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Korg SongBook Editor per dummies

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Come promesso, oggi entriamo nel merito di SongBook Editor nella versione 3.0 progettata su misura per gli arranger Korg di attuale generazione (Pa4X, Pa1000 and Pa700). Chi possiede modelli precedenti può lavorare con la versione 2.0: quanto scritto qui vale anche per loro.

Consigli della casa

Cominciamo con una distinzione operativa che Korg stessa raccomanda:

  • Gli elementi del SongBook associati a stili di accompagnamento vanno creati sempre sullo strumento: questa modalità consente di memorizzare tutti i valori effettivi delle impostazioni dello stile (suoni, EQ, FX, set di tastiere, pad, eccetera.). La stessa profondità dei dettagli non è possibile sull’Editor.
  • Al contrario, conviene sicuramente creare sul SongBook Editor gli elementi associati a basi MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo. In questo articolo, infatti, ci concentriamo proprio su questo secondo aspetto.

Per come hanno pensato le cose quelli di Korg, conviene tenere conto di un altro dettaglio operativo: lavorate con un supporto rimuovibile, non perché sia più comodo rispetto il disco fisso interno o alla memoria SD installabile, ma perché così si hanno meno grane con il software Korg (lo so, fate fatica a crederci, ma proprio così recita e così lo confessa “candidamente” il manuale ufficiale Korg).  Voglio dire, è sicuramente possibile utilizzare il disco fisso interno ma, se vogliamo fare le cose semplici, non sfidiamo la sorte e seguiamo le raccomandazioni di Korg che qui cerco di riassumervi con la massima semplicità possibile.

Passiamo all’azione

Prima cosa, andiamo a prenderci il file di SongBook dallo strumento:

  1. Inserite una memoria USB sull’arranger, accendete lo strumento, premete il pulsante Media, toccate Save e selezionate ALL.
  2. Toccate Save To e scegliete la vostra memoria USB come destinatario dell’operazione di salvataggio.
  3. Create una nuova cartella SET sul dispositivo USB dandogli il nome che preferite. Questa cartella conterrà il vostro SongBook (SBD), le Set  List (SBL) e tutti gli stili salvati nelle locazioni User e Favorite.

Ora copiate tutte le vostre basi e i vostri file sullo stesso dispositivo USB:

  1. Sempre nell’area Media, aprite la pagina Copy e copiate tutti i file da assegnare al vostro SongBook (MIDI, Karaoke, MP3 e file di testo TXT).
  2. Non importa l’uso che fate di cartelle e sottocartelle, l’importante è non toccare la cartella SET: copiate tutte le vostre risorse al di fuori di quella.

Estraete ora il dispositivo USB dallo strumento.

Spostiamoci sul PC

Dopo aver inserito il dispositivo USB sul vostro PC, controllate il nome della sua etichetta. È un punto fondamentale: non andate oltre. È semplice: da Esplora File del PC, fate clic con il tasto destro del mouse sul drive della memoria USB e selezionate Proprietà. Se c’è già un nome, prendetene nota, altrimenti è il momento di dargli un benedetto nome ora.

Non andate nel panico proprio adesso, non è come battezzare un figlio: digitate un nome qualsiasi. Se proprio vi si è bloccata la fantasia, usate le iniziali del vostro nome e cognome: vanno benissimo.

E ora, coraggio, divertiamoci  con l’Editor

Su PC, potrete lavorare comodamente per aggiungere e modificare gli elementi del SongBook. Si possono fare molte cose in modo intuitivo. Qui ci soffermiamo sull’aspetto che fa venire il mal di testa a diversi possessori di arranger Korg. Assegniamo le nostre basi e i nostri file al SongBook.

La prima volta che aprite il SongBook Editor, selezionate File e Preferences per indicare il vostro modello di arranger (Pa700, Pa1000, Pa4X, etc.). Poi aprite il vostro SongBook dalla memoria USB: fatelo scegliendo la cartella .SET che avete creato.

Giunge ora il fatidico momento di importare i titoli delle canzoni: nulla di più facile. Selezionate File e poi Import Files…  Cercate i vostri file nella memoria USB e, cartella per cartella, selezionateli tutti per importarli.  Una volta confermata l’importazione l’Editor potrebbe scoprire che alcuni elementi preesistenti nel SongBook potrebbero avere lo stesso nome del file che state importando: brano per brano, decidete se escluderle dall’importazione, sovrapporle oppure ignorarle.

Alla fine, tutti i titoli sono in colore rosso. Non spaventatevi, al contrario di quanto normalmente si pensa (si sa, il rosso è il colore degli errori, dei rischi e degli allarmi) qui invece è un bene: significa che l’importazione ha avuto buon esito. Ora potete salvare il  SongBook.

