Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Aggiornamenti software per tutti i modelli Ketron

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Lo scorso 14 ottobre, l’azienda di Ancona ha rilasciato una serie di aggiornamenti software per tutti i modelli usciti dal 2012 in poi, a favore di quanti suonano gli arranger professionali di Ketron della generazione attuale basata sull’architettura di MIDJPRO.

Il numero di versione cambia in base alla piattaforma di riferimento dei prodotti dell’azienda anconetana:

  • SD9, SD90 e SD60 si aggiornano alla versione 2.0.6.
  • SD7 e SD80 raggiungono la versione 1.3.7.
  • SD40 si adegua alla versione 1.2.7.
  • MIDJPRO, il capostipite di tutti i modelli citati qui sopra, perviene alla versione 1.5.0.
Ketron SD7
Ketron SD7 (foto Ketron Benelux)

Migliorie e bug risolti su tutti i modelli

Dalle varie note di rilascio, specifiche per ogni strumento, è possibile evincere le innovazioni diffuse su tutti i modelli elencati qui sopra:

  • Pianist & Bassist: la nuova versione include un migliore riconoscimento degli accordi in modalità PIANIST AUTO MODE.
  • Basso Automatico: anche qui una miglioria è intervenuta sull’algoritmo base di adeguamento alla tonica.
  • Reintro: nei prodotti Ketron, il Reintro è la funzione che permette di richiamare uno dei pattern INTRO mentre lo stile è in esecuzione; la novità è che Reintro è disponibile in prenotazione, sempre mentre lo style è in esecuzione.
  • Registration: perfezionata la gestione dei file di testo, PDF e immagini nella gestione delle Registration.

I guasti software risolti su tutti i modelli sono:

  • Styles: corretto il Reintro quando attivato da touch screen dopo il FILL/BREAK.
  • Octave – + : nella Registration e Footswitch, lo schermo non visualizzava correttamente il cambio di ottava.
  • Disk Edit: corretto l’aggiornamento nel display dei file selezionati.
  • Style/Voice: ottimizzati i tempi di risposta della macchina al cambio della Voice.
  • Edit Style: corretta la funzione di copia selezionando una famiglia USER vuota.
  • Date/Time: corretta la memorizzazione del linguaggio nel calendario (tasto UPDATE).
  • Player: rimossa la tempistica di “Chiusura schermata automatica” in ambiente PlayBar.

Aggiornamenti per tutti tranne MIDJPRO

Per tutti i modelli tranne MIDJPRO (che evidentemente non aveva questi problemi), sono stati risolti i guasti software:

  • Micro/Voicetron: corretto lo status (On-Off) del led MICRO 1.
  • Registration: corretto il passaggio tra Registration con e senza Hold,
  • Registration: lo status del Bass Sustain non veniva correttamente aggiornato nel Display.
  • Modeling Chord5: corretto il Voice Change della parte quando assegnata al modeling (ora mantiene la variazione del suono al salvataggio dello style).

Altri aggiornamenti mirati

Una modifica riguarda SD9, SD90 e SD60 perché sono i solo modelli dotati di Launch Pad per il quale è stato attivato il Key Start.

Un guasto presente su tutti i modelli tranne SD40 e MIDJPRO riguardava il Fade: è stato corretto il Fade Out della seconda voce in modo Voice Locked.

Attenzione!

Il sito ufficiale di Ketron propone in vendita alcuni modelli dei propri strumenti musicali e di tutti gli accessori. Occhio alle offerte speciali!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

26 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Ketron

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Cronologia arranger completa: dalle origini ai giorni nostri

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La pagina della Cronologia degli arranger ha vissuto diverse vicissitudini in questo blog.

Nei primi anni di vita di questo blog dal 2009, la usavo per documentare la lista di ogni modello nuovo lanciato sul mercato, anno dopo anno. Ogni arranger era accompagnato da una foto in miniatura e un commento succinto.

