Accessori per tastieristi arranger: quelli di cui potreste fare a meno (3 di 3)

Terminiamo questa triplice rassegna oggi (dopo aver visto gli accessori indispensabili per tutti e quelli utili per alcuni), passando ad esplorare la categoria degli accessori per arranger che, a seconda delle esigenze, possono rivelarsi meno interessanti, vista l’abbondanza di caratteristiche standard presenti abitualmente nelle tastiere con accompagnamenti. Non significa che questi accessori siano superflui in assoluto: molto dipende da come suonate, da ciò che vi serve davvero e dal modello di arranger che utilizzate.

In altre parole, queste riflessioni vogliono aiutarvi a fare chiarezza. Potreste accorgervi che la vostra tastiera offre già molto (o tutto) ciò che vi serve e che cercare altro non porterebbe alcun vantaggio. Oppure potreste scoprire che le vostre necessità si allineano meglio con un altro modello di arranger e valutarne l’acquisto. Altrimenti, l’esigenza può essere così specifica da richiedere hardware o software esterno, da integrare al vostro strumento: in questa situazione, gli accessori qui elencati possono diventare indispensabili!

1. Sequencer MIDI

Merish 5 – Fonte m-live.com

Un arranger – tranne rarissime eccezioni, praticamente i modelli GO:KEYS di Roland – è solitamente dotato di un lettore capace di riprodurre Standard MIDI file con visualizzazione testi per le serate Karaoke. Gli stessi arranger sono solitamente in grado di registrare in formato MIDI multi-traccia una performance suonata con le proprie mani sfruttando gli stili di accompagnamento.
Gran parte di questi arranger permettono anche l’editing degli eventi MIDI: gli arranger Yamaha (serie PSR-SX e Genos) sono normalmente i più completi e funzionali; gli arranger Korg (serie Pa) dispongono di buoni sequencer MIDI ma non rappresentano la parte più accurata del loro sistema operativo; gli arranger Ketron (serie Event) permettono di personalizzare tutti i parametri di massima di un MIDI file e delle specifiche tracce tramite la funzione GM; gli arranger Casio (serie CT-X) consentono di registrare alcune parti o di cancellare uno o più tracce registrate, non molto di più.

Se non avete bisogno di funzioni aggiuntive per gestire o produrre file MIDI, il vostro arranger è più che sufficiente.

2. Setlist manager avanzato

Camelot – Fonte: audiomodeling.com

In questa categoria rientrano software come Camelot, Mainstage, Gig Performer e Cantabile. Gli arranger integrano sistemi dedicati per gestire scalette, scene e richiami rapidi, ma ogni produttore li implementa con una propria logica. L’idea comune è salvare in un attimo tutto ciò che serve per un brano — suoni, split, volumi, effetti, style, tempo, transposer, pedaliera, mixer — e richiamarlo con un solo gesto. Yamaha utilizza Registration e Playlist (in passato Music Finder); Korg adotta SongBook e SetList; Roland parla di Scene; Ketron offre Registration e Playlist. Tutti questi sistemi svolgono lo stesso compito e lo fanno in modo estremamente efficace, spesso meglio di molti software esterni dedicati alla gestione live.

Studiate a fondo il vostro arranger e, molto probabilmente, scoprirete che avete già soluzioni professionali, non serve spendere denari in software esterni.

3. Host VST

Abletone Live – Fonte: ableton.com

Gli arranger dei giorni nostri racchiudono librerie sonore ampie e pronte all’uso, effetti completi, routing interno, gestione di patch, scene e scalette. Un host diventa necessario solo quando lo strumento non offre queste funzioni o le offre in modo limitato; l’arranger, al contrario, nasce proprio per sostituire un intero ecosistema di software esterni. Dispone di suoni già bilanciati, di una sezione effetti completa con riverberi, delay, chorus, EQ, compressori e mastering, di split e layer immediati (fino a 3–4 parti Upper più la parte Lower senza configurazioni complesse), di scene interne al brano come STS, OTS, Registration o Scene, e dell’accompagnamento automatico con stili, variazioni, fill ed ending. Tutto è integrato e richiamabile al volo, senza bisogno di un computer o di un host dedicato. Da anni, gli arranger dispongono poi di memoria su cui espandere suoni nuovi.

Per molti di noi, le funzioni integrate degli arranger sono più che sufficienti; al contrario per alcuni, un host VST può offrire un’estensione necessaria. Ma, prima di fare il passo, assicuratevi di aver raggiunto il limite delle capacità sonore del vostro arranger. Sul mercato ci sono arranger più potenti del vostro modello? Valutate se fare l’upgrade o estendere l’arsenale sonoro affiancando un host VST su PC, mac o tablet.

4. Armonizzatore vocale

Fonte: Cotton Bro Studio

Gli arranger al top di gamma e quelli più evoluti includono spesso un armonizzatore vocale integrato. Sebbene non tutti i modelli lo offrano, tuttavia chi è interessato a questa feature, può trovare un numero ampio di modelli fra cui scegliere con armonizzatore vocale di serie: Yamaha Genos2 e PSR-SX920; Korg Pa5X e Pa1000; Ketron serie Event.

Se possedete uno di questi arranger (o modelli precedenti dello stesso livello), prima di investire in un armonizzatore vocale dedicato, date una chance a quanto avete già.

5. Registratore audio stereo

Fonte: tascam.com

Il registratore audio stereo degli arranger è un sistema integrato che cattura direttamente l’uscita dello strumento e la salva come file, senza bisogno di computer o dispositivi esterni. Basta premere Record, suonare e ottenere subito un file pronto per il riascolto o la condivisione. Registra anche il microfono, acquisisce in stereo l’intero mix dello strumento e utilizza formati come WAV o MP3, a seconda del modello. Il file viene salvato direttamente su memoria interna o su una memoria flash USB, senza software aggiuntivi né driver.

