C’è stato un tempo in cui il MusikMesse primaverile di Francoforte era l’evento planetario più importante dell’anno per i professionisti e gli appassionati degli strumenti musicali. Successivamente, il ruolo predonimante globale è stato catturato dal Winter NAMM californiano, mentre il Messe teutonico comunque ha mantenuto un peso vivace a livello internazionale in qualità di strategica vetrina di prodotto. Ma il progressivo ed inesorabile calo di visitatori e di attenzione da parte dei media, così come registrato negli ultimi anni, ha provocato un’inevitabile trasformazione, tangibile in questa edizione del 2019.
Al MusikMesse 2019 non mancano le novità e le sorprese: occorre però armarsi di occhi nuovi e di tanta curiosità musicale.
Si sono rarefatti gli ampi stand dei grandi produttori di strumenti musicali con tutti i prodotti tirati a lucido e schierati pronti per la prova della massa di visitatori. Ci sono rare eccezioni fra cui Kurzweil, che si è presentata al Messe in pompa magna con l’annuncio di PC4. Gli spazi della fiera sono stati ripresi da business center e da produttori diversi dove, a sorpresa, hanno preso il sopravvento i produttori artigianali del Made in Italy specialisti nella liuteria, nella produzione degli strumenti a fiato e nella realizzazione di fisarmoniche, come stanno ben documentando in questi giorni i colleghi della redazione di SM Strumenti Musicali. Persino Nord Keyboard che, in contemporanea con la fiera, ha lanciato il Nord Grand piano con tastiera pesata di fattura Kawai, si è defilata in un hotel nelle vicinanze del MusikMesse, senza esporre alcunché in fiera.
Kurzweil PC4, novità al MusikMesse 2019
Va da sé che questo nostro blog delle Tastiere Arranger si è dovuto adeguare. Quest’anno non abbiamo l’occasione di raccontarvi gli stand degli espositori, come eravamo soliti fare da molti anni. Non vi è traccia di novità che possano scuotere l’attenzione dei suonatori di arranger, con la sola eccezione del produttore cinese Medeli sotto l’egida del distributore Frenexport: sono tastiere di cui l’amico Riccardo Gerbi ha pubblicato recentemente un interessante carrellata sulla rivista web SM Strumenti Musicali. La lettura è consigliata a tutti voi.
Dulcis in fundo, nonostante il silenzio di Francoforte, circolano voci di corridoio secondo le quali Yamaha sia in procinto di ufficializzare qualche interessante novità a breve. E allora restiamo attenti e sintonizzati!
Visto dall’esterno, il mondo di chi acquista tastiere musicali potrebbe apparire come un club esclusivo frequentato da snob diplomati in pianoforte al Conservatorio e da talenti naturali usi a programmare suoni digitali con effetti speciali.
A dire il vero, la comunità degli appassionati delle tastiere digitali è molto più larga: ragazzi entusiasti, semplici appassionati, studenti di musica, musicisti amatoriali, tastieristi provetti, dilettanti allo sbaraglio, professionisti alla ricerca di momenti di svago, chitarristi alla ricerca di ritmi e accompagnamenti, direttori di coro, busker che suonano tastiere portatili funzionanti a batteria nei posti più improbabili (e devo dirvi che, per testimonianza diretta, questo è un fenomeno alquanto diffuso nelle piazze di fredde città del nord Europa come Olanda, Belgio e Gran Bretagna).
Tutti costoro non cercano strumenti digitali professionali al top di gamma: no di certo. Il loro orizzonte è quello delle tastiere leggere ed essenziali: la loro fortuna è che oggi si trovano – a buon prezzo – tastiere con suoni e funzioni che sino a ieri erano riservati solamente a prodotti di alto rango. Per questo motivo, ho scritto lo speciale sulle Tastiere Entry Level. E’ uscito oggi su SM Strumenti Musicali.
Va da sé che questa lettura è vivamente consigliata a quanti si sono riconosciuti in una situazione fra quelle raccontante qui sopra. Fate clic qui.
Yamaha PSR-EW410 ancora nel suo imballo: è fra le tastiere presenti nella rassegna pubblicata oggi su SM Strumenti Musicali
Vi avevo promesso che avremmo letto insieme i risultati dell’edizione 2019 del Winter NAMM, ovviamente sotto la prospettiva arranger. In sintesi? Non avevamo grandi aspettative e quindi oggi, alla fine dell’evento, non proviamo nemmeno grandi delusioni.
