Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
Come noto, Pa5X rappresenta il vertice della serie di Professional Arranger di KORG. Completamente riprogettata, rispetto i modelli precedenti, offre sin dal 2022 un avanzato generatore sonoro e un’interfaccia utente all’avanguardia. Il 3 luglio scorso era stata annunciata la versione 1.3.0 del nuovo sistema operativo, introducendo significative nuove funzionalità e ottimizzazioni. Ne avevamo già parlato in quell’occasione. Oggi vorrei riprendere l’argomento con maggiore profondità, temo che l’intervento di luglio sia sfuggito a molti, a causa delle piacevoli distrazioni estive.
Di seguito vi riporto una mia visione in merito all’elenco delle principali novità. Per dettagli completi, consultate il sito ufficiale KORG. Queste migliorie sono significative e aumentano sensibilmente il contenuto dello strumento, ma latita ancora il grande assente: sempre lui, il sequencer MIDI integrato con gli stili, che permetteva sui modelli precedenti la creazione di Song editabili partendo dal Database di stili di accompagnamento. Dato che è una funzione irrinunciabile per chi lavora con gli arranger workstation, il popolo di appassionati attende che questo annuncio avvenga prima o poi, magari con il prossimo rilascio…
KAOSS FX – Fonte: korg.com
Ecco un sommario delle novità, in ordine prioritario di importanza a giudizio di chi scrive (voi fate il vostro elenco).
Ritorna finalmente KAOSS FX, il celebre acceleratore MIDI interattivo in grado di elaborare in tempo reale stili e MIDI file, offrendo effetti inconsueti per la musica dal vivo, soprattutto in ambito Dance ed EDM. Attenzione! Questa caratteristica esclusiva attribuisce a questo modello un vantaggio competitivo rispetto il mercato.
L’area Style Edit è stata completamente riprogettata, Deo gratias. È stato introdotto un nuovo pulsante Record/Play per ciascuna traccia, come avviene comunemente nelle DAW per computer. Sono state aggiunte funzioni classiche come Delete Note, Copy Track Settings (utile per trasferire tutte o parte delle impostazioni di una traccia tra diversi Style Element), UNDO con cronologia degli annullamenti su cinque livelli. Per bilanciare le tracce durante la registrazione di stile, è possibile modificare simultaneamente i valori di Expression su tutte le tracce in uno Style Element. Ora è anche possibile modificare la lunghezza di una Chord Variation dopo averla registrata: riducendo la sua lunghezza, le misure in eccesso vengono tagliate automaticamente, mentre aumentando la lunghezza le prime misure sono ripetute nelle nuove.
Il numero di stili di fabbrica è stato ampliato di altri 45 nuovi stili tutti da provare. Questa è SEMPRE una bella notizia. Sarà apprezzata da molti.
Questa novità mi piace tantissimo giacché la trovo super-utile: ora si possono modificare le Chord Sequence già esistenti o appena create. Moooolto bene. Le classiche funzioni di editing come Add, Delete, Replace o Measure sono accessibili tramite grandi pulsanti virtuali sulla pagina, insieme a una lista che mostra la successione degli accordi, rendendo ogni modifica più semplice.
La Matrix Pad è stata arricchita con nuovi preset. La funzione Chord Sequence permette di registrare fino a sedici sequenze di accordi, attivabili in qualsiasi momento tramite i 16 Pad. A vantaggio di chi suona spesso dal vivo, è possibile preparare progressioni armoniche per un intero brano e richiamarle al volo quando necessario.
Il nuovo sistema operativo di Pa5X supporta il formato audio MP3 di tipo CDG, con testi grafici. Permette in altre parole di sincronizzare le immagini con la musica, rendendo la lettura del testo più interessante. Inoltre, può migliorare una performance di Karaoke, per chi visualizza i testi e le immagini su un grande schermo esterno collegato all’uscita HDMI di Pa5X.
Ora si può usare il Matrix Pad per selezionare gli elementi di una Set List del SongBook. E la nuova funzione Reorder Set List consente di riordinare rapidamente i brani previsti in una Set List.
Chord Sequence edit mode – Fonte: korg.com
Non è tutto qui, altre notivà completano l’elenco anche se la loro importanza potrebbe riguardare gli utilizzatori più avanzati.
Il nuovo sistema operativo aumenta significativamente il numero di campioni caricabili. Con 8GB di RAM per i sample utente (compressi da 4GB lineari), ora può ospitare oltre 53.000 Sample, circa l’80% in più rispetto ai precedenti 30.000. Anche il Preload Buffer è stato ampliato da 260 MB a 420 MB. Inoltre, le locazioni di memoria per User Sound e User DrumKit sono raddoppiate arrivando rispettivamente a 12 e 6 banchi.
