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Believe in Music 2021: seconda giornata di fiera virtuale

L’esperienza del Believe in Music continua. Pullulano le presentazioni da vari stand virtuali e, dopo le segnalazioni di ieri, eccomi qui a riportarvi altri contributi più che interessanti e provenienti da Believe in Music. Il nuovo NAMM in streaming ha aperto le danze lunedì 19 e andrà avanti fino a venerdì 22. Buona musica!

Roland ha sin da subito catturato la mia attenzione grazie ad un filmato trasmesso di fronte al lago di Hamamatsu, la città giapponese dove hanno la propria sede tre grandi produttori di strumenti musicali Roland, Yamaha e Kawai. Qui il pianista Miyuji Kaneko si è esibito con un pianoforte a coda Roland Facet dalle forme avveniristiche.

Travolgente l’inizio del video in cui Casio ha ri-presentato il valore e la qualità della serie di arranger CT-X. Ancora una volta Mike Martin e Rich Formidoni hanno ripercorso il contenuto musicale di questi prodotti di sicuro interesse. Personalmente, serbo un buon ricordo di CT-X5000 quando avevo avuto l’occasione di provarlo di persona un paio d’anni fa.

Il fuso orario californiano ha giocato a mia favore e nella serata di oggi martedì 19 ho potuto seguire diversi filmati, fra cui quello in cui dallo stand virtuale Korg ho avuto modo di assistere alla contemporanea dimostrazione di Nautilus e Kronos da parte di Luciano Minetti e James Saveja. Spettacolari.

A seguire, mi sono soffermato con una vecchia conoscenza per noi appassionati suonatori di arranger. Ralph Schink è qui con il nuovo pianoforte Dexibell della serie Vivo H10.

Ieri mi ero perso il primo collegamento virtuale da Casio in cui l’iperattiva coppia Martin & Formidoni si era dedicata al richiamo della caratteristiche principali del pianoforte CDP-S350 dotato di una piccola sezione arranger.

La lunga serata è terminata in gloria assistendo alla giocosa e divertente presentazione di Yamaha EZ-300. È evidente che Gabriel Aldort si è divertito un sacco nel corso di questo filmato. Certo si tratta di un piccolo prodotto, un giocattolo per bambini con i tasti che si illuminano. Ma i suoni sono superiori alla categoria di questa tastierina.

Quanta roba, ragazzi. A domani!

Yamaha alza il sipario su DGX-670

Nella prima giornata della settimana di Believe in Music 2021 (si legge anche “fiera del NAMM virtuale“), Gabriel Aldort di Yamaha ha presentato con spirito e simpatia DGX-670 il nuovo pianoforte arranger della serie Portable Grand.

Trovate la notizia riportata dal sottoscritto su SM Strumenti Musicali.

Buona lettura!

Nei prossimi giorni torneremo qui a commentare insieme il significato di questo prodotto e di questo annuncio.

Believe in Music 2021: apre la prima fiera di strumenti musicali totalmente virtuale

Oggi 18 gennaio 2021, è stato il primo giorno della nuova modalità di accesso al NAMM invernale tramite le tecnologie di Internet: l’evento, per l’occasione, prende il nome di Believe in Music. Al di là della dimostrazione di nuovi prodotti, la vera novità è nella possibilità di accedere alle varie presentazioni da ogni parte del globo. La platea mondiale degli appassionati del fare musica non è mai stata così vicina ai grandi produttori di strumenti musicali.

La prima giornata di Believe in Music è in corso. Sono riuscito ad assistere ad alcuni video di presentazione in armonia con i temi tipici di questo nostro blog.

Al primo posto, c’è la brillante presentazione di Yamaha DGX-670 da parte di Gabriel Aldort. Vi racconterò le mie prime impressioni del nuovo pianoforte arranger domani qui in questo blog e, soprattutto, su SM Strumenti Musicali.

Sempre, presso lo stand di virtuale Yamaha, ho trovato interessante la presentazione dei nuovi pianoforti Yamaha Clavinova CLP-725 e CLP-775 da parte di un sublime Craig Knudsen. I modelli CLP sono sprovvisti di sezione arranger.

