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Max Tempia, toro scatenato nella comunità degli arranger (parte 2 di 3)

Coloro che si sono persi la prima parte dell’intervista a Max Tempia possono leggerla qui. Oggi continuiamo il resoconto con la seconda frazione. Nei prossimi giorni seguirà la terza e conclusiva parte di questo racconto.

Re’: Max, raccontami di come e quando nasce Korg Italy.

Max: C’era questo grande progetto in piedi lanciato da Jürgen Schmitz e Francesco Castagna: stava per arrivare Pa80. La prima tastiera studiata e realizzata completamente in Italia e parte col botto avendo ereditato la generazione dei suoni del Triton. Pensa, aveva persino un registratore digitale a 4 tracce, ma non era accessibile da pannello. Pa80 era multi-tasking e questo per Korg ha rappresentato una innovazione importante: se non avevi il multi-tasking non avevi niente, dovevi suonare mentre caricavi altre cose. C’era il doppio sequencer. Era una gran bella macchina per quei tempi. Certo se la provi oggi, puoi notare il distacco dalla tecnologia attuale: ma a quei tempi, non c’era proprio nulla da dire.

Max Tempia presenta Korg Pa80 nel 2000

Max Tempia presenta gli arranger Korg nei primi anni duemila

Re’: I materiali erano meno nobili rispetto i3 e i30.

Max: Plastica. Stampo e plastica. E’ vero, qualcuno storceva il naso; però pesava di meno e, soprattutto, suonava meglio. Pa80 ha venduto tantissimo. Ha avuto un successo unico, straordinario e senza confini. Tu non ti puoi immaginare le vendite che la giapponese Korg ha realizzato grazie a quell’arranger Made In Italy. A realizzare gli stili, oltre al me, c’erano Gabriele Pavani di Pordenone (che si occupava di dance e liscio, che connubio, vero?) e poi gli stessi del Voicing Team internazionale con altri musicisti occasionali che trovavo in giro. La maggior parte del repertorio era destinata al mondo tedesco ed italiano. Un mercato in grande crescita era quello spagnolo: mi occupavo io di quegli stili, dato che ero anche il dimostratore Korg ufficiale per la Spagna. Abbiamo creato anche gli stili mediorientali che ci ha aperto le porte di continenti nuovi: ad essere onesti, non eravamo stati i primi, GeneralMusic già faceva stili per quel mondo prima ancora di Korg. Io ero il responsabile del repertorio completo degli style: il checkup finale della macchina era tutto sulle mie spalle. Ci ho lavorato parecchio.

Re’: In effetti gli arranger Korg erano rinomati rispetto la concorrenza per l’affidabilità del software e degli stili.

Max: Il collaudo finale era fondamentale. Eravamo in tanti e facevamo un gran lavoro. Anche le altre case avevano un Voicing Team internazionale. Del resto, il primo era stato quello di Roland: da lì era partito tutto. Ora questi team creativi sono scomparsi: le aziende hanno cambiato direzione. Oggi quello stile di lavoro creativo di gruppo si è un po’ perso. Ma, tornando a Pa80, erano numerose le innovazioni tecnologiche: pensa montava un disco a stato solido SSD che oggi è molto diffuso ma, in quegli anni rappresentava una grande novità.

Re’: Pa80 è poi evoluta in Pa1X con cui Korg è tornata a produrre arranger con una scocca robusta e tasti semi-pesati. andando ad accontentare i nostalgici di i3 e i30.

Max: Sì, abbiamo continuato a lungo sulla strada dell’innovazione. Pa1X è stato un importante passo in avanti che però ha raggiunto la pienezza con la generazione successiva, quella piattaforma comune fra Pa2X e Pa800 con cui Korg ha raggiunto il vertice di crescita nella propria storia di produttore di arranger. Quel progetto è ancora credibile oggi, a distanza di molti anni: e non è per nulla sorprendente il vasto numero di musicisti che ancora oggi si esibiscono e si guadagnano la vita suonando Pa800. Credo che, da allora, Korg sta di fatto lavorando di cesello e precisione per migliorare quella piattaforma, ma la base è sempre quello stesso progetto.

