Archivio dell'autore: Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

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Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.

Misuriamo Yamaha PSR-SX600 (accanto a PSR-SX700)

Riprendiamo il nostro esercizio di comparazione fra tastiere arranger dello stesso produttore: lo facciamo di tanto in tanto per riflettere insieme, chissà che non possa tornare utile a chi fra di voi si trovi nella condizione di valutare un nuovo acquisto. E si senta insabbiato nell’incertezza rispetto quale modello indirizzarsi.

In casa Yamaha, avevamo già sostenuto il confronto di PSR-SX700 e PSR-SX900. Ora prendiamo in esame il modello più abbordabile dei due per affiancarlo a PSR-SX600: sulla carta quest’ultimo è un modello minore; tuttavia, nasconde alcune chicche che sono precluse al modello posto sopra. Al giorno d’oggi PSR-SX700 si trova in vendita normalmente a 1.199 euro (lo avete notato anche voi vero? Yamaha ha alzato i prezzi rispetto il 2019), mentre PSR-SX600 – che è un modello più giovane essendo uscito nel 2020 – è in vendita ad una cifra che oscilla intorno ai 755 euro. La differenza di prezzo è notevole ma, prima di affrontare un’analisi dettagliata, vorrei sottolineare i punti di forza di PSR-SX600, giacché meritano tutta la nostra attenzione.

Yamaha PSR-SX600

Valori assoluti di PSR-SX600

Nel mio test di PSR-SX600, pubblicato su SM Strumenti Musicali, potete leggere di persona quanto valore abbia il sottoscritto percepito nello strumento. Vi consiglio caldamente la lettura di quella recensione: emerge chiaramente come alcune caratteristiche nuove ed esclusive diano un significato di fondo a questo piccolo arranger. Innanzitutto, per la prima volta, Yamaha rilascia due caratteristiche innovative che possono rendere più umane e meno artificiali le espressioni musicali con un arranger: Unison & Accent. Fra tutti gli stili di bordo, 80 di questi sono compatibili con le nuove funzionalità. Ci sono brani musicali classici e moderni dove l’orchestra o la band eseguono fraseggi all’unisono, ottenendo una condizione di effetto che immancabilmente cattura l’attenzione del pubblico. Grazie ad Unison, ora è possibile farlo con un arranger. Accent invece aggiunge o toglie note dall’arrangiamento, in base alla dinamica con cui si suonano i tasti e alla complessità di quanto si suona con le proprie mani. Non solo: anche il volume delle singole tracce subisce variazioni originali automatiche. In altre parole, è possibile simulare le memorabili performance di Van Morrison nelle occasioni in cui dal vivo passa da un pianissimo ad un fortissimo nello stesso brano, magari durante la ripetizione di una strofa o in un momento di un’improvvisazione carica di emozione, prima di un finale in fragoroso crescendo. Dovete poi pensare a questi due tool in accoppiamento con le manopole del Live Control e dello Style Control Reset: dal vivo: si possono studiare e fare grandi cose ad effetto.

C’è poi Smart Chord che, durante la prova dello strumento, mi aveva trascinato, perché mi aveva permesso di riarrangiare intensamente brani le cui progressioni di accordi erano diventate per me rutinarie. Vi potreste ritrovare con brani storici come (Sittin’ On) the Dock of the Bay, Azzurro o La canzone dell’amore perduto, provando la sensazione di suonarli come fosse la prima volta, grazie agli abbellimenti armonici che Smart Chord può darvi in tempo reale

Se è il peso fisico quello che conta, allora non ci sono dubbi. Fra i due arranger, PSR-SX600 è lo strumento che fa per voi. La differenza tra 8,1kg e 11,5kg si sente. Specialmente con il passare con gli anni, se vi trovate spesso a suonare in giro, dovendo affrontare il trasporto dello strumento a braccia dall’auto parcheggiata fino al locale in cui trovarsi per provare o suonare (parlo per esperienza personale).

Se la sezione stili di accompagnamento è fondamentale per la vostra scelta, tenete conto che PSR-SX600 ha un numero superiore di stili (415 contro 400, chi l’avrebbe mai detto) e tutti questi sono cuciti su misura della capacità sonora dello strumento. Alcuni stili inediti di musica moderna africana, brasiliana e asiatica impressionano al primo ascolto. Da parte sua, va detto che PSR-SX700 mette a disposizione degli stili il proprio arsenale sonoro sul cui confronto vi rimando qui sotto e una maggiore capacità di variazioni tramite Multi Pad (188 contro 226).

Spicca poi che solo su PSR-SX600 è incluso il traffico audio dall’uscita USB di bordo, caratteristica che è preclusa a chi suona PSR-SX700 (i possessori di quest’ultima dovranno fare necessariamente ricorso ad un’interfaccia audio esterna per il collegamento a PC o Mac).

Detti tutti i vantaggi di PSR-SX600, vediamo ora le ragioni per cui costa di meno rispetto PSR-SX700. Analizziamo questi tagli e chiediamoci se davvero possono cambiano l’indirizzo della nostra scelta.

Yamaha PSR-SX700

Tagli significativi

61 tasti dinamici

Sotto le vostre dita, entrambi gli strumenti propongono 61 tasti dinamici “leggeri”. Ma PSR-SX700 ha una marcia in più: offre i tasti FSB che, anche se non raggiungono la qualità dei semi-pesati, tuttavia, rappresentano un discreto miglioramento rispetto la qualità standard riservata in passato alle tastiere della serie PSR. Comunque sia, provate entrambe le tastiere di persona prima di una qualsivoglia decisione. Non mi sento di sbilanciarmi di più.

Corredo di suoni

Vista la categoria di prezzo, PSR-SX600 sorprende per quanto suoni dannatamente bene. Le risorse di campioni e di effetti di bordo consentono prestazioni perfettamente comparabili a quanto si sarebbe potuto fare anni fa con strumenti che costavano tre o persino quattro volte di più. Grazie all’introduzione di nuovi convertitori DAC e nuovi DSP, suonare questo arranger richiama l’esperienza di ascolto dei primi modelli Tyros, ma con un tocco di rinnovamento e di adeguamento ai gusti attuali. Tuttavia, va detto che la distanza qualitativa da PSR-SX700 è pienamente avvertibile. Non è solo un aspetto numerico sul totale dei timbri a disposizione (850 contro 986): entrando nei dettagli, risalta come il fratello minore disponga di un numero inferiore di voci S. Articulation (73 contro 131), MegaVoice (27 contro 30), Sweet! (27 contro 31), Cool! (64 contro 74), Live! (71 contro 89). E poi PSR-SX700 offre 24 suoni Organ Flutes! controllabili sullo schermo tramite drawbar digitali. Queste caratteristiche permettono l’accesso a sfumature espressive e ad una superiore gamma di variazioni. Ci sono poi campioni derivati da Genos su PSR-SX700 ma assenti su PSR-SX600. Su quest’ultimo, si possono sovrapporre due voci sulla parte destra dello split (Right1, Right2) e una voce sulla sinistra (Left); mentre su PSR-SX700 si potrà aggiungere una terza voce in sovrapposizione a destra (Right3). Lato effetti, PSR-SX700 si presenta con la possibilità di curare i dettagli delle singole tracce grazie agli effetti Insert che mancano sul fratello minore. Un rammarico per entrambi gli strumenti è l’assenza degli effetti VCM che avrebbero consentito un notevole balzo in avanti.

