Il campionatore negli arranger Korg (Pa700, Pa1000, Pa4X e modelli precedenti)

Korg non dispone di un eco-sistema di suoni aggiuntivi pronti all’uso così vasto come quello offerto dalla concorrenza. Tuttavia gli arranger della serie Pa sono tutti dotati di un campionatore completo che consente di registrare nuovi suoni, caricare campioni, Multisamples, suoni e banchi di suoni da vari formati. L’abilità ad estendere le proprie capacità timbriche è una caratteristica tipica negli arranger Korg.

Pagina video del campionatore (arranger Korg della serie PA)

La registrazione di nuovi campioni su Pa700, Pa1000 e Pa4X avviene da un microfono o da un qualsiasi lettore (CD/DVD o player in streaming) collegato agli ingressi audio. Altrimenti, se avete già una raccolta di campioni, potete semplicemente importarli da un dispositivo di memoria.

Successivamente, per essere utilizzabili, i campioni devono essere assegnati a Multisamples, Drum Kits o Grooves.

  • I Multisamples dispongono i campioni in zone separate della tastiera: i suoni creati con questa funzione possono essere utilizzati come qualsiasi timbro normale e assegnati a qualsiasi parte o traccia.
  • I Drum Kits assegnano un campione diverso a ciascuna nota della tastiera, con un massimo di sei livelli dinamici per nota.
  • La modalità Time Slice è destinata ad aggiungere realismo alle tracce MIDI creando Audio Grooves: sono brevi campioni ritmici che, in esecuzione ciclica, possono essere combinati con tracce MIDI e sincronizzati con il tempo, al fine di ottenere tracce percussive di particolare realismo. Ad esempio, un groove può essere assegnato ad un pad per essere eseguito a tempo con gli stili dell’arranger.

Gli arranger Korg gestiscono campioni (mono oppure stereo) con una risoluzione pari ad 8 oppure 16 bit e una frequenza di campionamento che può arrivare fino a 48kHz. I formati compatibili sono tre:

  • Il formato nativo Korg ereditato dalle workstation Trinity e Triton.
  • Il formato AIFF di particolare predilezione per chi lavora con Apple Mac.
  • Il formato WAVE preferito da chi opera con Microsoft Windows.

È inoltre possibile importare risorse provenienti da altri modelli Korg (i suoni .pcg e i Multisample .kmp). La compatibilità con i banchi di suoni di Creative Labs (.sf2) è possibile ma non garantita al 100% in tutte le occasioni.

Nei Professional Arranger di Korg, la gestione del campionatore è nascosta dietro il modo Sound. Premendo il tasto Record, il sistema operativo presenta le funzionalità di registrazione, importazione e modifica dei campioni.

L’editore di bordo facilita le operazioni di editing dei campioni: normalizzazione, definizione del punto di inizio e di fine del loop, taglio di materiale audio eccedente, riconoscimento della nota originale per rendere più naturale il trasporto dei Multisample. Il Crossfade Loop può essere usato per minimizzare la differenza di intonazione e livello tra l’inizio e la fine della regione del loop, e ottenere un ciclo graduale dal suono naturale.

Pa700, Pa1000 e Pa4X possono leggere e riprodurre campioni utente compressi: la compressione del campione consente di raddoppiare la memoria di campionamento disponibile. Attenzione però: i campioni compressi non possono più essere decompressi e chi desidera conservare i campioni originali, dovrà salvare una copia prima di comprimerli.

Il campionatore di Pa700 è in grado di contenere campioni personali fino a 128MB compressi (256MB lineari), Pa1000 raggiunge 300MB (600MB lineari) e Pa4X offre uno spazio di 1,5GB (pari a 3GB non compressi) con la recente versione OS 3.0 Next.

Infine, i campioni possono essere esportati e riutilizzati su altri strumenti o DAW.

La materia è molto ampia e richiede studio, pratica ed esperienza per chi è agli inizi. Chi invece è abituato a lavorare con i campionatori potrà trovarsi più facilmente a proprio agio. Nel video istruttivo che segue, possiamo vedere insieme la procedura per caricare un campione percussivo da utilizzare in un pad, in un stile oppure in un MIDI file.

