Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Yamaha alza il sipario su PSR-SX600

leave a comment »

L’attesa era nell’aria da tempo. Personalmente, ero certo che Yamaha avrebbe completato entro il 2020 il rinnovamento degli arranger workstation di livello medio con la sostituzione di PSR-S670 (a proposito, gran bello strumento con un rapporto qualità-prezzo encomiabile). Nella giornata di ieri 2 agosto, tutti i siti Yamaha globali hanno riportato l’annuncio del nuovo modello: PSR-SX600.

Yamaha PSR-SX600

Spicca immediatamente come l’usabilità sia stata rinnovata parzialmente: la grafica dello schermo richiama Genos, ma – attenzione! – lo schermo non è touch screen e le azioni e i menu sono richiamabili tramite il tasto Menu e i cursori fisici posti sotto lo schermo stesso.

Vediamo in dettaglio le caratteristiche più salienti della nuova tastiera arranger di casa Yamaha:

  • schermo a colori con diagonale di 4.3 pollici.
  • 850 timbri, inclusi 73 Super Articulation, 27 MegaVoice e 43 kit percussivi.
  • 415 stili di accompagnamento (caspita!)
  • 100MB di memoria di bordo a disposizione di pacchetti di espansione per nuovi timbri e nuovi stili da caricare tramite Yamaha Expansion Manager
  • nuovi convertitori DAC (da digitale ad analogico) e nuovi effetti DSP per la categoria dello strumento
  • ingresso microfonico e compatibilità con la app Yamaha Rec’n’Share
  • interfaccia audio/MIDI USB di bordo
  • funzione Playlist per raggruppare banchi di Registration e richiamare i propri set in una frazione di secondo
  • pesa 8.1kg.

Il nome di alcune funzioni risuona per la prima volta nel glossario Yamaha e sarà necessario uno studio approfondito:

  • La funzione Unison permette di suonare una melodia e fare in modo che sia riprodotta all’unisono da alcuni strumenti o da tutti, creando frasi dinamiche e interattive.
  • La funzione Accent aggiunge note allo stile in riproduzione in base agli accenti della performance, ottenendo variazioni interessanti come le sincopi ritmiche.
  • Half-Bar Fill, in aggiunta al noto Style Section Reset.
  • Per i principianti, il riconoscimento degli accordi Smart Chord consente di suonare una sola nota, delegando all’arranger la scelta se suonare un accordo di maggiore, minore, settima o diminuita in base all’armonia. L’interpretazione ottiene risultati molto sofisticati con l’attivazione del genere Jazz.

Rispetto il modello immediatamente superiore (PSR-SX700), sono stati operati alcuni tagli che renderanno lo strumento consono con il segmento del mercato di destinazione e consentiranno un prezzo più aggressivo sul mercato:

  • I 61 tasti sono più leggeri e non appartengono alla classe FSB.
  • Al posto del joystick multifunzionale, riappaiono le tradizionali rotelle per il Pitch Bend e la modulazione.
  • Come abbiamo scritto qui sopra, lo schermo a colori è più piccolo e non è sensibile al tocco.
  • E sono di numero inferiori gli stili, i timbri e i Multipad. Ridotta anche la memoria di espansione.
  • La registrazione audio avviene solo su memoria USB (.wav).
  • PSR-SX600 non supporta il formato MP3.
  • Niente porte MIDI IN/OUT: il MIDI gira solo tramite l’ingresso USB.

Torneremo sull’argomento.

Per saperne di più, visitate il sito ufficiale Yamaha nella pagina dedicata a PSR-SX600.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 agosto 2020 at 15:13

Pubblicato su Yamaha

Tagged with , , ,

10 dimostrazioni di arranger di ieri e di oggi

with one comment

Da quando la popolarità di YouTube ha raggiunto dimensioni globali, le dimostrazioni di tastiere si sono moltiplicate sul web. Oggi vorrei condividere con voi alcune di queste, quelle che hanno catturato la mia attenzione nel corso degli anni e, immagino, possano aver fatto lo stesso con alcuni di voi. Non sono filmati inediti e gran parte di questi appaiono già citati in questo blog.

