ULTIMA ORA! Il 27 luglio Ketron ha pubblicato la revisione 1.3.2. rispetto la versione 1.3.0 descritta in questo articolo. Leggete in fondo all’articolo.
I nuovi modelli Ketron (EVENT-X e EVENT-61) sono in via di consegna nei negozi di strumenti musicali con la nuova versione 1.3.0 preinstallata. Dallo scorso 20 luglio, è altresì possibile scaricare lo stesso software anche sul modello originale EVENT con 76 tasti.
Rispetto il rilascio precedente (1.2.0), il nuovo sistema operativo include interessanti migliorie e dimostra quanto il centro R&D di Ancona sia attivo nell’impegno di cesellare, migliorare e rendere più affidabile la nuova serie di super-arranger Ketron. Vediamo alcune fra le caratteristiche principali insieme, mentre vi rimando al sito ufficiale per la lettura completa della nota di rilascio.
Style & Player. In analogia con l’innovazione introdotta su Korg Pa5X, anche qui si possono gestire in contemporanea la riproduzione di un brano musicale dal Player e di uno stile dell’arranger.
Tempo On Chord. Questa nuova funzione permette di raffinare l’attivazione del Rallentando o Accelerando. senza staccare le mani dalla tastiera mentre si suona la propria musica. Quando è attivo il modo EASY2 o EASY4 di riconoscimento degli accordi, dopo aver impostato un accordo con tre note, si ottiene che il tempo (BPM) decresca della quantità impostata da 1 a 5 ribattendo la nota più bassa dell’accordo. Nelle stesse condizioni, ribattendo la nota più alta, il tempo cresce della stessa quantità.
Registration. Un discreto arricchimento di questa funzionalità permette ora di decidere personalmente quali parametri salvare all’interno di una memoria Registration. Ketron ha aggiunto poi la possibilità di salvare il modo Mono dei Lowers, la posizione degli slider del DRAWBAR e lo stato dei tasti VARI ed ART.
Voice Edit. In quest’area, le novità sono diverse. Fra queste ne vorrei citare due. Al pedale è possibile assegnare ora il Cutoff, TVF, TVA per ognuna delle tre voci in layer. A favore delle voci BRASS, è stata resa disponibile la nuova funzione NATURAL che cambia il tempo di PLAY fra le tre voci in layer in modo casuale: è possibile “randomizzare” sia lo strumento che suona per primo, sia il ritardo di partenza dopo la prima voce, ottenendo così un risultato più realistico.
Footswitch. Il numero di parametri assegnabili ai diversi interruttori della pedaliera (FS6 e FS13) cresce ancor di più e ora è possibile gestire Accelerando, Ritardando, User Voice, User Style, Vari, Unplug e altro ancora per un totale di 192 possibili valori.
C’è molto di più, sia a livello di migliorie introdotte sia a proposito di guasti software risolti (ben 11): potete leggere da voi tutti i dettagli direttamente sul sito del produttore.
Ketron Event-X
ULTIMA ORA! Il 27 luglio Ketron ha pubblicato la revisione 1.3.2. rispetto la versione 1.3.0 di cui abbiamo parlato qui sopra, come da comunicato allegato.
Il nostro ultimo aggiornamento dei listini risale a gennaio scorso. Direi quindi che oggi è il momento buono per svolgere la nostra consueta indagine sui prezzi reali di mercato, seguendo i criteri trasparenti che vi abbiamo da sempre dichiarato (potete verificarli da voi nella premessa della pagina dedicata).
Top di gamma
Rispetto sei mesi fa, si osserva il calo dei prezzi dellaserie SD di Ketron (che, del resto, ha ormai passato il testimone alla nuova generazione di modelli della casa di Ancona), con l’eccezione del modulo SD-90 che ha registrato un’impennata del 14%, probabilmente dovuta al fatto che sono state esaurite le promozioni di alcuni negozi. Il listino degli strumenti al top brilla comunque per l’ingresso dei nuovi modelli Ketron: Event-X ed Event-61. Il prezzo degli altri prodotti si dimostra tutto sommato stabile, mentre si evidenzia l’oscillazione di Yamaha Genos giustificata dalla promozione degli altoparlanti in omaggio.
Arranger workstation
In casa Yamaha, abbiamo PSR-SX900 in leggero calo e PSR-SX700 in leggero aumento. Al contrario, in casa Korg, i due modelli della categoria (Pa1000 e Pa700) registrano un aumento di prezzo (9% circa), probabilmente provocato dalla scarsità di prodotto nei negozi.
Arranger standard
Nel segmento degli arranger standard, si osserva un aumento del prezzo del 6% per Yamaha PSR-SX600, mentre tutti gli altri modelli calano in modo discreto, con l’eccezione di alcuni che scendono con una cifra più sensibile e che si attesta fra il 6 e il 10% (mi riferisco a Roland E-X50, Yamaha PSR-EW425 e Casio CT-S1000V).
Arranger per esordienti
I prezzi sono tutto sommato stabili nella categoria dei prodotti più economici. Degno di nota è l’ingresso di Roland E-X10 nei listini, ma lo fa con un prezzo di lancio talmente basso, da suscitare perplessità fra gli appassionati Roland nel web, al punto da mettere in dubbio la qualità del prodotto.