In attesa di altri video che seguiranno nei prossimi giorni, è stato il momento dello stand virtuale di Casio e della carrellata delle tastierine per principanti della serie Casiotone. Mike Martin e Rich Formidoni sono ottimi comunicatori. Grazie a loro ho scoperto alcuni aspetti inediti degli arranger Casio. Anche su questo punto, ci risentiamo nei prossimi giorni.

Rimanete sintonizzati dunque su questo blog: domani saremo qui per approfondire insieme le prime novità testé annunciate e per commentare le altre presentazioni che avverranno in questa avvincente settimana.

Gli arranger lanciati sul mercato nel 2020

L’epidemia globale del 2020 ha influito sulle strategie commerciali dell’industria degli strumenti musicali, causando il rinvio del lancio di alcuni nuovi prodotti a tempi migliori. Nonostante ciò, il 2020 è stato comunque testimone dell’uscita di ben sei nuove tastiere arranger, tre a testa per Yamaha e Korg, nella fascia dei modelli base sotto i 1000 euro. Sono rimaste immobili, senza novità, le classi degli arranger medi e delle ammiraglie di tutti i produttori.

1. Yamaha PSR-SX600 (675 euro)

A questo nuovo arranger ho dedicato parecchio spazio negli ultimi mesi: commentando il lancio, approfondendo la materia successivamente, fino alla recensione analitica pubblicata dopo aver provato lo strumento di persona. La mia sensazione d’uso è stata positiva. Il mix composto da prezzo conveniente, qualità eccellente di suoni, varietà di stili e presenza di nuove caratteristiche innovative rende PSR-SX600 un prodotto equilibrato e interessante. I tasti sono molto leggeri ma, questo si sa, fa parte del gioco in questa fascia di prezzo. L’uscita sul mercato di modelli come Yamaha PSR-SX600 mi rincuora: rappresenta l’evidenza di come le grandi aziende continuino ad investire negli arranger, la cui evoluzione tecnologica sembra non finire mai. Un buon segno di freschezza e di continuità per il futuro!

Yamaha PSR-SX600

2. Korg EK-50 L (509 euro)

Chi avrebbe mai detto che Korg sarebbe scesa nell’agone degli arranger economici? Lo ha fatto nel 2019 con EK-50 provvedendo, a breve termine, ad un successivo aggiornamento hardware e software nel 2020: EK-50 L (Limitless). Come gli altri modelli Korg usciti nell’anno (e che commentiamo qui sotto) siamo nell’alveo dei discendenti di Pa50, dopo che quel progetto e quella tecnologia erano stati trasferiti (anni orsono) da Korg Italy alla casa madre giapponese. Ora anche Korg cerca di conquistare nuovi clienti puntando al mercato dei musicisti esordienti e degli appassionati che si esercitano suonando entro le mura di casa. Per saperne di più su EK-50 L, vi consiglio la lettura del redazionale di SM Strumenti Musicali dedicato ai prodotti Korg presentati al Winter NAMM 2020.

3. Korg i3 2020 (499 euro)

Prima o poi perdonerò Korg per aver assegnato a questo nuovo prodotto – economico e rivolto a giovani appassionati – lo stesso grande nome di quella i3 che, nel 1993 aveva cambiato la storia degli arranger. Io stesso, proprio in quegli anni, avevo prosciugato le mie finanze per acquistare il modello originario di Korg i3, considerato all’epoca un rivoluzionario non plus ultra. Ora, ovviamente, il nuovo modello riguarda tutta un’altra storia. D’altro canto, il prodotto omonimo non merita di essere penalizzato da un confronto storico improbo: è comunque un modello interessante e ha il suo perché alle porte degli anni Venti. Nel mio test su SM Strumenti Musicali ne ho raccontato tutte le qualità, dopo averla provata a fondo. Il concetto di questo arranger workstation potrebbe attrarre le nuove generazioni di music producer alla ricerca di hardware originale, leggero e portatile.

