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Arranger Legacy: Roland E-20, E-10, E-5 e PRO E

Era una gioia inedita suonare un arranger alla fine degli anni 80. Che tempi memorabili, quelli in cui si entrava nei negozi di strumenti musicali per cercare tastiere dalla tecnologia tutta nuova: avevano suoni e accompagnamenti brillanti che ti colpivano al cuore al punto che, dentro alla tua immaginazione, ti sentivi un direttore di una grande orchestra, il leader di una ricercata jazz band o una celebre rock star. Erano apparsi sul mercato gli arranger della serie E: il mondo delle tastiere musicali non sarebbe più stato lo stesso.
Tenetevi forte: Arranger Legacy, rubrica corale coordinata da Riccardo Gerbi di SM Strumenti Musicali, oggi si occupa di uno dei momenti di svolta più cruciali nella storia degli arranger.

Roland PRO-E

Italia contro USA

Siamo nella seconda metà degli anni 80: la giapponese Roland Corporation decide di entrare nel mercato degli arranger portatili, allora dominato da Technics e Yamaha. E intende farlo affidando la progettazione ad un centro R&D di cultura musicale occidentale. Come succede spesso nell’industria, assegna il compito a due studi diversi, uno lavora all’insaputa dall’altro. Il primo è in Italia ad Acquaviva dove si sta trattando di acquisire SIEL SpA, produttore di strumenti musicali elettronici. Il secondo è a Chicago (USA) dove Roland contatta una squadra di risorse uscite dalla gloriosa Lowrey, azienda produttrice di rinomati organi. I risultati delle due progettazioni sono messi a confronto e valutati: e con un colpo di scena, i giapponesi decidono di premiare gli italiani assegnando a loro la vittoria nella sfida.

E così nel 1987 si chiude la parabola di SIEL e Carlo Lucarelli assume le redini della neonata Roland Europe. I manager sono tutti italiani di provenienza SIEL: fra questi Francesco Rauchi dalla grande esperienza e un giovane dimostratore e consulente alla progettazione; si chiama Luigi Bruti e a lui viene assegnato un compito di responsabilità nel laboratorio musicale di Acquaviva.

Roland MT-32: il motore sonoro

In questo contesto, l’azienda marchigiana ha la possibilità di accedere alle moderne ed innovative tecnologie giapponesi e, in particolare, al generatore sonoro multi-timbrico Roland MT-32 che all’epoca sembrava un missile lanciato verso il futuro: suoni belli, molto caldi, con forti effetti di reverbero come mai prima si erano sentiti. La tecnologia proprietaria è nota come LA Digital Synthesis: deriva da D-50, il top seller delle workstation Roland, ma ridotto per l’occasione ad un numero inferiori di algoritmi e di operatori. La polifonia è di 32 note. I timbri hanno un ottimo amalgama nel mix e suonano efficaci nel loro insieme, anche se non tutte le voci eccellono se ascoltate ad una ad una. Ad esempio, il primo suono all’accensione è un pianoforte elettrico, mentre il timbro di pianoforte acustico è in secondo piano. MT-32 era già di suo una macchina convincente e, nelle mani di Roland Europe, diventa una macchina da guerra andando a conquistare il pianeta arranger. Vediamo come.

Roland MT-32

La nuova sezione arranger

Come da tradizione di Arranger Legacy, vi segnalo l’articolo pubblicato in contemporanea a questo da parte di Giorgio Marinangeli per l’approfondimento tecnico del prodotto. In questa sede, mi limito a segnalarvi che gli stili di accompagnamento preset sono 32; i pattern sono disponibili nelle varianti Basic e Advanced; i Fill-In si distinguono in Fill-To-Original e Fill-To-Variation. Ogni stile ha cinque parti: Drum, Basso, Acc1, Acc2 e Acc3. Ciascuna parte spicca per varietà: sono infatti programmate in modo specifico per gli accordi di maggiore, minore e settima. È un brevetto Roland sviluppato ad Acquaviva: alle altre tastiere dell’epoca manca ancora questa pluralità musicale: nel passaggio da maggiore a settima dello stesso accordo, entra in azione un secondo pattern che aggiunge abbellimenti o risolve il basso in concordanza. Tutto questo contribuisce a dissolvere il senso di ripetitività dei cicli in loop.

Lo stile di programmazione è il più rigoroso possibile dal punto di vista armonico, con il fine esplicito di consentire la massima flessibilità per chi suona. Roland Europe segue con disciplina un decalogo di regole interne per programmare stili “aperti”, con l’obiettivo di concedere al musicista la libertà di scegliere la propria progressione armonica. Nei pattern di settima il basso non tocca mai la sesta né la sesta minore per consentire al tastierista la scelta di risolvere in maggiore o minore in tempo reale. Siamo all’opposto degli arranger programmati per suonare Song Style. Qui gli stili sono i più versatili e lo stesso arrangiamento può essere usato per una gamma ampia di repertorio senza stancare mai. Sotto questo punto di vista, Roland si distanzia da tutti i concorrenti e si farà apprezzare da uno stuolo smisurato di tastieristi.

