Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
L’immagine commerciale delle nuove Roland GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5 si distingue nettamente dagli altri prodotti della concorrenza nella stessa fascia di prezzo.
Innanzitutto, sono prodotti disegnati per chi si avvicina per la prima volta ai concetti del “fare musica”: questa categoria di giovani clienti cerca strumenti musicali dal look spontaneo e dai colori sgargianti, così belli e attraenti da essere mostrati con ardore sui social network.
Inoltre, i ragazzi alle prime armi nel mondo della musica suonata desiderano eseguire la musica di oggi, caratterizzata da una devastante presenza di suoni di synth: si aspettano sì una efficace presenza dei timbri fondamentali (pianoforte, pianoforte elettrico, archi, che siano pure pochi ma che siano soprattutto buoni); ma essenzialmente si attendono che abbondino a valanga i suoni di synth, magari accanto ad un set di percussioni moderne. Per questo Roland propone una tavolozza sonora pronta ad eccellere nel mix di sonorità attuali.
Non credo poi che le nuove generazioni comprino in massa tastiere musicali per suonare il Tango, la Bossa Nova e nemmeno il glorioso rock degli anni 60 e 70. Vogliono suonare con i ritmi e gli stili della musica che si ascolta ai giorni nostri. Roland lo sa e non è quindi un caso che, in tastiere di questo tipo, abbia trascurato gli accompagnamenti del passato e abbia invece riservato un grande spazio a hip-hop, dance, synth pop, EDM e compagnia danzante.
Vista l’audience a cui sono destinati questi prodotti, il prezzo è inevitabilmente abbordabile (in effetti bastano solo 389 euro per il modello inferiore e 474 euro per quello superiore).
Roland GO:KEYS 3
GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5 rispondono ai requisiti riportati qui sopra, proponendo alcuni valori addizionali:
degna di nota la presenza di ZEN-Core, lo stesso motore sonoro che fa girare Fantom e che – in alcune varianti – supera i 4000 euro di prezzo;
splende la possibilità di espandere gli stili e i suoni di serie: si scaricano tramite wireless o penna USB contenuti addizionali (gratuiti e/o a pagamento), potendo provarli prima dell’installazione;
spicca la dotazione di un Chord Sequencer di qualità (300 progressioni di serie, supporto degli accordi più complessi, Bass Variation, 256 cambi di accordo per sequenza di 4 variazioni ciascuna).
I due nuovi arranger Roland sono pronti all’uso e non hanno bisogno d’altro per fare musica ai giorni nostri: sono leggeri, portatili e autonomi.
Sarebbe interessante riprendere in considerazione la questione, dopo aver provato questi strumenti di persona per saggiarne punti di forza e di debolezza.
Il recente lancio di nuovi arranger nell’area delle tastiere di primo ingresso ha evidenziato un elemento comune che merita attenzione. Non so quanti di noi l’abbiano notato. Roland Go:Keys 3 (e Go:Keys 5), come Yamaha PSR-E383 (e PSR-EW320) includono interessanti funzionalità per la riproduzione di sequenze degi accordi.
Queste funzionalità, già presenti da anni negli arranger di fascia alta, stanno ora diffondendosi anche nei modelli meno costosi. I più attenti fra i lettori di questo blog sicuramente ricordano l’approfondimento che avevo dedicato all’argomento nel gennaio 2020, durante il confronto ravvicinato fra il Chord Looper di Yamaha PSR-SX900/Genos e il Chord Sequencer di Korg Pa700, Pa1000, Pa4X.
Non mi pare sia solo una coincidenza il fatto che i produttori stanno investendo risorse nello sviluppo di nuovi trattamenti per l’uso delle sequenze di accordi. La possibilità di dare in pasto agli stili degli arranger una progressione di accordi prestabilita consente un vantaggio importante per i musicisti più esperti: quello di avere entrambe le mani libere per suonare la tastiera in tempo reale. Immaginate di suonare una parte pianistica senza l’obbligo di dover pensare a suonare una triade armonica per comunicare all’arranger il cambio di accordi in tempo reale. Oppure di essere assorti in un impegnativo assolo di synth lead. Un’altra opportunità d’uso è quella rielaborare una canzone per adattarla a una vasta gamma di generi senza modificare la progressione degli accordi, semplicemente cambiando lo stile. Per i meno esperti, immaginate quanto possa essere semplificata la propria esecuzione quando i cambi di accordo avvengono sempre a tempo, misura per misura. E magari con accordi complessi che non sono ancora parte delle proprie abilità esecutive.
Roland Go:Keys 3
Il Chord Sequencer presente in Roland GO:KEYS 3 e 5 offre caratteristiche interessanti: dispone di 304 pattern disponibili che possono essere personalizzati, salvati e poi reimportati tramite memoria USB, rendendo illimitato il numero di progressioni gestibili sullo strumento. Il cambio di accordo può essere registrato a livello di misura o di singolo beat. La ricerca all’interno dei diversi pattern può essere facilita assegnando un contrassegno (tag) a ciascun elemento. È possibile salvare il valore del Transpose degli accordi da -11 a +11.