Ricordate il mio resoconto di fine 2018, quando ho cercato di tratteggiare il panorama dell’offerta arranger sul mercato? Bene, rispetto la situazione fotografata a capodanno, oggi direi che questa fiera ha portato pochissime variazioni. Nulla di sconvolgente. Ricapitoliamo insieme.
Winter NAMM 2019 ha chiuso le porte
Nello stand Yamaha abbiamo visto molti prodotti nuovi, come nella tradizione del produttore di strumenti musicali numero 1 al mondo. In breve, l’elenco delle novità comprende PSR-E360, una tastiera arranger per esordienti, Sonogenic SHS-S500, una keytar per il puro divertimento, e una simpatica clavietta Pianica P-37E. Fra i nuovi pianoforti Arius, c’è un modello YDP-184 dotato di una manciata di ritmi (faccio fatica a chiamarla sezione arranger), mentre è più interessante il pianoforte portatile P-121 che potrebbe mietere successi come i suoi predecessori: include 20 styles di due tracce (batterie e basso) per suonare con scioltezza in base all’atmosfera che si vuole creare. Richiede approfondimenti! Ovviamente c’era molto di più allo stand, che ve lo dico a fare: lasciatemi solo citare in conclusione i due sintetizzatori piano-oriented CP73 e CP88.
Nello stand Korg c’è la novità più importante del comparto arranger: la presentazione di NEXT, la versione 3.0 di Korg Pa4X di cui vi abbiamo già raccontato tutto nei giorni precedente la fiera. Korg ha rinnovato il proprio listino con la presentazione di MINILOGUE-XD, KROME–EX, VOLCA DREAM, VOLCA MODULAR, KRONOS 2 e KROSS 2. Mi piacerebbe ritornare su quest’ultimo modello, in particolare, per approfondire la conoscenza dell’arpeggiatore polifonico, così vicino “concettualmente” ai ritmi e alle tracce di un arranger.
Nello stand Casio hanno fatto capolino i due nuovi pianoforti Privia e cioè PX-S1000 e PX-S3000: il secondo dei due è un vero pianoforte arranger, grazie alla dotazione standard di 200 timbri, 200 stili e funzioni di songwriting. Anche questo modello richiede un approfondimento per il nostro blog.
Nello stand Dexibell si sono potuti vedere e ascoltare i nuovi pianoforti da palco VIVOPRO S7 (88 tasti) e S3 (73 tasti), il cui arricchimento più interessante riguarda l’introduzione della meccanica Fatar TP40 Graded Hammer.
Nello stand Kurzweil c’è stata la carrellata di tastiere portatili a buon prezzo. Kurzweil utilizza questi strumenti arranger per entrare nel settore consumer e non per introdurre la sua qualità rinomata nelle tastiere di primo ingresso: KP300X, KP200, KP150, KP70 e KP30.
Nello stand Roland continuano a latitare gli arranger. Interessanti comunque le novità nell’area pianoforti digitali con GO:PIANO88 (il primo strumento integrabile con Alexa), i nuovi pianoforti verticali eleganti della serie LX e un interessante FP-10 che si preannuncia come il diretto concorrente di Yamaha P-121 e Casio PX-S1000 che abbiamo citato qui sopra.
E’ tutto qua. Per ora. Lasciamoci con tre filmati registrati da Kraft Music in cui sono stati cuciti i momenti migliori delle performance avvenute nei vari stand. Alla prossima!
Il celeberrimo organo Hammond utilizzava la sintesi additiva delle forme d’onda armoniche per generare i suoni, grazie a ruote elettro-meccaniche (e non ad oscillatori!). Anche nelle tastiere digitali attuali, dove tali suoni sono riprodotti con tecnologie totalmente diverse rispetto l’originale, è possibile emulare il controllo delle armoniche fondamentali mediante lo stesso tipo di cursori (drawbar) e altri tasti: i drawbar in particolare hanno rappresentato – sin dalla loro apparizione – un’invenzione originale.
