Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
Nello scorso luglio, nella calda brezza marchigiana, circolavano voci insistenti di un’imminente novità hardware in casa Korg. Lo sviluppo più atteso riguardava un modello di primo ingresso, basato sulla tecnologia Korg ma ridimensionato nelle funzionalità di bordo. Questa attesa non si è dilungata troppo a lungo e non ci sorprende quindi vedere, oggi 10 settembre 2018, il lancio di un nuovo arranger che corrisponde proprio a quello che il mercato si sarebbe potuto aspettare: un prodotto economico che molto probabilmente avrà un prezzo di lancio più agguerrito di quanto non sia successo con Pa300, senza sbandare troppo sulla qualità dei materiali. Per ottenere un prezzo più vicino a tutte le tasche, Korg ha agito prevalentemente su due fattori: da una parte il ridimensionamento dei contenuti agli elementi fondamentali, rinunciando alla profondità di programmazione e, dall’altra, con la delocalizzazione della produzione in Asia, Cina e/o Vietnam.
Oggi quindi vede la luce EK-50. Cambia la nomenclatura del codice e questo dettaglio la dice lunga: non siamo di fronte ad un nuovo Professional Arranger della serie Pa, ma piuttosto assistiamo all’ingresso sul mercato di una nuova tastiera per l’intrattenimento, EK cioè Entertainer Keyboard. Del resto, questo è il punto dove Korg da anni ha sinora latitato: la semplificazione operativa necessaria per garantire a tutti l’immediatezza d’uso. Dimentichiamoci pertanto una buona parte dei gingilli tecnologici a cui un arranger Korg ci aveva abituatuo: niente schermo touch-screen, al suo posto un display standard LCD backlit non grafico; e poi nessuna divisione delle operatività comandate dai pulsanti Mode, niente pulsanti fisici sul pannello per la selezioni delle categorie di voci e stili da pannello.
L’orizzonte dei dati tecnici di EK-50 è cambiato rispetto la serie Pa: il peso è contenuto entro i 7,5kg mentre sono presenti due unità multi-effetto per le parti da tastiera e altre due per gli stili di accompagnamento, gli amplificatori di bordo cubano per 10W ciascuno, non mancano le uscite audio e USB elementari, l’alimentatore AC è esterno e altrimenti si inseriscono 5 batterie per ottenere un’autonomia di 5 ore, la polifonia è ridotta 64 voci (sic!), compare il pulsante del metronomo, il registratore MIDI lavora solo in tempo reale e in formato proprietario; in ultimo – udite udite – potete mettere in playback anche i file WAV, oltre ovviamente a MIDI e MP3. Il corredo tecnologico ci porta ad un orizzonte più vicino a Korg Liverpool e microARRANGER piuttosto che alla serie Pa. Ma, state tranquilli, stavolta i tasti (seppure leggeri) sono di dimensioni normali.
Se vi concentrate troppo sui tagli operati rispetto i modelli di levatura superiore, rischiate di deprimervi eccessivamente: in realtà, sulla qualità dei suoni Korg non ci sono dubbi e, se questo modello dimostrerà di essere equilibrato nel rapporto prezzo-prestazioni, allora saranno tempi duri per la concorrenza nell’ambito dei modelli di primo ingresso nel mondo delle tastiere digitali.
Nella pagina ufficiale di Korg troverete tutti i numeri e le informazioni ufficiali: inutile ripetermi qui. C’è anche una serie discreta di video interessanti. Concludo, in attesa di poter mettere le mani sopra Korg EK-50 e raccontarvi qualcosa di più concreto.
Bene, oggi 24 agosto è arrivato il momento di completare la lettura grazie alla pubblicazione della seconda e ultima parte del mio lavoro sul magazine on line dei musicisti SM Strumenti Musicali.
Nella prima parte avevo descritto le caratteristiche generali dello strumento, la nuova esperienza d’uso basata su schermo touch screen e area Live Control, la generazione sonora, la sezione stili e il Multipad.
Nella seconda parte, potete trovare i miei commenti in merito al doppio lettore di basi MIDI/Audio, al Song Recording, all’armonizzatore vocale, alle nuove Registration, alla funzione di Playlist e alle connessioni; dulcis in fundo, mi sono permesso di condividere le mie valutazioni personali dello strumento.