Si offre con grande facilità d’uso l’Auto Chord Play consegnato nella dotazione standard di Yamaha PSR-E383/EW320: in questo caso, i pattern disponibili sono soltanto 50. I cambi d’accordo possono essere impostati ogni due misure, ogni misura oppure ogni due beat. Le progressioni standard di serie coprono la stragrande maggioranza delle sequenze in uso dai brani più famosi. Dal manuale d’uso non si evince come modificare le progressioni standard e come crearne di nuove.
Yamaha PSR-EW320
Al di là di questi modelli di recente uscita, vale la pena ricordare che Yamaha Genos2 include il Chord Looper derivato da PSR-SX900 e Genos originale. Con l’hardware più recente, Genos2 offre due comodi pulsanti fisici per controllare la registrazione e la ripetizione delle progressioni di accordi. Apprezzabile particolarmente la possibilità di mantenere attiva la sequenza di accordi durante il cambio in tempo reale degli stili, senza interrompere la riproduzione. Questo consente di eseguire medley infiniti con una varietà di ritmi e arrangiamenti, mantenendo comunque una progressione armonica coerente. Genos2 include le sequenze di accordi più classiche per generi come Popular Pop, Pop Alternative, 80s Pop, 50s Doo-Wop, 12 Bar Blues, Andalusian Cadence, The Canon e Mixolydian. Sono disponibili in tutte e 12 le tonalità. Per la cronaca, manca la possibilità di far ripartire dall’inizio una progressione di accordi ad ogni cambio di variazione (Main A, B, C, D).
Yamaha Genos2
Le Chord Sequences rilasciate su Korg Pa5X nel 2022 sono andate ad aggiornare la funzionalità equivalente che era presente nella generazione precedente dei Professional Arranger (Chord Sequencer in Pa700, Pa1000 e Pa4X). La più recente ammiraglia di casa Korg è in grado di applicare le progressioni di accordi distintamente su uno dei due Player dello strumento. Il display offre un controllo accurato della sequenza degli accordi e del loro stato esecutivo. I pattern di accordi preset (oltre 200 unità in una varietà di repertorio che spazia dal pop al jazz) non possono essere modificati; sono però disponibili locazioni di memoria USER per la creazione di pattern personali. Le progressioni memorizzate sono associabili a stili, ad elementi del SongBook o semplicemente accessibili da una libreria dedicata.
Per concludere, vi invito alla visione di questo video registrato da Woody Alan per il suo celebre canale Woody Piano Shack. Potrete apprezzare le notevoli profondità musicali degli arrangiamenti presenti in Korg Pa5X mentre Woody si limita a sfruttare semplicemente le Chord Sequences.
In una dimensione parallela, nel regno musicale dove oggi risplende la memoria degli appassionati di tastiere arranger, c’è un posto speciale che ospita il ricordo di Yamaha PSR-6300, strumento dai contorni leggendari. Non era solo una tastiera, ma un portale magico per un’epoca dimenticata: gli anni ’80, un periodo così raffinato e affascinante che sembrava uscito da una commedia musicale. PSR-6300, con i suoi pulsanti colorati e il design che gridava in quegli anni “Guardatemi, sono il futuro!”, sembrava una meraviglia della tecnologia. Sotto il suo coperchio fantascientifico, nascondeva una tastiera sensibile al tocco che poteva farti sentire come il re della pista da ballo o il protagonista di un film d’azione anni ’80. Con una valida gamma di suoni, dal pianoforte elettrico che permetteva di esprimerti come un vero e proprio rocker da strada al synth che ti faceva pensare di essere un astronauta del futuro, PSR-6300 sapeva come trasportarti in mondi musicali impensati. E la sua funzione di accompagnamento automatico? Quella band virtuale era pronta a suonare al tuo comando e, sebbene in quegli anni gli stili Yamaha non fossero competitivi come quelli di oggi, avevano un loro perché di significativo per i tempi.
Yamaha PSR-6300
Yamaha PSR-6300 rappresenta una tastiera digitale di rilievo nel panorama musicale, la sua uscita nel 1986 è contemporanea al modello di punta dei synth Yamaha, DX7 Mk II. L’evento ufficiale di introduzione dei due modelli al mercato italiano è avvenuto nel mese di settembre 1987 in un’ambiente fiabesco presso il Grand Hotel Baglioni di Firenze, dove Riccardo Burattini fece una spettacolare presentazione di questo arranger in pompa magna. Si narra che, a livello globale, PSR-6300 abbia trovato ampio utilizzo tra numerosi musicisti professionisti, tra cui spiccano nomi illustri come Herbie Hancock, Chick Corea e Jean-Michel Jarre.
