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Yamaha alza il sipario su PSR-EW320 e PSR-E383

Con un impegno costante negli anni, Yamaha aggiorna con perseveranza il catalogo di tastiere di primo ingresso, ideali per giovani talenti che si avvicinano per la prima volta al mondo della musica digitale. Il rinomato produttore giapponese, noto per la propria strategia di presentare modelli affini a ritmo di due per volta, mantiene questa tradizione anche in questa occasione, offrendo una coppia di strumenti che sono un ponte verso il futuro musicale di ragazzi e ragazze. Le caratteristiche dei due modelli coincidono sostanzialmente tranne quanto segue:

  • PSR-EW320 ha 76 tasti dinamici, pesa 5,2kg e le dimensioni valgono 1.148 mm × 105 mm × 317 mm.
  • PSR-E383 è più compatta, ha 61 tasti dinamici, pesa 4,4kg ed occupa uno spazio pari a 941 mm × 105 mm × 317 mm.
Fonte: Yamaha Keyboards Official

Questi due modelli mandano in pensione i due predecessori (PSR-EW310 e PSR-E373) la cui uscita risaliva al settembre 2020. Rispetto quei modelli, le novità principali di questo annuncio riguardano l’estensione del numero di voci (da 622 a 650) e degli stili di accompagnamento (da 205 a 260, oltre a 10 locazioni di memoria per aggiungere altri stili). Per il resto poco o nulla cambia: il generatore sonoro è l’eterno AWM Stereo Sampling, le note di polifonia sono sempre 48, lo schermo LCD monocromatico si conferma minimale. La presenza di 12 voci Super Articulation Lite aumentano le possibilità di arricchire le proprie performance di varietà ed intensità. Il DSP effetti svaria fra Reverb, Chorus, e Master EQ. I suoni di tastiera possono essere suonati in modalità Dual, Split e Duo. I pattern dell’arpeggiatore sono 152 ed è possibile silenziare la parte della melodia nelle basi MIDI.

Il riconoscimento degli accordi si presenta con la veste del semplice Smart Chord o nel più ricco Fingering. È rilevante notare che queste tastiere offrono la funzionalità Auto Chord, che consente di attivare automaticamente la progressione di accordi appropriata per ciascun accompagnamento; nel caso si voglia fare di più, sono disponibili 50 sequenze di accordi richiamabili liberamente in alternativa e che sono ispirate dai brani più famosi della storia musicale degli ultimi decenni. La mano sinistra è quindi libera dal dover comandare la progressione armonica dello stile e si potranno suonare più facilmente le canzoni preferite usando gli accompagnamenti.

È possibile collegare un PC direttamente grazie all’interfaccia USB audio di serie e la mobilità è garantita dallo slot per sei batterie AA (LR6).

Essendo destinati ai principianti del mondo della musica, i due nuovi strumenti Yamaha includono le note funzioni di educazione musicale, accompagnando gli studenti nella pratica e negli esercizi con solo la mano destra, solo quella sinistra o con entrambe le mani, e riproducendo in loop frasi specifiche. Sono incluse 125 brani su cui esercitarsi. La funzione Keys To Success estrae le frasi necessarie per prendere confidenza con i brani incorporati ed esercitarsi passo dopo passo.

Sono strumenti disegnati per divertirsi a suonare senza pensieri e muovere i primi passi nella pratica e nell’esercizio musicale.

Yamaha P-S500: la mia recensione su SM Strumenti Musicali

Se siete interessati a valutare un pianoforte arranger, vi consiglio vivamente di leggere la recensione di Yamaha P-S500, appena pubblicata su SM Strumenti Musicali. La sezione arranger presente nello strumento può essere pilotata nella sua completezza da Smart Pianist, app per tablet o smartphone.

Ho avuto la fortuna di provare lo strumento e vi posso assicurare che “mi ha lasciato una favorevole impressione: dovermene separare alla fine del periodo di prova, mi è costato una lacrimuccia. Suonare con i tasti pesati una vera sezione arranger è un’emozione considerevole e la facilità d’uso dello strumento mi ha permesso una buona intesa sin dal primo giorno. E anche l’integrazione con i brani audio e MIDI ha concesso grandi momenti di creatività e di svago”.

Potete leggere il testo completo della recensione in questo articolo: buona lettura!