Tutto quanto scritto sui suoni rappresenta un set di dettagli irrinunciabili per la vostra musica? Beh, per coloro per i quali è prioritaria la creatività della propria musica, questi aspetti potrebbero essere decisivi a favore di PSR-SX700. Personalmente ritengo che solo le vostre orecchie potranno giudicare se il risultato sonoro di PSR-SX600 è insufficiente davvero per le vostre esigenze.

Altoparlanti

Su questo punto, la differenza è immediatamente percepibile: si sente! La presenza di due speaker da 13 cm e l’aggiunta di due tweeter da 5 cm nel complesso offrono un impatto sonoro superiore per PSR-SX700 rispetto i due soli speaker da 12 cm di PSR-SX600. Per sopperire e rafforzare il suono, Yamaha consiglia di affiancare a quest’ultimo un subwoofer come KS-SW100 (179 euro circa). Se sapete smanettare, potete anche valutare una semplice correzione dei valori del compressore, ma occhio a non strafare per non ridurre troppo la varietà dinamica fra le varie parti.

Schermo e usabilità

Lo schermo LCD di PSR-SX600 è piccolo (4’3”) ma ha una definizione superba. Le sue dimensioni ridotte sembrano far affogare il display nel telaio dello strumento. PSR-SX700 ha una diagonale maggiore (7”) ma, soprattutto, è sensibile al tocco. Questa distinzione è basilare perché permette di accedere alla piena completezza funzionale garantita dal nuovo sistema operativo e che concede la stessa usabilità moderna già vista in Genos (e PSR-SX900, naturalmente). Dal canto suo, PSR-SX600 risponde offrendo il controllo tramite pulsanti fisici sul pannello: da una parte le pagine video riflettono un’interfaccia grafica similare, dall’altra però il pilotaggio del tutto avviene tramite pulsanti, un po’ come succedeva negli strumenti di precedente generazione (Tyros, PSR-S975, etc.). Le giovani generazioni nate con uno smartphone in mano si trovano a loro agio nativamente con il touch screen; al contrario, per le generazioni precedenti, l’uso di tasti posizionali accanto allo schermo potrebbe essere accettabile.

Yamaha PSR-SX700

Tagli marginali

Passiamo ai tagli secondari, naturalmente sotto il mio personale e soggettivo punto di vista (avete tutto il diritto di non essere d’accordo con me).

Registrazioni e memoria interna

Su PSR-SX600 è possibile registrare nella memoria interna solo brani MIDI (la memoria è di soli 20MB), mentre per l’audio si potrà fare ricorso alla produzione di un file WAV sulla memoria USB. PSR-SX700 dispone di una memoria interna di 1GB e quindi consente di salvare le proprie registrazioni internamente anche in formato WAV e MP3. PSR-SX600 eredita il buon vecchio Song Creator (con l’esclusione dell’editing dei singoli eventi MIDI e dello Step Recording), mentre il fratello maggiore offre le funzioni di Record incluse nei nuovi sistemi operativi Yamaha. Se vi chiedete perché ho classificato questi tagli fra quelli marginali, è perché di solito chi lavora di sequencer usa l’arranger per la registrazione iniziale e passa ad una DAW su PC o Mac per la fase di post-produzione. Tenete conto che solo PSR-SX700 offre le addizionali e tradizionali porte MIDI IN/OUT, necessarie solo per chi ne fa abitualmente uso. Entrambi gli strumenti gestiscono il traffico MIDI tramite USB.

Playback

Un limite accomuna entrambi gli strumenti: non supportano Bluetooth (chissà perché Yamaha non ci ha pensato). La contromisura molto diffusa è quella di far ricorso ad uno smartphone/tablet da collegare all’ingresso Aux-In. Se invece si vogliono salvare i brani audio nella memoria interna, solo PSR-SX700 è in grado di farlo grazie allo spazio di 1GB. Di più, solo il fratello maggiore può eseguire il playback di file MP3. Il fratello minore gestisce solo file WAV e da memoria USB.

Yamaha PSR-SX600

Tagli del tutto trascurabili

Infine, per completezza di informazione, ecco gli ultimi tagli subiti da PSR-SX600 e che – a mio modesto avviso – sono del tutto irrilevanti:

  • Per il controllo del Pitch Bend e della modulazione, PSR-SX600 dispone di due rotelle tradizionali mentre PSR-SX700 offre un joystick con tasti di controllo.
  • Le Playlist di PSR-SX600 gestiscono al massimo 500 brani per raccolta, nell’altro strumento si arriva a 2500. La contromisura è creare più Playlist, dove è il problema?
  • Il numero di brani demo preinstallati differisce: 3 contro 5. Lo segnalo solo per dovere di cronaca, dato che lo ritengo del tutto insignificante.
  • Altro aspetto trascurabile è la possibilità esclusiva di PSR-SX700 di poter personalizzare lo sfondo dello schermo (Wallpaper).

Conclusioni

Entrambi gli strumenti hanno il loro perché e sono ben bilanciati se presi singolarmente: PSR-SX600 sembra essere orientata per chi ha avuto esperienza in passato con arranger più datati e suona sfruttando abitualmente le risorse di fabbrica mentre PSR-SX700 sarà più vantaggiosa per chi cerca di raggiungere migliori sfumature musicali e ricchezze di dettagli nella qualità orchestrale nelle proprie performance. Da non sottovalutare le novità tecnologiche (Unison, Accent, Smart Chord) e il fattore peso, a favore di PSR-SX600, mentre la modernità d’uso del sistema operativo con schermo touchscreen più generoso e il più ampio arsenale sonoro appaiono come fattori decisivi per PSR-SX700, oltre ogni ragionevole dubbio.

Dulcis in fundo, vale sempre la stessa regola: recatevi in un negozio di strumenti musicali e provate di persona qualsiasi strumento, prima dell’acquisto. Chi trascura questa regola avrà sempre un motivo di rimpianto per non averlo fatto (credetemi, so di cosa stato parlando).

