Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
Stevie Wonder prova il nuovo Dexibell Vivo con Luigi Bruti
Dopo una faticosa ed intensa giornata trascorsa al Winter NAMM 2016, la fisarmonicista americana Linda Herman ha pubblicato sulla propria bacheca di Facebook: “Sto ancora pensando a quanto ero triste ieri al NAMM: posso soltanto immaginare che cosa avevano in mente per lo sviluppo delle fisarmoniche Roland V-Accordion quelle persone che ho visto ieri allo stand di Dexibell/Proel. Comunque, sono felice per loro per il grande giorno vissuto al NAMM”.
In un blog dedicato esclusivamente agli arranger, possiamo ora fare un’eccezione e commentare insieme la presentazione mondiale di un nuovo produttore di strumenti musicali. Quello di Dexibell è un progetto che ci incuriosisce visto che coinvolge professionalità e persone che hanno reso grande il nome di Roland Europe per decenni fino alla chiusura del 2014. Ne abbiamo diffusamente parlato qui in questo blog e ora è bello vedere come alcune fra le professionalità italiane che hanno contribuito a rendere grandi i prodotti Roland, ora sono tornati ad avviare una nuova esperienza professionale con il supporto di Proel.
Dexibell è ripartita dai pianoforti digitali, cioè da un comparto di prodotti che vive una buona stagione commerciale: da alcuni anni infatti le vendite di questo tipo di strumenti registrano risultati incoraggianti. Meglio degli altri strumenti a tastiera. La nostra speranza è che Dexibell possa in un futuro prossimo avviare anche lo studio, la progettazione e la realizzazione di nuovi arranger workstation MADE IN ITALY.
Per l’intanto, osserviamo con piacere il successo dello stand di Dexibell in fiera, dove era possibile provare il pianoforte Vivo dalla polifonia infinita (grazie a ben 320 oscillatori!) in tutte le sue declinazioni: Vivo Home con mobile, Vivo Portable, Vivo Stage.
E si vede che questa è la stagione di nuovi arranger. Dopo l’annuncio di Yamaha DGX-660 di cui abbiamo scritto ieri qui in questo blog, ora è il turno di Casio che ne presenta addirittura due. Vanno a rinnovare la vecchia serie MZ: MZ-X300 e MZ-X500.
Questi arranger offrono una rivisitazione dei suoni Casio e un rinnovato repertorio di stili che sono curioso di ascoltare, per capire quanto il produttore giapponese stia investendo per soddisfare i musicisti che si avvalgono degli stili automatici. Da tempo mi chiedo infatti quando Casio riuscirà a colmare il gap dagli altri produttori di strumenti arranger, così come ha già fatto nel comparto dei pianoforti digitali.
I 61 tasti sono leggeri ma il disegno è di tipo pianistico. Gli amplificatori di bordo sono pronti ad offrire un buon risultato con 20+20 Watt. Il fratello maggiore MZ-X500 vanta 1.100 suoni di fabbrica e 330 stili, mentre il fratello minore MZ-X300 propone 900 suoni e 280 stili. Entrambi i prodotti si segnalano per le 128 note di polifonia, la presenza di un processore effetti e la capacità di equalizzare a 4 bande. E’ interessante osservare come lo schermo LCD 5,2″ sia a colori.
Sul pannello di MZ-X500 sono disponibili 16 grandi pulsanti multi-pad utili per richiamare suoni o campioni personali, avviare frasi musicali, suonare percussioni in tempo reale o dare il via a melodie addizionali. A ciascuno dei 16 pulsanti è possibile assegnare una progressioni di accordi, aumentando così le possibilità di controllo da parte dei musicisti: in effetti, la possibilità di rinviare la sequenza di accordi alla sezione arranger, consente di liberare la mano sinistra per chi suona che può così dedicarsi ad un’esecuzione strumentale sulla tastiera in modo completo con entrambe le mani. MZ-X300 ha soltanto 4 multi-pad.