Chiariamo un possibile equivoco: con questa rassegna, non intendo celebrare i dieci migliori arranger. Qui, oggi al centro ci sono i musicisti suonatori di arranger. Ho redatto questa selezione di getto, senza tanti ripensamenti, nella consapevolezza del rischio di trascurare qualche contributo eccellente. Potete aggiungerli voi nei commenti qui sotto.

1 Cory Henry | Casio CT-X5000

Dite che voglio cominciare vincendo facile? E va bene dài, lasciatemi dare il via alle danze con una celebrità del mondo delle tastiere. Osservate come Cory Henry, l’apostolo del funk, si diletti con l’arranger di punta di Casio: CT-X5000.

2 Yohan Kim | Roland GO:Keys

Il giovanissimo Yohan Kim nel 2017 improvvisava per noi con l’innovativa sezione arranger che, su Roland Go:Keys, porta il nome di Loop Mix. Se avete tempo, andate a farvi un giro sul canale YouTube di Yohan e scoprirete come il ragazzo sia cresciuto in fretta e come oggi sfoggi con merito il ruolo di dimostratore ufficiale (e di lusso) dei pianoforti e delle workstation Roland.

3 Marco Parisi | Korg Pa600

Figlio d’arte, Marco Parisi è un pianista e tastierista talentuoso. Oggi è dimostratore di Algam Eko, ma già nel 2012 la sua dimostrazione di Korg Pa600 aveva lasciato il segno, testimonianza ineccepibile di una notevole capacità artistica.

4 Marcello Colò | Ketron SD9

Un solo tastierista al mondo si prende i rischi di un tributo a Keith Emerson nel registrare la dimostrazione di un nuovo arranger al debutto in fiera. Era il 2016 al Musikmesse di Francoforte. E Marcello Colò dimostra Ketron SD9. Lo rivediamo nel filmato registrato in presa diretta da Riccardo Gerbi.

5 Menno Beijer | Yamaha PSR-E453

Le dimostrazioni di Menno Beijer dai Paesi Bassi sono fra le mie preferite. Menno ha la grande capacità di condensare in pochi minuti tutti i valori principali di un prodotto arranger: suoni, stili, effetti. Ne è un fulgido esempio la dimostrazione di una tastiera economica come Yamaha PSR-E453. Un video che galoppa verso il milione di visualizzazioni.

6 Noemi Lemanska | Korg Havian 30

Interrompiamo la sequenza di musicisti maschi e diamo spazio alla dolcezza femminile di Noemi Lemańska. Questa brava pianista e cantante è una presenza discreta del popolare portale polacco muzykuj.com: degno di nota perché vanta un’impressionante numero di filmati di qualità nell’ambito degli strumenti musicali. Le dimostrazioni sono nella maggioranza curate dal marito di Noemi, Paweł Lemański.

7 Ralf Shink | Roland BK-9

La versatilità degli arranger consente di divertirsi e improvvisare anche con la sezione organo di emulazione Hammond C3. Ed è quello che fa qui Ralf Shink con Roland BK-9.

8 Peter Baartmans |Yamaha CVP-809

Yamaha ha fatto ricorso negli anni ad una serie notevole di eccellenti protagonisti in Europa: Martin Harris, Bert Smorenburg, Mauro Di Ruscio e Danilo Donzella. Il numero di filmati pubblicati è molto vasto. Ho scelto questo di Peter Baartmans, perché il bravo pianista olandese qui si esibisce con un Clavinova CVP-809, la versione ad 88 tasti pesati di Genos.

9 Fernando Draganici | Korg Havian 30

Che dire, ogni commento è superfluo. Godetevi questa performance e ammettelo: quali grandi cose si possono fare con un arranger se si ha talento e tecnica esecutiva di primo piano, come Fernando Draganici.

10 Michel Voncken | Yamaha Tyros

Indimenticabile questo video. Michel Voncken ha fatto il giro del mondo virtualmente presentando le potenzialità di Yamaha Tyros, il primo modello di una lunga serie di arranger di grande successo. La registrazione originale di Michel non è più disponibile sul web. Ho trovato questa, di qualità inferiore: rimane la testimonianza che documenta un filmato che ha fatto appassionare agli arranger una vasta generazione di musicisti, all’inizio del secondo millennio .

