Focus – Yamaha Genos 2 vista da vicino

Il 5 dicembre scorso ho avuto l’opportunità di vedere Yamaha Genos 2 da vicino. Ho raccontato tutto su SM Strumenti Musicali.

Colgo l’occasione per ringraziare Danilo Donzella e Mauro Di Ruscio di Yamaha Music Europe per l’invito.

Buona lettura!

Ketron rilascia la versione 2.0 per la serie Event

Nessuno è restato a guardare. Dopo Korg, anche Ketron si è mossa per smuovere la comunicazione mediatica intorno al proprio brand, nei giorni immediatamente successivi al lancio trionfale di Genos 2. Per la casa di Ancona, siamo al terzo rilascio importante di nuovo software per la serie EVENT che ora è composta di tre prodotti: modello originale a 76 tasti, EVENT-61 e modulo EVENT-X. I primi due aggiornamenti software erano stati rilasciati a maggio (V1.2.0) e a luglio (V1.3.0) di quest’anno. Con l’annuncio di V2.0, gli arranger professionali di Ketron si arricchiscono di nuove funzioni, mentre una discreta serie di 29 guasti software sono risolti, contribuendo così a migliorare la stabilità della piattaforma. Potete consultare da voi la nota di rilascio ufficiale.

Fra le 41 migliorie introdotte, vale la pena sottolineare una migliore reattività dello strumento grazie alla sensibile riduzione dei tempi di risposta dei pulsanti K. Start+Key.Stop con i Real/Live Styles oltre ad una navigazione rinnovata e più fruibile per la ricerca di stili e voci. Si possono contare poi tanti piccoli e importanti interventi sparsi: vi rimando al documento ufficiale di cui sopra per la lettura completa. La serie EVENT ha ormai superato l’anno di vita sui mercati e un numero vasto di feedback sono giunti ad Ancona dai clienti che stanno usando questi strumenti dal vivo o in studio. I molteplici perfezionamenti sembrano il frutto dell’esperienza pratica dove, nell’uso di tutti i giorni, sono emerse naturali richieste di ritocchi funzionali che non stravolgono lo strumento ma lo rendono più completo ed efficace.

Conversione stili per serie SD

Ketron non si è limitata a pubblicare il nuovo software: recentemente si è attivata rendendosi disponibile per quei clienti EVENT che avevano in precedenza acquistato una delle USB Pen Drive di stili di accompagnamento validi per la serie SD: costoro possono inviare un’email a promozioni@ketron.it – allegando la documentazione di acquisto delle USB pen drive e del nuovo strumento – al fine ottenere gli stessi stili riadattati ai nuovi strumenti.

Korg Pa5X: rilascio del sistema operativo V1.2.1

Il 16 novembre scorso, giorno successivo all’annuncio di Yamaha Genos 2, i possessori di Korg Pa5X sono stati “consolati” dalla comunicazione relativa al rilascio di una nuova versione del sistema operativo del modello al top di gamma di casa Korg. La numerazione è scattata all’ultimo dettaglio (è sempre 1.2 e non ancora 1.3): se ne deduce che siamo di fronte ad un miglioramento tattico, utile per passare il messaggio: “Noi di Korg ci siamo e continuiamo ad investire al fine di migliorare Pa5X“. OK ci sta, tuttavia, credo che in Korg Italy siano ben consapevoli che i clienti attendono in realtà la versione NEXT del software, così come era successo per Pa4X, in modo che tutte le funzionalità presenti nella generazione precedente di Professional Arranger siano disponibili anche in questa macchina (ricordo a titolo di esempio che mancano ancora all’appello: il Quick Record di uno stile, un MIDI sequencer degno di questo nome, Style Creator Bot, e Kaoss FX). Personalmente sono fiducioso, succederà. 

A conferma di queste riflessioni, Korg ci tiene a precisare che la novità più importante di questo rilascio consiste nella stabilità complessiva del sistema. In diverse condizioni, Pa5X si è trovata a non saper gestire l’importazione di dati da modelli precedenti, andando in blocco. Ora non dovrebbe più succedere. E così è per altri guasti software che sono stati risolti e che si verificavano nella gestione degli accordi quando dati armonici erano presenti nelle tracce delle percussioni, nell’importazione dati da SongBook precedenti, durante il cambio del nome dei file MP3, in occasione del salvataggio dei suoni PCM e delle Song.

