Archivio mensile:luglio 2026

Arranger Korg 2026: il rinnovo della serie è ancora a metà strada

A quattro anni dal debutto di Korg Pa5X e ben nove dalla presentazione della coppia Pa700 e Pa1000, la gamma arranger Korg vive una situazione piuttosto particolare. Da una parte abbiamo una ammiraglia che, dopo aver arricchito progressivamente il proprio corredo software, ora cerca di dimostrare di aver trovato la stabilità definitiva; dall’altra, due strumenti di fascia media che continuano ad essere offerti al mercato, pur appartenendo alla stirpe tecnologica del passato Korg. La domanda che molti musicisti si pongono è semplice: quando arriveranno i successori di Pa700 e Pa1000?

Pa5X: da debutto difficile a riferimento professionale

Quando Pa5X venne presentata nel giugno 2022, le aspettative erano altissime. Nuova piattaforma hardware, nuovo sistema operativo, interfaccia completamente ridisegnata e un motore sonoro profondamente rinnovato promettevano un salto generazionale importante. Il lancio, però, non è stato semplice. Molte funzioni presenti su Pa4X mancavano ancora, costringendo Korg a una lunga serie di aggiornamenti che hanno richiesto quattro anni per riportare lo strumento alla completezza funzionale attesa dai professionisti. Oggi la situazione è profondamente cambiata. Gli aggiornamenti hanno introdotto le numerose funzioni richieste dagli utenti. La casa italo-giapponese continua inoltre a investire nella piattaforma con nuovi update dedicati sia alla stabilità sia alle prestazioni. In altre parole, Pa5X del 2026 è molto diversa da quella vista al debutto. Per chi cerca oggi il top della produzione arranger Korg, rappresenta probabilmente un momento propizio per l’acquisto.

Korg Pa5X versione 61 tasti – Fonte: Diana Musik

Pa700 e Pa1000: gli “evergreen”

Il caso di Pa700 e Pa1000 ci induce a qualche interrogativo. Presentate nel 2017, utilizzano gran parte dell’architettura sonora di Pa4X (tecnologia nata con Pa80 e non dalla rivoluzionaria architettura di Pa5X). I due modelli – pur con caratteristiche tecniche ridimensionate rispetto al top di gamma – mantenendo intatta la filosofia operativa che ha decretato il successo della vecchia serie. In quasi dieci anni, Korg non ha mai presentato alcun sostituto. Anzi, nel 2024 ha perfino rilasciato un aggiornamento importante per Pa1000 aumentando la memoria User Sample fino a circa 960MB, segnale evidente che il prodotto non era stato completamente abbandonato. Del resto, in base a quanto si può costatare nei social network, si intuisce che il mercato di questi prodotti sia in movimento nel mondo latino-americano ed asiatico. Questa longevità è piuttosto insolita, normalmente il ciclo di vita di un arranger varia fra i quattro e i sei anni.

Dettaglio di Korg Pa1000 – Fonte: Loja Alldaz

Perché Korg non le ha ancora sostituite? Le ragioni di questo lungo stallo potrebbero essere diverse. La prima riguarda probabilmente la lunga gestazione di Pa5X, un progetto che ha assorbito gran parte delle risorse di sviluppo. La ricostruzione del sistema operativo su una piattaforma completamente nuova si è rivelata più complessa del previsto, richiedendo anni di aggiornamenti prima di raggiungere l’attuale livello di maturità. È plausibile che questo abbia inevitabilmente rallentato anche lo sviluppo della futura gamma di fascia media. A ciò si aggiunge un importante cambio generazionale all’interno di Korg Italy. Con l’uscita per pensionamento di Francesco Castagna, figura storica delle produzioni arranger e punto di riferimento per lo sviluppo dei Professional Arranger Korg, si è chiusa un’epoca. Raccogliere un’eredità professionale e umana di questo calibro non è semplice: i nuovi responsabili hanno dovuto affrontare una fase di transizione e consolidamento, necessaria per dare continuità a una tradizione che per decenni ha contribuito al successo della serie Pa.