PS: È con questo è tutto. Per ora.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 luglio 2020 at 23:17

Dexibell XMURE cresce

with 3 comments

Dal 29 marzo ad oggi, Dexibell ha offerto segnali di vitalità e continuità pur nel periodo di globale isolamento: l’azienda marchigiana si è distinta sul web per una serie progressiva di webinar informativi e istruttivi. Gli onori di casa sono abitualmente svolti dal dimostratore ufficiale Ralf Schink, con il suo inglese simpaticamente grattugiato di spiccati accenti teutonici.

Nel corso del webinar del 21 giugno, ha fatto la propria apparizione in video anche Luigi Bruti, condottiero di Dexibell, il quale ha colto l’occasione per confermare l’annuncio della prossima distribuzione di nuovi stili per la piattaforma XMURE.

In questo blog, abbiamo dato spazio a XMURE, avendo avuto la possibilità di verificare il prodotto di persona durante la visita negli stabilimenti di Acquaviva Picena, ospite di Luigi Bruti stesso, Roberto Gaetani e, soprattutto, Marco Di Paolo. Quest’ultimo in particolare mi aveva permesso di approfondire la materia XMURE: il mio resoconto è ancora disponibile in linea.

Non credo sia scontato ricordare ancora una volta come Dexibell sia nata dalle ceneri di Roland Europe, l’azienda che per prima ha creduto negli arranger come strumenti semi-professionali. È un dato di fatto che, con il lancio della prima serie storica dei modelli E in casa Roland, il mercato degli arranger abbia fatto un balzo in avanti. Non erano gli unici, c’era per esempio anche Generalmusic che tentava negli stessi anni di percorrere la stessa strada. Prima di allora, le sezioni di arranger erano presenti quasi esclusivamente nelle tastierine-giocattolo dell’epoca. Ad Acquaviva Picena, si sono studiati e creati accompagnamenti automatici di alto livello: l’abilità è stata quella di disegnare un vasto set di pattern MIDI che hanno saputo sfruttare a fondo il generatore sonoro Roland della famiglia Sound Canvas, producendo una serie di macchine dal successo garantito e definendo il set sonoro di riferimento della programmazione degli Standard MIDI File per l’intera industria musicale.

XMURE, l’arranger del futuro?

Quando è nata Dexibell nel 2016, il centro R&D ha fatto tesoro dell’esperienza pluridecennale con gli arranger cercando un modo innovativo che permettesse di vincere la tendenza innata di precoce obsolescenza tipica degli arranger tradizionali: Dexibell ha puntato in toto su un arranger software in formato audio pronto ad essere pilotato da tastiere in tempo reale. Dato il taglio inedito, l’avvio di XMURE è stato promettente ma, da allora, non è più cresciuto: ancora oggi, il repertorio offerto da Dexibell sull’Apple Store non arriva a 50 stili disponibili.

La buona notizia di oggi, buonissima notizia, è che Bruti ha confermato l’uscita (entro il mese di luglio) di 20 nuovi accompagnamenti che spaziano dal repertorio evergreen a quello contemporaneo. È interessante osservare come la produzione dei pattern per XMURE richieda la presenza di musicisti in studio per la registrazione dei veri brani musicali. La scelta di operare nell’audio permette di ricercare la riproduzione fedele delle sfumature dei repertori dell’epoca. Ad esempio, per replicare con fedeltà i classici del rock’n’roll e del twist degli anni 50, Dexibell ha portato in studio musicisti con gli strumenti dell’epoca; anche gli effetti, i preamplificatori e i microfoni sono tutti volti a ricreare l’esatto suono specifico originale e non solo il groove. Cosa che permetterà di rispettare il gusto e il feeling di quell’epoca. Ovviamente questo aspetto si traduce diversamente per repertori musicali successivi o contemporanei: ogni epoca dipende dall’epoca si utilizzano gli strumenti e gli effetti vintage di allora.

C’è una buona attesa dunque. Un pattern XMURE costa poco più di un euro e XMURE può essere suonato dal vivo con qualsiasi strumento a tastiera digitale, non è necessario che sia Dexibell, per i dettagli vi rimando al mio focus originale.

Luigi Bruti parla di XMURE con Ralf Shink a partire da 1h14m in poi

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

24 giugno 2020 at 23:01

Supporti Ketroniani Gold

leave a comment »

Antonio Rizzato alias Nico er Pirata di Supporti Ketroniani Gold

Facciamo delle ipotesi.