Di norma non serve un registratore audio esterno all’arranger se il vostro scopo è ottenere un file audio con due tracce stereo. In un arranger è tutto incluso.

6. Drum Machine

Fonte: roland.com

Tutti gli arranger hanno per definizione una vasta collezione di stili a bordo. Silenziando le tracce di accompagnamento e lasciando attive le tracce percussive, si ottengono di fatto i pattern percussivi solitamente espressi da Drum Machine. Negli arranger, il repertorio di pattern è piuttosto variegato: ogni stile può avere fino a 4 variazioni ritmiche. Con presenza di misure fill-in e break. Ed Intro ed Ending… Si possono personalizzare tempo, effetti, kit percussivi, singoli suoni e, in taluni casi, registrare/caricare campioni.

Affiancare una drum machine ad un arranger serve a chi vuole ritmiche sperimentali, groove elettronici, maggiore creatività oltre gli stili predefiniti e un setup ibrido più flessibile. Non è indispensabile, ma per alcuni potrebbe essere un utile potenziamento. Ma la domanda per un possessore di tastiere arranger è: avete già studiato e spremuto a fondo le capacità ritmiche del vostro strumento?

7. Arpeggiatore

Korg Minilogue – fonte: korg.com

Gli arpeggiatori servono a generare pattern musicali automatici partendo da ciò che si suona sulla tastiera. Sono pensati per arricchire la performance senza dover programmare sequenze complesse. Sugli arranger, gli arpeggi sono utilizzabili come estensioni degli stili, si adattano automaticamente agli accordi suonati, possono produrre linee molto realistiche (soprattutto per chitarre, bassi e parti acustiche) e, in taluni modelli, contribuiscono a creare pattern complessi, anche poliritmici, tipici del mondo workstation. Talvolta sono gestiti in una funzione ad hoc, a volte si nascondono dietro i pad (detti anche multipad).

Controllate bene cosa offre il vostro arranger, prima di abbandonarlo pensando di non avere un arpeggiatore all’altezza delle vostre attese.

8. Monitor da studio

Fonte: yamaha.com

Gli arranger con speaker di bordo esistono praticamente da quando esistono gli arranger stessi. La presenza degli altoparlanti integrati è sempre stata una loro caratteristica distintiva. L’arranger nasce come tastiera “pronta all’uso”. Gli speaker integrati permettono di accendere e suonare subito, evitare casse esterne, mixer, cavi, e comporre o provare in qualsiasi momento. È la filosofia del plug & play.

Gli amplificatori di bordo degli arranger offrono portabilità e zero complicazioni. Non sostituiscono un impianto professionale, ma per molti musicisti sono un vantaggio enorme nella pratica quotidiana. Forse vi serve collegarvi tramite mixer ad un impianto PA, ma… ad un monitor da studio da pochi watt? Siete sicuri?

10. Player audio per serate Karaoke

Fonte: UltraStar Deluxe

Delle basi MIDI, abbiamo scritto qua sopra: ora affrontiamo il tema delle basi audio. La maggior parte degli arranger oggi in commercio integra un lettore di brani audio: quasi tutti supportano il formato WAV, alcuni anche MP3. In certi modelli è possibile copiare i brani direttamente nella memoria interna dello strumento, mentre altri leggono i file da una memoria flash USB inserita nell’apposita porta. In questo modo si possono riprodurre le basi in totale autonomia, senza dover ricorrere a dispositivi esterni come computer, tablet, smartphone o lettori dedicati.

Verificate se il vostro arranger è in grado di visualizzare i testi dei brani su basi MP3 o WAV e probabilmente non vi serve altro per le vostre serate Karaoke.

11. Unità effetti

Con gli arranger (specialmente quelli di fascia media e al top della gamma) si può tranquillamente fare meno di una unità effetti esterna. I modelli professionali di arranger includono abitualmente reverberi professionali; e poi chorus, delay, flanger e phaser di qualità molto alta; compressori ed EQ su ogni parte; DSP multipli assegnabili a stile, tastiera, microfono, multipad. Per il 99% dei musicisti, questi effetti sono più che sufficienti per live, karaoke, serate e registrazioni.

Non escludo eccezioni, ma nella stragrande maggioranza dei casi d’uso in cui è presente un arranger (come qualsiasi synth a tastiera), aggiungere un processore esterno potrebbe rilevarsi una complicazione inutile.

Conclusione

Un arranger è, prima di tutto, una macchina tutto‑in‑uno: suoni, accompagnamenti, mixer, effetti, registrazione, controlli… tutto è già lì, integrato e pronto all’uso. È uno strumento pensato per funzionare in autonomia, senza dover costruire un ecosistema attorno a sé. L’arranger nasce per essere completo: gli oggetti che abbiamo visto oggi rischiano – per molti noi – di essere semplicemente ridondanti. Solo chi ha esigenze davvero elevate — chi pretende un controllo più fine o un comfort operativo specifico — può sentire il bisogno di aggiungere qualcosa. Per tutti gli altri, le tastiere arranger presenti oggi sul mercato offrono già tutto ciò che serve per suonare bene, ovunque e in qualsiasi situazione.

Accessori per tastieristi arranger: quelli utili (2 di 3)

Dopo aver visto insieme, nei giorni scorsi, la lista degli accessori essenziali per tutti i suonatori di arranger, oggi è il turno di quelli ‘utili’. In taluni contesti, possono essere considerati anche questi come indispensabili, ma non vale per tutti, dipende da voi e da come usate il vostro arranger.