Anche il riconoscimento degli accordi è un brevetto Roland dell’epoca. L’identificazione si basa su una matrice dell’immagine delle note suonate a 12-bit (una sola ottava) poi evoluta a 24-bit (due ottave). L’algoritmo di calcolo è particolarmente veloce ed è in grado di riconoscere accordi di settima diminuita, settima con quinta diminuita, settima minore con quinta eccedente/aumentata, e quarta/settima sospesa.

L’arsenale di 32 stili di bordo può essere esteso grazie alle card di espansione i cui contenuti musicali saranno sviluppati negli anni da musicisti inglesi contribuendo ad accrescere il fatturato di Roland: era un mercato ricco e florido per l’epoca.

Roland E-20

E-20: esordio con il botto

Il debutto del 1988 prevede di lanciare due tastiere arranger a 61 tasti molto simili fra di loro (E-20, E-10) a cui saranno affiancati altri due modelli l’anno successivo: una versione ridotta all’essenziale (E-5) e una versione più evoluta per professionisti. Si chiama PRO E: ha tre ottave soltanto, in base all’idea di essere suonata dalla mano sinistra di un musicista che ha un altro strumento a tastiera da controllare con la mano destra. Non è ancora un modulo ma l’idea è talmente buona che, subito dopo, i giapponesi ne deriveranno un expander (RA-50, stavolta Made in Japan).

La presentazione al mondo di E-20 avviene in pompa magna al Musik Messe di Francoforte nel 1988. Il dimostratore, Roberto Lanciotti ricorda ancora quel giorno, quella demo e l’entusiasmo che ha generato.

Al Winter NAMM successivo, era il momento di presentare PRO E ed il numero uno di Roland Corporation, Ikutaro Kakehashi, era talmente elettrizzato da organizzare un evento fastoso a cui partecipano tutti i distributori Roland mondiali: in un teatro di posa, Knott’s Berry Farm di Los Angeles, Lanciotti esegue la demo del nuovo arranger usando i nuovi suoni ad effetto con rumori di tempesta e tuoni (i preset Storm e Thunder) mentre sul palco del teatro cade a pioggia acqua vera raccolta da un canale di scolo. La scenografia straordinaria dell’evento sarà ricordata a lungo.

Il modello PRO E è indirizzato ai professionisti: in quegli anni numerosi musicisti usano gli arranger dal vivo o in studio. Il fenomeno delle basi MIDI doveva ancora nascere e i musicisti suonano tutti dal vivo senza bluffare, ma ora possono abbandonare gli organi pesanti così difficili da trasportare e portare con sé un compatto arranger portatile.  E il positivo riscontro di tanti professionisti crea la consapevolezza ad Acquaviva di essere competitivi anche in quest’area: ed è così che da qui nascerà una linea di modelli dedicata ai professionisti e che durerà a lungo: i moduli RA-90 e RA-95, la prima tastiera arranger non amplificata in assoluto (G-800), il successivo G-1000, e poi VA-76, G-70 fino a BK-9.

I protagonisti del centro R&D

I personaggi principali di questa avventura meritano uno spazio nella Hall of Fame dei produttori di strumenti musicali: abbiamo visto come la guida del progetto è affidata a Francesco Rauchi e Luigi Bruti. I due si sono avvalsi della collaborazione di Roberto Lanciotti per la produzione delle risorse musicale (Bruti e Lanciotti sono le mie fonti principali delle informazioni raccolte per questo articolo).  Lanciotti in particolare si occupa della registrazione degli stili principali (8 Beat, 16 Beat, Funky 1, Funky 2) e della registrazione di tutte le demo. Fra gli altri musicisti coinvolti per la programmazione degli stili c’è Luigi Mangiocavallo (a lui di devono gli stili Swing e Jazz). Per programmare gli stili, si usa il Microcomposer MC-500, il sequencer hardware di casa Roland. Con un software proprietario i dati vengono poi migrati all’arranger. Non serve altro. 

Ma non ci sono soltanto loro: ricordate il centro R&D di Chicago che aveva perso la sfida e di cui abbiamo parlato qui sopra? Tre di loro (Dave Smith, Kazuo Ishibashi e Albert Knietkamp) sono coinvolti come consulenti: si trasferiscono in Italia per dare il proprio contributo alla verifica generale della nuova architettura musicale degli strumenti e allo sviluppo di alcuni stili.

Il responsabile del software è Demetrio Cuccù, del suo gruppo fanno parte Piero Cameli, Nicola Calò e Roberto Giobbi. La progettazione hardware è affidata a Paolo Maricotti mentre Piero Ficcadenti si occupa della progettazione meccanica.

Uno storico successo commerciale

Di tutta la prima serie E, il modello più celebrato è stato sicuramente E-20: il suo successo commerciale fu una cosa talmente grande da provocare un incredibile balzo economico a Roland Europe che raggiunse la prima fila – in termini di fatturato – davanti a tutte le altre filiali Roland nel mondo. Il modello E-20 fu prodotto in 200.000 esemplari (credetemi, un numero impressionante) se poi si aggiungono le altre varianti di modello, il numero totale si fa ancora più imponente. Gli italiani avevano incantato e superato la casa madre giapponese.  