Tony White di Bonner’s Music (UK) presenta il valore di PSR-SX600
Gabriel Aldort da New Orleans (USA) presenta il valore di PSR-SX700

PS: Questo articolo è stato scritto l’8 aprile 2023: è Sabato Santo, il giorno in cui si celebra il silenzio di Dio in attesa della Resurrezione. Il mio augurio è che l’umanità intera ritorni presto a sentire quella voce, le guerre nel mondo cessino il loro fragore colmo di morte e dolore, e si torni presto a vivere di pace e fratellanza universale.

Cinque caratteristiche interessanti in Korg Pa5X

Oggi diamo evidenza a cinque caratteristiche che possono colpire un appassionato di arranger fra gli strumenti di ultima generazione. Dopo aver affrontato questo stesso esercizio con Ketron Event, ora esaminiamo Korg Pa5X. Attenzione: per conoscere le caratteristiche principali dello strumento – il cui patrimonio sonoro e di effetti deriva da Nautilus e SV-2 – vi consiglio la lettura del mio articolo di focus pubblicato nei giorni a ridosso dell’annuncio. Qui, invece, condividiamo una rassegna del tutto soggettiva e riguarda solo alcuni aspetti particolari degni di menzione.

1 Mantenere un accordo in memoria premendo il pedale

Korg ha pensato di sfruttare la classica tecnica del pedale sustain, che normalmente agisce prolungando la diffusione delle note suonate da tastiera, per mantenere attivo l’ultimo accordo riconosciuto. In questo modo, Pa5X svincola completamente il riconoscimento degli accordi rispetto quanto viene suonato sulla tastiera. Questa caratteristica esprime il proprio potenziale maggiore con l’impostazione FULL KEYBOARD, giacché rende possibile un accompagnamento consistente, offrendo allo stesso tempo la massima libertà esecutiva sulla tastiera: a pedale premuto, nessuna delle note suonate va ad impattare sull’armonia dell’accompagnamento. È sufficiente rilasciare il pedale del Damper per passare ad un altro accordo e fare in modo che questo sia riconosciuto dallo stile.

2 Doppio Player per stili e song

È bene dare risalto al fatto che la nuova ammiraglia Korg – a differenza di qualsiasi altra tastiera con accompagnamenti sul mercato – include due Player totalmente indipendenti che possono non solo gestire songs (MIDI file o audio) ma anche stili! Ora, tutti noi siamo abituati a comandare il passaggio da una variazione all’altra tramite i pulsanti fisici sul pannello dello strumento. Questa caratteristica vale per tutti gli arranger prodotti a questo mondo e vale anche per Pa5X. Ma qui i motori arranger sono due! Ed ecco quindi che Korg ha pensato di utilizzare lo schermo Touch Screen per selezionare gli elementi per lo stile associato al Player corrente e preselezionare gli elementi nell’altro Player non ancora attivo. E, se una canzone MIDI è assegnata all’altro Player, allora si potrà preselezionare i marker della canzone.

3 Chord Sequence

La gestione delle progressioni di accordi si rende utile per riprodurre una sequenza ripetuta quando si preferisce usare la mano sinistra per suonare un assolo sulla tastiera o per selezionare i controller DNC. La possibilità di registrare e gestire progressioni di accordi non è una novità di Pa5X (ne avevamo parlato qui, ricordate?). Tuttavia, qui si fa interessante il fatto che tali sequenze possono essere salvate entro gli stili. Di più: tutti gli stili e le voci del SongBook forniti contengono una sequenza di accordi. Lo strumento viene fornito con 200 progressioni predefinite suddivise nelle categorie Pop & Dance, Jazz, Latin, Blues, 4 Bars Easy, 4 Bars Complex, 4 Bars 3 Chords, 2 Bars 2 Chords e Circles: una parte delle sequenze di fabbrica ha il nome che corrisponde al titolo di una canzone (esempio: Autumn Leaves, In the Air Tonight, Isn’t She Lovely e così via), altre sequenze riportano il nome dello stile (70’s Disco, 12 th Classic, Diatonic Major, etc.).  Si possono registrare le proprie sequenze e memorizzarle nella libreria utente, in uno stile o in un elemento del Songbook.

4 Rapido accesso al raggio di azione degli effetti

Korg propone su Pa5X una sezione effetti adeguata al mondo delle workstation. Ma l’aspetto interessante riguarda la nuova interfaccia a video e quanto renda rapido e immediato l’accesso alla libreria composta di filtri, modulazioni, delay, riverberi, simulatori di amplificatori e così via. Ricordiamo che, a livello Insert, Pa5X permette di assegnare tre effetti alle voci suonate da tastiera (Keyboard Tracks) e altri 10 al mondo multitraccia degli stili di accompagnamento e alle Song. Tre Master Effect sono sfruttabili sulle mandate, così come un Master EQ parametrico e un Finalizer sono applicabili a stili e Song. Al termine di tutto, il segnale audio globale può essere poi elaborato da Wave MaxxAudio con le sue capacità di mastering audio per dare carattere al suono e ottenere un mix più forte e più lucido. C’è poi il segnale in ingresso da sorgenti esterne: per il microfono, è disponibile il nuovo processore di Shift Audio con compressore, EQ, Gate, armonizzatore a 4 parti, filtri, modulazione, delay, riverbero e AutoPitch; per la chitarra, c’è il processore con 4 slot di effetti, Stompbox, modulatori (Chorus, Phaser, Flanger), Delay, Overdrive e simulatori di vari amplificatori.

5 Finalmente i file degli stili nel File System

Le tradizionali cartelle .set – onnipresenti nei Professional Arranger di Korg – sono state sostituite dalle cartelle .kst che sostanzialmente ripropongono quanto visto in passato; tuttavia, possiamo osservare con soddisfazione come i file degli stili possano ora stare dentro il File System da soli (evviva!), senza la necessità di essere incapsulati dentro un banco. Korg Pa5X è in grado di gestire a file singolo: Style, Pad, Keyboard Set e Chord Sequence. Ritengo che, dal punto di vista pratico ed operativo, questa sia una novità apprezzabile. Per completezza di informazioni, altri file (Sound, MIDI preset) sono ancora gestiti a banchi.

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Concludo lasciandovi in compagnia dell’amico Raffaele Mirabella di Algam Eko (distributore nazionale dei prodotti Korg già noto in passato come Eko Music Group) nel caso in cui non abbiate avuto ancora l’occasione di assistere alla presentazione di Korg PA5X.

Promozione Yamaha Genos: sistema di altoparlanti in omaggio

Nei giorni scorsi, Yamaha ha pubblicato sul proprio sito un’interessante promozione per i potenziali nuovi clienti di Genos, molto probabilmente ideata per fronteggiare l’aggressività commerciale della distinta concorrenza che ha lanciato due nuovi modelli negli scorsi mesi nel segmento dei top di gamma (Ketron Event e Korg Pa5X).