Serie Portatone: gli arranger Yamaha degli anni ottanta
Caratterizzato da una tastiera di dimensioni standard composta da 61 tasti dinamici, PSR-6300 offriva una vasta gamma di funzionalità avanzate per l’epoca. Tra queste spiccava un sequencer integrato a cinque tracce che consentiva una notevole flessibilità nella creazione e nell’organizzazione di composizioni musicali complesse. Tutto questo tenendo conto che il General MIDI era ancora di là a venire. Ritenuto il fiore all’occhiello delle tastiere portatili Yamaha nella seconda metà degli anni 80, PSR-6300 vantava un valido rapporto qualità-prezzo, posizionandosi come una scelta di valore per i musicisti professionisti e gli appassionati di musica alla ricerca di prestazioni affidabili e di alta qualità.
Fabbricata in Giappone, PSR-6300 si distingueva per la robustezza e il design unico che permetteva alla tastiera di chiudersi completamente per un facile trasporto. Un’idea derivava dal genio italiano di Mario Bellini che aveva già disegnato il case del modello precedente PSR-6100 vincendo il premio internazionale Good Design Award 1984.
Mario Bellini suona Yamaha PSR-6300
Grazie ad un’ampia capacità di sintesi del suono, PSR-6300 metteva a disposizione del musicista una discreta gamma di suoni, tra cui pianoforti acustici ed elettrici, organi, archi, ottoni e sintetizzatori. Il generatore sonoro consentiva l’utilizzo di tre voci in layer (Upper Orchestra, Lower Orchestra e Solo). Il suo design esterno era caratterizzato da un colore grigio antracite con un pannello di controllo principale pieno di pulsanti e cursori, mentre 4 display LED si illuminavano segnando il tempo. I due speaker erano laterali rispetto i 61 tasti. PSR-6300 non era considerato un “giocattolo”, ma uno strumento serio per gli appassionati di musica.
Le caratteristiche chiave di Yamaha PSR-6300 includevano la possibilità di creare i propri accompagnamenti (8 locazioni in aggiunta alle 48 preset), unità effetti con Chorus, Duet, Trio, Portamento e Sustain, rotella pitch bend e rotella di modulazione. Queste caratteristiche rendevano PSR-6300 uno strumento versatile e apprezzato sia dagli appassionati di musica che dai professionisti.
Una funzione rivelatrice fu la Rhythm Step Light. Fino a quel momento, per creare e registrare accompagnamenti originali, i programmatori musicali dovevano selezionare un pattern ritmico di base e suonare l’accompagnamento in tempo reale mentre il pattern era in esecuzione. La risoluzione era di trentaduesimi, quindi se il timing era impreciso o se si iniziava a programmare prima di aver definito le frasi, si rischiava di confondersi con i propri ritmi e finire in un vicolo cieco. La funzione Rhythm Step Light rese possibile inserire ritmi anche senza eseguirli in tempo reale. In effetti, la funzione Rhythm Light fu rivoluzionaria perché sfruttava il concetto distintivo delle tastiere portatili: usare i tasti per inserire dati. Sopra i tasti della PSR-6300 erano stampate le icone delle voci percussive. I numeri da 1 a 32 erano stampati sopra i tasti della metà sinistra: ogni tasto rappresentava un passo in due misure di sedicesimi (16 × 2 = 32) e poteva essere usato per inserire il numero corrispondente. Ad esempio, per inserire un suono di grancassa su ogni quarto, l’utente teneva premuto il tasto della grancassa sulla destra e poi premeva i tasti 1, 5, 9, 13, 17, 21, 25 e 29 sulla sinistra. I tasti numerati della PSR-6300 funzionavano esattamente come le schermate a matrice delle drum machine. Gli schermi LCD non erano ancora diffusi, quindi offrire un’interfaccia utente di questo tipo richiedeva pulsanti e interruttori dedicati. In quel contesto, usare i tasti al posto dei pulsanti fu un colpo di genio. Dietro l’adozione di questo metodo di input “non in tempo reale” c’era l’intento di Yamaha di rendere la musica accessibile a più persone, e anche l’influenza del fenomeno DTM (Desktop Music), che sarebbe esploso negli anni successivi. Da quel momento in poi, le tastiere portatili non sarebbero più state solo strumenti da suonare nel senso tradizionale, ma anche strumenti di produzione musicale.
Con il coperchio chiuso, PSR-6300 era pienamente trasportabile
L’esperienza d’uso di PSR-6300 potrebbe sembrare un po’ datata, ma a chi importa oggi se permette l’accesso a così tanta nostalgia? Yamaha PSR-6300 è stata un’icona del regno musicale degli arranger, un simbolo che faceva divertire e ballare allo stesso tempo. E anche se ora è solo un ricordo del passato, la sua leggenda perdura, e mi piace immaginarla ancora oggi in azione nelle feste in cui gli amanti degli anni ’80 si riuniscono per ballare e ridere di quella indimenticabile era musicale.
Ora, per completare la storia di PSR-6300, non vi resta che leggere gli altri contributi della squadra di Arranger Legacy: l’approfondimento tecnico dello strumento redatto da Giorgio Marinangeli, consultare la visione di insieme su SM Strumenti Musicali di Riccardo Gerbi (lettura più che mai interessante stavolta grazie al prezioso intervento del mitico Luca Pilla in persona) e assistere alla demo di Marcello Colò che segue.
