Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Roland E-X30: arranger a 256 note di polifonia (ma non è per noi)

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Quando avevo letto la notizia, qualche giorno fa, ero sobbalzato sulla sedia.

Roland annuncia l’uscita di un nuovo arranger portatile della serie E con 256 note di polifonia. Sì non è un refuso: duecentocinquasei note di polifonia! Ero rimasto di stucco.

Si chiama E-X30 e, per un attimo, mi sono detto: “Toh! Finalmente!”

Roland E-X30: arranger a 256 note di polifonia, ma non ci riguarda

E invece… leggendo bene la notizia fino in fondo, il mio entusiasmo si è ridimensionato.

Il prodotto è circoscritto al mercato asiatico (e brasiliano). Non è rivolto al mercato occidentale. Non per l’Europa. Non a caso le categorie degli stili etnici citano testualmente: India, Indonesia, Turchia, Vietnam, Oriental e – guarda un po’ – Brasile. A scanso di equivoci, Roland chiarisce esplicitamente che E-X30 non sarà distribuito in tutte le regioni del mondo.

Presentazione istituzionale Roland di E-X30 Arranger Keyboard

Dalle demo presenti sul web, i suoni non sono affatto male e rispecchiano al meglio la tradizione Roland.

Sono degne di nota alcune specificiche tecniche: oltre alla polifonia, ci sono ben 347 stili di accompagnamento, 706 voci, un ingresso microfonico, USB-to-Host e USB-to-Device, lettore MP3 da memoria USB, peso di 6,2 kg e dimensioni che garantiscono la piena portabilità.

Dall’altra parte, riducono sensibilmente le attese del prodotto altri aspetti che spiegano il buon prezzo e il target entry-level: controlli degli stili ridotti all’osso (Intro/Ending, Fill A, Fill B), schermo LCD non grafico, evidente leggerezza dei tasti, essenzialità di effetti e funzioni software basiche.

Dal Vietnam “sbuca” questa piccola dimostrazione, interessante.

Il desiderio di rivedere ruggire gli arranger Roland dalle nostre parti resta ancora senza risposta.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

27 giugno 2019 at 06:00

Pubblicato su Roland

Yamaha Genos: 10 brevi filmati istruttivi

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Yamaha Genos? Càspita, ma ho scritto davvero tanto su questa ammiraglia. Sia per questo blog, sia per SM Strumenti Musicali dove la mia recensione è stata giudicata dalla redazione talmente estesa da richiedere di essere spezzata in due: prima e seconda parte.

Oggi torno a parlarvi di questo strumento per segnalare – a quei pochi distratti a cui sono sfuggiti – i recenti filmati istruttivi pubblicati da Yamaha tre settimane or sono. Sono brevi video sottotitolati in italiano: possono facilitare la comprensione delle funzionalità software principali costruite all’interno dell’ammiraglia Yamaha, a favore di chi non conosce ancora a fondo lo strumento.

Commentiamo questi filmati allora, facciamolo tutti insieme. Ad uno ad uno.

Suonare Yamaha Genos, che spettacolo!

Il primo video illustra come trasferire l’intero ammontare delle risorse personalizzate da Tyros a Genos: in sequenza, Yamaha ci mostra come copiare i MIDI Setup e gli effetti, trasferendoli su una memoria USB da utilizzare per il successivo caricamento su Genos.

Invece, tramite un cavo USB collegato al proprio PC, è possibile copiare l’intero contenuto del disco fisso di Tyros: dal PC si può poi trasferire il tutto nuovamente su una memoria USB. In questo caso specifico, seppure sia possibile utilizzare la stessa memoria USB di cui sopra, Yamaha suggerisce di destinarne una in via definitiva, sfruttando uno slot presente sotto il pannello di Genos: servirà un cacciavite per aprire lo sportello e poi richiuderlo. La memoria USB, ivi installata in modo residente, potrà essere utilizzata con la stessa continuità garantita dal tradizionale hard disk della serie Tyros.

Compatibilità di Genos con la serie Tyros

Nel secondo contributo, Yamaha dimostra come ricercare qualsiasi risorsa sullo strumento: stili di accompagnamento, banchi di Registration, voci, elementi del Playlist, MIDI file e brani audio. I filtri agiscono sull’intero contenuto della memoria e possono trovare nomi di file, anche parziali, stili per range di tempo e file con contrassegni (tag) personalizzati.