Come creare stili su Casio CT-X5000 e CT-X3000

Non è una novità che la serie CT-X rappresenti un valido passo in avanti per gli arranger Casio: ve lo abbiamo già documentato nel test di CT-X5000 pubblicato in questo blog, nel mese di marzo. Oggi, possiamo vedere insieme alcuni dettagli di profondità di programmazione, grazie ad una serie di filmati curati da Chandler Holloway, istruttore di prodotto di Casio America che si era distinto – nei mesi scorsi – per la redazione della guida Creating CKF User Rhythms, in cui spiega come convertire uno Standard MIDI File in uno stile per arranger Casio.

Oggi ci concentriamo brevemente su quattro video in lingua inglese: come sapete, se avete difficoltà a comprendere, potete attivare i sottotitoli per essere aiutati nella comprensione.

Nel primo filmato. Chandler illustra le nozioni fondamentali di controllo degli stili.

Nel secondo filmato, possiamo vedere come programmare uno stile Casio a partire da zero e copiando pattern da altri stili.

Nel terzo filmato, vediamo come programmare uno stile Casio registrando nuovi pattern suonati in tempo reale con il proprio estro.

Nel quarto filmato, Chandler illustra come raffinare la configurazione dello stile impostando la tabella di conversione degli accordi (Table), il Break Point delle note più basse suonate durante il riconoscimento degli accordi, la reazione dell’arranger all’inversione degli accordi (Invert) e il Retrigger per l’intonazione delle note al cambio di accordo.

CT-X3000 è disponibile nei negozi di strumenti musicali intorno ai 299 Euro. Potete invece trovare CT-X5000 per una cifra vicina ai 379 Euro.

La tabella di confronto fra i due modelli è in questa pagina.

Yamaha PSR-SX900: la mia recensione su SM Strumenti Musicali

Certe notti hai una tastiera nuova e dove ti porta lo decide lei.

Ho provato Yamaha PSR-SX900 di persona. E ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali in questo articolo.

Buona lettura!

Yamaha PSR-SX900: il mio test è su SM Strumenti Musicali

Casio CT-S300, Casiotone amarcord

La serie Casiotone è tornata

Nei ricordi indelebili della mia gioventù, c’è una vacanza estiva trascorsa in montagna in un luogo incontaminato della natura. Eravamo un gruppo di una trentina di ragazzi e ragazze e alternavamo escursioni alpine a giornate di svago e di formazione spirituale. Il sacerdote che ci accompagnava aveva portato con sé una tastierina Casiotone MT-40. Va da sé che glie la rubavo tutti i giorni per suonare. Erano tempi in cui non esistevano cellulari e tablet ed eravamo in un luogo senza TV e senza distrazioni: a livello di tecnologia, avevamo con noi solo la MT-40 e le batterie di scorta. L’intenzione originale era quella di usare la tastierina per i momenti di preghiera, ma poi io la profanavo senza ritegno per inventare concerti, accompagnare gli amici che cantavano tutto il repertorio dei cantautori, intonare improbabili cori di montagna, inscenare gare di canto alla sera davanti al falò, improvvisare danze di gruppo e creare brani strumentali interminabili quando pioveva; al mattino la Casiotone era la colonna sonora del risveglio e alla sera era l’accompagnamento della buonanotte con un sottofondo di musica distensiva. Quando uscivamo, infilavamo la tastierina nello zaino e ce la portavamo dappertutto. Suonare in totale solitudine A Whiter Shade of Pale su un pietrone di fronte ad un lago ai 2000 metri è qualcosa che resterà per sempre nei miei ricordi (anche se, onestamente, riconosco che le marmotte e gli stambecchi potrebbero non aver apprezzato). Tuttavia, forse è nata in quei giorni la mia passione per le tastiere arranger.

Casiotone MT-70, uno dei tanti modelli di tastierine Casio

Scusatemi il momento Amarcord, ma quella è l’immagine nitida che ho davanti a me, mentre sto scrivendo per voi in merito al rilancio 2019 del nome Casiotone. La nuova serie 2019 di tastiere amatoriali Casio è composta da tre modelli (CT-S300, CT-S200 e CT-S100) ma qui ci occuperemo solo della prima. Perché è l’unica ad avere tasti dinamici e quindi è quella con cui possiamo esprimere qualcosa in più del solito tin tin.