GeneralMusic WK4 nella storia degli arranger: era il 1996

Poi, nel 2018, nell’ambito della ristrutturazione grafica del blog, ho esteso la pagina della cronologia a ritroso fino al 2000. In quell’occasione, ho rimosso le miniature (impossibili a gestirsi in un elenco così lungo) e aggiunto tutti i modelli di arranger precedenti usciti nel periodo 2000-2009.

Ma non ero ancora soddisfatto. Seppur la pagina fosse più ricca di informazioni, sentivo che il lavoro enciclopedico non era ancora completo.

La versione odierna ricostruisce la storia degli arranger dai giorni nostri fino alle origini (1980): ho documentato oltre 300 modelli di tastiere con accompagnamenti lungo 40 anni di storia dell’industria musicale internazionale! Per scelta, non ho elencato i modelli per principianti, tranne rare eccezioni laddove, a mio personale giudizio, ne valeva la pena.

Per quanti avessero dubbi sui dati, si tenga conto che ho basato il mio lavoro certosino di ricerca e datazione su fonti ufficiali e cioè i siti e i documenti pubblicati dai produttori. Errori sono essere sempre possibili: se qualche lettore avesse a disposizione l’evidenza di datazioni diverse da quelle riportate, non esiti a inviarmi la documentazione che mi permetta di rettificare sulla base di dati certi.

Fate clic qui per leggere la cronologia completa degli arranger dal 1980 ai giorni nostri.

Buona lettura e… lunga vita a noi, ostinati suonatori di arranger! Siamo duri a morire.

Ketron X1, arranger rilasciato nel 1999

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Argomenti vari

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Misuriamo Korg Pa700 (accanto a Pa1000)

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Il livello di attenzione che ha determinato il precedente confronto tra Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 ha inevitabilmente stimolato lo studio e la pubblicazione di un’altra analisi tecnica comparativa: quella fra Pa700 e Pa1000, i due modelli equivalenti e contrapposti da Korg.

Nel precedente raffronto tra fratelli Yamaha, erano emersi tanti piccoli grandi dettagli di discostamento, al punto che – per dipanare la matassa – avevo optato per una gerarchizzazione delle differenze enfatizzando quelle più importanti e gradualmente scendendo a quelle marginali o addirittura insignificanti.

Confronto evidenziando le differenze

Oggi tento qui di ripetere lo stesso esercizio: la scelta fra i due arranger si presenta come un vero grattacapo inducendo i potenziali acquirenti a concentrarsi esclusivamente sui 700 euro che, all’incirca, distanziano il prezzo dei due arranger Korg.

Ma, entrando nel merito, preferisco valutare gli strumenti oggettivamente, rimandando i discorsi sul prezzo alle vostre personali valutazioni finanziarie.

Se qualcuno di voi è determinato ad acquistare uno fra i due arranger Korg ed è ancora indeciso fra i due, suggerisco di leggere la rassegna che segue. In base alle vostre priorità, troverete una o più caratteristiche esclusive di Pa1000 alle quali preferite non rinunciare. Se questo è il caso, allora Pa1000 fa per voi. Altrimenti, non temete e sappiate che Pa700 è comunque una scelta più che apprezzabile e giammai un ripiego.

Il processore vocale (TC Helicon) e il controllo evoluto dell’Audio In

Se cantate dal vivo o accompagnate un/una cantante, capita a fagiolo la presenza del processore vocale integrato nel vostro strumento. Pa1000 include il mitico TC Helicon e il suo set di comandi fisici aggiuntivi a pannello: Volume, Volume FX, Preset Mute. Gli effetti di armonizzatore vocale che TC Helicon vi permette di fare sono incommensurabili. Da parte sua, potete sempre collegare un microfono all’ingresso Audio In anche su Pa700 e sfruttarne gli effetti preset, ma non avrete nessuna armonizzazione del canto.