Qual era il segreto della formula di questo trionfo? Una squadra affiatata e di talento che ha saputo sfruttare un generatore sonoro moderno come MT-32 affiancandogli un set di arrangiamenti creativi e brillanti, come non si era mai sentito prima. In un attimo gli altri arranger sul mercato con i loro stili “meccanici” erano invecchiati di schianto.

Roland PRO-E

Oggi

Acquaviva era un’autentica fucina di idee innovative che si applicavano anno dopo anno ai diversi modelli successivi. Il numero di brevetti era in crescita continua. L’uragano di vendite ha permesso a Roland Europe una crescita costante di mercato: negli anni a seguire ha aumentato gli investimenti, i prodotti e il numero di dipendenti fino a 250.

Francesco Rauchi è scomparso nel 2002 lasciando come eredità il progetto in fieri della fisarmonica digitale Roland V-Accordion portato a compimento da Luigi Bruti che, con il tempo, è diventato responsabile R&D e direttore marketing di Roland Europe fino al 2014, anno della chiusura 27 anni dopo la fondazione. Oggi Luigi è direttore R&D di Dexibell. Anche Roberto Lanciotti ha proseguito la collaborazione con Roland, dedicandosi alla creazione dei suoni a pannello degli arranger successivi (E-30, G-800, G-1000), continuando a svolgere il ruolo di dimostratore in tutta Europa fino a quando non cederà il passo a Peter Bartmaan, oggi noto dimostratore Yamaha. Lanciotti attualmente collabora con Dexibell per la registrazione dei suoni campionati dei pianoforti (ascoltate sue demo nel sito ufficiale).

In effetti, i 27 anni spesi dal gruppo di Acquaviva nel programmare arranger non sono andati perduti: questa esperienza è confluita in Dexibell dove ha potuto dare vita a XMURE, l’arranger software del futuro.

Dulcis in fundo, come da regola della rubrica Arranger Legacy, ascoltiamo insieme Marcello Colò nella sua dimostrazione di Roland PRO E.

Collegamenti agli altri contributi del team Arranger Legacy, pubblicati in contemporanea al presente articolo del blog Tastiere Arranger:
Riccardo Gerbi: http://www.smstrumentimusicali.it/arranger-legacy-roland-pro-e-
Giorgio Marinangeli: https://giorgiomarinangeli.wordpress.com/2022/05/09/roland-pro-e-larranger-intelligente/
Marcello Colò: https://youtu.be/RGMxaBvE24c

Arranger Legacy: Korg i5M, i5S

Nel secondo appuntamento corale di Arranger Legacy, ci spostiamo dall’Italia di Generalmusic WS2 del 1990 al Giappone di Korg i5M e i5S del 1995. Potete leggere la presentazione di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, approfondire la descrizione tecnologica di questi strumenti nel blog di Giorgio Marinangeli e osservare la dimostrazione video di i5M registrata da Marcello Colò.

In principio era Korg i3

Immaginate di essere un tastierista nel 1995, all’epoca della Golden Age degli arranger. Da due anni, Korg è rientrata nel mondo delle tastiere con accompagnamenti e lo ha fatto dalla porta principale con la presentazione di Korg i3 (NDA: da non confondere con il modello omonimo del 2020) e i2 a 76 tasti. Grazie alla considerevole reputazione guadagnata sul campo dei professionisti da parte di i3, la casa giapponese decide di uscire a raffica sul mercato, proponendo nell’arco di 12 mesi ben 5 prodotti derivati dal capostipite: da subito, compare la versione pianistica di i3, si chiama i1 e ha 88 tasti pesati; segue la versione con 61 tasti e amplificatori di bordo (i4S); sempre nello stesso anno, fa capolino iH processore vocale con riconoscimento degli accordi e fanno la loro apparizione i due modelli-fratelli i5S e i5M; il primo ha 61 tasti (dopo aver montato per anni tasti Yamaha, per la prima volta uno strumento Korg monta tasti Fatar) mentre il secondo non ha tasti affatto: è l’esordio di Korg nel mondo degli expander.

Gli arranger Korg della serie i

L’appuntamento odierno di Arranger Legacy è incentrato su i5S e i5M, ma l’intera generazione di arranger della serie i merita un cenno di approfondimento, dato il notevole impatto determinato sulla storia delle tastiere arranger. Sin dall’inizio degli anni ’90, Korg dominava il mondo delle workstation grazie all’incredibile successo planetario ottenuto da M1, progetto ideato e condotto dal nostro connazionale Michele Paciulli. La casa giapponese aveva poi fatto evolvere la piattaforma con le posteriori workstation della serie T e, successivamente, con 01/W. Ed è in questa precisa fase storica che un prototipo particolare di 01/W viene consegnato al Voicing Team internazionale di Korg con la richiesta di creare le risorse musicali per un nuovo eco-sistema di accompagnamenti: il prototipo include un modulo software di classe arranger, basato sul sequencer MIDI interno e pilotato dai pulsanti sul pannello riutilizzati diversamente alla bisogna. Il Voicing Team non si lascia sfuggire l’opportunità straordinaria di creare qualcosa di inedito: del resto, siamo di fronte a nomi che faranno la storia degli arranger anche negli anni a venire: Jerry Kovarsky e Jeff Sterling dagli USA, Steve McNally dal Canada, Michael Gaisel dalla Germania e Max Tempia (mia fonte principale per le informazioni riportate in questo articolo) dall’Italia. Non va dimenticato Stephen Kay, l’uomo che ha partecipato al progetto ideando un rivoluzionario sistema di riconoscimento degli accordi: ha fatto la differenza rispetto la concorrenza ed è in uso ancora oggi negli arranger attuali di casa Korg. Pensate, per la prima volta, un arranger era in grado di supportare la diteggiatura degli accordi di nona, undicesima e tredicesima. Per la cronaca, Kay è lo stesso che, negli anni successivi, svilupperà Korg Karma.

