Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Archive for novembre 2020

Cronologia arranger completa: dalle origini ai giorni nostri

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La pagina della Cronologia degli arranger ha vissuto diverse vicissitudini in questo blog.

Nei primi anni di vita di questo blog dal 2009, la usavo per documentare la lista di ogni modello nuovo lanciato sul mercato, anno dopo anno. Ogni arranger era accompagnato da una foto in miniatura e un commento succinto.

GeneralMusic WK4 nella storia degli arranger: era il 1996

Poi, nel 2018, nell’ambito della ristrutturazione grafica del blog, ho esteso la pagina della cronologia a ritroso fino al 2000. In quell’occasione, ho rimosso le miniature (impossibili a gestirsi in un elenco così lungo) e aggiunto tutti i modelli di arranger precedenti usciti nel periodo 2000-2009.

Ma non ero ancora soddisfatto. Seppur la pagina fosse più ricca di informazioni, sentivo che il lavoro enciclopedico non era ancora completo.

La versione odierna ricostruisce la storia degli arranger dai giorni nostri fino alle origini (1980): ho documentato oltre 300 modelli di tastiere con accompagnamenti lungo 40 anni di storia dell’industria musicale internazionale! Per scelta, non ho elencato i modelli per principianti, tranne rare eccezioni laddove, a mio personale giudizio, ne valeva la pena.

Per quanti avessero dubbi sui dati, si tenga conto che ho basato il mio lavoro certosino di ricerca e datazione su fonti ufficiali e cioè i siti e i documenti pubblicati dai produttori. Errori sono essere sempre possibili: se qualche lettore avesse a disposizione l’evidenza di datazioni diverse da quelle riportate, non esiti a inviarmi la documentazione che mi permetta di rettificare sulla base di dati certi.

Fate clic qui per leggere la cronologia completa degli arranger dal 1980 ai giorni nostri.

Buona lettura e… lunga vita a noi, ostinati suonatori di arranger! Siamo duri a morire.

Ketron X1, arranger rilasciato nel 1999

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

20 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Argomenti vari

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Misuriamo Korg Pa700 (accanto a Pa1000)

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Il livello di attenzione che ha determinato il precedente confronto tra Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 ha inevitabilmente stimolato lo studio e la pubblicazione di un’altra analisi tecnica comparativa: quella fra Pa700 e Pa1000, i due modelli equivalenti e contrapposti da Korg.

Nel precedente raffronto tra fratelli Yamaha, erano emersi tanti piccoli grandi dettagli di discostamento, al punto che – per dipanare la matassa – avevo optato per una gerarchizzazione delle differenze enfatizzando quelle più importanti e gradualmente scendendo a quelle marginali o addirittura insignificanti.

Confronto evidenziando le differenze

Oggi tento qui di ripetere lo stesso esercizio: la scelta fra i due arranger si presenta come un vero grattacapo inducendo i potenziali acquirenti a concentrarsi esclusivamente sui 700 euro che, all’incirca, distanziano il prezzo dei due arranger Korg.

Ma, entrando nel merito, preferisco valutare gli strumenti oggettivamente, rimandando i discorsi sul prezzo alle vostre personali valutazioni finanziarie.

Se qualcuno di voi è determinato ad acquistare uno fra i due arranger Korg ed è ancora indeciso fra i due, suggerisco di leggere la rassegna che segue. In base alle vostre priorità, troverete una o più caratteristiche esclusive di Pa1000 alle quali preferite non rinunciare. Se questo è il caso, allora Pa1000 fa per voi. Altrimenti, non temete e sappiate che Pa700 è comunque una scelta più che apprezzabile e giammai un ripiego.

Il processore vocale (TC Helicon) e il controllo evoluto dell’Audio In

Se cantate dal vivo o accompagnate un/una cantante, capita a fagiolo la presenza del processore vocale integrato nel vostro strumento. Pa1000 include il mitico TC Helicon e il suo set di comandi fisici aggiuntivi a pannello: Volume, Volume FX, Preset Mute. Gli effetti di armonizzatore vocale che TC Helicon vi permette di fare sono incommensurabili. Da parte sua, potete sempre collegare un microfono all’ingresso Audio In anche su Pa700 e sfruttarne gli effetti preset, ma non avrete nessuna armonizzazione del canto.