1. Tablet per gli spartiti

Foto di Gezer Amorim

Se siete come me (cioè NON avete l’orecchio assoluto e NON avete una memoria fenomenale per ricordare a perfezione le parti di tutti i brani musicali), allora avete spesso bisogno di leggere gli spartiti. Da anni, il tablet ha sostituito i raccoglitori pieni di fogli volanti. Con un’app ben organizzata (ad esempio ForScore, MobilSheets o Moraldiweb) avete tutto: scalette, trasposizioni, note personali, testi delle canzoni, versioni alternative dei brani. Il tablet è leggero, luminoso, sempre aggiornabile. Scegliete un modello con schermo ampio: leggere bene è metà del lavoro.

2. Il leggio

QUIK LOK MS330 – Fonte: www.quiklok.it/

Normalmente gli arranger sono tutti dotati di leggio. Qua e là, ogni tanto sul mercato compaiono tastiere sprovviste di questo importante accessorio. Quando è così procuratevene uno: un leggio robusto da orchestra è il top, ma anche un supporto per tablet può essere valutato in alternativa.

3. Pedale per voltare pagina

iRig Blue Turn per voltare pagina

Se usate il tablet come lettore di spartiti, questo tipo di pedale diventa indispensabile. Vi permette di voltare pagina senza staccare le mani dalla tastiera, senza toccare lo schermo, senza rischiare di sbagliare. Silenzioso, stabile e con buona autonomia: queste sono le tre caratteristiche da cercare.
Avevo affrontato l’argomento in questo articolo.

4. Subwoofer per dare sostanza ai bassi

Yamaha KS-SW100 – Fonte: http://www.yamaha.com

Gli amplificatori di bordo abitualmente presenti negli arranger moderni hanno bassi potenti, ma non tutti gli impianti li restituiscono come si deve. Un subwoofer compatto aggiunge corpo, presenza e credibilità al vostro suono. In contesti casalinghi o di piccoli live, è la differenza tra un suono “piatto” e un suono che riempie la sala. Una volta provato non riuscirete a tornare indietro.

5. Una buona custodia per il trasporto

Fonte: http://www.korg.it

Questo aspetto è fondamentale (direi scontato) per chi suona in giro. Una custodia ben imbottita protegge la tastiera da urti, pioggia, scale, bauliere troppo piene e colleghi troppo frettolosi. Meglio spendere qualcosa in più oggi che piangere domani davanti a un danno della scocca, di un tasto o dello schermo.

6. Una pedaliera

Ketron FS6 – Fonte: http://www.ketron.it

Le pedaliere MIDI programmabili permettono di assegnare a ogni interruttore una funzione diversa per controllare l’arranger: Intro, Main, Ending, Fill‑In, Start, Stop e molte altre funzioni. In questo modo le mani restano libere di suonare e la mente può concentrarsi esclusivamente sulla musica, senza distrazioni operative. Normalmente queste pedaliere hanno fra 5 e 13 pulsanti. Fra i migliori modelli: Ketron FS-13 e FS-6, Korg EC5, Roland FC-300 e Yamaha MFC-10 (quest’ultima incorpora il pedale d’espressione).
Lettura consigliata: Pedaliere per l’arranger su SM Strumenti Musicali

7. DI Box

Proel Box D10A – Fonte: http://www.proel.com

Se suonate spesso dal vivo con impianti PA su cui non avete il controllo e la vostra tastiera ha uscite sbilanciate, sapete bene che il segnale audio è più vulnerabile a disturbi e interferenze, soprattutto se le uscite audio dell’arranger non sono il massimo in termini di livello di tensione audio e il segnale deve percorrere cavi lunghi per raggiungere il mixer. Al fine di ridurre rumori, interferenze e ronzii, procuratevi una DI Box (Direct Injection Box) per trasformare un’uscita sbilanciata e fragile in un segnale bilanciato, stabile, pulito e più potente, pronto per viaggiare senza rumori fino al mixer.

8. Amplificatori portatili

Per chi suona dal vivo per strada o in piccoli club dove non è presente un impianto PA fisso, si rende necessario l’uso di un impianto di amplificazione esterno portatile (credetemi: negli spazi molto ampi o all’aperto, non bastano gli altoparlanti di bordo del vostro arranger). Avere il proprio impianto significa poi libertà totale: i modelli a batteria di oggi sono leggeri, potenti e pensati proprio per i musicisti itineranti. Un modo semplice e immediato per portare ovunque la vostra musica.

Conclusione

Spero questi suggerimenti siano stati d’aiuto. Fra pochi giorni, chiuderemo la rassegna di accessori passando insieme al terzo appuntamento dedicato agli accessori che potrebbero essere “eccessivi” per molti. Ma non per tutti, ovviamente. Sarete sorpresi. A presto!

Accessori per tastieristi arranger: gli indispensabili (1 di 3)

Voi, lettori di questo blog e suonatori di arranger, avete già scoperto tutto da voi stessi: acquistare una tastiera è solo l’inizio. Per lavorare bene – a casa, in studio, dal vivo – servono alcuni accessori che fanno la differenza. Non parliamo di “sfizi”, ma di strumenti che migliorano la stabilità, il controllo, la comodità e soprattutto il risultato finale. Ho suddiviso i miei suggerimenti in tre parti. Oggi cominciamo con la lista degli accessori essenziali, in ordine logico, come li consiglierei a chiunque inizi o voglia sistemare il proprio setup una volta per tutte.

1. Il supporto della tastiera

Fonte: http://www.yamaha.com

Il supporto è la base, letteralmente. È ovviamente necessario per suonare dal vivo, ma anche a casa: evitate di suonare il vostro strumento appoggiato su un tavolo, se potete. Mettetevi comodi con un supporto regolabile in altezza e facilmente adattabile. I cavalletti a X vanno bene per iniziare, ma chi suona spesso sa che il supporto a tavolino è un altro pianeta: più stabile, più comodo, niente oscillazioni, niente tastiera che “balla” quando suonate forte. Un buon cavalletto è un investimento che dura anni e vi evita un sacco di fastidi. Ne avevo fatto un cenno una volta, in questo articolo.