Ma, prima di farlo, osservate come ogni elemento del SongBook che non è associato ad uno stile di accompagnamento, mostri due informazioni distinte al fondo per Resource File: l’unità del dispositivo e il percorso (path). Concentrate la vostra attenzione sull’unità.

  1. Se (come vi ho detto qui sopra) avete fatto le cose per benino e avete dato un nome di etichetta alla memoria USB, qui la vedete ben riportata nel campo Unità: ottimo!
  2. Se, invece, vedete la lettera dell’unità D: oppure E: oppure F: e così via, allora significa che non avete ancora fatto quanto vi ho chiesto qui sopra. La vostra memoria USB non ha ancora un nome di etichetta.

Se siete nel caso 1, tutto bene, passate al paragrafo successivo.

Se il vostro caso è il 2, da una parte vi devo dire che siete dei lettori un po’ indisciplinati, ma dall’altra – consolatevi – sappiate che siete ancora in tempo per correggere. Andate ora su Esplora File di Windows (fatelo!) ad assegnare un nome di etichetta alla memoria USB e poi tornate sull’Editor. Selezionate ora tutti i titoli appena importati, fate clic sul tasto destro del mouse e poi scegliete Edit. Sostituite la lettera del drive con l’etichetta da voi assegnata fra parentesi quadre. (NDA: Se pensate che sia una cosa complicata, non prendetevela con me: sto facendo del mio meglio per semplificarvi la vita, ora però metteteci del vostro). Facciamo un esempio: immaginiamo che l’etichetta da voi assegnata è RR, ebbene qui dovete scrivere [RR], così fra parentesi quadre.

Fatto tutto? Bene, salvate il SongBook e… il gioco è fatto.

È ora di tornare sullo strumento

Inserite nuovamente la memoria USB sul vostro arranger. Da questo momento in poi, va lasciata lì tutte le volte che vorrete lavorare con il SongBook. Se la togliete, non lamentatevi poi con me se i vostri brani non si trovano più.

Ricordate il precedente articolo? Per rendere attivo il vostro SongBook, dovete caricarlo in memoria. Ergo, sullo strumento, premete il pulsante Media e scegliete Load per caricare il file SongBook navigando all’interno della vostra cartella Set.  Fatto? OK, ora siete finalmente operativi. Buon divertimento!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 aprile 2020 at 07:00

Pubblicato su Korg

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Il “di dietro” degli arranger workstation

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La parte posteriore di una tastiera digitale è quella di cui il tastierista non si cura quando suona dal vivo, ma è quella che vede il pubblico. È un dettaglio non è del tutto trascurabile. Tuttavia, ancora più importante è che quello è lo spazio dedicato alle connessioni. Non ha quindi un valore esclusivamente estetico. E oggi ho pensato di dedicare un articolo a questo argomento, confrontando il “di dietro” degli arranger workstation oggi a listino nelle categorie ammiraglie e livello medio.

Trattasi di nove modelli prodotti da Korg, Yamaha e Ketron e, per i quali abbiamo pubblicato una rassegna in un paio di occasioni: arranger di lusso e mid-level.

Osserviamo questi arranger da vicino mentre, al fondo dell’articolo, una tabella sinottica ci permette di confrontare i dati tecnici delle connessioni disponibili.

Yamaha Genos

La sponda posteriore di Genos spicca per le forme sinuose ed eleganti. Dal punto di vista delle connessioni, l’elenco è sovrabbondante. Spiccano rispetto la concorrenza, la presenza di una doppia coppia di MIDI IN e MIDI OUT, ben tre coppie di uscite stereo, gli speaker digitali per gli amplificatori esterni GNS-MS01. Infine, Genos è l’unica della serie ad offrire un’uscita digitale.

Il design di Yamaha Genos

Korg Pa4X

Anche l’ammiraglia di casa Korg riserva connessioni dedicate per un’amplificatore proprietario, PaAS. Come tutte le ammiraglie, dispone di ingresso microfonico compatibile per jack 1’4″ standard e XLR con alimentazione Phantom (per i microfoni a condensatore). Pa4X è l’unico della serie ad avere un ingresso AUX IN stereo, in aggiunta alla coppia Right-Left. Le forme squadrate sono alleggerite dal taglio di colore della scocca.

Korg Pa4X

Ketron SD9, SD60 e SD90

I tre modelli di Ketron si distinguono per il doppio ingresso MIDI IN: la ragione dipende dal fatto che questi arranger hanno un duplice motore sonoro (proprietario e GM) e ognuno di essi ha un ingresso MIDI dedicato. Gli arranger Ketron potrebbero attirare l’attenzione dei musicisti grazie alla porta MIDI THRU, scomparsa su tutti gli altri arranger qui in rassegna. Altre connessioni originali sono l’ingresso multipolare per l’unità a pedale footswitch e l’uscita video DVI. Gli ingressi AUX IN e AUX OUT sono monofonici.