I Drum Kit utilizzano la notevole tecnologia Round Robin, rendendo i suoni percussivi più realistici ed eliminando ripetizioni innaturali. La gamma dinamica è stata ampliata a 16 livelli di velocity rispetto agli 8 precedenti. Ogni tasto può produrre 16 livelli dinamici e 4 Round Robin.
Pa5X facilita la programmazione dei Sample supportando il formato del campionatore software TX16Wx, permettendo di creare librerie con bilanciamento dei Round Robin e mappatura automatica dei Sample, che possono essere caricati direttamente sullo strumento.
Nell’ambito del SongBook, gli elementi che usano file audio MP3 ora possono salvare le impostazioni degli effetti, come il Finalizer, l’equalizzazione e il mastering. Inoltre si possono scambiare i Keyboard Set fra elementi del SongBook, utile per scegliere i suoni più adatti a ogni parte di un brano.
Si può impostare qualsiasi traccia attiva inserendo i dati MIDI come Bank Select MSB, LSB e Program Change tramite il tastierino virtuale integrato.
Amici di Tastiere Arranger come state? Spero che abbiate passato delle splendide vacanze estive! O magari ci siete ancora dentro. Avete visitato qualche posto nuovo o avete fatto qualche esperienza particolare?
Nel mio caso, a parte una puntatina al mare e una manciata di giorni trascorsi scalando montagne, per il resto mi sono immerso nel test di KETRON EVM. Ho scritto per voi il risultato della mia esperienza e l’ho appena condiviso su SM Strumenti Musicali.
Gli arranger non sono proprio intelligenza artificiale (IA) nel senso più stretto, ma – da decenni – sfruttano tecnologie avanzate che li rendono incredibilmente simili.
Ecco alcune caratteristiche tipiche degli arranger che li avvicinano all’IA.
Accompagnamento automatico
Suonare un arranger è come suonare in un duo, in un trio, con una band (o addirittura con un’intera orchestra). È uno strumento personale che segue ogni tuo movimento, pronto a suonare insieme a te in perfetta armonia! Gli arranger possono creare accompagnamenti musicali istantanei, trasformando ogni tua performance in un’esperienza sonora avvincente e vibrante. Vuoi approfondire? Ritmi, arpeggi e stili di accompagnamento
Riconoscimento degli accordi
Questi strumenti sono in grado di riconoscere gli accordi che suoni e adattare l’accompagnamento di conseguenza. È come avere un musicista esperto con te, che capisce esattamente cosa vuoi suonare e ti supporta in ogni momento! Vuoi saperne di più? Riconoscimento degli accordi in base a diversi tipi di diteggiatura
Funzioni educative
Alcuni arranger sono dotati di funzioni educative che si adattano al tuo livello di abilità e ti forniscono feedback personalizzato. È come avere un insegnante di musica sempre a disposizione, pronto ad aiutarti a migliorare! Riflettiamo insieme un attimo? Ogni occasione è buona per (imparare a) suonare
Personalizzazione e memorizzazione
Gli arranger possono memorizzare le tue preferenze e impostazioni, permettendoti di personalizzare la tua esperienza musicale. È come se lo strumento imparasse da te, rendendo ogni sessione di suono unica e su misura per te. Galleria di strumenti: Prezzi di riferimento degli arranger
Generazione di musica
Alcuni arranger avanzati possono persino generare melodie o ritmi originali basati sui tuoi input. È come avere un compositore creativo al tuo fianco, pronto a esplorare nuove idee musicali insieme a te! Alcuni modelli di arranger: Yamaha PSR-SX900, Korg Pa1000/Pa700, Ketron Event
Musicista al centro
Ma c’è un punto fondamentale. Come nell’Intelligenza Artificiale, anche nel mondo degli arranger, c’è un essere umano al centro. A dare impulsi al motore degli arranger c’è la creatività umana. Sono le idee e l’immaginazione dei tastieristi che danno vita a esperienze musicali appaganti ed avanzate. Senza la nostra creatività, gli stili degli arranger sarebbero solo un insieme di pattern spenti, ciclici e ripetitivi. È la nostra capacità di sognare e inventare che rende il nostro arranger uno strumento potente ed affascinate e che ci porta a dire: “Non riesco a smettere. Quando comincio, non riesco più a smettere di suonare la mia tasiera”.