Organo Hammond esposto al Museo degli Strumenti Musicali di Hamamatsu (Giappone)
Funzionamento dei drawbar
I drawbar sono un insieme di cursori variabili che rappresentano un tono fondamentale e otto tratti della serie armonica relativa a quel tono. Possono essere regolati come i fader di una console di missaggio e hanno scatti incrementali contrassegnati da 0 a 8. La posizione 0 significa che quel tono è in silenzio. Un musicista può miscelare i livelli di volume di ciascuna armonica sia per creare colori di tono diverso sia per controllare la gamma sonora complessiva della tastiera.
Le impostazioni sono tipicamente trascritte in base agli incrementi dei nove drawbar in sequenza, ad esempio: 888800007 che genera un bel suono grasso grasso da usare nel rock. I cursori sono facili da manipolare in tempo reale e la loro impostazione è sempre ben visibile a colpo d’occhio. La maggior parte degli organisti ha memorizzato le proprie impostazioni preferite dal modo in cui i nove drawbar appaiono visivamente e non dalle impostazioni numeriche. Le impostazioni incrementali possono funzionare nella registrazione in studio ma non così bene nel mezzo di un assolo quando si ha bisogno di agire sulle armoniche per variare il suono interattivamente. Nei numerosi filmati su YouTube, potete osservare come, per ottenere il giusto colore del suono, la maggior parte degli organisti è solito regolare costantemente i drawbar mentre suona.
Ci sono altri controlli importanti per suonare i campioni di organo Hammond come gli effetti di percussione, key on/off, leakage e rotary speaker (Leslie) ma per ora ci fermiamo qui: questo blog è dedicato agli arranger e non specificamente agli organi (ne producono ottimi esemplari Hammond-Suzuki, Dexibell, Crumar, Roland, Viscount, Clavia Nord e altri piccoli produttori). Il nostro interesse odierno dunque è quello di verificare la presenza di controlli drawbar fra gli arranger.
Dettaglio sugli slider di un arranger (Korg Pa4X in questo caso) utilizzabili come drawbar nei suoni d’organo
Alla caccia di suoni d’organo fra gli arranger
Le ammiraglie sono solitamente (ma non tutte) dotate dei nove slider fisici che sono sempre il modo migliore e più comodo per controllare le armoniche dei suoni d’organo Hammond. Alcuni arranger dotati di schermo touch-screen permettono di regolare gli incrementi dei singoli drawbar sulla superficie tattile del display. Infine, gli arranger governati da pulsanti fisici hanno pulsanti up/down per aumentare o diminuire gli incrementi 0-8.
Vediamo ora quali modelli arranger a listino sono dotati di drawbar: nella tabella che segue, sono ordinati in base al prezzo decrescente e raggruppati fra loro secondo modelli omogenei. I modelli che non hanno alcun controllo dei drawbar non sono qui menzionati, anche se provvisti di una valida sezione di suoni d’organo preset.
Arranger a listino con drawbar
Conclusione
Vi lascio con due filmati in sequenza. Dapprima vediamo un breve ma interessante filmato in cui emerge la bravura di Martin Harris nel suonare gli Organ Flutes di Yamaha Genos. E poi, a seguire, Tony White di Bonners Music illustra brevemente le caratteristiche dei suoni d’organo su Korg Pa4X.
Ieri, ultimo giorno dell’anno, abbiamo fatto insieme il punto sul comparto arranger del 2018. E oggi cominciamo l’anno nuovo tirando le somme sulle evoluzioni di questo blog negli ultimi 12 mesi.
Suonatore di Yamaha DGX-650B in via Roma a Torino
Realizzazioni del 2018
Letture Quest’anno 2018, il blog Tastiere Arranger ha registrato oltre 183.000 clic a fronte di 67.000 visitatori unici. Negli ultimi mesi dell’anno le letture giornaliere si sono stabilizzate su una media di 562.
Format Nel mese di marzo, ho migliorato il formato del blog, registrato il dominio tastierearranger.com e – per facilitare la vostra lettura – rimosso gli inserti pubblicitari che l’hosting di WordPress infilava in mezzo al testo.
Articoli In tutto l’anno, ho pubblicato 59 articoli: qui sotto ho selezionato per voi i titoli che hanno suscitato il maggiore numero di clic. Nel caso vi siate persi qualcosa, questa potrebbe essere l’occasione buona per recuperarne la lettura.