Casio MZ-X500
MZ-X500 si presenta con una brillante scocca blu con accenti più scuri, mentre MZ-X300 è tutta nera. Le nuove tastiere saranno disponibili nei negozi USA a partire da marzo 2016 con un prezzo di 1.099 e 1.499 dollari rispettivamente.
Casio MZ-X300
Se conoscete l’inglese, potete consultare la pagine web ufficiali MZ-X500 e MZ-X300 oppure dare una sbirciatina al manuale PDF in anticipo.
Nel frattempo possiamo ascoltare una rapida presentazione di Rick Formidoni dallo stand Casio al Winter NAMM 2016.
Torneremo prossimamente qui, in questo blog, ad approfondire la conoscenza di questi due modelli di arranger.
Onestamente, da diversi anni non ho più grandi attese dalle fiere internazionali. Sì, ci sono a volte grandi eccezioni come il MusikMesse 2015 dove noi appassionati di arranger avevamo trovato pane per i nostri denti. Ma in genere, ormai, i produttori di strumenti musicali raramente colgono l’occasione delle fiere per alzare il sipario su strumenti nuovi. Ma, visto che ora si stanno aprendo le porte della fiera invernale nordamericana (il Winter NAMM 2016), andiamo a scorprire insieme quali sorprese ci stanno riservando le aziende produttrici.
Cominciamo oggi commentanto la novità presente allo stand Yamaha dove oggi è stato presentato un pianoforte arranger nuovo di zecca: DGX-660.
Nella grande varietà di modelli a listino Yamaha, la serie DGX si colloca a favore di quanti cercano tecniche pianistiche con accompagnamenti automatici senza correre il rischio di un esborso economico esorbitante: questi strumenti si trovano facilmente presso scuole di musica e di canto o in ambienti casalinghi.
La nota di rilascio ufficiale Yamaha cita le caratteristiche di base:
tastiera GHS con 88 tasti pesati per controllare i suoni campionati di un pianoforte acustico Yamaha della celebre e rinomata serie CF e procurati dal motore sonoro Pure CF;
schermo LCD con possibilità di lettura degli spartiti e dei testi;
ingresso microfonico con piccola sezione effetti per cantare suonando il piano;
non può mancare una preziosa sezione arranger con 205 stili ereditati dalla serie PSR o dai precedenti modelli DGX: oltre agli stili in formato SFF, qui si possono trovare anche stili nel formato SFF GE pronti a fornire fraseggi di chitarra realistici
un registratore MIDI a sole sei tracce è affiancato da un registratore audio WAV su memoria flash USB;
naturalmente è possibile sfruttare le app Yamaha per il mondo Apple;
un accessorio opzionale consente di installare i tre classici pedali presenti nei pianoforti acustici.
Il nuovo modello manda in pensione il precedente pianoforte arrangerDGX-650 rispetto il quale diminuisce il peso fino a 21kg, la polifonia sale da 128 a 192 note (strano, vero?), si trovano diverse voci in più e altre voci sono state rinnovate; si rileva poi un numero maggiore di effetti e, come abbiamo visto qui sopra, la registrazione audio e l’ingresso per il microfono.
DGX-660 è disponibile in due differenti colori: tutto bianco o tutto nero. E ora godiamoci insieme uno splendido filmato con la presentazione istituzionale (in lingua inglese) del nuovo prodotto Yamaha.
Cari amici di tastiere.wordpress.com, a chi fra di voi non dispone di un budget elevato di spesa, ma è comunque interessato a procurarsi un arranger (per le proprie composizioni musicali, per divertisti in ambiente casalingo o per impratichirsi sullo strumento), oggi suggerisco una piccola guida su come muoversi nel mondo degli strumenti a buon prezzo: fate clic qui http://www.musicoff.com/articolo/workstation-arranger-low-cost e godetevi la lettura di questo articolo, testé pubblicato sul portale di MusicOff luogo di incontro della grande comunità online dei musicisti.
