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Arranger Legacy | Technics SX-KN7000

Ritorniamo a celebrare la memoria degli arranger dal passato glorioso, come è consuetudine della nostra rubrica Arranger Legacy. E lo facciamo ancora una volta con un lancio corale: quattro nuovi contributi firmati dal gruppo, con Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, Marcello Colò sul suo canale YouTube e Giorgio Marinangeli sul proprio blog.

All’inizio degli anni Duemila, il panorama delle tastiere arranger stava vivendo una fase di transizione: le tecnologie che avevano dominato per un decennio iniziavano a mostrare i propri limiti, mentre i produttori cercavano nuove strade per rinnovare strumenti ormai maturi. In questo contesto, nel 2002 Technics SX-KN7000 arrivò come il capitolo più ambizioso di una generazione di strumenti che aveva accompagnato l’evoluzione delle tastiere arranger fin dagli anni Ottanta. Non era soltanto il nuovo modello di punta: rappresentava la sintesi di un percorso tecnico e stilistico che Technics aveva costruito con coerenza, passo dopo passo.

Technics SX-KN7000 (2002)

Prima di KN7000, la serie KN aveva già conquistato un ruolo centrale nel mondo delle tastiere con accompagnamenti. E, con i modelli più avanzati degli anni ’90, Technics aveva compiuto un passo ulteriore: entrare stabilmente nel repertorio degli intrattenitori dal vivo. Non era un caso. Gli arranger più evoluti della casa giapponese offrivano una solidità e una raffinatezza tali da competere senza complessi con le ammiraglie dei marchi più affermati.

All’epoca, KN7000 si era presentata con un linguaggio diverso: un grande display a colori, un layout dei comandi pensato con cura quasi artigianale, un design che univa rigore e modernità. E soprattutto una scelta che anticipava il futuro: l’adozione della scheda SD come memoria principale. Una soluzione che ha segnato un cambio di passo nell’uso quotidiano delle tastiere arranger. L’introduzione delle 128 note di polifonia ha portato al massimo splendore le tastiere di questo produttore. Ricorda l’amico Marco Santonocito, storico consulente alle vendite del più grande negozio di strumenti musicali di Torino, durante l’intervista rilasciata nel 2016 a questo blog: “Detto dagli agenti che commercializzavano il prodotto, sono stato il dimostratore che ha venduto più KN7000 in Italia. Il sound Technics colpiva subito, belli i pianoforti e i fiati, erano suoni molto classici. Ricordo il grande display a colori, l’amplificazione che ti dava buone soddisfazioni, un caldo sax tenore, fantastica la tromba: mi bastava suonare Gonna Fly Now, tema del film Rocky e qualche brano di Ennio Morricone e la tastiera era venduta”.

Controllo due parti Right e una Left con mixer di quelle parti e delle le tracce di accompagnamento

Ancora oggi, KN7000 rimane un oggetto che comunica solidità anche da spento. Il pannello richiudibile, l’accesso diretto alla SD e la possibilità di trasformarla in un player autonomo la rendono ancora oggi pratica e intelligente. È uno strumento che ha portato con sé un’idea precisa di ergonomia e di rapporto con il musicista. All’interno, Technics aveva introdotto tutto il proprio patrimonio tecnologico: una CPU proprietaria, un’architettura ottimizzata in casa, una gestione del sistema che ancora oggi colpisce per fluidità e coerenza. È uno di quei rari casi in cui hardware e software sembrano progettati con un’unica mano. Il suono è il tratto che più la distingue: timbri equilibrati, pieni, mai eccessivi. Pianoforti credibili, organi ben modellati, sezioni orchestrali che si inseriscono negli arrangiamenti con naturalezza. E una sezione Accordion che rivela un ascolto attento dello strumento reale, non una semplice trasposizione digitale.

Sul significato globale degli arranger Technics, vi consiglio la lettura di un passato episodio di Arranger Legacy | Technics SM-AC1200 .

