C’era un tempo in cui gli arranger Korg erano molto seri. Sempre vestiti di nero. C’era una volta Korg i3, una bomba dirompente che ha accesso grandi entusiasmi nel mondo dei tastieristi (era il 1993). Per la prima volta si poteva disporre di una workstation vera e autentica e, nello stesso strumento, di una sezione arranger estremamente professionale. Ci sono pochi strumenti musicali di cui mi sono poi pentito per averli venduti: Korg i3 è uno di questi. E dire che nel 1998 l’avevo venduta per procurarmi una Korg i30, cioè il suo successore dotato di touch-screen. Ma non c’era storia: i3 era il primo amore e i30 solo un surrogato con cui non sono mai riuscito ad andare d’accordo. Anzi, quando nel 2004 ho scambiato la Korg i30 per acquistare una Yamaha Tyros, mi è sembrato di passare dalla notte al giorno, dal buio alla luce. Attenzione però, non fraintendetemi. Non voglio demolire i30, era davvero un bel prodotto: sono stato io che non ho saputo apprezzarla. O forse, soltanto, quello è stato un periodo che – per ragioni diverse – mi aveva allontanato dalla musica. E solo dopo aver preso una Yamaha Tyros, ero stato capace di tornare.
E oggi sono qui, davanti alla mia nuova Korg Pa800. Tutta blu e tutta nuova di zecca. Uno spettacolo di arranger. L’ho messa vicino alla mia buona vecchia amica Yamaha Tyros e spero che non si mettano a litigare.




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