Il tamtam mediatico sospinto dal marketing Yamaha ha compiuto l’effetto desiderato e ieri sera è giunto il grande momento, quando il produttore giapponese ha svelato Genos 2 davanti ad un’immensa platea virtuale di musicisti ed appassionati.
Chi ama gli stili di accompagnamento sarà confortato da alcune caratteristiche di indubbio interesse nel nuovo arranger:
800 stili preset.
Indicazione del tempo indipendente per ogni sessione.
Possibilità di generare stili partendo da Standard MIDI File.
Controllo interattivo della dinamica di tutte le tracce dello stile.
Ambient Drum: batterie ambientali tutte da scoprire nell’esecuzione degli stili.
Chord Looper controllabile da pannello.
507 multipad preset (alcuni di questi in formato Audio).
Prima di verificare le altre caratteristiche dello strumento, se non lo avete ancora fatto, consiglio di gustarvi la demo di Genos 2, presentata da Martin Harris. Così, tanto per sentire come suona la nuova ammiraglia di casa Yamaha.
In generale, poi, non siamo affatto sorpresi delle impressionanti specifiche tecniche che vanno a migliorare quanto già visto sulla prima Genos:
I 76 tasti sono FSX, con risposta al tocco e aftertouch migliorati.
La polifonia innalza l’asticella a 384 note a fronte del noto generatore sonoro Yamaha (AWM Dynamic Stereo).
Il numero di voci è di 1990 con l’aggiunta di 75 kit percussivi (fra questi vi sono le REVO DRUMS). Le Mega Voice sono 123, le Super Articulation 437 e le voci Super Articulation 2 ben 106. Spicca la presenza della leggendaria tecnologia FM che cuba per 141 suoni.
Tra gli effetti, si sottolinea la presenza di REVelation Reverb di Steinberg.
6 manopole e 9 cursori fisici con led di posizione permettono di controllare i parametri in tempo reale.
Lo schermo tattile è di 9 pollici ed è il doppio più luminoso rispetto il modello precedente. La luminosità è controllabile e la posizione dello schermo è anti-riflesso.
Lo schermo secondario gestisce modalità chiaro/scuro.
Ci sono 6+3 pulsanti assegnabili, un joystick con pulsante di assegnazione sul display in LIVE CONTROL.
Non mancano MIDI Sequencer a 16 tracce e Audio Recorder.
Ne avevamo fatto cenno lo scorso luglio quando avevamo cercato di sintetizzare Cinque caratteristiche interessanti in Yamaha Genos. Il secondo modello della nuova stirpe di arranger workstation Yamaha sta per irrompere in modo fragoroso sul mercato delle tastiere con accompagnamenti, nel segmento dei top di gamma.
Personalmente, non ho attese particolari e mi gusto i giorni che ci separano dalla presentazione di Genos 2 con l’intenzione di esprimermi sull’argomento soltanto dopo aver letto le caratteristiche ufficiali di innovazione che saranno introdotte.
Raramente Yamaha ci ha delusi a questo livello di prodotti e, visto il prezzo particolarmente elevato che si prospetta, ci sono le condizioni per prestare la massima attenzione. Con calma, certo, ma anche con vivo interesse.
Non ci resta che aspettare la data fatidica per conoscere il futuro degli arranger.
È come se, improvvisamente, fosse crollata la diga virtuale che dal 2021 ha fatto da tappo al fiume di presentazioni di nuovi prodotti Yamaha. È un fatto: da qualche mese dilagano annunci di nuovi pianoforti digitali. Tutto il listino della casa giapponese è in fase di rinnovo: abbiamo assistito al lancio della nuova serie di pianoforti con arranger P-S500 e Clavinova CVP-900 e, senza accompagnamenti di bordo, al lancio dei nuovi modelli Piaggero (NP-15 e NP-35) e P (P-143/145 e P-223/225). E, mentre molti si aspettavano l’annuncio del successore di P-515, è notizia degli ultimi giorni la comunicazione ufficiale relativa al rinnovamento della serie Clavinova CSP (dotata di arranger) con ben quattro modelli:
CSP-275: come il modello precedente, arricchito da tasti bianchi che offrono l’effetto legno e amplificatori che salgono a 50W x2.
CSP-295: oltre alle caratteristiche precedenti, i modelli superiori montano i tasti Ground-Touch, con pesatura graduale e contrappesi. Le voci sono 872 mentre 525 sono gli stili di accompagnamento
CSP-295GP: al top della serie spicca un mobile classico ispirato ad un pianoforte a coda (codino), piuttosto che ad un pianoforte verticale come nei modelli sottostanti.
I pianoforti della serie CSP rappresentano una versione (sempre pregiata) ma semplificata rispetto i modelli Clavinova CVP, avendo demandato tutta la gestione “smart” ad un dispositivo tablet o smartphone esterno, mantenendo quindi un pannello di controllo hardware asciutto ed essenziale. I modelli CSP includono tutte le caratteristiche dei migliori pianoforti Yamaha come i due eccellenti campioni di pianoforte (Yamaha CFX e Bösendorfer Imperial), gli effetti Virtual Resonance Modeling (VRM) e la meccanica GrandTouch.