Nelle nostre precedenti avventure di Arranger Legacy, vi abbiamo svelato le radici di Korg Italy in un racconto nato in occasione della celebrazione di iS40 e i40M. Era il 1998, un anno di svolta; un paio d’anni dopo (nel 2000 esattamente), il centro R&D italo-giapponese aveva poi scosso il mondo degli arranger con l’innovativa Pa80 – una storia che ci piacerebbe raccontarvi, ma non questa volta. Oggi, infatti, il salto temporale ci porta ad immergerci nel 2003, l’anno in cui Pa1X ha fatto il proprio trionfale debutto nella versione PRO, segnando un nuovo capitolo nella saga di Korg e cambiando per sempre il panorama dei Professional Arranger di alta gamma.
L’erede di Pa80
PA1X si presenta dunque come un’evoluzione della mitica Pa80, conservandone l’architettura strutturale sotto il cofano. Dal punto di vista hardware, Pa1X si distingue dal suo predecessore grazie alla scocca robusta in alluminio e alla tastiera di fabbricazione Fatar (nella versione a 76 tasti semi-pesati questi hanno forme pianistiche, mentre nella versione a 61 sono nel tipico profilo synth). La generazione sonora di Pa1X si basa su Hyper Integrated (HI): è lo stesso generatore che montava la workstation Triton con 62 note di polifonia; ritorna il touch screen (già visto anni prima su i30 in casa Korg), oltre a 870 voci, 350 stili editabili, drawbar digitali, joystick per la modulazione del pitch e slider assegnabili, tre ingressi pedali. Il mercato resta impressionato dalla presenza a bordo dell’ottimo processore vocale TC-Helicon. Quest’ultimo e il generatore sonoro sono le uniche eccezioni di provenienza straniera, rispetto un prodotto interamente progettato e costruito in Italia: da una parte lavora il centro ricerca & sviluppo di Korg Italy a Campocavallo di Osimo (AN), dall’altra opera l’assemblaggio e il collaudo tecnico affidato ad un’azienda terza, la Elbac di Castelfidardo (AN).
Roberto Marcucci durante il tour dimostrativo di Korg Pa1X PRO (2003)
Dopo il modello PRO a 76 tasti, nel 2004 la versione a 61 tasti ed amplificata
Pa1X Pro è dunque la prima versione con 76 tasti; segue Pa1X con 61 tasti e bi-amplificazione di bordo: 2×35 Watt + 2×12 Watt, 4 altoparlanti a 2-vie, con l’aggiunta di Bass Reflex. Anche questi amplificatori erano stati ideati, sviluppati e messi a punto in casa da Korg Italy. L’Hard-Disk era disponibile come accessorio opzionale. Le dimensioni si riducono e il peso scende da 22 kg a 19,5 kg. Per completare il panorama, a seguire ci sarà spazio per una versione speciale (Pa1X Pro Elite), una sorta di edizione Full Optional pensata per il mercato britannico (include di serie il disco fisso interno, un ingresso bilanciato per il microfono, la possibilità di mixaggio in tempo reale e il controllo dei drawbar).
Storia di uominie professionisti
Lo strumento è progettato per affascinare i musicisti, offrendo una vasta gamma di funzionalità per la composizione e l’esecuzione musicale. Per realizzare Pa1X, Korg Italy ha fatto leva sullo stesso team che aveva creato Pa80. Alla guida c’è sempre Francesco Castagna che coordina la parte musicale; Jurgen Schmitz è il vero responsabile tecnico del progetto e la mente autentica dietro l’innovazione; Andrea Bernardelli (entrato in Korg con Pa80) si occupa della parte musicale, distinguendosi come creatore del SongBook. Roberto Marcucci si dedica alla preparazione di tutti i suoni.
La programmazione degli stili è il risultato di un lavoro di squadra nel laboratorio di Campocavallo. Fra questi si distingue, pur dall’esterno, una nostra vecchia conoscenza, Michele Mucciacito, che cura gli stili di repertorio italiano e latino: successivamente, Michele produrrà il contenuto di una Expansion Board (la Latin Card) con 32 stili e campionamenti musica latino-americano e che avrà un discreto successo. Anche Marcello Colò, collega del team Arranger Legacy, ha avuto un ruolo in quelle vicende: in quegli anni, Marcello collabora con Syncro, il distributore nazionale dei prodotti Korg, e si alterna con Roberto Marcucci per le date del tour dimostrativo. Il ruolo di Marcello è anche quello di raccogliere e riferire il riscontro del mercato a Korg Japan, interfacciandosi con Oscar Tedesco di Mastertronics, partner globale di Korg all’epoca, per l’assistenza tecnica.
