Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Orientarsi fra i diversi modelli di tastiera in base al peso e alla dinamica dei tasti

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I tasti non sono tutti uguali

Quando si parla di risposta e di tocco dei tasti, si sta affrontando un tema utile per comprendere la qualità di una tastiera moderna. Le possibilità possono variare moltissimo da un modello all’altro: è importante quindi capire come funziona la risposta dei tasti e apprendere le caratteristiche specifiche di ciascun modello. Oggi affrontiamo insieme tali aspetti in modo essenziale, senza entrare troppo nei dettagli meccanici costruttivi, per restare a favore di chi – digiuno della materia – è alla ricerca delle informazioni di base per orientarsi tra i diversi modelli.

Sensibilità al tocco

Cominciamo distinguendo due macro-categorie: le tastiere dinamiche (cioè sensibili al tocco) e quelle non dinamiche.

Il termine “dinamica” corrisponde al cambiamento di volume: le tastiere dinamiche dispongono di un meccanismo sensibile alla velocità che il musicista può controllare premendo i tasti. L’informazione su come sono premuti i tasti (dolcemente o con decisione) viene trasferita al motore sonoro ottenendo volumi diversi di esecuzione. Lo strumento a tastiera tipicamente sensibile alla velocità è il pianoforte acustico: può produrre una gamma dinamica eccezionalmente ampia. Anche i piani elettrici (Rhodes, Wurlitzer e Clavinet) sono sensibili alla dinamica, anche se con una ridotta ampiezza delle velocità possibili. Con l’avvento di strumenti digitali, i progettisti hanno dovuto inventarsi un meccanismo che potesse replicare il controllo della velocità come avveniva sui pianoforti tradizionali; lo hanno fatto introducendo due sensori, il primo sulla parte superiore del tasto (a tasto non premuto) ed il secondo sulla parte inferiore, dove il tasto arriva a fine corsa quando viene premuto a fondo: la velocità con cui il tasto si sposta dalla posizione superiore a quella inferiore, determina il livello dinamico. E’ molto semplice, anche voi quando suonate piano, premete il tasto lentamente, quando suonate forte, invece, lo premete più velocemente. Tutto qua. La velocità viene misurata e tradotta in valori numerici (solitamente da 0 a 127) che, secondo il protocollo MIDI, determinano la forza con cui si suona in valori dinamici diversi.

Ci sono poi le tastiere non dinamiche: queste hanno tasti che non rilevano alcuna velocità. La nota suona o non suona: l’intensità è la stessa e non serve a nulla premere più o meno forte i tasti.  Appartengono a questa categoria di strumenti l’organo a canne, gli organi combo, gli organi da teatro e il clavicembalo. Quando sono apparsi i primi sintetizzatori analogici negli anni sessanta, questi usavano tastiere da organo e questo spiega perché non avevano dinamica. Solo con l’arrivo della sintesi digitale e dei sintetizzatori MIDI, la sensibilità al tocco è diventata molto più comune.

In alcune tastiere dinamiche, una volta premuto il tasto, è possibile variare la velocità facendo pressione con le dita senza staccarle dalla tastiera: questa possibilità si chiama Aftertouch ed è disponibile di solito solo sugli strumenti dal prezzo più elevato.

Molte tastiere dinamiche hanno la possibilità di configurare la sensibilità al tocco fino ad azzerarla: può tornarvi utile in taluni casi come quando si suonano timbri d’organo, dove la dinamica non è utile ai fini espressivi del suono.

 

Tasti pesati

La dinamica del meccanismo di cui abbiamo parlato ha poco a che fare con il peso dei tasti. Qualsiasi tasto può essere sensibile alla velocità, pesato o meno, anche se è vero che tutte le tastiere pesate sono dinamiche. Il tasto pesato è quello presente nei pianoforti acustici. Al giorno d’oggi i tasti pesati hanno tasti di legno ricoperti di un materiale plastico che cerca di imitare l’avorio. Le tastiere pesate richiedono una certa energia nel suonare: esigono pratica, esercizio e allenamento. Un pianista autentico guarda con disdegno le tastiere digitali che non montano tasti pesati. Spesso i tasti sono collegati ad un martelletto, per dare una sensazione simile a quella di un’autentica tastiera di pianoforte. I tasti pesati offrono una certa resistenza quando si suona dinamicamente e questo fatto consente un controllo accurato soprattutto quando si suona molto piano. Non va sottovalutato il fatto che la presenza dei tasti pesati ha ovviamente un effetto diretto sul peso totale dello strumento, rendendone più faticosa la portabilità.

Le prime tastiere digitali pesate venivano montate sulle Master Keyboard degli anni ottanta. Oggi, nel mondo attuale degli arranger, hanno tasti pesati tipicamente i pianoforti con sezione accompagnamenti come Korg Havian 30, Yamaha Clavinova serie CVP e serie CSP.