Yamaha CSP serie 200 – Foto ufficiale Yamaha
L’applicazione Smart Pianist, quando collegata ad un pianoforte CSP, offre funzioni nuove che sono altrimenti inibite sugli altri modelli Yamaha. Innanzitutto, c’è un’ampia sezione arranger con stili composti da 4 variazioni, 4 Fill-In, 1 Intro e 1 Ending. Segue Audio to Score, che crea in tempo reale lo spartito di un accompagnamento per pianoforte dai brani musicali audio salvati nel dispositivo esterno. L’app consente il rapido accesso alle impostazioni della Piano Room per regolare il riverbero dei vari ambienti e tutti gli altri parametri che incidono sul suono del pianoforte. Ci sono 403 brani MIDI e spartiti da studiare per l’apprendimento. Ed è possibile infine esercitarsi con i metodi più famosi (Beyer, Burgmüller, Czerny e Hanon).
Se confrontati con un altro modello di pianoforte arranger come Yamaha DGX-670, il numero di voci e di stili è superiore nei nuovi modelli CSP; di più, siamo agli stessi livelli degli arranger portatili PSR-SX700 e PSR-SX900. Certo, pilotare i pattern degli stili agendo su uno schermo touch-screen non è la stessa cosa come toccare pulsanti fisici sul pannello frontale. Tuttavia, si tenga conto che Yamaha sta evolvendo tutti i nuovi pianoforti digitali con arranger per essere “strumenti adattivi”. Questi strumenti seguono gli accordi su tutta la tastiera (ad esempio, la diteggiatura AI Full Keyboard) e cambiano le sezioni di stile a seconda della forza di esecuzione e del numero di note che si suonano. Vale la pena approfondire, quindi.
Le voci sul web corrono veloci e spesso le speculazioni si trasformano in circoli ascendenti basati su desideri e aspirazioni piuttosto che su fatti. Molti danno per imminente il lancio di Yamaha Genos 2 (o come si chiamerà), basandosi su due constatazioni: sono passati sei anni dal lancio del modello originale e la storia di Yamaha ci ha insegnato che il rinnovamento dei modelli avviene normalmente ogni tre anni. Del resto, non bisogna essere degli indovini per prendere atto che tutta l’industria musicale dal 2021 sta vivendo un ritardo nella pubblicazione e distribuzione di nuovi prodotti, a seguito del periodo di COVID e della globale crisi dei semiconduttori con evidenti impatti sulla logistica planetaria. Per quanto imminente sia l’uscita del nuovo modello, non credo possa succedere qualcosa prima dell’autunno: ufficialmente Yamaha tace sull’argomento e così possiamo fare anche noi.
Sapete bene poi che, per scelta, io non commento il “modello che sta uscire” e preferisco concentrarmi sulla sostanza e sui fatti reali, dedicando il mio tempo agli strumenti che si possono suonare ora. E l’aspetto interessante di oggi è che, grazie alle promozioni in corso, si potrebbero fare buoni affari acquistando l’ammiraglia Yamaha (ammesso ovviamente che si possano trovare ancora esemplari disponibili). Di questo strumento, vi ho raccontato tutto in occasione del mio test pubblicato su SM Strumenti Musicali (gli argomenti erano così tanti che la redazione aveva stabilito di far uscire la mia recensione in due parti). Sono ritornato sull’argomento Genos successivamente più volte, in modo particolare, con il rilascio delle versioni software successive.
Oggi invece, in attesa quindi del prossimo modello, vorrei commentare con voi alcune caratteristiche che mi hanno stimolato, così come ho fatto recentemente per Korg Pa5X e Ketron Event. Ricordo che questi articoli non sono destinati a ricapitolare le caratteristiche principali dello strumento o i punti di forza (se questo è quello che volete sapere, vi consiglio di leggere la recensione che ho citato qui sopra). Qui vorrei semplicemente condividere con voi alcune proprietà dello strumento – fra le tante – che hanno attratto la mia curiosità.
1 INTERAZIONE SONORA
Il valore di ogni singolo timbro in Genos è scandito e sottolineato: ricordo ancora oggi, durante il mio test, il senso di meraviglia davanti alle peculiarità espressive e realistiche di ogni dettaglio. Grazie ai convertitori DA, ai campionamenti AWM, alle voci Super Articulation, alla tecnologia AEM e alla polifonia di 256 note (128+128), Genos sembra essere stata disegnata con un solo scopo: interpretare fedelmente le intenzioni del musicista. Ogni timbro reagisce in modo naturale rispetto al modo con cui il musicista sta suonando. Legato, glissato, respiro degli strumenti a fiato, rumori delle dita sui capotasti: c’è quanto serve per garantire il realismo. Ma è nell’esecuzione degli stili di accompagnamento dove si percepisce il valore dello strumento: suonare gli stili di Genos assicura al tastierista sensazioni di autenticità e di sorpresa. Tyros 5 suonava davvero bene: tuttavia, nel 2017 Yamaha ha dimostrato che si poteva fare ancora di meglio con l’’uscita di Genos: ha costretto tutta la concorrenza a raccogliere la sfida e correre ai ripari negli anni successivi (vedi Korg Pa5X e Ketron Event).