Yamaha Genos dalle ceneri di MusicFinder nasce Playlist
Suonatore di Roland GO-Keys in Oxford Street a Londra
Collaborazione con SM Strumenti Musicali
E ancora, sempre in questo lungo 2018, ho aumentato la mia produzione letteraria per la testata web guidata da Luca Pilla; sotto la supervisione di Riccardo Gerbi, caporedattore area tastiere, ho pubblicato diversi articoli su argomenti fondamentali per gli appassionati di arranger. Ovviamente ve ne consiglio caldamente la lettura:
Mi sembra che ci sia stato abbastanza materiale quest’anno per la vostra lettura. Voi che dite? Spero di essere riuscito a stuzzicare il vostro interesse sulla materia tastiere arranger e di aver conquistato l’attenzione da parte di qualche nuovo collega tastierista. Ora non ci resta che passare all’azione e suonare, suonare, suonare, suonare.
Nel ringraziare tutti i lettori per l’attenzione prestata, vi auguro di trascorrere un buon anno nuovo, nella speranza che possiate dedicarvi alla musica dei vostri sogni e, sopratutto, possiate sperimentare una vita autentica, degna di essere vissuta. Dio ci benedica tutti.
Anche quest’anno, il capodanno è l’occasione per fare il punto sul comparto arranger e per tirare le somme dopo dodici mesi filati. Facciamolo insieme.
Ammiraglie Il 2018 è stato dominato essenzialmente dalla visibilità di due modelli: Yamaha Genos e Ketron SD90. Da una parte, abbiamo la workstation arranger più possente che la casa di Hamamatsu possa mai avere immaginato: la nuova interfaccia touch screen ha semplificato concretamente la gestione della vasta libreria di suoni sorprendenti, mentre l’esteso repertorio di stili musicali di ottima fattura e l’abbondante dotazione di tecnologie innovative hanno fatto il resto. Dall’altra parte, la casa di Ancona ci ha colpiti con il lancio di un modulo arranger che, badando alla sostanza, si distingue per l’elevato tasso di realismo capace di “bucare” il mix e riempire la pista in sala. In disparte, Korg si è concentrata sul difendere le posizioni guadagnate nel 2017 a seguito del profondo rinnovamento rilasciato su Pa4X Version 2.0.
Yamaha Genos
Arranger medi Questo segmento intermedio di prodotti è stato abbastanza tranquillo nel periodo: da tempo infatti Yamaha e Korg si dividono indisturbate questo pezzo profittevole di mercato grazie alle rispettive accoppiate di modelli PSR-S975/S775 (testé rinnovati nel 2018) e Pa1000/Pa700. A latere, Roland sembra essersi eclissata dopo essere stata leader di quest’area per lunghi anni: non percepiamo segnali a distanza di tre anni dal timido lancio di E-A7.
Arranger apri-pista Abbiamo notato più vitalità nel segmento di base degli arranger. Innanzitutto, Korg ha fatto il proprio ingresso in campo con l’uscita di EK-50, modello scaled down di cui onestamente dobbiamo ancora misurare per bene i dettagli. Casio ha confermato la propria presenza stabile inaugurando la nuova serie CTX (con CT-X5000 al top), dove l’innovazione principale consiste nel motore sonoro AiX. Yamaha ha rinnovato il proprio catalogo con PSR-E463 e PSR-EW410 introducendo la possibilità di campionare i suoni dall’ingresso AUX-IN e la modalità Groove Creator utile per i DJ set. Discrete le vendite di RolandGO-Keys, una tastiera a buon prezzo con suoni discreti e una modalità arranger irrituale, tutta da scoprire.
Casio CT-X5000
E domani: il rapporto del blog Tastiere Arranger
Prepariamoci ora a chiudere in bellezza il 2018. Domattina saremo di nuovo qui: ci faremo gli auguri per l’anno nuovo in occasione della pubblicazione del rapporto annuale 2018 del blog Tastiere Arranger.