I prossimi 800 clienti che acquisteranno una Yamaha Genos avranno in omaggio il set di altoparlanti GNS-MS01 (normalmente in vendita a poco meno di 300 euro).

Questo set di altoparlanti 2.1 è stato disegnato e progettato da Yamaha appositamente per la propria ammiraglia Genos ed è composto da:

  • Due amplicatori da 20W ciascuno con tweeter (2 cm) e midrange (coni da 8 cm).
  • Un’unità subwoofer di 40W subwoofer (cono da 30 cm).

Il collegamento dei cablaggi del sistema GNS-MS01 con Genos è molto semplice ed è basato su connessioni personalizzate. Il peso totale dei diversi componenti è di 9kg circa, ma il bundle non è stato pensato per chi utilizza Genos in mobilità. È la soluzione ideale per chi suona lo strumento in casa o, comunque, in un ambiente specifico da dove abitualmente non si sposta.

Per esperienza personale, quando ero un felice possessore di una Yamaha Tyros (uno strumento che ho amato), suonavo sfruttando il sistema analogo di speaker (TRS-M01). La qualità e la potenza del suono erano superbi e oggi non mi aspetterei nulla di meno da GNS-MS01, tenendo poi conto della più recente capacità sonora di Genos.

Per saperne di più, fate clic qui sulla pagina ufficiale della promozione.

Cinque caratteristiche interessanti in Ketron Event

Ogni strumento arranger ha le proprie peculiarità. Ogni diversa tastiera può catturare la nostra attenzione per certe caratteristiche e queste possono essere importanti per qualcuno e meno per altri. Il mondo è bello perché è vario. Oggi commentiamo insieme cinque aspetti che hanno stimolato alcune mie considerazioni, in merito al super-arranger noto come Event.

Non voglio dire che queste sono le caratteristiche principali dello strumento (se questo è quello che volete sapere, vi consiglio di leggere l’articolo che avevo scritto nei giorni successivi all’uscita sul mercato di questo prodotto). In realtà, oggi vorrei semplicemente sottolineare con voi alcune proprietà dello strumento che hanno attratto la mia curiosità.

Mentre leggete, tenete sempre presente che stiamo parlando di un arranger Ketron, un nome che associamo abitualmente a stili che si sono distinti negli anni per il loro pregiato livello di realismo.

1 SOVRAPPOSIZIONE DI TRE VOCI (MA IN REALTÀ SETTE TIMBRI)

Normalmente i migliori arranger workstation consentono di sovrapporre in layer fino a tre voci. Questo è anche il caso di Ketron Event: in effetti è possibile suonare con le proprie mani VOICE 1, VOICE 2 e DRAWBAR. Ma, in realtà, le prime due voci possono essere il frutto della composizione di tre campioni ciascuna. In breve e con estrema semplicità, vi potrete trovare nelle condizioni di poter suonare ben sette timbri in layer in tempo reale: tre timbri assegnati a VOICE 1, tre a VOICE 2 e una voce d’organo su DRAWBAR. Totale: sette.

2 MISCELARE TRACCE AUDIO E TRACCE MIDI NEGLI STILI

La flessibilità di integrazione di tracce audio e di tracce MIDI è facilitata dal controllo tramite i cursori fisici sul pannello. La potenza massima si raggiunge con gli stili definiti Real Styles, con i quali si possono suonare le tracce audio per le parti Drum, Bass e Real Chord (quest’ultima è un mix di tre parti audio stereo). Ma non è tutto qui: Event consente di ricorrere al volo alle tracce Chord associate ad un cursore fisico dedicato sul pannello. Le tracce Chord sono un mix di tre parti MIDI ma che, a loro volta, in taluni casi possono ospitare le Live Guitars, e queste in effetti sono in formato audio. Forte, vero? Insomma, mixando al volo le diverse tracce di uno stile di accompagnamento, è possibile mantenere lo stesso stile e cambiare al volo l’intero set di voci di accompagnamento. È come avere due (tre?) sezioni di arranger sotto le proprie dita. L’abbondante assortimento di tracce dello stile produce ricchezza di suoni e annichilisce il rischio di essere ripetitivi.

3 UNIQUE REAL SOLOS

Il vasto numero di oscillatori dello strumento innalza il livello di polifonia alle 216 note. Tale potenza sonora viene sfruttata al massimo dalle voci Unique Real Solos: in questa categoria, Event offre voci solistiche per le quali Ketron non ha risparmiato le energie. Ognuna di queste voci occupa un ampio spazio nella wavetable introducendo campioni particolarmente ricchi di dettagli: le sfumature armoniche e fisiche dello strumento campionato sono tutte presenti e danno la garanzia di uscire con un timbro così realistico da contenere persino l’ultima vibrazione che si dissolve nel più lungo decadimento del suono che si possa cercare di ricreare.

4 SCALETTE PER CHI SUONA DAL VIVO

Jukebox e Performance sono due modi rapidi per costruire le proprie cartelle di risorse preferite. Con Jukebox si gestiscono le proprie collezioni di brani musicali e video, mentre con Performance si opera con gli accompagnamenti e le Registration. Una volta costruite il vostro set di risorse, si può passare da una all’altra premendo il pad a video. Molto intuitivo e soprattutto super rapido. Piccola divagazione: ma perché solo negli arranger si trovano funzioni di utilità a livello professionale con cui memorizzare le proprie impostazioni preferite? Vale per Ketron, ma anche per Korg e Yamaha.

5 MORPHING

Chiudiamo con il Morphing: trattasi di un effetto che agevola l’alterazione liquida, graduale e continua tra due timbri diversi. Si può altresì trasfigurare lo stesso suono in tempo reale applicando effetti diversi, sempre in modo sfumato. Ci sono diversi modi di attivare il Morphing ma credo che il pedale sia quello più comodo. Immaginate di modificare progressivamente la velocità del Leslie, oppure di percorrere lentamente un cammino sonoro che vi porta da un tappeto di archi placidi ad una piena orchestra. E tutto questo senza mai staccare le vostre mani dalla tastiera.

Arranger Legacy | Farfisa 7X

Ritorna la rubrica Arranger Legacy: i fedeli lettori di questo blog sanno che si tratta del lavoro di una squadra di cui, oltre al sottoscritto, fanno parte Giorgio Marinangeli, Marcello Colò e Riccardo Gerbi. Con questi contributi corali, vogliamo celebrare gli strumenti arranger che hanno reso grande la storia di questo comparto di strumenti musicali.