2 ESPERIENZA UTENTE
Non mi riferisco alla semplice introduzione del touch-screen: per Yamaha, era la prima volta, mentre la concorrenza vi era già arrivata negli anni precedenti al 2017. Il punto forte di Genos è, secondo me, nella totale rivisitazione dell’esperienza utente. Se da una parte il nuovo sistema operativo ha dovuto aspettare la versione 2.02 per sfruttare meglio lo schermo da nove pollici TFT a colori, dall’altra ha contribuito sensibilmente la compresenza della sezione Live Control con i display OLED per visualizzare i parametri, i nove fader dall’ampia escursione, le sei manopole e gli switch Gateway per richiamare velocemente diverse modalità operative dello strumento. I pulsanti fisici rimasti sul pannello sono quelli strategici per il controllo diretto dell’esecuzione: la buona retroilluminazione li ha resi facilmente identificabili.
3 USABILITA’ PER NON VEDENTI
Le Guide Vocali di Genos consistono in un’estensione software che permette ai non vedenti di essere accompagnati nell’uso dello strumento. Prima dell’introduzione del Touch Screen, era possibile pilotare le funzioni dell’arranger conoscendo le posizioni fisiche dei diversi tasti e pulsanti sul pannello; quando Yamaha ha introdotto il touch screen non ha dimenticato la comunità dei musicisti non vedenti e, per loro, ha rilasciato questa funzionalità che consente di ascoltare il contenuto dello schermo e informare il musicista quale sia la funzione collegata alla posizione video toccata. È ovviamente un grande aiuto che, successivamente, è stato reso disponibile anche sui modelli PSR-SX900/SX700.
4 ABBONDANZA DI EFFETTI
Quanti sintetizzatori, workstation e arranger possono vantare la presenza di 28 blocchi DSP impiegabili contemporaneamente per assegnare un effetto Insert specifico su ciascuna traccia? Oltre a questa a potenza di calcolo, la sezione effetti di Genos – pur semplice da usare – è arricchita dalla presenza della tecnologia VCM che ha reso unici gli strumenti Yamaha professionali degli ultimi anni. La parte effettistica dedicata all’ingresso microfonico è poi da eccellenza: oltre a EQ, Noise Gate, reverbero, Chorus e compressore di taglio professionale, è apprezzabile il livello dell’armonizzatore vocale e del Vocoder; per la cronaca, la connessione d’ingresso è in formato XLR per microfoni a condensatore con alimentazione Phantom (+48V), attivabile tramite switch.
5 BENVENUTA PLAYLIST
Sostituire il glorioso MusicFinder non era facile. Il concetto di MusicFinder Yamaha era stato trasmesso da PSR-2000 (Anno Domini 2001) fino a tutti i modelli di Tyros. Quando è apparsa per la prima volta Playlist, c’è stato un attimo di sbandamento. Soprattutto per chi aveva convertito il proprio MusicFinder sulla nuova piattaforma. In realtà, l’operazione è stata la più ragionevole che si potesse pensare: semplificare, riorganizzare, potenziare. La granularità delle Registration che, per l’occasione era stata estesa a dieci memorie per banco, è stata semplicemente indicizzata in un Database dove ciascuno può creare quante Playlist desidera. Una volta entrati nella nuova logica, ci si rende conto immediatamente della comodità.
Il ritorno della più grande fiera di strumenti musicali del pianeta terra avviene quest’anno in primavera e, dopo un grande tam tam mediatico, fitto di annunci a singhiozzo, portiamoci virtualmente presso lo stand Yamaha del NAMM 2023 dove – nello spazio destinato alle tastiere – la casa giapponese presenta al pubblico USA tre prodotti:
Innanzitutto, si possono toccare con mano CK61 e CK68: di loro si sa molto, vista la ricca comunicazione ufficiale delle settimane passate. Da una parte, questi modelli danno l’impressione di essere il risultato della combinazione di Reface YC e Reface CP entro una tastiera a tasti regolari e casse amplificate; dall’altra, le possiamo vedere anche come la versione economica della serie YC (YC61, YC76 e YC78). I modelli CK non hanno sezione arranger e nemmeno arpeggiatori o pattern ritmici. Neppure un lettore SMF. L’unica possibilità di accompagnamenti di bordo è tramite file audio (ovviamente non forniti con lo strumento).
Nello stand Yamaha, spicca poi il nuovo pianoforte arranger P-S500. Ma di questo strumento interessante, vi abbiamo già scritto in anteprima lo scorso ottobre.
Il terzo strumento è la vera ed unica sorpresa: nasce la nuova serie CVP900 di pianoforti di lusso Clavinova. Per i pochi che non lo sanno, CVP sta per “sezione arranger inclusa”.
Questo strumento include il motore rombante di Genos, l’ammiraglia arranger di casa Yamaha, nota per i suoni superbi, gli effetti realistici e gli stili autentici. Qui c’è tutta la grandezza di questo strumento di cui vi ho narrato le gesta in diverse occasioni.
Foto: fonte Yamaha.com
La nuova serie di pianoforti digitali Yamaha è composta di tre modelli: CVP-905, CVP-909 e CVP909GP (quest’ultimo si distingue dal secondo per il mobile elegante e sfarzoso).
