Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Ritmi, arpeggi e stili di accompagnamento

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I più perspicaci, fra i fedeli lettori di questo blog, hanno capito da soli che lo spunto per estendere nuovi articoli arriva spesso dalle domande che ricevo dai lettori stessi. È un numero considerevole di quesiti che mi giunge con continuità tramite email da ogni parte d’Italia (e talvolta anche dall’estero). Talvolta faccio fatica a rispondere rapidamente a tutti: e mi scuso di questo. A volte le questioni poste richiedono risposte facili, altre esigono risposte più articolate, a volte mi giungono domande impossibili che non possono avere risposta (tipo: “qual è in assoluto l’arranger migliore sul mercato?”).

Quali differenze?

Oggi, colgo l’occasione di un simpatico messaggio che ho ricevuto nei giorni scorsi e in cui mi si chiedeva candidamente la differenza tra ritmi, pattern di arpeggio e stili di accompagnamento. In effetti, se non si ha dimestichezza con il mondo delle tastiere digitali, è facile confondere gli argomenti dato che queste tre caratteristiche diverse hanno un punto fondamentale in comune: provvedono capacità esecutive automatiche sotto la guida del tastierista. Attenzione: non si tratta di mettere in playback una sequenza o addirittura un intero brano musicale, ma di suonare comunque con le proprie mani. Parliamo quindi di risorse musicali che le moderne tastiere mettono a disposizioni di musicisti veri per espandere le esibizioni dal vivo, le composizioni originali, il tempo dedicato alla pratica e all’esercizio o anche solo al divertimento. Queste tre soluzioni fanno in modo che la vostra tastiera musicale si metta al vostro servizio per svolgere una parte del lavoro che, altrimenti, non sarebbe possibile.

Ritmi

Cominciamo dai ritmi, mi riferisco alle elementari sessioni percussive molto diffuse tra i pianoforti digitali, anche quelli di alto livello, e – in passato – in molti organi elettronici: trattasi di una sezione ritmica che produce ritmi di varia natura. Volete suonare un brano con i suoni di pianoforte digitale mentre una batteria scandisce il tempo di una ballata di 4/4? Oppure volete emulare i suoni di organo Hammond con uno swing lento ed un batterista che striscia le spazzole sul rullante? Ecco, questi sono i ritmi. Oltre a quello che suonate voi con le vostre mani sulla tastiera, si può sentire il lavoro di un batterista virtuale che vi accompagna.

Nei primi 50″ di questo video, Rich Formidoni suona il piano
Casio Privia PX-S3000 con la sola sezione ritmica.

Arpeggi

Passiamo all’arpeggiatore: premete un accordo sulla tastiera e lo strumento ripete continuamente le stesse note, secondo schemi preimpostati. Ad esempio ripetizioni in su e in giù di schemi ritmici complessi, scale di accordi su pianoforte, arpeggi d’organo. Al giorno d’oggi, gli arpeggiatori sono molto sofisticati e possono produrre suoni realistici, come l’accompagnamento di una chitarra acustica dove farete fatica a capire che non c’è un chitarrista in persona con una chitarra acustica a sei corde, ma un semplice arpeggiatore digitale. Per non parlare del numero straordinario di successi pop o dance che sono stati resi unici grazie a riff originali prodotti con l’ausilio di arpeggiatori di synth.

L’arpeggiatore può trovarsi sui sintetizzatori di alta fascia come sulle tastierine più economiche: ecco un semplice (ma efficace) esempio con Yamaha PSS-A50.

Stili di accompagnamento

Concludiamo con gli stili di accompagnamento. Qui entriamo nel mondo specifico degli arranger.  Anzi, per definizione, diciamo che uno strumento è un arranger quando è dotato di una sezione di stili di accompagnamento. Con gli arranger, la produzione musicale si fa più articolata, perché non ci sarà solo il batterista ad accompagnarvi o una sequenza di arpeggi, ma un’intera band, un ensemble musicale o persino un’orchestra. Normalmente un arranger che si rispetta ha centinaia di stili, ognuno di questi ha otto parti (basso, batteria, percussioni varie, archi o pad, organi, pianoforti, chitarre, fiati…) e diversi pattern: introduzioni, variazioni per strofe e ritornelli, battute di passaggio (Fill-In, Break) e finali. Come fanno tutti questi strumenti a suonare insieme il vostro brano? È semplice, l’arranger “legge” le note che state suonando voi sulla tastiera, ne interpreta gli accordi e – bum! – vi segue. Fantastico, vero? Chi vuole approfondire la materia può leggersi i 650 articoli che ho pubblicato in oltre dieci anni di vita di questo blog.

Jim Vives dalla Spagna suona l’evergreen Autumn Leaves con l’arranger Ketron Audya

Sono convinto che ora potrà essere chiara a tutti la differenza fra ritmi, arpeggiatore e arranger.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 aprile 2020 at 23:05

E che ne dite di Yamaha PSS-A50?

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Le “piccole tastierine”, nate come giocattoli e occasioni di divertimento, non hanno esitato a ritagliarsi nel tempo uno spazio di primo piano nel mondo musicale, essendo un territorio disseminato qua e là di modelli interessanti. È il caso di Yamaha che, nel rilanciare sul mercato la storica serie PS, sta raccogliendo consensi grazie alla nuova PSS-A50.

No, non è un arranger. Ma gli assomiglia.

Yamaha PSS-A50

Ora mi immagino quelli fra di voi che stanno già storcendo il naso, chiedendosi “Ma che dici?”. In effetti, ero un po’ perplesso prima di dedicare dello spazio a questo modello. Ma poi mi sono deciso, dopo aver recepito che i mini-tasti di PSS-A50 sono sensibile alla dinamica e dopo aver visto il filmato YouTube che segue qui sotto (tratto da un interessante canale tedesco Keen on Keys). Anche se il video dura più di 20 minuti, vi consiglio di mettervi comodi e ci concedergli la visione completa.

Che ve ne pare? Non siete rimasti sorpresi anche voi dal taglio “professionale” di alcuni suoni e di alcune caratteristiche presenti su questa minuscola Yamaha PSS-A50? Ve lo aspettavata da una tastierina da 95 Euro?

Ricapitoliamo insieme alcuni aspetti:

  • OK, non è un arranger. Ma ve l’ho già detto, vero?
  • L’uscita MIDI vi consente di utilizzarla come tastiera master dalle dimensioni minuscole sempre con voi. La mettete nello zainetto con il laptop e avrete la vostra DAW dappertutto.
  • I 37 mini-tasti dinamici sono configurabili secondo 4 livelli di risposta al tocco.
  • I 42 timbri e i 2 drumkit di bordo sono di buona qualità, seppure la selezione delle voci sia limitata e pesino alcune esclusioni.
  • I 138 pattern dell’arpeggiatore sembrano molto interessanti. Certo non può competere con gli stili a 8 parti di un vero arranger. Tuttavia il risultato sembra essere davvero buono.
  • La sezione Motion Effect applica variazioni in tempo reale al filtro, all’intonazione e/o alla modulazione, aggiungendo schiuma creativa alle dinamiche dell’arpeggiatore.
  • Pesa solo 1,2kg e occupa 50*20 cm.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

3 dicembre 2019 at 06:00

Pubblicato su Yamaha

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