Fra i tanti produttori di arranger del passato, il nome di Farfisa merita un posto di riguardo. Le radici del marchio risalgono al dopoguerra: la società nasce come fabbrica di fisarmoniche nel 1946 a Castelfidardo (AN). Negli anni successivi, la produzione diverge fra fonovaligie (giradischi insomma), televisori ed amplificatori, per poi ritornare nell’alveo degli strumenti musicali. Nei primi anni 60, Farfisa lancia Compact, la prima generazione di organi elettronici prodotti in serie. Nell’arco dei lustri a seguire, numerosi gruppi celebri dell’epoca (come Doors, Led Zeppelin, Procol Harum, Pink Floyd, Genesis, Van Der Graaf Generator, Tangerine Dream e altri ancora) utilizzano vari modelli di organo Farfisa. La differenziazione creativa continua nel tempo ed è così che l’azienda passa a costruire citofoni (sic!), chitarre e pianoforti acustici. Questi ultimi, in particolare, uscivano dallo stabilimento inizialmente con i marchi Furstein e Fustenberg. Successivamente, grazie ad un’acquisizione, compare anche il celebre nome di Anelli Cremona. Come potete immaginare, la scelta di distribuire con marchi diversi è una strategia commerciale studiata a puntino, al fine di poter vendere pianoforti a più negozi nella stessa città. 

Fate clic qui: Arranger Legacy su SM Strumenti Musicali di Riccardo Gerbi.

Nel 1984 Farfisa entra a far parte del gruppo Bontempi. Ma, anno dopo anno, i volumi di vendite si fanno critici a causa della incipiente e devastante concorrenza giapponese. Per riuscire a resistere alle emergenti sfide del mercato, Farfisa passa finalmente alla progettazione e produzione di arranger. Il 1991 è l’anno di esordio con F1: ha 76 tasti pesati, un processore creato in casa, supporta diverse forme di sintesi (additiva, FM, PC), 8 DSP e ha amplificatori a bordo. È, per l’epoca, un gioiello tecnologico. Accanto a F1, esce F3: un modello più leggero, con 61 tasti ma senza amplificazione. L’evoluzione segue nel 1994 grazie a F5, con 61 tasti e amplificatori, seguono successivamente F7 e F8. Con il 1995, l’azienda italiana rinnova la notevole serie F introducendo tre nuovi arranger portatili che vanno a celebrare in bellezza questa storia importante. G7 e G8 hanno 61 tasti, sequencer e floppy-disk: hanno un discreto livello di vendite e godono di una buona reputazione sulla stampa specializzata di quegli anni. Il terzo è 7X, versione expander di G7: raccoglie un pregevole consenso fra fisarmonicisti e, soprattutto, chitarristi. Per la cronaca, Farfisa chiude definitivamente la produzione di strumenti musicali nel 1998. Oggi, il nome Farfisa sopravvive per la sola produzione di videocitofoni, ramo d’azienda che era stato ceduto ad altra proprietà nel 1992, probabilmente per fare cassa e ottenere risorse da destinare allo studio e alla produzione di arranger.

Farfisa 7X (chiamata abitualmente Seven X) è il modello su cui ci concentriamo oggi. Dalla vasta collezione di Giorgio Marinangeli, abbiamo infatti l’opportunità di vedere da vicino questo expander: ha 128 suoni mappati secondo lo standard GM dell’epoca, un display luminoso, riverbero e chorus. Permette di salvare 16 voci personalizzate e include una sezione arranger composta da 72 stili di accompagnamento. Le ragioni di interesse sul mercato, rispetto la concorrenza dell’epoca, consiste nella presenza di due ingressi: da una parte è possibile collegare una chitarra e arricchirne il suono con overdrive e distorsore, dall’altra è possibile sfruttare il secondo ingresso microfonico per collegare un microfono e accedere agli effetti di vocoder e armonizzatore; quest’ultimo aspetto, unitamente al fatto di essere un valido lettore di basi MIDI con capacità di visualizzare i testi sullo schermo e collegamento SCART verso i monitor TV, lo rende molto interessante per cantanti e per spettacoli di karaoke. Non possiamo poi tralasciare la capacità aggiuntiva di collegare una fisarmonica. In sintesi, oltre al sequencer a 16 tracce, di fatto 7X è un prodotto versatile e può essere usato come modulo arranger, come semplice expander, come player di Standard MIDI file o come dispositivo per cantanti o serate karaoke. Tutti i dettagli tecnici sono descritti nel blog di Giorgio Marinangeli.

Al giorno d’oggi, la memoria di Farfisa è conservata da Claudio Capponi che, oltre a gestire uno spazio web con informazioni utili, organizza il Farfisa Day, l’evento celebrativo della storia di questa rinomata azienda (l’ultima edizione, l’undicesima, si è svolta lo scorso settembre 2022 nella stessa Castelfidardo). Mi sono rivolto a Claudio come fonte principale delle informazioni qui raccontate e, grazie ai suoi contatti, sono riuscito a raggiungere la testimonianza di Carlo Pierité, colui che, per conto dell’azienda marchigiana, ha inventato il Night & Day, una soluzione tecnica che permette di gestire la contattiera sotto la tastiera in modo da fermare il martellino a 2mm dalla corda e, con il silenziamento, ascoltare il suono soltanto dal generatore sonoro digitale in cuffia. Questo brevetto consente a Farfisa di produrre – ante litteram – il primo pianoforte ibrido della storia.

Tutti gli articoli di Arranger Legacy terminano con la dimostrazione eccellente del prodotto da parte di Marcello Colò. Enjoy!

Roland alza il sipario su FP-E50

Un nuovo pianoforte arranger da Roland? Oh, che bella notizia! Da non crederci.

Fonte: Roland.com

Lo strumento nasce allineato rispetto la strategia recente della casa giapponese in virtù dell’inclusione nella famiglia ZEN Core (consiglio, in materia, la lettura del focus scritto da Stefano Airoldi su SM Strumenti Musicali). La polifonia di FP-E50 è di 256 note. I suoni preset si dividono fra: 38 timbri di pianoforte, 34 di piano elettrico, 36 archi, ben 184 suoni fra organi (con effetto rotary) e pad, 726 timbri di synth. Esiste la possibilità di emulare il tipo di Ambience: Studio, Lounge, Concert Hall, e Cathedral. Gli 88 tasti pesati sono PHA-4 Standard Keyboard, con scappamento e l’impressione al tatto di essere fatti d’avorio. Gli amplificatori offrono 11 W x 2.

Ci interessa approfondire la sezione arranger: ci sono 177 stili di fabbrica. Ogni accompagnamento ha Intro/Ending e due variazioni con stacco di Fill-In. La funzione Interactive consente di arricchire o attenuare l’intensità dell’accompagnamento seguendo la dinamica con cui si suonano i tasti con le proprie mani. Trovo utile la presenza del Chord Sequencer, dotato di 140 tipi diversi di pattern preconfezionati e la possibilità di aggiungerne altri 256 di propria fattura.