Dalla prima lettura delle caratteristiche ufficiali, non emergono grandissime novità rispetto la serie CVP 800 precedente (già questa aveva eredito le caratteristiche di Genos). Di certo si tratta del rinnovamento di un modello classico del listino Yamaha e che, negli ultimi trent’anni, ha raccolto consensi in ogni parte del globo terracqueo.
I clienti nordamericani dei modelli CVP precedenti godevano di un pacchetto esclusivo denominato USA Edition. Chissà che non sia stato ampliato in questa occasione.
Riprendiamo il nostro esercizio di comparazione fra tastiere arranger dello stesso produttore: lo facciamo di tanto in tanto per riflettere insieme, chissà che non possa tornare utile a chi fra di voi si trovi nella condizione di valutare un nuovo acquisto. E si senta insabbiato nell’incertezza rispetto quale modello indirizzarsi.
In casa Yamaha, avevamo già sostenuto il confronto di PSR-SX700 e PSR-SX900. Ora prendiamo in esame il modello più abbordabile dei due per affiancarlo a PSR-SX600: sulla carta quest’ultimo è un modello minore; tuttavia, nasconde alcune chicche che sono precluse al modello posto sopra. Al giorno d’oggi PSR-SX700 si trova in vendita normalmente a 1.199 euro (lo avete notato anche voi vero? Yamaha ha alzato i prezzi rispetto il 2019), mentre PSR-SX600 – che è un modello più giovane essendo uscito nel 2020 – è in vendita ad una cifra che oscilla intorno ai 755 euro. La differenza di prezzo è notevole ma, prima di affrontare un’analisi dettagliata, vorrei sottolineare i punti di forza di PSR-SX600, giacché meritano tutta la nostra attenzione.
Yamaha PSR-SX600
Valori assoluti di PSR-SX600
Nel mio test di PSR-SX600, pubblicato su SM Strumenti Musicali, potete leggere di persona quanto valore abbia il sottoscritto percepito nello strumento. Vi consiglio caldamente la lettura di quella recensione: emerge chiaramente come alcune caratteristiche nuove ed esclusive diano un significatodi fondo a questo piccolo arranger. Innanzitutto, per la prima volta, Yamaha rilascia due caratteristiche innovative che possono rendere più umane e meno artificiali le espressioni musicali con un arranger: Unison & Accent. Fra tutti gli stili di bordo, 80 di questi sono compatibili con le nuove funzionalità. Ci sono brani musicali classici e moderni dove l’orchestra o la band eseguono fraseggi all’unisono, ottenendo una condizione di effetto che immancabilmente cattura l’attenzione del pubblico. Grazie ad Unison, ora è possibile farlo con un arranger. Accent invece aggiunge o toglie note dall’arrangiamento, in base alla dinamica con cui si suonano i tasti e alla complessità di quanto si suona con le proprie mani. Non solo: anche il volume delle singole tracce subisce variazioni originali automatiche. In altre parole, è possibile simulare le memorabili performance di Van Morrison nelle occasioni in cui dal vivo passa da un pianissimo ad un fortissimo nello stesso brano, magari durante la ripetizione di una strofa o in un momento di un’improvvisazione carica di emozione, prima di un finale in fragoroso crescendo. Dovete poi pensare a questi due tool in accoppiamento con le manopole del Live Control e dello Style Control Reset: dal vivo: si possono studiare e fare grandi cose ad effetto.
C’è poi Smart Chord che, durante la prova dello strumento, mi aveva trascinato, perché mi aveva permesso di riarrangiare intensamente brani le cui progressioni di accordi erano diventate per me rutinarie. Vi potreste ritrovare con brani storici come (Sittin’ On) the Dock of the Bay, Azzurro o La canzone dell’amore perduto, provando la sensazione di suonarli come fosse la prima volta, grazie agli abbellimenti armonici che Smart Chord può darvi in tempo reale
Se è il peso fisico quello che conta, allora non ci sono dubbi. Fra i due arranger, PSR-SX600 è lo strumento che fa per voi. La differenza tra 8,1kg e 11,5kg si sente. Specialmente con il passare con gli anni, se vi trovate spesso a suonare in giro, dovendo affrontare il trasporto dello strumento a braccia dall’auto parcheggiata fino al locale in cui trovarsi per provare o suonare (parlo per esperienza personale).
Se la sezione stili di accompagnamento è fondamentale per la vostra scelta, tenete conto che PSR-SX600 ha un numero superiore di stili (415 contro 400, chi l’avrebbe mai detto) e tutti questi sono cuciti su misura della capacità sonora dello strumento. Alcuni stili inediti di musica moderna africana, brasiliana e asiatica impressionano al primo ascolto. Da parte sua, va detto che PSR-SX700 mette a disposizione degli stili il proprio arsenale sonoro sul cui confronto vi rimando qui sotto e una maggiore capacità di variazioni tramite Multi Pad (188 contro 226).
Spicca poi che solo su PSR-SX600 è incluso il traffico audio dall’uscita USB di bordo, caratteristica che è preclusa a chi suona PSR-SX700 (i possessori di quest’ultima dovranno fare necessariamente ricorso ad un’interfaccia audio esterna per il collegamento a PC o Mac).
