Quest’anno Korg si è presentata al Winter NAMM californiano con un sacco di novità. Sul lato dei pianoforti, abbiamo Grand Stage X (nuovo piano da palco) e Poetry (un elegante pianoforte digitale dedicato agli amanti della musica di Frederic Chopin). Ci sono nuove versioni a modulo di strumenti noti come wavestate module (sintetizzatore digitale) e modwave module (synth basato su wavetable). La nuova edizione del synth FM di casa Korg esce in due formati: opsix MK II (49 tasti) e opsix module. Si estende la famiglia dei synth programmabili Nutekt con l’annuncio di NTS-1 MK II e NTS-3 kaoss pad kit. Va rilevata poi la presenza dei suoni Virtual Analogue con KingKORG NEO e l’annuncio del nuovo microKORG ispirato ad un vocoder storico lanciato oltre 20 anni fa. C’è anche KR-11 (Rhythm Box compatta e portatile) e TM-70 (accordatore e metronomo) che si accompagna con CM-400 (microfono a contatto per l’accordatore).
No, non siamo rimasti del tutto a bocca asciutta, visto che nella fiera USA fa la propria comparsa la nuova versione di un accessorio importante per i suonatori di Professional Arranger al top di gamma. Si chiama PaAS MK2: è un sistema d’ascolto progettato da KORG Italy per l’ammiraglia Pa5X. Questo amplificatore a tre vie (alti, medi e bassi) è realizzato in alluminio e composto di cinque speaker. La potenza è di circa 30+60 W Stereo.
Grazie ad una tecnologia proprietaria Korg l’installazione è molto semplice e non richiede alcun cavo di connessione.
Infine, sebbene PaAS MK2 sia in grado di esprimere la massima potenza sostanzialmente con uno dei tre modelli di Pa5x (88, 76 o 61 tasti), questo sistema di altoparlanti è compatibile anche con i modelli precedenti di arranger Korg: Pa4X, Pa3X e Pa3X Le.
Foto Korg US
Per chiudere: Korg Italy resta molto abbottonata, ma siamo convinti che non si siano arrestati i lavori di sviluppo software perché tutte le funzionalità presenti su Pa4X siano riportate anche sull’ultima generazione Pa5X. Siamo fiduciosi di vedere tutto questo entro il 2024.
Se siete lettori abituali di questo blog, probabilmente il vostro sogno è quello di avere un arranger workstation al top di gamma, uno strumento che permette di creare, arrangiare e produrre canzoni con una qualità professionale. Ma forse vi siete anche chiesti, se vale la pena spendere cifre così alte per uno strumento musicale, considerando che ci sono altre opzioni più economiche sul mercato. Oggi, mi piacerebbe riflettere con voi sulle conseguenze che possono scaturire dalla decisione di alcuni di investire in arranger di fascia alta, come Yamaha Genos2, Korg Pa5X o Ketron Event.
Beni di lusso?
Va da sé che prodotti così costosi vanno inevitabilmente considerati come “beni di lusso”, cioè beni che non sono necessari per la sopravvivenza o il benessere, ma che sono desiderati per il loro valore simbolico, artistico o qualitativo. Si sa, questi beni sono accessibili solo a una minoranza di persone: hanno un reddito elevato o, comunque, in qualche modo possono permettersi di investire più di 4000 euro in una tastiera musicale. I clienti che cercano questo tipo di prodotti lo fanno per diverse ragioni, come la forte attrazione per la musica, l’auto-gratificazione, l’auto-realizzazione, il piacere o la curiosità. Potrebbe sembrare strano a molti, ma una ricerca pubblicata nel mese di giugno 2023 sul Sole 24 Ore riportava cifre ufficiali secondo cui il mercato dei beni di lusso è in continua crescita; secondo Forbes la crescita dei beni di lusso sarà dal 6-8% annuo.