Con un impegno costante negli anni, Yamaha aggiorna con perseveranza il catalogo di tastiere di primo ingresso, ideali per giovani talenti che si avvicinano per la prima volta al mondo della musica digitale. Il rinomato produttore giapponese, noto per la propria strategia di presentare modelli affini a ritmo di due per volta, mantiene questa tradizione anche in questa occasione, offrendo una coppia di strumenti che sono un ponte verso il futuro musicale di ragazzi e ragazze. Le caratteristiche dei due modelli coincidono sostanzialmente tranne quanto segue:
PSR-EW320 ha 76 tasti dinamici, pesa 5,2kg e le dimensioni valgono 1.148 mm × 105 mm × 317 mm.
PSR-E383 è più compatta, ha 61 tasti dinamici, pesa 4,4kg ed occupa uno spazio pari a 941 mm × 105 mm × 317 mm.
Fonte: Yamaha Keyboards Official
Questi due modelli mandano in pensione i due predecessori (PSR-EW310 e PSR-E373) la cui uscita risaliva al settembre 2020. Rispetto quei modelli, le novità principali di questo annuncio riguardano l’estensione del numero di voci (da 622 a 650) e degli stili di accompagnamento (da 205 a 260, oltre a 10 locazioni di memoria per aggiungere altri stili). Per il resto poco o nulla cambia: il generatore sonoro è l’eterno AWM Stereo Sampling, le note di polifonia sono sempre 48, lo schermo LCD monocromatico si conferma minimale. La presenza di 12 voci Super Articulation Lite aumentano le possibilità di arricchire le proprie performance di varietà ed intensità. Il DSP effetti svaria fra Reverb, Chorus, e Master EQ. I suoni di tastiera possono essere suonati in modalità Dual, Split e Duo. I pattern dell’arpeggiatore sono 152 ed è possibile silenziare la parte della melodia nelle basi MIDI.
Il riconoscimento degli accordi si presenta con la veste del semplice Smart Chord o nel più ricco Fingering. È rilevante notare che queste tastiere offrono la funzionalità Auto Chord, che consente di attivare automaticamente la progressione di accordi appropriata per ciascun accompagnamento; nel caso si voglia fare di più, sono disponibili 50 sequenze di accordi richiamabili liberamente in alternativa e che sono ispirate dai brani più famosi della storia musicale degli ultimi decenni. La mano sinistra è quindi libera dal dover comandare la progressione armonica dello stile e si potranno suonare più facilmente le canzoni preferite usando gli accompagnamenti.
È possibile collegare un PC direttamente grazie all’interfaccia USB audio di serie e la mobilità è garantita dallo slot per sei batterie AA (LR6).
Essendo destinati ai principianti del mondo della musica, i due nuovi strumenti Yamaha includono le note funzioni di educazione musicale, accompagnando gli studenti nella pratica e negli esercizi con solo la mano destra, solo quella sinistra o con entrambe le mani, e riproducendo in loop frasi specifiche. Sono incluse 125 brani su cui esercitarsi. La funzione Keys To Success estrae le frasi necessarie per prendere confidenza con i brani incorporati ed esercitarsi passo dopo passo.
Sono strumenti disegnati per divertirsi a suonare senza pensieri e muovere i primi passi nella pratica e nell’esercizio musicale.
Nei giorni scorsi si sono diffuse improvvisamente notizie tristi. Due persone, che hanno fatto la storia degli arranger negli ultimi 30 anni, sono scomparse nel giro di pochi giorni, a seguito di rapide ma implacabili malattie.
Ci ha lasciato Peter Baartmans, noto dimostrare Yamaha di origini olandesi (YouTube pullula di suoi filmati con modelli Tyros, Genos, PSR-SX e Clavinova CVP).
Peter Baartmans
E poi dalla Germania è giunta la tragica notizia di Michael Geisel, protagonista di Korg Italy e dei suoi arranger. Di quest’ultimo, l’amico Riccardo Gerbi ha appena pubblicata un’importante memoria su SM Strumenti Musicali. Consiglio vivamente la lettura a tutti.
Abbiamo appena aggiornato la pagina di questo sito dove diamo abitualmente riscontro della tendenza dei prezzi di vendita al dettaglio delle tastiere con accompagnamenti: fate clic qui Prezzi di riferimento | l’offerta sul mercato arranger per consultare la tabella prezzi completa.
Disegnato da TastiereArranger.com
Ora commentiamo insieme come i listini siano cambiati rispetto il precedente aggiornamento che risale a luglio 2023. Vi anticipo solo che quasi tutti i modelli hanno registrato un calo dei prezzi. Per i pochi distratti, ricordo che gli importi menzionati sono puramente indicativi e il metodo di rilevamento prezzi è descritto nello stesso articolo, citato qui sopra.