Re’: La tua storia con Korg è stata bellissima: ma come tante belle storie anche questa ha avuto la sua fine.

Max: Vedi, dopo tanti successi con Korg, c’è stato un periodo di cambiamento. Le tastiere con accompagnamenti non garantivano più le vendite di prima. E’ cambiato il distributore nazionale: da Syncro siamo passati ad Eko. Molti equilibri sono andati a cambiare. C’è stato un raffreddamento generale dei centri R&D in Italia. Chi l’ha smantellato, chi ha spostato tutto in Germania ad Amburgo. Anche Korg Italy ha perso progressivamente il peso che aveva avuto in quegli anni. Non solo gli arranger ma anche le worstation hanno cambiato fisionomia. A dire il vero, la mia conoscenza con Casio risaliva a molti anni prima, alla presentazione del primo pianoforte Celviano: avendo Casio lo stesso distributore nazionale di Korg, cioè Videosuono, fui chiamato a presentare il primo Celviano. Devi sapere che Casio aveva già il sistema per togliere il canto la parte centrale agendo sulle fasi di un base audio. E poi Casio aveva creato una spettacolare chitarra MIDI e anche il sax MIDI con l’altoparlante sulla campana, la batteria con i pad. In quegli anni, potevi confrontarti con tutte le aziende concorrenti, ma non potevi fare il nome di Casio: tremavano i muri. Casio aveva già allora una forza tecnologica impressionante. Erano già presenti nella micro-circuitazione, esperienza fatta su calcolatrici e orologi e che poteva essere adottata ora sugli strumenti musicali. Non è un caso che il primo campionatore è stato fatto da Casio. La storia della chitarra MIDI era emblematica: era un’ottima chitarra di liuteria e questo la dice lunga. A differenza della chitarra e dei pickup di Roland, Casio aveva molto meno ritardo e aveva un synth interno. Non ti nascondo che, molti anni prima, per programmare molti stili della Korg i3, io ho utilizzato quella chitarra lì. Poi certo, dovevi fare grandi pulizie dei messaggi MIDI, perché nella registrazione ti tirava dentro di tutto. Ma, ragazzi, erano i primi anni novanta! Non è insolito per me osservare come in Casio si stanno ritrovando molti personaggi dei grandi Voicing Team: sarà per un caso fortuito, ma io come Jerry Kovarsky, Mike Martin, Cristian Terzi, Nicolas Vella, Ralph Matten stiamo dando indicazioni a Casio e da un po’ di tempo. Non è ancora una storia strutturata: ci stiamo autoalimentando, ci stiamo preparando al futuro.

(Continua prossimamente)

Max e Paola, prima dell'intervista e prima della partita allo stadio Grande Torino

Max e Paola, prima dell’intervista e prima della partita allo stadio Grande Torino

Musik Messe 2016: lo stand Casio

Casio MZ-X500 e MZ-X300 al Musik Messe 2016

Casio MZ-X500 e MZ-X300 allo stand Casio dle Musik Messe 2016

Circolando virtualmente da uno stand all’altro in questa fiera di Francoforte, siamo giunti ora a verificare insieme quali arranger siano presenti allo stand Casio. In effetti, troviamo qualcosa anche se non si tratta di una novità autentica, ma della presentazione fisica al mercato europeo della coppia MZ-X500 e MZ-X300 già vista al Winter NAMM dello scorso gennaio. Rispetto le previsioni di tre mesi fa, questi strumenti hanno visto un discreto rialzo delle quotazioni sul mercato: il fratello maggiore è salito di 50 Euro circa ed è arrivato a 990 Euro, mentre il fratello minore ha conosciuto un balzo più accentuato (da 692 a 799 Euro): sarà un segno positivo per Casio, un po’ meno per le tasche dei potenziali clienti. Ma non preoccupatevi: se questi strumenti dimostreranno di valere quel prezzo, credo che anche chi li acquisterà non potrà lamentarsi.