Photo by Kai Pilger
È evidente che i produttori di strumenti musicali hanno fatto bene i loro calcoli: se mettono in vendita tastiere musicali con un prezzo superiore a 4000 euro (e che talvolta supera persino le 5000 cocuzze), è perché questi prodotti hanno un mercato vivace, con buona pace di quanti ipotizzano che i clienti Genos2, Pa5X ed Event possono interessare pochi “pensionati”. Da parte mia, io difficilmente mi accontento delle apparenze e dei luoghi comuni: mi piace capire a fondo. In qualsiasi classe merceologica, le vendite di beni di lusso contribuiscono a creare maggiore concorrenza, permettono alle aziende di aver risorse da investire nella ricerca e sviluppo, consentono di far calare tecnologia esclusiva e di alta qualità anche su modelli inferiori, raggiungibili da un numero più vasto di consumatori.
Ora, il fenomeno delle ammiraglie arranger non è nuovo ma, negli ultimi 20 anni, si è standardizzato essenzialmente su tre linee di prodotto. Yamaha offriva la serie Tyros e ora Genos; Korg propone da sempre i modelli PA al top (Pa5X è solo l’ultima incarnazione) e Ketron occupa questo segmento di mercato in pianta stabile prima con Audya e modelli SD, ora con i tre modelli della generazione Event. Quest’ultimo in particolare ha colpito nel segno nel 2022: approfittando del fatto che l’uscita di Pa5X è stata penalizzata dall’annuncio di un modello ben fatto ma ancora sprovvisto di caratteristiche software standard nei modelli procedenti e che l’uscita del secondo modello di Genos ha tardato ad uscire, Ketron è riuscita a piazzare il lancio commerciale della serie Event, il cui successo di vendite ha permesso all’azienda di Ancona di completare una schiera dei modelli (Event a 76 tasi, Event-61 ed il modulo Event-X) e di permettersi lo sfarzo di uno stand al Winter NAMM 2024 dei prossimi giorni. Bel colpo! Mentre tutti ci aspettiamo che Korg possa rilasciare un sistema operativo completo per Pa5X, a fine 2023 è comparsa l’astronave Genos2 e ora anche Ketron potrebbe correre il rischio di veder rallentare le proprie vendite a favore della casa con tre diapason.
Risorse dal mercato per garantire il futuro del mercato stesso
C’è un aspetto da considerare: le aziende non si possono permettere di registrare perdite nei loro bilanci, pena il rischio di non poter generare dividendi per gli azionisti ma anche quello di non poter pagare gli stipendi al proprio personale, oltre a non disporre di risorse per investire nella ricerca e sviluppo di nuovi modelli e porre quindi in essere le condizioni possibili che potrebbero scrivere la parola “Fine” sul futuro dei propri stabilimenti. Insomma, Yamaha, Korg, Ketron e tutti gli altri produttori, hanno tutto l’interesse di raccogliere moneta dalle vendite dei propri strumenti. Ma chiediamoci con onestà: per quanto tempo potranno ancora raccogliere sufficienti risorse? Il mercato degli strumenti musicali è un mercato maturo, certamente non in espansione.
Non stanno invecchiando soltanto i suonatori di arranger, sta invecchiando l’età media di tutti i musicisti che suonano con le proprie mani in genere. Da quando DAW e VST hanno permesso a molti di produrre musica anche senza nemmeno saper suonare uno strumento, è inevitabile che il numero dei musicisti reali è calato. Per le generazioni dei boomer (a cui appartengo), non c’era storia: volevi fare musica? Dovevi imparare a suonare uno strumento: ti dedicavi ore al giorno per mesi, per anni, al fine di raffinare la tua abilità e, dopo tanto esercizio, potevi dire di saper suonare. Oggi ci sono ragazzi che fanno un corso online e, con l’ausilio di AbletonLive, Reaper, ACID Pro o prodotti simili, sono pronti a mettere in sequenza loop per macinare musica. Potrà essere una banalizzazione della realtà, ma non credo di andarci molto lontano. Le giovani generazioni sono “distratte” dalle immense opportunità tecnologiche, mentre l’idea di fare pratica per ore ed ore su uno strumento reale fa fatica a conquistare nuovi adepti.