Yamaha MIDI Song to Style: la mia esperienza

Ebbene Yamaha l’ha fatto. L’ha FINALMENTE fatto. Ha sviluppato e rilasciato un software di utilità che permette di creare uno stile di accompagnamento partendo da un MIDI file e oggi posso raccontarvi l’esito della mia prova che ho potuto sperimentare nei giorni in cui ho avuto un esemplare di Genos2 a disposizione.

Sebbene l’annuncio sia stato fatto insieme al lancio della stessa Genos2, in realtà il nuovo software è in grado di generare stili anche per gli altri modelli di arranger Yamaha di ultima generazione: PSR-SX600, PSR-SX700, PSR-SX900, PSR-A5000, Genos e, ovviamente Genos2. Di più: il manuale utente recita la possibilità di poter generare stili anche per tutti i modelli precedenti compatibili con il formato SFF GE (detto anche Style Format 2) e cioè da Tyros3 e PSR-S910/PSR-S710 in poi: in questi casi, ci si dovrà però arrangiare per creare un parse file specifico per ogni modello, con la mappatura delle voci preset; sono informazioni necessarie per consentire al software di assegnare i suoni alle varie parti. Al momento, Yamaha ha pubblicato le Voice List solo per i modelli più recenti citati qui sopra.

A dire il vero, questo tipo di applicazioni software non rappresenta una novità assoluta: in origine, si potevano creare stili da MIDI file tramite StyleWorks XT, un software per PC che era noto soprattutto per la funzionalità di conversione stili fra le diverse case di produzione arranger (Roland, Korg, Yamaha, Ketron, GEM, Technics e Wersi). Sull’argomento, in passato si era poi cimentata Roland, rilasciando prima una versione basica della funzionalità a bordo di E-50 ed E-60, e poi – ai tempi della serie BK – un software esterno noto con il nome di SMF-to-Rhythm Converter. Anche Korg aveva fatto una sorta di “tentativo” con Style Creator Bot con i Professional Arranger della generazione Pa4X, Pa700 e Pa1000.

Ora, anche Yamaha va a coprire quest’area e, ovviamente, lo fa con gran classe rendendo disponibile a titolo gratuito un prodotto completo e facile da usare. Il punto di forza è nella possibilità di determinare con esattezza quali misure della song siano da utilizzare per popolare gli specifici pattern di uno stile (Intro1-3, Main 1-4, Fill-In 1-4, Break ed Ending 1-3). Prima della generazione automatica di uno stile, è possibile impostare con precisione la fonte da cui trarre le parti del brano musicale per generare le singole variazioni. Fortissimo!

Vediamo come funziona.

Pagina Easy di Yamaha MIDI Song to Style

Esperimento 1: Convertiamo un MIDI file già in formato XG

Sono partito da uno Standard MIDI File già ottimizzato per l’ambiente Yamaha XG: per i più curiosi, sappiate che si è trattato di Wonderful Tonight di Eric Clapton.

Quando si apre il MIDI file, il software Yamaha avvia la conversione automatica (Easy) e tenta di assegnare le misure alle diverse variazioni dello stile, ma i segmenti dei pattern proposti sono tutti scombinati. Per fortuna, è possibile lavorare con la funzione Edit per sistemare le cose.

  • Ho trovato comodissimo lo zoom per selezionare un pattern e lavorare di mouse per spostare con precisione la misura di inizio e di fine di ogni segmento, altrimenti si rischia di produrre risultati approssimativi.
  • In alternativa, ho lavorato sulla parte alta dello schermo per selezionare prima il segmento: ho poi premuto il pulsante + per aprire una finestra in cui assegnare le misure ad un pattern.
  • Data la struttura del brano creato, ho potuto generare un solo Intro e un solo Ending.
  • Mi è mancata la disponibilità di una semplice finestra di editing numerico. Onestamente, sarebbe stato comodo avere una tabella numerica in cui imputare a mano i numeri: ad esempio, dalla misura 1 alla 4 è l’Intro 3 e così via.
  • Ho trovato utile poter recuperare alcune tracce di accompagnamento che erano state ignorate dalla conversione di default: insomma tutte le parti del brano si possono aggiungere dal materiale MIDI esistente (Rhy1, Rhy2, Bass, Chd1, Chd2, Phr1, Phr2). Nello stesso modo, si può decidere di escludere tracce della song dalla conversione.
  • Avendo collegato tramite USB MIDI il PC a Genos2, ho potuto collaudare lo stile prima di salvarlo e poter quindi fare gli aggiustamenti del caso: c’è una finestra chiamata Chord Palette con cui cambiare gli accordi suonati in tempo reale.