Pianoforti arranger
Ci sono due novità in questa categoria: innanzitutto l’arrivo della nuova fuoriserie Yamaha Clavinova (CVP-905): si pone sul tetto dei prezzi più elevati e non è una sorpresa. Molto interessante è l’esordio di Roland FP-E50: un pianoforte arranger moderno ed attuale che sembra porsi a specchio di Yamaha DGX-670 e Korg XE20. Si osserva un calo drastico dei prezzi dei pianoforti Yamaha con sezione arranger basata su app Smart Pianist: rispetto sei mesi fa, oggi CSP-170 si può trovare in vendita con un risparmio del 10% e CSP-150 addirittura del 30%: la ragione risiede nel fatto che i negozi devono smaltire le scorte in vista dell’uscita dei nuovi modelli CSP della serie 200 di cui vi parleremo prossimamente.
A metà degli anni 90, il dominio commerciale di Roland nel mercato degli arranger dilagava. La filiale produttiva di Acquaviva si poneva di fronte alla casa madre giapponese con orgoglio avendo dimostrato un settennio di vendite straripanti, al punto da far quasi impallidire i ricavi dei modelli giapponesi. Gli italiani avevano cucito attorno al generatore sonoro MT-32 (prima) e Sound Canvas (SC-55) poi, un corredo di stili di accompagnamento che aveva trasformato quegli oggetti di successo in una macchina con cui costruire sogni musicali e ottenendo una sequenza di trionfi planetari (NDA: ne abbiamo ampiamento parlato nella precedente puntata di Arranger Legacy dedicata a Roland PRO-E). I giapponesi avevano contribuito al progetto nel 1989 cimentandosi nella produzione di RA-50, che non era altro che una PRO-E incapsulata nelle forme di un expander: era nata così l’idea dei moduli arranger senza tastiera. Il progetto è stato poi riportato in Italia per seguire la forte evoluzione che si stava verificando ad Acquaviva Picena, dove, nel 1992, si annunciava il modello successore RA-90 e, due anni dopo, RA-95, oggetto della nostra puntata odierna.
Roland RA-95
Mentre le tastiere a 61 tasti della serie E affascinavano prevalentemente il pubblico degli appassionati e dei giovani tastieristi, l’idea di disporre di un modulo leggero e compatto da affiancare a pianoforti e tastiere master era più attraente per i numerosi professionisti della musica dal vivo dell’epoca. Non è un caso che l’uscita di RA-95 è stata accompagnata dalla prima tastiera arranger Roland non amplificata (G-800), specificamente progettata per chi suonava centinaia di serate all’anno e, dalla cui evoluzione negli anni a seguire, germoglierannoin sequenza G-1000, VA-76, G-70 e BK-9 (che galleria formidabile di modelli, chi li ha suonati può immaginare a cosa mi riferisco). Per dover di cronaca, dobbiamo citare l’uscita – quasi contemporanea con RA-95 – di un altro modello, denominato RA-30: un modulo in formato desktop che si distingueva soprattutto per essere meno costoso e limitato dal fatto di non poter caricare stili nuovi. A quei tempi, Roland distribuiva anche l’accessorio KP-24 che permetteva di interfacciare i moduli della serie RA con un pianoforte acustico. La versione a 61 tasti di RA-95 si chiamava E-66 ed era uscita l’anno precedente.
Ritornando a RA-95, il modello aveva migliorato il precedente RA-90 grazie all’espansione della polifonia (da 24 a 28 voci), dei timbri disponibili (da 128 a 241), dei kit percussivi (da 8 a 9). Ai 56 stili di accompagnamento Basic si erano aggiunti 56 stili classificati come Advanced, con la possibilità di caricarne altri 4 per volta grazie all’introduzione del Floppy Disk Drive che aveva definitivamente mandato in pensione il lettore delle costose card.
Roland RA-95
L’usabilità degli arranger del tempo era strettamente basata su modalità d’uso alternative: ARRANGER MODE e SONG GM-GS. Il primo modo consentiva l’uso dello strumento con gli accompagnamenti in tempo reale; il secondo trasformava lo strumento di un expander pilotabile dall’esterno sulle 16 tracce MIDI oltre alla possibilità di mettere le basi MIDI in esecuzione dal Floppy Disk. A differenza di modelli precedenti, questa generazione di arranger Roland consentiva di suonare con le proprie mani le parti dal vivo mentre le basi MIDI erano in esecuzione.
I nomi dei protagonisti che hanno creato RA-95 sono gli stessi che abbiamo citato nella puntata dedicata a Roland PRO-E: trattasi della squadra di Roland Europe di Acquaviva Picena guidata da Francesco Rauchi, Luigi Bruti e Roberto Lanciotti. Per l’elenco completo dei nomi, vi rinvio all’articolo già citato qui sopra.
Ora, per completare la storia di RA-95, non vi resta che leggere gli altri contributi della squadra di Arranger Legacy: l’approfondimento tecnico dello strumento redatto da Giorgio Marinangeli, consultare la visione di insieme di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali e assistere alla demo di Marcello Colò che segue.