Ketron SD90, unico modulo arranger di questa rassegna

Korg Pa1000 e Pa700

Scendiamo di categoria con le due coppie di fratelli Korg e Yamaha: lo si nota dal diradarsi di connessioni disponibili che restano comunque, ad onor del vero, sufficienti per un utilizzo professionale. Pa1000 e PA700 si distinguono per la condivisione dell’ingresso AUX IN (Right-Left) utile per collegare un microfono dinamico o una chitarra. Le nuove serie di questi modelli hanno adottato la porta HDMI, diventato lo standard de facto per i monitor video.

Il retro di Korg Pa700 (analogo a quello di Pa1000)

Yamaha PSR-SX900 e PSR-SX700

I due fratelli di casa Yamaha non sono perfettamente identici: il fratello maggiore PSR-SX900 vanta due uscite sub-stereo, la possibilità di collegare un adattatore USB per inviare il segnale video ad un monitor esterno e la connessione Bluetooth per ricevere il segnale audio da uno smartphone o tablet. Entrambi però meritano una menzione per la loro eleganza delle forme.

Il retro elegante di PSR-SX900 (analogo a quello di PSR-SX700)

Conclusioni

Nella scelta di una tastiera nuova da acquistare, succede talvolta di sorvolare sulle connessioni disponibili: onde evitare sorprese inaspettate, vi propongo una tabella riepilogativa. Osservate gli aspetti analoghi e quelli distintivi di ogni modello: spero che queste informazioni possano aiutare tutti a fare chiarezza sulle caratteristiche di ciascuno strumento.

Fate clic sull’immagine per ingrandirla

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

28 febbraio 2020 at 06:00

Yamaha Genos, PSR-SX900/SX700: Player e Song List

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Nell’ambito delle molteplici innovazioni introdotte da Yamaha con la nuova esperienza utente rilasciata su Genos, PSR-SX900 e PSR-SX700 (ne abbiamo già parlato spesso, ricordate?) vorrei oggi approfondire qui con voi un aspetto preciso: il lettore di basi. Ritengo che molti di voi siano già consapevoli che su questi strumenti possiamo eseguire sia Standard MIDI file sia basi Audio, ma forse non tutti sanno che ci sono due modalità operative distinte: Player e Song List. Vediamole entrambe.

Modalità Player

Premendo il tasto fisico Player si accede al riproduttore di basi. Qui sono organizzati, in modo chiaro ed efficace, tutti i controlli delle song. Qualora si mettano in esecuzione due brani contemporaneamente, è possibile regolare il bilanciamento del volume tra il brano MIDI e quello Audio, assegnando la funzione MIDI/Audio Song Balance ad una manopola di Live Control: tutta girata a sinistra, si ascolterà la base MIDI, tutta girata destra si ascolterà il brano Audio. Nel passaggio fra i due, si dovrà girare la manopola con una certa sollecitudine, altrimenti si rischia l’effetto marmellata sonora. Il doppio lettore consente di agire sulla singola base spostando il punto di esecuzione in avanti/indietro semplicemente toccando la linea di avanzamento e scorrendo il dito sullo schermo. Si può fermare un brano in pausa e passare con un colpo di dita immediatamente al brano successivo, eventualmente prenotato come Next.

Modalità Player: MIDI sulla sinistra e Audio sulla destra

I brani MIDI sono controllabili con quattro marcatori di posizione che agevolano la ripetizione in loop di alcuni segmenti del brano o il salto a posizioni specifiche, ottenendo una certa qual interattività creativa nell’esecuzione dei brani preregistrati. I controlli principali del Tempo e del Transpose dello strumento agiscono ovviamente anche sui brani in formato MIDI (ma questo lo immaginatave già, vero?).

Nei brani Audio sono invece disponibili: Vocal Cancel per eliminare la voce del canto dalle basi e cantarci sopra, Time Stretch per rallentare/accelerare il tempo e Pitch Shift per eseguire la trasposizione tonale, senza esagerare onde evitare risultati voci stridule o, al contrario, alquanto ottuse. Si può ripetere in loop un segmento audio segnando al volo, a tempo di esecuzione, i punti di inizio e fine (A-B Repeat).