Fonte: Korg Pa5X IR Instagram

Sono essenzialmente solo due le nuove funzionalità e, onestamente, mi sembrano marginali:

  1. Korg ha migliorato le funzionalità RESET e TAP sulle tracce degli stili e dei Keyboard Set.
  2. È stata aggiunta una nuova quarta opzione per assegnare la posizione Quarter Tone/Scale in tempo reale. Questa nuova opzione “All Tracks – Style Tracks priority” fornisce un comportamento simile ai precedenti modelli Pa.

Non ci resta che attendere la versione 1.3. Nel frattempo, chi possiede un esemplare di Korg Pa5X può suonare uno strumento dall’ottima qualità costruttiva e dotato di suoni e stili all’altezza della categoria. Vista la migliorata affidabilità, direi che ci sono già oggi le condizioni per eseguire ottime performance musicali.

Yamaha alza il sipario su Genos 2

Il tamtam mediatico sospinto dal marketing Yamaha ha compiuto l’effetto desiderato e ieri sera è giunto il grande momento, quando il produttore giapponese ha svelato Genos 2 davanti ad un’immensa platea virtuale di musicisti ed appassionati.

Chi ama gli stili di accompagnamento sarà confortato da alcune caratteristiche di indubbio interesse nel nuovo arranger:

  • 800 stili preset.
  • Indicazione del tempo indipendente per ogni sessione.
  • Possibilità di generare stili partendo da Standard MIDI File.
  • Controllo interattivo della dinamica di tutte le tracce dello stile.
  • Ambient Drum: batterie ambientali tutte da scoprire nell’esecuzione degli stili.
  • Chord Looper controllabile da pannello.
  • 507 multipad preset (alcuni di questi in formato Audio).

Prima di verificare le altre caratteristiche dello strumento, se non lo avete ancora fatto, consiglio di gustarvi la demo di Genos 2, presentata da Martin Harris. Così, tanto per sentire come suona la nuova ammiraglia di casa Yamaha.

In generale, poi, non siamo affatto sorpresi delle impressionanti specifiche tecniche che vanno a migliorare quanto già visto sulla prima Genos:

  • I 76 tasti sono FSX, con risposta al tocco e aftertouch migliorati.
  • La polifonia innalza l’asticella a 384 note a fronte del noto generatore sonoro Yamaha (AWM Dynamic Stereo).
  • Il numero di voci è di 1990 con l’aggiunta di 75 kit percussivi (fra questi vi sono le REVO DRUMS). Le Mega Voice sono 123, le Super Articulation 437 e le voci Super Articulation 2 ben 106. Spicca la presenza della leggendaria tecnologia FM che cuba per 141 suoni.
  • Tra gli effetti, si sottolinea la presenza di REVelation Reverb di Steinberg.
  • 6 manopole e 9 cursori fisici con led di posizione permettono di controllare i parametri in tempo reale.
  • Lo schermo tattile è di 9 pollici ed è il doppio più luminoso rispetto il modello precedente. La luminosità è controllabile e la posizione dello schermo è anti-riflesso.
  • Lo schermo secondario gestisce modalità chiaro/scuro.
  • Ci sono 6+3 pulsanti assegnabili, un joystick con pulsante di assegnazione sul display in LIVE CONTROL.
  • Non mancano MIDI Sequencer a 16 tracce e Audio Recorder.
  • L’armonizzatore vocale VH2 sfrutta l’ingresso XLR/JACK 6.35.
  • Per le connessioni: HDMI per il video, USB-to-Host, 3 per le penne USB, finalmente Bluetooth Audio.
  • L’unità disco interno è vasta: ben 15GB.
  • Le Registration permettono il salvataggio delle impostazioni MIDI.
  • E’ disponibile come accessorio il sistema di amplificatori GNS-MS01 già visto sulla prima Genos.
  • Le dimensioni in cm sono importanti 1234 x 456 x 151 e il peso non scherza: 14,2 Kg.

Non vediamo l’ora di poterla provare!

Per saperne di più, fate clic qui: https://it.yamaha.com/it/products/musical_instruments/keyboards/arranger_workstations/genos2/index.html

Yamaha Genos 2 – Fonte: http://www.yamaha.com

Rulli di tamburi: Yamaha Genos 2 è alle porte

Ne avevamo fatto cenno lo scorso luglio quando avevamo cercato di sintetizzare Cinque caratteristiche interessanti in Yamaha Genos. Il secondo modello della nuova stirpe di arranger workstation Yamaha sta per irrompere in modo fragoroso sul mercato delle tastiere con accompagnamenti, nel segmento dei top di gamma.