A differenza della serie originale, la nuova famiglia di modelli Casiotone esce con 61 tasti di passo standard: la qualità dei tasti è leggera ma è più strutturata rispetto quella dei modelli economici CT-K di Casio. La plastica è sempre plastica ma pare più solida del solito standard Casio. Mi piace il design, esce fuori dagli schemi: trovo divertente l’idea dell’impugnatura nella scocca che ne rende pratico il trasporto. Il peso senza pile è 3,3kg e le dimensioni sono compatte: 930 mm di larghezza, 256 mm di profondità e 73 mm di altezza.

Casiotone CT-S300

Le specifiche tecniche di CT-S300 riportano 400 timbri e 77 stili di accompagnamento con 77 memorie OTS. La polifonia massima di 48 note non è eccelsa, oltre al riverbero è disponibile un solo effetto DSP. Da non sottovalutare la presenza della rotella del Pitch Bend. Le funzioni di accompagnamento prevedono Synchro Start, un Intro, due variazioni con relativo Fill-In e un Ending. CT-S300 include il Dance Music Mode: 50 pattern dedicati e 12 campioni di voce umana.  Non mancano i controlli trasposizione e del metronomo. C’è un pulsante My Setup per richiamare l’impostazione preferita. L’uscita per le cuffie si trova vicina all’ingresso AUDIO IN, entrambi mini-jack stereo. E lì accanto c’è la presa per il pedale sustain. Gli amplificatori di bordo erogano 2,5 W + 2,5 W. L’adattatore AC è esterno e si possono caricare sei pile di tipo AA che durano fino a 19 ore. Nella confezione c’è il leggio.

La tastiera può essere collegata tramite una porta micro USB-To-Host ad uno smartphone/tablet (iOS o Android) su cui è installata Chordana Play: questa applicazione consente di controllare ogni dettaglio dello strumento. Permette di scegliere i suoni, registrare, interagire con MIDI file, imparare a suonare brani nuovi con un sistema a punteggi per misurare i propri progressi e semplicemente leggere spartiti PDF dal display.

Casiotone, la puoi suonare dappertutto

Insomma, CT-S300 è uno strumento idoneo per il repertorio di un principiante, può anche essere pensata come strumento di gioco per il divertimento per i tastieristi più provetti e, in ultimo, potrebbe essere lo strumento più pratico da utilizzare nei luoghi più impensati (se capitasse mai anche a voi di dover suonare davanti ad un lago di montagna…). Nei negozi la potete trovare a 209 Euro (a volte meno): seppure sia un prezzo onesto, si trova a dove competere con altri modelli similari. Se infatti salite a 229 Euro potete accedere a Casio CT-X700 con la qualità sonora superiore offerta dal generatore AIX, ma vi perdete la robustezza portatile di Casiotone. Il diretto concorrente in casa Yamaha è PSR-E363, modello del 2017 e che, essendo prossimo ad uscire dal mercato, si è stabilizzato scendendo a 199 Euro: questo strumento ha qualcosa in più come il Layer a due voci, 9 memorie di Registration e la qualità degli strumenti acustici Yamaha, ma non c’è il Pitch Bend e anche questa non è così maneggevole come Casiotone.

Il Fender Rhodes secondo Luca Pilla

Oggi diamo spazio ad una lettura consigliata.

Fender Rhodes Mark I

Nei giorni scorsi, il mitico Luca Pilla ha pubblicato una straordinaria e rapida sintesi del significato del piano Fender Rhodes, uno strumento fondamentale i cui suoni hanno fatto da costellazione per una schiera illimitata di artisti degli ultimi decenni. Per citarne solo alcuni, il Rhodes fa capolino negli album migliori di Stevie Wonder, Billy Joel, The Doors, Weather Report, Miles Davis, Herbie Hancock, Steely Dan, Billy Preston, The Beatles, The Eagles, Alicia Keys

Sui nostri arranger, sui synth e sui pianoforti digitali, non manca mai una sezione dedicata ai pianoforti elettrici: i timbri di Rhodes li trovate solitamente sotto il nome di Suitcase, Stage Piano oppure Dyno.