Lo spartito digitale Score è disponibile solo per i brani MIDI, mentre Lyrics e Text valgono anche per i brani Audio. La differenza fra Lyrics e Text è nota e la ricordo qui solo per quei pochi distratti a cui è sfuggita:

  • Lyrics sono i testi del brano sincroni con la musica, trattasi di eventi MIDI specifici negli Standard MIDI File, o di tag (LYRICSBEGIN, SLT/SYLT, ULT/USLT, CD+G) nei brani MP3.
  • I file di testo sono semplici file .txt creati con un blocco note su PC, Mac, tablet o persino smartphone. Si prestano ad impieghi diversi e molto utili:  non solo per visualizzare testi o accordi a pagina piena, ma anche per rivedere note personali o appunti vari da ricordare al momento della performance.

Nei brani MIDI, gli accordi sono visibili solo se già presenti nello Standard MIDI file.

Modalità Song List

In alto, nella pagina video Player, è presente un selettore per passare a Song List e, successivamente, ritornare a Player se si desidera farlo.

Modalità Song List – Esempio di una scaletta su PSR-SX900

Potrà sembrare singolare ad alcuni di voi, ma in tutte le serie Tyros e PSR precedenti, la possibilità di creare scalette di basi da eseguire in playback sequenziale era affidata al concetto di Repeat Folder: trattavasi di una proprietà di sistema che, se attivata, consentiva di riprodurre i brani presenti in una cartella. Va da sé che la creazione di scalette personalizzate era vincolata alla copia dei brani interessati in una certa cartella. In alternativa – e solo per la serie Tyros – si potevano associare quattro cartelle ai quattro pulsanti SONG [I] – [IV] e chiedere allo strumento di eseguire i brani da quei percorsi.

Ora, Yamaha ha migliorato sensibilmente queste funzionalità introducendo la nuova modalità Song List: la composizione di una scaletta è di una semplicità disarmante. È sufficiente spostarsi dalla modalità Player a Song List e poi navigare sulla memoria interna o sulle memorie USB per aggiungere brani MIDI e MP3 alle proprie scalette. Basta poi toccare Up/Down per spostare un brano nell’elenco. Toccando Info si ha sotto mano il percorso della cartella originale in cui è salvato il brano. Si possono creare scalette con centinaia di brani ciascuna e memorizzare quante scalette si vogliono.

Song List è una funzionalità ben studiata e molto facile da usare.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

30 dicembre 2019 at 12:32

Pubblicato su Yamaha

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eLive Player PRO

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Prosegue l’evoluzione del software per karaoke frutto della creatività e del lavoro di Giuseppe Fava, di cui vi abbiamo dato notizia alcuni mesi fa. Giuseppe in persona ci ha contattati per segnalare l’uscita del nuovo lettore software per basi MIDI, MP3, WAV, FLAC e OGG.

eLive Player PRO – Freeware

La nuova creatura si chiama eLive Player PRO e, come già Lyrics Editor MIDI e MP3, è disponibile gratuitamente anche per esibizioni pubbliche. È compatibile con i principali formati karaoke sillabati (e non) come: ID3 Lyrics, MIDI Lyrics, Karaoke 5, M-Live e WordBox. Il suo scopo principale è quello di riprodurre basi MIDI e MP3 visualizzando i testi delle canzoni sullo schermo.

Se qualcuno di voi si sta chiedendo come questa notizia potrebbe riguardare i suonatori di tastiere, va detto che – in effetti – i modelli più economici di arranger sono ormai già tutti dotati di ottimi player MIDI e audio e che recentemente si sono anche arricchiti del Vocal Remover per eliminare la parte vocale e poter cantare sulle versioni originali. Ma non tutti hanno la possibilità di visualizzare i testi sul display. In questi casi eLive Player PRO potrebbe essere un’alternativa da considerare.

Del resto Giuseppe Fava ci aveva incuriositi molto quando aveva proposto eLive Lyrics Editor, software utile per inserire i testi nelle basi da visualizzare e di cui abbiamo già parlato. Come sanno bene i lettori di questo blog, ab immemorabili i suonatori di arranger hanno abitualmente fatto ricorso al classico PSRUTI, un’attrezzo indispensabile per la comunità dei tastieristi grazie al fatto di aver reso semplici le operazioni di inserimento testi e accordi nelle basi MIDI anche per coloro che non hanno le risorse da investire in una piattaforma DAW costosa. Ora il software di Giuseppe Fava non offre tutto quello che permette di fare PSRUTI, tuttavia consente di agire anche sulle basi MP3. E questo specifico aspetto potrebbe risultare interessante fra i lettori di Tastiere Arranger.

Alla prossima!


Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

23 marzo 2019 at 10:00

eLive Lyrics Editor: inserire testi in MIDI file (e basi MP3)

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eLive Lyrics Editor

Dopo avervi raccomandato in tutte le salse l’utilizzo del celeberrimo PSRUTI per l’inserimento dei testi (e degli accordi) in un MIDI file, recentemente sono venuto a conoscenza di eLive Lyrics Editor, un software freeware realizzato da Giuseppe Fava, professionista informatico ed appassionato di musica.