Marcello Colò durante il tour dimostrativo di Korg Pa1X PRO (2003)
Una storia di successo
Dal punto di vista commerciale, PA1X vende discretamente bene, ma – ovviamente – non raggiunge i numeri eccezionali di Pa80 (quest’ultima detiene ancora oggi il record assoluto di vendite mondiali fra tutti i modelli Korg nella sua storia). Del resto, i tempi sono cambiati e tre anni dopo, nel 2006, Korg dovrà uscire in fretta per aggiornare il catalogo con Pa800: la tecnologia corre e reclama la dotazione della porta per le chiavette USB al posto del floppy-disk in via di estinzione.
Tra i competitor principali di Pa1X dell’epoca, vanno citati Yamaha Tyros e Ketron SD1-Plus; la prima soprattutto nell’ambito Home Studio e casalingo, la seconda più nel versante Live. Un po’ in disparte Roland che, pur essendo un temibile concorrente come marchio, in quel periodo era sul mercato con la serie VA, una generazione di arranger un po’ in ombra rispetto i gloriosi modelli delle serie G. Sullo sfondo, Generalmusic era già de facto sul viale del tramonto.
Nell’arco della storia degli arranger, Pa1X ha un forte significato soprattutto quello che è stato il suo seguito: una serie di ammiraglie che daranno lustro al marchio Korg basandosi su un’architettura che ha avuto il pregio di durare vent’anni con Pa2X, Pa3X fino a Pa4X. Mentre l’attuale Pa5X, come sapete, è tutta un’altra cosa.
Conclusione e ringraziamenti
Per saperne di più, non esitate a farvi un giro su SM Strumenti Musicali con l’eccellente intervento di Riccardo Gerbi e il ricco approfondimento di Giorgio Marinangeli nel suo blog omonimo.
Ringrazio la fonte principale per le informazioni di questo articolo e cioè Andrea Bernardelli ex-collaboratore di Korg Italy e, accanto a lui, Marcello Colò. Quel Marcello che ora potete seguire nel video che segue.
Suonare tastiere arranger è un’arte in movimento che si evolve negli anni. Nel corso del tempo, le tecnologie disponibili e le tendenze creative hanno aperto strade inesplorate per gli appassionati delle tastiere con accompagnamenti. Ed oggi gli arranger consentono di produrre performance musicali memorabili.
Dare vita alla propria musica
Oltre a migliorare le abilità da tastierista, è possibile utilizzare un arranger per creare brani musicali unici secondo la sensibilità di ciascuno.
Gli arranger permettono di concentrarsi sull’aspetto creativo del fare musica.
È sempre incantevole scoprire la magia di un suono che infonde vitalità, per poi lasciarsi guidare dall’ispirazione e tessere melodie ed arpeggi su un tappeto sonoro che si genera da sé. Grazie ai registratori MIDI e audio, presenti ormai in qualsiasi arranger (anche i più economici), è possibile ottenere una base di qualità, a volte solo essenziale a volte persino superba, ma sempre apprezzabile (in formato SMF, WAV, in certi strumenti anche in formato MP3). Come punto di partenza, si ha a disposizione un tesoro di stili di accompagnamento personalizzabili, ognuno di essi con la qualità avvolgente di uno studio di registrazione. Si possono creare progressione di accordi su misura della creatività di ciascuno o partire dalle canzoni che più si amano. Gli arranger sono in effetti piccoli studi di registrazione e includono tutte le caratteristiche basilari per creare musica originale. Se poi collegate l’arranger ad un software DAW su PC, Mac o tablet, il numero di mezzi a disposizione cresce ottenendo un mondo enorme di possibilità per modellare la musica nei minimi dettagli.
Iniziare e poi non perdere la speranza
Per chi comincia, è importante non scoraggiarsi: è bene sperimentare e, se non piacciono i primi risultati, buttare tutto via e ricominciare da capo. Fate sentire i brani da voi creati ai vostri amici, fate tesoro dei loro suggerimenti e poi agite di testa vostra. Ed Sheeran ha dichiarato di essere in grado di scrivere fino a 5 canzoni al giorno quando deve pubblicare un album: certo è un caso eccezionale di prolificità. Ha tuttavia un senso buttarsi a scrivere e registrare numerosi brani (ma proprio tanti) e poi, quando si è raggiunto un buon livello di abbondanza, fare una cernita e concentrarsi sulle idee migliori. Quello che diceva Michael Jordan in senso sportivo potrebbe avere un significato analogo per la creazione della musica: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” Non siate sorpresi quindi di dove scrivere e registrare un centinaio (o anche più) di brani musicali prima di arrivare ad un’idea buona per la pubblicazione. Creare musica può essere un’attività divertente e, quando si prende il ritmo, non stanca mai.