La funzione di ricerca su Genos

Il terzo filmato illustra come individuare facilmente e richiamare i suoni preferiti all’interno del repertorio molto vasto. Le personalizzazione sugli effetti delle singole voci possono essere poi memorizzate in un banco di Registration.

Selezione di suoni preferiti su Yamaha Genos

Il video numero quattro corrisponde al precedente ma riguarda gli stili, suddivisi fra le numerose categorie. Anche per gli stili è possibile individuare quelli preferiti per un richiamo più immediato. Come da tradizione Yamaha, ogni stile ha il proprio banco di OTS in cui memorizzare le quattro parti da suonare dal vivo con la tastiera, da associare idealmente a ciascuna variazione dello stile stesso.

Selezione di stili di accompagnamento

Della Playlist di Genos vi ho già scritto in lungo in largo: se avete voglia, rileggete questo mio articolo di approfondimento, altrimenti seguite il clip che segue.

Con Playlist, Genos ha mandato in pensione MusicFinder.

Anche i Multipad rappresentano da sempre un’utile estensione degli stili per gli arranger Yamaha PSR/Tyros. Non potevano mancare su Genos.

I Mutipad possono gestire anche segmenti audio.

Il MIDI Song Edit di Tyros offre le stesse funzioni del buon vecchio Song Creator, sfruttando però le capacità offerte dallo schermo tattile di Genos.

MIDI Song Edit ha mandato in pensione Song Creator

I Live Control di Genos sono particolarmente ricchi di possibilità: nove slider e sei manopole assegnabili. Cosa volete di più?

Live Control su Yamaha Genos

Su Genos, è possibile assegnare a tre tasti il richiamo immediato di pagine o funzioni di utilizzo frequente. Ci sono poi gli HOME SHORTCUT – di ispirazione Ketron – nella parte inferiore dello schermo principale e anche questi sono personalizzabili.

Tasti assegnabili a sinistra del pannello e Home Shortcut al fondo del Touch Screen

Concludiamo con un filmato che illustra come utilizzare i banchi delle Registration per memorizzare tutte le scene possibili per le proprie esecuzioni. I banchi di Registration sono presenti da sempre sugli arranger Yamaha, ma Genos è il primo della serie che offre dieci locazioni per banco, due in più rispetto i modelli Tyros/PSR.

Registration: dieci locazioni di memoria per ciascun banco

Alla prossima!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

25 giugno 2019 at 06:00

Pubblicato su Yamaha

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Che bella sorpresa, Organo Viscount Sonus

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Stamattina mi sono presentato a suonare ad un matrimonio in chiesa. Come sono solito fare in queste occasioni, ho portato con me il mio fidato arranger su cui ho pronto tutto il repertorio liturgico per accompagnare il coro.

Non ero mai stato in quella chiesa e quando mi sono trovato a sorpresa davanti a questo bel pezzo di organone Viscount Sonus non ho saputo trattenermi. Per la classica marcia nuziale di Wagner di ingresso della sposa, ho sfruttato il vigore di questo organo liturgico che ho apprezzato sia per le voci a modellazione fisica (tecnologia proprietaria Physis) sia per il possente sistema audio RAR (Real Audio Rendering). Notevole!

Devo dirvi che è stata una bella soddisfazione.

Successivamente, per tutti gli altri canti sono passato al mio nuovo arranger rosso ruggente Mugello in cui ho potuto trovare tutti i suoni specifici e versatili di cui avevo bisogno per ciascun brano: brass realistici per l’Alleluia, pianoforte digitale per il canto al termine della promessa degli sposi, pianoforte acustico su tappeti di pad per l’offertorio, honky tonk per lo scatenato scambio della pace, archi per il canto alla comunione, violino struggente durante la meditazione e gran finale con un suono da pianoforte da concerto.