Chord Scan

Le possibilità di configurazione dell’area di riconoscimento degli accordi sono quattro su Pa1000: a sinistra dello split, a destra dello split, su tutta l’estensione della tastiera e nessun riconoscimento degli accordi. Pa700 ha solo due opzioni: il riconoscimento degli accordi avviene a sinistra del punto di split oppure su tutta l’estensione della tastiera. Inoltre, Pa1000 ha due pulsanti fisici (UPPER e LOWER) per la configurazione immediata della zona di riconoscimento degli accordi, mentre Pa700 avviene tutto navigando sul touch screen.

Memoria del campionatore

Ora se siete i tipi che usano prevalentemente i timbri preset, allora i 256 MB lineari di Pa700 sono più che abbondanti (ne farete mai uso?). Al contrario, se il campionatore è il vostro strumento quotidiano per espandere i suoni dello strumento, allora i 600 MB lineari di Pa1000 vi potrebbero fare gola.

Amplificatori

La potenza sonora di Pa1000 è resa possibile con due altoparlanti da 33W ciascuno, con woofer da 100 mm con Bass Reflex e tweeter a cupola a 25 mm. Pa700 ha un sistema di amplificazione 2 x 25W con speaker a cono e Bass Reflex. Insomma, Pa1000 ha molta più potenza sui diffusori e si può evitare di sovraccaricarli quando lo si usa in pubblico o con altri musicisti. Per onestà di informazione, seppur inferiori, mi troverei in difficoltà a criticare la qualità degli speaker di Pa700 dato che si difendono molto bene.

Display

Per quanti hanno problemi di vista o torcicollo, Pa1000 propone uno schermo con inclinazione regolabile manualmente, mentre quello di Pa700 è fisso.

Doppio player

Solo Pa1000 offre il doppio sequencer audio/MIDI con cursore X-Fader di controllo. Se siete abituati a gestire DJ Set con le basi, potrebbe essere un attrezzo utile. Altrimenti, non serve.

Numero di stili: 430 vs 370

Pur disponendo di un repertorio inferiore, Pa700 può essere arricchita con qualche centinaio di stili scaricabili gratuitamente da Bonus Ware. D’altro canto, i 60 stili preset nuovi di Pa1000 potrebbero essere molto interessanti per qualcuno, a prescindere. Personalmente, non ritengo che questo divario possa fare la differenza.

Numero di suoni: 1750 vs 1700

Pa1000 si presenta con oltre 1750 Factory Sound, inclusi due pianoforti stereo Multilayer con Damper e Body Resonance, GM/XG Sound Set e 107 Drum Kit. Pa700 ha 50 Factory Sound in meno e uno solo dei due pianoforti stereo. Per il resto, i due strumenti si equivalgono e difficilmente qualcuno potrebbe percepire una qualsiasi differenza. Insomma, come per il repertorio di stili, dubito che la tavolozza sonora possa essere da sola l’ago della bilancia nella scelta fra i due strumenti.

USB-to-device

Pa1000 ha due ingressi per le memorie flash USB: una comoda e frontale sul pannello e una sul retro dello strumento. Pa700 ha un solo ingresso sul retro. Mi sembra una differenza marginale. Del resto, entrambi i modelli dispongono di un disco interno di 960MB e possono essere estesi con l’installazione di una scheda MicroSD di 2GB (non ci sono ragioni per non farlo). Di più: la connessione USB tramite cavo è così immediata da rendere meno indispensabile l’uso delle memorie flash USB per il trasferimento dati da PC e viceversa.

Pannello pulsanti

Pa1000 ha un numero impressionante di pulsanti fisici a pannello, molto più vasto rispetto Pa700 su cui si fa maggior ricorso maggiore al touch screen: ad esempio, Pa1000 offre pulsanti per l’accesso alle categorie degli stili, Bass Inversion e, naturalmente, il controllo di TC Helicon. È interessante la presenza su Pa700 del pulsante Accomp. che disattiva tutte le tracce dello stile eccetto le percussioni; la stessa cosa su Pa1000 si fa con i pulsanti del Chord Scan. Un numero inferiori di pulsanti potrebbe intimorire di meno chi si approccia al mondo dei Professional Arranger Korg per la prima volta.

Peso e dimensioni

Le dimensioni sono pressoché identiche e solo il peso varia fra i due strumenti: 10.75kg contro 9.90kg. Nemmeno un chilo di differenza, ma per chi trasporta lo strumento spesso, questo piccolo dettaglio potrebbe avere il suo perché.

