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Suonare gli arranger

Nel panorama degli strumenti musicali a tastiera, gli arranger si distinguono grazie alla presenza di una sezione di accompagnamenti automatici che permettono una larga scala di possibilità: suonare dal vivo da soli disponendo di una band “virtuale” o persino di un’intera orchestra che esegue a bacchetta quanto si desidera in un hotel, in una serata dal vivo, durante una celebrazione in chiesa o in occasione di una festa di matrimonio; inoltre un arranger permette di  perfezionare la propria tecnica sui singoli brani per chi è già capace di suonare, imparare a suonare per i principianti, registrare le proprie performance, scrivere e memorizzare le proprie nuove composizioni. Tutti questi scenari possibili sono basati sulla sezione degli stili: cioè una serie di sequenze musicali – pattern – dove agiscono diversi strumenti (tipicamente due tracce per le percussioni, una per il basso e altre quattro per pianoforte, chitarre acustiche ed elettriche, organi, tappeti di violini, synth, sezione fiati, etc.). Voi suonate gli accordi e la tastiera arranger vi segue in tempo reale. Non è formidabile?

Il dominio di tutto quanto succede è sotto le vostre dita. Gli stili sono normalmente suddivisi in segmenti, così come le canzoni moderne: introduzioni (Intro), strofe e ritornelli (Main detti anche Variations) e gran finali (Ending). Non è tutto qui: c’è anche la possibilità di gestire i passaggi da una strofa al ritornello e viceversa (fill in), così come tutti gli stacchi (break) necessari per un’esibizione perfetta. Gli arranger più professionali consentono di agire sul mixer della sezione arranger: modificare i livelli del volume, escludere un particolare strumento dall’accompagnamento oppure sostituire i suoni con altri disponibili nella vasta tabella di timbri già presenti nella tastiera. In taluni modelli vi è persino concesso di registrare ex novo i singoli pattern. Alla fine, è possibile salvare lo stile modificato e ottenere così un accompagnamento nuovo, tutto vostro.

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I vecchi buoni arranger

Non tutti hanno un iPad per fare musica secondo percorsi cibernetici. Non tutti possiedono una DAW e migliaia di VST per creare musica nuova. Non tutti sono attratti dalle workstation per esprimere la propria creatività. Alcuni usano ancora i vecchi buoni arranger, che per qualche insondabile mistero restano ancora di moda da queste parti. Alcuni amano semplicemente suonare in casa, altri fanno karaoke con gli amici, altri lo fanno in pubblico; altri usano gli arranger per fare pratica e migliorare la propria tecnica, altri ancora li usano in modo professionale per oltre duecento serate l’anno. C’è chi li usa per scrivere canzoni. E altri ancora se li portano dietro in studio di registrazione. C’è chi si vergogna e, quando suona un arranger alla TV, lo nasconde in un mobile di legno. C’è chi ne è orgoglioso e lo sfoggia sul palco come un totem. Continua a leggere

Il rapporto 2011 di questo blog

Gli amici di WordPress.com hanno gentilmente preparato un rapporto sul traffico 2011 in questo blog dedicato agli appassionati di tastiere arranger. E’ stato un anno davvero importante e vi confesso che l’attenzione ricevuta da tutti voi lettori di questo piccolo spazio web ha rafforzato il mio entusiasmo.

In sintesi:

Risultati 2010 di questo blog

Grazie a WordPress.com ecco un sommario di come sono andate le cose nel blog tastiere.wordpress.com nell’anno 2010. Attenti: non sono parole mie, ma le ho ricevute da WordPress.
Cominciamo da un sommario sintetico che “fotografa” lo stato di salute di questo blog:

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Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati

Sommario

Dietro ognuna di queste storie, c’è una persona. E per ogni persona un aspetto o una caratteristica degli arranger workstation. In altre parole, storie cioè motivi che potrebbero stuzzicare la vostra voglia di suonare una tastiera.