È possibile avviare in playback i brani audio oppure registrarne di nuovi: i formati gestiti sono i due più popolari: da una parte WAV: 44.1 kHz, 16-bit lineari e dall’altra MP3 44.1 kHz, 64–320 kbps. Per la cronaca, lo strumento supporta il collegamento Bluetooth.

La scocca è elegante e lo strumento è in grado di far bella figura sia in un contesto casalingo, sia nei piccoli locali per chi suona davanti al pubblico. Bellissimo il colpo d’occhio sul pannello frontale, grazie ad una serie di pulsanti rotondi retro-illuminati ed originali. Per chi canta, FP-E50 mette a disposizione un ingresso microfonico e un discreto armonizzatore vocale. Sulla sinistra, due rotelle sono assegnabili a numerose funzioni (non solo modulazione e pitch bend, insomma), mentre pulsano retroilluminate a tempo di metronomo. 256 locazioni di memoria (scene) possono essere usate per salvare e richiamare le proprie impostazioni personali.

Lo strumento merita un approfondimento: è difficile nutrire dubbi sulla qualità dei suoni Roland, sia per i timbri di pianoforte, sia per l’accesso a tutto il mondo della famiglia ZEN Core. Ci incuriosisce ancor di più la presenza di una sezione arranger che – seppure non molto estesa – tuttavia si rivela ben curata, almeno per quanto emerge dalle prime demo pubblicate sul web. Il posizionamento prezzo (i primi negozi la offrono a 999 euro) è a metà strada fra Yamaha DGX-670 e P-S500, al di sopra quindi degli altri concorrenti: Casio PX-S3100 e Korg XE20.

Bentornata Roland nel mondo degli arranger. Spero che non sia un fulmine a ciel sereno. Ma l’inizio di un grande ritorno per un marchio che ha fatto la storia di questo comparto.

Sito ufficiale: https://www.roland.com/global/products/fp-e50/features/

Oscillazione prezzi degli arranger a gennaio 2023

L’aggiornamento periodico della tabella dei prezzi di riferimento degli arranger è il momento ideale per valutare le variazioni dei prezzi e fare il punto rispetto l’anno precedente. A titolo di chiarimento preventivo, ricordo che questi prezzi sono rilevati direttamente dal mercato, prendendo come riferimento i migliori negozi di strumenti musicali in Italia.

Rispetto il rilevamento precedente (giugno 2022), a gennaio 2023 possiamo osservare tre diverse tendenze:

  1. Per la prima volta da molti anni (complice l’inflazione), una buona parte di modelli si è contraddistinta per un incremento di prezzo, in taluni casi molto sostanzioso (è successo soprattutto in casa Yamaha).
  2. Da una parte i modelli a fine produzione (quelli con scarsa disponibilità residua nei negozi) hanno mantenuto il prezzo o sono calati di poco, dall’altra il concetto di scarsa disponibilità nei negozi si è esteso anche a prodotti che non sono a fine corsa: per questi il prezzo è aumentato.
  3. Per quanto riguarda i modelli di recente produzione, la tradizione di calare il prezzo a distanza di mesi del lancio è stata applicata in modo discontinuo: lo ha fatto Casio, non lo ha fatto (non ancora) Korg.

Fra i top di gamma, compare Ketron Event che si pone sul podio dei modelli più costosi; la serie Korg Pa5X mantiene i livelli di prezzi del lancio; in leggero calo i modelli Ketron della serie SD, con l’eccezione di SD-7 che si fatica a trovare disponibile (è un modello del 2015 e ci sta che non ci siano più scorte).  Il prezzo di Yamaha Genos è in aumento, ma sono altresì presenti promozioni in leggero calo (-3%) rispetto il prezzo di un anno fa.

Nell’area sottostante degli arranger workstation, i prezzi salgono per tutti. Spiccano come variazione più sensibile, quella di Korg Pa1000, che sale del 30% rispetto un anno fa, e Yamaha PSR-SX900 che cresce del 14% (pur restando un modello al top fra i numeri di vendite).

Fra i c.d. “arranger per tutti”, c’è chi sale e chi scende. La coppia Yamaha PSR-EW425 e PSR-E473 eccelle nelle vendite e anche per loro il prezzo è in sensibile crescita. Cala del 20% il prezzo di Korg EK-50: del resto sono gli avanzi di magazzino, vista l’uscita successiva della sua evoluzione, EK-50L. Scendono del 15% i prezzi dei nuovi modelli Casio (CT-S1000V e CT-S500).

In un gradino più basso si trovano i modelli per esordienti, fra cui Casio CT-S400 e CT-S300 anche loro in calo del 12%. Salgono invece del 17% i prezzi dei modelli Yamaha PSR-EW310 e PSR-E360. Crescono di valore anche i modelli più economici della serie CT-X di Casio, generando il dubbio se sia dovuto a numeri di vendite ancora buoni o, semplicemente, alla scelta da parte dei negozi di non cedere sul margine.

Fra i pianoforti arranger, la serie Clavinova CVP-805 si fa sempre più esclusiva superando la soglia dei 6000 euro. Non scherzano nemmeno i modelli CSP che non hanno più promozioni e balzano del +34%, mentre entra a listino la loro versione portatile (P-S500) con un prezzo molto più abbordabile. Nei negozi si è poi registrato il rialzo del prezzo di DGX-670 (+9%) mentre Korg XE20 è sceso dell’8%.

Tutti gli importi di vendita, modello per modello, sono elencati nella pagina dei Prezzi di riferimento degli arranger

Conviene investire in una tastiera arranger nel 2023?