E’ andato tutto bene con il mio nuovo arranger digitale di ultima generazione, ma – devo essere sincero – aver potuto suonare un organo liturgico a voci spiegate mi ha lasciato una buona sensazione sotto le dita. Come sempre succede.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

22 giugno 2019 at 16:11

Pubblicato su argomenti vari

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Korg Pa700/Pa1000/Pa4X: dallo Style Creator Bot alla pagina Marker

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Alla ricerca dell’interattività degli stili

Ero curioso di provare di persona (e con calma) lo Style Creator Bot, la funzione presente di serie nella generazione attuale di Professional Arranger. La promessa di Korg è quella di convertire gli Standard MIDI File in stili di accompagnamento. Dopo averci provato, la mia conclusione è stata inaspettata ma comunque positiva: da una parte ho lasciato perdere la creazione dello stile, dall’altra mi sono ritrovato a mio agio come non mai nel replicare la classica interattività degli stili utilizzando la pagina Marker nella modalità Song Play.  
A volte, è destino puntare ad un obiettivo e scoprire di raggiungere la stessa soddisfazione, ma con una soluzione diversa da quella pensata in origine. Ma andiamo con ordine.

Style Creator Bot

Voglio essere sincero. Sin dall’inizio avevo cominciato con qualche timore: del resto Korg stessa aveva messo le mani avanti per prima, quando aveva dichiarato nei video-tutorial ufficiali: “Ovviamente non tutti i MIDI file possono essere convertiti”.  

Onde ridurre la complessità, avevo cercato per il mio primo test un brano dall’armonia e dall’arrangiamento molto lineari. La scelta è caduta su Stay With Me di Sam Smith, remake del celebre brano I Won’t Back Down dell’indimenticabile e immenso Tom Petty. Dopo aver raffinato per conto mio lo Standard MIDI File con il sequencer di Korg Pa700 e aver ottenuto un risultato accettabile, ho richiamato lo Style Creator Bot.

Style Creator Bot

Devo dirvi che la conversione è stata pressocché istantanea: è durata pochissimi istanti. Ho salvato lo stile nel banco USER e ho provato subito a suonarlo come avrei fatto con qualsiasi stile di accompagnamento uguale a tutti gli altri.

Il risultato della conversione

La qualità del risultato è discreta ma, a mio modo di vedere, anziché una conversione “tutta automatica” avrei preferito avere a disposizione qualche parametro di personalizzazione. Infatti, nello stile generato, l’Intro1 termina il proprio corso con una briciola di esitazione, l’Intro3 non è Count-In pur avendolo lasciato apposta nel brano, le diverse variazioni non sono attribuite rispettando le quattro modalità insite nel brano MIDI (la mia attesa infatti era che le quattro variazioni sarebbero state assegnate in ordine e con precisione di durata di ciascun pattern, assegnandole rispettivamente alla quattro alterazioni della canzone: la prima strofa, il ritornello, il ritornello cantato dal coro e quello cantato senza percussioni dal solista). I Fill-In sfilano rapidi e il Break è una misura nel vuota dopo un colpo deciso sui piatti della batteria. Per finire, l’Ending1 è un ritornello completo. Insomma, in quel momento, mi sentivo sulla buona strada ma, allo stesso tempo, avvertivo la necessità di poter assegnare i segmenti della canzone ai pattern dello stile per poi ripetere la conversione.

Ed è così che, in quel momento di interlocuzione, ho aperto la pagina Marker sulla Pa700. Ed è stato… “amore a prima vista”.

Marker, eventi MIDI di posizione nella Song

Avevo già sperimentato l’uso dei marker in passato su altre tastiere, ma devo riconoscere che l’attuale serie di arranger Korg offre un’interattività molto semplice e intuitiva, lasciando inserire i punti di contrassegno nella canzone in tempo reale a tempo di esecuzione oppure a mano con il brano fermo. È possibile inserire una descrizione per ogni punto di marker come ho fatto io nell’esempio che segue.

La pagina Marker con le mie impostazioni per il brano Stay With Me.

In breve, mi è passato di schianto il desiderio originale di creare lo stile di accompagnamento. Anziché ostinarmi a capire lo Style Creator Bot, ho creato in un amen tutti i marker all’inizio di ogni pattern direttamente nello Standard MIDI file. Ho assegnato un nome a ciascun marker, proprio così come sono nella realtà del brano e ho avviato il Song Play tenendo la pagina Marker davanti a me.