Korg i3

4. Yamaha PSR-EW310 (319 euro)

Con il quarto modello nuovo dell’anno, torniamo in casa Yamaha. Da alcuni anni, sono sempre più stupito della qualità diffusa sui prodotti di primo ingresso. I principianti delle tastiere di oggi possono accedere a strumenti il cui contenuto tecnologico e musicale era presente su modelli che costavano n volte tanto qualche anno fa. Ve le sareste mai immaginate le voci Super Articulation a questo livello di prezzo? Occhio, però: la qualità costruttiva è sempre quella adeguata alla categoria, non può essere diversamente, altrimenti addio ai prezzi accessibili a tutti. PSR-EW310 introduce rilevanti novità per il segmento e rappresenta un importante passo in avanti a favore dei musicisti esordienti: vi consiglio la lettura del commento al lancio e, soprattutto, del focus di approfondimento.

Yamaha PSR-EW310

5. Yamaha PSR-E373 (229 euro)

Per questo strumento valgono le stesse considerazioni di PSR-EW310, visto che corrisponde in tutto tranne le dimensioni, il peso e il numero di tasti (61 contro 76). Fra i due, PSR-E373 vince dal punto di vista della portabilità.

6. Korg XE-20 (899 euro)

Chiudiamo la sfilata delle novità dell’anno con un pianoforte arranger. Da anni, alcuni lettori di questo blog lamentavano il fatto che un bel prodotto come il pianoforte Korg Havian 30 non avesse avuto un successore. Ci ha pensato ora Korg, anche se XE20 appartiene ad un segmento inferiore rispetto Havian 30, ereditando solo in parte il valido patrimonio di suoni e stili della famiglia dei Professional Arranger. Il motore interno è lo stesso di EK50 L di cui sopra. Il mercato dei pianoforti digitali sotto i 1000 euro è molto agguerrito e la comparsa di Korg rende la competizione ancora più accesa. Che vinca il migliore.

Korg XE-20

Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali

Grazie alla disponibilità di Yamaha Europe Branch Italy, distributore nazionale dei prodotti Yamaha, ho potuto sperimentare di persona il nuovo arranger PSR-SX600 e ho trascritto la recensione su SM Strumenti Musicali.

Il nuovo modello si presenta come un’interessante proposta: ad un prezzo più abbordabile rispetto i modelli superiori della serie PSR-SX, si potrà disporre di uno strumento capace di garantire una valida composizione musicale istantanea: qualità e ampiezza dei timbri, degli effetti e degli stili permettono rapide attività di songwriting. Certamente, se si desiderano funzioni di editing più avanzato, sarà necessario passare a uno dei modelli più completi: PSR-SX700 o PSR-SX900.

Per quanto riguarda gli accompagnamenti, la sezione arranger di bordo farà sentire a casa propria gli amanti degli stilemi Yamaha.

Il segmento dei modelli entry-level economici ha ora un nuovo protagonista che sembra essere in grado di poter rubare la scena alla concorrenza.

Ho scritto tutto su SM Strumenti Musicali. Buona lettura!

Yamaha alza il sipario su PSR-EW310 e PSR-E373

Yamaha predilige l’uscita a coppie. Succede da decenni per la serie degli arranger medi (PSR-SX900 e PSR-SX700 di questi tempi) e succede da qualche anno anche per i modelli di primo ingresso al mondo delle tastiere digitali con tasti dinamici.

Oggi, infatti, commentiamo brevemente il recente annuncio di due nuove tastiere a cui Yamaha ha assegnato i nomi di PSR-EW310 (76 tasti) e PSR-E373 (61 tasti). Se poniamo quest’annuncio in relazione a quello di PSR-SX600, è inevitabile prendere atto di come Yamaha si stia preparando attivamente alle vendite autunnali ed invernali: rinnovando i due segmenti di accesso al meraviglioso pianeta degli strumenti a tastiera.