Sono convinto che i più fedeli lettori di questo blog ricordano ancora quando ci siamo occupati di Deebach, un produttore emergente di arranger che in passato si occupa dello sviluppo di risorse musicali per i prodotti Korg. I più distratti possono invece rinfrescare la propria memoria rileggendosi l’articolo originale che ho pubblicato lo scorso maggio 2015. In quell’occasione vi abbiamo fatto cenno di XMS-PRO, un pacchetto di nuovi suoni sviluppato da Deebach per Korg Pa3x.
La recente novità risiede nel fatto che ora queste nuove risorse sono disponibile anche per altri professional arranger della serie Pa: Pa3X Le, Pa900 e Pa600.
Il software XMS-Pro è ordinabile sul sito dell’azienda tedesca e viene spedito su un supporto, in particolare una memoria flash USB, al prezzo di 499,80 Euro. Quando la chiavetta originale è inserita su un professional arranger, il sistema cancella tutti i suoni di fabbrica e li sostituisce con i campioni Deebach. Gli stili, i Pad e le Performance originali possono essere riutilizzate ma queste faranno ricorso al nuovo arsenale sonoro rinnovato e potenzionato rispetto l’originale Korg.
XMS-Pro Music System prevede 900 Multisample e circa 1.300 suoni percussivi ed effetti speciali.
Questo articolo è la traduzione italiana di un interessante scritto di James Trew uscito sul prestigioso sito Engadgetnel mese di dicembre 2015. Per chi non lo sapesse, Engadget è un famoso blog e podcast multilingue su tecnologia ed elettronica di consumo. E qui James ha scritto una grande storia su come una piccola tastiera digitale abbia influenzato il mondo della musica. Ho pensato quindi che fosse una buona idea far conoscere questo scritto ai lettori italiani e a tutti gli appassionati suonatori di arranger che non conoscono l’inglese. Potete leggervi l’articolo originale in lingua inglese o leggervi gli altri articoli di James Trew, che ringrazio di cuore per avermi concesso di tradurre il suo avvincente racconto per tastiere.wordpress.com.
Casiotone MT40 è stata lanciata nel 1981: quattro anni più tardi avrebbe cambiato il reggae per sempre
La vera storia dietro il mistero del riddim Sleng Teng
Che cosa sapete di Casiotone MT40? Se pensate che sia stata una piccola e insignificante tastiera, vi state sbagliando della grossa. Chissà se mai ne avete posseduta una uguale. Questo arranger primordiale è stato lanciato sul mercato nel 1981 e prevedeva 37 tasti, 22 suoni di strumenti diversi, sei ritmi di bordo e una mini pulsantiera dedicata al suono del basso. Costava 150 dollari circa: tenendo conto dell’inflazione, oggi sarebbe in vendita ad una cifra che si aggira intorno ai 400 dollari (NDT: 364 Euro circa).
Sotto una scocca di plastica di colore beige, MT40 nascondeva un segreto: un’anima rock che, una volta rivelata al mondo, ha avuto un grande effetto sulla musica popolare per i venti-trenta anni successivi. In particolare, in MT40 si celava il pattern di uno stile di accompagnamento che è diventato il padre dello Sleng Teng cioè di uno dei riddim fondamentali nella musica reggae e ha ispirato numerose imitazioni traghettando questo genere di origine giamaicana nell’era digitale. Come lo Sleng Teng sia diventato un riddim molto noto è ben documentato dalla storia, ma le cause originali si confondono con il mito. Qui vi raccontiamo la storia vera, di come Casio MT40 sia diventata la tastiera più influente di questo genere.
Per chi non lo conoscesse, ecco a voi lo stile originale, quello che ha iniziato tutto.