Per una volta in questo blog non parliamo di strumenti, ma di musicisti. Parliamo di pianisti, tastieristi e organisti in particolare. Ecco a voi dieci nomi: anche se non hanno mai occupato i grandi titoli, sono di tutto rispetto. Non era il mio intento quello di elencare i dieci artisti rock più bravi alle tastiere in assoluto: del resto, la mia lista non contiene i nomi di celebrità universalmente acclamate come Keith Emerson, Rick Wakeman, Tony Banks, Jordan Rudess, Jon Lord, Ray Manzarek, Joe Zawinul, Chick Corea e così via. Gli artisti della mia lista sono pianisti e organisti che ho ammirato e seguito, alcuni di questi da tantissimi anni. Questa è solo una lista dei miei artisti preferiti e non è nemmeno definitiva: voi potete fare la vostra e condividerla nei commenti, se volete. L’ordine non significa una classifica: i numeri da uno a dieci sono puramente casuali.
1. Billy Preston
Il primo della serie è il compianto Billy Preston (1946-2006) dalla carriera ampia e variegata. A 10 anni era un ragazzo prodigio e già suonava per Mahalia Jackson, negli anni ’60 suonava abitualmente per Little Richard. E’ diventato celebre in Europa per aver suonato con i Rolling Stones e i Beatles (è suo l’organo in Let It Be). Qui lo vediamo in una versione istrionica e veemente di That’s the Way God Planned It da cui potete percepire la disinvoltura e la padronanza del palco.
2. Jools Holland
Il numero due della lista è Jools Holland. Questo signore non è solo il conduttore della più nota trasmissione televisiva musicale Later… trasmessa dal 1992 ad oggi sulla BBC 2 britannica: Jools è anche un valente pianista solitamente accompagnato dalla Rhythm and Blues Orchestra che lo segue nelle tournee del vivo. Ammiriamo Jools in Grand Hotel, video promozionale girato in occasione del suo album del 2016: Piano.
3. Nina Simone
Non posso fare a meno di citare Nina Simone (1933-2003), un’artista dal talento unico: passione e coraggio l’hanno portata a brillare nel firmamento delle stelle della musica. Se avete la possibilità di accedere a Netflix vi consiglio la visione di What happened Miss Simone? È la storia della sua vita: ne resterete affascinati. Vi propongo una registrazione live del 1976: I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free da cui si intuisce che, solo per uno scherzo amaro del destino, il talento di Nina non ha avuto dalla vita quello che avrebbe meritato.
4. Benmont Tench
Il quarto artista si chiama Benmont Tench: è stato il pianista di Tom Petty & the Heartbreakers. Ho avuto la fortuna di vedere questo mitico gruppo dal vivo negli anni ’80 a Torino e devo confidarvi che è stato uno dei concerti più appassionanti della mia vita. Nel 2014 Benmont ha pubblicato un album solita il cui singolo You Should Be So Lucky ci dà un saggio della propria tecnica pianistica in pura ispirazione rock & blues.
5. Roy Bittan
Siamo al quinto artista, un maestro del pianoforte prestato al rock’n’roll. Si chiama Roy Bittan. Il suo nome è legato alla lunga storia di successo della E Street Band di Bruce Springsteen (l’ho ammirato di persona a San Siro, nel giugno 1985). Al di là della collaborazione con il Boss, Roy va citato per un bellissimo album di strumentali pianistici (Out of the Box) e per la partecipazione alla registrazione in studio con i Dire Straits di Tunnel of Love, brano che ha contribuito a portare alla storia grazie agli ampi arpeggi pianistici finali. Il filmato che vi propongo riporta Bruce Springsteen al mitico concerto al Madison Square Garden di New York nel 2000: seguite il lavoro al piano di Roy per tutta la durata del brano e non serve aggiungere altro.
6. Seth Farber
Voglio citare ora il nome di Seth Farber, un pianista che non ha mai raggiunto la celebrità, ma che personalmente ho apprezzato come musicista al servizio di Willy De Ville (l’ennesimo grande artista sottovalutato dal grande pubblico ma amato con passione estrema dai propri fan; per la cronaca, Willy è scomparso nel 2009). Dicevamo di Seth Farber: questo pianista dispone di una tecnica versatile che gli consente di essere aggressivo nei brani rock, torrido nei ritmi latini e dolcissimo nelle ballate. Purtroppo, non si trova molto su YouTube su Seth e ho dovuto scegliere per voi un brano molto intimo in cui accompagna al piano il compianto Willy De Ville in Spanish Harlem. Un’esecuzione accorata ed appassionata.