Ed è stata una semplice magia. Mi sono trovato a pilotare il MIDI file come fosse uno stile di accompagnamento. Potevo ripetere il ritornello quante volte volevo, mettere in loop la strofa cantata senza percussioni per poi balzare dalla prima strofa alla variante cantata dal coro e tornare all’Intro e, alla fine, andare direttamente al finale.  E, soprattutto, la qualità delle tracce, dei timbri e degli effetti erano gli stessi nel brano perché stavo suonando il MIDI originale senza conversioni!

Rispetto ad uno stile, manca la possibilità di mutare la sequenza armonica degli accordi. Ma, d’altro canto, è possibile mettere in mute in una parte (ad esempio il pianoforte) e suonare quella parte liberamente con le proprie mani, senza la preoccupazione di dover suonare gli accordi stessi per comandare l’arranger. In altre parole, i marker potrebbe dimostrarsi come una valida alternativa a chi cerca a fatica di ottenere song style.

Per chi non lo sapesse, i marker permettono di passare velocemente da un punto all’altro della canzone. Sono nati per ripetere un passaggio più volte, ad esempio durante lo studio o le prove. In genere, è buona norma posizionare il marker una o due misure prima del punto a partire dal quale ci si vuole esercitare, ma nel mio caso li ho posizionati all’inizio esatto di ogni pattern, al fine di comandare con precisione l’avvio delle diverse variazioni del brano.

Nella pagina Marker, ciascuna posizione può essere modificata successivamente o eliminata. E, una volta completata la configurazione, pur essendo in modalità Song Play (e non Sequencer), è possibile agire con la funzione Save Mk. per salvare gli eventi MIDI dei marker nello Standard MIDI File e riutilizzarli in futuro.

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Per quanti non hanno mai usato i marker prima, ho messo a vostra disposizione il brano che ho creato per questo test, Stay With Me. Potete scaricarlo da qui e utilizzarlo sul vostro arranger Korg a titolo didattico, per sperimentare e prendere confidenza con questa modalità esecutiva. I marker sono eventi MIDI universali e sono riconosciuti anche dagli arranger di altri marchi (Yamaha Genos e PSR-S975/S775 li chiamano Phrase Remark ma non hanno l’interattività e l’immediatezza di impostazione che ho potuto sperimentare con Korg Pa700; Roland E-A7 li chiama Mark & Jump e ha un limite di 4 marker per canzone; l’ultima serie di modelli SD Ketron gestiscono marker illimitati come Korg, ma non hanno una funzione per il loro inserimento; Casio CT-X5000 permette di impostare al volo due posizioni per mettere in loop una parte del brano ma nulla di più).

Nella base ho lasciato la traccia della melodia, ma consiglio vivamente di metterla in mute durante l’uso della pagina Marker.

PS: Dulcis in fundo, mentre c’ero, ho aggiunto il testo della canzone e gli accordi allo Standard MIDI file sfruttando il fido PSRUTI.  Ma questa tecnica ve l’avevo già raccontata.

Sam Smith – Video ufficiale di Stay With Me (2014)

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 maggio 2019 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Come ottenere (a buon prezzo) tasti semi-pesati al posto di quelli leggeri

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Non posso trattenermi oltre dal condividere con voi, qui sul blog delle Tastiere Arranger, l’opportunità che mi è stata segnalata da un amico di lunga data, Antony Spatola, vecchia conoscenza nella grande comunità degli appassionati di tastiere digitali.

Non ho sperimentato nulla di persona: vi passo la notizia così come è e come l’ho capita; un po’ come avevo fatto nel 2012 quando avevo pubblicato un articolo sulla sostituzione del floppy drive con un lettore di unità di memorie flash USB (NDA: per la cronaca, quell’articolo continua ad apparire nelle statistiche di WordPress fra i dieci articoli più letti e popolari nei dieci anni di vita di questo blog). Quell’articolo aveva contribuito ad amplificare la conoscenza della tecnica che ha ridato vita a tastiere digitali che sembravano essere destinate ad accelerare la propria obsolescenza a causa dell’unità floppy-disk.