Detti tutti i vantaggi di PSR-SX600, vediamo ora le ragioni per cui costa di meno rispetto PSR-SX700. Analizziamo questi tagli e chiediamoci se davvero possono cambiano l’indirizzo della nostra scelta.
Yamaha PSR-SX700
Tagli significativi
61 tasti dinamici
Sotto le vostre dita, entrambi gli strumenti propongono 61 tasti dinamici “leggeri”. Ma PSR-SX700 ha una marcia in più: offre i tasti FSB che, anche se non raggiungono la qualità dei semi-pesati, tuttavia, rappresentano un discreto miglioramento rispetto la qualità standard riservata in passato alle tastiere della serie PSR. Comunque sia, provate entrambe le tastiere di persona prima di una qualsivoglia decisione. Non mi sento di sbilanciarmi di più.
Corredo di suoni
Vista la categoria di prezzo, PSR-SX600 sorprende per quanto suoni dannatamente bene. Le risorse di campioni e di effetti di bordo consentono prestazioni perfettamente comparabili a quanto si sarebbe potuto fare anni fa con strumenti che costavano tre o persino quattro volte di più. Grazie all’introduzione di nuovi convertitori DAC e nuovi DSP, suonare questo arranger richiama l’esperienza di ascolto dei primi modelli Tyros, ma con un tocco di rinnovamento e di adeguamento ai gusti attuali. Tuttavia, va detto che la distanza qualitativa da PSR-SX700 è pienamente avvertibile. Non è solo un aspetto numerico sul totale dei timbri a disposizione (850 contro 986): entrando nei dettagli, risalta come il fratello minore disponga di un numero inferiore di voci S. Articulation (73 contro 131), MegaVoice (27 contro 30), Sweet! (27 contro 31), Cool! (64 contro 74), Live! (71 contro 89). E poi PSR-SX700 offre 24 suoni Organ Flutes! controllabili sullo schermo tramite drawbar digitali. Queste caratteristiche permettono l’accesso a sfumature espressive e ad una superiore gamma di variazioni. Ci sono poi campioni derivati da Genos su PSR-SX700 ma assenti su PSR-SX600. Su quest’ultimo, si possono sovrapporre due voci sulla parte destra dello split (Right1, Right2) e una voce sulla sinistra (Left); mentre su PSR-SX700 si potrà aggiungere una terza voce in sovrapposizione a destra (Right3). Lato effetti, PSR-SX700 si presenta con la possibilità di curare i dettagli delle singole tracce grazie agli effetti Insert che mancano sul fratello minore. Un rammarico per entrambi gli strumenti è l’assenza degli effetti VCM che avrebbero consentito un notevole balzo in avanti.
Tutto quanto scritto sui suoni rappresenta un set di dettagli irrinunciabili per la vostra musica? Beh, per coloro per i quali è prioritaria la creatività della propria musica, questi aspetti potrebbero essere decisivi a favore di PSR-SX700. Personalmente ritengo che solo le vostre orecchie potranno giudicare se il risultato sonoro di PSR-SX600 è insufficiente davvero per le vostre esigenze.
Altoparlanti
Su questo punto, la differenza è immediatamente percepibile: si sente! La presenza di due speaker da 13 cm e l’aggiunta di due tweeter da 5 cm nel complesso offrono un impatto sonoro superiore per PSR-SX700 rispetto i due soli speaker da 12 cm di PSR-SX600. Per sopperire e rafforzare il suono, Yamaha consiglia di affiancare a quest’ultimo un subwoofer come KS-SW100 (179 euro circa). Se sapete smanettare, potete anche valutare una semplice correzione dei valori del compressore, ma occhio a non strafare per non ridurre troppo la varietà dinamica fra le varie parti.
Schermo e usabilità
Lo schermo LCD di PSR-SX600 è piccolo (4’3”) ma ha una definizione superba. Le sue dimensioni ridotte sembrano far affogare il display nel telaio dello strumento. PSR-SX700 ha una diagonale maggiore (7”) ma, soprattutto, è sensibile al tocco. Questa distinzione è basilare perché permette di accedere alla piena completezza funzionale garantita dal nuovo sistema operativo e che concede la stessa usabilità moderna già vista in Genos (e PSR-SX900, naturalmente). Dal canto suo, PSR-SX600 risponde offrendo il controllo tramite pulsanti fisici sul pannello: da una parte le pagine video riflettono un’interfaccia grafica similare, dall’altra però il pilotaggio del tutto avviene tramite pulsanti, un po’ come succedeva negli strumenti di precedente generazione (Tyros, PSR-S975, etc.). Le giovani generazioni nate con uno smartphone in mano si trovano a loro agio nativamente con il touch screen; al contrario, per le generazioni precedenti, l’uso di tasti posizionali accanto allo schermo potrebbe essere accettabile.
Yamaha PSR-SX700
Tagli marginali
Passiamo ai tagli secondari, naturalmente sotto il mio personale e soggettivo punto di vista (avete tutto il diritto di non essere d’accordo con me).