Se avete già sentito una storia sullo Sleng Teng, probabilmente si tratta della versione più diffusa: e cioè Casio aveva inserito su MT40 uno stile per poter suonare il brano Somethin’ Else di Eddie Cochran, ma chi lo aveva programmato non sembrava aver rispettato a fondo i canoni del repertorio. Quel ritmo elettronico è stato poi ripreso in tempi successivi, a metà degli anni ottanta, dagli artisti reggaeNoel Davy, King Jammy e Wayne Smith. I tre hanno usato quello stile come linea del basso per il singolo del 1985 Under Mi Sleng Teng (un inno insolito di denuncia dei pericoli delle droghe) e il resto – come si suole dire – è storia.
La maggior parte di questa versione dei fatti è vera, ma in essa si mescolano diverse leggende metropolitane. Il pattern originale non era affatto basato sulla pista di Eddie Cochran. E nemmeno era (come altri hanno ipotizzato) un facsimile di Anarchy in the UK dei Sex Pistols. Anche se il patternCasio condivideva alcuni elementi di entrambi i brani, la musicista ed ingegnere del suono Hiroko Okuda ha smentito categoricamente, dichiarando in modo esplicito che quei brani non avevano niente a che fare. La signora Okuda può dirlo con cognizione di causa, visto che lei in persona aveva creato quello stile per l’arrangerCasio. E’ probabile però che Okuda non dica tutta la verità e mantenga una traccia di riservatezza sulla parte più inaspettata della storia dello Sleng Teng.
Hiroko Okuda ha collaborato con Casio dal 1980, subito dopo la laurea in musicologia presso il Tokyo Kunitachi College of Music. E MT40 fu il primo progetto su cui è stata coinvolta. Sebbene sia stata lei a creare quello stile rock, a quei tempi Okuda non aveva idea di dove provenisse la voce di Eddie Cochran, o perché fosse uscito così persistente nel ritmo preset. E poi, nelle interviste successive, Okuda ha sempre tenuto a sottolineare che la maggior parte delle persone dava per scontato che lo stile Casio fosse stato preso fuori dal contesto musicale di King Jammy e compagnia. E tutto questo dà alla storia la metà del suo fascino: il caso di una ritmica rock usurpata che ha dato vita al riddim più portentoso del reggae. Ma, ancora una volta, la verità è più singolare della leggenda.
Noel Davy, che possedeva la tastiera utilizzata per Under Mi Sleng Teng, in realtà avrebbe voluto acquistare un sintetizzatore Yamaha DX7 (di gran lunga superiore), ma non poteva permettersi quel prezzo. E’ così di è dovuto accontentare della tastierina MT40, tecnicamente non un sintetizzatore (i suoni di fabbrica non erano modificabili). Probabilmente, se Davy fosse stato in grado di permettersi il DX7, lo Sleng Teng sarebbe rimasto bloccato per sempre dentro i circuiti di MT40.
Dicevamo che Okuda sembra nascondere una parte di verità nel suo racconto. Infatti, prima di lavorare per Casio e, quindi, prima di programmare gli stili della MT40, lei era un’appassionata del reggae e lo ascoltava avidamente durante gli anni dell’università. Okuda ha persino scritto la sua tesi di laurea su questo argomento: “Credo che ci fosse qualcosa del reggae in quel ritmo (Sleng Teng). Ricordo di essere stata colpita dal fatto che ciò che ho ascoltato per lungo tempo tutti i giorni, sembrava emergere nel mio lavoro”. Questa dichiarazione provoca un quesito interessante: quel pattern di MT40 era la gallina o era l’uovo? Okuda ha introdotto inconsciamente quella piccola sfumatura di reggae nel giro di basso, causando la successiva scoperta di King Jammy e di Noel Davy e determinando il suo destino oppure è stato piuttosto un piacevole incidente?
Subito dopo l’uscita sul mercato, il singolo Under Mi Sleng Teng ha seguito una strada propria. Era comune in quegli anni il fatto che diversi cantanti reggae – confusamente chiamati Deejays al tempo – registravano e pubblicavano le proprie creazioni musicali sfruttando i riddim più popolari. Lo Sleng Teng sarebbe presto diventato così famoso e così influente nella musica di ispirazione giamaicana: si stima che più di 250 album sarebbero stati rilasciati sfruttando quel ritmo nel corso degli anni che seguono. Molti di loro sulla stessa etichetta (Jammy) e spesso senza fin tropee variazioni musicali rispetto dall’originale, come è ben illustrato nella sequenza di brani che segue.