Quando si salva lo stile, suggerisco di dare nomi diversi per le diverse take (come sempre, conviene fare così per essere certi di non perdersi nulla). Yamaha MIDI Song to Style salva uno stile (.sty) e anche un progetto .sts per rielaborazioni successive.

Ho riportato lo stile su Genos2 e il risultato è stato molto buono: ho potuto suonare i pattern del brano originale pilotando lo stile in modo naturale e fluido. Sono stato evidentemente favorito dal fatto che il MIDI file originale era già ottimizzato per gli arranger Yamaha e suonava già bene di suo. Fantastico!

Pagina Edit di Yamaha MIDI Song to Style

Esperimento 2: Convertiamo un MIDI file non XG

Ho ripetuto l’esperimento con un altro Standard MIDI file in General MIDI ma non ottimizzato per gli arranger Yamaha. Per la cronaca, Black Magic Woman di Santana.

Anche qui, ho dovuto lavorare di editing per individuare quali segmenti della song erano adatti per ciascuna variazione dello stile, ma ho scoperto altre funzioni utili di Yamaha MIDI Song to Style.

  • Mettendo il brano in playback, è possibile ascoltare anche la traccia della melodia e, in questo modo, individuare facilmente introduzione, strofe e ritornelli.
  • Leggermente più complicato è stato individuare le misure migliori da assegnare ai Fill-In (questi hanno la durata fissa di una misura, senza eccezioni).
  • La difficoltà massima è stata quella di trovare una misura assegnabile al Break.
  • Mi è stato possibile cambiare i suoni generici della song MIDI passando alle voci di qualità superiore ed esclusive di Genos2. Con il cambio di voci, anche i volumi delle tracce di accompagnamento hanno richiesto di essere “aggiustati”.
  • Il programma non consente di editare la sezione CASM dello stile e quindi non ho potuto lavorare sulle memorie OTS. Non è stato un problema: l’ho fatto agevolmente sulla tastiera arranger in un momento successivo.

Il risultato è stato comunque dissonante su Genos2: ho dovuto lavorare sul mixer dello strumento per sistemare ulteriormente i livelli delle tracce e gli effetti dello stile. È stato un lavoraccio: se il brano MIDI non suona bene sull’arranger Yamaha, è molto meglio sistemarlo prima di darlo in pasto al convertitore. Tale sistemazione è possibile in una DAW su PC/MAC, oppure direttamente nel mixer di bordo dell’arranger Yamaha, mentre la scelta di sistemare livelli ed effetti su Style Creator non si dimostra altrettanto agevole.

Assegnazione voci e controllo volumi tracce con Yamaha MIDI Song to Style

Esperimento 3: Rigeneriamo uno stile originale preset

Ho utilizzato uno stile preset di Genos2 (Songwriter) per registrare un brano musicale sfruttando MIDI Quick Recording e suonando tutti i pattern dello stile (Intro 3, Main A-B-C-D, con tutti Fill-In attivi, anche un Break ed Ending 3). Ho ottenuto in questo modo un MIDI file e l’ho importato su Yamaha MIDI Song to Style. Volevo vedere come si sarebbe comportato il nuovo software Yamaha con sequenze MIDI generate dall’arranger stesso. Se ve lo state chiedendo, ho suonato gli accordi liberamente, senza preoccuparmi di facilitare il lavoro al convertitore.

Una volta aperto il brano nel software, anche qui in assenza di marker specifici, la funzione Easy ha assegnato i segmenti dei pattern in modo scombinato. Non è stata una sorpresa. Come sopra, ho provveduto con le operazioni di Edit a video per assegnare i segmenti di misure ai singoli pattern. Questa volta il lavoro è stato facilitato dal fatto che la song MIDI era composta di veri e propri pattern di uno stile.

Ho dunque salvato lo stile e l’ho provato su Genos2 e, tutto sommato, le tracce suonavano bene come l’originale. Ho riscontrato solo una piccola sbavatura in una variazione MAIN. Ma, in termini generali, ho riscontrato impercettibili differenze (mettendomi di impegno ad ascoltare lo stile originale da cui ero partito e quello prodotto della conversione). In buona sostanza, posso affermare che – in questo caso specifico – è stato rigenerato lo stile originale.