2. Il pedale del sustain

Pedale Roland DP-10 – Fonte: http://www.roland.it

Il sustain è l’accessorio che trasforma la tastiera in uno strumento “vero”.
Serve per dare respiro ai suoni di pianoforte, per rendere credibili gli archi, per legare le frasi. È uno di quegli oggetti che si usa così tanto da farvi dimenticare la sua esistenza. Lo si dà per scontato. Scegliete un modello robusto, con buona corsa e antiscivolo. È un compagno di viaggio quotidiano. Per la cronaca, nel 2024, avevo proprio suggerito un pedale del sustain come idea regalo: è scritto qui.

3. Il pedale del volume (detto anche dell’espressione)

Yamaha FC7 – Fonte: http://www.yamaha.com

Il pedale del volume è l’arma segreta dei bravi suonatori di arranger. Indispensabile per i suoni d’organo Hammond, permette su tutti gli altri suoni di gestire dinamiche, effetti in crescendo, finali sfumando, accompagnamenti più morbidi sotto la voce. Vi dà un controllo che, con le mani, non avreste mai. Una volta abituati, diventa parte integrante del vostro modo di suonare. Se desiderate approfondire, vi consiglio la lettura del mio articolo dedicato a Pedali per tastiere arranger: volume o espressione?

4. Cavo USB

Sembra banale, ma non averlo vi limita le possibilità di interazione con il PC (o Mac): vi risparmia la necessità di trasferire dati manualmente con le noiose memorie flash USB: potete aggiornare il software della tastiera, trasferire registrazioni, caricare nuovi stili, collegare il tablet, usare software di editing. Tenetene uno sempre di scorta: è leggero, costa poco e vi torna utile. PS: Da poco tempo, cominciano ad apparire sul mercato tastiere arranger con porte USB-C: normalmente gli arranger gestiscono i tradizionali cavi USB con connessione Type-A (da collegare alla tastiera) e Type-B (da collegare al PC).

5. Le cuffie stereo

Cuffie Yamaha HPH-100 – Fonte: http://www.yamaha.it

Indispensabili per studiare, programmare i suoni, provare arrangiamenti senza disturbare nessuno. Una buona cuffia monitor da studio vi permette di sentire dettagli che l’amplificazione spesso nasconde: rumori, bilanciamenti, effetti troppo invadenti. Non serve spendere cifre folli, ma evitate gli auricolari “da telefono”: servono cuffie pensate per la musica.

6. Lo smartphone

Gran parte degli arranger moderni può collegarsi allo smartphone via Bluetooth; quelli privi di questa funzione si interfacciano comunque facilmente tramite un cavo collegato all’ingresso AUX IN o alla porta USB (dipende dalla funzionalità). L’uso più immediato è riprodurre brani originali da Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube etc. e “suonarci sopra” per esercitarsi. I tastieristi più avanzati sfruttano app capaci di separare le tracce audio – come Jamzone, Extrack e Rec’n’Share – per isolare le parti da rimuovere, concentrarsi sugli elementi che si vogliono studiare e mettere in loop le sezioni che richiedono maggiore pratica.
A parte di tutto ciò, potete anche considerare XMURE, l’app Dexibell dove le funzioni degli arranger risiedono direttamente nello smartphone.

Conclusione

Un arranger è uno strumento completo, ma per lavorare davvero bene serve un ecosistema di accessori che lo supporti. Sono gli elementi che trasformano una tastiera in un setup professionale, stabile e pronto a qualsiasi situazione. Chi suona spesso lo sa: non sono “optional”, sono parte del mestiere. E fanno la differenza ogni singola volta che mettete le mani sulla vostra tastiera per suonare.

Non è finita qui… fra pochi giorni uscirà la seconda lista di accessori, quelli molto utili, da prendere in considerazione dopo essersi dotati di quelli essenziali che abbiamo visto. A presto.

Ketron America rilancia le basi Tune 1000

Nei giorni scorsi, Ketron America (nome di battaglia di Ajam Inc. distributore USA dei prodotti Ketron) ha pubblicato l’annuncio dedicato a Tune 1000: i più maturi fra i lettori di questo blog hanno probabilmente avuto un sussulto di memoria. Un marchio che sembrava scomparso, improvvisamente viene rimesso al centro della conversazione del mondo arranger. 

Fonte Ajamsonic.com

Tune 1000?

Negli anni ’90 e 2000, ai tempi dei floppy disk, Tune 1000 era sinonimo di Standard MIDI File di qualità, pensati per funzionare subito sulle tastiere Yamaha compatibili con lo standard XG. La loro forza era semplice: arrangiamenti bilanciati, volumi coerenti, percussioni credibili  e testi sincronizzati: quasi nessun editing necessario. Per chi faceva piano‑bar, karaoke o serate, Tune 1000 era una garanzia. Si caricava il MIDI file e via!  Poi il mercato è cambiato, le tastiere sono diventate più complesse, i formati si sono diversificati… e Tune 1000 è lentamente sparito dai radar.

Da quello che si percepisce dalla lettura dell’annuncio e dai video YouTube allegati, la recente iniziativa di Ketron America non è un semplice “ritrovamento archeologico”. È un rilancio editoriale: le migliaia MIDI File del patrimonio Tune 1000 vengono presentati in modo legale e strutturato come parte di pacchetti ufficiali, con demo curate e una comunicazione attuale. Per chi si esibisce dal vivo, per chi è interessato a studiare i brani famosi di quegli anni, è una piccola buona notizia.

L’offerta sul sito ufficiale riguarda tre pacchetti disponibili:

  • Tune 1000 Volume 1 con 24.000 brani al prezzo di 220 dollari.
  • Tune 1000 Volume 2 con 2.000 brani al prezzo di 150 dollari.
  • Ketron Library Volume 1 con 1.300 basi addizionali a 100 dollari. Queste basi non fanno parte della collezione originale Tune 1000 e provengono da produzioni curate da Ketron stessa.
  • L’acquisto di tutti i volumi in un passaggio unico è offerto a 340 dollari.