Registrazioni e memoria interna
Su PSR-SX600 è possibile registrare nella memoria interna solo brani MIDI (la memoria è di soli 20MB), mentre per l’audio si potrà fare ricorso alla produzione di un file WAV sulla memoria USB. PSR-SX700 dispone di una memoria interna di 1GB e quindi consente di salvare le proprie registrazioni internamente anche in formato WAV e MP3. PSR-SX600 eredita il buon vecchio Song Creator (con l’esclusione dell’editing dei singoli eventi MIDI e dello Step Recording), mentre il fratello maggiore offre le funzioni di Record incluse nei nuovi sistemi operativi Yamaha. Se vi chiedete perché ho classificato questi tagli fra quelli marginali, è perché di solito chi lavora di sequencer usa l’arranger per la registrazione iniziale e passa ad una DAW su PC o Mac per la fase di post-produzione. Tenete conto che solo PSR-SX700 offre le addizionali e tradizionali porte MIDI IN/OUT, necessarie solo per chi ne fa abitualmente uso. Entrambi gli strumenti gestiscono il traffico MIDI tramite USB.
Playback
Un limite accomuna entrambi gli strumenti: non supportano Bluetooth (chissà perché Yamaha non ci ha pensato). La contromisura molto diffusa è quella di far ricorso ad uno smartphone/tablet da collegare all’ingresso Aux-In. Se invece si vogliono salvare i brani audio nella memoria interna, solo PSR-SX700 è in grado di farlo grazie allo spazio di 1GB. Di più, solo il fratello maggiore può eseguire il playback di file MP3. Il fratello minore gestisce solo file WAV e da memoria USB.
Yamaha PSR-SX600
Tagli del tutto trascurabili
Infine, per completezza di informazione, ecco gli ultimi tagli subiti da PSR-SX600 e che – a mio modesto avviso – sono del tutto irrilevanti:
Per il controllo del Pitch Bend e della modulazione, PSR-SX600 dispone di due rotelle tradizionali mentre PSR-SX700 offre un joystick con tasti di controllo.
Le Playlist di PSR-SX600 gestiscono al massimo 500 brani per raccolta, nell’altro strumento si arriva a 2500. La contromisura è creare più Playlist, dove è il problema?
Il numero di brani demo preinstallati differisce: 3 contro 5. Lo segnalo solo per dovere di cronaca, dato che lo ritengo del tutto insignificante.
Altro aspetto trascurabile è la possibilità esclusiva di PSR-SX700 di poter personalizzare lo sfondo dello schermo (Wallpaper).
Conclusioni
Entrambi gli strumenti hanno il loro perché e sono ben bilanciati se presi singolarmente: PSR-SX600 sembra essere orientata per chi ha avuto esperienza in passato con arranger più datati e suona sfruttando abitualmente le risorse di fabbrica mentre PSR-SX700 sarà più vantaggiosa per chi cerca di raggiungere migliori sfumature musicali e ricchezze di dettagli nella qualità orchestrale nelle proprie performance. Da non sottovalutare le novità tecnologiche (Unison, Accent, Smart Chord) e il fattore peso, a favore di PSR-SX600, mentre la modernità d’uso del sistema operativo con schermo touchscreen più generoso e il più ampio arsenale sonoro appaiono come fattori decisivi per PSR-SX700, oltre ogni ragionevole dubbio.
Dulcis in fundo, vale sempre la stessa regola: recatevi in un negozio di strumenti musicali e provate di persona qualsiasi strumento, prima dell’acquisto. Chi trascura questa regola avrà sempre un motivo di rimpianto per non averlo fatto (credetemi, so di cosa stato parlando).
Tony White di Bonner’s Music (UK) presenta il valore di PSR-SX600
Gabriel Aldort da New Orleans (USA) presenta il valore di PSR-SX700
PS: Questo articolo è stato scritto l’8 aprile 2023: è Sabato Santo, il giorno in cui si celebra il silenzio di Dio in attesa della Resurrezione. Il mio augurio è che l’umanità intera ritorni presto a sentire quella voce, le guerre nel mondo cessino il loro fragore colmo di morte e dolore, e si torni presto a vivere di pace e fratellanza universale.
Nei giorni scorsi, Yamaha ha pubblicato sul proprio sito un’interessante promozione per i potenziali nuovi clienti di Genos, molto probabilmente ideata per fronteggiare l’aggressività commerciale della distinta concorrenza che ha lanciato due nuovi modelli negli scorsi mesi nel segmento dei top di gamma (Ketron Event e Korg Pa5X).
I prossimi 800 clienti che acquisteranno una Yamaha Genos avranno in omaggio il set di altoparlantiGNS-MS01 (normalmente in vendita a poco meno di 300 euro).
Questo set di altoparlanti 2.1 è stato disegnato e progettato da Yamaha appositamente per la propria ammiraglia Genos ed è composto da:
Due amplicatori da 20W ciascuno con tweeter (2 cm) e midrange (coni da 8 cm).
Un’unità subwoofer di 40W subwoofer (cono da 30 cm).
Il collegamento dei cablaggi del sistema GNS-MS01 con Genos è molto semplice ed è basato su connessioni personalizzate. Il peso totale dei diversi componenti è di 9kg circa, ma il bundle non è stato pensato per chi utilizza Genos in mobilità. È la soluzione ideale per chi suona lo strumento in casa o, comunque, in un ambiente specifico da dove abitualmente non si sposta.