Top di gamma
Nell’area delle ammiraglie e degli strumenti iper-galattici, rispetto un anno fa, registriamo la comparsa di Yamaha Genos2, modello di cui vi abbiamo parlato in lungo e in largo. Se confrontate il suo prezzo con quello del suo diretto concorrente (Korg Pa5X a 76 tasti), osservate come il prodotto Yamaha sia superiore di 210 euro circa: questo distacco si spiega con il fatto che Genos2 vive ancora del rigoglioso periodo iniziale di vendite e che Korg – per contrastare la sfida – ha abbassato il prezzo di Pa5X di una quota pari al 12% circa. Vedremo fra sei mesi se questi prezzi saranno riallineati. In generale, tutti i modelli al top di gamma hanno visto un calo di listino: i maggiori sbalzi, hanno dato respiro a Ketron SD-60 (-13%) e Pa5X (della versione a 76 tasti abbiamo già detto mentre gli altri due modelli ad 88 e 61 tasti hanno visto un calo del 10%). Il nuovissimo Ketron Event EVM non dà ancora segni di vita sul mercato.
Arranger workstation
Nel segmento degli arranger medi, il più stantio fra tutti visto che dal 2019 non vede novità. Per la cronaca, siamo fiduciosi: qualcosa cambierà entro la fine del 2024. La riduzione maggiore di listino ha contraddistinto Korg Pa1000 che, recentemente, è tornata presente nei negozi in quantità. Il calo di prezzo è significativo: -15%. Il resto è stabile. Soprattutto Pa700. Fra qualche mese, è ragionevole attendersi la discesa di prezzo dei due modelli Yamaha (PSR-SX900 e PSR-SX700), mossa utile per lo smaltimento delle ultime scorte.
Arranger standard
Fra gli arranger standard, diamo il benvenuto ai nuovi strumenti Roland: GO:KEYS 5 e GO:KEYS 3 il cui posizionamento di prezzo li porta a duellare con Yamaha PSR-EW425, PSR-E473, Korg EK-50 L e Korg i3. Il prezzo è crollato per Casio CT-S500 (-19%) probabilmente in ragione di scarse vendite: a dire il vero, questa cosa mi sorprende viste le discrete caratteristiche del prodotto e la buona collocazione nel piano cartesiano del rapporto prezzo-qualità. I negozi hanno ridotto mediamente del 6% il prezzo di PSR-SX600: ottimo strumento ma – forse – bisognoso di maggiore motivazione economica per essere spinto alle vendite. Tiene il prezzo e, addirittura, aumenta Korg EK-50 L. Cala il suo predecessore EK-50 ormai in via di esaurimento.
Arranger per esordienti
Incredibile a dirsi, ma nella fascia degli arranger di primo ingresso (solitamente molto attiva) non abbiamo registrato nuovi modelli dallo scorso anno. Una novità ci sarebbe stata – Yamaha PSR-283 – ma, essendo dotata di tasti NON dinamici si autoesclude dalla nostra attenzione. Le variazioni di prezzo dei modelli a listino sono minime: spiccano due eccezioni, l’aumento di Yamaha PSR-E373 (+7%) e il calo di Roland E-X10 (-7%).
Pianoforti arranger
Terminiamo in bellezza con i pianoforti dove fanno la loro comparsa i nuovi Clavinova CSP con sezione arranger demandata all’app Smart Pianist (i modelli sono CSP-295, CSP-275 e CSP-255). Per quanto riguarda gli altri modelli, i prezzi sono in discesa generalizzata: Yamaha DGX-670 scende del 16%, Roland FP-E50 e Korg XE-20 calano dell’11%, mentre Yamaha P-S500 e Roland GO:PIANO 61P ridimensionano il prezzo del 4%.
Se siete interessati a valutare un pianoforte arranger, vi consiglio vivamente di leggere la recensione di Yamaha P-S500, appena pubblicata su SM Strumenti Musicali. La sezione arranger presente nello strumento può essere pilotata nella sua completezza da Smart Pianist, app per tablet o smartphone.
Ho avuto la fortuna di provare lo strumento e vi posso assicurare che “mi ha lasciato una favorevole impressione: dovermene separare alla fine del periodo di prova, mi è costato una lacrimuccia. Suonare con i tasti pesati una vera sezione arranger è un’emozione considerevole e la facilità d’uso dello strumento mi ha permesso una buona intesa sin dal primo giorno. E anche l’integrazione con i brani audio e MIDI ha concesso grandi momenti di creatività e di svago”.
Potete leggere il testo completo della recensione in questo articolo: buona lettura!
Nel 2017 Roland aveva creato una nuova serie di tastiere con accompagnamenti distinguendola nettamente dalla serie E-X degli arranger più convenzionali. Sono i modelli catalogati come Entry Keyboards, riconoscibili dal prefisso GO. È in questo contesto che, nei giorni scorsi, Roland ha annunciato la nascita di due nuovi modelli, vale a dire GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5.