Prima di lasciarvi alla lettura, concedetemi un pensiero nato a seguito della segnalazione di un lettore, il quale aveva lamentato le proprie difficoltà nell’imparare a lavorare con il nuovo strumento. E’ innegabile che quanti sono abituati a PSR/Tyros si troveranno all’inizio un po’ “spiazzati” con Genos. Ma, a mio avviso, occorre avere coraggio e insistere: tutte le funzioni sono facilmente raggiungibili.
Naturalmente serve capire dove si trovano le cose nella nuova logica basata sullo schermo grafico. Una volta compresa la nuova disposizione, piano piano, giorno dopo giorno, si cominceranno a memorizzare nuove abitudini e prima o poi ci si troverà nelle stesse condizioni (se non migliori) di facilità d’uso presenti sugli arranger Yamaha delle generazioni precedenti.
Come era solita dire Jane Fonda nei suoi video sull’aerobica celebri negli anni 80: No pain, no gain.
Yamaha Genos: la recensione pubblicata su SM Strumenti Musicali
Carissimi e fedeli lettori di questo blog, vi ringrazio della pazienza che mi avete riservato: so che molti di voi aspettavano questo momento. Ed è arrivato! Dopo numerose settimane di studio, analisi e test, vi comunico che (finalmente!), sono riuscito a completare la recensione completa di Yamaha Genos. E’ stata pubblicata oggi la prima parte sul web magazine di SM Strumenti Musicali, mentre la seconda e ultima parte seguirà fra un paio di settimane.
Dare vita ad una nuova generazione di arranger non è una cosa facile. Soprattutto al termine di una parabola straordinaria come quella della serie Tyros che ha raccolto sterminati consensi nel corso degli anni. Per compiere questo balzo in avanti, e per farlo bene, Yamaha ha cambiato tanto. Le radici sono le stesse, la filosofia generale dello strumento corrisponde, ma le possibilità di interazione uomo-macchina sono state totalmente rinnovate dalle radici. E, nel primo momento in cui si apre lo scatolone, si estrae la Genos e la si pone sul supporto, ci si rende conto del significato di questo rinnovamento.
Vi consiglio la lettura completa dell’articolo facendo clic qui: l’accesso è libero a tutti e non è necessaria nemmeno la registrazione.
Negli ultimi giorni di luglio, a distanza di quattro mesi dalla pubblicazione del volume 30 di stili addizionali, sul sito ufficiale di Korg è apparsa la notizia in merito alla disponibilità di una nuova raccolta di accompagnamenti automatici, scaricabili gratuitamente dai possessori dell’ultima generazione di professional arranger: Pa4X, Pa1000 e PA700.
Il Volume 31 contiene otto nuovi stili dedicati al repertorio Pop e alla musica Dance.
Nel caso di Pa4X, a causa dell’utilizzo di timbri e drum kit presenti dal sistema operativo 2.0 in poi, si richiede l’installazione di quella versione software sullo strumento per poter suonare propriamente questi stili. Gli altri due modelli coinvolti (Pa1000 e Pa700) non dovrebbero avere questo tipo di problemi.
I titoli del genere Dance sono:
Elektrodance 1
Elektrodance 2
Elektrodance 3
Kiss Dance
Per il Pop:
Middle Pop
Pop Out
Earth Beat
8 Beat You
Fate clic qui per il download dell’intero set file. Per saperne di più, potete visitare la pagina sul sito istituzionale del distributore nazionale dei prodotti Korg e cioè Eko Music Group.
Riflessione fra me e voi: Korg si impegna a fondo per pubblicare periodicamente nuovi stili a favore dell’ultima generazione di professional arranger ma è inevitabile che non riesca a coprire le esigenze di tutti. In particolare, gli appassionati di musica etnica, regionale e tradizionale potrebbero sentirsi trascurati dal fatto che gli stili Korg addizionali siano prevalentemente dedicati a generi contemporanei, dal pop all’EDM, voglio dire dance e musica elettronica in generale. Per i musicisti insoddisfatti di questa scelta editoriale, esiste un’alternativa a bordo dei tre modelli di arranger e cioè dare gli Standard MIDI file preferiti in pasto allo Style Creator Bot: ci penserà lui a creare lo stile desiderato partendo proprio dal brano originale. Non mi credete? Osservate il seguente filmato e osservate la rapidità della procedura di base, quella di conversione full automatic.