In breve tempo MT40 è diventata la prima tastiera Casio a diventare un oggetto di culto fra i musicisti e lo Sleng Teng venne presto esteso verso altri generi. Anche nell’hip-hop è diventato un uso abbastanza comune quello di fare impiego dei suoni e ritmi Casio. Un esempio: Reggae Joint dei 2 Live Crew nel controverso album del 1989 As Nasty as They Wanna Be. Quegli anni non erano poi così lontani da quando quelle radici avrebbero attraversato l’Atlantico per fruttificare a proprio modo nella fiorente scena rave nel Regno Unito – mostrandosi in classici come Way in My Brain degli SL2 o nel remix dei Prodigy fatto da Moby in Everybody in The Place, tra gli altri (sì, c’era un tempo in cui Moby lavorava remixando i Prodigy e nessuna di quella musica suonava così come quella che fa oggi).
Tutti sappiamo che la musica ha iniziato seriamente il passaggio al digitale negli anni ’80. Lo Sleng Teng è schizzato così dentro il lessico musicale negli stessi anni in cui un fatto analogo è accaduto al suo lontano cugino, l’Amen Break – un campione di percussioni della durata di sei secondi e riutilizzato in una infinità di canzoni hip-hop influenzando fortemente il fenomeno del Drum and Bass. Non sorprende che questi due pattern musicali si siano incontrati in più di un’occasione nel corso degli anni. Come l’Amen Break, l’impatto dello Sleng Teng era duplice: non solo erano entrambi immediatamente riconoscibili, erano anche facilmente accessibili: il campione Amen Break era liberamente scambiato, mentre gli stili di Casiotone MT40 erano disponibili a tutti. Erano i primi fenomeni tangibili di democrazia introdotta nel fare musica: tutti potevano registrare, non era più necessario ricorrere ad artisti blasonati e ad attrezzature costose. Ora, chiunque con un microfono, una tape machine, una modesta tastiera o un campionatore avrebbe potuto costruire i propri riddim a livello professionale.
Chi pensa di essere troppo giovane per poter essere stato interessato dai toni vellutati di Casio MT40 si sbaglia. La pulsazione ritmica dello Sleng Teng ha penetrato tutta la cultura pop da allora fino ai giorni nostri. Forse lo avete sentito in uno spettacolo televisivo oppure durante una recensione di un nuovo album. Forse la vostra prima esperienza di ascolto dello Sleng Teng è avvenuta nella colonna sonora del videogioco Saints Row IV, oppure durante una partita con Mix DJ Hero. Forse lo avete sentito tramite uno dei molti brani moderni che lo hanno remixato o nascosto dentro ad un cuscino in vendita sul web. Per tutti c’è stata un’occasione di incontrare lo Sleng Teng sulla propria strada: ha talmente permeato la musica, che è impossibile averlo evitato.
Ma che cosa ha portato quel giro di basso e percussioni di pochi secondi da una tastiera economica nel 1981 al fatto di essere ancora così rilevante al giorno d’oggi? La migliore risposta può essere data da una nuova generazione di musicisti, che ancora oggi utilizzano la Casio MT40 per fare musica. Ad esempio il mago francese delle tastiere Manudigital lo ha fatto, prolungando la vita dello Sleng Teng dalle radici originali di Casio ai giorni nostri. Manudigital ha dichiarato ad Engadget“Il lato magico della creazione musicale è che non hai bisogno di molto per fare cose davvero buone… MT40 è così semplice da usare, ma altrettanto efficace e potente da sorprendermi sinceramente”.