Esperimento 4: Creiamo uno stile completamente nuovo

Ho pensato: e se usassi MIDI Song to Style per creare uno stile nuovo? Invece di fare ricorso ad uno Standard MIDI File pronto all’uso, ho creato da me un brano MIDI su DAW (per fare in fretta ho usato Cakewalk by BandLab). Ho lavorato sapendo, sin dall’inizio, dove sarei voluto arrivare: ho programmato le diverse misure della song pensando già al loro riutilizzo come pattern di uno stile di accompagnamento. In altre parole, il brano creato da me aveva già in sequenza le sezioni già definite per diventare Intro 1-3, Main 1-4, Break, Fill-In ed Ending 1-3).

Con il convertitore, ho potuto ottenere uno stile nuovo tutto mio, perfetto per la mia esigenza musicale e specifico per il brano che volevo suonare in modo creativo sull’arranger.

Questo workflow è molto interessante e suggerisco di provarlo: grazie alla comodità delle numerose funzioni che le DAW offrono su PC/MAC, si possono produrre le sequenze MIDI migliori al fine di creare uno stile di accompagnamento nuovo e personalizzato. Mi sembra che questo sia un metodo di lavoro di gran lunga più rapido e potente rispetto la programmazione di stili da zero entro Style Creator sullo strumento.

Non male, vero?

Conclusioni

Il programma Yamaha MIDI Song to Style è troppo forte, molto facile da usare e si impara molto in fretta. Il risultato è all’altezza delle attese. Il manuale è scritto molto bene, tuttavia, è richiesto tempo per assimilare una pratica di affinamento per accrescere la propria esperienza e individuare con esattezza quali segmenti del brano siano i migliori per l’assegnazione ai vari pattern dello stile: questa sensibilità non è così scontata.

Naturalmente la qualità del MIDI file originale fa sempre la differenza e, come ho scritto sopra, si consiglia di raffinare la qualità della song prima di cominciare il lavoro di conversione. Gli arranger Yamaha dispongono di un ottimo sequencer MIDI di bordo oltre che funzioni di mixer e, pertanto, tali funzionalità sono disponibili a tutti, senza la necessità di dotarsi di una DAW (anche se l’uso di quest’ultima su PC/MAC potrebbe agevolare la vostra produttività musicale in modo esponenziale).

Dopo aver convertito un brano e ottenuto uno stile, consiglio a tutti di provare e riprovare ancora; non accontentatevi del primo risultato: come sempre, la buona musica è frutto di duro lavoro.

Ricordatevi che, in alternativa alla conversione dei MIDI file in stili di accompagnamento, si possono usare i marker per far funzionare una buona base MIDI “come uno stile” e saltare avanti e indietro da strofe a ritornelli, per poi finire con un Ending. Rispetto la concorrenza, Yamaha gestisce solo 4 marcatori in un brano: occorre “arrangiarsi”.

Yamaha Genos2: la mia recensione su SM Strumenti Musicali

Scrivere, dopo aver provato di persona, permette di essere più concreti nelle osservazioni. C’era così tanto da raccontare sulla nuova Yamaha Genos2 che ne è venuto fuori un articolo più lungo del solito. Del resto, ho scritto tutto quello che ho potuto sperimentare con il nuovo fuoriclasse Yamaha e ora potete leggere l’articolo di test su SM Strumenti Musicali.

Buona lettura!

Winter NAMM 2024: Yamaha alza il sipario su PSR-E283

Foto http://www.yamaha.it

Oggi parliamo di una tastiera progettata per i bambini. Sono trascorsi tre anni dal lancio di PSR-E273, avvenuto al Winter NAMM nell’edizione 2020, ed ecco che Yamaha aggiorna il listino, proponendo un aggiornamento lieve di quel modello. Il nuovo arranger si chiama PSR-E283 e si distingue dal precedente per pochi dettagli:

  • Il numero di voci sale da 401 (di cui 384 timbri e 17 kit percussivi) a 410 (di cui 392 timbri e 18 kit percussivi).
  • Il numero di stili cresce di sette unità: da 143 accompagnamenti a 150.
  • Il numero di song precaricate aumenta: erano 112 (includendo 12 Chord Study) ed ora sono 122 (con 10 Rhythm Tutor e 12 Chord Study).