Una ricca pagina web di ben 19 contributi video illustra le possibilità di questi nuovi strumenti. Al di là del consueto adeguamento tecnologico, sembra che qualcosa di originale qui si stia muovendo, visto che Yamaha, pur confermando la presenza del campionamento stereo AWM, ci parla di tecnologia LSI, che consente di far discendere le caratteristiche di strumenti di caratura superiore in un apparato hardware dalle risorse più contenute. Lo deduciamo ad esempio dalla presenza di suoni Super Articulation Lite. Non manca la nuova funzionalità Smart Chord già presente su PSR-SX600. Ai fini didattici, compare Keys to Success, un gioco di parole per indicare una serie di tecniche utili per esercitarsi sulle frasi più importanti di un brano, una per volta. Ogni volta che si riesce a suonare un brano fino alla fine, lo strumento valuta la performance e assegna un punteggio. L’integrazione con Rec’n’Share permette di arricchire e condividere le proprie performance sul web in formato audio e video.

In breve, ecco le specifiche di nota di PSR-EW310 e PSR-E373 che, ancora volta, si distinguono fra di loro solo per dimensioni, peso e numero di tasti:

  • Schermo monocromatico LCD retroilluminato e non grafico.
  • Polifonia a 48 note.
  • 622 suoni, fra cui 11 Super Articulation Lite
  • 205 stili di accompagnamento e 150 tipi di arpeggio
  • Pattern degli stili basilari: Intro, Main, Auto/Fill-In, Ending.
  • Dual, Split
  • Lettore di basi MIDI
  • Player audio del segnale di ingresso Aux-In con Melody Suppressor
  • Audio USB (USB-to-Host)
  • Nove memorie Registration
  • Memoria interna 1,4MB per risorse MIDI
  • Amplificatori di bordo essenziali: 2.5W + 2.5W con coni da 12 cm.
  • Funziona con alimentatore esterno o con 6 batterie alcaline AA (LR6).

Con l’uscita di questi due nuovi modelli, vanno definitivamente in pensione PSR-EW300 e PSR-E363, modelli che erano stati presentati in Europa in occasione della fiera di Francoforte nel 2017 (io c’ero).

Yamaha alza il sipario su PSR-SX600

L’attesa era nell’aria da tempo. Personalmente, ero certo che Yamaha avrebbe completato entro il 2020 il rinnovamento degli arranger workstation di livello medio con la sostituzione di PSR-S670 (a proposito, gran bello strumento con un rapporto qualità-prezzo encomiabile). Nella giornata del 2 agosto, tutti i siti Yamaha globali hanno riportato l’annuncio del nuovo modello: PSR-SX600.

Yamaha PSR-SX600

Spicca immediatamente come l’usabilità sia stata rinnovata parzialmente: la grafica dello schermo richiama Genos, ma – attenzione! – lo schermo non è touch screen e le azioni sono richiamabili tramite il tasto Menu e i cursori fisici posti sotto lo schermo stesso.

Vediamo in dettaglio le caratteristiche più salienti della nuova tastiera arranger di casa Yamaha:

  • schermo a colori con diagonale di 4.3 pollici.
  • 850 timbri, inclusi 73 Super Articulation, 27 MegaVoice e 43 kit percussivi.
  • 415 stili di accompagnamento (caspita!) + altri 31 stili scaricabili gratuitamente
  • 100MB di memoria di bordo a disposizione di pacchetti di espansione per timbri e stili da caricare tramite Yamaha Expansion Manager
  • nuovi convertitori DAC (da digitale ad analogico) e nuovi effetti DSP per la categoria dello strumento
  • ingresso microfonico e piena integrazione con la app Yamaha Rec’n’Share
  • interfaccia audio USB di bordo (oltre che MIDI)
  • funzione Playlist per raggruppare banchi di Registration e richiamare i propri set in una frazione di secondo
  • 8.1kg di peso.

Il nome di alcune funzioni risuona per la prima volta nel glossario Yamaha e sarà necessario uno studio approfondito:

  • La funzione Unison permette di suonare una melodia e fare in modo che sia riprodotta all’unisono da alcuni strumenti o da tutti, creando frasi dinamiche e interattive.
  • La funzione Accent aggiunge note allo stile in riproduzione in base agli accenti della performance, ottenendo variazioni interessanti come le sincopi ritmiche.
  • Half-Bar Fill, in aggiunta al noto Style Section Reset.
  • Per i principianti, il riconoscimento degli accordi Smart Chord consente di suonare una sola nota, delegando all’arranger la scelta se suonare un accordo di maggiore, minore, settima o diminuita in base all’armonia. L’interpretazione ottiene risultati molto sofisticati con l’attivazione del genere Jazz.