Protagonisti del pianeta arranger

  1. Max Tempia
  2. Marcello Colò
  3. Giorgio Marinangeli
  4. Michele Mucciacito

Racconti originali

  1. Nessuno guarda il tastierista
  2. Con il pedale del sustain premuto
  3. Il capolavoro di Antonello

Storie autentiche

  1. Dave and Annie – New York (1983)
  2. Beth, Annie e Robin – Malibu (1997)
  3. Giovanni Giuffrida– Catania (2010)
  4. Francesco Massa – Reggio Emilia (2012)
  5. Steve McNally – Hudson (2012)
  6. Con un arranger in una casa di riposo e un nugolo di bambini – Torino (2015)
  7. Scott Bradlee & PostModern Jukebox  – Long Island, New York (2015)
  8. Danny Mitchell – Nashville, Tennessee (2015)
  9. Antony Spatola – Catania (2015)
  10. Marco Santonocito – Torino (2016)
  11. Forum Ketron – Italia ed altrove (2016)
  12. Pagina Facebook di Arrangers Italia (2017)
  13. La mia lista (2018) – My generation
  14. Eber Dimarti (2018) – Tastieropoli
  15. Giacomo Consentino (2019) – Catania
  16. Benn Jordan (2023) – Chicago, USA

Altre storie ancora

  1. Massimo – Napoli (2010)
  2. Sconosciuta – Roma (2008)
  3. Matteo  – Milano (2005)
  4. Andrea – Firenze (2009)
  5. Enrico – Torino (2006)
  6. Diego – Londra (2005)
  7. Tutti voi – Ovunque voi siate (2010 e anni a seguire)

Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati – 8 di 8

Ovunque voi siate, 2010 e anni a seguire

Tocca a voi, ora, scrivere la vostra pagina musicale. Chi siete, qual è il modello del vostro arranger, quali sogni avevate quando ve lo siete portato a casa la prima volta, con quale cura l’avete sistemato, quante notti ci avete passato sopra, quante volte siete riusciti a suonare in giro, quante serate siete riusciti a fare, oppure quante occasioni avete perso, quante canzoni avete suonato e quante vorreste poter suonare.

Un arranger è lo strumento più versatile e vi dà tutto quello di cui hai bisogno per creare esibizioni musicali a livello estremamente professionale. L’abilità di questa tipologia di strumenti vi consente un dominio totale sulle sequenze musicali in tempo reale e vi fornisce un controllo quasi illimitato sulle esecuzioni dal vivo. Un arranger vi offre quella flessibilità straordinaria che nessun altro tipo di strumento sul mercato è in grado di fornire.

E’ lo strumento ideale per un professionista che intende suonare veramente dal vivo, senza una band e senza fare finta di suonare. E’ lo strumento ideale per un musicista non professionale che vuole accrescere la propria qualità tecnica senza rinunciare al divertimento. E’ lo strumento ideale per un principiante per prendere confidenza con il mondo della musica e delle tastiere.

Se avete a disposizione un arranger workstation e avete la sensazione che potete farci qualcosa in più, bene allora questo blog è per voi. Ci ritroviamo prossimamente. Non abbiamo ancora cominciato e vi vedo già alzare lo sguardo verso la vostra tastiera. E’ ora di suonare.

La presenza di eventuali amplificatori a bordo vi permettono di trasportare facilmente il vostro arranger, mantenendo il tutto compatto in una sola unità. Vi potete portare la tastiera nel weekend o in un viaggio di lavoro: non occupano molto spazio nel bagagliaio della vostra auto. Approfittatene e buon divertimento!
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E, per finire, ecco per voi una bella jam sessions con due musicisti (uno dei due è Sandro Fontanella, deus ex machina di Ketron) che si misurano con due arranger workstation Audya.


Le storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati terminano qui. La storia precedente è qui. Grazie della lettura.

Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati – 7 di 8

Beth, Annie e Robin – Malibu, 1997

Sono tre grandissime amiche. Beth, Annie e Robin sono sedute insieme sotto un portico davanti ad un arranger a 76 tasti. Si sono divise la tastiera in tre split: Beth gira gli accordi, Annie si dedica alla parte di piano, mentre Robin si concentra sulla melodia. Ridono come pazze nel pazzo caldo estivo della California. La spiaggia lì vicina è fonte di distrazione ma la canzone sta venendo fuori troppo bene. Quando le tre ragazze si rendono conto che, con una voce giusta, questo motivo potrebbe funzionare, si lasciano andare dall’entusiasmo. Si abbracciano come bambine e decidono di festeggiare con una corsa sulla spiaggia. In effetti se lo sentivano quel giorno sotto il portico che This kiss avrebbe raggiunto la cima delle classifiche di vendita negli USA, che sarebbe stato premiato come il miglior singolo country del 1998 e che avrebbe lanciato una cantante come Faith Hill al successo internazionale. Quello che non potevano immaginare era che una ragazza italiana ne avrebbe fatto una versione italiana e che sarebbe stato anche questo un successo (se non lo sapete il titolo era Questione di sguardi e la ragazza italiana è Paola Turci).