La scocca è la stessa (94 x 10,4 x 31,7 cm) e il peso è lo stesso (4 kg); la leggerezza dei 61 tasti non dinamici (ops! fate attenzione!) è la stessa. Il generatore sonoro è sempre lui (AWM) e sfrutta 32 note di polifonia. Se questi dati tecnici vi sembrano poca cosa, ricordate che questa categoria di strumenti rappresenta il punto di ingresso ai modelli PSR-E ed è rivolta ad assoluti principianti. Lato effetti è presente il minimo sindacale: Riverbero, Chorus, Master EQ. Il sequencer di bordo permette di registrare un brano MIDI di 300 note al massimo.

Per il resto non cambia nulla.

Foto http://www.yamaha.it

A favore degli studenti alle prime armi, PSRE283 include: leggìo, lezioni di tre tipi (1=L’allievo ascolta, 2=Impara a suonare a tempo non importa quale nota, 3=Il sistema aspetta che si suoni la nota giusta), metronomo, Smart Chord, modalità Duo, PIANO button e persino Quiz (per indovinare suoni e melodie). Buona la presenza del controllo del Transpose (-12/+12).

La tastiera è davvero portatile (6 batterie 1,5V AA LR6 oppure ricaricabili 1,2V AA HR6). Altrimenti in casa si può collegare alla rete tramite l’adattatore AC (modello PA-130).

L’assenza di tasti dinamici dice tanto di PSR-E283 e credo che molti lettori siano d’accordo con me: se avessimo la fortuna di essere presenti anche noi al NAMM, presso lo stand Yamaha, avremmo attenzioni esclusivamente per Genos2.

Focus – Yamaha Genos 2 vista da vicino

Il 5 dicembre scorso ho avuto l’opportunità di vedere Yamaha Genos 2 da vicino. Ho raccontato tutto su SM Strumenti Musicali.

Colgo l’occasione per ringraziare Danilo Donzella e Mauro Di Ruscio di Yamaha Music Europe per l’invito.

Buona lettura!

Yamaha alza il sipario su Genos 2

Il tamtam mediatico sospinto dal marketing Yamaha ha compiuto l’effetto desiderato e ieri sera è giunto il grande momento, quando il produttore giapponese ha svelato Genos 2 davanti ad un’immensa platea virtuale di musicisti ed appassionati.

Chi ama gli stili di accompagnamento sarà confortato da alcune caratteristiche di indubbio interesse nel nuovo arranger:

  • 800 stili preset.
  • Indicazione del tempo indipendente per ogni sessione.
  • Possibilità di generare stili partendo da Standard MIDI File.
  • Controllo interattivo della dinamica di tutte le tracce dello stile.
  • Ambient Drum: batterie ambientali tutte da scoprire nell’esecuzione degli stili.
  • Chord Looper controllabile da pannello.
  • 507 multipad preset (alcuni di questi in formato Audio).

Prima di verificare le altre caratteristiche dello strumento, se non lo avete ancora fatto, consiglio di gustarvi la demo di Genos 2, presentata da Martin Harris. Così, tanto per sentire come suona la nuova ammiraglia di casa Yamaha.

In generale, poi, non siamo affatto sorpresi delle impressionanti specifiche tecniche che vanno a migliorare quanto già visto sulla prima Genos:

  • I 76 tasti sono FSX, con risposta al tocco e aftertouch migliorati.
  • La polifonia innalza l’asticella a 384 note a fronte del noto generatore sonoro Yamaha (AWM Dynamic Stereo).
  • Il numero di voci è di 1990 con l’aggiunta di 75 kit percussivi (fra questi vi sono le REVO DRUMS). Le Mega Voice sono 123, le Super Articulation 437 e le voci Super Articulation 2 ben 106. Spicca la presenza della leggendaria tecnologia FM che cuba per 141 suoni.
  • Tra gli effetti, si sottolinea la presenza di REVelation Reverb di Steinberg.
  • 6 manopole e 9 cursori fisici con led di posizione permettono di controllare i parametri in tempo reale.
  • Lo schermo tattile è di 9 pollici ed è il doppio più luminoso rispetto il modello precedente. La luminosità è controllabile e la posizione dello schermo è anti-riflesso.
  • Lo schermo secondario gestisce modalità chiaro/scuro.
  • Ci sono 6+3 pulsanti assegnabili, un joystick con pulsante di assegnazione sul display in LIVE CONTROL.
  • Non mancano MIDI Sequencer a 16 tracce e Audio Recorder.
  • L’armonizzatore vocale VH2 sfrutta l’ingresso XLR/JACK 6.35.
  • Per le connessioni: HDMI per il video, USB-to-Host, 3 per le penne USB, finalmente Bluetooth Audio.
  • L’unità disco interno è vasta: ben 15GB.
  • Le Registration permettono il salvataggio delle impostazioni MIDI.
  • E’ disponibile come accessorio il sistema di amplificatori GNS-MS01 già visto sulla prima Genos.
  • Le dimensioni in cm sono importanti 1234 x 456 x 151 e il peso non scherza: 14,2 Kg.