Gli arranger della serie i sono ispirati a standard di qualità che faranno scuola. Tutte le caratteristiche dello strumento possono essere personalizzabili. Lo stesso stile, composto di 2 Intro, 4 variazioni, 2 Fill-In e 2 Ending, può essere memorizzato in locazioni diverse – dette arrangement – dove impostare specifici timbri da tastiera, volumi, tempo, effetti ed EQ. Le tracce di ciascun accompagnamento sono 6. Ogni pattern può avere fino a sei variazioni diverse (CV1-CV6) in base al tipo di accordo e con una gestione affidabile del basso inverso. Per quanto riguarda il patrimonio degli stili preset, sull’onda del fenomeno iniziato da GEM WS2, gli accompagnamenti di i3 sono prevalentemente costruiti per la riproduzione fedele dei brani famosi a cui sono ispirati. I suoni sono quelli aggressivi che avevano reso celebre Korg, timbri forti per musicisti robusti, abituati a suonare repertori che spaziano dal rock fino alla techno della vecchia scuola.

Korg i3 – Il capostipite

Come i5M e i5S si distanziano da i3

Dopo un esordio così dirompente, sotto la spinta dei distributori nazionali fra cui l’italiana Syncro, Korg aggiusta il tiro con i5M e i5S, introducendo stili più adatti alle sale da ballo. Del resto, è un’epoca in cui molti musicisti si esibiscono nei locali con un repertorio ballabile e tradizionale pressocché ovunque in Europa. Non a caso, i5M capita giusto a fagiolo per i fisarmonicisti, essendo apprezzata per l’equilibrio di timbri proporzionati fra il mondo digitale delle workstation Korg e quello torrido delle discoteche e del liscio. Korg arricchisce i 48 stili già presenti su i3, aggiungendo altri 24 stili con una deriva nazional-popolare fra cui Meneaito, Gipsy, Merengue, Cumbia, Calypso, Lite Bossa, Paso Doble, PartyPolka, Rhumba e TradWaltz.

Korg i5S

Due modelli semplificati

Con l’obiettivo di espandere l’area di mercato per Korg, i giapponesi provvedono a semplificare i nuovi modelli: pur suonando di brutto come il capostipite i3, dal punto di vista dei materiali, i5M/i5S si presentano al cospetto come strumenti più economici. Sono rimossi Mode Sequencer e Mode Program: e dunque non si possono costruire canzoni da registrazioni multitraccia e non si possono editare i suoni. Ma sono conservate le Backing Sequence, utili per costruire song in un amen partendo dagli stili. Inoltre, i due modelli possono leggere Standard MIDI File direttamente dal floppy-disk, senza più richiedere la conversione di formato.

i5M include IC (Interactive Composition), una modalità che genera in automatico gli accordi per gli accompagnamenti interpretando la melodia suonata e tenendo conto delle impostazioni date: in pratica si dichiara allo strumento la tonalità maggiore o minore del brano e se si desiderano armonizzazioni convenzionali di tipo Easy, più evolute General o addirittura Special, con accordi più sofisticati.

Abbiamo visto come la generazione sonora sia la stessa di 01/W e i3: quella AI2 Synthesis che supporta la polifonia di 32 voci. Il sistema operativo è multi-tasking: si possono caricare dati dal floppy disk mentre lo strumento suona. Mi fermo qui e vi rimando all’approfondimento tecnico a cura di Giorgio Marinangeli per la descrizione completa dello strumento.

Il successo del modulo i5M è superiore a quello di i5S e la cosa non stupisce: negli anni ’90 erano molto diffuse le tastiere controller MIDI da cui pilotare moduli rack per generare suoni. Come Korg, anche Roland, GEM, Solton e Yamaha avevano i loro expander. La cosa potrebbe sembrare strana al giorno d’oggi: del resto il fenomeno dei moduli anno dopo anno si è ridotto ormai al lumicino, sin da quando i musicisti più esperti hanno cominciato a portarsi sul palco i suoni VST.

Copertina del CD di brani demo registrati da Max Tempia (1995)

L’eredità della serie i

La serie i evolverà ancora per qualche anno. Dal Giappone arriveranno iX400 e i30. In parallelo, però, a partire dal 1997 in poi, comincia ad essere operativo il nuovo centro R&D e il sito produttivo degli arranger di Korg nelle Marche: il Made in Italy avrà il suo esordio con iS40 creatura programmata da Max Tempia e Francesco Castagna; insieme ai successivi iS50, i40M e iS35, questi modelli faranno il botto di vendite sotto l’egida della neonata Korg Italy.