Conoscere o rinfrescare la memoria su questo “pezzo” di storia è inevitabile per un tastierista. Per questa ragione, vi consiglio la lettura di questo scritto di Luca Pilla: lo trovate su SM Strumenti Musicali, la testata web di riferimento dei musicisti ai giorni d’oggi.

Ray Charles suona un piano Fender Rhodes in una celebre scena tratta da The Blues Brothers

E che ne dite di Yamaha PSS-A50?

Le “piccole tastierine”, nate come giocattoli e occasioni di divertimento, non hanno esitato a ritagliarsi nel tempo uno spazio di primo piano nel mondo musicale, essendo un territorio disseminato qua e là di modelli interessanti. È il caso di Yamaha che, nel rilanciare sul mercato la storica serie PS, sta raccogliendo consensi grazie alla nuova PSS-A50.

No, non è un arranger. Ma gli assomiglia.

Yamaha PSS-A50

Ora mi immagino quelli fra di voi che stanno già storcendo il naso, chiedendosi “Ma che dici?”. In effetti, ero un po’ perplesso prima di dedicare dello spazio a questo modello. Ma poi mi sono deciso, dopo aver recepito che i mini-tasti di PSS-A50 sono sensibile alla dinamica e dopo aver visto il filmato YouTube che segue qui sotto (tratto da un interessante canale tedesco Keen on Keys). Anche se il video dura più di 20 minuti, vi consiglio di mettervi comodi e ci concedergli la visione completa.

Che ve ne pare? Non siete rimasti sorpresi anche voi dal taglio “professionale” di alcuni suoni e di alcune caratteristiche presenti su questa minuscola Yamaha PSS-A50? Ve lo aspettavata da una tastierina da 95 Euro?

Ricapitoliamo insieme alcuni aspetti:

  • OK, non è un arranger. Ma ve l’ho già detto, vero?
  • L’uscita MIDI vi consente di utilizzarla come tastiera master dalle dimensioni minuscole sempre con voi. La mettete nello zainetto con il laptop e avrete la vostra DAW dappertutto.
  • I 37 mini-tasti dinamici sono configurabili secondo 4 livelli di risposta al tocco.
  • I 42 timbri e i 2 drumkit di bordo sono di buona qualità, seppure la selezione delle voci sia limitata e pesino alcune esclusioni.
  • I 138 pattern dell’arpeggiatore sembrano molto interessanti. Certo non può competere con gli stili a 8 parti di un vero arranger. Tuttavia il risultato sembra essere davvero buono.
  • La sezione Motion Effect applica variazioni in tempo reale al filtro, all’intonazione e/o alla modulazione, aggiungendo schiuma creativa alle dinamiche dell’arpeggiatore.
  • Pesa solo 1,2kg e occupa 50*20 cm.

Tutti gli arranger dal 2000 al 2019

Giusto per la cronaca, sappiate che ho appena aggiornato la pagina della cronologia.

La precedente versione era composta da tabelle annuali con una foto in miniatura di ciascun modello. Quel formato sembrava una buona idea dieci anni fa; ma poi, con il tempo e l’aumentare dei modelli nuovi, l’impaginazione si faceva sempre più complicata e la sua lettura non era molto scorrevole. Inoltre, le foto non venivano renderizzate bene su alcuni dispositivi (tablet e smartphone).

Pertanto, ho deciso di rimuovere tutte le foto e di impaginare il testo al di fuori delle tabelle HTML.

Per farmi perdonare, ho colto l’attimo e ho completato la cronologia a ritroso fino al 2000. Oltre 130 modelli di arranger sono usciti nel periodo, a testimonianza di una lenta ma inesorabile evoluzione di questo comparto. Ancora vitale oggi.

L’accesso alla pagina della cronologia è sempre disponibile nel blog dalla pagina principale

Alla prossima!