Nel 2003, sul più bello arrivò inattesa la brusca frenata. Nel momento in cui Technics stava raccogliendo i frutti di anni di sviluppo — proprio mentre KN7000 stava dimostrando di essere uno dei progetti più completi della sua storia — la capogruppo Panasonic decise di chiudere la divisione strumenti musicali. Una scelta industriale, non tecnica, che pose fine a un marchio che aveva contribuito in modo decisivo all’evoluzione delle tastiere elettroniche. Il risultato fu una comunità di musicisti improvvisamente orfana, che però non ha mai smesso di suonare e custodire questi strumenti ricchi di personalità, suoni pieni e stili ancora oggi sorprendentemente attuali.

La serrata di Panasonic contribuì inaspettatamente a creare la leggenda di KN7000: i negozi europei di strumenti musicali si trovarono all’improvviso colmi di KN7000 invenduti. Questi furono messi sul mercato a metà prezzo e inondarono il mercato grazie a una svendita notevole che ancora oggi molti ricordano.

A distanza di anni, SX-KN7000 resta una testimonianza di ciò che Technics sapeva fare meglio: strumenti eleganti, affidabili, musicali. Non un esercizio di stile, ma un progetto pensato per chi suona davvero.

E ora, spazio alla dimostrazione musicale di Marcello!

Arranger Legacy | Yamaha PSR-6300

In una dimensione parallela, nel regno musicale dove oggi risplende la memoria degli appassionati di tastiere arranger, c’è un posto speciale che ospita il ricordo di Yamaha PSR-6300, strumento dai contorni leggendari. Non era solo una tastiera, ma un portale magico per un’epoca dimenticata: gli anni ’80, un periodo così raffinato e affascinante che sembrava uscito da una commedia musicale. PSR-6300, con i suoi pulsanti colorati e il design che gridava in quegli anni “Guardatemi, sono il futuro!”, sembrava una meraviglia della tecnologia. Sotto il suo coperchio fantascientifico, nascondeva una tastiera sensibile al tocco che poteva farti sentire come il re della pista da ballo o il protagonista di un film d’azione anni ’80. Con una valida gamma di suoni, dal pianoforte elettrico che permetteva di esprimerti come un vero e proprio rocker da strada al synth che ti faceva pensare di essere un astronauta del futuro, PSR-6300 sapeva come trasportarti in mondi musicali impensati. E la sua funzione di accompagnamento automatico? Quella band virtuale era pronta a suonare al tuo comando e, sebbene in quegli anni gli stili Yamaha non fossero competitivi come quelli di oggi, avevano un loro perché di significativo per i tempi.

Yamaha PSR-6300

Yamaha PSR-6300 rappresenta una tastiera digitale di rilievo nel panorama musicale, la sua uscita nel 1986 è contemporanea al modello di punta dei synth Yamaha, DX7 Mk II. L’evento ufficiale di introduzione dei due modelli al mercato italiano è avvenuto nel mese di settembre 1987 in un’ambiente fiabesco presso il Grand Hotel Baglioni di Firenze, dove Riccardo Burattini fece una spettacolare presentazione di questo arranger in pompa magna. Si narra che, a livello globale, PSR-6300 abbia trovato ampio utilizzo tra numerosi musicisti professionisti, tra cui spiccano nomi illustri come Herbie Hancock, Chick Corea e Jean-Michel Jarre.

Serie Portatone: gli arranger Yamaha degli anni ottanta

Caratterizzato da una tastiera di dimensioni standard composta da 61 tasti dinamici, PSR-6300 offriva una vasta gamma di funzionalità avanzate per l’epoca. Tra queste spiccava un sequencer integrato a cinque tracce che consentiva una notevole flessibilità nella creazione e nell’organizzazione di composizioni musicali complesse. Tutto questo tenendo conto che il General MIDI era ancora di là a venire. Ritenuto il fiore all’occhiello delle tastiere portatili Yamaha nella seconda metà degli anni 80, PSR-6300 vantava un valido rapporto qualità-prezzo, posizionandosi come una scelta di valore per i musicisti professionisti e gli appassionati di musica alla ricerca di prestazioni affidabili e di alta qualità.

Fabbricata in Giappone, PSR-6300 si distingueva per la robustezza e il design unico che permetteva alla tastiera di chiudersi completamente per un facile trasporto. Un’idea derivava dal genio italiano di Mario Bellini che aveva già disegnato il case del modello precedente PSR-6100 vincendo il premio internazionale Good Design Award 1984.