Gli eredi della serie i sono noti oggi come Professional Arranger (Pa): a seguito del fortunato esordio di Pa80 giungono oggi alla quinta generazione (Pa700, Pa1000, Pa4X) dopo aver raccolto consensi e successi duraturi. Ma se non ci fosse stata la serie i, tutto questo non sarebbe potuto accadere.

Video

Immagino che ora sarete curiosi di vedere i5M da vicino e di ascoltare come suona con le vostre orecchie? Ecco a voi, Marcello Colò!

Marcello Colò dimostra le capacità di Korg i5M

Arranger Legacy: Generalmusic WS2

Comincia oggi una nuova avventura per Tastiere Arranger. La collaborazione nata spontaneamente fra Giorgio Marinangeli, Marcello Colò e il sottoscritto per la stesura del recente articolo uscito in questo blog su Elka OMB 5, ha stimolato Riccardo Gerbi a lanciare l’idea di una nuova iniziativa editoriale sul web che tutti abbiamo accolto con entusiasmo, nonostante le estenuanti e facinorose discussioni notturne in conferenza web, come succede fra “quattro amici al bar”.

Sotto l’egida di SM Strumenti Musicali, a partire da oggi e nei prossimi mesi, usciranno a cadenza regolare una serie di contributi sugli strumenti arranger che hanno fatto la storia delle tastiere digitali dagli anni 80 a seguire. Quattro siti diversi pubblicheranno, in contemporanea quadrifonia, contenuti che – sospettiamo – potranno essere interessanti per chi segue abitualmente questo blog. Potrete leggere di più sul significato dell’iniziativa e di come saranno differenziati gli argomenti fra noi quattro nell’articolo di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali.  

Oggi cominciamo con il primo strumento di una lunga serie: Generalmusic WS2. Il mio compito è quello di raccontarvi lo strumento con il mio solito approccio, quello di un appassionato reporter del mondo arranger.

Arranger Legacy | GEM WS2 versione modulo

Rivoluzione del 1990

L’innovazione introdotta da Generalmusic nel 1990 merita di essere celebrata ancora oggi, a distanza di 32 anni dall’evento. L’azienda italiana si era presentata al mondo delle tastiere digitali con un prodotto che, al primo sguardo, spiccava rispetto tutta la produzione circostante grazie ad una livrea innovativa ed accattivante. Dal punto di vista tecnologico, con WS2 appariva per la prima volta sul mercato un arranger dotato di sequencer a 5 tracce e unità floppy disk utile per espandere le risorse musicali di bordo: stili e song.

Non è tutto qui. WS2 offriva di serie un’attrezzatura di accompagnamenti dall’identità molto chiara. Già l’Intro di ogni stile definiva esattamente il brano ideale con cui sfruttare quell’accompagnamento: si avviava lo stile Funky e si era pronti a suonare Pick Up the Pieces della Average White Band, oppure si partiva con lo stile 5/4 e si era comodi per suonare Take Five di Dave Brubeck. Questo elemento di rottura avveniva in un mondo di arranger arcaici dove gli arrangiamenti erano molto più tradizionali, mentre WS2 faceva il verso ai successi musicali mainstream. Oggi alcuni direbbero che, con WS2, sono nati i “song style”.

A tutto questo, si aggiunge un aspetto ancor più vincente: nel mondo di allora tutti i produttori di software blindavano i loro supporti digitali in modo da impedire la copia dei dati (una cosa ardua da spiegare oggi ai nativi digitali abituati a scaricare di tutto dal web). In modo rivoluzionario rispetto l’epoca, il software di Generalmusic era duplicabile: molti musicisti copiavano i dischetti contenenti stili e basi acquistati in negozio a favore di amici e colleghi. Quando un tastierista acquistava GEM WS2 si poteva trovare nelle condizioni di disporre gratuitamente di decine di floppy-disk ed essere così pronto ad affrontare le serate con un vasto repertorio. Generalmusic, pur consapevole che i propri clienti non agivano nel rispetto della legalità, non combatteva e nemmeno scoraggiava questo fenomeno diffuso di copia. Il concetto di gratis è oggi il paradigma di tutto il web (diamo per scontato di avere gratuitamente cassette postali, programmi di videoscrittura, fogli elettronici, software di fotoritocco, etc.): 32 anni fa non era così e il fatto che l’azienda romagnola chiudeva gli occhi di fronte a diffusi atti di violazione del copyright, ha permesso di acquisire un ampio numero di clienti concedendo loro, in modo implicito, l’accesso gratuito a tutto il patrimonio software prodotto dall’azienda.

Il successo di WS2 è stato talmente importante che GEM ha dovuto organizzare le proprie maestranze al fine di produrre regolarmente almeno 100 tastiere al giorno e per ben tre anni di fila, per riuscire a stare dietro alle vendite in Italia, Europa e nel resto del mondo. Sono numeri impensabili per le tastiere attuali.

Arranger Legacy | GEM WS versione modulo

Una workstation, sì una workstation

Generalmusic utilizzava il termine workstation per WS2: non era un caso, dato che lo strumento poteva essere impiegato in diversi modi:

  • Ovviamente l’arranger con i suoi stili era il metodo più popolare.
  • Era possibile arrestare l’arranger e suonare i singoli timbri da tastiera come un semplice synth.
  • Il sequencer di bordo consentiva di registrare proprie song fino a cinque tracce.
  • Collegando via MIDI una tastiera master o un altro strumento digitale era possibile utilizzare la tastiera WS2 come generatore sonoro (di più, WS2 era in vendita anche senza tastiera, come modulo expander).