Non vediamo l’ora di poterla provare!

Per saperne di più, fate clic qui: https://it.yamaha.com/it/products/musical_instruments/keyboards/arranger_workstations/genos2/index.html

Yamaha Genos 2 – Fonte: http://www.yamaha.com

Rulli di tamburi: Yamaha Genos 2 è alle porte

Ne avevamo fatto cenno lo scorso luglio quando avevamo cercato di sintetizzare Cinque caratteristiche interessanti in Yamaha Genos. Il secondo modello della nuova stirpe di arranger workstation Yamaha sta per irrompere in modo fragoroso sul mercato delle tastiere con accompagnamenti, nel segmento dei top di gamma.

Personalmente, non ho attese particolari e mi gusto i giorni che ci separano dalla presentazione di Genos 2 con l’intenzione di esprimermi sull’argomento soltanto dopo aver letto le caratteristiche ufficiali di innovazione che saranno introdotte.

Raramente Yamaha ci ha delusi a questo livello di prodotti e, visto il prezzo particolarmente elevato che si prospetta, ci sono le condizioni per prestare la massima attenzione. Con calma, certo, ma anche con vivo interesse.

Non ci resta che aspettare la data fatidica per conoscere il futuro degli arranger.

Yamaha alza il sipario sulla serie 200 dei pianoforti arranger CSP

È come se, improvvisamente, fosse crollata la diga virtuale che dal 2021 ha fatto da tappo al fiume di presentazioni di nuovi prodotti Yamaha. È un fatto: da qualche mese dilagano annunci di nuovi pianoforti digitali. Tutto il listino della casa giapponese è in fase di rinnovo: abbiamo assistito al lancio della nuova serie di pianoforti con arranger P-S500 e Clavinova CVP-900 e, senza accompagnamenti di bordo, al lancio dei nuovi modelli Piaggero (NP-15 e NP-35) e P (P-143/145 e P-223/225). E, mentre molti si aspettavano l’annuncio del successore di P-515, è notizia degli ultimi giorni la comunicazione ufficiale relativa al rinnovamento della serie Clavinova CSP (dotata di arranger) con ben quattro modelli:

  • CSP-255: 88 tasti Ground-Touch S, 772 voci, 495 stili, amplificatori a 40W x2.
  • CSP-275: come il modello precedente, arricchito da tasti bianchi che offrono l’effetto legno e amplificatori che salgono a 50W x2.
  • CSP-295: oltre alle caratteristiche precedenti, i modelli superiori montano i tasti Ground-Touch, con pesatura graduale e contrappesi. Le voci sono 872 mentre 525 sono gli stili di accompagnamento
  • CSP-295GP: al top della serie spicca un mobile classico ispirato ad un pianoforte a coda (codino), piuttosto che ad un pianoforte verticale come nei modelli sottostanti.

I pianoforti della serie CSP rappresentano una versione (sempre pregiata) ma semplificata rispetto i modelli Clavinova CVP, avendo demandato tutta la gestione “smart” ad un dispositivo tablet o smartphone esterno, mantenendo quindi un pannello di controllo hardware asciutto ed essenziale. I modelli CSP includono tutte le caratteristiche dei migliori pianoforti Yamaha come i due eccellenti campioni di pianoforte (Yamaha CFX e Bösendorfer Imperial), gli effetti Virtual Resonance Modeling (VRM) e la meccanica GrandTouch.