Roland Go:Keys, ancora tu

Tones and I, lei suona Roland Go-Keys

Ieri sera, ero rilassato in compagnia di mia figlia: stavamo guardando insieme i video musicali da lei preferiti, quando ho visto – fra gli artisti del momento – questa giovane ragazza australiana (in arte Tones and I): si esibiva sul palco con una piccola ruggente Roland Go:Keys e un pianoforte digitale. Al di là del timbro vocale molto originale, devo riconoscere che mi ha colpito l’energia vitale che questa artista esordiente irradia: capisco le ragioni del suo improvviso successo fra i teenagers del 2019.

Per tornare a noi: vi confesso mi ha fatto sobbalzare sul divano vedere ancora una volta un esemplare di Go:Keys sul palco: se ricordate, ho parlato spesso di questo strumento nel blog, interrogandomi se mai avrebbe potuto rappresentare l’inizio di qualcosa di nuovo capace di attrarre le ultime generazioni nello sfavillante mondo delle tastiere digitali.

In quell’approccio innovativo agli accompagnamenti, infatti, avevo percepito la possibilità di introdurre freschezza e creatività nel fare musica. Chissà se la funzione Loop Mix di quella tastierina MOLTO economica potrà fare breccia tra i millenium! Di certo, l’idea è appena abbozzata, ma se mai Roland ci dovesse credere seriamente, potrebbe evolvere in qualcosa di molto interessante in futuro.

Valeva comunque la pena affrontare il tema e cercare di capirne di più: lo abbiamo fatto su SM Strumenti Musicali e anche qui direttamente in questo
blog
in un paio d’occasioni.

In conclusione, dopo la mia breve vacanza a Londra del 2018, dove già avevo visto Go:Keys moltiplicarsi fra le mani dei giovani musicisti di strada, ecco che con Tones and I mi trovo di fronte ancora una volta davanti ad una situazione musicale in cui il piccolo gioiello rosso di casa Roland fa la propria degna apparizione. E il successo di questa piccola ma efficace tastiera mi fa pensare.

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E ora due filmati video di Tones and I: artista di strada prima e poi sul palco davanti ad un pubblico entusiasta.

Yamaha Genos 2.0 vede la luce

Il rilascio odierno del sistema operativo 2.0 di Genos ci fa capire come Yamaha stia introducendo concetti di piattaforme totalmente aggiornabili sui propri prodotti.

Yamaha Genos 2.0

La nuova versione di Genos include numerosi miglioramenti, alcuni di questi già introdotti recentemente su PSR-SX900 e SX700: fra questi c’è il Chord Looper, detto anche “la vostra mano sinistra virtuale”, che permette di pilotare i pattern degli stili partendo da una sequenza di accordi registrata: in questo modo, il musicista potrà suonare insieme ad uno stile di accompagnamento, senza dover imputare gli accordi in tempo reale. Inoltre, la pagina video dello Style Creator è stata rivista e potenziata mentre la funzione Style Section Reset è stata associata al pulsante Tap Tempo. Da segnalare anche la gestione di scale temperate separate e diverse fra le tre voci Right1, Right2 e Right3.

L’elenco completo di tutte le novità è sul sito ufficiale: https://europe.yamaha.com/en/support/updates/firm_genos.html

Le novità odierne di Yamaha riguardano anche la disponibilità del Superior Pack che, gratuitamente, estende le risorse di bordo di Genos con 68 nuovi timbri (5 voci S.Art2!, 10 voci S.Art!, 6 MegaVoice e molte altre voci Live! e Sweet!) e 50 nuovi stili, dove la parte del leone la fa il repertorio germanico dello Schlagel (ben 11 style Entertainer); a ruota si fanno notare i generi RetroPop (7 style), Dance (6), Trad&Folk (5) e Oldies (4). Seguono poi, con tre stili ciascuno, le famiglie EasyListening, R&B, Movie&Show e Rock. Solo due stili per Pop, due per Jazz e un solo stile per il Country. Fate clic qui per l’elenco completo.