Nonostante l’età progettuale, molti musicisti continuano a suonare Pa700 e Pa1000. I motivi sono noti: sistema operativo estremamente stabile, SongBook collaudato, enorme disponibilità di stili e risorse. Sono strumenti “conosciuti”, affidabili e largamente supportati dalla comunità.

Korg Pa700 (disponibile in due colori) – Fonte: Guitarlicious Malaysia

Arriveranno davvero delle nuove Pa700 e Pa1000? Questa è la domanda da un milione di euro. Ad oggi Korg non ha annunciato alcun successore. Potrebbe essere nell’autunno o in vista delle vendite natalizie. Potrebbe essere nel 2027. Potrebbe essere… mai? Come da tradizione, Korg Italy è impenetrabile e io non ho la sfera di cristallo per predire il futuro. Le discussioni online restano nel campo delle ipotesi e delle aspettative della comunità di appassionati, senza conferme da parte dell’azienda. Naturalmente ciò non significa che il progetto non esista. Anzi. Dal punto di vista commerciale sarebbe piuttosto logico immaginare una nuova fascia media basata sulla tecnologia della Pa5X, con la stessa architettura, stesso motore sonoro, medesima interfaccia aggiornata e così via. Ma al momento non abbiamo certezze.

Il verdetto

La gamma arranger Korg nel 2026 vive una fase di transizione. Pa5X è finalmente diventata ciò che molti musicisti si aspettavano fin dal lancio: una workstation arranger moderna, potente e ormai matura. Pa700 e Pa1000, invece, continuano a sfidare il tempo. È una longevità rara nel settore. E proprio questa longevità rende ancora più affascinante la materia. Per il momento, soltanto Korg conosce la risposta. E fino a un annuncio ufficiale, ogni previsione resta soltanto una speculazione.

Arranger Yamaha 2026: al culmine della forza e della grandezza

Yamaha ha costruito un ecosistema arranger che è diventato un punto di riferimento assoluto per musicisti, intrattenitori e professionisti dello spettacolo. Con l’arrivo di Genos2, seguito dal rinnovamento della serie PSR-SX920 e PSR-SX720, il costruttore giapponese sembra aver completato un percorso pluridecennale di evoluzione iniziato con PSR-6300 e condotto poi attraverso la serie Tyros. Ma qual è oggi lo stato dell’arte degli arranger Yamaha? E soprattutto: quanto sono realmente distanti i modelli attualmente a catalogo?

Una famiglia

Oggi Yamaha non propone strumenti completamente differenti tra loro, ma un’unica piattaforma tecnologica declinata su diverse fasce di prezzo. L’elemento più interessante è proprio questo: chi acquista una PSR-SX720 non entra in un “mondo inferiore”, ma nella stessa famiglia tecnologica di Genos2, ovviamente con un set di caratteristiche tecniche dimensionato rispetto il prezzo di listino.

La filosofia è chiara:

  • Genos2 rappresenta il massimo delle prestazioni disponibili.
  • PSR-SX920 porta gran parte dell’esperienza Genos in un formato più compatto e accessibile.
  • PSR-SX720 offre il miglior rapporto qualità/prezzo per chi desidera una workstation arranger moderna senza affrontare investimenti importanti.

È probabilmente la linea Yamaha più matura e coerente mai realizzata.

Yamaha Genos2 (in alto) – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Genos2 al top

Genos2 è sì un aggiornamento del primo modello di Genos. Ma è anche una piattaforma completamente rifinita. L’ultima generazione introduce un motore sonoro ancora più raffinato, una polifonia che arriva a 384 note, un numero superiore di DSP simultanei, memoria interna molto più ampia e soprattutto un’espressività sonora unica. E poi 800 stili di serie, indicazione del tempo indipendente per ogni sessione, controllo interattivo della dinamica di tutte le tracce dello stile, Ambient Drum (batterie ambientali), Chord Looper controllabile da pannello e 507 multipad preset (alcuni di questi in formato Audio). I timbri di bordo restituiscono strumenti acustici credibili. Fiati, archi, chitarre e strumenti etnici reagiscono in modo naturale alla dinamica dell’esecuzione. Questa attrezzatura rende Genos2 una macchina feroce sul palco e iper-produttiva in studio. Naturalmente tutto questo ha un costo. Genos2 rimane una tastiera destinata soprattutto ai professionisti che lavorano molte serate all’anno o agli appassionati che desiderano il massimo disponibile.