Idee di arranger
Quando si tratta di produrre la propria musica con un arranger, l’offerta è vasta e variegata. Le novità tecnologiche piovono su strumenti di ogni fascia di prezzo. Ad esempio, Roland Go:Keys 3 e Go:Keys 5 si distinguono per i suoni Zen-Core e l’espandibilità tramite Roland Cloud, due aspetti che le rendono interessanti tra gli arranger moderni. Casio CTS-1000V, invece, offre ai tastieristi la possibilità di far “cantare” il proprio strumento grazie al processore vocale, il tutto in un design moderno e compatto (se non siete interessati al canto, c’è sempre il fratello minore, CTS-500). Nel frattempo, Yamaha PSR-SX600 continua la tradizione di qualità degli arranger standard, con richiami alla vecchia serie Tyros. I giovani producer possono sperimentare con Korg i3 e così trovare modi innovativi per fare musica. Per chi cerca qualità a buon prezzo, Yamaha PSR-E473 e PSR-EW425 e Korg EK-50 Limitless offrono un set di suoni moderni per la produzione di nuovi brani. Per chi punta più in alto, sono sempre attuali le due coppie di arranger workstation Yamaha PSR-SX900/PSR-SX700 e Korg Pa1000/Pa700. Infine, per chi ha ampie capacità di budget, le ammiraglie come Korg Pa5X, Yamaha Genos2 e i modelli Ketron della serie Event garantiscono prestazioni eccezionali sia dal vivo che in studio, con una vasta gamma di suoni e stili di gran classe.
Qualora vogliate approfondire, ho testato di persona alcuni di questi strumenti e potete leggere direttamente le mie recensioni su SM Strumenti Musicali.
Con l’intento di mantenere un’accurata cronaca dei fatti (sono consapevole che gli utilizzatori degli strumenti Ketron della serie Event siano probabilmente già al corrente di questo rilascio che risale all’8 maggio scorso) e spinto dal desiderio di garantire un’esaustiva documentazione (un tratto distintivo di questo blog che non ho mai saputo contenere), è per me doveroso oggi condividere anche in questa sede l’aggiornamento alla versione 3.0.0 del software Event. Trattasi di un potenziamento del software valido per il modello originale a 76 tasti, per la sua variante a 61 tasti e per la versione a modulo EventX.
Per conoscere il dettaglio dei guasti software riparati e la descrizione delle migliorie introdotte, vi rimando al testo dell’annuncio ufficiale emesso dalla società di Ancona.
In termini statistici, possiamo così riassumere le novità principali:
48 correzioni software
13 migliorie introdotte nell’area degli stili di accompagnamento
6 arricchimenti in area Player
5 modifiche nella funzionalità Phrase
2 interventi evolutivi nella gestione delle Voice
3 abbellimenti per Registration/Performance
5 miglioramenti in zona Sampler
2 funzionalità in più per Micro/Voicetron
10 altri perfezionamenti (Miscellaneous).
Sono numeri importanti, non credete?
A parte, va poi citata la nuova funzione del Player denominata Key Tune: in pratica, Ketron ha aggiunto la possibilità di riprodurre file audio tramite un tasto della tastiera e con una minima latenza. Si possono gestire file in formato .wav (16 bit e 44100 Hz) dal Player 1: un file di tipo KeyTune può contenere fino a 32 audio e questo può essere associato ad uno stile: in tal modo, sembra possibile avviare fino a 32 melodie diverse mentre si esegue uno stile. Da provare!
In ultimo, con la versione 3.0.0 è possibile modificare i colori dei pulsanti a video, accedendo a tutte le sfumature concesse dal modello di colori RGB.
Concludo con un sommario della serie Ketron Event, consigliandovi queste letture:
L’immagine commerciale delle nuove Roland GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5 si distingue nettamente dagli altri prodotti della concorrenza nella stessa fascia di prezzo.
Innanzitutto, sono prodotti disegnati per chi si avvicina per la prima volta ai concetti del “fare musica”: questa categoria di giovani clienti cerca strumenti musicali dal look spontaneo e dai colori sgargianti, così belli e attraenti da essere mostrati con ardore sui social network.
Inoltre, i ragazzi alle prime armi nel mondo della musica suonata desiderano eseguire la musica di oggi, caratterizzata da una devastante presenza di suoni di synth: si aspettano sì una efficace presenza dei timbri fondamentali (pianoforte, pianoforte elettrico, archi, che siano pure pochi ma che siano soprattutto buoni); ma essenzialmente si attendono che abbondino a valanga i suoni di synth, magari accanto ad un set di percussioni moderne. Per questo Roland propone una tavolozza sonora pronta ad eccellere nel mix di sonorità attuali.