Il cammino di crescita del progetto Pa5X è lento ma inesorabile. A distanza di un anno dal lancio commerciale e di sette mesi dall’uscita della versione 1.1.0, Korg ha oggi reso noto a tutti i propri adepti che l’ammiraglia Pa5X ha finalmente ricevuto una nuova dotazione software utile per recuperare un’altra parte del gap rispetto le attese di una clientela che era stata viziata dalla traboccante ricchezza di funzionalità di Pa4X e che oggi si manifesta sempre più affamata di caratteristiche software e sempre meno incline a comprendere la strategia adottata dall’azienda giapponese (con centro di ricerca e sviluppo sito in Italia).
Dall’altra parte, comprendo la voce di chi ritiene che sarebbe stato più opportuno aspettare altri due anni ed uscire con un prodotto già completo di tutte le dotazioni software. Personalmente, però, la scelta di Korg mi fa tornare in mente quanto hanno insegnato le storie di Netscape e di Lotus 123: nell’economia digitale rinviare il lancio di un prodotto in attesa della sua riscrittura più ricca e totale, può comportare il rischio di uscire troppo tardi e ritrovarsi in un mercato completamente diverso e più difficile quindi da riconquistare. Negli anni 90, Netscape era il browser per eccellenza, Lotus 123 era il foglio elettronico per antonomasia: entrambi hanno atteso troppo ad uscire con la nuova versione e quando l’hanno fatto, era troppo tardi. Microsoft gli aveva nel frattempo soffiato il mercato sotto il naso ad entrambi con Internet Explorer ed Excel. E ora chi si ricorda più di loro? Da leader monopolistici del mercato sono scomparsi nel nulla. Se vi interessano i dettagli di quelle storie, la lettura consigliata di oggi è “Alla ricerca della stupidità” di Merrill R. Chapman.
Torniamo a Korg Pa5X. Veniamo a commentare insieme le novità, partendo dall’estensione delle risorse musicali: 34 stili preset in più, 23 suoni addizionali, 23 nuovi Keyboard Set e 112 Library Pad (chitarra, synth, pianoforte, percussioni, Cinematic) in aggiunta. Non male!
Dal punto di vista delle migliorie software, spicca fra tutte la rinnovata funzionalità di bordo dedicata allo Style Record. Senza la necessità di far ricorso ad una DAW, si potrà lavorare direttamente sullo strumento per accedere alle classiche funzioni di editing MIDI (Quantize, Transpose, Velocity, Delete, Cut & Insert, Style-Copy, Pad-Copy), gestire Time Signature diverse per ciascun pattern dello stile e sfruttare altre minori implementazioni. Tutte da provare.
Anche la funzione di editing globale dei Pad è stata ampliata e rinnovata, comprese le operazioni di Import/Export. Si potranno acquisire Groove audio (slice) da inserire in segmenti MIDI per essere sfruttati all’interno degli stili di accompagnamento o Pad. Una nuova traccia dedicata agli accordi (Chord Track) potrà essere manipolata a livello di singoli eventi MIDI dell’ambiente Style-Edit: e le tracce sensibili agli accordi nei pattern Intro/Ending potranno seguiranno quella linea di accordi personalizzata. Sarà presente altresì un programma di utilità per convertire il SongBook costruiti su modelli Korg precedenti. Ci sarebbero tante altre cose da sottolineare e la lista completa è disponibile sul sito ufficiale. Sarà necessario poter aver uno strumento a disposizione per provare queste novità.
Mancano ancora all’appello diverse funzionalità che erano presenti nei modelli precedenti (come, ad esempio, il Quick Record di uno stile, un editor completo di MIDI file, Style Creator Bot, e Kaoss FX). Conoscendo la storia di Korg Italy, sono confidente che altri aggiornamenti per questa macchina sono davanti a noi.
Le voci sul web corrono veloci e spesso le speculazioni si trasformano in circoli ascendenti basati su desideri e aspirazioni piuttosto che su fatti. Molti danno per imminente il lancio di Yamaha Genos 2 (o come si chiamerà), basandosi su due constatazioni: sono passati sei anni dal lancio del modello originale e la storia di Yamaha ci ha insegnato che il rinnovamento dei modelli avviene normalmente ogni tre anni. Del resto, non bisogna essere degli indovini per prendere atto che tutta l’industria musicale dal 2021 sta vivendo un ritardo nella pubblicazione e distribuzione di nuovi prodotti, a seguito del periodo di COVID e della globale crisi dei semiconduttori con evidenti impatti sulla logistica planetaria. Per quanto imminente sia l’uscita del nuovo modello, non credo possa succedere qualcosa prima dell’autunno: ufficialmente Yamaha tace sull’argomento e così possiamo fare anche noi.
Sapete bene poi che, per scelta, io non commento il “modello che sta uscire” e preferisco concentrarmi sulla sostanza e sui fatti reali, dedicando il mio tempo agli strumenti che si possono suonare ora. E l’aspetto interessante di oggi è che, grazie alle promozioni in corso, si potrebbero fare buoni affari acquistando l’ammiraglia Yamaha (ammesso ovviamente che si possano trovare ancora esemplari disponibili). Di questo strumento, vi ho raccontato tutto in occasione del mio test pubblicato su SM Strumenti Musicali (gli argomenti erano così tanti che la redazione aveva stabilito di far uscire la mia recensione in due parti). Sono ritornato sull’argomento Genos successivamente più volte, in modo particolare, con il rilascio delle versioni software successive.