PSR-SX920: la nuova generazione della terra di mezzo

Se Genos2 rappresenta il sogno, PSR-SX920 si difende bene e, pur con qualche taglio, si propone con orgoglio al musicista esigente che cerca uno strumento più compatto. Yamaha ha trasferito qui numerose tecnologie della ammiraglia su una tastiera di fascia media: nuove voci Super Articulation, Crossfade Portamento, nuovi effetti DSP, style dinamici, interfaccia aggiornata, Bluetooth Audio e armonizzatore vocale integrato. Il risultato è sorprendente. Durante l’esecuzione la differenza rispetto a Genos2 si percepisce soprattutto nella quantità di risorse disponibili contemporaneamente, più che nella qualità assoluta dei suoni. Per moltissimi musicisti da palco e da studio, PSR-SX920 rappresenta oggi un punto accettabile fra prestazioni, peso e costo.

Yamaha PSR-SX920 – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

PSR-SX720: da non trascurare

L’errore più comune è considerare PSR-SX720 come una semplice versione economica di SX920. In realtà Yamaha ha progettato uno strumento estremamente equilibrato. Mantiene la nuova architettura sonora, il nuovo joystick, numerose Voice derivate dalla serie superiore, il motore arranger aggiornato e una qualità audio decisamente superiore alla precedente PSR-SX700. Naturalmente alcune rinunce sono inevitabili. Mancano alcune Voice Super Articulation2, l’armonizzatore vocale e parte delle risorse dedicate agli effetti e agli Style. Mentre il Bluetooth Audio è stato recentemente aggiunto in una edizione speciale denominata PSR-SX720+. Nella pratica musicale quotidiana, PSR-SX720 offre prestazioni che fino a pochi anni fa appartenevano alla fascia alta. È probabilmente il modello che può rendere felici il maggior numero di musicisti al minor prezzo.

Vorreste approfondire? Allora, perché non leggere: Misuriamo PSR-SX720 accanto PSR-SX920

Yamaha PSR-SX720+ Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Espressività e continuità

Se confrontiamo le specifiche tecniche è facile lasciarsi attrarre dal numero di Voice, dalla memoria interna o dalla polifonia. In realtà il salto più evidente della attuale generazione Yamaha riguarda un altro aspetto: l’espressività. I nuovi strumenti rispondono meglio al tocco. Le transizioni tra le articolazioni sono più naturali. Gli accompagnamenti risultano meno “meccanici”. Anche i nuovi stili sono stati programmati con una maggiore attenzione alla dinamica e al realismo. È una differenza difficile da descrivere sulla carta ma immediatamente percepibile dopo pochi minuti di utilizzo.

Un altro elemento spesso sottovalutato è la continuità dell’ecosistema Yamaha. Stili, Registration, Expansion Pack e Yamaha Expansion Manager continuano a garantire una compatibilità che protegge gli investimenti fatti negli anni. Chi proviene da Tyros, dalla prima Genos o da un qualsiasi modello PSR-S/PSR-SX del passato, ritrova immediatamente un ambiente familiare. Questo rende il passaggio ai nuovi modelli non traumatico.

Vale ancora la pena acquistare un arranger nel 2026? La risposta [per me] è OVVIAMENTE sì. Negli ultimi anni software, plugin e strumenti virtuali hanno raggiunto livelli incredibili. Tuttavia nessun sistema basato su computer riesce ancora a offrire la stessa immediatezza operativa di una moderna workstation arranger. Accensione, scelta della Registration, stile pronto, mix ottimizzato e performance immediata. Per chi suona dal vivo questa semplicità continua a rappresentare un vantaggio enorme.