I nuovi arranger Casio si fanno apprezzare esteticamente e per la presenza di uno schermo video che richiama l’usabilità presente sui modelli di pianoforti Privia più recenti. La generazione sonora è una novità Multi-Expressive Integrated (MXi) e spero di poterli provare di persona per sincerarmi dei progressi raggiunti dal produttore giapponese, del quale abbiamo riportato un’interessante storia qualche mese fa in questo blog.

A chi ne volesse sapere di più di MZ-X500 e MZ-X300, consiglio la lettura del report pubblicato da MusicOff e firmato dall’amico Riccardo Gerbi.

Ed ora ecco una breve dimostrazione che arriva fresca fresca dal Musik Messe, peccato sia in lingua teutonica: noi concentiamoci sui suoni e sulla musica!

Winter NAMM 2016: le conclusioni

Winter NAMM 2016

Winter NAMM 2016

Si sono chiuse domenica scorsa le porte della fiera invernale del NAMM, edizione 2016. Ancora una volta è stata l’occasione per presentare le proprie novità da parte delle aziende e quest’anno erano presenti 1700 realtà fra produttori di strumenti musicali, impianti audio e luci, software, dispositivi per la registrazione, scuole di musica e così via.

Nei giorni scorsi, in questo blog, abbiamo puntato i riflettori sui vari stand andando ad illuminare le novità specifiche del comparto degli arranger. E abbiamo costatato insieme come le autentiche novità riguardavano direttamente due soli stand: Yamaha e Casio.

In quest’ultimo sono apparsi due strumenti-fratelli (vi ricorda qualcosa?) denominati MZ-X500 e MZ-X300. Apparentemente questo duplice annuncio sembra dire finalmente qualcosa di nuovo da parte di questa casa giapponese della quale – si sa – da quasi dieci anni le migliri risorse nella ricerca e nello sviluppo sono dedicate ad altri prodotti (in primis pianoforti digitali) a scapito dei nostri vecchi e amati arranger. Questo cambio di direzione ci fa ben sperare: torneremo qui ad approfondire l’argomento presto, per capire meglio.

Presso lo stand Yamaha è invece apparso un nuovo pianoforte digitale con sezione arranger e noto come DGX-660. Yamaha continua a macinare l’aggiornamento dei propri modelli con regolarità e, negli ultimi otto mesi, ha praticamente rinnovato tutto il parco dei modelli dotati di accompagnamenti automatici (serie PSR): il prossimo turno toccherebbe al successore di Tyros5. Ma credo che passerà ancora un po’ di tempo prima di vedere qualcosa di concreto.

Ecco il dettaglio di ciascun produttore:

Come negli anni passati, Ketron non ha partecipato alla fiera nordamericana.

E con questo dovrebbe essere tutto, salvo errori od omissioni. A presto!

Affollamento all'ingresso della fiera Winter NAMM 2016

Affollamento all’ingresso della fiera Winter NAMM 2016

 

Winter NAMM 2016: Casio alza il sipario su MZ-X300 e MZ-X500

Casio MZ-X300 e MZ-X500

E si vede che questa è la stagione di nuovi arranger. Dopo l’annuncio di Yamaha DGX-660 di cui abbiamo scritto ieri qui in questo blog, ora è il turno di Casio che ne presenta addirittura due. Vanno a rinnovare la vecchia serie MZ: MZ-X300 e MZ-X500.

Questi arranger offrono una rivisitazione dei suoni Casio e un rinnovato repertorio di stili che sono curioso di ascoltare, per capire quanto il produttore giapponese stia investendo per soddisfare i musicisti che si avvalgono degli stili automatici. Da tempo mi chiedo infatti quando Casio riuscirà a colmare il gap dagli altri produttori di strumenti arranger, così come ha già fatto nel comparto dei pianoforti digitali.