Oggi invece, in attesa quindi del prossimo modello, vorrei commentare con voi alcune caratteristiche che mi hanno stimolato, così come ho fatto recentemente per Korg Pa5X e Ketron Event. Ricordo che questi articoli non sono destinati a ricapitolare le caratteristiche principali dello strumento o i punti di forza (se questo è quello che volete sapere, vi consiglio di leggere la recensione che ho citato qui sopra). Qui vorrei semplicemente condividere con voi alcune proprietà dello strumento – fra le tante – che hanno attratto la mia curiosità.
1 INTERAZIONE SONORA
Il valore di ogni singolo timbro in Genos è scandito e sottolineato: ricordo ancora oggi, durante il mio test, il senso di meraviglia davanti alle peculiarità espressive e realistiche di ogni dettaglio. Grazie ai convertitori DA, ai campionamenti AWM, alle voci Super Articulation, alla tecnologia AEM e alla polifonia di 256 note (128+128), Genos sembra essere stata disegnata con un solo scopo: interpretare fedelmente le intenzioni del musicista. Ogni timbro reagisce in modo naturale rispetto al modo con cui il musicista sta suonando. Legato, glissato, respiro degli strumenti a fiato, rumori delle dita sui capotasti: c’è quanto serve per garantire il realismo. Ma è nell’esecuzione degli stili di accompagnamento dove si percepisce il valore dello strumento: suonare gli stili di Genos assicura al tastierista sensazioni di autenticità e di sorpresa. Tyros 5 suonava davvero bene: tuttavia, nel 2017 Yamaha ha dimostrato che si poteva fare ancora di meglio con l’’uscita di Genos: ha costretto tutta la concorrenza a raccogliere la sfida e correre ai ripari negli anni successivi (vedi Korg Pa5X e Ketron Event).
2 ESPERIENZA UTENTE
Non mi riferisco alla semplice introduzione del touch-screen: per Yamaha, era la prima volta, mentre la concorrenza vi era già arrivata negli anni precedenti al 2017. Il punto forte di Genos è, secondo me, nella totale rivisitazione dell’esperienza utente. Se da una parte il nuovo sistema operativo ha dovuto aspettare la versione 2.02 per sfruttare meglio lo schermo da nove pollici TFT a colori, dall’altra ha contribuito sensibilmente la compresenza della sezione Live Control con i display OLED per visualizzare i parametri, i nove fader dall’ampia escursione, le sei manopole e gli switch Gateway per richiamare velocemente diverse modalità operative dello strumento. I pulsanti fisici rimasti sul pannello sono quelli strategici per il controllo diretto dell’esecuzione: la buona retroilluminazione li ha resi facilmente identificabili.
3 USABILITA’ PER NON VEDENTI
Le Guide Vocali di Genos consistono in un’estensione software che permette ai non vedenti di essere accompagnati nell’uso dello strumento. Prima dell’introduzione del Touch Screen, era possibile pilotare le funzioni dell’arranger conoscendo le posizioni fisiche dei diversi tasti e pulsanti sul pannello; quando Yamaha ha introdotto il touch screen non ha dimenticato la comunità dei musicisti non vedenti e, per loro, ha rilasciato questa funzionalità che consente di ascoltare il contenuto dello schermo e informare il musicista quale sia la funzione collegata alla posizione video toccata. È ovviamente un grande aiuto che, successivamente, è stato reso disponibile anche sui modelli PSR-SX900/SX700.
4 ABBONDANZA DI EFFETTI
Quanti sintetizzatori, workstation e arranger possono vantare la presenza di 28 blocchi DSP impiegabili contemporaneamente per assegnare un effetto Insert specifico su ciascuna traccia? Oltre a questa a potenza di calcolo, la sezione effetti di Genos – pur semplice da usare – è arricchita dalla presenza della tecnologia VCM che ha reso unici gli strumenti Yamaha professionali degli ultimi anni. La parte effettistica dedicata all’ingresso microfonico è poi da eccellenza: oltre a EQ, Noise Gate, reverbero, Chorus e compressore di taglio professionale, è apprezzabile il livello dell’armonizzatore vocale e del Vocoder; per la cronaca, la connessione d’ingresso è in formato XLR per microfoni a condensatore con alimentazione Phantom (+48V), attivabile tramite switch.
5 BENVENUTA PLAYLIST
Sostituire il glorioso MusicFinder non era facile. Il concetto di MusicFinder Yamaha era stato trasmesso da PSR-2000 (Anno Domini 2001) fino a tutti i modelli di Tyros. Quando è apparsa per la prima volta Playlist, c’è stato un attimo di sbandamento. Soprattutto per chi aveva convertito il proprio MusicFinder sulla nuova piattaforma. In realtà, l’operazione è stata la più ragionevole che si potesse pensare: semplificare, riorganizzare, potenziare. La granularità delle Registration che, per l’occasione era stata estesa a dieci memorie per banco, è stata semplicemente indicizzata in un Database dove ciascuno può creare quante Playlist desidera. Una volta entrati nella nuova logica, ci si rende conto immediatamente della comodità.
L’attuale serie E di arranger Roland non è l’erede naturale della gloriosa generazione omonima che abbiamo celebrato spesso in questo blog. Come sanno bene gli abituali lettori di Tastiere Arranger, quella serie storica era Made in Italy. Questa nuova riguarda una linea recente di strumenti di concezione asiatica, destinata prevalentemente a quei mercati e che non sembra aver conservato molto dalla tradizione di Roland Europe.
La serie attuale è apparsa intorno al 2019 con il lancio di Roland E-X30: quel modello non era distribuito in Europa (il sito www.roland.it non lo ha mai citato), anche se poi diversi negozi italiani avevano ricevuto alcuni esemplari. Successivamente, nel mese di giugno 2022, l’uscita sui mercati globali (compresa l’Italia) di E-X50 arricchiva il listino con un modello più evoluto. A distanza di un anno, ora Roland pubblica l’annuncio del terzo modello della serie: si chiama E-X10 ed è l’edizione ridotta di modelli già economici per definizione. Insomma, le caratteristiche tecniche sono ridotte all’osso.
In sintesi:
61 tasti dinamici leggeri
64 voci di polifonia
601 timbri di qualità standard
207 stili di accompagnamento (idem)
ingresso microfonico e uscita cuffia stereo riutilizzabile per collegare impianti audio esterni
porta USB 2.0 per collegare un PC e fare traffico MIDI
amplificatori di bordo da 12cm e 2.5W
peso leggero 3.9kg, a segno di un risparmio sulle plastiche.
funzionamento a batterie con autonomia massima di 3 ore, altrimenti c’è il regolare trasformatore da collegare ad una presa elettrica.
Dopo l’ascolto delle demo ufficiali, la percezione è che – a differenza della tendenza di altre case che negli ultimi anni stanno riportando specifiche tecniche e, soprattutto, suoni di levatura professionale sui modelli a buon prezzo – qui Roland sembra stia affidando a produttori di terze parti lo sviluppo dei prodotti economici (non è un segreto che il nome della cinese Medeli compare nel firmware dei modelli della serie E-X). Del resto, anche le demo audio degli stili di E-X10 non generano lo stesso livello di entusiasmo della nuova serie Z-Style Pack, quella che Roland sta pubblicando a favore degli arranger compatibili con il motore ZEN-Core, primo della sua stirpe FP-E50.
In conclusione, Roland E-X10 è un modello semplice, leggero, portatile, per uso casalingo e destinato ad esordienti alle prime armi. Va provato per capire se materiali, usabilità, suoni e stili di accompagnamento possono incontrare il vostro consenso.
A distanza di sei mesi e mezzo dall’annuncio ufficiale di EVENT, Ketron si presenta al mondo con l’annuncio di due nuove edizioni derivate da quella ammiraglia: EVENT-61 è la versione compatta (61 tasti semi-pesati conducono ad un risparmio nelle dimensioni e nel peso); EVENT-X rappresenta invece il modulo dello stesso strumento, a favore di chi intende suonare con la propria master keyboard (mi immagino l’accoppiamento con una bella tastiera ad 88 tasti pesati), oppure per chi vuole affiancare questo gioiello tecnologico al proprio setup, disponendo già di altri strumenti a tastiera (un altro arranger, una fisarmonica, un pianoforte digitale, un synth e così via).
In base alle specifiche tecniche ufficiali, i tre strumenti si distinguono essenzialmente per gli aspetti fisici-costruttivi come segue.
Il sistema operativo, lo schermo LCD, l’organizzazione dei pulsanti e le risorse musicali corrispondono su tutti i modelli, così come vi avevamo documentato per il primo modello su SM Strumenti Musicali e in queste pagine web che state leggendo. Per ovvie ragioni di spazio, il modulo EVENT-X ha dovuto rinunciare alle due rotelle di gestione del Pitch e della Modulazione e all’area di controllo EFX a pannello. I due nuovi modelli nascono con il software 1.2.0, infarcito di quegli arricchimenti di cui vi avevo scritto un mesetto fa, quando era stato rilasciato per la prima edizione di EVENT.
Secondo il sito ufficiale, anche il numero di stili preset differirebbe fra i diversi modelli ma, dato che, per Ketron stessa, il numero varia anche per lo stesso strumento fra la scheda tecnica riportata nella pagina web e la stessa inserita nella brochure PDF, sono portato a dedurre che i tre strumenti abbiano tutti lo stesso numero di stili di serie e che le difformità siano solo piccole sviste editoriali in attesa di revisione.
La voglia di crescere e di investire non manca nella sede centrale di Ancona ed ora l’offerta Ketron è più vasta. Rispetto la prima ammiraglia, il prezzo cala di soli 200 euro per l’edizione a 61 tasti, mentre un risparmio più sostanzioso si fa osservare per EVENT-X (ben 800 euro di divario). Per la cronaca, tutti e tre i modelli rimangono tuttavia su un livello di prezzo di particolare importanza: procurarsi la qualità del Made in Italy richiede un discreto sforzo economico.
Attendiamo la possibilità di vedere da vicino questi nuovi modelli EVENT nei migliori negozi di strumenti musicali. Per quanti volessero saperne di più, ricordo qui le occasioni dei mesi scorsi, in cui ci siamo soffermati sul commentare insieme le numerose novità dell’attuale generazione di Real Arranger Ketron:
Molti di voi sanno bene che sono due i centri di progettazione e produzione di arranger in casa Korg. Accanto alla storica e blasonata serie di Professional Arranger di ideazione tutta italiana, da qualche anno è stata affiancata una serie di modelli più economici, pensati e studiati in Giappone. Parliamo molto spesso dei modelli di fattura italiana in questo blog, comprese le ultime occasioni nate a seguito del lancio di Korg Pa5X e del suo primo importante aggiornamento software. Oggi invece ci concentriamo sugli altri arranger, quelli di progettazione asiatica.
Lo facciamo a seguito della recente pubblicazione di aggiornamenti software per i modelli EK-50, EK-50 Limitless e i3 (2020). Premetto subito (non fatevi illusioni) che questi rilasci non contengono nulla di eclatante. A differenza di quanto abbiamo visto con la V1.1.0 di Pa5X, in questo caso le novità sono risicate:
Per il modello EK-50 standard e la corrispondente edizione Limitless, la nota di rilascio 2.10 ufficiale recita l’aggiunta di altre variazioni di effetti alle 148 esistenti e un numero imprecisato di bug fix di basso livello.
Per i3 (modello 2020), la versione 1.6 riporta la correzione dei dati di accordo in alcuni stili di accompagnamento, oltre ai bug fix di basso livello.
Gli aggiornamenti software sono sempre una buona notizia, a prescindere, perché sono il segnale positivo di quelle aziende che intendono proteggere gli investimenti dei propri clienti. Tuttavia, nel caso specifico, l’aggiornamento è talmente essenziale che, onestamente, se ci fermiamo alle comunicazioni ufficiali, non siamo in grado di esprimere particolari considerazioni. Prendiamo la notizia per quello che è.
Foto korg.com
Colgo l’occasione per segnalare – a quei pochi distratti che si sono fumati la notizia di fine gennaio 2023 – che Korg aveva rilasciato due versioni speciali di EK-50. Non ve ne avevo parlato a suo tempo, perché questi prodotti non sono destinati al mercato europeo essendo distribuiti esclusivamente nel continente americano. L’edizione EK-50 U è dedicata specificamente al repertorio USA (jazz, dance, rock, Motown, modern e alternative country), mentre EK-50 CSA (sta per Center South America) è rivolta alla musica dell’America latina. Korg sta evidentemente tentando la carta dei modelli personalizzati su misura regionale in un continente (soprattutto nel Nord America) dove fa fatica a farsi largo il significato commerciale del concetto di arranger. Qualcosa mi dice infatti che, fra i due, EK-50 CSA potrebbe avere chance migliori. Concludo passandovi qui sotto i due video di presentazione, con Luciano Minetti di Korg USA.
Presentazione di EK-50 U per repertorio USA
Presentazione di EK-50 CSA per repertorio dell’America latina
Nell’ambito della rubrica Arranger Legacy, abbiamo sinora affrontato sette magnifici strumenti del passato, grazie alla collaborazione con Riccardo Gerbi, Giorgio Marinangeli e Marcello Colò. Oggi siamo qui raccontarvi l’esperienza di GEM Genesys nella storia delle tastiere con accompagnamenti. Vi consiglio un passaggio su SM Strumenti Musicali e sul blog di Giorgio Marinangeli per completare le diverse letture, mentre al fondo di quest’articolo trovate il video dimostrativo di Marcello Colò. Partiamo!
Copertina della brochure di GEM Genesys
A metà degli anni 2000
La prima volta che ho affrontato a fondo l’argomento GEM Genesys risale al DISMA di Rimini a metà degli anni duemila. Per chi non lo sapesse, il DISMA è stato per anni l’appuntamento più importante in Italia per il mercato degli strumenti musicali. Ed è stata quella fiera l’occasione in cui ho conosciuto di persona Luca Pilla, l’attuale direttore di Audio Fader e SM Strumenti Musicali, web magazine che ospitano – di tanto in tanto – i miei piccoli contributi alla diffusione della conoscenza delle tastiere arranger. Torniamo a noi: quel giorno, dopo una lunga e avvincente chiacchierata sull’evoluzione in corso delle tastiere digitali, ci siamo recati allo stand Generalmusic dove Luca mi ha presentato Raffaele Mirabella (ai tempi dimostratore dei prodotti GEM ed oggi Product Specialist del settore tastiere in Algam Eko, vale a dire distributore nazionale di prodotti Korg, Studiologic, Nord); ed è così che tutti e tre abbiamo affrontato insieme l’argomento in questione. Ricordo che quell’incontro è stato illuminante nel farmi comprendere come parlare di Genesys significasse di fatto argomentare su WK4 o meglio WK8. La serie WK era infatti nata nel 1994 e aveva conquistato la piazza grazie alle dotazioni innovative per i tempi, fra cui l’Hard Disk, l’armonizzatore vocale e la possibilità di aggiornare il sistema operativo tramite floppy disk. Quando i modelli WK avevano già dato tutto, l’azienda romagnola ha pensato di riutilizzare processore, architettura, sistema operativo e risorse musicali per nuovi modelli di strumenti: nascevano così prodotti destinati a chi suonava sul palco (modelli SK a 76 o 88 tasti, senza amplificazione di bordo), a chi bramava i pianoforti digitali (modelli PS) e ai producer con l’introduzione di Genesys nel 2002: lo slogan commerciale recitava come quello fosse il primo strumento in assoluto capace di consentire la creazione in casa di un CD audio partendo da zero. Si poteva infatti registrare in multitraccia MIDI, prendendo le mosse dagli stili dell’arranger o suonando con le proprie mani; e si poteva realizzare un brano musicale completo, aggiungendo persino la linea vocale (Vocal Genius) per il livellamento del mix finale e masterizzare tutto su CD. Il pubblico si aspettava da GEM sempre e solo primizie. E così è stato.