Dal 2014, nel tempo libero, Giuseppe scrive articoli di tecnologia nel blog personale www.giuseppefava.com e, fino a qualche anno, suonava anche nei locali di Jesolo e della provincia di Venezia con un gruppo del quale era tastierista. Talvolta faceva riscorso dal vivo anche a basi MIDI e MP3.

Come tanti musicisti al giorno d’oggi, Giuseppe intendeva eliminare completamente il leggio e il librone dei testi, ma non voleva nemmeno spendere centinaia di Euro per programmi complicati che avrebbe usato solo in minima parte. Ha deciso pertanto di scrivere il software eLive Lyrics Editor per inserire il testo nelle basi in formato MP3. L’idea era di scriverlo per se stesso, quindi Giuseppe non ha badato inizialmente molto alla grafica, all’interfaccia e all’aspetto esteriore. Poi però, dopo averlo condiviso con alcuni amici musicisti, ha scoperto che era molto apprezzato. Di qui è nata l’idea di condividerlo gratuitamente nel blog, chiedendo solo una donazione come ringraziamento e come incentivo allo sviluppo delle versioni successive.

La formula ha funzionato bene e molte persone hanno scaricato il software e inviato messaggio di ringraziamento, donazioni, richieste di nuove funzionalità e segnalazioni di guasti da correggere.

A grande richiesta, Giuseppe ha poi realizzato la versione dello stesso software per inserire il testo anche negli Standard MIDI file; quindi, l’anno scorso, ha pubblicato eLive Lyrics Editor MIDI.

Oggi, entrambi i programmi sono scaricabili gratuitamente e senza limitazioni dal sito www.giuseppefava.com. In fase di salvataggio dei file, un messaggio di Giuseppe segnala che la scrittura di questi programmi ha richiesto centinaia di ore di lavoro e che una donazione a supporto del progetto è sempre ben accetta.

Chissà se fra i lettori di questo blog ci sono persone interessate a sperimentare questo nuovo software?

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 dicembre 2018 at 06:00

Espandere Tyros5 con Reface

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tyros-reface

Nello scorso dicembre, Yamaha Music Corporation ha pubblicato una serie di filmati video per dimostrare come un musicista possa espandere l’arsenale sonoro della propria Tyros5 sfruttando i suoni e i controlli hardware presenti nelle piccole tastiere della serie Yamaha Reface. Ve ne consiglio la visione, soprattutto perché questi filmati includono una chiara spiegazione della connessione MIDI, tema che si presenta spesso ostico e difficile, specialmente per chi è alle prime armi con le tastiere digitali. Potete attivare i sottotitoli di YouTube, nel caso abbiate difficolta a comprendere l’inglese.

Se sapete poco o nulla della serie Yamaha Reface, vi consiglio la lettura della panoramica pubblicata da Riccardo Gerbi su MusicOff. Nel caso siate abbonati ad Audiofader, allora non vi potete perdere la presentazione di Luca Pilla.

 

Colleghiamo i due strumenti

Il primo filmato si rivela utile in termini generali, visto che illustra con chiarezza i singoli passi necessari su come collegare e configurare due strumenti digitali per impostare la configurazione MIDI. Voglio dire che questa procedura è valida anche per gli altri modelli Yamaha e, nei concetti, anche per le tastiere digitali di altri marchi (Korg, Roland, Casio, Ketron e così via).

Nel nostro caso si osservi:

  • collegamento fisico da MIDI OUT di Tyros 5 a MIDI IN di Reface
  • collegamento fisico da STEREO OUT di Reface a STEREO AUX  IN di Tyros 5.
  • creazione di un template MIDI in cui far suonare la parte di Right3 con una voce di Reface: prima Right3 viene posta in Local Off per non farle utilizzare i suoni interni e poi la trasmissioni MIDI è disabilitata per tutte le altre parti di Tyros 5.

Rassegna di possibilità con i diversi modelli Reface

Il secondo filmato è un’autentica cavalcata che vede all’opera tutti i modelli della serie Reface. Il primo, Reface YC, è dedicato ai suoni degli organi vintage: è notevole osservare come sia possibile utilizzare Tyros5 per pilotare  drawbar, rotary speaker e controlli della percussione perché abbiano effetto su Reface. Ad esempio la rotella della modulazione è utile per controllare la velocità del Leslie.

Successivamente il filmato presenta Reface DX specializzato nella sintesi sonora FM, resa celebre dalla leggendaria Yamaha DX7, la prima tastiera musicale interamente digitale in commercio, strumento cult negli anni ottanta.

Il terzo modello Reface CS contiene i suoni di sintetizzatore a cui si fa abitualmente ricorso nella musica R&B, HipHop, Techno e Dance in genere.