Personalmente, non ho attese particolari e mi gusto i giorni che ci separano dalla presentazione di Genos 2 con l’intenzione di esprimermi sull’argomento soltanto dopo aver letto le caratteristiche ufficiali di innovazione che saranno introdotte.

Raramente Yamaha ci ha delusi a questo livello di prodotti e, visto il prezzo particolarmente elevato che si prospetta, ci sono le condizioni per prestare la massima attenzione. Con calma, certo, ma anche con vivo interesse.

Non ci resta che aspettare la data fatidica per conoscere il futuro degli arranger.

Benn Jordan scopre le tastiere arranger

Mentre spazzolavo la catena ingarbugliata ed apparentemente irrazionale dei video che YouTube mi propone per la visione, la mia attenzione oggi è caduta su un contributo di Benn Jordan. Ora, se non avete udito alcunché di questo signore, vi basti sapere che è un musicista polistrumentista noto per aver pubblicato numerosi album sotto diversi pseudonimi (The Flashbulb il più noto) nell’ambito di generi musicali molto intriganti come IDM (Intelligent Dance Music), Ambient, Acid Techno e altro ancora. Trovate su Wikipedia le informazioni complete: Benn Jordan – Wikipedia

Il video di Benn pubblicato pochi giorni fa (lunedì 2 ottobre 2023) è un’onesta ed entusiasta dichiarazione d’amore per gli arranger e che mi ha favorevolmente sorpreso, giacché proviene da un musicista non sospetto. Vi consiglio la visione completa del video: essendo in inglese, cerco ora di trascrivervi qui – almeno in parte – le parole di Benn stesso:

“Sinora abbiamo visto pianoforti digitali, tastiere analogiche, sintetizzatori modulari, sintetizzatori FM, Groove Box, campionatori, workstation, tracker e, magari qualcuno di voi, prima di tutto questo, aveva anche visto… un arranger! Gli arranger non mi sembrano progettati per creare sonorità originali e, a mio parere, non sono all’avanguardia per la produzione di suoni innovativi di qualità. E poi costano un sacco di soldi, di solito molto più dei prodotti di punta dell’azienda: ad esempio Korg Pa5X costa un po’ di più di Korg Kronos o Nautilus. E allora perché sono qui oggi a provare interesse per un arranger? Personalmente, mi sono fatto l’idea che gli arranger sono strumenti fatti su misura dei musicisti-lavoratori, abitualmente all’opera nei migliori ristoranti per sei sere alla settimana, per i musicisti che animano le feste di matrimonio o gli anniversari o, in molti casi, suonano in chiesa o nei luoghi di preghiera. L’idea generale di base è quella di realizzare uno strumento che possa consentire ad una persona di fare il lavoro di un’intera band. Non solo: servono per improvvisare e per conquistare il pubblico quando si suona musica originale o anche solo cover di brani famosi. Gli arranger e i suonatori di questi strumenti appartengono ad una sorta di universo parallelo rispetto i tastieristi che soffrono della dipendenza da sintetizzatori e per i quali gli arranger non hanno specifiche tecniche abbastanza potenti per le loro esigenze. D’altro canto, la maggior parte dei musicisti-lavoratori non hanno molto interesse per cose tipo un virtual analog, un synth o roba del genere.

Ed ecco qui la mia reazione del primo giorno da quando mi hanno gentilmente prestato un esemplare di Korg Pa5X: noto subito che abbiamo un ingresso microfonico con la presenza di effetti vocali. Mi sa che, alla fine del test, avrò davvero bisogno di tenere questo strumento per me. Ha molti ingressi e uscite audio assegnabili; mi fa pensare come ottenere numerosi dettagli interessanti agendo sui canali MIDI IN/OUT per avere migliaia di suoni meticolosamente programmati, sequenze preparate in studio e anche plugin VST. Insomma, c’è un po’ di tutto ma l’aspetto importante per me è che non posso più ignorare gli arranger, ma non voglio nemmeno enfatizzarli: ho sempre avuto l’idea degli arranger come un qualcosa di divertente e super coinvolgente. Pensavo potessero essere strumenti stupidi, sdolcinati e assolutamente esilaranti con il rischio di diventare prigioniero di un videogioco. In realtà, sei tu, è la tua abilità che ti permette di affinare suonando con intensità e che ti porta ad essere un musicista in grado di esprimersi un po’ di più”.