I due nuovi prodotti vanno a rinnovare una storia di discreto successo e che, in buona sostanza, deve la propria popolarità al fatto di essere una proposta dal listino molto economico a fronte di dimensioni/pesi compatti e suoni di apprezzabile qualità per la categoria.
Rispetto il primo modello di GO:KEYS, qui abbiamo a disposizione (udite! udite!) il generatore sonoro ZEN-Core, che è il segno distintivo che afferisce tutto il catalogo di ultima generazione della casa giapponese per synth, workstation e pianoforti. Di serie, il numero di timbri di bordo raddoppia (1154 timbri e 74 drum kit) e le macchine sono espandibili con pacchetti addizionali scaricabili dai servizi di Roland Cloud. Anche la dotazione di unità effetti cresce: due dispositivi Tone MFX, un dispositivo Total MFX e un processore per il riverbero.
Dalla lettura della scheda tecnica, sembra emergere che i 61 tasti sono gli stessi della prima GO:KEYS, sono cioè leggeri ma la forma box-shape e la sensazione tattile li rende comunque interessanti. L’inedito ma rudimentale Loop Mix viene sostituito da una vera sezione di 203 accompagnamenti automatici appartenenti alla famiglia Z-Style. Vi confido che sono molto curioso e non vedo l’ora di provarli, avendo avuto modo di saggiare la buona qualità innovativa nel repertorio visto in Roland FP-E50, di gran lunga superiore rispetto gli arranger Roland della serie E-X, che sembrano cosa veramente modesta a confronto. Gli stili sono controllabili tramite Start, Stop e Sync Start; c’è un solo Intro, un solo Ending, ma ci sono quattro variazioni. È possibile escludere singole parti dell’accompagnamento (Part Mute).
Pregevole è la presenza di Chord Sequencer di fabbrica con 304 tipi di progressioni pronte all’uso. Le impostazioni possono essere salvate (e poi richiamate) grazie a 256 locazioni di memoria denominate User Scene. Queste possono essere esportate e importate da supporto esterno, rendendo illimitato il numero di registrazioni.
Sulla macchina è presente un lettore/registratore di basi MIDI “in formato proprietario” (sic!) e uno di brani audio (WAV), con l’aggiunta di un lettore (e non registratore) di basi MP3. Il collegamento Bluetooth supporta audio e MIDI (brava Roland!), mentre il collegamento via cavo con PC/Mac avviene tramite porta USB Type-C (anche questa gestisce traffico audio e MIDI). Un piccolo schermo grafico LCD permette di controllare visivamente le funzionalità dello strumento.
GO:KEYS 5 si distingue da GO:KEYS 3 per il sistema sonoro più potente (nulla di eclatante in entrambi i casi), l’ingresso microfonico con effetti vocali, il doppio ingresso pedale, la presa AUX input e le due classiche uscite stereo. Gli strumenti pesano rispettivamente 4,9kg e 4,5kg mentre le dimensioni combaciano: 950x286x87 mm.
Queste tastiere sono facilmente trasportabili e, grazie ad otto batterie di dimensioni AA, si possono suonare letteralmente dappertutto! Fra gli accessori da acquistare a parte, ci sono leggio e adattatore wireless (WC-1). Fra i benefici della compatibilità con Roland Cloud, si segnala la possibilità di scaricare l’app Melodics Essentials, utile per imparare a suonare le tastiere ed esercitarsi.
I prezzi sono aggressivi (GO:KEYS 3 si trova in vendita al prezzo di 409 euro e GO:KEYS 5 al prezzo di 542 euro).
Sulla carta mi sembra una buona notizia, soprattutto perché questi modelli hanno le carte in regola per attrarre le giovani generazioni al pianeta arranger.
Il professional arranger KORG Pa1000 riceve in questi giorni un aggiornamento che ovviamente NON espande fisicamente la memoria User dedicata ai campioni, ma permette di gestire in quella stessa memoria un numero di dati superiore del 60%. Stop. L’annuncio non dice altro.
Il sito ufficiale Korg riporta la notizia nell’area news ma la nasconde dalla Home Page dove solitamente sono evidenziati con enfasi tutti gli annunci dell’azienda.
Questa novità non riguarda il fratello minore Pa700: non ho informazioni sufficienti per capire se ci sia un legame con il fatto che il distributore nazionale Algam Eko segnala che Pa1000 sarà presto nuovamente in pronta consegna, mentre Pa700 resta “Non disponibile”.
Personalmente, mi sono dato un paio di spiegazioni alternative (sono mie deduzioni e potrei sbagliarmi): da una parte, in un certo qual modo, in Korg Italy si è trovato un metodo per recuperare uno spazio di memoria che era stato sinora inutilizzato; un’altra ipotesi è che si sia scovato un modo rapido e indolore per inserire su Pa1000 l’algoritmo di compressione presente nell’ammiraglia Pa5X, magari superiore rispetto i modelli precedenti. Qualunque sia la spiegazione reale, ahimè, questa soluzione non è stata possibile su Pa700, un autentico gioiello tra gli arranger, la cui disponibilità ha purtroppo registrato periodici momenti di penuria nel corso degli anni.