7. Georgie Fame
Vorrei farvi ora il nome di Georgie Fame che aveva goduto una certa celebrità negli anni sessanta con diversi singoli di successo. A partire dalla fine degli anni ’80 era ritornato a suonare dal vivo per accompagnare all’organo Hammond, il vate irlandese Van Morrison, in numerose tournèe. Ero tentato di proporvi lo splendido lavoro di Georgie con il più classico dei brani di Van Morrison cioè Moondance, ma poi ho cambiato idea, quando ho trovato questo gioiello di feeling, atmosfera, nostalgia e (anche) divertimento in cui Georgie gioca all’organo duettando con Van in Vanlose Stairway.
8. Steve Nieve
Il numero otto della serie è Steve Nieve. Per anni ha suonato il piano e l’organo con i diversi gruppi guidati da Elvis Costello e con i Madness. A seguire, si è dedicato ad una discreta carriera da solista. Osservate la sua bravura al pianoforte in questa registrazione del 2015: Muriel On The Beach.
9. Sara Bareilles
L’artista numero nove è la giovane Sara Bareilles. Con lei veniamo ai giorni nostri. Sara è una cantante pop di successo dell’ultimo decennio. E’ anche autrice dei propri brani; da un paio d’anni, si è fatta notare nel mondo di Broadway grazie allo spettacolo Waitress e all’interpretazione della parte di Maddalena nell’acclamatissima diretta TV di Jesus Christ Superstar nella notte di Pasqua 2018. Qui la vediamo nel suo ultimo singolo Armor dove potete apprezzarne la personalità.
10. Warren Zevon
Terminiamo la rassegna con Warren Zevon (1947-2003) anche lui è già passato a miglior vita. La sua tecnica pianistica era essenziale, robusta e particolarmente ritmica. Mi piaceva per questo, appartiene alla stessa scuola di Roy Bittan e Benmont Tench: niente fronzoli e tutta sostanza travolgente da blue collar rock. Questa è Excitable Boy, uno dei suoi migliori successi nei primi anni ottanta. This is my generation. Che nostalgia.
Chissà quanti fra di voi, lettori abituali di questo blog, suonate l’organo liturgico o le tastiere durante le celebrazioni in chiesa. A me succede talvolta, a dire il vero sempre più di rado: da tempo infatti , se posso, preferisco farmi da parte e dare spazio alle giovani generazioni. Tuttavia, salta sempre fuori la necessità di fare il tappabuchi e mi tocca prendere il mio strumento arranger (e qui la portabilità è tutto!), caricarlo in auto e raggiungere la mia chiesa oppure quella dove si svolge un matrimonio o una celebrazione particolare.
Organi liturgici portatili
Da secoli, lo strumento più adatto all’uso liturgico è l’organo. Ci sono sul mercato diversi strumenti digitali portatili che sono idealmente candidati a questo scopo. La giovanissima Dexibell propone due modelli diversi: Classico L3 per il repertorio più “esatto” e Combo J7 per l’emulazione Hammond; entrambi i prodotti includono diverse varianti di pianoforti acustici ed elettrici, archi e altri strumenti acustici tali da coprire un’estesa paletta sonora. Un’azienda italiana di lunga tradizione è Viscount che offre due modelli portatili di organo: Legendo Solo è l’organo che simula le ruote foniche tonewheels e Cantorum VI Plus che si distingue per la parte più classica. Orla, ancora un’azienda italiana, offre Stage Concert uno strumento con 88 tasti pesati che si presta ad essere un ibrido fra organo, pianoforte digitale con piccola sezione arranger. E poi c’è Ahlborn con il modello Parvus II, organo portatile costruito intorno al processore DRAKE della compianta Generalmusic. Il mondo dei cloni di organi portatili Hammond è molto più vasto e il mercato offre un discreto elenco di strumenti da diversi produttori (Clavia Nord, Roland, Crumar, DLQ e Hammond-Suzuki ovviamente), ma qui mi fermo, altrimenti uscirei dal seminato di questo blog.