Nel video della durata di oltre 27 minuti, il Nostro passa ad analizzare le caratteristiche dello strumento e a provarle ad una ad una, dandone una dimostrazione dalla quale si evince l’alto livello di qualità di Benn come musicista e la duttilità di Korg Pa5X nelle mani di un musicista innovativo e capace.

Vi consiglio la visione del video da voi dove, in breve, è possibile osservare quanto le specifiche tecniche dello strumento impressionino un musicista navigato come Benn, il quale si concentra sull’ingresso per chitarra visto che gli permette di accedere ad un amplificatore completo e un simulatore di effetti per chitarra e sull’ingresso microfonico con Auto-Tune, e sull’armonizzatore vocale ed effetti voce, apprezzando i tempi zero di caricamento. La qualità dei suoni e delle patch di serie va a braccetto con il fatto che il passaggio fra un programma ed un altro è immediato ed istantaneo, senza problemi, così come serve per chi suona dal vivo.  Alla vista di tanta abbondanza, Benn si rende conto che il prezzo così elevato comincia ad avere un po’ più di senso. È bello poi osservare l’uso degli stili di accompagnamento in modo innovativo, per suonare musica contemporanea, in contesti Dance. Rimane stupito poi della qualità dei suoni assegnati al vecchio General MIDI, pensava peggio. Ci sono così tanti suoni e di grande qualità, da scoraggiare l’abitudine di alcuni musicisti di caricarsi le proprie librerie. Positivo l’uso delle Chord Sequence. Da non perdere il test di Benn che suona la chitarra collegata a Pa5X.

Benn Jordan

Conclusioni: “Alla fine sì, posso affermare con sicurezza che ora sono ufficialmente un grande fan degli arranger: confronterò Korg con gli arranger Yamaha e Casio. Già CT-S1000V mi aveva colpito: quando era stato lanciato pensavo che fosse una delle tastiere più divertenti che avessi mai suonato prima e, a quel prezzo, poteva essere uno dei migliori affari per la produzione musicale e le esibizioni dal vivo. Tale opinione non è cambiata e ho anche scoperto che esiste un’ampia varietà di software arranger obsoleti come Band-In-A-Box e V-Arranger: li aggiungerò alla lista delle cose da collaudare per il mio canale YouTube. Non voglio avere grandi aspettative, ma sono certo che sarà un’esperienza divertente”.

La migliore tastiera arranger

State pensando di sostituire la vostra attuale tastiera arranger e siete divorati dalla difficile scelta su come spendere al meglio i vostri risparmi? In questi casi, tenete sempre conto di una semplice e concreta constatazione: la migliore tastiera che possiamo avere è quella che possediamo ora, quella che oggi usiamo per suonare. È molto più interessante e appagante dedicare il nostro tempo ad esercitarci e a suonare, piuttosto che a roderci dentro coltivando accaniti desideri. Non mi credete? Provate da voi stessi!

E, nel caso aveste tempo per approfondire la materia, vi consiglio due letture:

Arranger Legacy | Generalmusic WX2, WX400, WX EXPANDER

Nella prima puntata di Arranger Legacy (era il 21 marzo 2022), avevamo esordito raccontandovi di GEM WS2 e del ruolo cruciale che quell’arranger aveva ricoperto nella diffusione degli strumenti con accompagnamenti fra i giovani tastieristi dell’epoca. Oggi, giunti al decimo episodio di questa rubrica corale che – come sapete – prevede l’uscita contemporanea di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, di Giorgio Marinangeli sul proprio blog, di Marcello Colò su YouTube e del sottoscritto qui sul sito delle Tastiere Arranger, oggi dicevo è il momento di narrarvi il sequel di quella WS2. Parliamo, cioè, del trittico composto da WX2, WX400 e WX EXPANDER, tre strumenti che hanno rappresentato un’importante evoluzione tecnologica di casa GEM.

Nel 1993, l’azienda stava vivendo la metamorfosi della propria intitolazione – da GEM in Generalmusic – e aveva investito le cospicue risorse finanziarie ottenute dal successo commerciale di WS2 per progettare e realizzare la propria crescita. I tre nuovi modelli WX si distinguevano per il fattore di forma: accanto alla classica versione WX2 a 61 tasti leggeri di produzione Fatar, GEM rilasciava una variante pianistica ad 88 tasti pesati (WX400) ed un modulo di espansione senza tasti (WX EXPANDER).