Attenzione: questi sono i prezzi visibili alla data del 30 gennaio 2026. Non si escludono variazioni successive.

I clienti dovranno fornire un’immagine del numero di serie dello strumento Ketron acquistato. Successivamente, viene inviato tramite email un link per il download e l’installazione.

Come suonano oggi le basi Tune 1000?

Dipende dalla tastiera. Tune 1000 nasceva per l’ecosistema Yamaha XG, quindi: sugli arranger delle serie PSR e Tyros di vecchia generazione suonano ancora sorprendentemente bene. Sulle generazioni Genos e PSR-SX funzionano, ma potrebbero richiedere qualche ritocco per sfruttare i suoni più attuali. Su Korg, Roland e Ketron il risultato varia: i file sono GM/XG, quindi compatibili, ma non ottimizzati per i banchi proprietari, potrebbe essere utile darli in pasto a PSRUTI per una conversione in GM puro, addomesticando le estensioni XG. La buona notizia è che, con un minimo di lavoro, diventano ottime basi anche sulle macchine più recenti, sempre che dispongano di un lettore MIDI file (le nuove Roland GO:KEYS ad esempio non lo gestiscono).

Conclusione

Il rilancio di Tune 1000 è il riconoscimento che una buona base MIDI rimane un buon MIDI, anche trent’anni dopo, se è scritto bene. E oggi, con arranger sempre più potenti, quelle basi possono tornare a vivere con una freschezza nuova: basta un po’ di editing, un orecchio attento e la voglia di riportare sul palco un pezzo di storia.

Suonare tastiere arranger come fonte di profitto professionale

Chi suona un arranger lo sa: non si tratta “solo” una tastiera, ma di un piccolo ecosistema creativo che permette di fare musica in numerosi contesti, con una rapidità e una flessibilità difficili da trovare altrove. E, nonostante ciò, gli arranger continuano a essere considerati meno di quanto meritino: strumenti spesso giudicati in fretta, ma capaci di molto più di quanto si creda.

Quando poi si parla di sbocchi professionali, il quadro si infittisce: le possibilità non mancano del tutto, ma sono poche, sfuggenti e tutt’altro che immediate. Vanno cercate, interpretate e, quando emergono, richiedono impegno per diventare qualcosa di reale.

Vale comunque la pena esplorare il terreno di caccia.

Live: dal pianobar alle band strutturate

L’arranger nasce per il live, e proprio dal vivo esprime al meglio il suo potenziale. Il pianobar e l’intrattenimento musicale restano tra gli ambiti più ricettivi, perché consentono di gestire un intero spettacolo con autonomia e una certa eleganza. Molti cantanti cercano ancora un accompagnatore affidabile, capace di offrire un supporto musicale solido e immediato. Allo stesso modo, alcuni gruppi (pop, dance o liscio) richiedono talvolta tastieristi in grado di gestire sequenze, pad, brass, archi e layer articolati, mentre le orchestre da ballo rappresentano un settore attivo in cui l’arranger risponde bene agli standard del genere. In tutti questi contesti, rimane uno strumento compatto, versatile e pronto all’uso.

Korg Pa300 (fonte korg.com)

Studio e produzione: molto più che “suonare gli stili”

In studio, un tastierista arranger può dare il proprio contributo. La capacità di creare arrangiamenti completi in breve tempo è un vantaggio enorme per chi deve realizzare jingle, basi originali, colonne sonore per video. La programmazione MIDI, la costruzione di sequenze e la creazione di basi personalizzate sono competenze richieste, così come la capacità di progettare registration, combinazioni e piccoli set sonori. Gli studi apprezzano collaboratori che sappiano costruire rapidamente accompagnamenti credibili senza dover coinvolgere una band intera. E, da non sottovalutare, queste sequenze sonoro conservano l’anima del musicista (cosa del tutto quasi assente nei casi in cui si faccia ricorso all’AI).

Fonte GemTracks

Didattica: insegnare ciò che gli altri non sanno

La didattica rappresenta uno dei territori più promettenti per l’arranger, soprattutto all’interno delle scuole di musica. La forza dell’arranger, in ambito scolastico, sta nella sua capacità di offrire risultati anche agli studenti alle prime armi. Bastano poche lezioni perché un principiante possa accompagnarsi, suonare con uno stile coerente o sperimentare piccole orchestrazioni. Questo effetto “gratificazione immediata” è potentissimo: motiva, fidelizza e fa sentire gli allievi come musicisti veri fin dall’inizio, creando un percorso didattico più coinvolgente e continuo.

Un argomento taboo sembra poi riguardare i docenti capaci di insegnare arranger in modo strutturato. Eppure insegnare a suonare un arranger potrebbe diventare un valore aggiunto per qualsiasi istituto: permette di affiancare alle lezioni individuali percorsi moderni che includono laboratori per band giovanili, introduzione al linguaggio MIDI e prime esperienze di setup live.

Fonte Yamaha.com

Villaggi turistici, crociere: la musica come servizio

Il settore dell’intrattenimento professionale è vasto. Sebbene i tempi d’oro sembrano appartenere al passato, ancora oggi si possono trovare in Italia o all’estero hotel, resort, villaggi turistici, navi da crociera, spettacoli teatrali e cabaret cercano musicisti capaci di creare atmosfere eleganti, discrete e versatili. In questi contesti, l’arranger è perfetto: permette di passare da un repertorio lounge a uno più energico senza soluzione di continuità, mantenendo sempre un profilo professionale e controllato.