Se vi state chiedendo da dove sia venuto fuori Nico er Pirata, prima ancora di andare a cercare notizie sulla fortunata serie di film con Tomás Milián – pensateci un attimo, qui in questo blog diamo spazio alle tastiere arranger – quindi il consiglio è di rileggere la storia di Antonio Rizzato e dei Supporti Ketroniani: ne abbiamo parlato qui una prima volta nell’ottobre 2016 e siamo tornati a riparlarne qualche mese dopo, nel febbraio 2017.

Se volete invece sapere che cosa io pensi degli arranger Ketron di ultima generazione, bene ecco per voi la recensione di SD90 del mese di dicembre 2018.

Se invece vi state chiedendo che cosa sia tutte questa diatrìba fra stili versatili e stili verticali, potete sempre farvi un giro su un mio articolo che ha collezionato migliaia di letture negli ultimi tre anni.

Se, infine, vi state chiedendo soltanto quale possa essere il filo conduttore di tutte queste ipotesi, non vi resta che passare a leggere il contributo odierno scritto da me medesimo per SM Strumenti Musicali: immergetevi nell’esperienza di Supporti Ketroniani Gold. Chi suona un arranger Ketron, potrebbe trovare le risorse che sta cercando. E non solo, c’è anche un’opportunità per chi suona arranger Yamaha di recente fabbricazione.

Stile per Ketron: la traccia audio della voce originale del canto “incapsulata” a scopi dimostrativi

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

15 giugno 2020 at 20:41

Marcello Colò & Friends

with 2 comments

Chi fra di voi, appassionati suonatori di tastiere arranger, si fosse perso la diretta odierna di SM Friends, dovrebbe ripensarci. Mi permetto di darvi questo suggerimento perché potreste trovare pane per i vostri denti.

Oggi 8 giugno 2020 alle 19, l’amico Riccardo Gerbi ha condotto una lunga chiacchierata con Marcello Colò, oggi uomo Ketron, ma che dal 1975 ad oggi ha segnato la storia dell’industria musicale marchigiana lasciando tracce importanti in CRB Elettronica, Generalmusic e Korg prima di approdare in Ketron.

La registrazione è disponibile su YouTube e dura oltre un’ora e trenta ma racchiude così tante esperienze vissute in 40 anni di sperimentazione, progettazione e realizzazione di strumenti musicali nelle Marche. Nella parte finale, si parla specificamente di tastiere arranger e, cosa rara, si è dato pane al pane e vino al vino. Il livello qualitativo raggiunto dalle tastiere arranger è tale da non aver più nulla da invidiare ad altre categorie di strumenti digitali a tastiera. Non è più il tempo di sentirsi figli di un Dio minore.

Mi fermo qui: seguite il link e troverete, oltre a Marcello e Riccardo, il contributo di Luca Pilla e, indegnamente, quello del sottoscritto.

Buona visione quindi.

SM Friends: amici e appassionati di strumenti musicali

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

8 giugno 2020 at 22:23

Quarant’anni di Casio Music

leave a comment »

Non so a quanti di voi sarà sfuggito l’annuncio dello scorso gennaio, quando Casio aveva celebrato i 40 anni di attività nel mondo della musica, trascorsi prevalentemente nella produzione di strumenti a tastiera: minitastiere, arranger, pianoforti, synth. Per l’occasione, era stato aperto un sito dedicato con numerose informazioni sulla storia dei suoi prodotti.

L’argomento torna di attualità per noi, in questi giorni, a seguito della pubblicazione da parte di Mike Martin, deus ex machina di Casio Music America, del video di Regeneration: trattasi di un brano musicale composto per l’occasione sfruttando tutti gli strumenti Casio più significativi, quelli che sono stati suonati da diverse generazioni di tastieristi di tutte le capacità: dai bambini ai principianti della musica , dagli studenti agli appassionati, dagli amatori ai professionisti fino alle stelle di primo piano della musica globale.