Ricevo un flusso regolare di domande da lettori di questo blog che mi chiedono se – negli anni Venti di questo secolo – sia ancora conveniente investire in una tastiera arranger. Premesso che ognuno di noi è libero di fare quello che vuole con le proprie passioni, devo confessarvi che questa curiosità mi dà l’impressione che, sotto sotto, molti non comprendano appieno il significato delle tastiere arranger rispetto le altre categorie di strumenti a tastiera (synth, workstation, pianoforti digitali, organi, etc.). Forse è il caso di riprendere la materia e fare chiarezza insieme.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Cominciamo precisando che l’offerta di arranger sul mercato è molto ampia: questo aspetto dimostra come, rispetto altri settori di strumenti musicali, quello degli arranger sia in salute. Facciamo qualche nome. In termini generali, potremmo dire che quelli che, negli anni 90 venivano chiamati semplicemente “arranger” oggi possono essere ritrovati nell’area dei modelli di base, dove il prezzo oscilla fra 300 e 700 euro: per Yamaha ci sono PSR-SX600, PSR-EW425 e PSR-E473; i modelli Korg sono EK-50L e i3 (2020); per Casio compaiono CT-S1000V,  CT-S500, CT-X5000 e CT-X3000; per Roland c’è E-X50. Da questa categoria, ci si può muovere verso l’alto per scoprire l’area degli arranger workstation, modelli con funzionalità complete per la produzione musicale in condizioni di portabilità: qui troviamo Korg Pa700 e Pa1000, Yamaha PSR-SX700 e PSR-SX900 e Ketron SD-40. Gli arranger non sono tutti qui, ci sono gli strumenti eccelsi al top di gamma, dove le caratteristiche sono espresse alla massima potenza: Yamaha con la serie Tyros evoluta in Genos, Korg Pa5X (e modelli precedenti come Pa3X e Pa4X), Ketron Event, SD60, SD-9, SD-90 e SD-7. Una categoria a parte è quella magnifica dei pianoforti arranger: Yamaha CVP e CSP (Clavinova), DGX-670 e P-S500; Casio PX-S3100, CDP-S360 e Korg XE20. Citiamo infine, almeno per documentarne l’esistenza, i numerosi modelli di arranger economici dedicati agli esordienti (essenzialmente prodotti da Casio e Yamaha), dove il risparmio sui componenti è mitigato da un livello di qualità dei suoni che è in crescita negli ultimi dieci anni.

Cosa hanno in comune tutti questi modelli? Sono strumenti musicali a tastiera (di solito con 61 tasti, alcuni ne hanno 76 semi-pesati oppure 88 pesati) e un pannello di controllo pieno di manopole, cursori, interruttori e pulsanti che sono il segno distintivo della capacità di concedere una padronanza interattiva totale della propria musica in tempo reale. Sono solitamente dotati di un grande schermo LCD centrale (spesso touch screen) che domina il pannello. Come succede nei migliori synth workstation, anche le tastiere arranger hanno GB di suoni di strumenti campionati di alta qualità a bordo: vanno dagli strumenti acustici come chitarra, pianoforte, suoni orchestrali ed etnici. Hanno poi un’estesa varietà di toni di sintetizzatori come synth lead e pad e un vasto assortimento di kit di batteria acustica ed elettronica. Gli arranger normalmente prevedono la possibilità di suonare in split o in layer con 2, 3 o anche più voci sovrapposte.

Korg Pa5X

Una caratteristica fisica evidente degli arranger è che questi hanno quasi sempre un amplificatore incorporato e altoparlanti che suonano molto bene. Trattasi di una comodità da non trascurare, essendo conveniente usarli quando si suona a casa o in ambienti raccolti.

Ma la caratteristica essenziale rispetto gli altri strumenti digitali è che gli arranger offrono accompagnamenti in tempo reale: la tastiera è in grado di generare basi musicali per chi suona, mettendo a disposizione una vera band o orchestra che accompagna l’esibizione. Tali accompagnamenti (detti anche stili) sono facilmente controllabili a tempo di esecuzione: è possibile accedere rapidamente a introduzioni, strofe, Fill-in, ritornelli, variazioni, special e finali consentendo così di eseguire qualsiasi performance musicale con creatività e immediatezza. Nessun altro strumento sul mercato vi permette di raggiungere con freschezza questa interattività musicale grazie al Database di pattern pronti all’uso. È possibile realizzare qualcosa di simile con gli arpeggiatori multi-timbrici dei synth e workstation o con i loop dei software di produzione musicale, ma ovviamente non è la stessa cosa.

Fonte: Casio Music Gear

Le funzionalità al servizio di chi fa intrattenimento dal vivo spaziano in un largo ventaglio di opzioni: lettori di basi audio, MIDI, karaoke, marker, progressioni di accordi, spartiti digitali e, talvolta, anche player video. I migliori arranger consentono di collegare un microfono e mixare la voce con effetti o generare armonie. Da diversi anni, tutti gli arranger – anche quelli più economici – offrono la possibilità di gestire file audio con la stessa flessibilità con cui in passato si gestivano i MIDI file.

Un altro aspetto specifico degli arranger è quello di essere dotati di “rubriche” di proprie impostazioni a cui attingere rapidamente. Funzioni evolute come SongBook, Registration, Setlist, Playlist e Performance List esistono solo sugli arranger e permettono di cercare facilmente e richiamare in modo intuitivo centinaia/migliaia di impostazioni per essere pronti a suonare i brani giusti nel modo giusto. La creazione di scalette su misura di ogni serata è un altro valore aggiunto. Anche qui, le equivalenti funzioni nei synth workstation sono un “qualcosa di simile”, ma non sono così evolute e semplici da usare.

Gli arranger sono strumenti hardware “tutto incluso”. Chi non lavora con l’hardware, si deve procurare una serie di oggetti diversi da collegare e gestire: master keyboard, schede audio, PC/MAC, software, piattaforma di suoni VST e plugin, DAW, mixer, unità effetti, processore vocale, monitor audio e altro ancora. Con un arranger, si ha tutto compatto in una sola unità: l’accendi e sei subito operativo.

A dire il vero, l’offerta globale odierna di arranger segnala alcuni margini di miglioramento: ad esempio, per avere tasti semi-pesati o pesati, bisogna spendere almeno 2000 euro e questa è una stranezza per me, visto che master keyboard, synth e persino pianoforti digitali hanno tasti decenti a prezzi inferiori. In secondo luogo, anche le plastiche e la robustezza talvolta lasciano a desiderare negli arranger più economici: è come se i produttori nella loro testa avessero assunto che, se compri un arranger a buon prezzo, tu debba mettere in conto una inevitabile fragilità costruttiva. Un’altra assunzione è che soltanto nella categoria top di gamma si possono trovare capacità di modificare i suoni in modo approfondito, mentre per gli altri modelli inferiori, ci si debba sostanzialmente organizzare con i suoni preset e con piccoli ritocchi. Su quasi tutti i modelli sono comunque sempre presenti processori di effetti, EQ e compressore. Piccola nota economica: gli arranger di qualità hanno un prezzo più elevato rispetto gli equivalenti modelli di synth workstation.

Ketron Event

Le scelte fatte dai produttori ci fanno capire che nelle tastiere arranger generalmente si pone più enfasi sui suoni acustici e orchestrali, necessari per creare accompagnamenti realistici: chi presta più attenzione ai suoni di sintetizzatore potrebbe quindi trovare maggiori variazioni di suoni su synth e workstation. La qualità degli stili di accompagnamento è cresciuta molto negli ultimi anni, a favore di un esteso impiego a livello professionale. In passato, i produttori avevano curato con maggiore attenzione il mondo mainstream tradizionale mentre per alcuni generi più attuali (come Dance Pop e Alternative/Indie Rock), non era così facile trovare gli stili sufficienti per soddisfare i gusti più esigenti. Occorre prendere atto che però – anno dopo anno – la situazione è in via di netto miglioramento.