Nel 1990 non si era ancora affermato lo standard General MIDI e ogni produttore di strumenti digitali costruiva l’architettura delle risorse musicali secondo la propria inventiva. Anche la standardizzazione dei componenti e standard industriali per il software erano di là da venire, ne conseguiva che le architetture di costruzione logica degli strumenti digitali erano prevalentemente fatte in casa. Così era per Generalmusic che ha interamente progettato e realizzato WS2 con i propri talenti e le proprie possibilità.

Storia di manager, professionisti e artisti

Dietro le quinte c’era Gianni Giudici, responsabile dell’area musicale di Generalmusic, Deus Ex Machina di una estesa squadra di musicisti e tecnici, fra cui Enzo Bocciero, Maurizio Galanti, Giacomo Bodini e tanti altri. A San Giovanni in Marignano (a quei tempi in provincia di Forlì-Cesena, oggi provincia di Rimini) operavano ben due gruppi di sviluppo indipendenti sul progetto, mentre un terzo gruppo si è aggiunto al progetto in una seconda fase, quando il 50% delle risorse era già stato realizzato: questo team era operativo a Recanati alla presenza di talenti provenienti da Elka (appena acquisita da Generalmusic) e altri nuovi assunti. Il ruolo di Recanati è stato quello di mettere a punto la wavetable realizzata a San Giovanni. A Recanati operavano nomi che hanno fatto la storia degli arranger negli anni a venire come Juergen Schmidt, Francesco Castagna, Roberto Marcucci, Francesco Sardella e Marcello Colò (la mia fonte principale per la stesura di questo articolo).

Inizialmente stili e song erano prodotti internamente dalla GEM Software Division, composta essenzialmente da dipendenti GEM e alcuni collaboratori esterni. È ormai storia il fatto che, intorno al 1994, è avvenuta la scissione di Marco Cima (oggi a capo di M-Live) e di Music Media Soft dello stesso Gianni Giudici (oggi direttore musicale di Studiologic).

Arranger Legacy | GEM WS2 versione 61 tasti

Tutto – ma proprio tutto – Made in Italy

La stessa scheda madre e lo stesso firmware erano montati in quattro varianti dello strumento:

  • WS2: tastiera con 61 tasti leggeri e amplificatori di bordo, il killer del mercato.
  • WS2: modulo expander
  • WS400: pianoforte con 88 tasti pesati e mobile, era nato due mesi dopo il primo annuncio di WS2 e, nonostante il costo più impegnativo, ha raccolto un discreto successo
  • WS1: un anno e mezzo dopo il primo lancio, Generalmusic aveva proposto uno strumento a tastiera dalla scocca più piccola e con un numero inferiore di risorse. Nelle intenzioni dell’azienda, doveva essere l’opportunità più economica e alla portata di tutti, ma il taglio di risorse operato non la faceva percepire al livello degli altri strumenti della famiglia e non ha riscosso lo stesso successo.

La linea WS è stata il centro focale di un’ampia serie di innovazione tecnologica Made in GEM: il processore DISP1, primo dispositivo sviluppato internamente da GEM, ha permesso a questa nuova workstation di gestire un database di suoni e stili dalle caratteristiche senza precedenti. Anche il firmware era fatto in casa. GEM aveva sviluppato un software proprietario per creare la propria wavetable sonora: una volta campionato il suono, il gruppo di ingegneri GEM aveva la possibilità di manipolare il campione, creare i punti di loop e mappare il suono nella memoria ROM ottimizzando le risorse a disposizione.

Lascio a Giorgio Marinangeli e al suo articolo uscito in contemporanea a questo a documentarvi le caratteristiche tecniche di WS2. Qui mi limito a raccontarvi dell’impatto di quell’ampio pannello affollato di pulsanti ordinati in schiera: all’epoca, davano l’impressione di austero ed elegante futurismo hi-tech. Sulla sinistra risaltavano due controlli: il primo era una trackball innovativa per pitch bend e Modulation, questa era stata oggetto ai tempi di grandi dibattiti e discussioni e diventò iconica. Più sopra un controller a forma di torta a quattro spicchi per il controllo degli stili (Start/Stop, Intro, Fill-In, Sync/Continue), a proposito che idea carina, peccato sia stata poi abbandonata.

Non essendo ancora diffuso sul mercato il General MIDI, i timbri di bordo erano mappati per importanza: dapprima un suono di Grand Piano che aveva il suo significato all’epoca; frutto di grandi applausi era l’Electric Piano che richiamava fedelmente il suono su due livelli del Fender Rhodes. Ottimi i suoni di basso, brass e sax. Le percussioni erano compresse ed efficaci, uscendo bene dal mix. Era presente un originale Vocal Kit, utile nelle percussioni con gridi vocali. Le basi su WS2 riproducevano con puntualità i suoni dei brani di successo dell’epoca. Accanto ai timbri da primato, il resto della wavetable offriva voci di minore efficacia, tuttavia molto equilibrati nel suo insieme.

