Nel panorama degli strumenti musicali a tastiera, gli arranger si distinguono grazie alla presenza di una sezione di accompagnamenti automatici che permettono una larga scala di possibilità: suonare dal vivo da soli disponendo di una band “virtuale” o persino di un’intera orchestra che esegue a bacchetta quanto si desidera in un hotel, in una serata dal vivo, durante una celebrazione in chiesa o in occasione di una festa di matrimonio; inoltre un arranger permette di perfezionare la propria tecnica sui singoli brani per chi è già capace di suonare, imparare a suonare per i principianti, registrare le proprie performance, scrivere e memorizzare le proprie nuove composizioni. Tutti questi scenari possibili sono basati sulla sezione degli stili: cioè una serie di sequenze musicali – pattern – dove agiscono diversi strumenti (tipicamente due tracce per le percussioni, una per il basso e altre quattro per pianoforte, chitarre acustiche ed elettriche, organi, tappeti di violini, synth, sezione fiati, etc.). Voi suonate gli accordi e la tastiera arranger vi segue in tempo reale. Non è formidabile?
Il dominio di tutto quanto succede è sotto le vostre dita. Gli stili sono normalmente suddivisi in segmenti, così come le canzoni moderne: introduzioni (Intro), strofe e ritornelli (Main detti anche Variations) e gran finali (Ending). Non è tutto qui: c’è anche la possibilità di gestire i passaggi da una strofa al ritornello e viceversa (fill in), così come tutti gli stacchi (break) necessari per un’esibizione perfetta. Gli arranger più professionali consentono di agire sul mixer della sezione arranger: modificare i livelli del volume, escludere un particolare strumento dall’accompagnamento oppure sostituire i suoni con altri disponibili nella vasta tabella di timbri già presenti nella tastiera. In taluni modelli vi è persino concesso di registrare ex novo i singoli pattern. Alla fine, è possibile salvare lo stile modificato e ottenere così un accompagnamento nuovo, tutto vostro.








Beth, Annie e Robin – Malibu, 1997
Diego, Londra 2005
Enrico vive da musicista. I soldi e le certezze stanno alla larga. Tutte le sere piano-bar, la domenica i matrimoni e poi si spera sempre nei jingle pubblicitari per una radio privata. Quelli della radio sono simpatici ma sono il massimo della disorganizzazione. Chiamano sempre la mattina presto (che gli venisse un colpo: non sanno che Enrico ha finito di smontare gli strumenti alle 4 di mattina ed è arrivato a casa alle 5 suonate?). E poi vogliono la base per il jingle entro la sera stessa: sono spietati! Come se la creatività fosse comandabile a bacchetta. E’ solo pubblicità, dura trenta secondi, ma chi se ne importa: Enrico ci tiene a fare un lavoro come si deve. Che sia un salumificio, un mobilificio o un dentifricio. Il risultato deve essere di qualità.
Andrea – Firenze, 2009