Annuncio di lavoro su web

Servizi musicali per privati e aziende

Un tastierista arranger può offrire molto più di semplici serate. La creazione di basi personalizzate, gli arrangiamenti per cori, le musiche per video, podcast o spot locali e la consulenza sono servizi sempre richiesti. Chi sa presentarsi in modo professionale può costruire una rete di collaborazioni continuative, soprattutto nel mondo delle aziende e delle realtà locali.

Foto di Gustavo Fring

Collaborazioni digitali: il nuovo orizzonte

Oggi si può lavorare anche senza uscire di casa. Le registrazioni remote, la vendita di basi, stili, registration e live set personalizzati, i tutorial e le cover per i social, le collaborazioni online con altri musicisti rappresentano un nuovo ecosistema professionale. Chi sa programmare bene il proprio arranger ha già un prodotto da offrire, e il mercato digitale potrebbe essere molto più ricettivo di quanto si pensi.
E, attenzione, le occasioni sono limitate, ma talvolta si aprono spiragli presso i grandi produttori internazionali di arranger alla ricerca di creatori di stili professionali per i propri strumenti.

Fonte Casio Music Gear

Conclusione

Sosteniamo da anni in questo blog che l’arranger non è un ripiego, non è un giocattolo, non è “la tastiera per chi suona da solo”. È uno strumento completo, moderno, versatile, che permette a un musicista di costruire una carriera solida in moltissimi contesti. La chiave di svolta potrebbe essere nello smettere di pensare all’arranger come a una tastiera, e iniziare a vederlo come un sistema con potenzialità professionali.

Che cosa vi hanno fatto di male le basi MIDI?

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di Jamzone e Yamaha Extrack, due app molto diverse fra di loro ma accomunate da un obiettivo preciso: aiutare chi suona a studiare un brano, impararlo davvero e lavorarci sopra con continuità. Entrambe le app si basano su tracce audio, ma lo fanno in modi opposti. Jamzone mette a disposizione basi registrate da musicisti reali, già pronte e rifinite, e pronte ad essere utilizzate anche dal vivo. Extrack, invece, parte dalle basi che avete già nella vostra libreria e, grazie all’AI, le trasforma in materiale di studio con separazione delle tracce e analisi degli accordi. Sono due approcci interessanti, moderni, utili. Ma mentre esploriamo queste soluzioni, una domanda sorge spontanea: ma… gli Standard MIDI File, che fine hanno fatto?

Da qualche anno, la base MIDI sembra essere diventata il capro espiatorio perfetto. “Usa solo l’audio”, “Il MIDI è roba vecchia”, “Suona finto”, “Non è professionale”, etc. Frasi che si sentono spesso, quasi come se il MIDI fosse un residuo archeologico. Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, forse stiamo esagerando e rischiamo di perdere vantaggi preziosi. Il MIDI non è un suono, non è un effetto, non è un campione: è un protocollo o, se preferite, un linguaggio. E come ogni linguaggio può produrre risultati mediocri o straordinari, a seconda di chi lo usa e degli strumenti che si hanno a disposizione. A mio modo di vedere, il pregiudizio nasce essenzialmente da basi GM scadenti o da arrangiamenti fatti male, non dal concetto del MIDI in sé.

Per capire davvero la differenza fra brani audio e basi MIDI, mi piace ricorrere a un’immagine presa dal mondo della fotografia. Una base audio è come una fotografia: bella, nitida, immediata, ma sostanzialmente immutabile. Puoi ritoccarla, certo, ma fino a un certo punto. Una base MIDI, invece, è come un file RAW: materiale vivo, modellabile, che si può trasformare in mille modi diversi. Anche se la tecnologia del trattamento audio ha fatti passi da gigante negli ultimi anni, ricordiamoci che – da sempre – con il MIDI potete cambiare tonalità senza artefatti, modificare il tempo senza perdere qualità, riscrivere parti, mutare strumenti, cambiare gli effetti, aggiungere o togliere elementi, adattare tutto al vostro stile, alla vostra voce, al vostro gruppo. È un livello di libertà che l’audio, anche con le tecnologie più recenti, non può ancora offrire in modo totale.

Fonte: M-Live

Da una base audio, non potete estrarre la partitura (la mitica funzione Score degli arranger): solo con una base MIDI potete studiare quel brano leggendo lo spartito, evitando la costrizione di imparare brani nuovi “ad orecchio” come fanno i numerosi entusiasti dell’audio. C’è poi l’aspetto del suono. Una base audio riflette il setup di chi l’ha prodotta, non il vostro. Una base MIDI, invece, suona con i vostri strumenti, le vostre espansioni, il vostro arranger, il vostro modulo. Questo significa coerenza timbrica, nessuno stacco tra ciò che suonate dal vivo e ciò che proviene dalla base, possibilità di sfruttare suoni premium e librerie personali. Per chi vuole un live pulito, coerente ed omogeneo, è un vantaggio da non sottovalutare.

La modificabilità è un altro punto chiave. Jamzone, Extrack ed applicazioni simili permettono di intervenire su tempo, intonazione e volume o isolamento (non sempre perfetto) delle tracce audio, ma il loro margine d’azione finisce lì. Con il MIDI, invece, avete un controllo totale: potete cambiare un tappeto d’archi con un synth pad, sostituire il basso acustico con un basso elettrico, togliere la batteria perché la suonate voi, riprodurre ex novo un passaggio che non vi convince. È un editing immediato, naturale, che non richiede trucchi o compromessi.

Fonte: midi.org

Per chi accompagna cantanti, poi, il MIDI è semplicemente impagabile. Ogni voce ha esigenze diverse: tonalità, tempo, dinamica, respiro. Con il MIDI potete adattare tutto in tempo reale, senza dover ricreare la base da zero. Nei contesti di accompagnamento di cori, nei matrimoni, nei piano-bar, nei musical, questa flessibilità fa la differenza tra un’esecuzione arrangiata all’ultimo e una performance davvero su misura.