Copertina brochure originale della serie Generalmusic WX (1993)

La serie WX ha rappresentato il primo strumento musicale al mondo con funzioni avanzate di karaoke. Era possibile leggere i testi delle canzoni sul piccolo display di bordo oppure su un monitor TV esterno e, per la prima volta, si potevano persino sperimentare letture di spartiti digitali. Non a caso, dal punto di vista della comunicazione, per lanciare i nuovi modelli, l’azienda utilizzava il termine Multimedia Workstation.

Fino a quegli anni, i dispositivi karaoke più diffusi sul mercato erano i lettori Pioneer di Video Laser Disc che – inizialmente in Giappone ma poi in tutto il mondo – avevano costituito l’infrastruttura portante del fenomeno del karaoke, grazie ad una sottostante vasta produzione di video musicali che evidenziavano i testi in sincronia con il canto. In Italia, la cosa era diventata famosa grazie ad una riuscita serie televisiva condotta da Fiorello su Italia Uno dal 1992 al 1994. In realtà il karaoke era un fenomeno globale che risaliva a molti anni prima e che doveva le proprie origini al capillare successo dei piccoli locali giapponesi, dove il pubblico poteva cimentarsi in improvvisate esibizioni canore, leggendo i testi delle canzoni più popolari dal monitor TV collegato al Video Laser Disc (LD-G) e cantando in un microfono collegato all’impianto audio. In questo contesto, GEM aveva quindi introdotto sul mercato uno strumento musicale pronto all’uso per il musicista animatore, dove non era più necessario procurarsi i costosi video, grazie alla nuova abbondanza di basi MIDI che includevano le liriche sillabate dei testi delle canzoni. I brani musicali erano forniti dalla GEM Software Division. WX2 si vendeva anche in bundle con un televisore MIVAR in modo da fornire un impianto completo per fare karaoke in ambito casalingo o piccoli locali.

La serie WX non aveva un hard-disk interno, ma leggeva i floppy disk sfruttando una piccola SRAM (Static Ram) all’interno per caricare fino ad 8 song per volta ed altre risorse. La tecnologia era in via di evoluzione ma si sarebbe dovuto attendere ancora qualche anno (vedi, ad esempio, Ketron MidJay) per ottenere quelle dimensioni di storage interno necessarie per contenere tutte le basi utili per una serata. Gli orizzonti del mercato di GEM non erano circoscritti all’Italia; e nemmeno all’Europa. Spingendo sull’acceleratore del karaoke, GEM intendeva aggredire il mercato asiatico.

Nell’economia del catalogo GEM, la serie WX era la prima a supportare il General MIDI, sia nella mappatura dei suoni di fabbrica, sia nella compatibilità con gli Standard MIDI file. A dire il vero, il vasto catalogo di basi proprietarie, ottimizzate per lo strumento, sfruttava al meglio l’arsenale di suoni e di effetti. Non solo: il formato proprietario delle basi GEM gestiva tre tracce addizionali: una per i testi, una per la melodia (notazione) e una per gli accordi. Il fenomeno della duplicazione dei floppy disk questa volta viene ostacolato, dopo essere stato il cavallo di battaglia di GEM con WS2: GEM aveva studiato alcune protezioni che impedivano la copia, ma – si sa come va il mondo – gli smanettoni più esperti avevano già trovato un modo su come aggirare i controlli.

Generalmusic WX EXPANDER

Fate clic qui per scaricare il file PDF della brochure originale della serie WX.

Sugli strumenti WX, si potevano comunque costruire le proprie basi grazie alla presenza di un capace sequencer professionale a 16 tracce con funzionalità di editing superiori come Microscope e Undo. Teoricamente anche gli stili di accompagnamento avrebbero potuto essere programmati direttamente nello strumento ma, per velocizzare le operazioni di sviluppo, i professionisti usavano un computer esterno che, secondo lo standard dell’epoca, era un Atari ST su cui giravano Notator e/o Cubase. Gli stili non potevano essere caricati tramite il sequencer interno: andavano trasmessi da Atari tramite la porta MIDI e mettendo lo strumento in record “a velocità ridotta” per non correre il rischio di perdere qualche evento nella trasmissione.