Photo by Boris Pavlikovsky
Il futuro dipende dalle vendite di oggi
Quindi il punto vero non riguarda il fatto dei c.d. “pensionati” che si possono permettere una Genos2, ma piuttosto di quanto vale il mercato totale degli strumenti musicali nella sua globalità. Finché ci sarà una massa critica di consumatori, questo comparto sarà in grado di creare profitti e le aziende potranno progettare e produrre nuovi strumenti musicali. In caso contrario, le luci – piano piano ma inesorabilmente – si abbassano. Credete che la serie CVP di Clavinova potrà durare per sempre? Credete che i Professional Arranger avranno vita infinita? Io me lo auguro ma sono anche realista e mi ricordo bene cosa è successo ad aziende di alto rango come Roland (dove è finito il successore di BK-9?), Technics (che begli strumenti producevano, ma oggi non più!) e GEM (la mitica Genesys non ha mai avuto un successore). E ricordo che, solo tre anni fa, la crisi dei semiconduttori aveva paralizzato la produzione mondiale di numerosi prodotti, non solo fra gli strumenti musicali, e abbiamo rischiato di veder numerose aziende chiudere per sempre i cancelli dei loro siti produttivi.
Non mi piace essere pessimista e vorrei sempre guardare con ottimismo al futuro. E allora godiamoci il presente. Ci sono in vendita nuove ammiraglie. Auguriamoci tutti che trovino mercato e speriamo che in molti possano crederci e portarsi a casa un modello fra Genos2, Event e Pa5X. Ci saranno risorse economiche fresche per le aziende perché possano studiare come applicare le caratteristiche tecniche innovative dalle ammiraglie a prodotti di minor costo. Questi modelli avranno prezzo più contenuto e saranno alla portata di una platea di musicisti più vasta: potranno rinforzare un ciclo positivo che permetterà di mantenere vitale il mondo delle tastiere musicali.
Il 16 novembre scorso, giorno successivo all’annuncio di Yamaha Genos 2, i possessori di Korg Pa5X sono stati “consolati” dalla comunicazione relativa al rilascio di una nuova versione del sistema operativo del modello al top di gamma di casa Korg. La numerazione è scattata all’ultimo dettaglio (è sempre 1.2 e non ancora 1.3): se ne deduce che siamo di fronte ad un miglioramento tattico, utile per passare il messaggio: “Noi di Korg ci siamo e continuiamo ad investire al fine di migliorare Pa5X“. OK ci sta, tuttavia, credo che in Korg Italy siano ben consapevoli che i clienti attendono in realtà la versione NEXT del software, così come era successo per Pa4X, in modo che tutte le funzionalità presenti nella generazione precedente di Professional Arranger siano disponibili anche in questa macchina (ricordo a titolo di esempio che mancano ancora all’appello: il Quick Record di uno stile, un MIDI sequencer degno di questo nome, Style Creator Bot, e Kaoss FX). Personalmente sono fiducioso, succederà.
A conferma di queste riflessioni, Korg ci tiene a precisare che la novità più importante di questo rilascio consiste nella stabilità complessiva del sistema. In diverse condizioni, Pa5X si è trovata a non saper gestire l’importazione di dati da modelli precedenti, andando in blocco. Ora non dovrebbe più succedere. E così è per altri guasti software che sono stati risolti e che si verificavano nella gestione degli accordi quando dati armonici erano presenti nelle tracce delle percussioni, nell’importazione dati da SongBook precedenti, durante il cambio del nome dei file MP3, in occasione del salvataggio dei suoni PCM e delle Song.
Fonte: Korg Pa5X IR Instagram
Sono essenzialmente solo due le nuove funzionalità e, onestamente, mi sembrano marginali:
Korg ha migliorato le funzionalità RESET e TAP sulle tracce degli stili e dei Keyboard Set.
È stata aggiunta una nuova quarta opzione per assegnare la posizione Quarter Tone/Scale in tempo reale. Questa nuova opzione “All Tracks – Style Tracks priority” fornisce un comportamento simile ai precedenti modelli Pa.
Non ci resta che attendere la versione 1.3. Nel frattempo, chi possiede un esemplare di Korg Pa5X può suonare uno strumento dall’ottima qualità costruttiva e dotato di suoni e stili all’altezza della categoria. Vista la migliorata affidabilità, direi che ci sono già oggi le condizioni per eseguire ottime performance musicali.