In inglese si dice songwriting. Scrivere musica, raccontare storie ed emozioni scrivendo canzoni. Non c’è nulla di più interessante di un arranger per chi intende scrivere musica nuova. Sfruttando le sequenze e gli stili esistenti, è possibile risparmiare tutto il tempo per le operazioni ripetitive, avendo a disposizione maggior tempo per la parte creativa e senza correre il rischio di perdere l’ispirazione. Per non parlare della possibilità di ruotare sullo stesso giro di accordi, al fine di provare e comparare facilmente sviluppi melodici diversi e alternativi.

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Ed ora diamo spazio alla bellissima Faith Hill e al video originale di questa celebre canzone di successo negli States.

Non poteva ora mancare la traduzione italiana di Paola Turci, Questione di sguardi. Brava Paola, certo, ma l’originale (perdonaci) brilla di un’altra luce. Questione di punti di vista. 😉

7 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui).

Storie di uomini, donne, tirocinanti e artisti affermati – 6 di 8

Diego, Londra 2005

Te lo saresti immaginato di trovarlo in una sala d’incisione professionale? Eppure è lì, accanto ad un pianoforte acustico regolarmente scordato. Per ingannare l’attesa mentre il fonico sta cercando di microfonare la batteria (ma, diavolo, quanti microfoni ci mette?), tutti i musicisti litigano per giocare con gli stili di questo arranger che, a questo punto, diventa l’attrazione principale nella sala d’incisione. Ma poi, alla fine, seriamente ci mette le mani Diego il tastierista. Diego non scherza e passa in rassegna alcuni suoni di synth e rimane impressionato dalla qualità di alcune voci di lead molto espressivi. Te lo saresti immaginato che quando il fonico è pronto a registrare, si decide alla fine di tenere la traccia del synth dell’arranger? Era un suono troppo intenso, troppo ingenuo per lasciarselo scappare. Quelle note lunghe sembrano fatte su misura per il pezzo che dobbiamo registrare: ritocchiamo i filtri per rendere più efficace l’attacco e giochiamo sull’equalizzatore per farlo sentire nostro. E così è rimasto nel disco.

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Alcuni arranger possiedono un arsenale di suoni da annientare un’armata. Ai suoni di pianoforte acustico (a coda, verticale) e piano elettrico (Fender, Wurlitzer, CP80, Clavinet), i produttori affiancano tutti quelle voci che consentono di coprire il maggior numero di generi: percussioni, archi, legni, ottoni, synth e pad. Recentemente tutti i produttori hanno rilasciato splendidi suoni di chitarra negli arranger: c’è chi ha realizzato suoni campionati di una tale vicinanza all’originale da rendere impossibile l’accettazione che si tratti di un suono digitale; c’è poi chi ci ha messo anche il suono delle dita che scorrono sulle corde o del plettro che batte sul legno; senza dimenticare chi ha studiato gli algoritmi giusti per pilotare la chitarra ritmica direttamente da una tastiera a 61 tasti. Abbiamo già citato sopra la sezione Hammond. Più si sale di prezzo, più la qualità dei suoni è superiore e più si hanno a disposizione funzioni di personalizzazione dei suoni esistenti, se non addirittura la possibilità di importare nuove forme d’onda e quindi nuovi campioni.

E ora diamo spazio a Savvas Paraskevas, un bravissimo esecutore pianistico con il suo arranger Korg PA588. Dalla Grecia.

6 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui).