Da alcuni giorni, l’ultima generazione di arranger Ketron si è irrobustita sul mercato grazie all’iniezione di tre espansioni di stili di accompagnamento. Trattasi di stili addizionali rispetto quelli installati di serie con la macchina e, ovviamente, non possono che essere graditi dai possessori di uno di questi strumenti musicali.
Ne abbiamo già parlato in questo blog, ma può tornare utile ricordarlo, la più recente generazione Ketron riguarda tre prodotti che sfruttano lo stesso motore, lo stesso database sonoro e lo stesso patrimonio di risorse ma sono rivestiti di tre abiti diversi: SD90 è un modulo expander destinato prevalentemente (ma non solo) a fisarmonicisti e chitarristi, SD9 è una tastiera a 76 tasti ideale da portare sul palco e suonare dopo averla collegato ad un mixer e a un impianto di amplificazione, mentre SD60 è una tastiera portatile a 61 tasti con amplificatori di bordo e che si presta ad essere usata praticamente ovunque in condizioni di maggiore versatilità e, perché no, anche in situazioni casalinghe. Mentre SD9 è disponibile da oltre un anno, SD60 e SD90 sono novità recenti e le prime consegne nei negozi stanno avvenendo in questi giorni di fine luglio.
Gli accessori sono tre e ognuno di questi contiene una discreta raccolta di stili di accompagnamento: la prima raccolta è una serie di stili inediti costruiti sul repertorio Lounge, le altre due raccolte contengono i migliori stili Audya e li ripropongono per i nuovi strumenti grazie alla possibilità che questi hanno di suonare stili con parti audio (percussioni, chitarre).
La prima penna USB si chiama Styles Pop Lounge e contiene 8 stili: 16ANALOG, HOUSE_LOUNGE1, HOUSE_LOUNGE2, HYBRID_BEAT, KIZOMBAS, MEDIUM_RNB, MOVE_UP, SMOOTH_POP.
La seconda penna USB si chiama Audya Styles Volume 1, e contiene 20 stili: 12_8 FOLK (A), 70S_BALLAD (A), BAJON (A), BEAT_BRUSH (A), DANCEQUITO (A), DISCO_FEVER_70(A), DISCO_FUNK_70(A), DISCOFUNKY (A), DJ_DISCO(A), ELECTRIC_POP(A), EURO_CHA (A), FIESTA (A), FRESH_GROOVE(A), HOUSE_FEVER(A), ITALBEAT(A), ITALCUMBIA 2 (A), ITALCUMBIA (A), ITALPOP (A), JAM_HOUSE (A), JAZZ_COCKTAIL(A).
La terza penna USB si chiama Audya Styles Volume 2, e contiene 20 stili: JAZZ_MUSETTE (A), LATIN_BEGUINE (A), LOUNGE_GROOVE(A), MILONGA (A), MODERATO_BEGUINE (A), NEW_BALLAD(A), NICE_BALLAD(A), ORGAN_BEBOP (A), PARTY_SHUFFLE (A), PASODOBLE (A), POP_ROCK(A), POP_SONG(A), PORTUGUESE MARCH (A), ROCK 12_8 (A), RUMBA TRADITION (A), RUMBAMIX (A), SOFT_BEAT_1(A), SOFT_BEAT_2(A), TARANTELLA (A), UK_BALLAD (A).
A scanso di equivoci, tenete presente che Ketron garantisce la compatibilità di questi stili specificamente solo per SD9, SD60 e SD90, mentre sono esclusi gli altri modelli di questo produttore.
Tali accessori sono ordinabili tramite web sul sito eCommerce di Ketron. Il prezzo è di 60 Euro + contributo spese di spedizione. Il pagamento può essere regolato con carta di credito, contrassegno o bonifico bancario anticipato.