Non credo poi che le nuove generazioni comprino in massa tastiere musicali per suonare il Tango, la Bossa Nova e nemmeno il glorioso rock degli anni 60 e 70. Vogliono suonare con i ritmi e gli stili della musica che si ascolta ai giorni nostri. Roland lo sa e non è quindi un caso che, in tastiere di questo tipo, abbia trascurato gli accompagnamenti del passato e abbia invece riservato un grande spazio a hip-hop, dance, synth pop, EDM e compagnia danzante.
Vista l’audience a cui sono destinati questi prodotti, il prezzo è inevitabilmente abbordabile (in effetti bastano solo 389 euro per il modello inferiore e 474 euro per quello superiore).
Roland GO:KEYS 3
GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5 rispondono ai requisiti riportati qui sopra, proponendo alcuni valori addizionali:
degna di nota la presenza di ZEN-Core, lo stesso motore sonoro che fa girare Fantom e che – in alcune varianti – supera i 4000 euro di prezzo;
splende la possibilità di espandere gli stili e i suoni di serie: si scaricano tramite wireless o penna USB contenuti addizionali (gratuiti e/o a pagamento), potendo provarli prima dell’installazione;
spicca la dotazione di un Chord Sequencer di qualità (300 progressioni di serie, supporto degli accordi più complessi, Bass Variation, 256 cambi di accordo per sequenza di 4 variazioni ciascuna).
I due nuovi arranger Roland sono pronti all’uso e non hanno bisogno d’altro per fare musica ai giorni nostri: sono leggeri, portatili e autonomi.
Sarebbe interessante riprendere in considerazione la questione, dopo aver provato questi strumenti di persona per saggiarne punti di forza e di debolezza.
Il recente lancio di nuovi arranger nell’area delle tastiere di primo ingresso ha evidenziato un elemento comune che merita attenzione. Non so quanti di noi l’abbiano notato. Roland Go:Keys 3 (e Go:Keys 5), come Yamaha PSR-E383 (e PSR-EW320) includono interessanti funzionalità per la riproduzione di sequenze degi accordi.
Queste funzionalità, già presenti da anni negli arranger di fascia alta, stanno ora diffondendosi anche nei modelli meno costosi. I più attenti fra i lettori di questo blog sicuramente ricordano l’approfondimento che avevo dedicato all’argomento nel gennaio 2020, durante il confronto ravvicinato fra il Chord Looper di Yamaha PSR-SX900/Genos e il Chord Sequencer di Korg Pa700, Pa1000, Pa4X.
Non mi pare sia solo una coincidenza il fatto che i produttori stanno investendo risorse nello sviluppo di nuovi trattamenti per l’uso delle sequenze di accordi. La possibilità di dare in pasto agli stili degli arranger una progressione di accordi prestabilita consente un vantaggio importante per i musicisti più esperti: quello di avere entrambe le mani libere per suonare la tastiera in tempo reale. Immaginate di suonare una parte pianistica senza l’obbligo di dover pensare a suonare una triade armonica per comunicare all’arranger il cambio di accordi in tempo reale. Oppure di essere assorti in un impegnativo assolo di synth lead. Un’altra opportunità d’uso è quella rielaborare una canzone per adattarla a una vasta gamma di generi senza modificare la progressione degli accordi, semplicemente cambiando lo stile. Per i meno esperti, immaginate quanto possa essere semplificata la propria esecuzione quando i cambi di accordo avvengono sempre a tempo, misura per misura. E magari con accordi complessi che non sono ancora parte delle proprie abilità esecutive.
Roland Go:Keys 3
Il Chord Sequencer presente in Roland GO:KEYS 3 e 5 offre caratteristiche interessanti: dispone di 304 pattern disponibili che possono essere personalizzati, salvati e poi reimportati tramite memoria USB, rendendo illimitato il numero di progressioni gestibili sullo strumento. Il cambio di accordo può essere registrato a livello di misura o di singolo beat. La ricerca all’interno dei diversi pattern può essere facilita assegnando un contrassegno (tag) a ciascun elemento. È possibile salvare il valore del Transpose degli accordi da -11 a +11.
Si offre con grande facilità d’uso l’Auto Chord Play consegnato nella dotazione standard di Yamaha PSR-E383/EW320: in questo caso, i pattern disponibili sono soltanto 50. I cambi d’accordo possono essere impostati ogni due misure, ogni misura oppure ogni due beat. Le progressioni standard di serie coprono la stragrande maggioranza delle sequenze in uso dai brani più famosi. Dal manuale d’uso non si evince come modificare le progressioni standard e come crearne di nuove.