Dexibell Classico L3
Suonare un arranger in un contesto liturgico
Del resto questo sito è dedicato agli arranger e, su questo terreno, vorrei tornare a condividere le mie riflessioni. Qualsiasi arranger si presta “sulla carta” ad essere utilizzato in chiesa per accompagnare un coro: Korg, Yamaha, Ketron, Roland, Casio e così via. Ovviamente, suonare un arranger in chiesa non è la stessa cosa come farlo su un palco, in balera o al ristorante. Innanzitutto, il punto essenziale è che qualsiasi strumento utilizzato nella liturgia, serve essenzialmente per accompagnare e sostenere il canto e, in certi momenti. per riempire il silenzio dell’azione liturgica, aiutando i partecipanti a mantenere la concentrazione. Personalmente, faccio spesso ricorso ai suoni d’organo presenti sul mio arranger, sia classici sia moderni. Talvolta passo all’uso di pad e tappeti d’archi, al pianoforte acustico o al piano vintage EP. In molte situazioni, un suono di pianoforte acustico in layer con un pad rappresenta la condizione più efficace. Quando è presente anche un chitarrista, mi trovo molte volte a suonare le parti di basso. Cerco di non caricare troppo gli effetti ed evito tutto il resto, di solito. Se mi trovo a suonare da solo e il coro da guidare è fatto di ragazzi giovani, faccio anche ricorso a qualche stile di accompagnamento nei brani più ritmati.
Per quanto riguarda i suoni classici d’organo, vale la pena segnalare che alcuni arranger possono essere estesi con pacchetti dedicati come Church Organ per Yamaha e #01 Church Organ per Korg.
Musica per il worship negli USA
Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, al contrario della vecchia Europa, la musica religiosa moderna sta vivendo un periodo di grande popolarità: il repertorio worship è molto vasto e brulica di artisti che vi si dedicano con passione. Provate a cercare da voi Christian Music su Spotify, Deezer, Amazon Music o Apple Music e potrete intuire le dimensioni e la varietà di questo fenomeno musicale. La crescita continua dagli anni 90 ad oggi e, secondo Billboard, negli USA le vendite della musica di ispirazione cristiana sono superiori a quelle della musica classica, jazz, latin, new age e delle colonne sonore.
Yamaha spinge PSR-S975 e PSR-S775 per la musica worship
Data questa situazione, recentemente Yamaha USA ha dato vita ad una serie di azioni promozionali volte ad attirare l’attenzione del mondo dei tastieristi di worship su PSR-S975/S775: ne è un esempio questo video tutorial dedicato ai musicisti che accompagnano il canto dell’assemblea in condizioni di One Man Band. Una realtà nella quale, per la cronaca, l’arranger si trova ben attrezzato grazie ad un valido arsenale di suoni, all’amplificazione di bordo, alla possibilità di utilizzare basi MIDI o MP3, alla disponibilità di collegare un microfono per cantare con un’armonizzatore vocale e, infine, alla capacità di proiettare i testi delle canzoni.
Prima di chiudere, vorrei segnalarvi una giovane artista che, dopo essersi dimostrata una brava autrice e interprete di musica worship, ha raggiunto nel 2018 la cima delle classifiche e di download negli USA. Si chiama Lauren Daigle: da un paio di mesi sto “consumando” il mio abbonamento di musica streaming ascoltando all’infinito il suo ultimo album Look Up Child. Lauren non è un fulmine a ciel sereno: nella sua musica e nella sua voce potete trovarci un po’ di Adele e di Amy Winehouse. Ma vale la pena davvero ascoltarla.
Esibirsi con Roland GO:KEYS a Picadilly Circus (Londra, 2018)
Nei giorni scorsi, mentre aggiornavo la tabella dei prezzi indicativi degli arranger sul mercato, è stato inevitabile osservare il generale assestamento dei prezzi che ha avuto effetto su tutti i modelli lanciati nella prima parte del 2018. Rispetto l’aggiornamento precedente, che risaliva ad aprile, colpisce il fatto come il mercato si sia già adattato, rinunciando a sfruttare più a lungo quell’effetto novità che permette solitamente di cogliere migliori profitti nel primo ciclo di vendite, quando gli appassionati di particolari modelli e definiti marchi sono disposti a spendere un po’ di più pur di avere a disposizione l’ultima novità.
Il business degli strumenti musicali è così arduo ai giorni nostri, da accelerare ancor più la fase di passaggio dal prezzo-novità al valore regolare di vendita?
Il fenomeno è trasversale, avendo coinvolto i modelli al top di gamma, quelli medi e i più economici. Sono esclusi i modelli usciti da luglio in poi come Korg EK-50, Ketron SD90 e SD60: per loro, effettivamente, sarebbe stato davvero troppo presto.