Non so se l’avete notato anche voi: da qualche settimana sono apparsi su YouTube diversi filmati video dedicati alla nuova serie CT-X di arranger Casio.
Ci troviamo di fronte a strumenti economici: con 449 Euro vi portate a casa CT-X5000, il top della gamma. Voglio dire, non sono prodotti interessanti per chi è alla ricerca di arranger di lunga durata, di strumenti che offrono molto, ma richiedono investimenti importanti. Qui siamo nell’area di chi è attratto da strumenti semplici e attuali, da cui tirare fuori i suoni e gli stili del momento: stiamo parlando di arranger freschi e pronti all’uso per il mondo di oggi. Quando penso a Casio, è inevitabile per me immaginare giovani ragazzi dalla prepotente indole creativa ma con limitate risorse economiche: in questo contesto, per fare musica, è arduo ipotizzare l’acquisto di uno strumento costoso ed ingombrante. I modelli CT-X sono leggeri e portatili: non offrono estese capacità di programmazione e di espansione, la qualità costruttiva non brilla per robustezza, ma la cifra di acquisto è contenuta e, dopo pochi anni, una volta spremuto lo strumento fino in fondo, non ci sarà alcun rammarico nel passare al modello successivo.
Troverete una mia descrizione sommaria di questa nuova generazione di modelli in un paio di articoli pubblicati in occasione del Winter NAMM 2018 e del MusikMesse 2018.
Oggi vi propongo di guardare insieme a me alcuni di questi nuovi filmati. Il primo è quello in cui il pluri-premiato Cory Henry dimostra il proprio talento e il proprio estro funk, suonando e divertendosi con Casio CT-X5000.
Nel filmato successivo, diamo spazio ad un musicista e compositore originario da Tacoma (USA) ma operativo in Germania. Si chiama Kevin André e qui ci dimostra i suoni principali di CT-X5000 dandocene un assaggio. Trattasi di una rassegna rapida ma efficace: Phaser E. Piano, Nylon Guitar Velo. Slide, Brass Section III, JS Organ, Stage Piano, Trance Poly Lead, Mellow Strings, Popular Pluck II e Super Saw Lead I.
Come noto, il repertorio di stili Casio non è così esteso e blasonato come quello delle case principali della concorrenza (Yamaha, Korg, Roland, Ketron): forse, proprio per questa ragione Casio sta cercando di colmare lacuna in modo selettivo, concentrandosi su alcune categorie in particolare: pop, dance, EDM, R’n’B e musica elettronica in generale.
Non potevano quindi mancare le dimostrazioni degli stili di accompagnamento: ne ho scelte due. La prima è offerta dal negozio di strumenti musicali Muzykuj (Polonia).
La seconda rassegna di stili per l’accompagnamento è proposta dallo stesso Kevin André di cui sopra: l’arranger in questione è sempre CT-X5000.
Mike Martin, l’uomo di punta di Casio USA, ci propone il ora il video più divertente con il suo “unboxing” di CT-X3000 e CT-X5000.
E’ quasi impossibile fermare la vena oratoria di Mike Martin: concludiamo allora con il confronto serrato fra CT-X3000 e CT-X5000 redatto dallo stesso Mike.
Per concludere, ecco a voi il collegamento alla pagina ufficiale della serie CT-X su Casio Music Gear.
L’amico Filippo Liguori, animatore del gruppo Facebook Arrangers Italia, mi ha segnalato con entusiasmo la recente iniziativa denominata Sample Creator. L’idea alla base è quella di sfruttare groove audio per le parti percussive degli accompagnamenti e offrire quindi nuovi materiali compatibili con gli arranger Yamaha dove l’adozione degli audio drum permette di incrementare il tasso di realismo a livelli di resa dal vivo, in situazioni altrimenti non raggiungibili tramite i tradizionali drum kit MIDI.
Ecco le parole di Filippo, che riporto integralmente, dopo aver ottenuto la sua approvazione per la pubblicazione qui su Tastiere Arranger. Gli sono molto grato per questo.