L’annunciato aumento della memoria di espansione da 1,8GB a 3GB merita un approfondimento: è evidente che questa miglioria si sia resa necessaria per dare spazio al nuovo Superior Pack. Senza tale accrescimento di memoria, alcuni clienti si sarebbero potuti trovare in ristrettezza di spazio data la compresenza di altri pacchetti di espansione eventualmente già installati. Altre vie non erano percorribili, dal momento che gli utenti non possono comprimere i propri campioni tramite YEM o altro.  Sono sicuro che anche alcuni di voi si saranno chiesti allora come Yamaha abbia potuto aumentare questo spazio fisico: non sono cose che si possono fare per magia e del resto V2.0, alla fin fine della fiera, è solo un aggiornamento software. Le ipotesi possono essere diverse e si muovono nell’area della compressione dei campioni. I campioni utente sono memorizzati tutti nel formato lineare a 16 bit, mentre solo le forme d’onda preset sono impacchettate all’interno della capacità fisica della memoria secondo un algoritmo di compressione che è l’ingrediente segreto alla base di AWM2, il generatore sonoro di Yamaha. Se quindi quella memoria di circa 1,8 GB era a disposizione per campioni utente non compressi, da dove viene fuori quindi lo spazio aggiuntivo fino a 3GB? Yamaha ha forse scovato un modo per far agire la compressione AWM2 anche sui campioni utente? Oppure, ha trovato ulteriore spazio per i campioni degli utenti agendo nella memoria flash interna – quella che racchiude le forme d’onda preset? Indagheremo con Yamaha per chiarire questo arcano.  

Dimenticavo: parallelamente, Yamaha ha anche aggiornato YEM alla versione 2.6.0, proprio per supportare Genos V2.0 e per gestire un’installazione rapida ed incrementale degli Expansion Pack.

Tutto questo (in aggiunta a quanto rilasciato lo scorso aprile con la versione V1.40) è davvero tanta roba. Chi ha investito su Yamaha Genos – dal 2017 ad oggi – può ritenersi ampiamente soddisfatto.

Ultimo desiderio, suonare Yamaha Genos

Quando ho ricevuto questo racconto, scritto di proprio pugno dal testimone diretto di questa storia, ho pensato di pubblicarla qui nel blog, ovviamente con l’autorizzazione dello stesso autore.

Yamaha Genos

“Da alcuni mesi cercavo di contattare il mio amico, l’ingegnere Giacomo Cosentino (storico dirigente di una nota azienda dolciaria siciliana, 75 anni, cordiale, gentile, un signore), volevo sapere come stesse.

L’ultima volta che l’avevo sentito è stato poco dopo Pasqua. Mi aveva dato in gestione vendita uno strumento musicale Korg Pa3X-61 con Hard Disk, kit Hard Disk, sistema di amplificazione Korg PaaS, un sacco di accessori Roland, Korg, eccetera. Ma ricordo anche che aveva una fretta pazzesca di acquistare una Yamaha Genos e non capivo il motivo di tanta impazienza.

Quando mi ha consegnato il tutto presso un centro commerciale di Catania, rivedendolo dopo qualche anno, mi era sembrato più magro, un po’ affaticato. Sempre con la sua flemma, era cordiale con il tono di voce pacato.

Era venuto con la moglie, una donna gentilissima come lui, a cui spiegava con un po’ di orgoglio cosa facessi io nella vita, nonostante avessi un Diploma di Pianoforte alle spalle.

Passano i mesi e, due giorni fa, noto un annuncio sul mercatino Subito.it. Il venditore propone in blocco un lotto di strumenti musicali ad un prezzo molto basso. Il mio interlocutore si chiama Matteo e gentilmente mi dà informazioni sugli strumenti dicendo che sono del padre, che ne ha tanti, che non sa suonare e non conosce il valore di mercato di quello che propone. Accetta la mia offerta e ci salutiamo non prima di aver deciso il giorno in cui ci saremmo incontrati per portare a termine la transazione.