Yamaha CSP serie 200 – Foto ufficiale Yamaha

L’applicazione Smart Pianist, quando collegata ad un pianoforte CSP, offre funzioni nuove che sono altrimenti inibite sugli altri modelli Yamaha. Innanzitutto, c’è un’ampia sezione arranger con stili composti da 4 variazioni, 4 Fill-In, 1 Intro e 1 Ending. Segue Audio to Score, che crea in tempo reale lo spartito di un accompagnamento per pianoforte dai brani musicali audio salvati nel dispositivo esterno. L’app consente il rapido accesso alle impostazioni della Piano Room per regolare il riverbero dei vari ambienti e tutti gli altri parametri che incidono sul suono del pianoforte. Ci sono 403 brani MIDI e spartiti da studiare per l’apprendimento. Ed è possibile infine esercitarsi con i metodi più famosi (Beyer, Burgmüller, Czerny e Hanon).

Se confrontati con un altro modello di pianoforte arranger come Yamaha DGX-670, il numero di voci e di stili è superiore nei nuovi modelli CSP; di più, siamo agli stessi livelli degli arranger portatili PSR-SX700 e PSR-SX900. Certo, pilotare i pattern degli stili agendo su uno schermo touch-screen non è la stessa cosa come toccare pulsanti fisici sul pannello frontale. Tuttavia, si tenga conto che Yamaha sta evolvendo tutti i nuovi pianoforti digitali con arranger per essere “strumenti adattivi”. Questi strumenti seguono gli accordi su tutta la tastiera (ad esempio, la diteggiatura AI Full Keyboard) e cambiano le sezioni di stile a seconda della forza di esecuzione e del numero di note che si suonano.  Vale la pena approfondire, quindi.

Tutte le nozioni sui nuovi pianoforti CSP sono disponibili su CSP-Series – Yamaha – Italia

Cinque caratteristiche interessanti in Yamaha Genos

Le voci sul web corrono veloci e spesso le speculazioni si trasformano in circoli ascendenti basati su desideri e aspirazioni piuttosto che su fatti. Molti danno per imminente il lancio di Yamaha Genos 2 (o come si chiamerà), basandosi su due constatazioni: sono passati sei anni dal lancio del modello originale e la storia di Yamaha ci ha insegnato che il rinnovamento dei modelli avviene normalmente ogni tre anni. Del resto, non bisogna essere degli indovini per prendere atto che tutta l’industria musicale dal 2021 sta vivendo un ritardo nella pubblicazione e distribuzione di nuovi prodotti, a seguito del periodo di COVID e della globale crisi dei semiconduttori con evidenti impatti sulla logistica planetaria. Per quanto imminente sia l’uscita del nuovo modello, non credo possa succedere qualcosa prima dell’autunno: ufficialmente Yamaha tace sull’argomento e così possiamo fare anche noi.

Sapete bene poi che, per scelta, io non commento il “modello che sta uscire” e preferisco concentrarmi sulla sostanza e sui fatti reali, dedicando il mio tempo agli strumenti che si possono suonare ora. E l’aspetto interessante di oggi è che, grazie alle promozioni in corso, si potrebbero fare buoni affari acquistando l’ammiraglia Yamaha (ammesso ovviamente che si possano trovare ancora esemplari disponibili). Di questo strumento, vi ho raccontato tutto in occasione del mio test pubblicato su SM Strumenti Musicali (gli argomenti erano così tanti che la redazione aveva stabilito di far uscire la mia recensione in due parti). Sono ritornato sull’argomento Genos successivamente più volte, in modo particolare, con il rilascio delle versioni software successive.

Oggi invece, in attesa quindi del prossimo modello, vorrei commentare con voi alcune caratteristiche che mi hanno stimolato, così come ho fatto recentemente per Korg Pa5X e Ketron Event. Ricordo che questi articoli non sono destinati a ricapitolare le caratteristiche principali dello strumento o i punti di forza (se questo è quello che volete sapere, vi consiglio di leggere la recensione che ho citato qui sopra). Qui vorrei semplicemente condividere con voi alcune proprietà dello strumento – fra le tante – che hanno attratto la mia curiosità.