I 61 tasti sono leggeri ma il disegno è di tipo pianistico. Gli amplificatori di bordo sono pronti ad offrire un buon risultato con 20+20 Watt. Il fratello maggiore MZ-X500 vanta 1.100 suoni di fabbrica e 330 stili, mentre il fratello minore MZ-X300 propone 900 suoni e 280 stili. Entrambi i prodotti si segnalano per le 128 note di polifonia, la presenza di un processore effetti e la capacità di equalizzare a 4 bande. E’ interessante osservare come lo schermo LCD 5,2″ sia a colori.

Sul pannello di MZ-X500 sono disponibili 16 grandi pulsanti multi-pad utili per richiamare suoni o campioni personali, avviare frasi musicali, suonare percussioni in tempo reale o dare il via a melodie addizionali. A ciascuno dei 16 pulsanti è possibile assegnare una progressioni di accordi, aumentando così le possibilità di controllo da parte dei musicisti: in effetti, la possibilità di rinviare la sequenza di accordi alla sezione arranger, consente di liberare la mano sinistra per chi suona che può così dedicarsi ad un’esecuzione strumentale sulla tastiera in modo completo con entrambe le mani.
MZ-X300 ha soltanto 4 multi-pad.

Casio MZ-X500

Casio MZ-X500

MZ-X500 si presenta con una brillante scocca blu con accenti più scuri, mentre MZ-X300 è tutta nera. Le nuove tastiere saranno disponibili nei negozi USA a partire da marzo 2016 con un prezzo di 1.099 e 1.499 dollari rispettivamente.

Casio MZ-X300

Casio MZ-X300

Se conoscete l’inglese, potete consultare la pagine web ufficiali MZ-X500 e MZ-X300 oppure dare una sbirciatina al manuale PDF in anticipo.

Nel frattempo possiamo ascoltare una rapida presentazione di Rick Formidoni dallo stand Casio al Winter NAMM 2016.

Torneremo prossimamente qui, in questo blog, ad approfondire la conoscenza di questi due modelli di arranger.

Arranger misurati per piccoli budget

Musicoff 1

Cari amici di tastiere.wordpress.com, a chi fra di voi non dispone di un budget elevato di spesa, ma è comunque interessato a procurarsi un arranger (per le proprie composizioni musicali, per divertisti in ambiente casalingo o per impratichirsi sullo strumento), oggi suggerisco una piccola guida su come muoversi nel mondo degli strumenti a buon prezzo: fate clic qui  http://www.musicoff.com/articolo/workstation-arranger-low-cost e godetevi la lettura di questo articolo, testé pubblicato sul portale di MusicOff luogo di incontro della grande comunità online dei musicisti.

 

Come Casio ha dato vita alla rivoluzione digitale nel reggae

Questo articolo è la traduzione italiana di un interessante scritto di James Trew uscito sul prestigioso sito Engadget nel mese di dicembre 2015. Per chi non lo sapesse, Engadget è un famoso blog e podcast multilingue su tecnologia ed elettronica di consumo. E qui James ha scritto una grande storia su come una piccola tastiera digitale abbia influenzato il mondo della musica. Ho pensato quindi che fosse una buona idea far conoscere questo scritto ai lettori italiani e a tutti gli appassionati suonatori di arranger che non conoscono l’inglese. Potete leggervi l’articolo originale in lingua inglese o leggervi gli altri articoli di James Trew, che ringrazio di cuore per avermi concesso di tradurre il suo avvincente racconto per tastiere.wordpress.com.

Casiotone MT40 è stata lanciata nel 1981: quattro anni più tardi avrebbe cambiato il reggae per sempre
Casiotone MT40 è stata lanciata nel 1981: quattro anni più tardi avrebbe cambiato il reggae per sempre

La vera storia dietro il mistero del riddim Sleng Teng

Che cosa sapete di Casiotone MT40? Se pensate che sia stata una piccola e insignificante tastiera, vi state sbagliando della grossa. Chissà se mai ne avete posseduta una uguale. Questo arranger primordiale è stato lanciato sul mercato nel 1981 e prevedeva 37 tasti, 22 suoni di strumenti diversi, sei ritmi di bordo e una mini pulsantiera dedicata al suono del basso. Costava 150 dollari circa: tenendo conto dell’inflazione, oggi sarebbe in vendita ad una cifra che si aggira intorno ai 400 dollari (NDT: 364 Euro circa).