Chord Scan

Le possibilità di configurazione dell’area di riconoscimento degli accordi sono quattro su Pa1000: a sinistra dello split, a destra dello split, su tutta l’estensione della tastiera e nessun riconoscimento degli accordi. Pa700 ha solo due opzioni: il riconoscimento degli accordi avviene a sinistra del punto di split oppure su tutta l’estensione della tastiera. Inoltre, Pa1000 ha due pulsanti fisici (UPPER e LOWER) per la configurazione immediata della zona di riconoscimento degli accordi, mentre Pa700 avviene tutto navigando sul touch screen.

Memoria del campionatore

Ora se siete i tipi che usano prevalentemente i timbri preset, allora i 256 MB lineari di Pa700 sono più che abbondanti (ne farete mai uso?). Al contrario, se il campionatore è il vostro strumento quotidiano per espandere i suoni dello strumento, allora i 600 MB lineari di Pa1000 vi potrebbero fare gola.

Amplificatori

La potenza sonora di Pa1000 è resa possibile con due altoparlanti da 33W ciascuno, con woofer da 100 mm con Bass Reflex e tweeter a cupola a 25 mm. Pa700 ha un sistema di amplificazione 2 x 25W con speaker a cono e Bass Reflex. Insomma, Pa1000 ha molta più potenza sui diffusori e si può evitare di sovraccaricarli quando lo si usa in pubblico o con altri musicisti. Per onestà di informazione, seppur inferiori, mi troverei in difficoltà a criticare la qualità degli speaker di Pa700 dato che si difendono molto bene.

Display

Per quanti hanno problemi di vista o torcicollo, Pa1000 propone uno schermo con inclinazione regolabile manualmente, mentre quello di Pa700 è fisso.

Doppio player

Solo Pa1000 offre il doppio sequencer audio/MIDI con cursore X-Fader di controllo. Se siete abituati a gestire DJ Set con le basi, potrebbe essere un attrezzo utile. Altrimenti, non serve.

Numero di stili: 430 vs 370

Pur disponendo di un repertorio inferiore, Pa700 può essere arricchita con qualche centinaio di stili scaricabili gratuitamente da Bonus Ware. D’altro canto, i 60 stili preset nuovi di Pa1000 potrebbero essere molto interessanti per qualcuno, a prescindere. Personalmente, non ritengo che questo divario possa fare la differenza.

Numero di suoni: 1750 vs 1700

Pa1000 si presenta con oltre 1750 Factory Sound, inclusi due pianoforti stereo Multilayer con Damper e Body Resonance, GM/XG Sound Set e 107 Drum Kit. Pa700 ha 50 Factory Sound in meno e uno solo dei due pianoforti stereo. Per il resto, i due strumenti si equivalgono e difficilmente qualcuno potrebbe percepire una qualsiasi differenza. Insomma, come per il repertorio di stili, dubito che la tavolozza sonora possa essere da sola l’ago della bilancia nella scelta fra i due strumenti.

USB-to-device

Pa1000 ha due ingressi per le memorie flash USB: una comoda e frontale sul pannello e una sul retro dello strumento. Pa700 ha un solo ingresso sul retro. Mi sembra una differenza marginale. Del resto, entrambi i modelli dispongono di un disco interno di 960MB e possono essere estesi con l’installazione di una scheda MicroSD di 2GB (non ci sono ragioni per non farlo). Di più: la connessione USB tramite cavo è così immediata da rendere meno indispensabile l’uso delle memorie flash USB per il trasferimento dati da PC e viceversa.

Pannello pulsanti

Pa1000 ha un numero impressionante di pulsanti fisici a pannello, molto più vasto rispetto Pa700 su cui si fa maggior ricorso maggiore al touch screen: ad esempio, Pa1000 offre pulsanti per l’accesso alle categorie degli stili, Bass Inversion e, naturalmente, il controllo di TC Helicon. È interessante la presenza su Pa700 del pulsante Accomp. che disattiva tutte le tracce dello stile eccetto le percussioni; la stessa cosa su Pa1000 si fa con i pulsanti del Chord Scan. Un numero inferiori di pulsanti potrebbe intimorire di meno chi si approccia al mondo dei Professional Arranger Korg per la prima volta.