Regeneration, suonato con gli strumenti Casio di questi 40 anni

L’esperienza musicale di Casio era cominciata nel 1980 con un proto-arranger: Casiotone CT-201. In questo blog, vi abbiamo narrato di alcuni dei prodotti di quegli anni: qualcuno di voi ricorda la nascita dello Sleng Teng nella musica reggae – che deve tutto ai ritmi di Casiotone MT-40 (1981) – o la testimonianza degli Eurythmics – nella scrittura di Here Comes the Rain con Casiotone MT-65 (1983).

Casiotone, rinascita 2020

Ma la nostra memoria, trascritta nella cronologia degli arranger degli ultimi 20 anni, ci porta a citare altre tastiere arranger con tasti dinamici di dimensioni standard: MZ-2000 aveva la capacità di estrarre accordi dei dati MIDI (2000), CTK-4000 introduceva i suoni AHL nel 2008, WK-7500 rappresentava un tentativo onesto di Casio produrre arranger con stili più competitivi (era il 2011), a cui faceva seguito l’evoluzione migliorativa di WK-6600 e CTK-6250/CTK-6200 (siamo arrivati al 2013). Qualcosa di più interessante si vedeva con MZ-X500 macchina arranger moderna del 2016 e, soprattutto, con il botto realizzato dalla serie CT-X nel 2018 che ha fatto intendere a molti quanto Casio fosse matura e pronta a produrre arranger di superiore qualità, grazie ad una migliore sorgente sonora (AiX): ne abbiamo parlato in occasione del mio test di CT-X5000. Recentemente, nel 2019 e in vista di questo anniversario, l’azienda giapponese ha riproposto il marchio Casiotone con una nuova serie di tastiere economiche che brillano per la loro portabilità: fra queste solo il modello CT-S300 ha tasti dinamici.

E allora, scusa il ritardo e… buon anniversario, Casio.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 maggio 2020 at 22:21

Che cosa rende speciali le tastiere arranger?

with 4 comments

Quando il mio amico Riccardo Gerbi mi aveva dato carta bianca per un nuovo articolo da pubblicare su SM Strumenti Musicali, non immaginavo dove sarei andato a parare.

Ad essere sinceri, avevo cominciato a scrivere tentando di analizzare il mutamento negli anni dei musicisti che tipicamente suonano un arranger. Invece, mi sono involontariamente ritrovato a scrivere di getto un elogio universale sul perché abbia ancora senso al giorno d’oggi suonare una tastiera con accompagnamenti.

Sono andato fuori tema, lo so. Ma, onestamente, non me ne pento: Riccardo mi dice che l’articolo gli è piaciuto e i messaggi che ho ricevuto da alcuni lettori dopo la pubblicazione, sono stati incoraggianti.

Del resto, in quell’articolo potete ritrovare quello che io credo possa essere la sintesi autentica del significato della passione che scalda il cuore di chi suona gli arranger.

Non aggiungo nulla, è tutto scritto su SM Strumenti Musicali.

Buona lettura.

Da leggere su SM Strumenti Musicali

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

27 aprile 2020 at 19:00

Ritmi, arpeggi e stili di accompagnamento

with one comment

I più perspicaci, fra i fedeli lettori di questo blog, hanno capito da soli che lo spunto per estendere nuovi articoli arriva spesso dalle domande che ricevo dai lettori stessi. È un numero considerevole di quesiti che mi giunge con continuità tramite email da ogni parte d’Italia (e talvolta anche dall’estero). Talvolta faccio fatica a rispondere rapidamente a tutti: e mi scuso di questo. A volte le questioni poste richiedono risposte facili, altre esigono risposte più articolate, a volte mi giungono domande impossibili che non possono avere risposta (tipo: “qual è in assoluto l’arranger migliore sul mercato?”).

Quali differenze?

Oggi, colgo l’occasione di un simpatico messaggio che ho ricevuto nei giorni scorsi e in cui mi si chiedeva candidamente la differenza tra ritmi, pattern di arpeggio e stili di accompagnamento. In effetti, se non si ha dimestichezza con il mondo delle tastiere digitali, è facile confondere gli argomenti dato che queste tre caratteristiche diverse hanno un punto fondamentale in comune: provvedono capacità esecutive automatiche sotto la guida del tastierista. Attenzione: non si tratta di mettere in playback una sequenza o addirittura un intero brano musicale, ma di suonare comunque con le proprie mani. Parliamo quindi di risorse musicali che le moderne tastiere mettono a disposizioni di musicisti veri per espandere le esibizioni dal vivo, le composizioni originali, il tempo dedicato alla pratica e all’esercizio o anche solo al divertimento. Queste tre soluzioni fanno in modo che la vostra tastiera musicale si metta al vostro servizio per svolgere una parte del lavoro che, altrimenti, non sarebbe possibile.