Rispetto il modello immediatamente superiore (PSR-SX700) sono stati operati alcuni tagli che renderanno lo strumento consono con il segmento del mercato di destinazione e consentiranno un prezzo più aggressivo sul mercato:

  • I 61 tasti sono più leggeri e non appartengono alla classe FSB.
  • Al posto del joystick multifunzionale, riappaiono le tradizionali rotelle per il Pitch Bend e la modulazione.
  • Come abbiamo scritto qui sopra, lo schermo a colori è più piccolo e non è sensibile al tocco.
  • Sono di numero leggermente inferiori gli stili, i timbri e i Multipad, ma è ridotta a soli 100MB la memoria di espansione.
  • La registrazione audio avviene solo su memoria USB (.wav).
  • PSR-SX600 non supporta il formato MP3.
  • Niente porte MIDI IN/OUT: il MIDI gira solo tramite l’ingresso USB.

Torneremo sull’argomento.

Per saperne di più, visitate il sito ufficiale Yamaha nella pagina dedicata a PSR-SX600.

Yamaha Genos V2.02

Eppur qualcosa si muove.

In tempi di isolamento globale, Yamaha rilascia la versione 2.02 del firmware di Genos che, oltre a risolvere un terzetto di piccoli guasti software, introduce una miglioria grafica che va a favore di quanti sfruttano abitualmente le funzioni dello spartito digitale Score, della lettura dei testi sincronizzati Lyrics e della visualizzazione di semplici file di testo. In effetti lo schermo TFT a colori di Genos, con i suoi nove pollici di diagonale, si presta bene per queste funzionalità. L’incremento delle dimensioni del font non è – a mio modo di vedere – una banalità: al contrario, rappresenta una miglioria concreta e utile, alla luce del fatto che, a differenza della serie Tyros e delle concorrenti ammiraglie di casa Korg, Genos non dispone di uno schermo reclinabile, quanto mai utile per facilitare la lettura.

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Vorrei insistere su questo dettaglio, perché questa miglioria potrebbe essere molto più interessante per i possessori di PSR-SX900 e PSR-SX700. In tempi non sospetti e in occasione del mio test pubblicato su SM Strumenti Musicali, avevo infatti scritto su questi due strumenti: “Lo schermo LCD è di sette pollici contro i nove di Genos: la scelta di Yamaha è la meccanica riduzione dei font dei caratteri e delle icone, non solo per le funzioni di sistema operativo ma anche per Score e Lyrics. Qualcosa mi dice che Yamaha potrebbe dare seguito ad una reimpaginazione grafica su misura.”

I guasti risolti nella versione 2.02 riguardano problemi diversi che si potevano presentare in situazioni particolari d’uso dello Style Creator, l’assenza dell’indicatore MIDI nel Mixer e la mancata visualizzazione dell’ora sullo schermo Home.

Potete scaricare l’aggiornamento software dalla pagina dedicata sul sito ufficiale di Yamaha.

Programmazione stili Yamaha, se ne parla su SM Strumenti Musicali

Quanti di voi in queste settimane stanno seguendo il corso di programmazione degli stili su arranger Yamaha? Proprio oggi, il portale SM Strumenti Musicali ha pubblicato l’approfondimento che gli ho dedicato. È sottinteso che la lettura è consigliata.

Il corso è organizzato da Danilo Donzella e Mauro Di Ruscio di Yamaha Music Europe (divisione italiana). Il docente Michele Mucciacito è una vecchia conoscenza dei lettori di questo blog: si veda l’intervista e il nostro racconto del successo raggiunto dal pacchetto di espansione Greetings from Italy.

Michele Mucciacito – Docente del corso di Style Making

Il corso on line riguarda i suonatori di arranger workstation Yamaha di ultima generazione, tutti strumenti che ho già recensito: Yamaha Genos, Yamaha PSR-SX900 e Yamaha PSR-SX700.