Per esperienza personale, quando ero un felice possessore di una Yamaha Tyros (uno strumento che ho amato), suonavo sfruttando il sistema analogo di speaker (TRS-M01). La qualità e la potenza del suono erano superbi e oggi non mi aspetterei nulla di meno da GNS-MS01, tenendo poi conto della più recente capacità sonora di Genos.
Per saperne di più, fate clic qui sulla pagina ufficiale della promozione.
L’annuncio di questo nuovo modello di pianoforte arranger ci porta inevitabilmente alla memoria il giorno in cui vi abbiamo parlato di Clavinova CSP-150 e CSP-170. Era il mese settembre 2017 quando Yamaha aveva destato la nostra attenzione con l’inserimento a listino di due modelli di pianoforti verticali, con tanto di mobile elegante, per i quali il controllo interattivo era possibile tramite l’app Smart Pianist: la novità era che quest’ultima eccezionalmente includeva l’accesso ad una ricca sezione di stili di accompagnamento. Oggi, a distanza di cinque anni, ritorniamo sull’argomento, visto che Yamaha ripropone lo stesso concetto di interazione utente con il lancio di P-S500.
L’app Smart Pianist è disponibile per tutta la vasta serie di pianoforti digitali Yamaha, ma solo pochissimi modelli hanno accesso alla sezione arranger inclusa nell’app. Sino a ieri solo CSP-150 e CSP-170. Da oggi anche P-S500.
Il nuovo prodotto appartiene alla serie P, solitamente depositaria dei pianoforti digitali portatili di casa Yamaha, ma qui spicca di più l’evidente ispirazione alla serie CSP. Dalla nomenclatura del modello, saremmo portati a pensare che P-S500 possa essere portato sul palco, alle prove, in studio. Ma il peso è comunque importante (21kg) e l’impressione che prevale (per ora) è quella di essere di fronte ad un prodotto destinato a trovare una collocazione meno impegnativa nell’ambito casalingo.
Rispetto i modelli CSP, i tagli operati non riguardano solo il mobile, ma anche il numero di risorse disponibili (voci, stili) e la qualità della tastiera: sono sempre 88 tasti pesati, ma qui abbiamo la classica variante Yamaha nota come GHS (Graded Hammer Standard) con tasti neri opachi. La polifonia massima è di 256 note.
Yamaha P-S500 – Fonte Yamaha Music Europe
È presente un piccolo display LCD di servizio, ma rimane sempre fondamentale l’uso del tablet con la applicazione Smart Pianist, grazie alla quale è possibile espandere il controllo dei suoni dai 100 standard fino a 660. Fra questi spiccano 13 timbri VRM: la Modellazione Virtuale della Risonanza “calcola i vari stadi delle corde per ognuna delle 88 note della tastiera, da un istante all’altro”; lo strumento è in grado di restituire un vasto numero di fattori tipici del panorama sonoro offerto dal pianoforte acustico. Ci sono inoltre 111 Super Articulation Voices la cui ricchezza espressiva estende i suoni con gli effetti fisici caratteristici degli strumenti acustici. La collezione di suoni di qualità include 25 voci Natural!, 27 voci Sweet!, 47 voci Cool!, 58 voci Live! e 29 Organ Flutes! I campioni di pianoforte a coda eccellono grazie alla presenza di due fuoriclasse come il giapponese Yamaha CFX Grand e il viennese Bösendorfer Imperial.
La sezione arranger è erogata dallo strumento ma è controllata dal tablet. P-S500 offre 328 stili Pro, 25 stili Session, tre stili Free Play e 13 accompagnamenti Pianist. Il controllo della diteggiatura può avvenire a scelta sull’intera estensione degli 88 tasti o soltanto a sinistra del punto di Split. Gli stili hanno un solo Intro, un solo Ending ma offrono le regolari quattro variazioni Main.
È possibile registrare in formato MIDI sul dispositivo smart o in formato audio tramite la porta USB. E, per la cronaca, è possibile collegare un microfono per sfruttare l’armonizzatore vocale.
Nel rispetto dei canoni delle tastiere arranger, è presente l’amplificazione di bordo con due coppie di altoparlanti da 20W+6W. Yamaha strizza l’occhio ai principianti dello studio del pianoforte fornendo gli strumenti di guida – ormai noti – come il controllo automatico della correttezza delle note suonate e del rispetto della scansione tempo, oltre alla guida che indica quale tasto premere in tempo reale, grazie a led illuminati.
La connessione con il tablet che ospita Smart Pianist può avvenire tramite cavo USB oppure adattatore wireless. Fra le varie funzionalità disponibili sulla app, vale la pena ricordare anche Audio to Score: questa è in grado di interpreta il flusso audio per calcolare gli accordi da visualizza in uno spartito durante l’esecuzione di un brano musicale.
Il prezzo di questo pianoforte arranger è intorno ai 2500 euro e può variare nei diversi negozi di strumenti musicali.