Yamaha PSR-EW320
Al di là di questi modelli di recente uscita, vale la pena ricordare che Yamaha Genos2 include il Chord Looper derivato da PSR-SX900 e Genos originale. Con l’hardware più recente, Genos2 offre due comodi pulsanti fisici per controllare la registrazione e la ripetizione delle progressioni di accordi. Apprezzabile particolarmente la possibilità di mantenere attiva la sequenza di accordi durante il cambio in tempo reale degli stili, senza interrompere la riproduzione. Questo consente di eseguire medley infiniti con una varietà di ritmi e arrangiamenti, mantenendo comunque una progressione armonica coerente. Genos2 include le sequenze di accordi più classiche per generi come Popular Pop, Pop Alternative, 80s Pop, 50s Doo-Wop, 12 Bar Blues, Andalusian Cadence, The Canon e Mixolydian. Sono disponibili in tutte e 12 le tonalità. Per la cronaca, manca la possibilità di far ripartire dall’inizio una progressione di accordi ad ogni cambio di variazione (Main A, B, C, D).
Yamaha Genos2
Le Chord Sequences rilasciate su Korg Pa5X nel 2022 sono andate ad aggiornare la funzionalità equivalente che era presente nella generazione precedente dei Professional Arranger (Chord Sequencer in Pa700, Pa1000 e Pa4X). La più recente ammiraglia di casa Korg è in grado di applicare le progressioni di accordi distintamente su uno dei due Player dello strumento. Il display offre un controllo accurato della sequenza degli accordi e del loro stato esecutivo. I pattern di accordi preset (oltre 200 unità in una varietà di repertorio che spazia dal pop al jazz) non possono essere modificati; sono però disponibili locazioni di memoria USER per la creazione di pattern personali. Le progressioni memorizzate sono associabili a stili, ad elementi del SongBook o semplicemente accessibili da una libreria dedicata.
Per concludere, vi invito alla visione di questo video registrato da Woody Alan per il suo celebre canale Woody Piano Shack. Potrete apprezzare le notevoli profondità musicali degli arrangiamenti presenti in Korg Pa5X mentre Woody si limita a sfruttare semplicemente le Chord Sequences.
In una dimensione parallela, nel regno musicale dove oggi risplende la memoria degli appassionati di tastiere arranger, c’è un posto speciale che ospita il ricordo di Yamaha PSR-6300, strumento dai contorni leggendari. Non era solo una tastiera, ma un portale magico per un’epoca dimenticata: gli anni ’80, un periodo così raffinato e affascinante che sembrava uscito da una commedia musicale. PSR-6300, con i suoi pulsanti colorati e il design che gridava in quegli anni “Guardatemi, sono il futuro!”, sembrava una meraviglia della tecnologia. Sotto il suo coperchio fantascientifico, nascondeva una tastiera sensibile al tocco che poteva farti sentire come il re della pista da ballo o il protagonista di un film d’azione anni ’80. Con una valida gamma di suoni, dal pianoforte elettrico che permetteva di esprimerti come un vero e proprio rocker da strada al synth che ti faceva pensare di essere un astronauta del futuro, PSR-6300 sapeva come trasportarti in mondi musicali impensati. E la sua funzione di accompagnamento automatico? Quella band virtuale era pronta a suonare al tuo comando e, sebbene in quegli anni gli stili Yamaha non fossero competitivi come quelli di oggi, avevano un loro perché di significativo per i tempi.
Yamaha PSR-6300
Yamaha PSR-6300 rappresenta una tastiera digitale di rilievo nel panorama musicale, la sua uscita nel 1986 è contemporanea al modello di punta dei synth Yamaha, DX7 Mk II. L’evento ufficiale di introduzione dei due modelli al mercato italiano è avvenuto nel mese di settembre 1987 in un’ambiente fiabesco presso il Grand Hotel Baglioni di Firenze, dove Riccardo Burattini fece una spettacolare presentazione di questo arranger in pompa magna. Si narra che, a livello globale, PSR-6300 abbia trovato ampio utilizzo tra numerosi musicisti professionisti, tra cui spiccano nomi illustri come Herbie Hancock, Chick Corea e Jean-Michel Jarre.
Serie Portatone: gli arranger Yamaha degli anni ottanta
Caratterizzato da una tastiera di dimensioni standard composta da 61 tasti dinamici, PSR-6300 offriva una vasta gamma di funzionalità avanzate per l’epoca. Tra queste spiccava un sequencer integrato a cinque tracce che consentiva una notevole flessibilità nella creazione e nell’organizzazione di composizioni musicali complesse. Tutto questo tenendo conto che il General MIDI era ancora di là a venire. Ritenuto il fiore all’occhiello delle tastiere portatili Yamaha nella seconda metà degli anni 80, PSR-6300 vantava un valido rapporto qualità-prezzo, posizionandosi come una scelta di valore per i musicisti professionisti e gli appassionati di musica alla ricerca di prestazioni affidabili e di alta qualità.