Mentre spazzolavo la catena ingarbugliata ed apparentemente irrazionale dei video che YouTube mi propone per la visione, la mia attenzione oggi è caduta su un contributo di Benn Jordan. Ora, se non avete udito alcunché di questo signore, vi basti sapere che è un musicista polistrumentista noto per aver pubblicato numerosi album sotto diversi pseudonimi (The Flashbulb il più noto) nell’ambito di generi musicali molto intriganti come IDM (Intelligent Dance Music), Ambient, Acid Techno e altro ancora. Trovate su Wikipedia le informazioni complete: Benn Jordan – Wikipedia
Il video di Benn pubblicato pochi giorni fa (lunedì 2 ottobre 2023) è un’onesta ed entusiasta dichiarazione d’amore per gli arranger e che mi ha favorevolmente sorpreso, giacché proviene da un musicista non sospetto. Vi consiglio la visione completa del video: essendo in inglese, cerco ora di trascrivervi qui – almeno in parte – le parole di Benn stesso:
“Sinora abbiamo visto pianoforti digitali, tastiere analogiche, sintetizzatori modulari, sintetizzatori FM, Groove Box, campionatori, workstation, tracker e, magari qualcuno di voi, prima di tutto questo, aveva anche visto… un arranger! Gli arranger non mi sembrano progettati per creare sonorità originali e, a mio parere, non sono all’avanguardia per la produzione di suoni innovativi di qualità. E poi costano un sacco di soldi, di solito molto più dei prodotti di punta dell’azienda: ad esempio Korg Pa5X costa un po’ di più di Korg Kronos o Nautilus. E allora perché sono qui oggi a provare interesse per un arranger? Personalmente, mi sono fatto l’idea che gli arranger sono strumenti fatti su misura dei musicisti-lavoratori, abitualmente all’opera nei migliori ristoranti per sei sere alla settimana, per i musicisti che animano le feste di matrimonio o gli anniversari o, in molti casi, suonano in chiesa o nei luoghi di preghiera. L’idea generale di base è quella di realizzare uno strumento che possa consentire ad una persona di fare il lavoro di un’intera band. Non solo: servono per improvvisare e per conquistare il pubblico quando si suona musica originale o anche solo cover di brani famosi. Gli arranger e i suonatori di questi strumenti appartengono ad una sorta di universo parallelo rispetto i tastieristi che soffrono della dipendenza da sintetizzatori e per i quali gli arranger non hanno specifiche tecniche abbastanza potenti per le loro esigenze. D’altro canto, la maggior parte dei musicisti-lavoratori non hanno molto interesse per cose tipo un virtual analog, un synth o roba del genere.
Ed ecco qui la mia reazione del primo giorno da quando mi hanno gentilmente prestato un esemplare di Korg Pa5X: noto subito che abbiamo un ingresso microfonico con la presenza di effetti vocali. Mi sa che, alla fine del test, avrò davvero bisogno di tenere questo strumento per me. Ha molti ingressi e uscite audio assegnabili; mi fa pensare come ottenere numerosi dettagli interessanti agendo sui canali MIDI IN/OUT per avere migliaia di suoni meticolosamente programmati, sequenze preparate in studio e anche plugin VST. Insomma, c’è un po’ di tutto ma l’aspetto importante per me è che non posso più ignorare gli arranger, ma non voglio nemmeno enfatizzarli: ho sempre avuto l’idea degli arranger come un qualcosa di divertente e super coinvolgente. Pensavo potessero essere strumenti stupidi, sdolcinati e assolutamente esilaranti con il rischio di diventare prigioniero di un videogioco. In realtà, sei tu, è la tua abilità che ti permette di affinare suonando con intensità e che ti porta ad essere un musicista in grado di esprimersi un po’ di più”.
Nel video della durata di oltre 27 minuti, il Nostro passa ad analizzare le caratteristiche dello strumento e a provarle ad una ad una, dandone una dimostrazione dalla quale si evince l’alto livello di qualità di Benn come musicista e la duttilità di Korg Pa5X nelle mani di un musicista innovativo e capace.