Storie di uomini, donne, tirocinanti e artisti affermanti – 5 di 8

Enrico – Torino, 2006

Enrico vive da musicista. I soldi e le certezze stanno alla larga. Tutte le sere piano-bar, la domenica i matrimoni e poi si spera sempre nei jingle pubblicitari per una radio privata. Quelli della radio sono simpatici ma sono il massimo della disorganizzazione. Chiamano sempre la mattina presto (che gli venisse un colpo: non sanno che Enrico ha finito di smontare gli strumenti alle 4 di mattina ed è arrivato a casa alle 5 suonate?). E poi vogliono la base per il jingle entro la sera stessa: sono spietati! Come se la creatività fosse comandabile a bacchetta. E’ solo pubblicità, dura trenta secondi, ma chi se ne importa: Enrico ci tiene a fare un lavoro come si deve. Che sia un salumificio, un mobilificio o un dentifricio. Il risultato deve essere di qualità.
E oggi deve realizzare questo jingle che annuncia l’apertura di una nuovo pub a Pinerolo, sulla strada per le Olimpiadi invernali. Accende il suo arranger, sceglie uno stile da pub-piano: parte l’introduzione e lascia andare l’ispirazione. Non c’è storia: l’atmosfera è quelle classica che tutti sanno riconoscere. Dalle vibrazioni del piano Honky Tonk sembrano uscire i rilievi fumosi e accoglienti di una birreria del secolo scorso nel sud degli USA. Il giro di basso alternato è instancabile e spinge nella direzione giusta. Enrico non ha molto tempo per consegnare il lavoro finito. Ma l’arranger ha fatto tutto il lavoro sporco ed Enrico si è potuto concentrare sulla creatività. Il pezzo è registrato in tempo reale. Due correzioni manuali su qualche nota leggermente in ritardo. E poi regola gli effetti, equalizza il tutto e registra in formato audio. Senza il suo arranger preferito, Enrico non sarebbe arrivato in tempo. Anche per stasera la mercede è garantita.

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Il risultato finale di una registrazione sul vostro arranger potrebbe essere un semplice “provino”, oppure la canzone grezza da portare in studio dando l’opportunità ad altri artisti di registrarvi sopra le parti: magari sostituendo il basso dello stile con una registrazione di un bassista vero e così via; se disponete di un arranger professionale, non escludiamo la possibilità di arrivare addirittura al prodotto finito, salvo l’aggiunta della voce e le operazioni finali di compressione, equalizzazione e masterizzazione.

E ora diamo il bentornato a Tommy Johnson: questa volta ci delizia con Night Train!

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Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati – 4 di 8

Andrea – Firenze, 2009

Il mio amico Andrea è oggi un uomo sposato ed ha una famiglia. I suoi due figli sono già indipendenti e gli lasciano un pochino di respiro e di tempo libero, specialmente la sera dopo una dura giornata in ufficio. Ed è in quei momenti che Andrea trova il tempo che non aveva avuto quindici anni prima. Quando avrebbe voluto dedicarsi alla musica, mentre il lavoro, la nuova famiglia, la casa e il mutuo da pagare gli avevano assorbito tutte le energie. Ora sente che è un pochino tardi per riprendere. Ciononostante c’è qualcosa che può ancora fare. Si chiude nella sua stanza, accende l’arranger personale e ritorna un ragazzo. Meraviglia e stupore per che cosa esce dallo strumento. Sa di avere sotto le mani uno strumento professionale di altissimo livello, sa di non essere un musicista professionista all’altezza dello strumento, sa che di aver rinunciato a molto per la sua famiglia. Non è pentito. Anzi. Non cambierebbe nulla nella sua vita. Tuttavia ora è giunto il momento di una pausa, il momento di tonificare lo spirito suonando il repertorio di Antonio Carlos Jobim come Dio comanda. Quello che di cui ha bisogno è un suono di qualità professionale e funzioni avanzate per creare musica in modo completo.

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Ovviamente ci sono arranger per ogni tasca e per ogni livello di qualità.
Escludendo i modelli “da supermercato”, le cui caratteristiche tecniche le rendono più simili ad un giocattolo che ad uno strumento musicale, possiamo generalizzare raggruppando gli
arranger in tre categorie: le ammiraglie, i modelli della fascia media e i modelli per i principianti (entry-level).

  • Le ammiraglie ovviamente sono strumenti di altissima qualità e contengono suoni di qualità professionale pronti ad essere usati persino in uno studio di registrazione: per questa categoria di tastiere, qualcuno ha coniato una definizione nuova: workstation con arrangiamenti.
  • I modelli di fascia media sono rivolti ad una clientela esigente, il cui ambito è l’esibizione dal vivo o l’uso casalingo, mantenendo comunque uno standard di qualità molto elevato.
  • Non è escluso che nell’ambito entry-level si possano trovare arranger la cui tavolozza sonora sia particolarmente vivace ed appetibile: tuttavia, per contenere il prezzo, il numero di funzioni è ridotto, soprattutto le possibilità di personalizzare i suoni o gli stili sono diminuiti.

Ed ora, godiamoci la registrazione da parte del mitico Rico (una celebrità nel web) di Desafinado di Antonio Carlos Jobim, con la fidata  Tyros 4.

4 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui)