, soul, rhythm&blues, ritmi latini, dance/pop moderno, colonne sonore attuali, fusion.

Korg PA5X – Fonte: Korg Official

Yamaha Genos2 porta avanti la filosofia del costruttore giapponese: pulizia, precisione, musicalità immediata. Il nuovo motore FM‑X aggiunge carattere e modernità, mentre gli stili sono equilibrati, eleganti, sempre pronti all’uso. È lo strumento più “rifinito”: tutto suona bene senza interventi, tutto è stabile, tutto è coerente. Permettetemi di autocitarmi: “Questo strumento è superbo. La definizione dei timbri è di elevata qualità e permette in ogni categoria di raggiungere livelli espressivi e realistici per tutti i gusti.” Per chi cerca un arranger professionale che non richieda manutenzione sonora continua, Genos2 è la scelta naturale.
Eccelle nei generi mainstream: pop, jazz, soul, ballad, musica classica, repertori etnici, arrangiamenti melodici e raffinati, arrangiamenti orchestrali e colonne sonore.

Yamaha Genos2 – Fonte: Yamaha Keyboards Official

Ketron SD9 e SD90 rappresentano la generazione di arranger precedente alla famiglia EVENT, ancora in vendita. Offre il suono Ketron di fascia alta: caldo, immediato, semplice da usare. Le tracce Audio Drums sono convincenti, gli stili italiani eccellenti, l’integrazione MIDI impeccabile. Se non vi potete permettere un modello EVENT, questi arranger eccellono comunque per il loro realismo, anche se il totale dominio dell’audio per le tracce arranger si può avere solo con i modelli più recenti.
Questi modelli eccellono negli stessi modelli della famiglia EVENT.

Il punto di forza di ogni arranger (3 di 4) | Gli arranger-workstation

Eccoci arrivati alla terza parte della nostra rassegna dedicata ai punti di forza degli arranger in vendita al giorno d’oggi. Dopo aver affrontato insieme il tema delle tastiere per esordienti e quello dei modelli standard, oggi è il turno degli arranger di fascia media e medio‑alta, i c.d. arranger workstation. La domanda non è “quale suona meglio?”, ma “quale fa meglio quello che vi serve?”. Perché ogni modello ha un carattere preciso, un modo diverso di stare sul palco o in studio, un’identità sonora che lo rende unico.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Abbiamo messo a confronto cinque modelli amati dai musicisti italiani e di tutto il mondo, in ordine discendente di prezzo:

  • Korg Pa1000
  • Yamaha PSR‑SX920
  • Cavagnolo Zénith One
  • Korg Pa700
  • Yamaha PSR‑SX720

E per ciascuno abbiamo isolato il vero punto di forza, quello che – a mio modesto avviso – fa la differenza quando si suona davvero.

Korg Pa1000

Pa1000 è l’arranger che si trova ovunque a proprio agio: palco, studio, prove, serate. Ha un motore sonoro ricco, moderno, con suoni DNC espressivi, stili di accompagnamento energici e funzioni di editing che permettono di modellare tutto: suoni, effetti, accompagnamenti. L’usabilità touch è consolidata, la navigazione è fluida, la personalizzazione dei parametri è totale e il workflow è vicino a quello di una vera workstation. L’armonizzatore vocale è un bonus professionale da non sottovalutare.

Perché sceglierla: perché è l’arranger che potete plasmare. Se adorate la pasta sonora incisiva di Korg e vi piace costruire il vostro suono, qui trovate terreno fertile.

Yamaha PSR‑SX920

La filosofia Yamaha è chiara: suonare bene sin da subito, senza toccare nulla. E PSR-SX920 è l’esempio migliore. Suoni puliti, mix equilibrati, stili di accompagnamento efficaci soprattutto nel repertorio mainstream, interfaccia intuitiva. È l’arranger giusto per chi vuole pensare solo alla musica, senza dover per forza programmare, alla ricerca della performance perfetta in tempo reale con il repertorio pop di sempre. Ottimi i suoni di strumenti acustici, il cui realismo è reso possibile dalle Super Articulation e Mega Voice. I generi ballad, easy listening, country, pop/rock e dance escono puliti e pronti per l’uso. Il sequencer permette di creare e editare song in modo semplice ed intuitivo.

Perché sceglierla: perché accendete e subito suonate con risultati professionali. Sempre. Se poi dovete creare song, lo strumento vi supporta in modo semplice ed efficace.

Cavagnolo Zénith

Zénith One (modello standard e versione One Core) è un arranger imbattibile quando si parla di realismo e, soprattutto, semplicità d’uso. Eccelle davvero per chi vuole musicalità, non “effetti speciali”. Non è l’arranger per chi cerca editing profondo e chi si aspetta la più ampia scelta di stili. Qui potete leggere il mio test su SM Strumenti Musicali. Includiamo questo modello nella categoria degli arranger-workstation per il posizionamento del prezzo, non perché includa caratteristiche tipiche della workstation (non ha in effetti un registratore né MIDI né audio).

Perché sceglierla: perché vi rende disponibile un accompagnamento che sembra suonato da musicisti veri, non da un algoritmo, e vi consente di essere produttivi sin dal primo giorno di utilizzo.

Korg Pa700

Pa700 è la sorpresa che non delude. Ha il DNA del modello superiore (Pa1000), stili di accompagnamento moderni, suoni convincenti, editing più che sufficiente e un prezzo che la rende una delle scelte più intelligenti per chi vuole un arranger moderno senza salire di fascia. Qui potete confrontarla in dettaglio: Misuriamo Korg Pa700 (accanto a Pa1000)

Perché sceglierla: perché offre tantissimo, costa il giusto e suona come un arranger di categoria superiore.

Yamaha PSR‑SX720

PSR-SX720 è la sorella minore di SX920, ma mantiene la stessa filosofia: suono pulito, stili musicali e bilanciati, interfaccia attuale. È perfetta per duo/trio, home‑studio, serate leggere, composizione, a casa… Recentemente è uscita la versione plus (+) che aggiunge il Bluetooth.

Perché sceglierla: perché cercate la qualità Yamaha, ma non avete bisogno delle funzioni avanzate di PSR-SX920. Qui trovate il confronto in dettaglio dei due modelli: Misuriamo Yamaha PSR-SX720 (accanto a PSR-SX920).

Korg Pa700 – Fonte http://www.korg.com

A presto, torneremo con l’ultima rassegna, quella dedicata agli arranger top di gamma!

Il punto di forza di ogni arranger (2 di 4) | Modelli per esordienti

E dopo aver analizzato il punto di forza di ogni arranger per quanto riguarda i modelli standard, è ora il momento di confrontarci su un secondo gruppo di prodotti: parliamo degli arranger per esordienti. Quelli di primo prezzo, oscillante fra 175 e 300 euro.

Casio CT-S400 – fonte: Casio Music Gear
UtilizzoModello suggeritoPerché
Studenti, prime bandYamaha PSR-EW320Didattica ed espressività a 76 tasti
Arranger tradizionale, Pop/dance con assoliCasio CT-X800AiX potente e moderno + rotella del pitch bend
Arranger tradizionale, Pop/dance essenzialeCasio CT-X700AiX potente e moderno
Home. studenti, creativi leggeriCasio CT-S400AiX potente e moderno, didattica smart
Studenti, ragazzi/ePSR-E383Didattica avanzata e semplicità
Studenti alle prime armi, vacanza e puro divertimentoCasio CT-S300Portatile, leggero, essenziale

Tutti questi arranger, pur nella loro semplicità, condividono caratteristiche tecniche di base che li rendono comunque “suonabili”: ci sono tasti dinamici ed espressivi, altoparlanti integrati, accompagnamenti automatici ed uscita cuffie/jack audio. In forme diverse, ma tutti gli strumenti della categoria includono funzioni didattiche integrate. Possono funzionare a corrente con alimentatore o con batterie onde ottenere la portabilità totale. La qualità costruttiva è adeguata al prezzo molto economico: se pensate non sia sufficiente, non esitate ad alzare il vostro budget e date uno sguardo ai modelli standard di arranger. Costeranno un po’ di più ma oggettivamente possono darvi di più.

Prossimamente, alzeremo il livello e daremo uno sguardo insieme agli arranger workstation e, alla fine della breve rassegna, i modelli al top di gamma.

A costo di annoiarvi, mi ripeto: l’utilizzo suggerito è basato sulle mie esperienze, sulle prove fatte e su ciò che ho visto funzionare davvero. Se non siete d’accordo con le mie valutazioni… meglio così: costruite la vostra tabella personale, perché è proprio questo lo spirito del blog TastiereArranger.com.

Il punto di forza di ogni arranger (1 di 4) | Modelli standard

Nel mondo degli arranger succede una cosa curiosa: strumenti che sulla carta sembrano simili finiscono per comportarsi in modo molto diverso quando li si suona davvero. È una categoria in cui ogni modello ha un carattere preciso, un punto di forza che emerge solo quando lo si mette nelle mani giuste. Proprio per questo vale la pena capire non solo cosa fa un arranger, ma per chi è davvero pensato.

Oggi mettiamo sotto la lente gli arranger standard, cioè quelli che si muovono nella fascia 300–700 euro, come indicato nella nostra tabella di controllo dei prezzi. Ho provato — in modo volutamente sintetico, e quindi con il rischio calcolato di essere un po’ brutale — a individuare il punto di forza principale di ciascun modello.

Fonte yamaha.com

La tabella che trovate qui sotto non vuole essere una sentenza definitiva, ma una bussola pratica: partite dalla prima colonna, cercate il vostro modo di suonare, il contesto in cui usate la tastiera, e accanto troverete l’arranger di questa fascia che più si avvicina alle vostre esigenze reali.

UtilizzoModello suggeritoPerché
Musica pop ultimi 50 anni e uso generalista. Casa, studio, live.Yamaha PSR-SX600Il vostro budget non supera i 700 euro e volete poter fare di tutto (live, studio, registrare, comporre, divertirvi, etc.). E questa – fra i modelli in questa lista – è la più completa di funzionalità e ricca di stili & suoni autentici e briosi.
Studio, principianti.Yamaha PSR-EW425Ha 76 tasti, modello per iniziare a studiare seriamente. Prima o poi passerete ai tasti pesati, forse.
Giovani performer e creator.Yamaha PSR-E583Adatta per chi vuole una tastiera portatile ma con funzioni “serie”,
live in piccoli contesti,
primi lavori con sampling e controlli in tempo reale.
Beat-making, pop contemporaneo, EDM, hip-hop… per uso sia casalingo sia live.Roland GO:KEYS 5Musicisti che cercano un arranger con qualità sonora e stili di repertorio attuale, e a cui non interessa la musica dei boomer. Macchina di scorta per chi ha synth professionali.
Pop, songwriting.Korg i3 (2020)Modello pensato per il giovane producer. Uso live in piccoli locali grazie ad una versione compressa dei suoni Korg che “possono bucare” dal vivo.
Dance, EDMKorg EK-50 LimitlessVersione potenziata con speaker più forti.
Alla ricerca di esperienza arranger generalista ma con qualcosa di non scontato.Casio CT-X5000Arranger sottovalutato. Mettetegli le mani sopra e potreste essere sorpresi. Suoni eccellenti.
Beat-making, pop contemporaneo, EDM, hip-hop… per uso casalingo,Roland GO:KEYS 3Giovani creativi che vogliono iniziare subito a fare musica senza studiare menu complessi. Ma anche veterani che cercano una tastiera con i suoni top della serie Zen-Core in un corpo compatto e portatile.
Principianti, pop music.Korg EK-50Interfaccia semplice, suoni Korg accessibili.
Idem come Casio CT-X5000 ma non la portate mai fuori casa. Casio CT-X3000Non ha uscite Line Out.
Repertorio moderno con suoni notevoli, massima portabilità.Casio CT-S500Compatta, suono pulito, a casa o piccoli live. Motore sonoro e timbri di qualità con effetti DSP notevoli
VocoderCasio CT-S1000VUnico arranger con sintesi vocale.

È una selezione basata sulle mie esperienze, sulle prove fatte e su ciò che ho visto funzionare davvero sul palco, in sala prove, in studio, in viaggio e nel proprio domicilio. Se non siete d’accordo con le mie valutazioni… meglio così: costruite la vostra tabella personale, perché è proprio questo lo spirito del blog TastiereArranger.com.

Non finisce qui: nei prossimi giorni arriveranno anche le versioni dedicate a esordienti, workstation e top di gamma. Restate sintonizzati!

Quick Record (Pa4X) a confronto di Recording Studio (Pa5X)

Negli ultimi mesi molti lettori di TastiereArranger.com avranno notato un cambio di passo nella comunicazione di KORG. L’azienda sta infatti pubblicando materiali sempre più mirati per spiegare in modo trasparente come funziona il nuovo Recording Studio di Pa5X e quali differenze ci siano rispetto al vecchio Quick Record. L’ultimo contributo è arrivato il 27 aprile, quando sul sito ufficiale è comparsa una guida PDF che mette a confronto diretto le due modalità.

In effetti la funzionalità Recording Studio di Pa5X (introdotta nel luglio 2025 con la pubblicazione della versione software 1.4.0) segna un punto di svolta. Non è più soltanto il tasto Record premuto al volo per buttare giù un’idea: è un ambiente completo, dove un brano può nascere in un attimo e poi crescere con calma, rientrando più volte sul progetto per rifinirlo come si farebbe in un vero studio. La registrazione immediata c’è ancora, certo. Ma ora si può tornare indietro, correggere, aggiungere, ripartire da un punto preciso grazie a una timeline navigabile, che dovrebbe rendere tutto più naturale. È un modo di lavorare che supera il vecchio Quick Record (NDA: a mio modesto modo di vedere, quest’ultimo non mi aveva mai convinto pienamente sin da quando era comparso anni orsono) .

Per aiutare gli utenti a orientarsi, KORG ha inserito nella guida una tabella comparativa molto chiara. Ogni riga è accompagnata da un’icona video che rimanda al tutorial dedicato alla funzione corrispondente della Pa5X: un modo pratico per vedere subito come lavorare con il nuovo sistema.
Se non l’avete ancora fatto, vale la pena scaricare il PDF dal sito web ufficiale, andare direttamente a pagina 8 — dove inizia la sezione italiana — e dare un’occhiata alla tabella.

Dalla lettura, emerge con trasparenza ed onestà, l’elenco delle funzioni presenti in Pa4X e non ancora rilasciate su Pa5X:

  • registrare più di uno stile di accompagnamento dalla libreria,
  • sostituire gli stili dopo la registrazione,
  • importare un SMF in uno Style Element in modo Style Edit.

È comprensibile che chi possiede una Pa5X speri di vedere presto anche queste funzioni finalmente integrate — idealmente entro il 2026 — così da completare il quadro operativo del nuovo Recording Studio.

Yamaha CK61: il mio test ora su SM Strumenti Musicali

Chi segue TastiereArranger.com da un po’ sa che qui ho sempre avuto un debole per gli strumenti “suonabili”, quelli che non ti costringono a passare mezz’ora nei menu prima di fare una nota. E proprio per questo ho messo volentieri le mani su Yamaha CK61, una stage keyboard compatta che sta facendo parlare parecchio di sé. D’accordo NON è un arranger. Dopo settimane di prove sul campo – live, prove in sala e qualche esperimento casalingo – ho raccolto tutto in una recensione completa pubblicata su SM Strumenti Musicali.

Nel test entro nel dettaglio di ciò che rende CK61 (e il fratello ad 88 tasti pesati CK88) una tastiera “pronta a tutto”: immediatezza, leggerezza, una tavolozza sonora più ricca del previsto e una filosofia d’uso che ricorda le stage keyboard di una volta, quando contava più suonare che programmare. Se anche voi siete interessati all’argomento, date un’occhiata all’articolo: ho cercato di raccontare la CK61 con la stessa schiettezza che usiamo qui sul blog da sempre.

A presto con nuovi test e approfondimenti — e come sempre, buona musica!

Ketron rilascia la versione 2.1.2 per SD-9, SD-60 e SD-90

Dal lontano mese di settembre 2022, i modelli principali della serie SD degli arranger KETRON non ricevevano aggiornamenti software. Ieri 21 aprile, l’azienda di Ancona ha stupito i propri clienti rilasciando un nuovo sistema operativo che ora sale alla versione 2.1.2.

Per quanti hanno la memoria corta, mi permetto di segnalare che i modelli SD di KETRON rappresentano la generazione precedente alla famiglia EVENT e ne abbiamo parlato in questo blog in diverse occasioni fra cui:

SD9 (2017): AnnuncioIntervistaV1.0.2V2.0.3
SD90SD60 (2019): FocusLa mia recensioneV2.0.3

Non tutta la serie SD è stata coinvolta dal recente aggiornamento (non si fa cenno ad esempio di SD-7 e SD-40).

Questo è quanto abbiamo inteso dalla nota di rilascio ufficiale:

  • Aumento della dimensione del font degli accordi nelle basi MIDI, per una leggibilità superiore sia sul touch screen dello strumento sia su monitor esterni, utile soprattutto in contesti live.
  • Migliorata la precisione del retrigger del basso, con una tempistica più stabile e musicale.
  • Ottimizzazione degli slider MICRO e VOCALIZER nella modalità AUX ASSIGN > DRUM & BASS, con una risposta più precisa e controllata.
  • Instradamento corretto del microfono e del vocalizer alle uscite MAIN quando AUX ASSIGN è attivo, garantendo un routing audio stabile e coerente.
  • Migliorata la gestione del riverbero nella funzione Edit User Drum Set: il livello è stato aumentato e l’effetto risulta più profondo e realistico sui kit personalizzati.
  • Bug risolto: il problema del reset del transpose dello style/registration al termine della riproduzione di un file del player.
  • Correzione della visualizzazione dei parametri (Compressore, EQ, ecc.) nelle registration: ora i valori mostrati corrispondono esattamente a quelli memorizzati, evitando discrepanze tra impostazioni reali e schermate.

Per richieste di supporto e assistenza, i riferimenti ufficiali del Servizio Tecnico KETRON rispondono all’email: info@ketron.it

Ketron SD60 esposta al Musikmesse 2018 – fonte: SM Strumenti Musicali

Yamaha alza il sipario su PSR-SX720+

La nuova versione PSR‑SX720+ si presenta come un aggiornamento mirato di un modello già apprezzato (PSR‑SX720), mantenendone le stesse caratteristiche tecniche, ma introducendo l’integrazione del modulo Bluetooth già presente sul modello maggiore (PSR-SX920).

Fonte: europe.yamaha.com

Nel passaggio alla versione plus (+), l’unica differenza reale sembra essere proprio l’aggiunta della connettività Bluetooth e solo quella. Il modello precedente, in effetti, non lo includeva. [Nota bene: da un confronto di dettaglio, le caratteristiche presentate come innovative per questo modello non risultano mancanti nel modello PSR-SX720 standard: la comunicazione marketing Yamaha ha accentuato alcune caratteristiche come Crossfade Portamento, Style Dynamics Control, voci Super Articulation+ e potenza del DSP Style Insertion raddoppiata rispetto la generazione precedente… ma onestamente tutte queste ottime qualità le avevamo già viste ed apprezzate nel 2024 al lancio del modello originale].

Il Bluetooth apre scenari d’uso più moderni e immediati: riproduzione audio wireless da smartphone e tablet per suonare sopra basi, playlist o contenuti didattici e maggiore integrazione con app musicali, senza necessità di cavi aggiuntivi. Pur trattandosi di un singolo elemento hardware che alcuni possono considerare ininfluente, l’impatto sulla fruibilità quotidiana è significativo: il Bluetooth rende la tastiera più flessibile, più “smart” e più allineata alle esigenze attuali di musicisti, studenti ed insegnanti.

PSR‑SX720+ conserva tutto ciò che ha reso questo modello di arranger un best‑seller della sua fascia: motore sonoro AWM con ampia libreria di voci professionali, stili di accompagnamento evoluti, schermo touch a colori, funzioni di registrazione e controllo avanzate, qualità costruttiva tipica della serie PSR-SX

In altre parole: stessa potenza, più comodità.

Qui il link ufficiale: Yamaha PSR-SX720+ Overview

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Volete saperne di più su PSR-SX720?

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Segue l’elenco degli arranger da 2000 euro in giù (fino alla soglia inferiore di 300 euro), con l’evidenza di quali modelli sono dotati di Bluetooth e a quale versione per traffico audio/MIDI.
L’ordinamento è per importo descrescente del prezzo (avete già letto: Prezzi di riferimento degli arranger?)

Prima il musicista, poi l’algoritmo

Sin dagli anni 90, la tecnologia digitale applicata alle tastiere musicali ha portato innovazione e ha ampliato gli orizzonti del fare musica al punto da sconvolgere i punti di riferimento tradizionali. Prima dell’avvento dell’elettronica e dell’informatica, si cominciava da ragazzi con l’imparare a suonare uno strumento. Quelli che non potevano permettersi la scelta del Conservatorio, si affidavano alle scuole di musica oppure a lezioni individuali con il maestro: partivano dal solfeggio e dai primi esercizi di apprendimento. Dimensioni e pesi erano tali da non pensare facilmente al trasporto: si acquistava un pianoforte verticale per la casa oppure un organo elettronico dalle dimensioni mastodontiche. Gli hotel, i teatri, le chiese, i luoghi dove si andava a suonare erano dotati di uno strumento residente e solitamente si suonava quello che si trovava in loco.

Ma insieme alla portabilità e alla potenza, la tecnologia digitale ha iniziato lentamente a ridefinire — e talvolta a snaturare — il ruolo stesso del musicista. L’evoluzione dei processori, dei campionamenti e degli algoritmi di generazione sonora ha portato a un paradosso: oggi spesso non ascoltiamo più chi suona, ma che cosa suona. Il rischio è che lo strumento prenda il sopravvento sul musicista, invertendo una gerarchia che per secoli è stata considerata intoccabile.

Foto di Nataliya Vaitkevich

Da quando  ci sono gli strumenti digitali – compatti e portatili – è tutto cambiato: come hanno fatto abitualmente i chitarristi, i violinisti e tutti gli altri musicisti, anche i tastieristi hanno potuto portare con sé il proprio strumento, montarlo sul palco in un amen e suonare.

Un tempo il suono era la conseguenza diretta del gesto, della tecnica, dell’intenzione. Il pianista era riconoscibile per il tocco, l’organista per la gestione del respiro e dei registri, il fisarmonicista per la sensibilità della mano sinistra. Oggi, invece, la qualità timbrica è sempre più determinata dalla macchina: dal campione multi-sorgente, dal DSP che modella la risonanza, dal motore di sintesi che “fa il carattere”. Il musicista rischia di diventare un operatore di preset, un selezionatore di possibilità, più che un interprete che plasma il suono.

E ora, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, questo processo accelera in modo esponenziale. L’AI non si limita a fornire nuovi strumenti: tende a sostituire parti del processo creativo, a generare arrangiamenti, accompagnamenti, perfino esecuzioni complete che imitano lo stile umano con una precisione inquietante. Il risultato è che l’essere umano rischia di scomparire dalla musica non solo come esecutore, ma anche come ideatore. L’ascoltatore, già abituato a identificare la bellezza del suono con la bontà dello strumento, ora rischia di non chiedersi più nemmeno se dietro quel brano ci sia una persona o un algoritmo.

Foto di Charles Parker

La conseguenza è sottile ma profonda: la musica rischia di diventare un prodotto, non un gesto. Una sequenza di scelte statistiche, non un atto espressivo. E il musicista, se non reagisce, rischia di essere relegato al ruolo di supervisore di processi automatici, più che di creatore.

In questo scenario diventa importante tornare a mettere al centro chi suona. Non basta conoscere due funzioni dello strumento o affidarsi ai preset: serve capire davvero come reagisce, cosa può fare e cosa invece è meglio evitare. È un lavoro pratico, fatto di scelte concrete, non di teoria.

La tecnologia — anche quella più avanzata — può aiutare molto, ma solo se resta uno strumento nelle mani di chi suona. Quando inizia a decidere al posto nostro o a fare tutto da sola, il rischio è che la parte umana si perda per strada. Ritrovare un equilibrio significa ricordarsi che la musica nasce da una persona, non da un menu o da un algoritmo.

Foto di Alex O’Brien