Vi consiglio la visione del video da voi dove, in breve, è possibile osservare quanto le specifiche tecniche dello strumento impressionino un musicista navigato come Benn, il quale si concentra sull’ingresso per chitarra visto che gli permette di accedere ad un amplificatore completo e un simulatore di effetti per chitarra e sull’ingresso microfonico con Auto-Tune, e sull’armonizzatore vocale ed effetti voce, apprezzando i tempi zero di caricamento. La qualità dei suoni e delle patch di serie va a braccetto con il fatto che il passaggio fra un programma ed un altro è immediato ed istantaneo, senza problemi, così come serve per chi suona dal vivo. Alla vista di tanta abbondanza, Benn si rende conto che il prezzo così elevato comincia ad avere un po’ più di senso. È bello poi osservare l’uso degli stili di accompagnamento in modo innovativo, per suonare musica contemporanea, in contesti Dance. Rimane stupito poi della qualità dei suoni assegnati al vecchio General MIDI, pensava peggio. Ci sono così tanti suoni e di grande qualità, da scoraggiare l’abitudine di alcuni musicisti di caricarsi le proprie librerie. Positivo l’uso delle Chord Sequence. Da non perdere il test di Benn che suona la chitarra collegata a Pa5X.
Benn Jordan
Conclusioni: “Alla fine sì, posso affermare con sicurezza che ora sono ufficialmente un grande fan degli arranger: confronterò Korg con gli arranger Yamaha e Casio. Già CT-S1000V mi aveva colpito: quando era stato lanciato pensavo che fosse una delle tastiere più divertenti che avessi mai suonato prima e, a quel prezzo, poteva essere uno dei migliori affari per la produzione musicale e le esibizioni dal vivo. Tale opinione non è cambiata e ho anche scoperto che esiste un’ampia varietà di software arranger obsoleti come Band-In-A-Box e V-Arranger: li aggiungerò alla lista delle cose da collaudare per il mio canale YouTube. Non voglio avere grandi aspettative, ma sono certo che sarà un’esperienza divertente”.
Il cammino di crescita del progetto Pa5X è lento ma inesorabile. A distanza di un anno dal lancio commerciale e di sette mesi dall’uscita della versione 1.1.0, Korg ha oggi reso noto a tutti i propri adepti che l’ammiraglia Pa5X ha finalmente ricevuto una nuova dotazione software utile per recuperare un’altra parte del gap rispetto le attese di una clientela che era stata viziata dalla traboccante ricchezza di funzionalità di Pa4X e che oggi si manifesta sempre più affamata di caratteristiche software e sempre meno incline a comprendere la strategia adottata dall’azienda giapponese (con centro di ricerca e sviluppo sito in Italia).
Dall’altra parte, comprendo la voce di chi ritiene che sarebbe stato più opportuno aspettare altri due anni ed uscire con un prodotto già completo di tutte le dotazioni software. Personalmente, però, la scelta di Korg mi fa tornare in mente quanto hanno insegnato le storie di Netscape e di Lotus 123: nell’economia digitale rinviare il lancio di un prodotto in attesa della sua riscrittura più ricca e totale, può comportare il rischio di uscire troppo tardi e ritrovarsi in un mercato completamente diverso e più difficile quindi da riconquistare. Negli anni 90, Netscape era il browser per eccellenza, Lotus 123 era il foglio elettronico per antonomasia: entrambi hanno atteso troppo ad uscire con la nuova versione e quando l’hanno fatto, era troppo tardi. Microsoft gli aveva nel frattempo soffiato il mercato sotto il naso ad entrambi con Internet Explorer ed Excel. E ora chi si ricorda più di loro? Da leader monopolistici del mercato sono scomparsi nel nulla. Se vi interessano i dettagli di quelle storie, la lettura consigliata di oggi è “Alla ricerca della stupidità” di Merrill R. Chapman.
Torniamo a Korg Pa5X. Veniamo a commentare insieme le novità, partendo dall’estensione delle risorse musicali: 34 stili preset in più, 23 suoni addizionali, 23 nuovi Keyboard Set e 112 Library Pad (chitarra, synth, pianoforte, percussioni, Cinematic) in aggiunta. Non male!