La qualità dei tasti

Questo è l’aspetto più controverso del confronto: spesso la scelta di uno strumento deriva dal feeling delle proprie dita sui tasti. Per questo porrei questo parametro in cima ai parametri di scelta. Da una parte, Pa700 si presenta con semplicità con 61 tasti dinamici molto (ma molto) leggeri per la categoria. Dall’altra, Pa1000 si presenta con altrettanti tasti dinamici ma, sulla carta, gioca la carta dell’Aftertouch e del fatto di essere semi pesati (almeno, così recita Korg). Tuttavia, sono in difficoltà ad esprimere una valutazione entusiasta a favore dei tasti di Pa1000, giacché la loro qualità è di gran inferiore all’ammiraglia Pa4X e anche di modelli del passato come Pa800. Insomma, in questi termini di incertezza, vale sempre la vecchia regola: provate con le vostre mani e decidete con la vostra testa.

Conclusioni

Quello che non ho citato coincide. Di più, entrambi gli strumenti condividono la medesima proprietà sonora: non ci sono differenze di suono in termini qualitativi (rumore residuo, rapporto s/n, dinamica ecc.). La scelta è quindi dettata da tendenze personali in merito all’elenco delle caratteristiche di cui qui sopra. Se ci sono attributi di Pa1000 a cui non potete assolutamente rinunciare, allora avete già deciso: Pa1000 è per voi. Ma se invece appartenete alla fascia di tastieristi che non hanno bisogno delle possibilità operative e delle risorse del modello superiore, perché insistere? Solitamente i classici appassionati di arranger hanno già abbondanti risorse musicali con Pa700. In definitiva, per costoro, la scelta di Pa700 consente di portarsi a casa un valido strumento che non sfigura affatto di fronte al modello superiore.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

17 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Il valore della leggerezza negli stili di accompagnamento

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“Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire”.

Così esordiva Italo Calvino nelle sue celebri Lezioni Americane che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nel 1985, se non fosse morto inaspettamente pochi giorni prima di partire per la trasferta oltreoceanica. Ecco, io penso che questo concetto possa essere stimolante anche per tutti noi, ferrati suonatori di tastiere arranger con accompagnamenti.

Da numerosi lustri, Yamaha, Korg, Ketron e Casio fanno a gara nel proporre stili di accompagnamento molto curati, nel tentativo di offrire quel wall of sound da sempre cercato con ostinazione da Phil Spector. Succede nelle variazioni 3 e 4 di quasi tutti gli stili, succede in gran parte degli stili orchestrali e succede altrettanto spesso nei c.d. song style quando costruiti su misura di canzoni dall’arrangiamento particolarmente ricco.

Ecco, io penso che questa varietà e profondità degli accompagnamenti possa darci soddisfazione prevalentemente in ambito casalingo, quando si suona l’arranger per sé stessi. Quando si vogliono provare emozioni personali per vivere pienamente l’esperienza del c.d. one man band (espressione che io detesto vivamente, spero Dio mi perdoni per averla usata, ma stavolta dovevo proprio rendere l’idea).

Ora però, in tutti gli altri contesti in cui noi suoniamo una tastiera arranger, io credo che il principio di leggerezza di Italo Calvino abbia ragioni più intense e possa condurre a risultati più efficaci.

Cerco di spiegarmi meglio, facendo un esempio semplice.

  • Scenario A. Immaginiamo di suonare dal vivo e di farlo con uno stile composto di basso e batteria, mentre noi suoniamo in tempo reale la parte del piano. Tutto qua.
  • Scenario B. Immaginiamo di suonare lo stesso brano dal vivo aggiungendo tutte le altre tracce: oltre a basso e percussioni, abbiamo archi, chitarre, fiati, synth e pad. E noi suoniamo la parte del pianoforte.

Bene.

Ora mettiamoci nei panni di chi ci sta ascoltando (stiamo suonando dal vivo, ricordate?): secondo voi, quale dei due scenari offre il più alto tasso di realismo? O meglio: in quale dei due scenari abbiamo maggiori possibilità di riuscire a catturare l’attenzione del pubblico?

La risposta è davanti a voi, non c’è storia.

Lo scenario B incanterà probabilmente chi ci sta ascoltando ma l’impressione che avrà è che sta girando una base in playback oppure che sta facendo tutto il software della tastiera.

Nello scenario A ridotto all’osso, invece, chi ci ascolta sarà più propenso a concentrarsi sulla parte che stiamo suonando noi dal vivo e a percepire il valore della nostra interpretazione. Nello scenario A il pubblico ha maggiori possibilità di percepire che siamo noi che stiamo suonando. Lo scenario A è la risposta.