Ritmi

Cominciamo dai ritmi, mi riferisco alle elementari sessioni percussive molto diffuse tra i pianoforti digitali, anche quelli di alto livello, e – in passato – in molti organi elettronici: trattasi di una sezione ritmica che produce ritmi di varia natura. Volete suonare un brano con i suoni di pianoforte digitale mentre una batteria scandisce il tempo di una ballata di 4/4? Oppure volete emulare i suoni di organo Hammond con uno swing lento ed un batterista che striscia le spazzole sul rullante? Ecco, questi sono i ritmi. Oltre a quello che suonate voi con le vostre mani sulla tastiera, si può sentire il lavoro di un batterista virtuale che vi accompagna.

Nei primi 50″ di questo video, Rich Formidoni suona il piano
Casio Privia PX-S3000 con la sola sezione ritmica.

Arpeggi

Passiamo all’arpeggiatore: premete un accordo sulla tastiera e lo strumento ripete continuamente le stesse note, secondo schemi preimpostati. Ad esempio ripetizioni in su e in giù di schemi ritmici complessi, scale di accordi su pianoforte, arpeggi d’organo. Al giorno d’oggi, gli arpeggiatori sono molto sofisticati e possono produrre suoni realistici, come l’accompagnamento di una chitarra acustica dove farete fatica a capire che non c’è un chitarrista in persona con una chitarra acustica a sei corde, ma un semplice arpeggiatore digitale. Per non parlare del numero straordinario di successi pop o dance che sono stati resi unici grazie a riff originali prodotti con l’ausilio di arpeggiatori di synth.

L’arpeggiatore può trovarsi sui sintetizzatori di alta fascia come sulle tastierine più economiche: ecco un semplice (ma efficace) esempio con Yamaha PSS-A50.

Stili di accompagnamento

Concludiamo con gli stili di accompagnamento. Qui entriamo nel mondo specifico degli arranger.  Anzi, per definizione, diciamo che uno strumento è un arranger quando è dotato di una sezione di stili di accompagnamento. Con gli arranger, la produzione musicale si fa più articolata, perché non ci sarà solo il batterista ad accompagnarvi o una sequenza di arpeggi, ma un’intera band, un ensemble musicale o persino un’orchestra. Normalmente un arranger che si rispetta ha centinaia di stili, ognuno di questi ha otto parti (basso, batteria, percussioni varie, archi o pad, organi, pianoforti, chitarre, fiati…) e diversi pattern: introduzioni, variazioni per strofe e ritornelli, battute di passaggio (Fill-In, Break) e finali. Come fanno tutti questi strumenti a suonare insieme il vostro brano? È semplice, l’arranger “legge” le note che state suonando voi sulla tastiera, ne interpreta gli accordi e – bum! – vi segue. Fantastico, vero? Chi vuole approfondire la materia può leggersi i 650 articoli che ho pubblicato in oltre dieci anni di vita di questo blog.

Jim Vives dalla Spagna suona l’evergreen Autumn Leaves con l’arranger Ketron Audya

Sono convinto che ora potrà essere chiara a tutti la differenza fra ritmi, arpeggiatore e arranger.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 aprile 2020 at 23:05

Korg SongBook Editor per dummies

leave a comment »

Come promesso, oggi entriamo nel merito di SongBook Editor nella versione 3.0 progettata su misura per gli arranger Korg di attuale generazione (Pa4X, Pa1000 and Pa700). Chi possiede modelli precedenti può lavorare con la versione 2.0: quanto scritto qui vale anche per loro.

Consigli della casa

Cominciamo con una distinzione operativa che Korg stessa raccomanda:

  • Gli elementi del SongBook associati a stili di accompagnamento vanno creati sempre sullo strumento: questa modalità consente di memorizzare tutti i valori effettivi delle impostazioni dello stile (suoni, EQ, FX, set di tastiere, pad, eccetera.). La stessa profondità dei dettagli non è possibile sull’Editor.
  • Al contrario, conviene sicuramente creare sul SongBook Editor gli elementi associati a basi MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo. In questo articolo, infatti, ci concentriamo proprio su questo secondo aspetto.