Sotto una scocca di plastica di colore beige, MT40 nascondeva un segreto: un’anima rock che, una volta rivelata al mondo, ha avuto un grande effetto sulla musica popolare per i venti-trenta anni successivi. In particolare, in MT40 si celava il pattern di uno stile di accompagnamento che è diventato il padre dello Sleng Teng cioè di uno dei riddim fondamentali nella musica reggae e ha ispirato numerose imitazioni traghettando questo genere di origine giamaicana nell’era digitale. Come lo Sleng Teng sia diventato un riddim molto noto è ben documentato dalla storia, ma le cause originali si confondono con il mito. Qui vi raccontiamo la storia vera, di come Casio MT40 sia diventata la tastiera più influente di questo genere.

Per chi non lo conoscesse, ecco a voi lo stile originale, quello che ha iniziato tutto.

Se avete già sentito una storia sullo Sleng Teng, probabilmente si tratta della versione più diffusa: e cioè Casio aveva inserito su MT40 uno stile per poter suonare il brano Somethin’ Else di Eddie Cochran, ma chi lo aveva programmato non sembrava aver rispettato a fondo i canoni del repertorio. Quel ritmo elettronico è stato poi ripreso in tempi successivi, a metà degli anni ottanta, dagli artisti reggae Noel Davy, King Jammy e Wayne Smith. I tre hanno usato quello stile come linea del basso per il singolo del 1985 Under Mi Sleng Teng (un inno insolito di denuncia dei pericoli delle droghe) e il resto – come si suole dire – è storia.

La maggior parte di questa versione dei fatti è vera, ma in essa si mescolano diverse leggende metropolitane. Il pattern originale non era affatto basato sulla pista di Eddie Cochran. E nemmeno era (come altri hanno ipotizzato) un facsimile di Anarchy in the UK dei Sex Pistols. Anche se il pattern Casio condivideva alcuni elementi di entrambi i brani, la musicista ed ingegnere del suono Hiroko Okuda ha smentito categoricamente, dichiarando in modo esplicito che quei brani non avevano niente a che fare. La signora Okuda può dirlo con cognizione di causa, visto che lei in persona aveva creato quello stile per l’arranger Casio. E’ probabile però che Okuda non dica tutta la verità e mantenga una traccia di riservatezza sulla parte più inaspettata della storia dello Sleng Teng.

Hiroko Okuda ha collaborato con Casio dal 1980, subito dopo la laurea in musicologia presso il Tokyo Kunitachi College of Music. E MT40 fu il primo progetto su cui è stata coinvolta. Sebbene sia stata lei a creare quello stile rock, a quei tempi Okuda non aveva idea di dove provenisse la voce di Eddie Cochran, o perché fosse uscito così persistente nel ritmo preset. E poi, nelle interviste successive, Okuda ha sempre tenuto a sottolineare che la maggior parte delle persone dava per scontato che lo stile Casio fosse stato preso fuori dal contesto musicale di King Jammy e compagnia. E tutto questo dà alla storia la metà del suo fascino: il caso di una ritmica rock usurpata che ha dato vita al riddim più portentoso del reggae. Ma, ancora una volta, la verità è più singolare della leggenda.

Noel Davy, che possedeva la tastiera utilizzata per Under Mi Sleng Teng, in realtà avrebbe voluto acquistare un sintetizzatore Yamaha DX7 (di gran lunga superiore), ma non poteva permettersi quel prezzo. E’ così di è dovuto accontentare della tastierina MT40, tecnicamente non un sintetizzatore (i suoni di fabbrica non erano modificabili). Probabilmente, se Davy fosse stato in grado di permettersi il DX7, lo Sleng Teng sarebbe rimasto bloccato per sempre dentro i circuiti di MT40.