Potremmo chiamarlo “amore a prima vista” anche se in questo caso il senso deputato ad esprimersi, sarebbe l’udito, ma questo conta poco. La frase rende l’idea di quanto accaduto.
Dopo aver assistito mercoledì 5 giugno alla prima uscita ufficiale della Sample Creator, mi sono subito accaparrato quanto ascoltato, portando a casa il primo pack prodotto dal mitico trio Amedeo Siotto, Ciro Capobianco e Maurizio Filisdeo. L’impressione era di quelle davvero entusiasmanti, un po’ come rifare l’unboxing della mia Yamaha Genos.
E non mi sbagliavo. Il lavoro svolto dalla Sample Creator è proprio orientato in questo senso. Non è solo aggiungere una mole impressionante di materiale sonoro (style riscritti per rendere la proposta ancora più attuale a quanto richiesto in un ambito pianobaristico estremamente professionale; loop audio elaborati, sincronizzati e processati in modo da spingere quasi come un ologramma batteristi e percussionisti fuori dalla tastiera, per materializzarsi al centro del mio studio; nuovi elementi drums One Shot per arricchire eventualmente i drum kit di fabbrica e nuovi suoni in SDF di basso e piano desunti da mitici strumenti che hanno fatto la storia della musica pop).
Già, non solo questo. Il lavoro della Sample Creator reinventa lo strumento, restituendomi sotto le mani una nuova entità.
Nuova sonorità, impressionante, profonda, attuale, ma in totale armonia con quanto preesistente nella mia Yamaha Genos (ma potrebbe essere anche una PSR-S970, una PSR-S975 o una Tyros 5, il discorso non cambia), così da dare modo, a chi ama personalizzarsi in modo maniacale il proprio strumento, di sfruttare tanto il pack nel suo meraviglioso assemblaggio, ma anche di attingere da esso le infinite risorse che offre combinandole a quanto dato di fabbrica da Yamaha nei suoi evolutissimi prodotti.
Perché, se è vero che l’immaginazione non ha fine, a volte bisogna fare i conti con scelte aziendali che orientano fortemente il sound e le possibilità musicali di questi strumenti.
Da oggi e per quanto riguarda gli arranger Yamaha, grazie alla Sample Creator, questo orizzonte si allarga talmente tanto da restituirci un panorama mozzafiato che prima non c’era.
E sapere che il mitico trio è già a lavoro per nuovi pack non fa che rendermi ancora più entusiasta.
(Filippo Liguori)
Potete rintracciare altre informazioni su Sample Creator sulla pagina Facebook oppure sullo specifico canale YouTube.
Dopo la presentazione del 5 giugno citata da Filippo, il trio Sample Creator ha annunciato che sarà messo a disposizione uno style gratuito in versione demo al fine di permettere il test personale sulle potenzialità di questi stili con audio drum.
Chi fosse interessato può inviare un messaggio a samplecreator@gmail.com specificando il modello della tastiera (Genos, PSR-S975, PSR-S970) ed il file info dello strumento.
Esplorando il web, il motore di ricerca (io uso abitualmente Bing e giammai Google, sapete che non mi piace seguire pedissequamente la massa), mi ha portato sul blog di Yamaha USA, dove ho trovato una discreta serie di approfondimenti (in lingua inglese) su Genos che passo a segnalarvi.
Cominciamo da una guida tutorial all’uso di AI Fingered per il riconoscimeno degli accordi in base alla diteggiatura. Il tutorial è fatto molto bene con dettagliate fotografie illustrative di ogni passo: l’autore è Gabriel Aldort, pianista alternativo. AI Fingered consente di suonare gli accordi con due, tre o quattro dita: ci pensa l’arranger Yamaha ad interpretare le vostre intenzioni musicali e lo fa analizzando in tempo reale lo svolgimento armonico del brano che state suonando. Un punto in più è la possibilità di suonare l’inversione del basso anche solo con due dita. Se sentite la necessità di rinfrescare la vostra memoria sui concetti di diteggiatura negli arranger, vi consiglio di rileggere la rassegna comparativa che avevo pubblicato tempo fa.