E’ un buon segno?
In genere, la discesa dei prezzi può rallegrare i consumatori perché possono accedere più agevolmente ai prodotti desiderati. Tuttavia, questo aspetto ci deve fare pensare: un calo generalizzato dei prezzi comprime il margine dei commercianti e, indirettamente, quello di tutta la filiera che li precede: distributori, produttori, progettisti e artisti.
E un mercato che vive da anni un periodo critico, come quello degli strumenti musicali, potrà continuare ad evolvere nell’innovazione solo fino a quando sarà sostenibile. Il giorno in cui non ci saranno più margini di guadagno, le case potrebbero essere costrette a ridurre gli investimenti, rinunciando sempre di più alla ricerca e alla realizzazione di modelli nuovi. Ricordiamo quanti importanti attori sono già scomparsi dalla scena delle tastiere con accompagnamenti: Generalmusic, Technics, Farfisa…
Esultiamo pure per il calo di prezzi, ma facciamolo nella speranza che non sia una vittoria di Pirro. E, mi raccomando, andiamo a visitare ogni tanto i negozi di strumenti musicali. Che sia la volta buona in cui troviamo la tastiera arranger che stavamo cercando?
Erano anni che mi frullava nel cervello. Era troppo tempo che ci giravo intorno. Poi la frenesia dei giorni nostri, le priorità giornaliere, i mille impegni prendevano il sopravvento e continuavo a suonare le mie tastiere sul vecchio e classico supporto a X. E così rimandavo la decisione di cambiare cavalletto. Eppure quante volte mi trovavo a suonare in condizoni di oscillazione, quasi un dispetto nei momenti in cui mi infervoravo sul suono di pianoforte tirando i miei migliori fendenti sui tasti per sfruttare la gamma dinamica del suono. Lo sapevo bene che quello che faceva per me era un supporto diverso. E così finalmente sono passato all’azione.
Il prodotto che ho trovato disponibile è quello distribuito da GEWA (società tedesca con produzione in Cina). E’ un modello universale che, essendo regolabile in lunghezza ed altezza, può essere usato per apparecchi acustici ed elettronici, tastiere e pianoforti elettrici: che la vostra tastiera abbia 61, 76 oppure 88 tasti, non importa perché questo supporto è in grado di essere adattato in lunghezza. La capacità massima di carico è di 50 kg, per cui non dovrebbero esserci limiti di utilizzo con gli strumenti a tastiera sul mercato.
Un aspetto importante è la possibilità di regolare le gambe del supporto in altezza: nel caso in cui non possiate agire sull’altezza dello sgabello o della sedia, vi permette di posizionare la tastiera alla distanza giusta da terra. Ricordate la regola aurea per suonare a lungo con efficacia ed evitando torcicollo, dolori cervicali e mal di schiena: il braccio deve essere sullo stesso piano della tastiera e parallelo rispetto il pavimento: se il braccio è troppo basso rispetto la tastiera, non sfruttate tutto il peso del corpo, se è troppo alto, il polso sarà in una posizione che vi renderà difficile suonare forte con le vostre dita. Questo cavalletto GEWA può essere facilmente richiuso e pesa 6,8 kg. Potete quindi piazzarlo in qualsiasi angolo della vostra casa e poi smontarlo per un facile trasporto nel caso dobbiate recarvi a suonare da qualche parte.
Io qui mi sto riferendo alla tastiera ma, capirete da voi che la forma a tavolino consente l’utilizzo di questi supporti anche per altri scopi: potete posizionare il mixer, un modulo arranger, il PC o altre console di controllo.
La solidità trasmette tranquillità e il modello GEWA si può trovare a meno di 40 Euro.
Naturalmente, ci sono altri prodotti equivalenti sul mercato: ad un prezzo comparabile c’è lo Stagg MSX-A1; invece il Quik Lok WS/420 si trova dai 55 Euro in su; il prezzo di Soundsation KS60 si aggira sui 59 Euro, mentre il Proel EL720 costa 75 Euro. Al top dei prezzi c’è il pregevole Koenig & Meyer 18950 che può raggiungere i 130 Euro. La qualità dei materiali, le possibilità di estensione, il peso e i costi di distribuzione fanno la differenza del prezzo.