Da grande estimatore degli arranger Korg quale sono, cerco di collocare questa notizia all’interno di uno scenario dove il completamento del parco software di Pa5X non è ancora stato raggiunto mentre non si intravede ancora all’orizzonte il lancio dei successori di Pa1000/Pa700. Sottolineo questo aspetto perché – a seguito dell’uscita di Yamaha Genos2 – non sarei sorpreso di assistere entro la fine di quest’anno all’ingresso sul mercato dei discendenti di PSR-SX900 e PSR-SX700, i due modelli direttamente concorrenti di Pa1000/Pa700.
In breve, i possessori di KORG Pa1000 sono fortunati e possono scaricare il nuovo aggiornamento, soprattutto se fanno uso della memoria User per nuovi campioni. E gli eventuali potenziali clienti di Pa1000 ora hanno un motivo in più per acquistare questo prodotto, sempre nel caso sia questo un aspetto importante per orientare il proprio acquisto.
Di più, allo stato attuale dell’arte non saprei che dirvi. Korg e Algam Eko sono abbottonati e non rilasciano dichiarazioni.
Oggi approdiamo alla decima puntata di Arranger Legacy, la rubrica che – in modo trasversale – potete seguire sul web con i contributi di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, Giorgio Marinangeli sul suo blog e Marcello Colò su YouTube. Il modello vintage protagonista dell’episodio odierno è KORG iS40 e, dietro di lui, le sue varianti (i40M innanzitutto ma anche iS50 e iS35).
La nascita di Korg Italy
Nel mese di novembre 1996, una nuova realtà di sviluppo arranger entra in azione in Italia per conto della giapponese Korg Inc. Il nuovo laboratorio viene inaugurato ad Osimo nelle Marche al fine di creare progetti Made in Italy a favore soprattutto dei mercati europei e medio-orientali. La scelta delle Marche non è un caso, visto che in quell’area si concentra in quegli anni un numero elevato di aziende di strumenti musicali fra quelle più celebri nel mondo. Questa esperienza industriale nasce come un sinergico abbraccio fra creatività e passione che – a partire dal suo cuore italiano – irradia per lunghi anni (ancora oggi!) nuove tecnologie musicali, a favore della comunità dei tastieristi nel mondo.
Negli anni precedenti, la casa madre giapponese si era fatta apprezzare grazie alla produzione di tastiere con accompagnamenti, modelli di gran lustro, fra cui la mitica i3, seguita da i4S, i5S/i5M e iX300. La nuova realtà aziendale italiana nasce dunque con l’obiettivo di innovare quel panorama musicale andando a sviluppare e produrre nuovi arranger per la serie “i”.
KORG iS40
Il nuovo centro R&D si forma reclutando alcuni fra i progettisti migliori che erano al lavoro presso GeneralMusic: non è un caso che il declino dell’azienda romagnola coincida con gli inizi roboanti di Korg Italy. L’avvio delle operazioni marchigiane registra il proprio esordio ufficiale con la progettazione e il lancio dell’arranger iS40 nel 1998.
L’esordio con iS40
I punti di forza di iS40 sono merito dell’architettura ereditata da i3 che qui viene semplificata a favore di un uso più immediato e intuitivo. L’elettronica e il firmware sono quelli originali di ideazione giapponese: ma la mentalità musicale è ora quella italiana. Il generatore sonoro AI2 Synthesis e il processore continuano ad operare con 32 oscillatori e altrettante note di polifonia. La wavetable cresce di spazio e così anche il numero di campioni, per un totale di 320 voci. L’inclusione dell’utile Aftertouch, sotto i 61 tasti Fatar, costituisce un segno distintivo di uno strumento di elevata qualità, destinato ai musicisti raffinati. Gli stili di accompagnamento sono 128 e sfruttano altrettanti Arrangement: quest’idea di disaccoppiare i pattern degli stili dai comandi MIDI di assegnazione delle voci (Program Change, effetti, tempo), crea apparentemente un’insolita ridondanza: in realtà, l’idea originale era stata concepita con i3 con l’obiettivo di ampliare il numero di stili preset, ottimizzando l’uso della limitata memoria disponibile.
Torniamo a iS40, dove troviamo il riconoscimento accordi ideato da Stephen Kay (il padre di KORG Karma) e che durerà a lungo anche nei modelli successivi, almeno fino a quando non saranno sviluppate le nuove NTT (intorno al 2000). Due classici processori di effetti stereo sono a servizio dello strumento, utilizzando un piccolo set di 47 effetti.
Lo strumento lavora per “modi”: Arrangement Play, Backing Sequence, Song Play, Song Edit, Program, Disk/Global. Tale organizzazione del sistema operativo secondo “silos separati” sarà lo standard in casa Korg per molti anni: per vederla superata, si dovrà aspettare il 2022 con il lancio di Pa5X.