Conclusioni

La gamma Yamaha attuale appare più matura che mai. Genos2 rimane il riferimento assoluto per chi cerca il massimo delle prestazioni. PSR-SX720 rappresenta un’idea vincente a minor costo. PSR-SX920 dimostra come sia possibile accedere alle risorse top del mondo arranger Yamaha con uno strumento moderno, completo e capace di soddisfare anche musicisti molto esigenti. Più che una semplice evoluzione tecnica, l’attuale generazione Yamaha segna una fase di maturità dell’intero settore arranger: meno rivoluzioni appariscenti e più attenzione alla qualità del suono, all’espressività e all’esperienza d’uso. Ed è forse proprio questa la vera definizione di “stato dell’arte”.

Dulcis in fundo. Sebbene oggi la scena sia dominata da Genos2, PSR-SX920 e PSR-SX720, non bisogna dimenticare il ruolo della piccola PSR-SX600, un arranger molto apprezzato. Nel 2020 PSR-SX600 ha introdotto molte delle innovazioni che sarebbero poi diventate lo standard della famiglia PSR-SX: un motore sonoro aggiornato, un’interfaccia moderna, una buona dotazione di stili, la funzione Smart Chord e un prezzo che l’ha resa la scelta ideale per studenti, musicisti amatoriali e anche professionisti in cerca di una seconda tastiera. Pur rinunciando all’ampio touch screen, PSR-SX600 è il modello standard di riferimento, giacché offre un’esperienza musicale completa e affidabile.
Vorreste approfondire? Allora, perché non leggere: Misuriamo PSR-SX600 accanto PSR-SX720…
Nota bene: voci di corridoio riportano che entro la fine dell’estate uscirà il successore (PSR-SX620 probabilmente). I negozi stanno in effetti cercando di svuotare i magazzini per fare spazio al nuovo modello, se siete interessati, potrebbero esserci offerte vantaggiose in circolazione.

Yamaha PSR-SX600 – Fonte: YamahaKeyboardOfficial

Arranger Ketron 2026: riportare gli stili al centro della scena

Con il debutto del primo modello della famiglia EVENT, nel 2022, il celebre produttore di Ancona ha mostrato fin da subito una direzione chiara: trasformare l’accompagnamento degli arranger in qualcosa di sempre meno “automatico” e sempre più vicino alla reattività e al comportamento di una vera band. Questa è la filosofia di sempre di KETRON e che ha trovato la sua massima espressione nella famiglia EVENT, composta oggi da quattro strumenti (EVENT 76, EVENT 61, EVENT X ed EVM): condividono la stessa piattaforma sonora ma si rivolgono a musicisti con esigenze operative differenti. La storia non sembra destinata a fermarsi qui: da inizio 2025, si parla dell’arrivo di altri strumenti più accessibili: FUSION per il mondo mediorientale e GLOBE per il repertorio universale. Se le anticipazioni verranno confermate, sarà interessante vedere in che modo KETRON sta scegliendo di interpretare le nuove sfide.

Foto originale di TastiereArranger.com
Foto originale di TastiereArranger.com

L’idea di declinare Event in più formati è stata una scelta azzeccata:

  • Event 61 è il modello per il musicista che cerca la classica tastiera compatta ed integrata.
  • Event 76 rappresenta probabilmente il miglior modello per i musicisti più esigenti.
  • Event X guarda invece al musicista che macina chilometri e serate, dove peso e praticità fanno davvero la differenza e si preferisce pestare i tasti in setup già esistenti, accanto a master keyboard, fisarmoniche o pianoforti digitali.
  • Infine c’è EVM (con variante migliorativa EVM Plus), un prodotto unico: un box che permette di integrare tutta la tecnologia Event in un setup personalizzato. Una soluzione perfettamente in linea con il modo di lavorare del tastierista moderno, sempre meno legato allo strumento “tuttofare” e sempre più orientato a costruire il proprio sistema ideale assemblando componenti.

Il cuore della questione: gli Audio Style

Il vero elemento distintivo della serie Event rimane la gestione delle parti audio dell’arranger. KETRON lavora su questa tecnologia da molti anni, ma con Event ha raggiunto la piena maturità. Batterie, percussioni, chitarre e numerose parti ritmiche registrate da musicisti reali conferiscono agli accompagnamenti una naturalezza che, ancora oggi, rappresenta uno dei punti di forza della casa di Ancona. La differenza si percepisce subito. Non è soltanto una questione di qualità sonora, ma di groove, dinamica e intenzione musicale. Una chitarra audio ben registrata riesce ancora a trasmettere quella sensazione di “musicista vero” che una parte esclusivamente MIDI, per quanto programmata con cura, difficilmente può replicare. È questo il grande valore aggiunto della piattaforma Event.

Naturalmente la scelta comporta anche qualche compromesso. Più uno stile è ricco di componenti audio, più acquista personalità… ma diventa anche meno neutro. Per molti è un vantaggio, perché basta premere Start per ottenere un risultato convincente. Chi invece ama stravolgere completamente uno stile potrebbe preferire la maggiore libertà offerta da un accompagnamento interamente MIDI.

Ketron accanto a Yamaha e Korg…

Il confronto con la concorrenza è inevitabile. Yamaha con Genos2 continua a distinguersi per equilibrio generale, qualità timbrica e semplicità d’utilizzo. Korg con PA5X rimane il punto di riferimento per chi ama programmare ogni dettaglio e costruire il proprio arranger su misura. Ketron, invece, sembra giocare una partita diversa. L’obiettivo non è soltanto offrire funzioni, ma trasmettere immediatamente il feeling di una vera band. È una filosofia che conquista molti professionisti del live e che rende Event uno strumento con una personalità molto precisa.

Può piacere più o meno, ma difficilmente lascia indifferenti.

Il live resta il suo habitat naturale: è sul palco che Event mostra il meglio di sé. Gli accompagnamenti hanno energia, le batterie spingono, le chitarre riempiono il mix con naturalezza e l’impressione generale è quella di uno strumento “pronto” già dopo pochi minuti. Naturalmente serve esperienza. Un arranger così ricco offre moltissimo, ma richiede anche gusto nelle scelte.

E, come sempre, la differenza la fa il musicista.

Chi arriva dal mondo Yamaha o Korg dovrà inevitabilmente prendere confidenza con una filosofia operativa diversa. Non è una questione di essere migliore o peggiore: semplicemente KETRON segue una propria logica. Dopo il necessario periodo di adattamento, però, si scopre una macchina pensata da chi il palco lo frequenta davvero. Registration, richiami rapidi e gestione della performance sono stati progettati con un occhio molto concreto all’utilizzo professionale.

Event X e EVM

Tra tutti i modelli della famiglia, EVM (in particolare la variante EVM Plus) e/o Event X potrebbero essere le scommesse più interessanti. Sempre più tastieristi utilizzano setup composti da più strumenti: una master pesata, una workstation, una fisarmonica, magari un clone Hammond. Poter aggiungere tutta la tecnologia Event attraverso un modulo dedicato significa entrare nel mondo KETRON senza dover rivoluzionare il proprio impianto. È una scelta intelligente e perfettamente in linea con il mercato attuale.

La famiglia Event rappresenta una delle interpretazioni più convincenti dell’arranger moderno. È attuale perché punta sul realismo, sulla spontaneità e sul piacere di suonare dal vivo. Ma non è necessariamente lo strumento perfetto per tutti. Chi cerca la massima programmabilità continuerà probabilmente a guardare con interesse ad altre soluzioni. Chi invece mette al primo posto il feeling, il groove e l’impatto della performance difficilmente resterà deluso.

In conclusione

La famiglia di prodotti KETRON Event non ha semplicemente aggiornato una gamma di tastiere arranger. Ha proposto un modo diverso di intendere le tastiere con accompagnamenti, cercando di ridurre la distanza tra macchina e musicista. Con Event 61, Event 76, Event X ed EVM, l’azienda italiana ha costruito una famiglia solida e riconoscibile. E se davvero la futura GLOBE saprà portare questa filosofia anche in una fascia di prezzo più accessibile, il mercato degli arranger potrebbe diventare ancora più interessante. Noi aspettiamo di vederla comparire nei negozi. Perché, al di là delle schede tecniche, sono sempre gli strumenti suonati a raccontare la loro vera storia.