GEM Genesys – Foto Oostendorp
Caratteristiche
Lo strumento aveva uno chassis innovativo ed accattivante, mentre le dotazioni hardware e software svettavano fra i rinnovamenti tecnologici del momento come la funzionalità di trattamento dei dati in formato audio, sia con lettore MP3/WAV sia con possibilità di registrazione audio sul disco fisso integrato, oltre al caso insolito per gli strumenti a tastiera di essere fornito di lettore DVD e masterizzatore CD. Gli speaker erano davanti e puntavano verso il musicista, fungendo così da monitor, in modo molto originale. Il display VGA ad alta risoluzione era brillante e ben retroilluminato: offriva un’ottima funzionalità LYRICS ma dava il meglio con la pagina SCORE, estrapolando la partitura da una traccia del MIDI file in chiave di SOL. Era stata una scelta all’avanguardia che solo Yamaha ha saputo poi migliorare con Tyros e Clavinova CVP. La wavetable suonava bene rispetto gli strumenti dell’epoca (ricordo con piacere i suoni pastosi di pianoforte acustico e quelli irrequieti di piani elettrici). In genere, gran parte dei timbri non suonano male neanche oggi e non impallidiscono affatto davanti a strumenti più recenti. Come noto, GEM progettava e produceva tutto in casa, compreso il processore Drake che ha fatto la storia.
Il team
Il gruppo di persone, che ha curato la progettazione di Genesys, proveniva dalla struttura che aveva fatto WK4 e WK8: Enzo Bocciero, Marcello Colò (sempre lui, la nostra preziosa fonte di informazioni) e Gianni Giudici avevano curato l’evoluzione delle risorse musicali. Fabrizio Bracalenti aveva seguito tutta la parte del sequencer, HD e CD. Anselmo Bordi aveva sovrinteso il layout del pannello comandi e Bruno Cesanelli la gestione di interfaccia dello strumento.
Genesys XP – Foto: Generalmusic
Responso della clientela
Nonostante la notevole qualità dello strumento, Il prodotto è stato accolto tiepidamente dal mercato. Inizialmente lo chassis aveva segnato difficoltà di vendita a causa del fatto di essere pesante ed ingombrante. GEM era corsa immediatamente ai ripari con una variante più leggera e non amplificata (Genesys PRO) e che presentava per la prima volta un display a scomparsa (vi dice qualcosa?). Successivamente uscì l’edizione expander Genesys XP. Ma i grandi numeri delle serie WS, WX e WK erano definitivamente dietro le spalle. Del resto, la concorrenza si era fatta ancora più spietata con gli annunci di Korg Pa1X, Yamaha Tyros, e Ketron SD1.
Nella rubrica di Arranger Legacy abbiamo spesso parlato di strumenti che hanno lanciato nuove aziende o nuove linee di modelli. Non è il caso di Genesys. In quegli anni, GEM stava esaurendo le proprie risorse economiche, alla vigilia di una crisi che – dal 2008 in poi – avrebbe portato progressivamente alla chiusura dei cancelli dell’azienda. L’arranger Genesys (insieme al pianoforte Pro Mega) ha fatto quindi da colonna sonora all’ingresso dell’azienda nel viale del tramonto: lo staff era in via di spopolamento e il laboratorio non rilasciava più progetti totalmente innovativi da alcuni anni. Genesys è nato quindi a fine corsa della storia di quella Generalmusic che – dopo la chiusura – ha lasciato un grande vuoto nella comunità mondiale degli appassionati di tastiere musicali.
Concludiamo, come da tradizione della rubrica, dando spazio a Marcello Colò e alla sua dimostrazione degli stili di GEM Genesys.
Oggi 9 maggio è il giorno in cui il vulcanico centro R&D di Ketron ha pubblicato un aggiornamento software alquanto corposo. Vale la pena scorrere l’ampia nota di rilascio per cogliere gli aspetti più rilevanti di questa novità. In totale sono 49 migliorie software e 21 bug risolti. A fronte di un elenco così ampio, qui di seguito vi riporto le novità che potrebbero attrarre maggiormente la vostra attenzione.