Alla fine, appare Reface CP che include i migliori suoni di pianoforti elettrici (Wurlitzer, Fender Rhodes e compagnia bella) che dagli anni sessanta in poi sono apparsi in tutti i dischi prodotti nel periodo d’oro della musica moderna occidentale (blues, rhythm&blues, soul, rock, pop, jazz…).
Il filmato video dimostra anche come sia possibile suonare i suoni interni di Tyros5 in sovrapposizione dei suoni di Reface, impostare i volumi del mix dei diversi suoni e memorizzare questa combinazione in un banco di Registration per riutilizzi dal vivo o comunque in futuro.

Una comunità web di musicisti

Nel terzo filmato, si parla quasi esclusivamente del portale www.soundmondo.com creato da Yamaha per favorire i propri clienti nella condivisione dei suoni creati su Reface. Buono a sapersi, ma fra i tre, questo è il filmato meno interessante per noi appassionati di arranger.

Conclusione

A livello internazionale, le meningi del personale marketing di Yamaha devono essere ancora indolenzite oggi, per la fatica di aver partorito questa idea: comunicare alla clientela le potenzialità a disposizione di chi accoppia un modello Reface alla propria Tyros5, con il risultato di incuriosire gli appassionati di arranger alla serie Reface e viceversa. E’ una geniale operazione di co-marketing fra prodotti interni. Hanno tutta la mia sincera ammirazione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 gennaio 2017 at 01:00

Pubblicato su Yamaha

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Misurarsi con Style Creator

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Cattura

Otto parti MIDI di uno stile per arranger Yamaha

Quale suonatore di arranger Yamaha non ha mai litigato almeno una volta con Style Creator? Sono pronto a scommettere che a voi è successo: farei fatica a credere il contrario. Io ci litigo di tanto in tanto. L’altra sera, in un nottambulo momento di insonnia, mentre tutto il resto della famiglia ronfava, ho preso di petto questa tipica funzionalità presente nelle tastiere Yamaha e ora sono qui per raccontarvi la mia esperienza: l’applicazione funziona, lo sapete, non è male. Ma la presenza di due difficoltà la rendono alquanto ardua: da una parte la sua particolare usabilità (come dire: un po’ naif) può generare un senso di insicurezza diffuso in chi la utilizza e, dall’altra, le istruzioni del manuale utente tralasciano alcuni aspetti importanti. E allora sono qui, vi racconto la mia nottata in compagnia di Tyros5. E voi sapete che, quanto scrivo qui per Style Creator, vale per tutti i modelli della serie Tyros e per i modelli superiori della linea PSR (da PSR-2000/PSR-1000 fino a PSR-S990/S970 per intenderci).

Prima di cominciare ad usare Style Creator, occorre aver chiara in mente la struttura degli stili Yamaha:

  • Ogni stile è composto da 15 sequenze (pattern): 3 Intro, 4 Main, 4 Fill-In, 1 Break, 3 Ending.
  • Ogni pattern è fatto di 8 parti MIDI: percussioni (Rhythm 1), batteria (Rhythm 2), basso (Bass), due tracce di accompagnamento (Chord 1 e Chord 2), tappeto (Pad) e un paio di strumenti solisti (Phrase 1 e Phrase 2) per arricchire l’arrangiamento.
  • Registrare uno stile in pratica significa memorizzare brevi sequenze musicali in ogni sequenza: in tutto sono 120.
  • Gli stili +Audo non hanno le due tracce ritmiche MiDI ( Rhythm 1 e Rhythm 2) e, al loro posto, c’è una traccia percussiva in formato audio che non è gestibile con Style Creator.

Ritorno al MIDI

Tutto è nato in me da una sfida personale: avevo necessità di riutilizzare uno stile da cui partire per registrare una canzone con Song Creator. E mi sono subito scontrato con l’impossibilità di riutilizzare le tracce audio delle percussioni. Lo so, avrei potuto registrare da me tutte le parti ritmiche nel sequencer ma, in un attimo di azzardo creativo, ho pensato che fosse più rapido sostituire le tracce audio delle percussioni nello stile con tracce MIDI. In altre parole, volevo arrivare a sfruttare tutte le possibilità del MIDI nel Song Creator partendo da uno stile che in origine era classificato come +Audio. Sì, lo confesso, l’intenzione era quella di fare una sorta di ritorno tecnologico al passato, spinto dal desiderio di sfruttare Song Creator nella pienezza, cosa non possibile per definizione con i recenti stili +Audio, come ho già illustrato qui nel blog, qualche settimana fa.