Stavolta invece – Udite! Udite! – diamo spazio alla possibilità di dotare di tasti semi-pesati le tastiere leggere dei vostri strumenti. Vi siete comprati un arranger e ora il peso dei tasti vi sembra troppo scarso? Bene, ecco la soluzione a basso costo che vi permetterà di avere la stessa sensazione di suonare i tasti semi-pesati di arranger che solitamente costano più di 2.000 Euro.

Lo scorso anno, quando vi avevo descritto come orientarsi fra i diversi modelli di tastiera in base al peso e alla dinamica dei tasti, si era parlato di come i costruttori sono soliti aumentare la massa dei tasti leggeri ponendo una barretta metallica sotto il tasto per ottenere così i tasti semi-pesati di serie sullo strumento. Bene, è tecnicamente possibile fare lo stesso anche sulle tastiere in vostro possesso.

Tasti leggeri negli arranger

È facile? Beh, se avete dimestichezza nella manutenzione di strumenti digitali (il vostro PC ad esempio) e non vi spaventate davanti all’uso del cacciavite, potrebbe essere una soluzione alla vostra portata, anche perché il costo si aggira intorno ai 10-20 euro. Altrimenti dovrete chiedere aiuto ad un tecnico e considerare i costi addizionali di manodopera.

AVVERTENZA!
Ci sono controindicazioni? A dire il vero, al di là dei rischi di danneggiare lo strumento se la manovra non viene eseguita a regola d’arte, la grande controindicazione è quella che, a seguito di questa operazione, di certo il vostro strumento non avrà più copertura del produttore nel periodo di garanzia.  Sta a ciascuno di voi decidere se il gioco vale la candela.

Il segreto sta nel procurarsi 61 barrette di contrappesi adesivi da 5 grammi ciascuno: quelle che si usano per l’equilibratura di pneumatici delle auto. I materiali sono fatti in lega di piombo o in ferro zincato e si trovano nei negozi che vendono prodotti per cerchioni e pneumatici. Qualcuno inserisce barrette da 10 grammi ma, data l’assenza di un meccanismo a molla apposito, questo peso potrebbe risultare eccessivo su tastiere nate per essere leggere: del resto i 5 grammi dovrebbero essere sufficienti. Il costo totale nei negozi normalmente oscilla fra i 10 e 20 Euro, IVA compresa.

Barretta di contrappesi adesivi di bilanciamento

Nel filmato video che segue più sotto, Bojan Bojovic di Dynamix Audio, azienda che dalla Serbia distribuisce suoni & stili per tastiere arranger, vi dimostra visivamente come eseguire la procedura sugli arranger Yamaha (PSR-S975, PSR-S775, PSR-S970 e PSR-S770). Va da sé che la stessa procedura può essere eseguita su altri modelli di arranger di qualsiasi marca, con le dovute distinzioni causate dalla diversa modalità costruttiva all’interno dello strumento.

Dymamix Audio dimostra come trasformare tasti leggeri di una Yamaha PSR in tasti semi-pesati
  1. Posate lo strumento capovolto su due cuscini sopra un tavolo.
  2. Rimuovete tutte le viti in sequenza: prima quelle che bloccano la scocca inferiore e poi quelle principali che bloccano il corpo dello strumento. Mettete da parte le viti tenendo nota dei diversi tipi e da dove le avete tolte.
  3. Aprite lo strumento: scollegate il cavo che collega la scheda che comanda la tastiera.
  4. Rimuovete la vite che blocca la tastiera alla scocca superiore: potete ora rimuovere la tastiera e posatela a parte provvisoriamente.
  5. Ricompattate lo strumento e spostatelo.
  6. Togliete i cuscini e posizionate la tastiera rovesciata sul tavolo.
  7. Con lenta sicurezza, agite sui clip che bloccano le strisce di gomma sopra i contatti.
  8. È il momento ideale per pulire i contatti (con il tempo questi contatti si sporcano e rendono difettoso l’uso delle singole note).
  9. Rimuovete le viti che bloccano la scheda di controllo della tastiera e togliete tutto il blocco.
  10. Ora potete girare la tastiera e rimuovere tutte le viti che bloccano i singoli tasti.
  11. È il momento di togliere i tasti neri e quelli bianchi. Avendo la parte con le viti verso di voi, i tasti neri vanno rimossi da destra verso sinistra e quelli bianchi da sinistra verso destra.
  12. Ponete una barretta di cinque grammi nel corpo di ogni tasto.
  13. Ripetete tutte le operazioni a ritroso per rimontare lo strumento.
  14. Prima della chiusura definitiva, eseguite una prova tasto per tasto, al fine di essere sicuri del buon montaggio dei contrappesi.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 maggio 2019 at 06:00