Migliori prestazioni
I tempi di reattività dello strumento sono stati migliorati al fine di fornire la più fresca interattività musicale. La novità si presenta particolarmente preziosa, vista l’estesa adozione di risorse audio per lo streaming delle tracce dell’arranger negli stili Real e Live. In particolare, Ketron ha ridotto i tempi di caricamento dei Real Styles, le transizioni degli accordi e ha migliorato i tempi di reazione delle funzioni Key Start, Key Stop, Fill,e Break.
Personalizzazione del suono di AUTOCRASH
Sin dalla prima versione, Event consente di abilitare il colpo di piatto automatico alla fine dei pattern INTRO, ENDING e FILL. Sino a ieri si poteva scegliere quale piatto del Drum Kit utilizzare e la dinamica. Ora è possibile scegliere il proprio strumento per l’AUTOCRASH. Non solo il piatto quindi.
Nuove diteggiature: EASY 4 e SINGLE FINGER
Queste nuove modalità di riconoscimento degli accordi (CHORD MODE) si affiancano alle sei già esistenti.
EASY 4 si distingue per il fatto di entrare in azione solo quando si premono almeno tre note. Permette di suonare liberamente note di passaggio fra un accordo e l’altro, lasciando tranquillo l’arranger perché mantenga in esecuzione l’accordo precedente.
SINGLE FINGER riguarda il metodo più semplificato possibile, come si evince dal nome; potrebbe rivelarsi interessante per alcuni principianti. Da sempre consiglio, infatti, a tutti di imparare ed a esercitarsi a suonare con tutti i tipi di accordo. È una sfida stimolante per ottenere le migliori sfumature armoniche.
Nella modalità PIANIST, il riconoscimento degli accordi lavora ora con un intervallo di 9 note (prima l’intervallo era di 8 note).
Evidenza del tipo di stile (Real, Live o MIDI) nella Top Bar
Tabella estratta dal manuale di Ketron Event
La grande novità di Event è stata l’introduzione dei Real Style dove le parte DRUM, BASS e REAL CHORD sono tutte in formato audio. I modelli Ketron di generazioni precedenti erano dotati di Live Styles dove la componente audio risiedeva nella traccia DRUM e Live Guitars: il resto era fatto di tracce MIDI. Quest’ultime invece erano l’unica possibilità negli stili Legacy, tecnologia diffusa prima del lancio di Audya. Può essere utile avere sott’occhio l’evidenza del tipo dello stile attivo al momento, specialmente se si è preso atto della possibilità di mescolare tracce audio e MIDI, come vi avevo descritto qualche mese fa.
REGISTRATION
La gestione delle REGISTRATION subisce diverse migliorie. Quando si memorizzano le proprie impostazioni all’interno di un banco di Registration, anche lo stato dei led PORTAMENTO ed AFTERTOUCH viene salvato all’interno di quella locazione di memoria, per cui non sono più vincolati dalle impostazioni PORT/LEGATO AUTOTAB e AFTERTOUCH AUTOTAB nell’Edit della Voce. Le Favorite Registration Voices passano da 4 soltanto fino a 8. E se il Drawbar è attivo, lo stato del Rotor Slow Fast viene impostato in base al valore impostato nella REGISTRATION. Una volta richiamata una REGISTRATION, questa non avvia subito lo stile o il brano, onde evitare sorprese.
PERFORMANCE E JUKEBOX
Su Ketron Event è possibile creare cartelle in cui virtualmente raggruppare più stili di accompagnamento (PERFORMANCE) o più brani musicali (JUKEBOX). Si possono così gestire le scaletta di stili o di brani da usare in una serata. Fino a ieri le cartelle SET di entrambe le funzioni erano gestite ad un solo livello: ora è stata aggiunta la possibilità di creare sottocartelle all’interno di ciascun SET.
VOICE
L’esperienza utente nella gestione dei timbri da suonare in tempo reale è di gran lunga resa più efficace: premendo insieme i due tasti Voice 1 e Voice 2, si ottiene la visualizzazione e il mix simultaneo per le due Voices (Multi). In questo modo, è immediata l’usabilità mentre si scelgono i sei timbri che compongono le due Voice e si bilanciano i livelli del volume. Sullo schermo, si ha evidenza poi del range di tastiera assegnato a ciascun timbro.
Estensioni del campionatore
Il nuovo SAMPLER reso disponibile su Event era stato totalmente riscritto da Ketron e, con la versione nuova del software, si hanno a disposizione altri arricchimenti come una rinnovata gestione della memoria Flash che ora permette di gestire fino a 228480 campioni. La nuova funzione Deep Erase azzera tutta la memoria del sampler quando viene avviata la procedura di formattazione. È stata poi aggiunta una funzione utile per la deframmentazione della memoria.
PDF
Per potenziare la lettura dei file PDF sullo schermo, è disponibile ora l’opzione PDF DPI che consente di regolare la risoluzione a video.
In breve
Per chi vuole saperne di più, raccomando la lettura del sito ufficiale. E, se non avete ancora provato Ketron Event, mi permetto di suggerirvi di farlo.