La tecnologia musicale odierna è figlia della ricerca, della sperimentazione e dei risultati del passato. Sin dagli anni 80, l’evoluzione degli strumenti digitali è in continuo divenire e il mondo delle tastiere digitali di oggi non sarebbe lo stesso senza l’esperienza di numerose aziende – prevalentemente italiane – che hanno contribuito a sviluppare e realizzare strumenti musicali sui quali sono state applicate le tecniche informatiche in via di diffusione su personal computer e affini. Fra tutte queste aziende, ce n’è una di cui non abbiamo parlato molto in questo blog, dato che la sua parabola originale ha compiuto il proprio ciclo di vita prima della nascita del blog delle Tastiere Arranger.
Si tratta di GEM (altrimenti detta Generalmusic) e vale comunque una particolare menzione.
Oggi affrontiamo insieme, dunque, un breve excursus sui principali prodotti di questa azienda, nella consapevolezza che quel marchio si è distinto nell’innovazione di diversi comparti: nei sintetizzatori (S2, S3, Equinox), nei pianoforti digitali (Realpiano PRO1, PRO2, Promega 2, Promega 3) e nelle tastiere con accompagnamenti. Ma solo quest’ultimo settore, guarda caso, rappresenta l’argomento di cui ci occupiamo in questo blog.
Le prime GEM della serie DSK
Serie DSK
GEM è un’azienda dalla lunga e vasta tradizione essendo nata nel 1890 per la produzione di fisarmoniche. Negli anni 60 e 70 si è affermata poi nel mondo degli organi elettronici e dei sistemi di amplificazione (marchiati LEM). Verso la fine degli anni ‘80, GEM ha cominciato ad occuparsi di tastiere portatili, prendendo le mosse dalla tecnologia proprietaria di accompagnamenti automatici che era stata realizzata per gli organi a consolle.
La prima serie disponibile sul mercato era connotata dalla sigla DSK, il cui modello di punta è stato DSK100. In caso di confronto con gli strumenti attuali, può far sorridere qualcuno il livello di ingenuità nei timbri e nelle specifiche tecniche ma, per i tempi, quello era davvero un buon inizio: la polifonia era di 16 note, 32 timbri erano disponibili per la parte Upper e altrettanti 32 per la parte Lower; il display era alfanumerico e non retro-illuminato, una sorta di proto-sequencer MIDI supportava song a quattro tracce; 64 erano gli stili di accompagnamento e 16 le locazioni di memoria disponibili per ritmi programmabili.
Altre variazioni della serie erano conosciute come DSK3, DSK4, DSK5, DSK6, DSK8 e DSK80.
Serie WS
GEM comincia a fare sul serio nel 1990 con la nascita della serie WS, il cui primo modello di successo WS2 entra nelle case di uno sterminato numero di giovani tastieristi. L’azienda sviluppa nuovi processori, internamente nei propri laboratori di ricerca di San Giovanni in Marignano, e introduce una nuova serie di campioni che, per l’epoca, rappresentano un notevole progresso. WS2 è la prima tastiera arranger con sequencer di cinque tracce e, soprattutto, un’unità per floppy disk per caricare nuove basi: prima di WS2 l’unico modo per accedere a dati esterni da una tastiera digitale era quella sfruttare le porte MIDI per collegare computer o lettori esterni, oppure ancora fare ricorso a costose schedine di memoria di tecnologia proprietaria.
La scocca di WS2 era accattivante ed era caratterizzata da una discreta schiera di pulsanti che permettevano di selezionare timbri e stili in modo rapido e intuitivo. Sin da questo modello, i progettisti GEM hanno fatto scuola con il disegno di strumenti che spiccavano rispetto la concorrenza grazie a forme più moderne e meno grezze. Oltre alla versione con 61 tasti, WS2 era disponibile in modalità compatta come expander. Il grande lavoro di promozione da parte di GEM e la nascente disponibilità di basi MIDI, realizzate specificatamente per questi strumenti, ne ha decretato il successo e la longevità: ancora pochi anni orsono, era possibile vedere musicisti nostalgici usarli dal vivo nelle serate di pianobar e nelle feste.
Altri modelli della serie sono stati WS1, WS3 e WS400.