1 INTERAZIONE SONORA

Il valore di ogni singolo timbro in Genos è scandito e sottolineato: ricordo ancora oggi, durante il mio test, il senso di meraviglia davanti alle peculiarità espressive e realistiche di ogni dettaglio. Grazie ai convertitori DA, ai campionamenti AWM, alle voci Super Articulation, alla tecnologia AEM e alla polifonia di 256 note (128+128), Genos sembra essere stata disegnata con un solo scopo: interpretare fedelmente le intenzioni del musicista. Ogni timbro reagisce in modo naturale rispetto al modo con cui il musicista sta suonando. Legato, glissato, respiro degli strumenti a fiato, rumori delle dita sui capotasti: c’è quanto serve per garantire il realismo. Ma è nell’esecuzione degli stili di accompagnamento dove si percepisce il valore dello strumento: suonare gli stili di Genos assicura al tastierista sensazioni di autenticità e di sorpresa. Tyros 5 suonava davvero bene: tuttavia, nel 2017 Yamaha ha dimostrato che si poteva fare ancora di meglio con l’’uscita di Genos: ha costretto tutta la concorrenza a raccogliere la sfida e correre ai ripari negli anni successivi (vedi Korg Pa5X e Ketron Event).

2 ESPERIENZA UTENTE

Non mi riferisco alla semplice introduzione del touch-screen: per Yamaha, era la prima volta, mentre la concorrenza vi era già arrivata negli anni precedenti al 2017. Il punto forte di Genos è, secondo me, nella totale rivisitazione dell’esperienza utente. Se da una parte il nuovo sistema operativo ha dovuto aspettare la versione 2.02 per sfruttare meglio lo schermo da nove pollici TFT a colori, dall’altra ha contribuito sensibilmente la compresenza della sezione Live Control con i display OLED per visualizzare i parametri, i nove fader dall’ampia escursione, le sei manopole e gli switch Gateway per richiamare velocemente diverse modalità operative dello strumento. I pulsanti fisici rimasti sul pannello sono quelli strategici per il controllo diretto dell’esecuzione: la buona retroilluminazione li ha resi facilmente identificabili.

3 USABILITA’ PER NON VEDENTI

Le Guide Vocali di Genos consistono in un’estensione software che permette ai non vedenti di essere accompagnati nell’uso dello strumento. Prima dell’introduzione del Touch Screen, era possibile pilotare le funzioni dell’arranger conoscendo le posizioni fisiche dei diversi tasti e pulsanti sul pannello; quando Yamaha ha introdotto il touch screen non ha dimenticato la comunità dei musicisti non vedenti e, per loro, ha rilasciato questa funzionalità che consente di ascoltare il contenuto dello schermo e informare il musicista quale sia la funzione collegata alla posizione video toccata. È ovviamente un grande aiuto che, successivamente, è stato reso disponibile anche sui modelli PSR-SX900/SX700.

4 ABBONDANZA DI EFFETTI

Quanti sintetizzatori, workstation e arranger possono vantare la presenza di 28 blocchi DSP impiegabili contemporaneamente per assegnare un effetto Insert specifico su ciascuna traccia? Oltre a questa a potenza di calcolo, la sezione effetti di Genos – pur semplice da usare – è arricchita dalla presenza della tecnologia VCM che ha reso unici gli strumenti Yamaha professionali degli ultimi anni. La parte effettistica dedicata all’ingresso microfonico è poi da eccellenza: oltre a EQ, Noise Gate, reverbero, Chorus e compressore di taglio professionale, è apprezzabile il livello dell’armonizzatore vocale e del Vocoder; per la cronaca, la connessione d’ingresso è in formato XLR per microfoni a condensatore con alimentazione Phantom (+48V), attivabile tramite switch. 

5 BENVENUTA PLAYLIST

Sostituire il glorioso MusicFinder non era facile. Il concetto di MusicFinder Yamaha era stato trasmesso da PSR-2000 (Anno Domini 2001) fino a tutti i modelli di Tyros. Quando è apparsa per la prima volta Playlist, c’è stato un attimo di sbandamento. Soprattutto per chi aveva convertito il proprio MusicFinder sulla nuova piattaforma. In realtà, l’operazione è stata la più ragionevole che si potesse pensare: semplificare, riorganizzare, potenziare. La granularità delle Registration che, per l’occasione era stata estesa a dieci memorie per banco, è stata semplicemente indicizzata in un Database dove ciascuno può creare quante Playlist desidera. Una volta entrati nella nuova logica, ci si rende conto immediatamente della comodità.