Ho preso quindi uno stile di fabbrica (BritPopDiva) e ho sostituito la traccia audio delle percussioni con due tracce MIDI: il risultato è disponibile in rete (fate clic su BritPopDiva2), potete scaricare lo stile e provarlo da voi sul vostro arranger. In alcuni pattern più semplici come il Main A, ho registrato ex novo la traccia delle percussioni in modo da ottenere la stessa parte ritmica della traccia audio originale. Ma, nella stragrande maggioranza, ho fatto ricorso alla funzione di Assembly per riutilizzare le tracce percussive presenti in altri stili similari, diversi ma compatibili. Il principio non cambia: tecnicamente alla fine sono riuscito ad usare Style Creator per creare uno stile nuovo registrando alcuni pattern da zero o riutilizzando parti presenti in altri stili.

Attenzione! Non considerate questo articolo come un sostituto del manuale pubblicato da Yamaha: non ho questa ambizione. Piuttosto vedetelo come un blocco di appunti integrativi. La materia mi avrebbe portato a pubblicare un romanzo sterminato: mi sono limitato quindi a segnalare alcuni aspetti di Style Creator, quelli che non emergono con sufficiente chiarezza sulla documentazione ufficiale, ma la cui conoscenza è essenziale per chi vuole utilizzare Style Creator nella pratica. Pertanto, se siete alle prime armi, vi consiglio di studiare prima le pagine del manuale, provate per conto vostro e poi tornare qui sul blog per verificare se queste annotazioni empiriche posso tornare utile anche per voi, così per dipanare la matassa laddove si è imbrogliata.

Pagina Basic di Style Creator: tutto comincia qui

Pagina Basic di Style Creator: tutto comincia qui

Come prima cosa, date il giusto valore alla pagina Basic!

Cominciamo a chiarire bene un punto: la pagina Basic è la prima che vi appare ed è quella da cui dovete sempre partire per ogni singolo pattern che compone lo stile. Quando siete nella pagina Basic, premete i pulsanti sul pannello richiamando il pattern che desiderate impostare (Intro 2 o Main A e così via). Premete OK per confermare e poi SUBITO impostate la lunghezza del pattern, cioè il numero di misure che compongono la sequenza. Se tralasciate di impostare quella lunghezza, allora non potrete registrare nuove parti in quel segmento dello stile e non potrete nemmeno richiamare la funzione Assembly con successo.  E’ necessario quindi costruire tutti i pattern determinando la lunghezza specifica. E, per ciascuna sequenza, premete sempre Execute per confermare: è lui il tasto operativo.

Di solito, uno stile lavora con lo stesso tempo in tutti i pattern: pertanto, quando create la lunghezza del primo pattern, vi consiglio di impostare subito anche il tempo del metronomo e il suo metro (4/4, 3/4 e così via). Fatta questa operazione sulla prima sequenza, non vi servirà più ripeterlo su tutti le altre: sarà ereditato in automatico.

Nel mio caso specifico, dovevo eliminare la traccia audio prima di sostituirla, vista la mia intenzione di cancellare la traccia audio, nella pagina Basic ho quindi disattivato Audio Part.

Registrare in multi-traccia

Qui è il vero punto di forza di Style Creator: il sistema vi consente di creare uno stile dal nulla, semplicemente registrando in formato MIDI quello che voi suonate da tastiera: qualsiasi parte delle otto tracce disponibili. Partite sempre dalla pagina Basic, scegliete il pattern e poi richiamate la traccia da registrare tramite il pulsante REC CH. La registrazione può avvenire in tempo reale oppure inserendo le note ad un una (Step Recording, veramente noioso quest’ultimo): nel caso di registrazione in tempo reale, vi consiglio di passare alla pagina Channel per impostare la quantizzazione (Quantize). Oggi non mi soffermo sulla quantizzazione, anche se è un argomento che meriterebbe da solo uno o più articoli di questo blog. Ricordate si suonare tutte le parti nella tonalità di Do maggiore.

A dire il vero, questo modo di registrare è abbastanza immediato, ma onestamente non mi dispiacerebbe affatto se Yamaha investisse un po’ di risorse per rendere qui disponibili le funzioni complete già presenti nel Song Creator e con la stessa identica usabilità. Sarebbe troppo comodo e molto più semplice.

Pagina Assembly di Style Creator

Pagina Assembly di Style Creator

Assembly 

Se non vi sentite pronti a registrare tutte le parti da voi, può tornarvi utile la funzione Assembly con cui è possibile costruire un nuovo stile montando i pattern come mattoncini provenienti da gli altri stili a disposizione (di fabbrica o di altra origine). Prima di scegliere quale pattern importare e da quale stile, vi consiglio di assicurarvi che la lunghezza fra le due sequenze, quella di partenza e quella di destinazione, sia la stessa, altrimenti rischiate di importare un pattern troppo corto (e che quindi rischia di essere ripetuto senza coerenza) o troppo lungo (e che quindi rischia di essere tagliato troppo presto).