Tasti semi-pesati

Il termine stesso ci fa capire che qui siamo in una via di mezzo fra tasti pesati e non pesati. Per ottenere tasti semi-pesati, i costruttori utilizzano diverse tecniche: normalmente si prendono tasti leggeri e se ne aumenta la massa ponendo una barretta metallica sotto il tasto. E per ottenere una migliore resistenza al tocco, il meccanismo della tastiera è solitamente provvisto di una molla.

Fra gli arranger oggi a listino hanno tasti semi-pesati: Ketron SD9, Korg Pa4X, Korg Pa1000 e Roland BK-9. Anche la meccanica FSX dei tasti di Yamaha Genos e Yamaha Tyros 5 è di tale qualità da poter essere equiparata a questa categoria: la risposta al tocco è ottima, precisa con il giusto equilibrio tra resistenza iniziale e ritorno alla posizione originale.

Tasti non pesati

I tasti non pesati sono quelli più diffusi sugli arranger, specialmente quelli più economici. I tasti sono leggeri e il meccanismo si limita alla presenza ad una molla collegata che introduce un po’ di resistenza – quanto basta. I tasti leggeri non richiedono un particolare allenamento, sono i più facili da suonare e consentono di eseguire parti veloci senza particolare difficoltà. Va da sé che la sensibilità al tocco è tale da essere preferita a chi pianista non è, per chi suona timbri d’organo, Clavinet o sintetizzatori, e per quanti non richiedono un accurato controllo della gamma dinamica. Alcuni pianisti si rifiutano di suonare tasti leggeri ritenendoli inadatti: a dire il vero, la dinamica potrebbe non mancare, ma la sua gamma è di gran lunga inferiore a quella tipica dei pianoforti acustici.

Fra gli arranger oggi a listino hanno tasti non pesati: Yamaha serie PSR-S, Korg Pa700, Roland E-A7, Casio MZ-X500, e tutti i modelli inferiori presenti nell’elenco dei prezzi degli arranger.

I tasti non pesati non sono di per sé motivo di scarsa qualità, anzi. Occorre solo prestare attenzione al fatto che gli strumenti digitali più economici, oltre ad avere tasti leggeri, fanno ricorso a materiali plastici inconsistenti o dalla superficie così modesta da scoraggiare numerosi tastieristi: vanno bene per il divertimento, ma alla prima occasione si è tentati di passare a modelli con tasti più consistenti. Del resto se spendete meno di 300 Euro per una tastiera nuova, non potete aspettarvi di trovare tasti di qualità superiore.

Riepilogo

Ci sarebbe ancora molto da dire sulla materia, ma oggi ci fermiamo qui, agli aspetti essenziali: quanto basta per intuire quanto sia importante tenere presente la meccanica dei tasti nella vostra scelta di una nuova tastiera. Dal contatto fra le vostre dita e i tasti dipende gran parte della vostra esecuzione. Suonate spesso o quasi esclusivamente i suoni di pianoforte? Non si discute: vi servono tasti pesati. Altrimenti potete orientarvi su tasti semi-pesati o non pesati, in base alla vostra sensibilità musicale. I tasti semi-pesati potrebbero essere il compromesso ideale per quanti hanno esigenze elevate senza per questo essere pianisti esclusivi. Prestate attenzione a quegli arranger così economici da offrire tasti troppo leggeri e dalla plastica troppo fragile. Spesso il feeling con i tasti è un fatto personale e, ancora una volta, la regola aurea di questo blog ritorna a fare capolino: prima di un acquisto provate lo strumento da voi e misurate di persona il peso e la leggerezza dei tasti con la vostra sensibilità. Le vostre dita vi diranno se quella tastiera è adeguata rispetto le vostre esigenze.

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Per chi fosse alla ricerca di un approfondimento tecnico più completo, suggerisco la lettura di questo articolo redatto da Riccardo Gerbi per Pianosolo: include una bella intervista a Carlo Maffei di FATAR, azienda italiana e leader mondiale nella produzione di meccaniche per tastiere.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 aprile 2018 a 08:20

2 Risposte

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  1. Tra i tasti pesati di un Pianoforte Digitale, occorre ricordare anche i cosiddetti “Graded Hammer”, che non hanno, cioè, una pesatura uguale per tutti gli 88 tasti, ma hanno una pesatura progressiva dalle note più gravi (tasti più pesanti e resistenti) alle note più acute (tasti sempre pesati, ma leggermente più leggeri e meno resistenti), costruiti in modo da imitare il più possibile la dinamica di un vero Pianoforte Acustico.

    Luca

    11 aprile 2018 at 12:00

    • Grazie Luca. Nel tentativo di limitarmi alle nozioni essenziali, avevo omesso questo aspetto del Graded Hammer e ti ringrazio per averlo ricordato, in modo così chiaro peraltro


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