E poi c’è la longevità. Una base audio è finita così com’è. Una base MIDI cresce con voi. Cambiate tastiera? Migliora. Aggiungete espansioni? Si arricchisce. Passate a un modulo più potente? Suona meglio. È un investimento che non invecchia, anzi si evolve.

E che dire del controllo dinamico? Con il MIDI potete automatizzare volumi, cambiare strumenti al volo, aprire filtri, modificare articolazioni, gestire variazioni in tempo reale. È un livello di interazione da non sottovalutare.

C’è infine anche un piccolo vantaggio pratico (sempre meno importante, ad essere onesti): il peso dei file. Un MIDI occupa pochi kilobyte, un audio può arrivare a decine di megabyte. Questo significa archivi più leggeri, caricamenti più rapidi, backup immediati, gestione più semplice su tastiere e tablet. Per chi ha repertori enormi, è un sollievo concreto.

Alla fine, la conclusione odierna è: non è nel MIDI il problema. Il MIDI potrebbe essere ancora oggi “la soluzione”. Le basi audio sono utili, certo, e strumenti moderni come Jamzone ed Extrack dimostrano quanto possano essere potenti. Ma non sono sempre la scelta migliore. Il MIDI rimane uno strumento moderno, flessibile, potente, perfetto per chi vuole controllo, personalizzazione e qualità. Non è una tecnologia del passato: è un linguaggio che continua a parlare benissimo nel presente.

Winter NAMM 2026: dal punto di vista degli arranger

Le fiere di strumenti musicali non sono più quelle di una volta. Ah! Ah! Che incipit da boomer per questo articolo oggi, vero? Bando alle ciance e andiamo al punto: sì ci sono novità per gli arranger! Vediamole insieme.

  • Ketron GLOBE: ne abbiamo parlato brevemente qui l’altro giorno, è il nuovo modello compatto, pensato come mini‑EVENT, più accessibile ma sempre professionale. Il suo focus è il repertorio di suoni e stili fatto di diversità regionali. Il contrario del mainstream. Se quindi cercate un arranger per fare serate con brani di Billie Eilish o Drake, allora GLOBE non fa per voi. Se invece siete appassionati di pizzica, taranta, liscio e ritmi mediterranei, allora perché no?
  • Yamaha PSR-E583/E483: questo rilascio era atteso da tempo. La serie PSR-E rappresenta per la casa giapponese l’offerta di arranger economici pensati per chi inizia, per chi vuole uno strumento leggero da portare ovunque e per chi cerca una tastiera “tuttofare”, senza entrare nel mondo degli strumenti professionali. La qualità dei suoni e degli stili è in crescita, modello dopo modello, e siamo curiosi di metterci le mani sopra. NB: I nuovi prodotti sono compatibili con la nuova versione di Yamaha MIDI Song to Style 1.2 per creare nuovi stili di accompagnamento. Per la cronaca, in fiera Yamaha ha presentato un paio di modelli PSR-I specifici per il mercato indiano.
  • Ketron EVM Plus: la reputazione di EVM era già buona — dopotutto, dove trovate un altro modulo arranger così compatto e così potente? — ma alcuni musicisti sul web non avevano apprezzato l’idea di dover collegare un tablet esterno. Tra cavi attorcigliati e supporti improvvisati, la praticità non era proprio il punto forte. Ketron ha ascoltato ed è intervenuta: ora esiste una versione di EVM con tablet integrato e reclinabile. Una soluzione semplice, intelligente e davvero comoda.

E ora diamo spazio ai produttori presenti ma silenti sugli arranger:

  • Roland: l’azienda giapponese è presente in fiera ma non dà l’impressione di “spingere” gli arranger della seconda serie GO:KEYS negli USA. Ci stiamo sbagliando?
  • Korg: nello stand, non ci sono novità per il comparto arranger. Per i successori di Pa1000 e Pa700 ci sarà ancora da aspettare, eppure sono sul mercato dal lontano 2017 (quasi 10 anni).
  • Casio: Il silenzio di Casio sulle novità arranger dura ormai da quattro anni. Un fatto piuttosto inquietante per un’azienda che, per oltre quarant’anni, ci aveva abituati a sfornare modelli a ritmo serrato. La macchina instancabile si è fermata?

Assenti:

  • Cavagnolo: Il produttore francese di fisarmoniche ed arranger è concentrato sul mercato europeo ed italo-francese in particolare. Chissà se ha nei programmi futuri un balzo a livello mondiale?
  • Dexibell: l’app arranger xMure per iOS resta il punto fermo dell’azienda italiana. Non è stata comunicata la presenza al NAMM. Avete per caso provato l’app T2L Piano per iOS e Android con eccellenti pianoforti?

E al di fuori degli arranger? Vi consiglio di dare uno sguardo al nuovo modello di organo Hammond-Suzuki XK-7/XK-7D (spettacolo puro!), Kurzweil SP8 (il fenomeno delle tastiere da palco dilaga), Studiologic Numa X Piano GT SE (elegantissima edizione speciale), Nord Electro 7 (ennesimi ritocchi ad una serie longeva) e KORG Liano LIVE! (inusuale pianoforte per streamer).

Giovani speranze allo stand Hammond al Winter NAMM 2026 – Fonte: NAMM.com

PS: L’amico Riccardo Gerbi ha dato risalto su SM Strumenti Musicali del possibile ritorno di GEM così come annunciato al Winter NAMM 2026. Al di là del fatto che è il secondo tentativo di rinascita, temo che i nuovi imprenditori italiani si concentreranno inizialmente su pianoforti e workstation. Attendo sviluppi, prima di sbilanciarmi con speranze in area arranger.