Potrei continuare a lungo, l’argomento si presta a molteplici prospettive di analisi per chi suona, per chi compone, per chi sperimenta o per chi si esercita. Il punto sul quale vorrei chiudere oggi, prima di riprendere l’argomento in altre occasioni, è questo: l’arranger è l’ideale per mettere un musicista nelle condizioni migliori per entusiasmare i presenti, che ci si trovi in famiglia, con gli amici, in un contesto professionale o in un grande teatro. Qui i musicisti hanno a disposizione – giusto sotto le proprie dita – il più ampio numero di soluzioni possibili per arricchire l’intrattenimento. Nelle mani di chi sa suonare, anche nel 2023 questo strumento può far ballare e cantare chiunque, facendo resuscitare il pubblico, anche negli ambienti più scialbi.

Si chiama arranger. Non sottovalutatelo.

Il rapporto 2022 del blog tastierearranger.com

Il tredicesimo anno di vita di questo blog ci ha permesso di raggiungere i due milioni totali di clic: è successo nei giorni scorsi, intorno alla Vigilia di Natale. È un traguardo importante, credetemi. Sapete che sono armato della mia esperienza, della mia curiosità e della mia passione: raggiungere questi numeri di attenzione da parte di voi lettori, continua a farmi provare brividi unici.

Nel corso del solo 2022, abbiamo conseguito i risultati specifici che seguono.

Fra i 46 post pubblicati nell’anno mi piace segnalarne alcuni oggi, con il chiaro intento di stimolare la vostra curiosità e voglia di (ri)leggere.

Innanzitutto, non ci siamo fatti mancare le nostre riflessioni più accorate e appassionate:

Abbiamo cercato di capire il fenomeno della vendita di tastiere arranger usate nel 2022: Speciale | Tastiere arranger usate

Vi abbiamo consigliato la lettura de Il viaggio di Marcello Colò nell’industria musicale italiana.

La stesura dell’articolo su un arranger vintage com Elka OMB 5 ci ha poi condotti a dar vita all’esperienza del Team Arranger Legacy con Marcello Colò, Riccardo Gerbi e Giorgio Marinangeli:

Il mio dovere di cronista mi ha portato a dare nota dei 10 nuovi modelli di arranger usciti nell’anno:

Vi ho raccontato poi di:

Insomma, è stato un anno vivace e sono lieto di sapere che molti di voi continuano a prestare attenzione al pianeta arranger. Se il buon Dio vorrà concedermi il privilegio di resistere e continuare, saremo qui anche l’anno prossimo con altri scritti e testimonianze sulle tastiere digitali con accompagnamenti.

Voi tornate vero?

Fonte foto: Yamaha Keyboards Official Page

Il panorama delle tastiere arranger nel 2022

Dodici mesi fa eravamo tutti qui, in questo blog, a leccarci le ferite, al termine di un anno di apparente crisi di creatività: nel 2021 avevamo toccato il record negativo sotto la prospettiva del lancio di nuovi modelli. Ne erano stati presentati soltanto due quell’anno. Nel 2022, invece, la musica è cambiata di botto. Sono apparsi ben 10 nuovi arranger e, alcuni di questi, sono strumenti con i fiocchi. La nuova realtà ci offre un segnale positivo sullo stato di salute dell’industria musicale. Le novità dell’anno si sono verificate in tre aree distinte del mercato: top di gamma, gli “arranger per tutti” e i pianoforti con accompagnamenti.

Novità fra i top di gamma del 2022

I vertici del comparto sono stati rinnovati per ben due terzi. Korg ha proposto il nuovo progetto Pa5X: abbiamo un produttore che riscrive ex novo il sistema operativo dei propri Professional Arranger- proprio quelli reduci da un ventennale successo – e si presenta al mercato con una piattaforma rinnovata dalle fondamenta: ora le basi ci sono e Korg è nelle condizioni di arricchire e completare di contenuti questa nuova architettura nel corso del 2023 e oltre. Abbiamo poi Ketron che completa la parabola dei propri arranger audio e lancia il suo modello migliore di sempre, Event: il Made in Italy si sta facendo notare nel mondo grazie ad una creatura tecnologica scintillante che dimostra – ancora una volta – come gli italiani siano ancora in grado di dire qualcosa in termini di creatività e tecnologia. Il passo successivo spetterebbe a Yamaha: potrebbe completare il cerchio di rinnovamento dell’offerta globale con il modello successivo a Genos. Staremo a vedere quando lo farà.

Foto di Antoni Shkraba

Novità fra i c.d. “Arranger per tutti” del 2022

Da oltre cinque anni, questa è l’area più vivace del comparto e nel 2022 Yamaha si è presentata con la coppia vincente di PSR-EW425 e PSR-E473, di cui vi abbiamo raccontato il risultato del nostro test. Da parte sua, Casio ha rispettato l’appuntamento annuale calando due interessanti carte: un arranger con prestazioni di sintesi vocale (CT-S1000V, un unicum) e un arranger di base dalle buone qualità sonore (CT-S500). È tornata quest’anno a farsi vedere anche Roland con E-X50: ma, a guardare bene, ci dà l’impressione di considerare ancora marginale il segmento arranger rispetto i progetti globali della casa giapponese.

Novità fra i pianoforti arranger del 2022

L’area dei pianoforti digitali continua a dare segni di vitalità. C’è Yamaha con il lancio di P-S500 dove la sezione arranger è pilotabile dall’app Smart Pianist. E c’è Casio che è uscita nel 2022 con due modelli in re-styling: PX-S3100 mantiene ruggente la serie Privia, mentre un gradino più in basso CDP-S360 si aggira sul mercato ad un prezzo più aggressivo celando una sezione di 200 stili di accompagnamento.

Conclusioni

Insomma, che dite voi? Secondo me, questo 2022 è stato un anno di interessanti movimenti. E, se le novità non vi hanno toccato il cuore, sappiate che i negozi pullulano di ottimi arranger per tutte le tasche. Yamaha, Korg, Ketron, Casio e Roland non sono nate ieri e – come vi raccontiamo da anni in questo blog – ciascuno di noi ha sempre l’opportunità di trovare qualcosa di molto interessante anche fra i modelli che sono in produzione da anni.

Tocca a noi muovere le dita e suonare, suonare, suonare. Fare musica è quello che conta, tutto il resto sono chiacchiere.