Dicevamo che Okuda sembra nascondere una parte di verità nel suo racconto. Infatti, prima di lavorare per Casio e, quindi, prima di programmare gli stili della MT40, lei era un’appassionata del reggae e lo ascoltava avidamente durante gli anni dell’università. Okuda ha persino scritto la sua tesi di laurea su questo argomento: “Credo che ci fosse qualcosa del reggae in quel ritmo (Sleng Teng). Ricordo di essere stata colpita dal fatto che ciò che ho ascoltato per lungo tempo tutti i giorni, sembrava emergere nel mio lavoro”. Questa dichiarazione provoca un quesito interessante: quel pattern di MT40 era la gallina o era l’uovo? Okuda ha introdotto inconsciamente quella piccola sfumatura di reggae nel giro di basso, causando la successiva scoperta di King Jammy e di Noel Davy e determinando il suo destino oppure è stato piuttosto un piacevole incidente?

MT40

Subito dopo l’uscita sul mercato, il singolo Under Mi Sleng Teng ha seguito una strada propria. Era comune in quegli anni il fatto che diversi cantanti reggae – confusamente chiamati Deejays al tempo – registravano e pubblicavano le proprie creazioni musicali sfruttando i riddim più popolari. Lo Sleng Teng sarebbe presto diventato così famoso e così influente nella musica di ispirazione giamaicana: si stima che più di 250 album sarebbero stati rilasciati sfruttando quel ritmo nel corso degli anni che seguono. Molti di loro sulla stessa etichetta (Jammy) e spesso senza fin tropee variazioni musicali rispetto dall’originale, come è ben illustrato nella sequenza di brani che segue.

In breve tempo MT40 è diventata la prima tastiera Casio a diventare un oggetto di culto fra i musicisti e lo Sleng Teng venne presto esteso verso altri generi. Anche nell’hip-hop è diventato un uso abbastanza comune quello di fare impiego dei suoni e ritmi Casio. Un esempio: Reggae Joint dei 2 Live Crew nel controverso album del 1989 As Nasty as They Wanna Be. Quegli anni non erano poi così lontani da quando quelle radici avrebbero attraversato l’Atlantico per fruttificare a proprio modo nella fiorente scena rave nel Regno Unito – mostrandosi in classici come Way in My Brain degli SL2 o nel remix dei Prodigy fatto da Moby in Everybody in The Place, tra gli altri (sì, c’era un tempo in cui Moby lavorava remixando i Prodigy e nessuna di quella musica suonava così come quella che fa oggi).

Tutti sappiamo che la musica ha iniziato seriamente il passaggio al digitale negli anni ’80. Lo Sleng Teng è schizzato così dentro il lessico musicale negli stessi anni in cui un fatto analogo è accaduto al suo lontano cugino, l’Amen Break – un campione di percussioni della durata di sei secondi e riutilizzato in una infinità di canzoni hip-hop influenzando fortemente il fenomeno del Drum and Bass. Non sorprende che questi due pattern musicali si siano incontrati in più di un’occasione nel corso degli anni. Come l’Amen Break, l’impatto dello Sleng Teng era duplice: non solo erano entrambi immediatamente riconoscibili, erano anche facilmente accessibili: il campione Amen Break era liberamente scambiato, mentre gli stili di Casiotone MT40 erano disponibili a tutti. Erano i primi fenomeni tangibili di democrazia introdotta nel fare musica: tutti potevano registrare, non era più necessario ricorrere ad artisti blasonati e ad attrezzature costose. Ora, chiunque con un microfono, una tape machine, una modesta tastiera o un campionatore avrebbe potuto costruire i propri riddim a livello professionale.