KORG iS40
Il dispositivo per caricare e salvare dati è sempre lui, il floppy-disk noto per essere un drive innovativo e silenzioso per l’epoca: non si sente il classico clic all’inserimento di un dischetto; è un piccolo dettaglio ma significativo per chi fa musica. Il repertorio di suoni e stili è adeguato alle esigenze di chi effettivamente suona gli arranger in giro per i locali: sempre di più, gli arranger Korg sfumano l’anima rock degli inizi e danno spazio della musica da ballo in vigore all’epoca. Pur essendo tutta plastica, iS40 pesa buoni 12,9kg.
Lo strumento guadagna sul campo una buona reputazione, offrendo Aftertouch e suoni paragonabili a quelli di tastiere più costose. È facile da usare e gli aspetti meno intuitivi sono illustrati e spiegati con chiarezza dal manuale utente di ottima stesura, grazie al lavoro di Paolo Tramannoni. La possibilità di aggiornare il sistema operativo non è banale per l’epoca e viene apprezzata da molti. Fra le altre benvenute caratteristiche, ricordiamo lo spazio a bordo per caricare 16 stili utente e 64 arrangiamenti, con la pecca di non poter creare stili nuovi direttamente sullo strumento. iS40 è comunque in grado di importare gli stili degli strumenti Korg precedenti (come i3) anche se, vista la diversa tabella di voci, suonano secondo gusti più convenzionali e meno ruggenti.
Il lettore di basi MIDI sfrutta i suoni GM dei prodotti di Korg Japan: erano molto validi, ma un adattamento competitivo allo standard di riferimento (Roland Sound Canvas) sarà possibile solo con i modelli successivi della serie Pa.
Il lancio sul mercato italiano avviene con la regia di Syncro (azienda di Numana in provincia di Ancona) distributore ufficiale dei prodotti Korg in Italia all’epoca. L’impatto sul mercato è notevole: le vendite sono adeguate agli obiettivi aziendali. Fra i diversi concorrenti diretti con cui iS40 si misura, in competizione commerciale, possiamo citarne due: Roland G-600 e Solton by Ketron MS-100.
Protagonisti del progetto
Il gruppo che realizza iS40 è guidato da Francesco Castagna responsabile del progetto; c’è poi Jurgen Schmitz direttore del centro R&D, mentre Max Tempia coordina la parte musicale e Roberto Marcucci si occupa dei suoni. La programmazione degli stili è il risultato di un lavoro di squadra nel laboratorio di Osimo.
Il lavoro di design per iS40 viene commissionato al Team CSD, composto da Aldo Petillo, Eliana Lorena e Andrea Dichiara. Questi talentuosi designer realizzano un progetto innovativo di tastiera elettronica, finiture, grafica e ingegneria di alto livello estetico e funzionale. Il look dello strumento spicca per originalità, rispetto quanto s’era visto fino ad allora. Il risultato riceve riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Premio Design Hannover nel 1998 e il Premio Good Design Chicago nello stesso anno. E. Lorena A.Petillo design -Team-csd
Evoluzione: iS50, i40M e iS35
La produzione di iS40 viene affiancata da una versione più economica dello stesso strumento iS50. Quest’ultimo si distingue per l’assenza di Aftertouch e Keyboard Set e per una memoria ROM inferiore di 2MB (12MB contro 14MB del modello superiore). Il pedale Damper condivide l’ingresso con il pedale assegnabile, mancano gli ingressi Audio Input e non è presente l’ingresso per la pedaliera KORG EC-5. Le porte MIDI sono ridotte all’essenziale (IN, OUT), gli amplificatori di bordo hanno minore potenza (2x8W vs 2x14W) e manca la rotella del DIAL.
KORG i40M
L’anno successivo (1999), Korg Italy realizza i40M una versione a modulo di iS40 e che si distingue, oltre al fatto di non avere una tastiera, per la presenza di un armonizzatore vocale, per la prima volta nella serie i. Con l’aggiunta dei tasti e con il cambio di colore della scocca da grigio a blu, i40M diventa iS35, l’ultimo modello di Korg Italy prodotto con hardware e software di provenienza giapponese.
iS40, iS50 (in versione blu iS50B), i40M e iS35 faranno incetta di vendite in Italia e all’estero sotto l’egida dell’azienda di Osimo, in attesa del giorno in cui l’azienda italo-giapponese farà il botto mondiale con Pa80, il modello che vanterà uno straordinario record di vendite fra tutti i modelli prodotti con il marchio KORG. Ma questa è un’altra storia da raccontare.
Grazie
Le fonti che mi hanno permesso di raccogliere informazioni di prima mano e scrivere l’articolo che avete appena letto sono Andrea Bernardelli, ex Product Specialist di Korg, e Max Tempia di cui vi abbiamo raccontato vita e miracoli grazie ad una lunga intervista che ha rilasciato ai lettori di questo blog. Ringrazio entrambi per la loro disponibilità e partecipazione.
E ora godiamoci il video dimostrativo di KORG i40M grazie alla bravura di Marcello Colò.