Mi ricontatta dopo qualche minuto chiedendomi se io fossi Antony Spatola quello di Raddusa perché suo padre gli parlava spesso di un musicista di Raddusa. Confermo che sono io ma allo stesso tempo un brivido corre lungo la mia schiena e capisco chiaramente cosa fosse successo. Senza fare nessuna domanda, Matteo mi disse che “papà” era deceduto sei mesi prima per un male incurabile e che avevano tentato di tutto anche in un centro specialistico di Milano. Si scusava per il fatto di vendere tutti gli strumenti del padre ma non sapeva suonare, non aveva seguito le orme del papà.

Allora tutto mi fu chiaro. Con la signorilità che lo ha sempre distinto, senza mai dirmi niente, l’ingegnere Cosentino, a suo modo, mi chiese l’ultimo favore prima del suo trapasso: prima di morire avrebbe avuto il piacere di suonare una tastiera musicale Yamaha Genos da poco immessa sul mercato. Probabilmente, era l’ultimo desiderio della sua vita.

Stava male ma non mi ha mai detto nulla a riguardo. Però, nell’ultimo nostro incontro, quando mi ha messo al corrente del suo futuro acquisto, mi ha consegnato anche una grande busta piena di accessori musicali parecchio costosi. In quel momento non ne avevo compreso il motivo. Avevo concordato con un negozio di strumenti musicali la gestione dello strumento tanto desiderato dall’ingegnere e ho fatto in modo che entro pochi giorni il tutto fosse recapitato presso il mio domicilio, come concordato con l’ingegnere, solo perché avrei dovuto aggiungere allo strumento dei nuovi suoni e dei nuovi arrangiamenti che piacevano tanto al neoproprietario.

Purtroppo, i miei troppi impegni non mi consentirono di far nulla. Così l’ingegnere decise di venire a casa mia per ritirare lo strumento. Lo aiutai a caricarlo dentro la sua auto, ci salutammo cordialmente e andò via soddisfatto.

Nei giorni successivi cercai di aiutare telefonicamente l’ingegnere ad aggiungere quei suoni e quegli arrangiamenti che io avrei dovuto fare ma lui non riuscì, era palesemente impacciato e non capivo ancora il perché di tanta difficoltà per delle operazioni semplicissime. Col senno mi poi, se solo avessi saputo, sarei andato fino a casa sua ad aiutarlo. Ma non vi fu nessuna sua richiesta.

Ricordo che mi aveva promesso di regalarmi un costoso accessorio del valore di quasi 100 euro che lui stesso aveva acquistato e mai utilizzato. Trovai una persona disposta ad acquistare questo accessorio e allora pregai l’ingegner Cosentino di provvedere a spedire l’accessorio non più a me ma al nuovo proprietario. Fui informato, da lì a pochi giorni, che il kit era stato spedito.

Dopo alcuni giorni fui contattato dall’ingegnere in quanto desiderava sapere se l’accessorio fosse stato consegnato. Parlava con un filo di voce, riuscivo a stento a capirlo. Ansimava ed era praticamente senza voce. Mi preoccupai moltissimo e gli chiesi che cosa avesse. Con tono rassicurante, mi disse: “Poi le spiego, maestro”. Immaginai la sua risposta come era solito fare, come quando ci vedevamo di persona, con lo sguardo ammiccante e il sorrisino a denti stretti. Gli dissi che tutto era andato a posto. Lui gentilmente ha salutato non prima di essersi assicurato che la spedizione fosse andata a buon fine.

È stata l’ultima volta che l’ho sentito.

Nella mia attività di compra-vendita che effettuo da quasi 25 anni, ho conosciuto tantissime persone per bene e con moltissime di esse si è instaurato un rapporto di sincera amicizia. Ecco, l’ingegnere Cosentino era un amico, un amico con la “A” maiuscola. Mi piace pensare di aver contribuito a rendere la fine della sua esistenza un po’ più serena con la realizzazione dell’ultimo suo desiderio, quello di poter suonare per pochi giorni ancora lo strumento musicale che desiderava fortemente e che sicuramente lo avrebbe impegnato psicologicamente cercando di allontanare l’attesa…il momento in cui vi sarà stata la dipartita da questa vita terrena.

È stato un “signore” nel senso più nobile del termine. Mi mancherà l’ingegner Cosentino… mi mancherà tantissimo”.

Antony Spatola