Yamaha Sonogenic SHS-500 per il puro divertimento

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Ragazzi, avete notato anche voi questa nuova keytar? Mi piacerebbe vedere qualcuno esibirsi con Yamaha SHS-500, magari in una festa con gli amici oppure per strada, nella piazza del paese. Non penso che questo strumento possa essere una vera alternativa alle tastiere arranger: mi sembra piuttosto un gran bel giocattolone divertente.

Yamaha Sonogenic SHS-500

Non serve per imparare a suonare: serve per divertirsi suonando i brani preferiti, grazie all’accoppiata con l’app Chord Tracker di Yamaha. Questa applicazione è in grado di riprodurre file audio digitali, analizzarne l’armonia della canzone e calcolare gli accordi: può quindi inviare le informazioni degli accordi stessi sulla SHS-500 (tramite Bluetooth) perché siano visualizzati sul piccolo display LCD. La modalità Jam Function, che farà inorridire diversi musicisti, corregge qualsiasi nota si suoni allineando le note alla scala armonica del brano audio in esecuzione. Impossibile steccare. Ho cercato di capire quale utilità possa avere, a parte il divertimento fanciullesco: e mi è venuto in mente che potrebbe tornare utile per esercitarsi ad andare a tempo. O forse no… Voi che dite?

Altrimenti la si può usare come una normale tastierina digitale e suonare regolarmente portandola a tracolla.

Cerco di immaginarmi scolaresche intere abbandonare finalmente il flauto e prendere confidenza in massa con la musica grazie a questa keytar. Potrebbe funzionare?

Pensatela come volete, io non riesco a credere che Yamaha non abbia fatto i propri calcoli con SHS-500. Staremo a vedere in quale area di mercato riuscirà a farsi spazio.

Costa 269 Euro, ha 37 tasti superleggeri, 48 note di polifonia, 30 timbri e funziona anche a pile. In tutto pesa 1,5kg.

Buon divertimento!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

7 maggio 2019 at 21:34

Pubblicato su Yamaha

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Approfondiamo la conoscenza di Casio CT-X5000

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Dopo avervi raccontato i risultati del mio test dell’arranger Casio CT-X5000, condivido oggi con voi una serie di altre osservazioni “sparse”. Alcune di queste segnalano i punti di forza di questo strumento; altre osservazioni possono essere interpretate come tappe di un percorso di crescita. Se, da una parte, Casio è oggi in grado di offrire un arranger competitivo nella fascia di primo ingresso alla categoria, ci sono alcuni dettagli che richiedono ancora una particolare attenzione.

Casio CT-X5000

1

Il primo aspetto inatteso di CT-X5000 è il buon livello del generatore sonoro AiX: si basa su una tabella di campioni timbrici realistici in linea con la tendenza odierna di fornire un arsenale sonoro valido anche sugli strumenti economici. Queste risorse timbriche sono ben sfruttate dagli accompagnamenti automatici di serie: ed è il secondo aspetto che colpisce positivamente. Casio è cresciuta ed ora se la può giocare con musicisti di diverse generazioni. Su tutti i suoni, svetta la buona fattura dei suoni dei pianoforti sia acustici sia elettrici.

2

Sono sovrapponibili due parti Upper e ben due parti Lower. La possibilità di gestire due parti Lower alla sinistra del punto di split, è alquanto insolito nel panorama arranger.

3

Nella sua essenzialità, CT-X5000 si fa notare per l’abbondanza dei gingilli di bordo, fra questi vale la pena menzionare: arpeggiatore, preregolazioni, mixer, lettore di basi MIDI, registratore MIDI, player audio con tanto di taglio vocale (basi WAV presenti su memoria USB).