Grazie alla gentilezza e disponibilità del branch italiano di Yamaha Europe (Danilo Donzella e Mauro Di Ruscio in particolare), nelle scorse settimane ho potuto provare di persona il nuovo arranger giapponese.
Il modello testato ha 61 tasti ed è, in effetti, uscito in coppia con PSR-EW425 che di tasti ne ha 76: i due modelli condividono genesi e struttura. Potete quindi considerare la lettura della mia recensione valida per entrambi i modelli. Del resto, nell’articolo troverete evidenziate le differenze.
Nella mia analisi, mi sono soffermato a commentare numerose caratteristiche dello strumento: la modalità Voice per suonare i timbri di bordo, la modalità Style per suonare con gli accompagnamenti, il Groove Creator per entrare nel mondo del DJ Set, il modo Song/Audio per suonare sulle basi o anche registrarne di nuove. Non manca una carrellata sui controlli fisici di usabilità. Degne di nota le specifiche tecniche introdotte a favore dell’utilizzo live.
Troppa grazia, Sant’Antonio! Dopo un 2021 arido di novità, il nuovo anno è cominciato con due doppi botti. Nel secondo giorno della fiera virtuale del Believe In Music, ci è data la possibilità di celebrare un altro annuncio dopo quello di cui vi abbiamo raccontato ieri con Casio. Per la seconda volta, siamo di fronte ad un duplice lancio: questa volta tocca a Yamaha con PSR-E473 e PSR-EW425, a distanza di 4 anni dai modelli equivalenti e precedenti. Si ripete la consolidata tradizione di lanciare “a coppie” i modelli di tastiere arranger. Anche stavolta si tratta sostanzialmente dello stesso strumento presentato in due edizioni: 61 e 76 tasti. Sono prodotti economici, tuttavia – prestate attenzione – non siamo nel livello-base degli arranger di primo ingresso (quello a cui appartengono PSR-E373 e PSR-EW310), qui siamo su un gradino leggermente superiore, grazie ad un set di attributi più significativo.
Come voi ben sapete, modello dopo modello, questo tipo di tastiere riceve funzioni e caratteristiche che in passato erano riservate ai modelli per professionisti. L’evoluzione di Yamaha si mantiene persistente. Se confrontato con il modello anteriore (PSR-E463 uscito nel 2018), Yamaha ha eliminato il tastierino numerico, dotando lo strumento di pulsanti di accesso diretto per categoria di suoni e stili come nei modelli superiori. Ci sono nuovi suoni e nuovi stili disegnati su misura di queste nuove possibilità. Premendo il pulsante Motion Effect, si possono aggiungere effetti al volo, intervenire sul suono con un filtro o creare alterazioni di tonalità.
La polifonia sale da 48 a 64 note e i processori effetti ora sono due: DSP1 lavora sulle mandate per il suono generale mentre DSP2 che può essere assegnato a parti specifiche Insert. I timbri crescono da 758 ad 820; fra questi ci sono 15 voci Lite Super Articulation che, come noto, aumentano il tasso di realismo dei suoni: si distinguono principalmente le chitarre e i cori (come Shoo Bee Doo Bah e Gospel Choir già apprezzati su altri strumenti Yamaha di classe superiore). Gli stili sono 290 e 152 le sequenze per l’arpeggiatore. La registrazione audio lavora sulle memorie flash USB esterne secondo lo standard WAV 16bit a 44,1kHZ fino a 80 minuti di registrazione. Dall’ingresso del microfono si raggiunge il sistema di campionamento che viene invece semplificato e riorganizzato attorno ai quattro nuovi pad di Quick Sampling sul pannello frontale.
La potenza degli amplificatori di bordo può essere enfatizzata premendo il pulsante Mega Boost che aumenta il volume di +6dB. Pesa 7kg e le dimensioni sono 99,2 cm x 40,4 cm x 13,6 cm.
Il secondo modello non si discosta solo per il maggiore numero di tasti. PSR-EW425 è dotato di alcuni timbri specifici: sono frutto del campionamento dei suoni ripresi dalla serie YC, come i suoni di organo Hammond arricchiti dall’immancabile clic percussivo associato alla pressione del tasto e dal tono sporco del campione al fine di rendere più realistici e vintage il tono di questi suoni. Per quanto riguarda il pianoforte, entrambi i modelli portano con sé il celebrato campione Live! Concert Grand Piano, ma la tastiera a 76 tasti include anche la variante Live! Grand Piano quando il fratello a 61 tasti si deve accontentare di aggiungere Stereo Grand Piano.
Potenti altoparlanti da 12W+12W raddoppiano la potenza sonora rispetto il modello a 61 tasti: PSR-EW425 è una tastiera portatile capace di farsi sentire anche in pubblico, seppur in ambienti non molto ampi. Il consumo elettrico è difforme: qui sono richiesti 11W (contro 9W) tramite sei batterie in formato D LR20 (contro il formato AA LR6) oppure un adattatore DC 16V (contro 12V). Pesa 8,3kg e le dimensioni sono 120,0 cm x 40,4 cm x 13,6 cm.
Conclusioni
Eccetto quanto menzionato qui sopra, per il resto i due strumenti si equivalgono nella sostanza.
Attendiamo di trovarli nei negozi e di poterli provare.