Alcuni musicisti apprezzavano la funzione Extract che otteneva dal MIDI file una traccia a scelta per lo score: poteva essere visualizzata soltanto la linea del canto o altre tracce monofoniche, ma era il primo grande passo verso gli spartiti digitali di bordo che faranno la fortuna di molti modelli di arranger negli anni a venire.

Dal punto di vista fisico, l’estetica dello strumento era sublime e molti apprezzavano la comodità dei pulsanti retroilluminati sul pannello: tutte le funzioni della tastiera erano riconoscibili anche al buio. Come da tradizione GEM, tutto il corredo era stato progettato e fatto in casa: sia l’hardware, sia il software. La generazione sonora era stata rinnovata prendendo le mosse da WS2: la wavetable era stata rifatta ex novo (6MB) e poggiava su 32 note di polifonia (lo standard dell’epoca). I suoni erano 472 e 96 gli stili di accompagnamento.

La serie WX poteva caricare campioni (sample) in formato proprietario GEM, sulla scia di quello che verrà poi adottato sulla workstation S2: quest’ultima era un modello alternativo, senza tracce di accompagnamento, trattandosi appunto di un nuovo synth categoria assente da diversi anni in casa GEM (dovremmo dire ormai Generalmusic). S2 era nata infatti nel laboratorio GEM di Recanati, dove era stato ideato uno strumento completamente diverso, con una architettura specifica per le tipiche funzionalità da synth e workstation. Gli arranger WX invece erano nati all’interno dello stesso gruppo di sviluppo che aveva creato WS2, nel laboratorio di San Giovanni Marignano. I nomi dei protagonisti di questo progetto sono quindi gli stessi che avevamo citato nell’articolo dedicato a WS2 e a cui vi rinvio per i dettagli.

Nonostante i positivi risultati commerciali della serie WX, i numeri delle vendite non avevano raggiunto i livelli eccezionali di WS2. I tempi erano cambiati: la concorrenza era scatenata. Si pensi che nel 1993, erano contemporaneamente usciti sul mercato alcuni modelli epocali come Korg i3, Roland E-86, Yamaha PSR-300 e Technics KN2000. Nonostante le quantità inferiori di vendite, WX2 aveva comunque un prezzo di listino superiore rispetto WS2 e questo aspetto ha permesso all’azienda di ottenere margini di rilievo, conservando il buono stato di salute finanziaria (siamo negli anni del grande boom economico della casa romagnola).

Il debutto di WX2 era avvenuto al Musik Messe di Francoforte nel 1993 con la presentazione seguita da Enzo Bocciero in persona; accanto a lui c’era Marcello Colò (sempre lui, la nostra fonte!) che presentava S2 e WS2 (la produzione del modello precedente proseguiva ostinata, grazie alle vendite che non sembravano ancora calare). Dietro le quinte, vale la pena citare un aspetto interessante e curioso mi è stato segnalato da Marcello stesso: la serie WX aveva cambiato il paradigma delle classiche dimostrazioni in pubblico di strumenti nuovi. Prima di WX2, il pubblico delle demo era passivo e assisteva da spettatore alle esibizioni di presentazione dei nuovi prodotti. Con WX2, il pubblico era diventato protagonista: spesso il dimostratore coinvolgeva i visitatori delle fiere e dei negozi, invitandoli a cantare in sessioni di karaoke improvvisate. Per la cronaca, Marcello ricorda ancora una fortunata serie di dimostrazioni in Sudamerica, dove si era fatto accompagnare da due eccellenti cantanti brasiliani che rendevano brillanti e affascinanti quelle esperienze.

Sette consigli per provare una tastiera prima dell’acquisto

Quante volte vi avrò raccomandato, qui nel blog delle Tastiere Arranger, di provare di persona qualsiasi strumento prima dell’acquisto? Sono sicuro di averlo ripetuto fino alla noia. Dietro l’espressione “provare di persona”, io intendo un discreto processo articolato e non una semplice toccata e fuga. Mi spiego meglio: oggi vorrei proporvi sette piccoli suggerimenti per un completo svolgimento della prova, il tutto basato sulla mia personale esperienza e quella di molti amici tastieristi con cui sono venuto a contatto in tutti questi anni. Sono convinto che ciascuno di voi potrà arricchire questo elenco con altri buoni suggerimenti. Se siete come me, normalmente tutto questo è frutto di propri errori: sbagliando si impara.