Per come hanno pensato le cose quelli di Korg, conviene tenere conto di un altro dettaglio operativo: lavorate con un supporto rimuovibile, non perché sia più comodo rispetto il disco fisso interno o alla memoria SD installabile, ma perché così si hanno meno grane con il software Korg (lo so, fate fatica a crederci, ma proprio così recita e così lo confessa “candidamente” il manuale ufficiale Korg).  Voglio dire, è sicuramente possibile utilizzare il disco fisso interno ma, se vogliamo fare le cose semplici, non sfidiamo la sorte e seguiamo le raccomandazioni di Korg che qui cerco di riassumervi con la massima semplicità possibile.

Passiamo all’azione

Prima cosa, andiamo a prenderci il file di SongBook dallo strumento:

  1. Inserite una memoria USB sull’arranger, accendete lo strumento, premete il pulsante Media, toccate Save e selezionate ALL.
  2. Toccate Save To e scegliete la vostra memoria USB come destinatario dell’operazione di salvataggio.
  3. Create una nuova cartella SET sul dispositivo USB dandogli il nome che preferite. Questa cartella conterrà il vostro SongBook (SBD), le Set  List (SBL) e tutti gli stili salvati nelle locazioni User e Favorite.

Ora copiate tutte le vostre basi e i vostri file sullo stesso dispositivo USB:

  1. Sempre nell’area Media, aprite la pagina Copy e copiate tutti i file da assegnare al vostro SongBook (MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo TXT).
  2. Non importa l’uso che fate di cartelle e sottocartelle, l’importante è non toccare la cartella SET: copiate tutte le vostre risorse al di fuori di quella.

Estraete ora il dispositivo USB dallo strumento.

Spostiamoci sul PC

Dopo aver inserito il dispositivo USB sul vostro PC, controllate il nome della sua etichetta. È un punto fondamentale: non andate oltre. È semplice: da Esplora File del PC, fate clic con il tasto destro del mouse sul drive della memoria USB e selezionate Proprietà. Se c’è già un nome, prendetene nota, altrimenti è il momento di dargli un benedetto nome ora.

Non andate nel panico proprio adesso, non è come battezzare un figlio: digitate un nome qualsiasi. Se proprio vi si è bloccata la fantasia, usate le iniziali del vostro nome e cognome: vanno benissimo.

E ora, coraggio, divertiamoci  con l’Editor

Su PC, potrete lavorare comodamente per aggiungere e modificare gli elementi del SongBook. Si possono fare molte cose in modo intuitivo. Qui ci soffermiamo sull’aspetto che fa venire il mal di testa a diversi possessori di arranger Korg. Assegniamo le nostre basi e i nostri file al SongBook.

La prima volta che aprite il SongBook Editor, selezionate File e Preferences per indicare il vostro modello di arranger (Pa700, Pa1000, Pa4X, etc.). Poi aprite il vostro SongBook dalla memoria USB: fatelo scegliendo la cartella .SET che avete creato.

Giunge ora il fatidico momento di importare i titoli delle canzoni: nulla di più facile. Selezionate File e poi Import Files…  Cercate i vostri file nella memoria USB e, cartella per cartella, selezionateli tutti per importarli.  Una volta confermata l’importazione l’Editor potrebbe scoprire che alcuni elementi preesistenti nel SongBook potrebbero avere lo stesso nome del file che state importando: brano per brano, decidete se escluderle dall’importazione, sovrapporle oppure ignorarle.

Alla fine, tutti i titoli sono in colore rosso. Non spaventatevi, al contrario di quanto normalmente si pensa (si sa, il rosso è il colore degli errori, dei rischi e degli allarmi) qui invece è un bene: significa che l’importazione ha avuto buon esito. Ora potete salvare il  SongBook.

Ma, prima di farlo, osservate come ogni elemento del SongBook che non è associato ad uno stile di accompagnamento, mostri due informazioni distinte al fondo per Resource File: l’unità del dispositivo e il percorso (path). Concentrate la vostra attenzione sull’unità.