Fabbricata in Giappone, PSR-6300 si distingueva per la robustezza e il design unico che permetteva alla tastiera di chiudersi completamente per un facile trasporto. Un’idea derivava dal genio italiano di Mario Bellini che aveva già disegnato il case del modello precedente PSR-6100 vincendo il premio internazionale Good Design Award 1984.
Mario Bellini suona Yamaha PSR-6300
Grazie ad un’ampia capacità di sintesi del suono, PSR-6300 metteva a disposizione del musicista una discreta gamma di suoni, tra cui pianoforti acustici ed elettrici, organi, archi, ottoni e sintetizzatori. Il generatore sonoro consentiva l’utilizzo di tre voci in layer (Upper Orchestra, Lower Orchestra e Solo). Il suo design esterno era caratterizzato da un colore grigio antracite con un pannello di controllo principale pieno di pulsanti e cursori, mentre 4 display LED si illuminavano segnando il tempo. I due speaker erano laterali rispetto i 61 tasti. PSR-6300 non era considerato un “giocattolo”, ma uno strumento serio per gli appassionati di musica.
Le caratteristiche chiave di Yamaha PSR-6300 includevano la possibilità di creare i propri accompagnamenti (8 locazioni in aggiunta alle 48 preset), unità effetti con Chorus, Duet, Trio, Portamento e Sustain, rotella pitch bend e rotella di modulazione. Queste caratteristiche rendevano PSR-6300 uno strumento versatile e apprezzato sia dagli appassionati di musica che dai professionisti.
Una funzione rivelatrice fu la Rhythm Step Light. Fino a quel momento, per creare e registrare accompagnamenti originali, i programmatori musicali dovevano selezionare un pattern ritmico di base e suonare l’accompagnamento in tempo reale mentre il pattern era in esecuzione. La risoluzione era di trentaduesimi, quindi se il timing era impreciso o se si iniziava a programmare prima di aver definito le frasi, si rischiava di confondersi con i propri ritmi e finire in un vicolo cieco. La funzione Rhythm Step Light rese possibile inserire ritmi anche senza eseguirli in tempo reale. In effetti, la funzione Rhythm Light fu rivoluzionaria perché sfruttava il concetto distintivo delle tastiere portatili: usare i tasti per inserire dati. Sopra i tasti della PSR-6300 erano stampate le icone delle voci percussive. I numeri da 1 a 32 erano stampati sopra i tasti della metà sinistra: ogni tasto rappresentava un passo in due misure di sedicesimi (16 × 2 = 32) e poteva essere usato per inserire il numero corrispondente. Ad esempio, per inserire un suono di grancassa su ogni quarto, l’utente teneva premuto il tasto della grancassa sulla destra e poi premeva i tasti 1, 5, 9, 13, 17, 21, 25 e 29 sulla sinistra. I tasti numerati della PSR-6300 funzionavano esattamente come le schermate a matrice delle drum machine. Gli schermi LCD non erano ancora diffusi, quindi offrire un’interfaccia utente di questo tipo richiedeva pulsanti e interruttori dedicati. In quel contesto, usare i tasti al posto dei pulsanti fu un colpo di genio. Dietro l’adozione di questo metodo di input “non in tempo reale” c’era l’intento di Yamaha di rendere la musica accessibile a più persone, e anche l’influenza del fenomeno DTM (Desktop Music), che sarebbe esploso negli anni successivi. Da quel momento in poi, le tastiere portatili non sarebbero più state solo strumenti da suonare nel senso tradizionale, ma anche strumenti di produzione musicale.
Con il coperchio chiuso, PSR-6300 era pienamente trasportabile
L’esperienza d’uso di PSR-6300 potrebbe sembrare un po’ datata, ma a chi importa oggi se permette l’accesso a così tanta nostalgia? Yamaha PSR-6300 è stata un’icona del regno musicale degli arranger, un simbolo che faceva divertire e ballare allo stesso tempo. E anche se ora è solo un ricordo del passato, la sua leggenda perdura, e mi piace immaginarla ancora oggi in azione nelle feste in cui gli amanti degli anni ’80 si riuniscono per ballare e ridere di quella indimenticabile era musicale.
Ora, per completare la storia di PSR-6300, non vi resta che leggere gli altri contributi della squadra di Arranger Legacy: l’approfondimento tecnico dello strumento redatto da Giorgio Marinangeli, consultare la visione di insieme su SM Strumenti Musicali di Riccardo Gerbi (lettura più che mai interessante stavolta grazie al prezioso intervento del mitico Luca Pilla in persona) e assistere alla demo di Marcello Colò che segue.