Yamaha rilascia MIDI Song to Style 1.2

Con il lancio recente di PSR-E583 e PSR-E483 – visibili allo stand Yamaha del Winter NAMM 2026 in questi giorni – la casa giapponese ha reso nota la disponibilità di un aggiornamento software relativo all’applicazione software MIDI Song to Style di cui vi ho scritto tutto nel test pubblicato qui in questo blog nel febbraio 2024.
Fino ad oggi, l’applicazione funzionava con strumenti dotati di quattro variazioni principali dello stile (Genos, serie PSR-SX, Tyros, PSR-S e precedenti). Con la nuova versione, il supporto si estende anche agli strumenti della serie E, che utilizzano due variazioni principali, proprio come i due nuovi modelli.

Fonte: yamaha.com

La documentazione ufficiale riporta che, non appena si colleghi una tastiera, l’applicazione riconosce automaticamente se deve lavorare in modalità a due o quattro variazioni. È sufficiente trascinare il MIDI file e scegliere se usare la modalità Easy, immediata e intuitiva, oppure la modalità Edit, per un controllo più dettagliato. In pochi clic, lo stile di accompagnamento prende vita, pronto per essere utilizzato nell’arranger.

Per chi gestisce tastiere diverse (a 2 e 4 variazioni), è necessario partire dallo stile a quattro variazioni, salvarlo, e poi convertirlo in versione a due variazioni scegliendo semplicemente le sezioni che si vogliono mantenere.

Ketron alza il sipario su GLOBE

L’azienda di Ancona amplia la propria linea di arranger professionali presentando GLOBE al Winter NAMM 2026.

Si tratta di uno strumento che porta in formato compatto l’eredità della serie EVENT, integrando le sue funzioni principali in una tastiera da 61 tasti leggera, moderna e orientata alla performance dal vivo. Il nuovo modello nasce con l’obiettivo dichiarato di diventare un arranger universale (sulla scocca dello strumento si legge: World’s Arranger), capace di abbracciare repertori provenienti da tutto il mondo. La sua identità è infatti quella di uno strumento progettato per offrire una vasta gamma di stili e sonorità multi-etniche: musica italiana e mediterranea, folklore europeo, ritmi latini e caraibici, sonorità brasiliane, country americano e molte altre tradizioni musicali globali.

Fonte: http://www.ketron.it

Dotato del meglio della generazione EVENT e cioè stili audio, Live Drums, Real Bass, Real Chord, Style Modeling e una ricca libreria audio personalizzabile, GLOBE porta con sé la stessa filosofia sonora della serie attuale KETRON, ma in un formato più accessibile e immediato. La presenza di joystick, aftertouch, ribbon controller, display touchscreen da 7”, twin-organ, micro-vocalizer e funzioni multimediali avanzate lo rendono uno strumento completo per il musicista moderno che cerca portabilità senza rinunciare alla qualità professionale.

L’anno scorso, KETRON aveva presentato al Winter NAMM un altro arranger. Si chiama FUSION e si distingue per il mercato di riferimento La gamma si articola ora in due direzioni molto chiare. Mentre GLOBE è pensato per chi suona repertori internazionali e multi-culturali, FUSION si rivolge invece ai musicisti del Medio Oriente, del mondo arabo, della Turchia e dei Balcani. In altre parole, se GLOBE nasce per abbracciare il mondo, FUSION è progettato per rappresentare il repertorio musicale mediorientale. Con GLOBE e FUSION, l’azienda italiana consolida la propria leadership nel settore degli arranger audio, offrendo alternative portatili a chi suona dal vivo i diversi repertori regionali. I due arranger si presentano senza amplificazione di bordo e pesano 11 kg.

Per la cronaca, KETRON ha confermato che i tempi lunghi di attesa per FUSION dovrebbero essere terminati e si dovrebbe vedere presto nei negozi del Medio-Oriente. Resta da capire quando sarà effettivamente possibile accedere a GLOBE, uno strumento decisamente più rilevante per il mercato italiano.

Ketron alza il sipario su EVM Plus

Anche quest’anno (ed è un’ottima notizia per il Made in Italy!) l’azienda di Ancona partecipa attivamente alla fiera del Winter NAMM. Gli annunci sono molteplici, oggi commentiamo il primo: KETRON EVM Plus.

Vi ho già raccontato tutto quello che c’è da sapere su EVM in diverse occasioni:

  • Nel giorno dell’annuncio ufficiale al Winter NAMM 2024.
  • A seguito della pubblicazione del mio test approfondito del prodotto, nell’agosto dello stesso anno e leggibile su SM Strumenti Musicali.

Il nuovo annuncio di KETRON ci racconta di un’evoluzione dello stesso modulo compatto, con eccellenti suoni e arrangiamenti e, soprattutto, una vasta gamma di funzioni utilissime per i professionisti dal vivo.

Fonte: ketron.it

Il nuovo modello EVM Plus conserva le caratteristiche della serie EVENT e coincide con il modello EVM precedente in quasi tutto, ma si distingue per alcuni dettagli importanti:

  • Innanzitutto integra un display reclinabile da 10,1″ di nuova concezione la cui luminosità è regolabile. Molti apprezzeranno la possibilità di avere un box compatto “tutto incluso” senza più cavi e connettori.
  • Il punto di vista del software è tutto da verificare: infatti, dalla lettura delle specifiche tecniche si evincerebbero novità: la presenza di nuove voci Real Solo, nuove espansioni orchestrali, alcune estensioni di suoni World, e l’ampliamento di Drum Kits e Live Drums. Se questo sarà confermato, non sarei sorpreso di trovare nuovi stili di accompagnamento o anche solo un miglioramento di quelli ereditati dal modello originario. Anche il Sample Editor sembra essere stato esteso nella capacità dei campioni usabili (da 8192 a 32768).
  • Il peso sale da 2.0 a 2.5kg.

Per ora non ci è dato di sapere molto di più: attendiamo di verificare le specifiche tecniche dell’annuncio e approfondire la materia, dopo i fasti del Winter NAMM (apre oggi 20 gennaio e chiude sabato prossimo).