Come tutte le leggende più fortunate, il riddim dello Sleng Teng ha chiuso il cerchio. Gli artisti di oggi potrebbero essere troppo giovani per conoscere l’originale o la tastiera in cui tutto ha avuto inizio, ma è un fatto che il loro viaggio musicale li conduce proprio lì. E quando arrivano al punto, questo ritmo ispira le loro nuove composizioni e – come dimostrano i filmati sul canale Youtube di Manudigital – possono anche creare collegamenti inaspettati con artisti di quell’epoca originale in modo del tutto nuovo. La Casio MT40 non è soltanto una novità retrò: è di più, è un ponte musicale fra diverse generazioni, seppur in plastica beige.
Malgrado tutto il polverone fatto circa lo Sleng Teng, il rock originale che ha generato quello stile è rimasto esclusivo per MT40 (Casio ha ritirato quella tastiera dal mercato dopo circa un anno). Per molti anni, l’azienda giapponese non ha mai pensato di incrementare le proprie vendite riproponendo quello stile su altri strumenti. Fino ad ora, naturalmente. Casio continua a progettare e realizzare nuove tastiere, e infine, dopo tutti questi anni, lo Sleng Teng è tornato in vita nella sua casa spirituale: si vedano i modelli di minitastiere Casio SA-46 e SA-76. Stavolta, però, quel vecchio stile ha un nuovo nome: non è più il presetRock ma è stato ribattezzato in MT40 RIDDIM.
Okuda, la madre involontaria dello Sleng Teng, ha un colpo di scena finale per confermare quanto il suo famoso riddim mantenga un’aura enigmatica. Nonostante abbia dichiarato ad Engadget che le voci su Eddie Cochran e i Sex Pistols fossero false e, come abbiamo visto sopra, le influenze reggae fossero presenti, tuttavia ha di fatto ammesso che quello stile era basato su una autentica traccia rock: un brano di rock britannico degli anni ‘ 70 è tutto quello che ci ha concesso di sapere: “Potreste immediatamente riconoscerla quando ascoltate con attenzione quella canzone.” (NDT: Il mistero continua).
Continua la tradizione di fine anno secondo cui i “folletti” delle statistiche di WordPress.com preparano e pubblicano un rapporto annuale per documentare il numero di letture di ogni blog, compreso questo.
Commentiamo brevemente insieme i risultati:
Questo blog è stato visto oltre 198.000 volte nel 2015.
Nel 2015, ci son stati 75 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del blog a 395 articoli.
I lettori provengono prevalentemente dall’Italia (88%) ma si contano numerose letture anche da Stati Uniti, Germania, Svizzera e Francia. In totale questo blog è stato letto in 119 paesi nel mondo.
Anche i commenti contribuiscono ad arricchire il contenuto di questo blog: è doveroso ringraziare i commentatori più prolifici: Liberato, Pietro, Manuele, Alberto, Roberto1, Maurizio.
Il blog tastiere.wordpress.com esiste da diversi anni: il primo articolo porta la data del 10 ottobre 2009. Da allora, dopo alcuni mesi molto timidi in cui le mie aspettative erano di avere 25 lettori al massimo, questo blog ha registrato un crescendo inarrestabile di interesse e quest’anno abbiamo sfiorato di poco le 200.000 letture in 12 mesi. E il numero medio è di 542 visite giornaliere.
Per la cronaca, dal 2009 ad oggi il numero totale di letture è di 693.000 (sic!). Credo che questi numeri parlino da soli ed evidenziano un buon segnale di attenzione, cosa che dovrebbe far riflettere i manager delle aziende che producono tastiere musicali.
Numero di visite annuali su tastiere.wordpress.com
Del resto, è stato un anno importante per il comparto degli arranger workstation e, nonostante la consueta disattenzione da parte dei media, i produttori di strumenti musicali hanno lanciato sul mercato numerosi modelli. I dieci più importanti sono stati commentati e presentati qui in questo blog che si è ancora una volta dimostrato un punto di riferimento per chi suona ed è appassionato di questa materia. Ancora una volta mi sento in obbligo di ringraziare tutti voi lettori, per la gradita attenzione. Scusate se mi ripeto, ma voi lettori siete il motivo che mi spinge a continuare a scrivere nuovi articoli, così spontaneamente e con il solo ritorno della vostra amicizia e fedeltà nella lettura.