4

Ho trovato molto interessanti le preregolazioni musicali. È possibile richiamare una delle 310 memorie che includono il timbro, lo stile ed altri dati di impostazione, insieme alle progressioni degli accordi dell’auto-accompagnamento. Mi immagino che qualcuno di voi stia già cercando di fare confronti con il Chord Sequencer di casa Korg.

5

A dispetto di quanto pensavo prima di provare lo strumento di persona, sono rimasto colpito dall’ampiezza delle funzioni di programmazione di CT-X5000: è possibile registrare i propri stili di accompagnamento partendo da ritmi esistenti per poi riscrivere da zero le parti dei singoli pattern; sono registrabili i phrase pad associabili ad ogni stile; e c’è anche un sequencer MIDI con cui registrare le proprie esecuzioni sia in tempo reale sia passo a passo; non manca l’editing di base dei timbri.

6

Non sottovaluterei la leggerezza (7kg soltanto) e le dimensioni compatte (94,8 x 38,4 x 11,6 cm) che mettono CT-X5000 in buona luce per chi cerca la massima portabilità.

7

Ho sperimentato inizialmente come una restrizione la caratteristica del Fill-In che entra in azione solo premendo la stessa variazione che si sta suonando, costringendo de facto a premere due tasti per il passaggio da una variazione all’altra con battuta di Fill-In. Devo però riconoscere che, una volta capito e assimilato, questa scomodità è comunque gestibile.

8

CT-X5000 è uno strumento equilibrato e ha qualcosa da dire nell’ambito delle tastiere di primo ingresso che, come ho già ampiamente documentato, sono cresciute in termine di qualità sonora e di estensione funzionale. Sospettiamo che Casio non si fermerà qui e andrà avanti e, in questo contesto e nel nostro piccolo, ci permettiamo di elencare quelle caratteristiche che, se aggiunte ad una prossima versione dello strumento, potrebbero consentire a Casio di fare un balzo nella famiglia di prodotti immediatamente superiore, in direzione degli arranger di media levatura, segmento oggi dominato da Yamaha e Korg.

  • I pattern di Intro/Ending hanno una sola variazione ciascuna. Agevolarne tre varianti è considerato un aspetto ormai standardizzato. Aggiungerei anche il pulsante Break.
  • Le 64 note di polifonia richiedono di essere portate a 128 mentre il repertorio di 235 stili potrebbe essere più attraente con il superamento della soglia di 350 e andare oltre. Non è solo una questione di mera quantità: l’aggiunta di stili nuovi va interpretata come l’occasione per aumentare la densità del realismo sonoro.
  • Affrontare termini attuali di User Experience porterebbe ad evitare tecniche di “nascondimento” delle funzioni dietro trucchetti operativi e piuttosto a semplificare l’accesso alle funzionalità. Fra tutte queste, quelle che meritano maggiore attenzione sono l’accesso all’arpeggiatore, le operazioni generali di impostazione (Function), l’obbligo di premere il pulsante Rhythm per almeno uno/due secondi per attivare le voci OneTouch e il tempo specifico dello stile e l’accesso alle 310 preregolazioni musicali premendo a lungo il tasto ACCOMP.
  • Sebbene sia possibile collegare uno smartphone o un tablet all’ingresso Audio In (jack mini-stereo da 3,5mm) per mettere basi in playback, tuttavia, avere un lettore MP3 di bordo non guasterebbe affatto.
  • Pur consapevole dell’inevitabile aumento del prezzo di listino, investirei infine sull’hardware e, in modo particolare, migliorando la plastica dei tasti, il display e i diffusori di bordo.

9

Le caratteristiche attuali di CT-X5000 sono in linea con un prodotto il cui prezzo di vendita oscilla fra i 359 e 409 Euro.

10

Concludiamo con un filmato video esplicativo. Il bravissimo Ralph Maten ci dimostra come usare CT-X5000 in modo creativo: la traccia vocale arriva dal player WAV, mentre tutto il resto sono suoni e stili preset di questo arranger Casio. Seguite bene le mani di Ralph e osservate tutti i dettagli fino alla fine del brano: apprezzerete l’abilità Ralph nello sfruttare la varietà di timbri, stili, registration e phrase pad presenti di serie sullo strumento.

Ralph Maten suona Shape Of You di Ed Sheeran

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 maggio 2019 at 10:45

Pubblicato su Casio

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