  1. Se (come vi ho detto qui sopra) avete fatto le cose per benino e avete dato un nome di etichetta alla memoria USB, qui la vedete ben riportata nel campo Unità: ottimo!
  2. Se, invece, vedete la lettera dell’unità D: oppure E: oppure F: e così via, allora significa che non avete ancora fatto quanto vi ho chiesto qui sopra. La vostra memoria USB non ha ancora un nome di etichetta.

Se siete nel caso 1, tutto bene, passate al paragrafo successivo.

Se il vostro caso è il 2, da una parte vi devo dire che siete dei lettori un po’ indisciplinati, ma dall’altra – consolatevi – sappiate che siete ancora in tempo per correggere. Andate ora su Esplora File di Windows (fatelo!) ad assegnare un nome di etichetta alla memoria USB e poi tornate sull’Editor. Selezionate ora tutti i titoli appena importati, fate clic sul tasto destro del mouse e poi scegliete Edit. Sostituite la lettera del drive con l’etichetta da voi assegnata fra parentesi quadre. (NDA: Se pensate che sia una cosa complicata, non prendetevela con me: sto facendo del mio meglio per semplificarvi la vita, ora però metteteci del vostro). Facciamo un esempio: immaginiamo che l’etichetta da voi assegnata è RR, ebbene qui dovete scrivere [RR], così fra parentesi quadre.

Fatto tutto? Bene, salvate il SongBook e… il gioco è fatto.

È ora di tornare sullo strumento

Inserite nuovamente la memoria USB sul vostro arranger. Da questo momento in poi, va lasciata lì tutte le volte che vorrete lavorare con il SongBook. Se la togliete, non lamentatevi poi con me se i vostri brani non si trovano più.

Ricordate il precedente articolo? Per rendere attivo il vostro SongBook, dovete caricarlo in memoria. Ergo, sullo strumento, premete il pulsante Media e scegliete Load per caricare il file SongBook navigando all’interno della vostra cartella Set.  Fatto? OK, ora siete finalmente operativi. Buon divertimento!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 aprile 2020 at 07:00

Pubblicato su Korg

Tagged with , , , , , , , , ,

Yamaha Genos V2.02

with 6 comments

Eppur qualcosa si muove.

In tempi di isolamento globale, Yamaha rilascia la versione 2.02 del firmware di Genos che, oltre a risolvere un terzetto di piccoli guasti software, introduce una miglioria grafica che va a favore di quanti sfruttano abitualmente le funzioni dello spartito digitale Score, della lettura dei testi sincronizzati Lyrics e della visualizzazione di semplici file di testo. In effetti lo schermo TFT a colori di Genos, con i suoi nove pollici di diagonale, si presta bene per queste funzionalità. L’incremento delle dimensioni del font non è – a mio modo di vedere – una banalità: al contrario, rappresenta una miglioria concreta e utile, alla luce del fatto che, a differenza della serie Tyros e delle concorrenti ammiraglie di casa Korg, Genos non dispone di uno schermo reclinabile, quanto mai utile per facilitare la lettura.

Visualizza immagine di origine

Vorrei insistere su questo dettaglio, perché questa miglioria potrebbe essere molto più interessante per i possessori di PSR-SX900 e PSR-SX700. In tempi non sospetti e in occasione del mio test pubblicato su SM Strumenti Musicali, avevo infatti scritto su questi due strumenti: “Lo schermo LCD è di sette pollici contro i nove di Genos: la scelta di Yamaha è la meccanica riduzione dei font dei caratteri e delle icone, non solo per le funzioni di sistema operativo ma anche per Score e Lyrics. Qualcosa mi dice che Yamaha potrebbe dare seguito ad una reimpaginazione grafica su misura.”

I guasti risolti nella versione 2.02 riguardano problemi diversi che si potevano presentare in situazioni particolari d’uso dello Style Creator, l’assenza dell’indicatore MIDI nel Mixer e la mancata visualizzazione dell’ora sullo schermo Home.

Potete scaricare l’aggiornamento software dalla pagina dedicata sul sito ufficiale di Yamaha.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

30 marzo 2020 at 20:57

Pubblicato su Yamaha

Tagged with , , , ,