Peso e dimensioni

Le dimensioni sono pressoché identiche e solo il peso varia fra i due strumenti: 10.75kg contro 9.90kg. Nemmeno un chilo di differenza, ma per chi trasporta lo strumento spesso, questo piccolo dettaglio potrebbe avere il suo perché.

La qualità dei tasti

Questo è l’aspetto più controverso del confronto: spesso la scelta di uno strumento deriva dal feeling delle proprie dita sui tasti. Per questo porrei questo parametro in cima ai parametri di scelta. Da una parte, Pa700 si presenta con semplicità con 61 tasti dinamici molto (ma molto) leggeri per la categoria. Dall’altra, Pa1000 si presenta con altrettanti tasti dinamici ma, sulla carta, gioca la carta dell’Aftertouch e del fatto di essere semi pesati (almeno, così recita Korg). Tuttavia, sono in difficoltà ad esprimere una valutazione entusiasta a favore dei tasti di Pa1000, giacché la loro qualità è di gran inferiore all’ammiraglia Pa4X e anche di modelli del passato come Pa800. Insomma, in questi termini di incertezza, vale sempre la vecchia regola: provate con le vostre mani e decidete con la vostra testa.

Conclusioni

Quello che non ho citato coincide. Di più, entrambi gli strumenti condividono la medesima proprietà sonora: non ci sono differenze di suono in termini qualitativi (rumore residuo, rapporto s/n, dinamica ecc.). La scelta è quindi dettata da tendenze personali in merito all’elenco delle caratteristiche di cui qui sopra. Se ci sono attributi di Pa1000 a cui non potete assolutamente rinunciare, allora avete già deciso: Pa1000 è per voi. Ma se invece appartenete alla fascia di tastieristi che non hanno bisogno delle possibilità operative e delle risorse del modello superiore, perché insistere? Solitamente i classici appassionati di arranger hanno già abbondanti risorse musicali con Pa700. In definitiva, per costoro, la scelta di Pa700 consente di portarsi a casa un valido strumento che non sfigura affatto di fronte al modello superiore.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

17 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Il valore della leggerezza negli stili di accompagnamento

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“Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire”.

Così esordiva Italo Calvino nelle sue celebri Lezioni Americane che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nel 1985, se non fosse morto inaspettamente pochi giorni prima di partire per la trasferta oltreoceanica. Ecco, io penso che questo concetto possa essere stimolante anche per tutti noi, ferrati suonatori di tastiere arranger con accompagnamenti.

Da numerosi lustri, Yamaha, Korg, Ketron e Casio fanno a gara nel proporre stili di accompagnamento molto curati, nel tentativo di offrire quel wall of sound da sempre cercato con ostinazione da Phil Spector. Succede nelle variazioni 3 e 4 di quasi tutti gli stili, succede in gran parte degli stili orchestrali e succede altrettanto spesso nei c.d. song style quando costruiti su misura di canzoni dall’arrangiamento particolarmente ricco.

Ecco, io penso che questa varietà e profondità degli accompagnamenti possa darci soddisfazione prevalentemente in ambito casalingo, quando si suona l’arranger per sé stessi. Quando si vogliono provare emozioni personali per vivere pienamente l’esperienza del c.d. one man band (espressione che io detesto vivamente, spero Dio mi perdoni per averla usata, ma stavolta dovevo proprio rendere l’idea).

Ora però, in tutti gli altri contesti in cui noi suoniamo una tastiera arranger, io credo che il principio di leggerezza di Italo Calvino abbia ragioni più intense e possa condurre a risultati più efficaci.

Cerco di spiegarmi meglio, facendo un esempio semplice.

  • Scenario A. Immaginiamo di suonare dal vivo e di farlo con uno stile composto di basso e batteria, mentre noi suoniamo in tempo reale la parte del piano. Tutto qua.
  • Scenario B. Immaginiamo di suonare lo stesso brano dal vivo aggiungendo tutte le altre tracce: oltre a basso e percussioni, abbiamo archi, chitarre, fiati, synth e pad. E noi suoniamo la parte del pianoforte.

Bene.

Ora mettiamoci nei panni di chi ci sta ascoltando (stiamo suonando dal vivo, ricordate?): secondo voi, quale dei due scenari offre il più alto tasso di realismo? O meglio: in quale dei due scenari abbiamo maggiori possibilità di riuscire a catturare l’attenzione del pubblico?

La risposta è davanti a voi, non c’è storia.

Lo scenario B incanterà probabilmente chi ci sta ascoltando ma l’impressione che avrà è che sta girando una base in playback oppure che sta facendo tutto il software della tastiera.

Nello scenario A ridotto all’osso, invece, chi ci ascolta sarà più propenso a concentrarsi sulla parte che stiamo suonando noi dal vivo e a percepire il valore della nostra interpretazione. Nello scenario A il pubblico ha maggiori possibilità di percepire che siamo noi che stiamo suonando. Lo scenario A è la risposta.

E tutto questo a favore dell’autenticità, quella che vi permettere di catturare l’attenzione del pubblico. La leggerezza batte il peso. Almeno in questo caso.

Direi di più: il tramonto dell’uso degli arranger dal vivo nei piano-bar, nelle feste e nei concerti di piazza, è forse dovuto anche a questo. Fra uno stile fatto di un pesante muro del suono e la base originale, il pubblico (soprattutto qui in Italia) ha stabilito di preferire la seconda. Ma siamo noi tastieristi che non gli abbiamo dato la possibilità di far sentire la nostra intensità artistica. E, nel mondo delle tastiere digitali con accompagnamenti, questa intensità ha bisogno di leggerezza intorno per emergere.

Insomma, proviamoci! Mettiamo in mute le tracce superflue dello stile e suoniamo con il minimo indispensabile e lasciamo che sia il cuore a guidarci.

Questa è solo la mia opinione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 novembre 2020 at 10:11

Stili gratuiti per Korg EK-50 e EK-50 L

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Nella prima settimana di novembre 2020, Korg ha rilasciato una notevole estensione di stili gratuiti a favore di EK-50 e EK-50 Limitless, i due arranger economici di produzione giapponese.

Nell’annuncio ufficiale non sono stati citati gli altri arranger della stessa famiglia (i3 e XE-20) ma, data la condivisione della stessa architettura, non possiamo escludere a priori che questi stili non possano essere compatibili anche con questi modelli.

L’annuncio riportato sul sito ufficiale menziona un totale di 175 stili. La disponibilità di abbondanti risorse gratuite è sempre una buona notizia ma, entrando nel merito, l’entusiasmo potrebbe essere ridimensionato.

Arranger Korg entry level

C’è qualcosa di interessante

  • Piano Styles. Due banchi User sono dedicati ad accompagnamenti pianistici per un totale di 26 stili. Suonare un arranger con la sola traccia degli arpeggi del piano è una tecnica molto interessante: ci sono diversi contesti musicali dove la performance può essere efficace. Trattasi di risorse prodotte da Korg stessa e la qualità si sente.
  • Dance Styles. Un banco di vivaci (seppur convenzionali) otto stili dance è stato prodotto da Sound Company.

E qualcosa di meno interessante (per noi)

Gli altri banchi sono prodotti dalla tedesca Musik Meyer ed è inevitabile che le tendenze di suoni, stili e repertorio potranno piacere prevalentemente a tedeschi, austriaci e altoatesini.

  • Due banchi User per un totale di 25 stili sono dedicati al repertorio tradizionale Schlager (German Styles).
  • Un banco User di 16 stili è dedicato alla musica dance (Party Hits), ma anche questa ispirata a gusti musicali germanici.
  • Seguono tre banchi User Mixed Styles per un totale di 42 stili di repertorio vario.
  • La musica che segue è destinata agli appassionati della musica dell’Anatolia (Turkish Styles). Sono tre banchi User per un totale di 48 stili di accompagnamento.

Chiude la rassegna un banco dedicato al J-Pop:

  • Japanese Styles. La musica moderna del Sol Levante è la protagonista di questo banco User composto da 10 stili prodotti da Korg stessa.

Il link ufficiale è Bonus Styles per EK-50 e EK-50 L.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

11 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali

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Grazie alla disponibilità di Yamaha Europe Branch Italy, distributore nazionale dei prodotti Yamaha, ho potuto sperimentare di persona il nuovo arranger PSR-SX600 e ho trascritto la recensione su SM Strumenti Musicali.

Il nuovo modello si presenta come un’interessante proposta: ad un prezzo più abbordabile rispetto i modelli superiori della serie PSR-SX, si potrà disporre di uno strumento capace di garantire una valida composizione musicale istantanea: qualità e ampiezza dei timbri, degli effetti e degli stili permettono rapide attività di songwriting. Certamente, se si desiderano funzioni di editing più avanzato, sarà necessario passare a uno dei modelli più completi: PSR-SX700 o PSR-SX900.

Per quanto riguarda gli accompagnamenti, la sezione arranger di bordo farà sentire a casa propria gli amanti degli stilemi Yamaha.

Il segmento dei modelli entry-level economici ha ora un nuovo protagonista che sembra essere in grado di poter rubare la scena alla concorrenza.

Ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali. Buona lettura!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 novembre 2020 at 11:01

Pubblicato su Yamaha

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Cronologia degli arranger Technics

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21 anni è durata la vita di Technics nel mondo delle tastiere arranger. Dal 1982 al 2003.

Il produttore giapponese ha partecipato alla fase sperimentale degli anni ottanta con il lancio di ben sette modelli a 49 tasti, uno dietro l’altro. Poi, dopo la produzione di un paio di arranger di passaggio a 61 tasti, ha compiuto un impressionante balzo in avanti. Con la serie KN, ha assunto un ruolo di primo piano nel mondo delle home keyboard. Anzi, il tono professionale di alcuni arranger workstation distribuiti a partire dal 1993 gli ha permesso di entrare di diritto anche nel mondo degli intrattenitori dal vivo.

I modelli KN più evoluti di Technics non avevano nulla da invidiare alle ammiraglie dell’epoca.

Purtroppo, il passaggio nell’orbita di Panasonic non ha giovato a Technics e, nel pieno delle vendite dello strumento più maturo della propria storia (KN7000), la nuova proprietà ha stabilito di chiudere baracca e burattini. Improvvisamente nel 2003, il doloroso addio al mondo della musica ha lasciato dietro di sé una lunga schiera di tastieristi nostalgici che hanno continuato (e continuano ancora oggi) a suonare questi arranger pieni di ricchi suoni e stili convincenti.

UscitaModelloCategoria
1982SX-K100Arranger 49 tasti
1982SX-K200Arranger 49 tasti
1984SX-K150Arranger 49 tasti
1984SX-K250Arranger 49 tasti
1985SX-K350Arranger 49 tasti
1986SX-K50 Arranger 49 tasti
1986SX-K300Arranger 49 tasti
1986SX-K450Arranger 61 tasti
1987SX-K700Arranger 61 tasti
1989SX-KN800Arranger workstation 61 tasti
1989SX-KN600Arranger workstation 61 tasti
1991sx-KN1000Arranger workstation 61 tasti
1993sx-KN2000Arranger workstation 61 tasti
1995sx-KN3000Arranger workstation 61 tasti
1996sx-KN1500Arranger workstation 61 tasti
1996sx-KN720Arranger workstation 61 tasti
1996sx-KN920Arranger workstation 61 tasti
1997sx-KN5000Arranger workstation 61 tasti
1998sx-KN1400Arranger workstation 61 tasti
1999sx-KN6000Arranger workstation 61 tasti
2001sx-KN6500Arranger workstation 61 tasti
2002sx-KN7000Arranger workstation 61 tasti
2003sx-KN2400Arranger workstation 61 tasti
2003sx-KN2600 Arranger workstation 61 tasti

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

16 ottobre 2020 at 06:00

Pubblicato su Technics

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Korg i3: il mio test su SM Strumenti Musicali

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Grazie alla disponibilità di Algam Eko, distributore nazionale dei prodotti Korg, nelle scorse settimane ho potuto provare di persona il nuovo arranger giapponese.

Il nuovo modello ha lo stesso nome della gloriosa i3, ma è decisamente un’altra cosa. Credo che questa nuova tastiera potrà risultare accattivante ai musicisti delle nuove generazioni, attraendo inedite schiere di adepti al pianeta arranger e ai prodotti Korg. Difficilmente però potrà convincere i possessori di un modello Korg della serie Pa ad abbandonare la categoria dei Professional Arranger (fatta eccezione per chi oggi suona ancora Pa80, Pa50 e MicroArranger).

La nuova Korg i3 è comunque un prodotto stuzzicante e moderno. Forse troppo impegnativo per principianti alle prime armi, ma sicuramente interessante per giovani musicisti alla ricerca di uno strumento essenziale che permetta di entrare nell’affascinante mondo delle tastiere digitali.

Ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali. Buona lettura!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

12 ottobre 2020 at 07:57

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E se tornassimo a fare le cose semplici?

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C’era un tempo in cui suonare una tastiera arranger era una cosa semplice per chi sapeva già suonare il pianoforte o l’organo e aveva dimestichezza con le nozioni basilari dell’armonia. Ed era tutto. Suonavi gli accordi con la mano sinistra e la melodia con la mano destra. Qualche volta premevi un pulsante per cambiare variazione strumentale e passare dalla strofa al ritornello. Alla fine, premevi Ending. Passavi le ore, le giornate e le serate così. Gli stili preset erano pochi e quindi dovevi inventarti di tutto e ti trovavi a suonare ritmi di Bossa Nova per le canzoni di Zucchero e gli stili swing per emulare i Dire Straits.

Poi la tecnologia ci ha regalato un sacco di arnesi aggiuntivi, utili e preziosi. Sequencer al pieno delle funzionalità. Arpeggiatori. Controlli dell’emulazione dei timbri acustici naturali. Round Robin. Campionatori. Vaste capacità di memoria. Lettori MP3. Registratori audio. Pad percussivi. Pad con richiami di sequenze MIDI. Pad con richiami di segmenti audio. Armonizzatori vocali. Bluetooth. Lettori di file di testo. Spartiti digitali. Integrazioni con app su tablet e smartphone. Tracce audio. Algoritmi di calcolo degli accordi. Algoritmi di trasformazione MIDI file in stili. Di tutto e di più ancora.

Oggi un musicista con arranger ha a disposizione un universo di tecnologia inimmaginabile vent’anni fa. Oggi può salire su un palco e, già con una capacità esecutiva di base, è in grado di dare vita ad esibizioni musicali entusiasmanti. Un esecutore di talento potrebbe inondare di energia musicale straordinaria il pubblico e accendere serate memorabili.

E invece? E invece mi addolora ricevere messaggi e leggere commenti sul web dove un discreto numero di musicisti veterani, che hanno suonato gli arranger per anni, ora guardano i loro strumenti come se fosse roba “sorpassata”.

E no. Io non la vedo così. Scusatemi, andrò controcorrente ma non la vedo così.

Non sono invecchiati gli arranger: tutt’altro, anzi è evidente come gli arranger di oggi siano la tipologia di strumenti musicali hardware con il maggior tasso di contenuto tecnologico avanzato, rispetto gran parte degli altri strumenti hardware sul mercato.

Ammettiamolo dai, non è solo che ci siamo stancati del nostro modo consueto di fare musica? Siamo forse noi che, inondati di così tanta tecnologia, stiamo rischiando di perdere il gusto del fare musica.

Poniamoci allora il quesito: abbiamo ancora del fuoco che ci brucia dentro o stiamo lasciando che la vita ci spenga piano piano? Ci mancano le cose semplici e abbiamo necessità di ridestare il nostro cuore, per dare risonanza a quelle corde interne che danno musica e senso alla nostra esistenza.

Voglio dire, la priorità è mettere al primo posto il fare musica con le nostre mani: è la musica che ci permette di provare emozioni, di misurarci con nuove sfide, di concentrarci sull’abilità di comunicazione. Dobbiamo solo rimettere la musica al centro. E se tornassimo a fare le cose semplici? Il nostro arranger non è il problema. È la soluzione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 ottobre 2020 at 06:00

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Sample Creator alza il sipario su Revolution Algorithm

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Ci eravamo lasciati sull’argomento lo scorso gennaio. Ricordate, poco prima dell’epidemia di Covid-19, sembra un secolo fa eppure sono passati solo nove mesi. Ci eravamo lasciati con Maurizio Filisdeo e i suoi validi collaboratori di Sample Creator e con queste sue parole:

La prossima generazione di stili sarà basata su una nuova nostra tecnica. Andremo ad utilizzare il motore degli arranger Yamaha per suonare stili completamente audio, aumentando così il tasso di realismo che questi fantastici strumenti sono già in grado di offrire oggi. Il nostro Revolution Algorithm ci consentirà di produrre stili dove anche le chitarre e gli altri strumenti saranno in formato audio. Lavorando sul time stretching e sul riconoscimento armonico, riusciamo ad ottenere risultati sino a ieri impensabili su un arranger. Sarete sorpresi.

Bene, ora è giunto il momento: Sample Creator è passata all’azione e il Revolution Algorithm è disponibile in vendita.

Revolution Algorithm – In offerta sul sito di Sample Creator

Maurizio ha realizzato questo sistema innovativo di programmazione degli arranger Yamaha più recenti con la collaborazione di ingegneri del suono e musicisti professionisti: Drap Sound, Ciro Manna, Federico Luongo, Riccardo D’Acunto e Cristian Capasso. Il risultato sono stili di accompagnamento dove i segmenti audio realmente suonati sono in grado di seguire ogni cambio di accordo suonato a tastiera.

In breve, è come avere a disposizione tracce audio su tutte le parti dell’arranger.

Nell’offerta di lancio il Revolution Algorithm è formato da quattro pacchetti così composti:

  • PACK LIVE GUITAR & BASS: riff di chitarra e basso.
  • PACK POP&HOUSE 1: nuovi Styles PRO con Audio Drums.
  • PACK CAMAROTA BASS: nuovo timbro di basso utilizzabile come Voice o come riff da assemblare negli stili.
  • PACK DRUMIT SC: motore che genera groove audio percussivi, acustici ed elettronici .

Sul sito di Sample Creator sono disponibili brani dimostrativi di come suonano gli stili generati dal nuovo algoritmo sugli arranger workstation Yamaha usciti sul mercato negli ultimi anni: Genos, Tyros 5, PSR-SX900, PSR-SX700, PSR-S975, PSR-S775 e PSR-S970.

Tutti i dettagli sull’offerta di lancio in promozione (a 349 euro) sono disponibili sempre e solo sul sito di Sample Creator.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

5 ottobre 2020 at 22:16

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