Passo 1: preparatevi prima della prova

Presentarsi in negozio e mettere subito le mani su uno strumento nuovo è un rischio: potrebbe impedirvi la possibilità di valutare a pieno lo strumento. Vi ho già raccontato di quella volta in fiera a Bologna quando avevo provato a freddo il pianoforte Yamaha DGX-650: quel giorno mi sono perso, non riuscivo nemmeno ad avviare gli accompagnamenti (e dire che avevo grande famigliarità con il tasto ACMP, eppure…). Insomma, se avete intenzione di provare uno strumento, nei giorni precedenti alla vostra visita in negozio, dedicate del tempo a visitare il sito web del produttore, a guardare qualche demo o i tutorial disponibili e a leggere qualche pagina del manuale.

Passo 2: chiamate il negozio

Solo i negozi più grandi mettono a disposizione dei clienti un numero elevato di modelli da provare. Normalmente le tastiere più vendute sono esposte e pronte all’uso, ma le altre potrebbero essere ancora chiuse negli scatoloni del magazzino. Oppure il modello è esaurito e il negozio è in attesa del rifornimento dal fornitore. Chiamate quindi il negozio e assicuratevi che il modello di arranger che vi interessa sia disponibile per la prova.

Passo 3: scegliete il momento giusto per fare le cose con calma

Beh, certo se vi presentate il sabato pomeriggio in negozio, è probabile che ci saranno altri clienti che vogliono provare lo stesso strumento, quando invece voi avete bisogno di tutto il tempo che serve. Scegliete quindi un giorno tranquillo, compatibile con i vostri impegni di scuola o di lavoro. E poi, quando potete finalmente cominciare, concentratevi sugli aspetti-chiave. È inutile verificare a tappeto l’intera rassegna di centinaia di timbri e stili: selezionate le risorse principali della vostra musica e mettete la vostra attenzione su quelle. Lo strumento deve dimostrarvi di essere capace di darvi soddisfazioni su quella parte della musica che conoscete bene e che praticate spesso. È difficile che si possa trovare il tempo per esplorare repertori sconosciuti e avventurarsi in sperimentazioni durante il test, a meno il negoziante sia vostro amico e vi lasci provare per giornate o notti intere.

Passo 4: portate le vostre cuffie

Sconsiglio vivamente di collaudare lo strumento in negozio ascoltando il suono dagli amplificatori. L’ambiente è normalmente rumoroso e caotico e potrebbe distrarvi durante la prova. Le cuffie sono vivamente raccomandate e, se portate le vostre, la vostra esperienza d’ascolto non sarà condizionata dal cambio di cuffia, avendo così le migliori condizioni per ottenere indicazioni oggettive. Senza trascurare il fatto che, con le cuffie collegate, i più timidi fra di noi potranno suonare con maggiore libertà e osare di più nel mettere a prova il nuovo strumento.

Passo 5: ascoltate le demo dallo strumento

Le demo non sono trascurabili: normalmente i costruttori vi pongono dentro quanto di meglio quello strumento è in grado di offrire. E non pensate che l’ascolto delle demo sul web (SoundCloud, YouTube, etc.) sia esaustivo. Provate i brani demo originali ascoltandoli dallo strumento stesso: vi renderete conto immediatamente della differenza e potrete constatare di persona la capacità autentica dello strumento.

Passo 6: provate il feeling con i tasti e i pulsanti a pannello

Questo è il punto più critico. Se lo strumento non passa questo collaudo, difficilmente potrà convincervi. Per suonare al meglio, le nostre dita devono potersi muovere con sicurezza e controllo nel toccare i 61/76/88 tasti. Provate la dinamica dei tasti con calma e cercate di capire se l’espressività è garantita. Il contatto fisico è sempre soggettivo e deve funzionare con le vostre dita, altrimenti difficilmente quello strumento farà per voi. Non trascurate di confrontarvi anche con i pulsanti fisici e gli altri controller a pannello e, se presente, lo schermo touch-screen. Sollevate, anche di pochi centimetri, lo strumento per avere una sensazione fisica reale del peso.

Passo 7: i suoni di pianoforte richiedono il pedale del sustain

Dulcis in fundo, quando ci vuole, tirate fuori la vostra faccia tosta e chiedete al negoziante di collegare un pedale del sustain per provate i suoni di pianoforte acustico ed elettrico. Non potete correre il rischio di avere un’impressione limitata delle potenzialità di linguaggio dello strumento: nel caso dei timbri di pianoforte, dovete capire se si possono ottenere le sfumature adatte per le vostre esigenze.