Dal floppy disk si potevano caricare file con estensione .all che abitualmente contenevano stili e suoni. Era il metodo più comodo per eseguire il backup della memoria e ricaricare poi il tutto alla bisogna. Non c’era il multitasking: durante la manciata di secondi necessaria per il caricamento, lo strumento non suonava.

Su WS2, era possibile programmare uno stile partendo da zero. Normalmente però gli stili venivano costruiti su sequencer MIDI esterni (i più diffusi nel 1990 erano Atari ST Notator e Steinberg Cubase): non essendo disponibili funzioni di import, si caricavano i pattern degli stili nel sequencer semplicemente inviando le tracce alla porta MIDI, mentre WS2 registrava il tutto in tempo reale.

Se volete sapere come è fatta WS2, consiglio sinceramente la lettura dell’approfondimento tecnologico esteso dal più che esperto in materia, Giorgio Marinangeli.

Chi suonava WS2

Fra le migliaia di musicisti che hanno acquistato WS2, il grosso dei clienti era composto da piano baristi ed utilizzatori casalinghi. Le caratteristiche ruffiane dello strumento rendevano strategica la posizione del prodotto sul mercato permettendosi di essere attraente sia per chi intendeva suonarla in casa sia per chi invece la portava con sé per l’intrattenimento live nei locali. Non era lo strumento ideale per la musica da ballo o per suonare in una band, ma per tutto il resto si dimostrava versatile. La gamma di età chi acquistava WS2 era fra i 25 e i 45 anni. Non possiamo evitare di citare il fatto che, fra i tanti clienti e musicisti autentici, si fossero infiltrati finti tastieristi che l’hanno acquistata per il solo scopo di mettere in playback le basi dal vivo (no comment!).

Il prodotto aveva la fama di essere molto affidabile: si narra che in una riunione di Generalmusic con i propri centri di assistenza sparsi in Italia, questi ultimi si lamentavano perché WS2 non si guastava mai e non dava lavoro a chi era lì pronto per le riparazioni. Se qualche problema è emerso, era principalmente legato alle serigrafie che scomparivano presto dalla scocca dello strumento e al rischio che la batteria tampone negli anni perdesse la carica, mentre l’acido usciva sui circuiti: ma chi ha fatto regolare uso e manutenzione dello strumento non ha avuto grandi motivi di rimostranza. A distanza di lustri e decenni, molti esemplari di WS2 continuano a funzionare bene, persino i display non hanno perso luminosità e contrasto.

Video

Immagino che ora sarete curiosi di vedere WS2 da vicino e di ascoltare come suona con le vostre orecchie? Ecco a voi, Marcello Colò!

Arranger Legacy | GEM WS2 | Demo by Marcello Colò

Riflessioni sul mercato dell’usato in tempi di epidemia

http://www.smstrumentimusicali.it

Qualche settimana fa, Riccardo Gerbi aveva pubblicato la propria guida al mercato dell’usato per pianoforti e synth. Poi la palla è passata al sottoscritto. Ed è così che è nato lo speciale dedicato alle tastiere arranger usate. Su SM Strumenti Musicali.it

Buona lettura!

Marcello Colò & Friends

Chi fra di voi, appassionati suonatori di tastiere arranger, si fosse perso la diretta odierna di SM Friends, dovrebbe ripensarci. Mi permetto di darvi questo suggerimento perché potreste trovare pane per i vostri denti.

Oggi 8 giugno 2020 alle 19, l’amico Riccardo Gerbi ha condotto una lunga chiacchierata con Marcello Colò, oggi uomo Ketron, ma che dal 1975 ad oggi ha segnato la storia dell’industria musicale marchigiana lasciando tracce importanti in CRB Elettronica, Generalmusic e Korg prima di approdare in Ketron.

La registrazione è disponibile su YouTube e dura oltre un’ora e trenta ma racchiude così tante esperienze vissute in 40 anni di sperimentazione, progettazione e realizzazione di strumenti musicali nelle Marche. Nella parte finale, si parla specificamente di tastiere arranger e, cosa rara, si è dato pane al pane e vino al vino. Il livello qualitativo raggiunto dalle tastiere arranger è tale da non aver più nulla da invidiare ad altre categorie di strumenti digitali a tastiera. Non è più il tempo di sentirsi figli di un Dio minore.

Mi fermo qui: seguite il link e troverete, oltre a Marcello e Riccardo, il contributo di Luca Pilla e, indegnamente, quello del sottoscritto.

Buona visione quindi.

SM Friends: amici e appassionati di strumenti musicali

Che cosa rende speciali le tastiere arranger?

Quando il mio amico Riccardo Gerbi mi aveva dato carta bianca per un nuovo articolo da pubblicare su SM Strumenti Musicali, non immaginavo dove sarei andato a parare.

Ad essere sinceri, avevo cominciato a scrivere tentando di analizzare il mutamento negli anni dei musicisti che tipicamente suonano un arranger. Invece, mi sono involontariamente ritrovato a scrivere di getto un elogio universale sul perché abbia ancora senso al giorno d’oggi suonare una tastiera con accompagnamenti.

Sono andato fuori tema, lo so. Ma, onestamente, non me ne pento: Riccardo mi dice che l’articolo gli è piaciuto e i messaggi che ho ricevuto da alcuni lettori dopo la pubblicazione, sono stati incoraggianti.