GEM WS2
Serie WX/SX
Nel 1993 è la volta di una nuova serie di modelli arranger che vive il proprio esordio con WX2, la prima tastiera musicale al mondo con funzioni avanzate di karaoke. Era possibile leggere i testi delle canzoni sul piccolo display di bordo oppure su un monitor TV esterno e, per la prima volta, si potevano sperimentare letture di spartiti digitali. Anche la serie WX rappresenta un importante successo per Generalmusic che ne produce una versione pianistica ad 88 tasti (WX400) ed una a modulo di espansione senza tasti (WX Expander Plus).
Successive variazioni della stessa serie, sono nate con l’aggiunta all’architettura WX delle funzionalità da synth tipicamente presenti nella workstation S2: si presentano così sul mercato SX2 (61 tasti) e SX3 (76 tasti).
La grande intuizione del momento è quella di sostenere la vendita di questi arranger con una vasta produzione speciale di stili, basi MIDI e campioni da parte della GEM Software Division, divenuta poi Music Media Soft e i cui protagonisti sono ancora oggi presenti sul mercato in altre aziende come MLive. In quegli anni, il parco di strumenti in uso sul mercato è tale da convincere anche altre aziende indipendenti per la produzione di risorse musicali specifiche per gli arranger GEM.
Del resto le dimensioni dell’azienda sono notevoli: il numero di dipendenti sale a 400 e le capacità di investimento dimostrano la disponibilità di copiose risorse finanziare.
Generalmusic WX2
Serie WK
L’azienda romagnola continua a primeggiare nell’applicazione della galoppante innovazione tecnologica di quei tempi sugli strumenti musicali. Nel 1994 nasce la serie WK: sono modelli che molti tastieristi ricordano ancora oggi e che rappresentano la fase di maturità definitiva degli arranger marchiati Generalmusic.
Le novità consistono nella prima introduzione di un disco interno (Hard Disk) che permette di avere a disposizione immediata dal vivo il più ampio patrimonio di basi MIDI e stili aggiuntivi a bordo. Non solo: il valore dell’innovazione di WK era inoltre comprovato dalla presenza dell’armonizzatore vocale e alla possibilità di aggiornare il sistema operativo tramite floppy disk.
La serie WK viene prodotta fino al 2000 con diverse varianti (WK2, WK2 SE, WK3, WK4, WK6, WK8, WK1000 e WK2000) che offrono il segno di quanto siano stati apprezzati questi strumenti, la cui vita è stata prolungata negli anni successivi dalla diffusione dei moduli USB installabili autonomamente dai musicisti per sostituire i lettori di floppy disk divenuti obsoleti nel frattempo.
Generalmusic WK8
SK, Genesys e pianoforti digitali
I modelli di punta della serie WK furono riutilizzati come corpo base per realizzare altre tre serie di strumenti: dapprima la serie SK destinata a chi suonava sul palco e che quindi non necessitava di amplificazione di bordo e che piuttosto apprezzava la presenza di 76 tasti o 88 tasti pesati: nascono così SK76, SK88, SK760 e SK880.
Successivamente, giungono sul mercato i modelli Genesys, praticamente un modello WK rivestito di uno chassis innovativo e più accattivante, e con l’aggiunta (ancora una volta per la prima volta sul mercato) di funzionalità di trattamento di dati in formato audio, sia con lettore MP3/WAV sia con possibilità di registrazione audio sul disco fisso integrato, con lettore/masterizzatore CD e DVD. Purtroppo fu proprio il nuovo chassis la ragione principale delle difficoltà di vendita della serie Genesys: molto ingombrante e molto pesante. Generalmusic dovette correre ai ripari con il lancio di una variante più leggera e non amplificata (Genesys PRO) e che presentava per la prima volta un display a scomparsa. Non mancò l’edizione expander denominata Genesys XP.
La terza serie che riutilizzava l’architettura WK è quella dei pianoforti digitali, noti dapprima come PS e successivamente Genesys Ensemble, una categoria di prodotti in crescita e che ha suscitato un discreto interesse in tutto il mondo.