Questo argomento si chiude qui, per ora. Se vi ha interessato, consiglio la lettura anche di 10 suggerimenti per l’acquisto di una tastiera, articolo sempre attuale.

Yamaha alza il sipario sulla serie 200 dei pianoforti arranger CSP

È come se, improvvisamente, fosse crollata la diga virtuale che dal 2021 ha fatto da tappo al fiume di presentazioni di nuovi prodotti Yamaha. È un fatto: da qualche mese dilagano annunci di nuovi pianoforti digitali. Tutto il listino della casa giapponese è in fase di rinnovo: abbiamo assistito al lancio della nuova serie di pianoforti con arranger P-S500 e Clavinova CVP-900 e, senza accompagnamenti di bordo, al lancio dei nuovi modelli Piaggero (NP-15 e NP-35) e P (P-143/145 e P-223/225). E, mentre molti si aspettavano l’annuncio del successore di P-515, è notizia degli ultimi giorni la comunicazione ufficiale relativa al rinnovamento della serie Clavinova CSP (dotata di arranger) con ben quattro modelli:

  • CSP-255: 88 tasti Ground-Touch S, 772 voci, 495 stili, amplificatori a 40W x2.
  • CSP-275: come il modello precedente, arricchito da tasti bianchi che offrono l’effetto legno e amplificatori che salgono a 50W x2.
  • CSP-295: oltre alle caratteristiche precedenti, i modelli superiori montano i tasti Ground-Touch, con pesatura graduale e contrappesi. Le voci sono 872 mentre 525 sono gli stili di accompagnamento
  • CSP-295GP: al top della serie spicca un mobile classico ispirato ad un pianoforte a coda (codino), piuttosto che ad un pianoforte verticale come nei modelli sottostanti.

I pianoforti della serie CSP rappresentano una versione (sempre pregiata) ma semplificata rispetto i modelli Clavinova CVP, avendo demandato tutta la gestione “smart” ad un dispositivo tablet o smartphone esterno, mantenendo quindi un pannello di controllo hardware asciutto ed essenziale. I modelli CSP includono tutte le caratteristiche dei migliori pianoforti Yamaha come i due eccellenti campioni di pianoforte (Yamaha CFX e Bösendorfer Imperial), gli effetti Virtual Resonance Modeling (VRM) e la meccanica GrandTouch.

Yamaha CSP serie 200 – Foto ufficiale Yamaha

L’applicazione Smart Pianist, quando collegata ad un pianoforte CSP, offre funzioni nuove che sono altrimenti inibite sugli altri modelli Yamaha. Innanzitutto, c’è un’ampia sezione arranger con stili composti da 4 variazioni, 4 Fill-In, 1 Intro e 1 Ending. Segue Audio to Score, che crea in tempo reale lo spartito di un accompagnamento per pianoforte dai brani musicali audio salvati nel dispositivo esterno. L’app consente il rapido accesso alle impostazioni della Piano Room per regolare il riverbero dei vari ambienti e tutti gli altri parametri che incidono sul suono del pianoforte. Ci sono 403 brani MIDI e spartiti da studiare per l’apprendimento. Ed è possibile infine esercitarsi con i metodi più famosi (Beyer, Burgmüller, Czerny e Hanon).

Se confrontati con un altro modello di pianoforte arranger come Yamaha DGX-670, il numero di voci e di stili è superiore nei nuovi modelli CSP; di più, siamo agli stessi livelli degli arranger portatili PSR-SX700 e PSR-SX900. Certo, pilotare i pattern degli stili agendo su uno schermo touch-screen non è la stessa cosa come toccare pulsanti fisici sul pannello frontale. Tuttavia, si tenga conto che Yamaha sta evolvendo tutti i nuovi pianoforti digitali con arranger per essere “strumenti adattivi”. Questi strumenti seguono gli accordi su tutta la tastiera (ad esempio, la diteggiatura AI Full Keyboard) e cambiano le sezioni di stile a seconda della forza di esecuzione e del numero di note che si suonano.  Vale la pena approfondire, quindi.

Tutte le nozioni sui nuovi pianoforti CSP sono disponibili su CSP-Series – Yamaha – Italia