Dal punto di vista delle migliorie software, spicca fra tutte la rinnovata funzionalità di bordo dedicata allo Style Record. Senza la necessità di far ricorso ad una DAW, si potrà lavorare direttamente sullo strumento per accedere alle classiche funzioni di editing MIDI (Quantize, Transpose, Velocity, Delete, Cut & Insert, Style-Copy, Pad-Copy), gestire Time Signature diverse per ciascun pattern dello stile e sfruttare altre minori implementazioni. Tutte da provare.
Anche la funzione di editing globale dei Pad è stata ampliata e rinnovata, comprese le operazioni di Import/Export. Si potranno acquisire Groove audio (slice) da inserire in segmenti MIDI per essere sfruttati all’interno degli stili di accompagnamento o Pad. Una nuova traccia dedicata agli accordi (Chord Track) potrà essere manipolata a livello di singoli eventi MIDI dell’ambiente Style-Edit: e le tracce sensibili agli accordi nei pattern Intro/Ending potranno seguiranno quella linea di accordi personalizzata. Sarà presente altresì un programma di utilità per convertire il SongBook costruiti su modelli Korg precedenti. Ci sarebbero tante altre cose da sottolineare e la lista completa è disponibile sul sito ufficiale. Sarà necessario poter aver uno strumento a disposizione per provare queste novità.
Mancano ancora all’appello diverse funzionalità che erano presenti nei modelli precedenti (come, ad esempio, il Quick Record di uno stile, un editor completo di MIDI file, Style Creator Bot, e Kaoss FX). Conoscendo la storia di Korg Italy, sono confidente che altri aggiornamenti per questa macchina sono davanti a noi.
Oggi diamo evidenza a cinque caratteristiche che possono colpire un appassionato di arranger fra gli strumenti di ultima generazione. Dopo aver affrontato questo stesso esercizio con Ketron Event, ora esaminiamo Korg Pa5X. Attenzione: per conoscere le caratteristiche principali dello strumento – il cui patrimonio sonoro e di effetti deriva da Nautilus e SV-2 – vi consiglio la lettura del mio articolo di focus pubblicato nei giorni a ridosso dell’annuncio. Qui, invece, condividiamo una rassegna del tutto soggettiva e riguarda solo alcuni aspetti particolari degni di menzione.
1 Mantenere un accordo in memoria premendo il pedale
Korg ha pensato di sfruttare la classica tecnica del pedale sustain, che normalmente agisce prolungando la diffusione delle note suonate da tastiera, per mantenere attivo l’ultimo accordo riconosciuto. In questo modo, Pa5X svincola completamente il riconoscimento degli accordi rispetto quanto viene suonato sulla tastiera. Questa caratteristica esprime il proprio potenziale maggiore con l’impostazione FULL KEYBOARD, giacché rende possibile un accompagnamento consistente, offrendo allo stesso tempo la massima libertà esecutiva sulla tastiera: a pedale premuto, nessuna delle note suonate va ad impattare sull’armonia dell’accompagnamento. È sufficiente rilasciare il pedale del Damper per passare ad un altro accordo e fare in modo che questo sia riconosciuto dallo stile.
2 Doppio Player per stili e song
È bene dare risalto al fatto che la nuova ammiraglia Korg – a differenza di qualsiasi altra tastiera con accompagnamenti sul mercato – include due Player totalmente indipendenti che possono non solo gestire songs (MIDI file o audio) ma anche stili! Ora, tutti noi siamo abituati a comandare il passaggio da una variazione all’altra tramite i pulsanti fisici sul pannello dello strumento. Questa caratteristica vale per tutti gli arranger prodotti a questo mondo e vale anche per Pa5X. Ma qui i motori arranger sono due! Ed ecco quindi che Korg ha pensato di utilizzare lo schermo Touch Screen per selezionare gli elementi per lo stile associato al Player corrente e preselezionare gli elementi nell’altro Player non ancora attivo. E, se una canzone MIDI è assegnata all’altro Player, allora si potrà preselezionare i marker della canzone.