Permettetemi di citare le recenti parole di Papa Francesco per augurare a tutti un buon anno nuovo: «Attraverso il perdono, vinciamo il male con il bene, trasformiamo l’odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo».
Un abbraccio,
Renato
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Per chi se li fosse persi, ecco qui gli articoli più significativi del 2015:
Struttura del file system degli stili in un arranger Korg
Proprio a ridosso delle festività natalizie, Korg ha pubblicato due nuovi aggiornamenti del sistema operativo che governa l’ammiraglia Pa4X. Per qualche giorno abbiamo visto la versione 1.1.0 ma questa è stata sostituita velocemente dalla successiva versione 1.1.1 il cui manuale PDF in inglese è scaricabile dal sito istituzionale, mentre i possessori registrati possono scaricare la versione italiana della guida rapida da qui. Qualcosa deve essere andato storto, analogamente a quanto successo per Ketron SD7 lo scorso novembre, quando un rilascio software era stato ripetuto a pochi giorni di distanza perché la pubblicazione del nuovo software non aveva funzionato a dovere al primo colpo.
L’elenco dettagliato delle novità è riportato (in lingua italiana) sul sito del distributore nazionale: è un aggiornamento interessante ma non mi sembra di aver visto migliorie memorabili. Del resto, come è possibile elevare ancor più un sistema che è già nato con un numero impressionante di funzionalità? Se Korg volesse (o avesse le risorse) per un arricchimento software straordinario, probabilmente dovrebbe mettere mano alle fondamenta del sistema operativo per riscrivere la gestione del file system e liberarlo dalla struttura rigida di cartelle SET con cui è stato pensato anni orsono. Sin dai primi modelli di Professional Arranger, i dati possono essere memorizzati solamente in cartelle dalla gerarchia predefinita: le evidenti restrizioni non facilitano l’usabilità soprattutto nell’accesso a stili e a pad addizionali posti al di fuori della cartella SET caricata in memoria. Personalmente ho imparato a conviverci con la mia Pa800 e del resto parliamo solo di una possibilità di miglioramento di un’architettura comunque stabile e affidabile.
MusicOff – La grande comunità online per musicisti
Per chi ama leggere gli articoli che riguardano gli arranger e dintorni.
Per chi legge abitualmente il blog tastiere.wordpress.com.
Per chi suona per professione e necessita di una strumentazione completa e aggiornata.
Per chi, dopo aver versato il saldo dell’IMU il 16 dicembre, è riuscito a trattenere qualcosa della propria tredicesima.
Per chi ha lavorato sodo per mettersi da parte qualche risparmio.
Per chi ha rotto il salvadanaio.
Per chi ha ricevuto una lauta mancia dai genitori, dai nonni o da una vecchia zia.
Per chi non è tastierista ed appartiene alla comunità dei lettori di MusicOff.
Per i chitarristi che affiancano un arranger al loro lavoro.
Per chi ha vinto una piccola somma alla lotteria.
Per chi è alla ricerca di un regalo per un musicista con arranger e può spendere anche solo una manciata di Euro.
Per tutti costoro, ho scritto tre articoli con cui ho avviato una nuova collaborazione editoriale con MusicOff, la grande comunita online di musicisti: per cominciare, ho esteso una semplice carrellata di consigli per gli acquisti dicembrini. I prodotti suggeriti appartengono ad una vasta gamma di prezzo: ci sono utili accessori a pochi Euro, altri ad un prezzo leggermente più alto, per passare alla sommaria rassegna di arranger workstation che partono da 500 Euro e arrivano fino alle ammiraglie sopra i 3000 Euro.
Se non avete ancora letto quei tre articoli, vi consiglio di farlo ora.