E tutto questo a favore dell’autenticità, quella che vi permettere di catturare l’attenzione del pubblico. La leggerezza batte il peso. Almeno in questo caso.

Direi di più: il tramonto dell’uso degli arranger dal vivo nei piano-bar, nelle feste e nei concerti di piazza, è forse dovuto anche a questo. Fra uno stile fatto di un pesante muro del suono e la base originale, il pubblico (soprattutto qui in Italia) ha stabilito di preferire la seconda. Ma siamo noi tastieristi che non gli abbiamo dato la possibilità di far sentire la nostra intensità artistica. E, nel mondo delle tastiere digitali con accompagnamenti, questa intensità ha bisogno di leggerezza intorno per emergere.

Insomma, proviamoci! Mettiamo in mute le tracce superflue dello stile e suoniamo con il minimo indispensabile e lasciamo che sia il cuore a guidarci.

Questa è solo la mia opinione.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 novembre 2020 at 10:11

Stili gratuiti per Korg EK-50 e EK-50 L

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Nella prima settimana di novembre 2020, Korg ha rilasciato una notevole estensione di stili gratuiti a favore di EK-50 e EK-50 Limitless, i due arranger economici di produzione giapponese.

Nell’annuncio ufficiale non sono stati citati gli altri arranger della stessa famiglia (i3 e XE-20) ma, data la condivisione della stessa architettura, non possiamo escludere a priori che questi stili non possano essere compatibili anche con questi modelli.

L’annuncio riportato sul sito ufficiale menziona un totale di 175 stili. La disponibilità di abbondanti risorse gratuite è sempre una buona notizia ma, entrando nel merito, l’entusiasmo potrebbe essere ridimensionato.

Arranger Korg entry level

C’è qualcosa di interessante

  • Piano Styles. Due banchi User sono dedicati ad accompagnamenti pianistici per un totale di 26 stili. Suonare un arranger con la sola traccia degli arpeggi del piano è una tecnica molto interessante: ci sono diversi contesti musicali dove la performance può essere efficace. Trattasi di risorse prodotte da Korg stessa e la qualità si sente.
  • Dance Styles. Un banco di vivaci (seppur convenzionali) otto stili dance è stato prodotto da Sound Company.

E qualcosa di meno interessante (per noi)

Gli altri banchi sono prodotti dalla tedesca Musik Meyer ed è inevitabile che le tendenze di suoni, stili e repertorio potranno piacere prevalentemente a tedeschi, austriaci e altoatesini.

  • Due banchi User per un totale di 25 stili sono dedicati al repertorio tradizionale Schlager (German Styles).
  • Un banco User di 16 stili è dedicato alla musica dance (Party Hits), ma anche questa ispirata a gusti musicali germanici.
  • Seguono tre banchi User Mixed Styles per un totale di 42 stili di repertorio vario.
  • La musica che segue è destinata agli appassionati della musica dell’Anatolia (Turkish Styles). Sono tre banchi User per un totale di 48 stili di accompagnamento.

Chiude la rassegna un banco dedicato al J-Pop:

  • Japanese Styles. La musica moderna del Sol Levante è la protagonista di questo banco User composto da 10 stili prodotti da Korg stessa.

Il link ufficiale è Bonus Styles per EK-50 e EK-50 L.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

11 novembre 2020 at 06:00

Pubblicato su Korg

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Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali

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Grazie alla disponibilità di Yamaha Europe Branch Italy, distributore nazionale dei prodotti Yamaha, ho potuto sperimentare di persona il nuovo arranger PSR-SX600 e ho trascritto la recensione su SM Strumenti Musicali.

Il nuovo modello si presenta come un’interessante proposta: ad un prezzo più abbordabile rispetto i modelli superiori della serie PSR-SX, si potrà disporre di uno strumento capace di garantire una valida composizione musicale istantanea: qualità e ampiezza dei timbri, degli effetti e degli stili permettono rapide attività di songwriting. Certamente, se si desiderano funzioni di editing più avanzato, sarà necessario passare a uno dei modelli più completi: PSR-SX700 o PSR-SX900.

Per quanto riguarda gli accompagnamenti, la sezione arranger di bordo farà sentire a casa propria gli amanti degli stilemi Yamaha.

Il segmento dei modelli entry-level economici ha ora un nuovo protagonista che sembra essere in grado di poter rubare la scena alla concorrenza.

Ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali. Buona lettura!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 novembre 2020 at 11:01

Pubblicato su Yamaha

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