Chi pensa di essere troppo giovane per poter essere stato interessato dai toni vellutati di Casio MT40 si sbaglia. La pulsazione ritmica dello Sleng Teng ha penetrato tutta la cultura pop da allora fino ai giorni nostri. Forse lo avete sentito in uno spettacolo televisivo oppure durante una recensione di un nuovo album. Forse la vostra prima esperienza di ascolto dello Sleng Teng è avvenuta nella colonna sonora del videogioco Saints Row IV, oppure durante una partita con Mix DJ Hero. Forse lo avete sentito tramite uno dei molti brani moderni che lo hanno remixato o nascosto dentro ad un cuscino in vendita sul web. Per tutti c’è stata un’occasione di incontrare lo Sleng Teng sulla propria strada: ha talmente permeato la musica, che è impossibile averlo evitato.

Ma che cosa ha portato quel giro di basso e percussioni di pochi secondi da una tastiera economica nel 1981 al fatto di essere ancora così rilevante al giorno d’oggi? La migliore risposta può essere data da una nuova generazione di musicisti, che ancora oggi utilizzano la Casio MT40 per fare musica. Ad esempio il mago francese delle tastiere Manudigital lo ha fatto, prolungando la vita dello Sleng Teng dalle radici originali di Casio ai giorni nostri. Manudigital ha dichiarato ad Engadget “Il lato magico della creazione musicale è che non hai bisogno di molto per fare cose davvero buone… MT40 è così semplice da usare, ma altrettanto efficace e potente da sorprendermi sinceramente”.

Come tutte le leggende più fortunate, il riddim dello Sleng Teng ha chiuso il cerchio. Gli artisti di oggi potrebbero essere troppo giovani per conoscere l’originale o la tastiera in cui tutto ha avuto inizio, ma è un fatto che il loro viaggio musicale li conduce proprio lì. E quando arrivano al punto, questo ritmo ispira le loro nuove composizioni e – come dimostrano i filmati sul canale Youtube di Manudigital – possono anche creare collegamenti inaspettati con artisti di quell’epoca originale in modo del tutto nuovo. La Casio MT40 non è soltanto una novità retrò: è di più, è un ponte musicale fra diverse generazioni, seppur in plastica beige.

Malgrado tutto il polverone fatto circa lo Sleng Teng, il rock originale che ha generato quello stile è rimasto esclusivo per MT40 (Casio ha ritirato quella tastiera dal mercato dopo circa un anno). Per molti anni, l’azienda giapponese non ha mai pensato di incrementare le proprie vendite riproponendo quello stile su altri strumenti. Fino ad ora, naturalmente. Casio continua a progettare e realizzare nuove tastiere, e infine, dopo tutti questi anni, lo Sleng Teng è tornato in vita nella sua casa spirituale: si vedano i modelli di minitastiere Casio SA-46 e SA-76. Stavolta, però, quel vecchio stile ha un nuovo nome: non è più il preset Rock ma è stato ribattezzato in MT40 RIDDIM.

riddim

Okuda, la madre involontaria dello Sleng Teng, ha un colpo di scena finale per confermare quanto il suo famoso riddim mantenga un’aura enigmatica. Nonostante abbia dichiarato ad Engadget che le voci su Eddie Cochran e i Sex Pistols fossero false e, come abbiamo visto sopra, le influenze reggae fossero presenti, tuttavia ha di fatto ammesso che quello stile era basato su una autentica traccia rock: un brano di rock britannico degli anni ‘ 70 è tutto quello che ci ha concesso di sapere: “Potreste immediatamente riconoscerla quando ascoltate con attenzione quella canzone.” (NDT: Il mistero continua).

Casiotone MT40 l'arranger primordiale
Casiotone MT40 l’arranger primordiale

Musikmesse 2015: lo stand Casio

Se c’è un produttore di strumenti musicali piuttosto abbottonato e avaro di informazioni, questo è Casio. Se c’è un produttore musicale che ha un listino sterminato dove prodotti nuovi, futuri e anche obsoleti si mescolano, questo è Casio. Se c’è un produttore musicale che riesce a pubblicare informazioni tecniche, foto e dettagli di di prodotti che ancora non esistono, questo è Casio. Non ci si raccapezza più. Sul sito ufficiale del MusikMesse 2015, Casio promuove come prodotto nuovo WK-7600 sebbene non sia proprio una novità. Altrove, sul web, Casio è attivo promuovendo un nuovo arranger, WK-245 ma, non siamo in grado di confermarvi se quel prodotto sia presente allo stand Casio in questi giorni. Del resto, a parte la pagina istituzionale, non si trovano riscontri in circolazione.