Prima parte: primi accessori e arranger sotto i 1000 Euro
Seconda parte: altri accessori e arranger fra 1000 e 2000 Euro
Terza parte: ultimi accessori e arranger da sogno.
Buona lettura.
PS: Per la cronaca, non ho alcuna intenzione di smobilitare questo blog. Diciamo che ho ampliato la mia fatica di blogger. Speriamo di farcela.
Korg Italy si presenta anche quest’anno con un regalo natalizio per i propri clienti pubblicando un aggiornamento gratuito di risorse aggiuntive per la serie Pa (Professional Arranger). Trattasi di due nuove collezioni: il rilascio dei precedenti volumi risale all’estate del 2014, quando erano usciti contemporaneamente il volume 21 e 22.
Volume 23
La prima delle due nuove collezioni contiene una raccolta di 12 stili di ambiente rhythm&blues e soul(caspita!). Si presti attenzione al fatto che non sono stili generalisti per un vasto repertorio: sono stati creati pensando soltanto a specifici brani: sono song style, come ama dire qualcuno. Quello che voglio dirvi è che sono ideali per suonare quei 12 brani originali ma che potrebbero non rispondere bene su altri canzoni, visto che non supportano pienamente altri tipi di accordi e di armonia, come invece succede con gli stili normali.
I nomi degli stili camuffano il titolo originale del brano e, per comodità, ve lo aggiungo io fra parentesi:
Sweet Home (Sweet Home Chicago di Robert Johnson e resa celebre dal film The Blues Brothers)
Gimme Love (Gimme Some Lovin’ scritta dal mitico organista Steve Winwood e portata al successo dallo Spencer Davis Group)
Shake Your Tail (Shake Your Tail Feather di cui tutti rammentiamo una ruggente versione di Ray Charles, anche questa tratta dal film The Blues Brothers)
Better Think (Think!, ovviamente la voce più bella del soulAretha Franklin)
Horse Sally (Mustang Sally di Wilson Pickett, che alcuni di voi ricorderanno dallo splendido film irlandese dedicato alla musica soul,The Committments)
At Midnight (In the Midnight Hour, come sopra di Wilson Pickett e dal film The Committments).
Chain The Fools (Chain of Fools, celeberrima canzone di Aretha Franklin)
Peter Theme (Peter Gunn Theme di Henry Mancini non avrebbe nulla a vedere con il blues, essendo un brano orchestrale nato come colonna sonora di un programma TV, ma da quando è stato usato in una scena da culto nel film The Blues Brothers è diventato un inno ostinato e ossessionante degli amanti della musica nera)
MinnieFreeloader (Minnie The Moocher di Cab Calloway, un classico del jazz anche questo entrato nel repertorio degli amanti del blues sempre grazie al film The Blues Brothers).
Everybody Bros (Everybody Need Somebody to Love del compianto Salomon Burke, trasformata nel tempo da Wilson Pickett fino a diventare un capolavoro universale con John Belushi e Dan Aykroyd nel film The Blues Brothers).
Prisoner Rock (Jailhouse Rock di Elvis Presley e gran finale del film The Blues Brothers – ancora una volta)
Soul Bros (Soul Man di Sam & Dave).
Questo volume è fatto di due cartelle:
Pa3X (può essere caricato anche su Pa3XLe, Pa900, Pa600, Pa300 and HAVIAN 30)
Pa4X (in questa cartella mancano gli ultimi tre stili della lista di cui qui sopra, dato che questi fanno già parte degli stili di fabbrica precaricati sullo strumento).
Volume 24
La collezione successiva VOLUME 24 è più esclusiva e può essere installata solo su Korg Pa4X. Trattasi di otto stili per il repertorio pop:
Marvin G. Pop
All Begins Pop
Blood Flow Pop
Let Her Pop
Drag Me Pop
Can’t Feel Pop
Want Me Pop
Fast Guitar Pop
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Per concludere, vi passo il riferimento all’annuncio del distributore nazionale Eko Music Group e la pagina BonusWare di Korg da cui effettuare lo scarico dei file.