Tuttavia, anche i possessori di modelli Yamaha precedenti possono essere comunque interessati a questo corso. Mi riferisco a tastiere arranger di cui abbiamo ampiamente parlato in questo blog come: PSR-S975/S775, PSR-S970/S770, Tyros 5, PSR-S950/S750, Tyros 4, PSR-S910/S710, Tyros 3, PSR-S900/S700

Buona lettura su SM Strumenti Musicali!

Misuriamo Yamaha PSR-SX700 (accanto a PSR-SX900)

Da vent’anni, da quando cioè Yamaha ha intrapreso l’evoluzione ricorrente della serie PSR, abbiamo assistito all’uscita regolare – ogni due-tre anni – di due modelli abbinati: uno completo e uno ridimensionato. Nelle prime coppie di modelli, la distanza fra i due arranger era notevole e il “fratello” minore si presentava spesso al mercato come una classica scelta di ripiego, a causa dei tagli operati. Ma il progressivo rilascio di caratteristiche hardware e software di rilievo verso modelli più economici ha avuto conseguenze anche su questa scelta strategica: negli ultimi dieci anni, il modello minore della coppia si è presentato con credenziali notevoli e, grazie al mantenimento di un prezzo più aggressivo, si è fatto spazio fra quei clienti che cercano risoluti il bilanciamento qualità-prezzo.

Oggi, affrontiamo questo esercizio con i nuovi arranger Yamaha del momento: PSR-SX900 e PSR-SX700. Il primo si trova in vendita poco sotto i 1800 Euro, il secondo si sta assestando sui 990 Euro. La differenza di prezzo è considerevole ma, prima di vedere insieme il perché, vorrei puntualizzare i punti di forza di PSR-SX700. Non è uno strumento che vive all’ombra del modello superiore e ha tutte le carte in regola per destare l’attenzione di molti appassionati di arranger.

Yamaha PSR-SX700 dal tono elegante

Valori assoluti, a prescindere dal confronto

Nel mio recente test di PSR-SX900, pubblicato su SM Strumenti Musicali, ho scritto tutto quello che avevo potuto sperimentare su questa opera di tecnologia applicata alla musica. Vi consiglio la lettura: vedrete le tante caratteristiche di pregio insite in PSR-SX900: molte di queste le ritroverete intatte anche su PSR-SX700: fra tutte, vi segnalo in primis la presenza dei tasti FSB. Infatti, in questa gamma di prezzo, normalmente la qualità dei tasti montati dai costruttori è molto leggera; qui invece Yamaha merita un applauso avendo introdotto i tasti FSB che erano stati per anni una presenza apprezzata nella serie Tyros. Passando al resto, in estrema sintesi, PSR-SX700 ha conservato del modello superiore lo schermo a colori touch screen con l’usabilità pari a quella dell’ammiraglia Genos, lo stesso generatore AWM, le quattro parti di tastiera, lo Style Creator e il registratore MIDI/audio rinnovati, il registratore MP3, il joystick, le funzioni di assegnazione, la Playlist, lo Style Section Reset… (le specifiche tecniche complete sono qui). Che ve ne pare?

C’è anche un punto a favore di PSR-SX700 rispetto il modello superiore: i consumi energetici inferiori (21W) pesano di meno sui conti della bolletta.

Detto questo, vediamo ora il dettaglio dei tagli operati. Spuntateli e chiedetevi se potete farne a meno.