Lavorate con Assembly in modo interattivo perché è molto divertente: basta premere Start per avviare lo stile e cambiare il pattern dai diversi stili di origine per ascoltare l’impatto sull’esecuzione, cogliendo immediatamente la validità della scelta fatta. Capirete subito se il nuovo impasto dello stile funziona o meno.

Non risparmiatevi poi nel premere il tasto SAVE, fatelo spesso e volentieri per memorizzare spesso le variazioni effettuate, in modo di assicurarvi di non perdere il lavoro fatto.

Mixing Console

Quando importate un pattern da un altro stile, Assembly vi copia gli eventi MIDI e i program change: e cioè le note e i suoni delle varie tracce di accompagnamento. Sembra invece che abbia qualche limite nel copiare gli effetti, il panpot, i volumi, l’EQ e tutti gli altri valori di mix presenti nello stile originale. Per risolvere, io mi sono armato di buona pazienza: ho richiamato lo stile originale e aperto il Mixing Console: con il mio cellulare, ho scattato una foto di ogni pagina e poi sono tornate sul nuovo stile personalizzato in Style Creator, ho cercato il pattern interessato, ho premuto il pulsante Mixing Console, e copiato dalle foto scattate i valori nelle varie pagine del mixer. Alla fine ho premuto Exit. I suonatori di arranger Yamaha di lunga data sanno che il pulsante Exit del Mixing Console non determina semplicemente l’uscita da quella funzione, ma piuttosto significa “salva tutti i valori del mix”. E in questo caso specifico, significa “memorizzali nello stile”. E’ più semplice farlo che spiegarlo. Alla fine, per sicurezza, ricordatevi di premere ancora una volta Save per mettere tutto in cassaforte. Giusto per stare tranquilli.

Mixing Console, una caratteristica importante per tutti gli arranger Yamaha

Mixing Console, una caratteristica importante per tutti gli arranger Yamaha

Ah, dimenticavo una cosa: ho notato che le parti con Mega Voice (tipicamente le chitarre) se  importate con Assemby, richiedono un aggiustamento successivo e manuale del volume. Se riutilizzate il volume dello stile originale, potreste avere delle brutte soprese. Non esitate quindi ad abbassarlo e fidatevi delle vostre orecchie per determinare il livello corretto.

Copiate gli OTS per il tocco finale

I suoni assegnati ai quattro pulsanti OTS sono memorizzati nello stile, ma non c’è verso di copiarli con Assembly. Per farlo io seguo una tecnica abbastanza rapida: prima mi assicuro che OTS Link sia disattivato; poi richiamo lo stile originale e premo OTS1. Successivamente richiamo lo stile personalizzato e memorizzo i suoni Right1-2-3-Left nell’OTS1. E salvo lo stile. Poi torno nello stile originale e ricomincio da capo con OTS2, poi OTS3 fino a OTS4. Con l’ultimo salvataggio, lo stile personalizzato ha ereditato tutti gli OTS dello stile originale. Ovviamente: se non vi piacciono i suoni assegnati a pannello dagli OTS originali, potete modificarli e sceglierne altri, con estrema libertà.

Che cosa manca a Style Creator per essere perfetto?

Alcune idee me le sono fatte: non sarebbe male aggiungere l’editor degli eventi MIDI per tutte le tracce e non solo quelle percussive; ma la funzione addizionale che gli permetterebbe di fare un salto di qualità è un fratellino di Assembly che permetta di importare sequenze da uno Standard MIDI File, o anche solo da una traccia presente nel Song Creator. In ultimo, ci vorrebbe il supporto di segmenti audio ma temo che per quest’ultimo desiderio si dovrà aspettare a lungo.

Non è un lavoro lungo in sé

Alla fine, è molto importante collaudare bene tutti i pattern dello stile: qualcosa sfugge sempre. Provate tutte le parti dello stile con calma, senza dimenticarne nessuno. Non dimenticate i Fill-In, sono molto preziosi. Nel mio caso, ho trovato difficoltà a sistemare Ending 2 e Ending 3: non è sempre facile trovare il finale giusto assemblando i finali da altri stili. Infatti, nel mio caso specifico, ho importato i pattern del finale da uno stile diverso rispetto a quello da cui avevo assemblato Main e Break. E ancora adesso che ho finito il lavoro, non sono del tutto soddisfatto del risultato ottenuto sui finali. Scaricate la bozza del mio stile e provatelo da voi: sono convinto che potrete fare di meglio.

Non è un lavoro lungo in sé ma è un lavoro delicato e richiede cura dei dettagli. E ora, siete pronti a provare da voi?

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 giugno 2016 at 21:00