Generalmusic Genesys Pro
Tastiere per principianti
Accanto ai modelli di levatura superiore sinora citati, Generalmusic ha partecipato alla distribuzione di modelli elementari per principianti e che si diffondevano a macchia d’olio in tutti i negozi di strumenti musicali e nei supermercati. Stiamo parlando anche qui di un vasto numero di modelli economici: sono perlopiù riconoscibili dalle sigle CD, PK e GK.
La fine
Come noto, la storia di Generalmusic si è arenata nel 2011 con la procedura di fallimento che ha certificato una crisi di ricerca, sviluppo e marketing che si era affermata gradualmente dal 2008 in poi, complici diversi fattori, non ultimo la fuga dei cervelli migliori verso il centro R&D di Korg Italy a Osimo, oggi noto per la progettazione e produzione degli arranger professionali della serie Pa di Korg.
La recente rinascita del marchio Generalmusic da parte della finlandese SOUNDION non è incoraggiante, dato che sinora la nuova proprietà non ha ripreso alcunché degli strumenti di area arranger e si è concentrata prevalentemente sulla tecnologia Elka (acquisita da GEM nel 1989) e sul pianoforte Promega 2+ basato sul glorioso processore DRAKE.
Erano anni che mi frullava nel cervello. Era troppo tempo che ci giravo intorno. Poi la frenesia dei giorni nostri, le priorità giornaliere, i mille impegni prendevano il sopravvento e continuavo a suonare le mie tastiere sul vecchio e classico supporto a X. E così rimandavo la decisione di cambiare cavalletto. Eppure quante volte mi trovavo a suonare in condizoni di oscillazione, quasi un dispetto nei momenti in cui mi infervoravo sul suono di pianoforte tirando i miei migliori fendenti sui tasti per sfruttare la gamma dinamica del suono. Lo sapevo bene che quello che faceva per me era un supporto diverso. E così finalmente sono passato all’azione.
Il prodotto che ho trovato disponibile è quello distribuito da GEWA (società tedesca con produzione in Cina). E’ un modello universale che, essendo regolabile in lunghezza ed altezza, può essere usato per apparecchi acustici ed elettronici, tastiere e pianoforti elettrici: che la vostra tastiera abbia 61, 76 oppure 88 tasti, non importa perché questo supporto è in grado di essere adattato in lunghezza. La capacità massima di carico è di 50 kg, per cui non dovrebbero esserci limiti di utilizzo con gli strumenti a tastiera sul mercato.
Un aspetto importante è la possibilità di regolare le gambe del supporto in altezza: nel caso in cui non possiate agire sull’altezza dello sgabello o della sedia, vi permette di posizionare la tastiera alla distanza giusta da terra. Ricordate la regola aurea per suonare a lungo con efficacia ed evitando torcicollo, dolori cervicali e mal di schiena: il braccio deve essere sullo stesso piano della tastiera e parallelo rispetto il pavimento: se il braccio è troppo basso rispetto la tastiera, non sfruttate tutto il peso del corpo, se è troppo alto, il polso sarà in una posizione che vi renderà difficile suonare forte con le vostre dita. Questo cavalletto GEWA può essere facilmente richiuso e pesa 6,8 kg. Potete quindi piazzarlo in qualsiasi angolo della vostra casa e poi smontarlo per un facile trasporto nel caso dobbiate recarvi a suonare da qualche parte.
Io qui mi sto riferendo alla tastiera ma, capirete da voi che la forma a tavolino consente l’utilizzo di questi supporti anche per altri scopi: potete posizionare il mixer, un modulo arranger, il PC o altre console di controllo.
La solidità trasmette tranquillità e il modello GEWA si può trovare a meno di 40 Euro.
Naturalmente, ci sono altri prodotti equivalenti sul mercato: ad un prezzo comparabile c’è lo Stagg MSX-A1; invece il Quik Lok WS/420 si trova dai 55 Euro in su; il prezzo di Soundsation KS60 si aggira sui 59 Euro, mentre il Proel EL720 costa 75 Euro. Al top dei prezzi c’è il pregevole Koenig & Meyer 18950 che può raggiungere i 130 Euro. La qualità dei materiali, le possibilità di estensione, il peso e i costi di distribuzione fanno la differenza del prezzo.