Mario Bellini suona Yamaha PSR-6300

Grazie ad un’ampia capacità di sintesi del suono, PSR-6300 metteva a disposizione del musicista una discreta gamma di suoni, tra cui pianoforti acustici ed elettrici, organi, archi, ottoni e sintetizzatori. Il generatore sonoro consentiva l’utilizzo di tre voci in layer (Upper Orchestra, Lower Orchestra e Solo). Il suo design esterno era caratterizzato da un colore grigio antracite con un pannello di controllo principale pieno di pulsanti e cursori, mentre 4 display LED si illuminavano segnando il tempo. I due speaker erano laterali rispetto i 61 tasti. PSR-6300 non era considerato un “giocattolo”, ma uno strumento serio per gli appassionati di musica.

Le caratteristiche chiave di Yamaha PSR-6300 includevano la possibilità di creare i propri accompagnamenti (8 locazioni in aggiunta alle 48 preset), unità effetti con Chorus, Duet, Trio, Portamento e Sustain, rotella pitch bend e rotella di modulazione. Queste caratteristiche rendevano PSR-6300 uno strumento versatile e apprezzato sia dagli appassionati di musica che dai professionisti.

Una funzione rivelatrice fu la Rhythm Step Light. Fino a quel momento, per creare e registrare accompagnamenti originali, i programmatori musicali dovevano selezionare un pattern ritmico di base e suonare l’accompagnamento in tempo reale mentre il pattern era in esecuzione. La risoluzione era di trentaduesimi, quindi se il timing era impreciso o se si iniziava a programmare prima di aver definito le frasi, si rischiava di confondersi con i propri ritmi e finire in un vicolo cieco. La funzione Rhythm Step Light rese possibile inserire ritmi anche senza eseguirli in tempo reale.
In effetti, la funzione Rhythm Light fu rivoluzionaria perché sfruttava il concetto distintivo delle tastiere portatili: usare i tasti per inserire dati. Sopra i tasti della PSR-6300 erano stampate le icone delle voci percussive. I numeri da 1 a 32 erano stampati sopra i tasti della metà sinistra: ogni tasto rappresentava un passo in due misure di sedicesimi (16 × 2 = 32) e poteva essere usato per inserire il numero corrispondente. Ad esempio, per inserire un suono di grancassa su ogni quarto, l’utente teneva premuto il tasto della grancassa sulla destra e poi premeva i tasti 1, 5, 9, 13, 17, 21, 25 e 29 sulla sinistra. I tasti numerati della PSR-6300 funzionavano esattamente come le schermate a matrice delle drum machine. Gli schermi LCD non erano ancora diffusi, quindi offrire un’interfaccia utente di questo tipo richiedeva pulsanti e interruttori dedicati. In quel contesto, usare i tasti al posto dei pulsanti fu un colpo di genio.
Dietro l’adozione di questo metodo di input “non in tempo reale” c’era l’intento di Yamaha di rendere la musica accessibile a più persone, e anche l’influenza del fenomeno DTM (Desktop Music), che sarebbe esploso negli anni successivi. Da quel momento in poi, le tastiere portatili non sarebbero più state solo strumenti da suonare nel senso tradizionale, ma anche strumenti di produzione musicale.

Con il coperchio chiuso, PSR-6300 era pienamente trasportabile

L’esperienza d’uso di PSR-6300 potrebbe sembrare un po’ datata, ma a chi importa oggi se permette l’accesso a così tanta nostalgia? Yamaha PSR-6300 è stata un’icona del regno musicale degli arranger, un simbolo che faceva divertire e ballare allo stesso tempo. E anche se ora è solo un ricordo del passato, la sua leggenda perdura, e mi piace immaginarla ancora oggi in azione nelle feste in cui gli amanti degli anni ’80 si riuniscono per ballare e ridere di quella indimenticabile era musicale.

Ora, per completare la storia di PSR-6300, non vi resta che leggere gli altri contributi della squadra di Arranger Legacy: l’approfondimento tecnico dello strumento redatto da Giorgio Marinangeli, consultare la visione di insieme su SM Strumenti Musicali di Riccardo Gerbi (lettura più che mai interessante stavolta grazie al prezioso intervento del mitico Luca Pilla in persona) e assistere alla demo di Marcello Colò che segue.