Perdonatemi, non so cosa dirvi di Continua a leggere

Winter NAMM 2015: lo stand Casio

Come noto, lo stand Casio si è dedicato sostanzialmente alla promozione del pianoforte digitale PX-860, il cui suono classico riporta alle origini genuine del pianoforte acustico originale da cui è stato campionato e, soprattutto, di XW-PD1 Groove Center, un oggetto compatto che include una drum machine, un campionatore, uno step sequencer e un sintetizzatore.

Fra gli ospiti dello stand Casio in questo Winter NAMM 2015, è doveroso citare la celebrità di Stevie Wonder e di Steve Weingart con l’aggiunta dell’apparizione del giovane RoShon di cui abbiamo già visto qualcosa in questo blog.

Per venire all’argomento di nostro interesse, possiamo assistere insieme a Continua a leggere

CTK-2090: una tastiera per ragazzi (e per il divertimento)

Casio CTK-2090

Casio CTK-2090

Oggi vi voglio segnalare un piccolo arranger dotato di campionatore e destinato ai ragazzi più giovani, perché si possano divertire con il rap e con le pratiche più diffuse nell’ambito Dance.

In effetti, nello scorso mese di agosto, Casio America aveva anticipato un comunicato di stampa relativo al prossimo debutto di una nuova tastiera portatile: CTK-2090. Di  questo prodotto non c’è ancora traccia nei negozi e nei punti vendita eCommerce, chissà forse la vedremo nel 2015. Però questo modello ci segnala come stia crescendo la recente tendenza di introdurre piccole capacità di campionamento sui modelli medi e inferiori del listino dei produttori di tastiere.

CTK-2090 offre – a buon prezzo per i giovani musicisti – le caratteristiche basilari di chi è interessato a produrre musica come quella degli artisti più amati. Sono passati trentanni da quando Casio aveva rilasciato il primo campionatore (SK-1): lavorava a 8 bit ed era quindi molto rudimentale. Oggi i tempi sono cambiati e il piccolo campionatore di CTK-2090 permette di registrare in modo impulsivo e spontaneo, grazie al microfono incorporato nel pannello: da qui è infatti possibile campionare la propria voce o altri suoni d’ambiente per create una larga varietà di suoni. Il campionatore applica subito gli effetti sullo spezzone registrato, rendendolo così immediatamente usabile.

CTK-2090 gestisce due tipi di campionamento. Il primo è lo Short Sampling Mode per creare fino a 5 suoni della durata di 0,4 secondi, mentre il Full Sampling Mode permette di arrivare fino a 1-2 secondi. Continua a leggere

MusikMesse 2014: lo stand Casio

Casio CTK-6200 & CTK-6250

Casio CTK-6200 & CTK-6250

In questi giorni di fiera a Francoforte, non poteva mancare Casio. Lo stand è diviso in tre aree. La prima area è dedicata alla c.d. AiR Technology, che ha permesso a Casio di portare ad un livello superiore di realismo la propria collezione di pianoforti digitali (Celviano e Privia). La seconda area ospita il più recente modello di pianoforte portatile PX-5S e la fortunata serie di sintetizzatori e DJ controller della serie XW. La terza area ci riguarda da più vicino ed è dedicata alle tastiere arranger: CTK-6250,CTK-4400 eCTK-2400.

Come abbiamo già avuto modo di commentare in questo blog, il nuovo modello CTK-6250 non è altro che la versione rossa di CTK-6200 ed è stata già presentata al NAMM nordamericano di gennaio. Le specifiche sono tipiche per la categoria di prezzo a cui si ispira Casio: Continua a leggere