Del resto, in quell’articolo potete ritrovare quello che io credo possa essere la sintesi autentica del significato della passione che scalda il cuore di chi suona gli arranger.

Non aggiungo nulla, è tutto scritto su SM Strumenti Musicali.

Buona lettura.

Da leggere su SM Strumenti Musicali

Speciale “Pianoforti con arranger”, edizione 2020

Nel 2017 avevo partecipato alla redazione dello Speciale pianoforti digitali di Audiofader insieme a Riccardo Gerbi. In particolare, io mi ero occupato delle pagine dedicate ai pianoforti digitali dotati di sezione arranger.

Nei giorni scorsi, abbiamo pensato che era giunto davvero il momento di aggiornare le informazioni contenute in quello speciale.

E così, lunedì scorso Riccardo ha pubblicato l’aggiornamento sui pianoforti home. Oggi è il mio turno con i pianoforti arranger.

È tutto disponibile in linea sul sito di SM Strumenti Musicali: sono convinto che numerosi lettori di questo blog potranno essere interessati.

Che dire di più… Buona lettura!

Suonare il pianoforte con stile

Casio PX-S3000: il test su SM Strumenti Musicali

Per il tema “letture consigliate”, oggi sono qui a suggerirvi (se non l’avete già letto) il test di Casio Privia PX-S3000 che l’amico Riccardo Gerbi ha testé rilasciato su SM Strumenti Musicali.

Questo pianoforte – snello snello – è dotato di una rinnovata sezione arranger e vale tutta la nostra attenzione. Del resto, abbiamo già speso qualche parola ed espresso le nostre valutazioni di massima su PX-S3000 in questo nostro blog. Ma l’approfondimento e il test accurato da parte di Riccardo ci permettono di mettere a fuoco le caratteristiche dello strumento con abbondanza di particolari comprovati dalla sua esperienza diretta.

Buona lettura.

Non perdetevi il test di Casio PX-S3000 su SM Strumenti Musicali

MusikMesse 2019: in trasformazione

C’è stato un tempo in cui il MusikMesse primaverile di Francoforte era l’evento planetario più importante dell’anno per i professionisti e gli appassionati degli strumenti musicali. Successivamente, il ruolo predonimante globale è stato catturato dal Winter NAMM californiano, mentre il Messe teutonico comunque ha mantenuto un peso vivace a livello internazionale in qualità di strategica vetrina di prodotto. Ma il progressivo ed inesorabile calo di visitatori e di attenzione da parte dei media, così come registrato negli ultimi anni, ha provocato un’inevitabile trasformazione, tangibile in questa edizione del 2019.

Al MusikMesse 2019 non mancano le novità e le sorprese: occorre però armarsi di occhi nuovi e di tanta curiosità musicale.

Si sono rarefatti gli ampi stand dei grandi produttori di strumenti musicali con tutti i prodotti tirati a lucido e schierati pronti per la prova della massa di visitatori. Ci sono rare eccezioni fra cui Kurzweil, che si è presentata al Messe in pompa magna con l’annuncio di PC4. Gli spazi della fiera sono stati ripresi da business center e da produttori diversi dove, a sorpresa, hanno preso il sopravvento i produttori artigianali del Made in Italy specialisti nella liuteria, nella produzione degli strumenti a fiato e nella realizzazione di fisarmoniche, come stanno ben documentando in questi giorni i colleghi della redazione di SM Strumenti Musicali. Persino Nord Keyboard che, in contemporanea con la fiera, ha lanciato il Nord Grand piano con tastiera pesata di fattura Kawai, si è defilata in un hotel nelle vicinanze del MusikMesse, senza esporre alcunché in fiera.

Kurzweil PC4, novità al MusikMesse 2019

Va da sé che questo nostro blog delle Tastiere Arranger si è dovuto adeguare. Quest’anno non abbiamo l’occasione di raccontarvi gli stand degli espositori, come eravamo soliti fare da molti anni. Non vi è traccia di novità che possano scuotere l’attenzione dei suonatori di arranger, con la sola eccezione del produttore cinese Medeli sotto l’egida del distributore Frenexport: sono tastiere di cui l’amico Riccardo Gerbi ha pubblicato recentemente un interessante carrellata sulla rivista web SM Strumenti Musicali. La lettura è consigliata a tutti voi.

I tempi cambiano e le considerazioni fatte a suo tempo sulle fiere ai tempi di Internet diventanto quanto più attuali.

Dulcis in fundo, nonostante il silenzio di Francoforte, circolano voci di corridoio secondo le quali Yamaha sia in procinto di ufficializzare qualche interessante novità a breve. E allora restiamo attenti e sintonizzati!

Tastiere Roland serie GO: il test su AudioFader

Roland GO:Keys in azione

 

Ricordate l’articolo pubblicato in questo blog alla vigilia di ferragosto? Sì quello in cui parlavamo delle nuove tastiere Roland della serie GO. Bene, Riccardo Gerbi ha approfondito il tema su AudioFader. Se non avete letto questo articolo, vi consiglio di farlo ora.

PS: L’articolo è liberamente consultabile su AudioFader, si richiede solo la registrazione gratuita.