Assenze significative

  • PSR-SX700 ha 5 effetti Insert invece di 8: poco male, direte voi. Ma all’appello mancano gli effetti VCM (sono 13 in tutto, fra cui varianti di Flanger, Phaser ed Auto Wah, oltre ad un compressore “analog”); su questo strumento si dovrà fare ricorso agli altri effetti standard. Sono sempre risorse di qualità ma manca quel tono vintage che la tecnologia VCM consente.
  • La wavetable è sostanzialmente condivisa ma il numero di suoni disponibili diminuisce: 986 voci (contro 1337) e 41 drum kit (contro 56). La ridotta varietà timbrica è diffusa equamente fra tutte le famiglie di strumenti.
  • Gli stili di fabbrica sono 433 contro 525. Si potrà compensare riutilizzando stili di modelli Yamaha precedenti oppure acquistandone di nuovi. O personalizzando gli stili esistenti facendo ricorso al migliorato Style Assembly.
  • 226 sono i banchi di Multipad (contro 329).
  • Chord Looper: qui non c’è la gestione automatica della progressione di accordi che per Yamaha è una novità introdotta appositamente su PSR-SX900.
  • No Vocal Harmony (VH2) e no vocoder. Qui non c’è storia: se siete abituati a cantare e a utilizzare l’armonizzatore interno e i suoi effetti, non avete alternativa.
  • Nessuna uscita video. A dire il vero, se non fate karaoke dal vivo, nemmeno vi serve.
  • Gli spettacolari speaker di PSR-SX900 qui non ci sono e sono sostituiti da una coppia di diffusori a 15W ciascuno. Il modello superiore dispone di diaframma in polipropilene disposto in una nuova struttura: occorre usare le proprie orecchie per capire la differenza. Se fosse questo il solo punto di rammarico, si potrebbe optare per l’acquisto a parte di un subwoofer compatto come KS-SW100. Ma chi ascolta in cuffia oppure utilizza un PA esterno, non è nemmeno sfiorato da questa riduzione.
Yamaha PSR-SX700

Assenze marginali

Proseguo con le recisioni, separandole dall’elenco principale, perché queste sono marginali, ovviamente in modo del tutto soggettivo.

  • Lo spazio di memoria per l’aggiunta dei pacchetti di espansione vale 400MB (contro 1GB). Significa semplicemente minore comodità nel caricamento degli eventuali Expansion Pack che vorrete installare.
  • La sezione arranger è incompatibile con gli stili audio. Considero questo taglio fra quelli marginali perché Yamaha non sta spingendo seriamente sulle tracce audio fra gli stili e, quindi, il repertorio di accompagnamenti basati sul MIDI continua ad essere trainante in questo eco-sistema.
  • Sul retro ci sono le due uscite audio stereo di alta qualità, ma mancano le uscite stereo addizionali di SUB OUTPUT, che possono essere usate per adattare il suono a varie situazioni dal vivo: ad esempio, convogliando i bassi attraverso un subwoofer separato per un risultato più pieno e potente, oppure inviando strumenti a percussione a una console esterna per dare forma al proprio suono.

Assenze del tutto trascurabili

Infine, per completezza di informazione, ecco gli ultimi tagli che – a mio modesto avviso – sono del tutto trascurabili:

  • Il Bluetooth non è disponibile: per ascoltare dalle casse il segnale audio da un dispositivo esterno (smartphone, tablet…) si dovrà fare ricorso ad un cavo con connettore mini-jack, come quello delle cuffie, da collegare alla porta AUX-IN.
  • Lo spazio di memoria per i dati utente è di 1GB (contro 4GB). Si potrà agevolmente sopperire con una memoria USB sempre inserita. Le più economiche oggi hanno ben più di 4GB.
  • C’è una sola porta USB-to-Device (contro due). È un limite insignificante, dato che si può collegare comunque un hub USB per accedere fino a quattro dispositivi flash USB.

Conclusioni

Va da sé che i tastieristi che suonano esclusivamente fra le proprie mura di casa potrebbero risentire di meno del rammarico provocato da tali ridimensionamenti. Chi fosse in procinto di acquistare un arranger e fosse in dubbio nella scelta dovrebbe semplicemente chiedersi se qualcuna delle caratteristiche tagliate sia essenziale e irrinunciabile. Per tutti gli altri, PSR-SX700 è un buono strumento, ben equilibrato, e vi permette di risparmiare 900 Euro (in taluni casi anche di più) per ottenere un arranger workstation Yamaha con cui suonare, registrare, esercitarsi e divertirsi.

Dulcis in fundo, vale sempre la stessa regola: recatevi in un negozio di strumenti musicali e provate di persona qualsiasi strumento, prima dell’acquisto. Chi trascura questa regola avrà sempre un motivo di rimpianto per non averlo fatto (credetemi, so di cosa stato parlando).