3 Chord Sequence
La gestione delle progressioni di accordi si rende utile per riprodurre una sequenza ripetuta quando si preferisce usare la mano sinistra per suonare un assolo sulla tastiera o per selezionare i controller DNC. La possibilità di registrare e gestire progressioni di accordi non è una novità di Pa5X (ne avevamo parlato qui, ricordate?). Tuttavia, qui si fa interessante il fatto che tali sequenze possono essere salvate entro gli stili. Di più: tutti gli stili e le voci del SongBook forniti contengono una sequenza di accordi. Lo strumento viene fornito con 200 progressioni predefinite suddivise nelle categorie Pop & Dance, Jazz, Latin, Blues, 4 Bars Easy, 4 Bars Complex, 4 Bars 3 Chords, 2 Bars 2 Chords e Circles: una parte delle sequenze di fabbrica ha il nome che corrisponde al titolo di una canzone (esempio: Autumn Leaves, In the Air Tonight, Isn’t She Lovely e così via), altre sequenze riportano il nome dello stile (70’s Disco, 12 th Classic, Diatonic Major, etc.). Si possono registrare le proprie sequenze e memorizzarle nella libreria utente, in uno stile o in un elemento del Songbook.
4 Rapido accesso al raggio di azione degli effetti
Korg propone su Pa5X una sezione effetti adeguata al mondo delle workstation. Ma l’aspetto interessante riguarda la nuova interfaccia a video e quanto renda rapido e immediato l’accesso alla libreria composta di filtri, modulazioni, delay, riverberi, simulatori di amplificatori e così via. Ricordiamo che, a livello Insert, Pa5X permette di assegnare tre effetti alle voci suonate da tastiera (Keyboard Tracks) e altri 10 al mondo multitraccia degli stili di accompagnamento e alle Song. Tre Master Effect sono sfruttabili sulle mandate, così come un Master EQ parametrico e un Finalizer sono applicabili a stili e Song. Al termine di tutto, il segnale audio globale può essere poi elaborato da Wave MaxxAudio con le sue capacità di mastering audio per dare carattere al suono e ottenere un mix più forte e più lucido. C’è poi il segnale in ingresso da sorgenti esterne: per il microfono, è disponibile il nuovo processore di Shift Audio con compressore, EQ, Gate, armonizzatore a 4 parti, filtri, modulazione, delay, riverbero e AutoPitch; per la chitarra, c’è il processore con 4 slot di effetti, Stompbox, modulatori (Chorus, Phaser, Flanger), Delay, Overdrive e simulatori di vari amplificatori.
5 Finalmente i file degli stili nel File System
Le tradizionali cartelle .set – onnipresenti nei Professional Arranger di Korg – sono state sostituite dalle cartelle .kst che sostanzialmente ripropongono quanto visto in passato; tuttavia, possiamo osservare con soddisfazione come i file degli stili possano ora stare dentro il File System da soli (evviva!), senza la necessità di essere incapsulati dentro un banco. Korg Pa5X è in grado di gestire a file singolo: Style, Pad, Keyboard Set e Chord Sequence. Ritengo che, dal punto di vista pratico ed operativo, questa sia una novità apprezzabile. Per completezza di informazioni, altri file (Sound, MIDI preset) sono ancora gestiti a banchi.
Concludo lasciandovi in compagnia dell’amico Raffaele Mirabella di Algam Eko (distributore nazionale dei prodotti Korg già noto in passato come Eko Music Group) nel caso in cui non abbiate avuto ancora l’occasione di assistere alla presentazione di Korg PA5X.
L’ammiraglia di casa Korg inaugura oggi il cammino annunciato di aggiornamenti software. L’avevamo scoperto insieme: il lancio di Pa5X della scorsa estate non era soltanto il punto di arrivo di un lungo percorso, ma si delineava piuttosto come l’occasione per rifondare dalle basi la piattaforma Korg di Professional Arranger, dando la luce ad un modello che rappresentava il frutto più succoso della sua storia in vista di un nuovo domani.
Con l’annuncio odierno, assistiamo al primo di una serie di aggiornamenti software che costelleranno i prossimi mesi (anche anni probabilmente) al fine di arricchire il set di caratteristiche e funzionalità di questo arranger che si colloca in un livello di prima scelta, dove normalmente tutti i modelli traboccano di risorse tecnico-musicali.
Le migliorie introdotte dal produttore italo-giapponese nella V1.1.0 di Pa5X non passeranno alla storia con la fama di essere rivoluzionarie, ma sono comunque ampie e significative. Potete leggere da voi la lista completa sul sito del distributore nazionale dei prodotti Korg, Algam Eko. In questa sede, mi limito a sottolineare i “notevoli miglioramenti della velocità complessiva, della stabilità e delle prestazioni del sistema”.
Vi invito, insomma, a verificare da voi l’elenco dettagliato delle 10 migliorie introdotte su Pa5X e, se vi difetta la memoria sul significato di questo arranger di categoria top, vi consiglio un ripasso (ri)leggendo l’articolo da me pubblicato al momento dell’uscita del prodotto sul mercato: era il 30 giugno 2022.
Per l’occasione, il giovane Luciano Minetti, talento arruolato da Korg USA ci racconta nel video che segue – passo dopo passo – le novità e i punti di forza di questo arranger (attivate i sottotitoli, se avete difficoltà a seguire il parlato inglese).
PS: Se qualcuno di voi si fosse perso qualche articolo di questo blog in merito agli arranger Korg, vi consiglio una visita alla pagina Tastiere Arranger – Parte III interamente dedicata all’argomento.
Rulli di tamburi, voilà! Korg Pa5X è finalmente apparsa e la possiamo contemplare. Tanto si è fatta attendere, ma tutti sapevamo che, prima o poi, il momento di celebrare il lancio della nuova ammiraglia di casa Korg sarebbe arrivato. Ed è oggi.
Pa5X è il capostipite di una nuova dinastia di arranger. La piattaforma storica degli arranger Korg – le cui radici rimandano al celebre progetto di Pa80 – è andata definitivamente in pensione. Una pensione meritata, visto il duro lavoro svolto in 22 anni di crescita ed incisiva evoluzione. Il centro R&D di Korg Italy ci aveva abituato nei decenni ad un ostinato lavoro di miglioramento, cura e perfezionamento che aveva condotto al massimo splendore quella piattaforma vincente sin dalle sue origini. Dalle fondamenta di Pa80, da quell’architettura, Korg aveva dato vita ad una serie di fortunati modelli della serie Professional Arranger: Pa1X, Pa2X, Pa800, Pa3X, Pa900, Pa600, Pa4X, Pa1000 e Pa700. Tutti arranger con i fiocchi.
Ora, però, non si poteva spremere di più quella piattaforma, per quanto robusta e vincente fosse. In questi 22 anni, lo scenario hardware e software è radicalmente mutato e le opportunità tecnologiche attuali non sono del tutto sfruttabili se non al prezzo di azzerare tutto e ricominciare da capo: con Pa5X nasce quindi una nuova generazione di strumenti le cui basi poggiano su una struttura hardware e software disegnata da zero, partendo da un foglio tutto bianco. Quanto di buono abbiamo visto negli arranger Korg è conservato ma è stato sviluppato ex novo all’interno di un sistema operativo inedito.
In modo analogo a quanto era successo in casa Yamaha nel 2017 con la rivoluzione di Genos, il lancio di questo modello – superbo e innovativo – consuma in casa Korg una trasformazione che vedrà il suo ciclo evolutivo durare a lungo nei prossimi anni.
La casa madre giapponese aveva tentennato sul nome, immaginando che, cambiando tutto, fosse giunto anche il caso di cambiare la nomenclatura del modello. Ma poi, alla fine, le ragioni del marketing sono prevalse e si è preferito strizzare l’occhio ai clienti fedeli e affezionati al marchio e alle generazioni di Professional Arranger. E così siamo arrivati a Pa5X che non è la quinta generazione di una lunga serie, ma piuttosto è il primo modello di una nuova specie.
Correte a leggervi l’annuncio sul sito ufficiale Korg. Io vi do appuntamento a lunedì prossimo: vi racconterò di più e commenteremo insieme gli aspetti principali di questa grande innovazione. Vi aspetto lunedì mattina su SM Strumenti Musicali, dove uscirà il mio articolo di focus sul nuovo arranger Pa5X. Ho molto da raccontarvi: non rimarrete delusi.