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Acustico o digitale, un bel dilemma

pianoforteIn un recente scambio di messaggi con Angelo, fedele lettore di questo blog, ho affrontato l’argomento controverso se valga o meno la pena sostituire il buon vecchio pianoforte acustico con una tastiera digitale. Ve la faccio breve: io sono giunto alla conclusione che una tastiera digitale possa (debba?) affiancare un pianoforte acustico, ma non sostituire. Non sono la stessa cosa e uno non può sostituire l’altro.

Il pianoforte acustico è unico e intramontabile. La sua fisicità e il suo realismo restano esperienze eccezionali: la possibilità di interagire con il tocco sui tasti per ottenere movimenti, vibrazioni e risonanze autentiche sono fenomeni reali che il mondo digitale può solo imitare e non rimpiazzare. È uno strumento perfetto che ha superato i secoli, capace di accontentare i gusti musicali di diverse generazioni in molte epoche. La qualità del suono, la protezione dell’investimento e l’aspetto estetico sono considerazioni fondamentali per dare il valore che il pianoforte acustico merita.

Però, al giorno d’oggi, se trascuriamo il recente fenomeno dei pianoforti ibridi, la tendenza dominante è quella di acquistare strumenti musicali digitali. E per diverse ragioni.

Il primo motivo è la manutenzione: gli strumenti digitali non richiedono di essere periodicamente accordati, occupano poco spazio e si puliscono più facilmente. Il secondo è la portabilità: pesi e misure degli strumenti digitali consentono un più facile trasporto. Al terzo posto ci metterei la convenienza: sul mercato si possono trovare strumenti digitali a buon prezzo con eccellenti suoni di pianoforte. In quarta posizione vorrei citare la versatilità: oltre al suono di pianoforte acustico, uno strumento digitale permette di emulare i suoni di pianoforti elettromeccanici, organi classici ed elettronici, archi, fiati, legni, chitarre… Al quinto posto vale il corredo di funzionalità tipicamente disponibili nel dominio digitale come la registrazione delle proprie esecuzioni, il caricamento di nuovi campioni e l’editing dei suoni, lo spartito digitale, le connessioni MIDI, audio e USB, e così via. In ultimo ci metterei il rispetto dei coinquilini: utilizzando le cuffie, è possibile suonare per tutta la notte senza disturbare nessuno.

E non trascurate il fatto che, se lo strumento digitale a tastiera include la sezione arranger, allora è possibile avere a disposizione musicisti virtuali: un batterista, un bassista, più chitarristi, un’orchestra intera che accompagna. Un motivo in più. Per me, quello decisivo. Da allora suono arranger workstation. E non ho smesso ancora oggi.

Outlet Yamaha, Hamamatsu (Giappone) novembre 2016

Yamaha Outlet Hamamatsu

Yamaha Outlet Hamamatsu

“It’s so cold here tonight” commentava stasera lo studente australiano con cui ho scambiato due chiacchiere in un piccolo ristorante giapponese a Narita. E in effetti come potevo dargli torto: ha nevicato stamattina e le temperature ora sembrano polari. Siamo nelle vicinanze dell’areoporto di Tokyo. Domani mattina torno a casa: non vedo l’ora, dopo una settimana di lavoro trascorsa in Giappone. Qui in solitudine nella camera d’albergo, è il momento adatto per aggiornare il blog con il resoconto della visita fatta nei giorni scorsi all’outlet Yamaha di Hamamatsu, la città in cui si trovano la sede principale e un importante polo produttivo della casa giapponese dei tre diapason.

Non è la prima volta che vi racconto di questo negozio posto su diversi piani. Gli spazi non sono immensi e dall’outlet di casa madre di solito ci aspetteremmo l’esposizione universale di tutti gli strumenti a catalogo. E invece non è così. Gli spazi espositivi si sono ristretti a tre piani e, praticamente, solo due sono effettivamente dedicati agli strumenti musicali, mentre nel terzo si trovano libri, manuali, spartiti e CD/DVD. Al piano di ingresso sono esposti legni, ottoni, chitarre, tastiere digitali e tutta l’accessoristica utile, mentre al piano superiore dominano i pianoforti acustici e i violini. Già non mi aspettavo di trovare qualche arranger, visto che Tyros e serie PSR di taglio elevato non sono distribuiti sul mercato giapponese. Per quanto riguarda gli arranger, ho trovato esposti i modelli di primo prezzo PSR (il modello più alto era PSR-E453). Nulla di più tranne un paio di Electone. Fra i pianoforti digitali Clavinova erano esposti solo modelli della serie CLP, mentre osservavo l’assenza dei modelli CVP con accompagnamenti.

yamaha-c5xPazienza, dicevo fra me, quando mi reco dal commesso e cerco di capire se almeno riesco a provare un Montage, la nuova workstation di casa Yamaha di cui ricordavo una dimostrazione stellare da parte di Manuele Montesanti al Torino Synth Meeting nello scorso mese di maggio. Ebbene ottengo questa risposta: “Peccato, ho proprio venduto la scorsa settimana l’unico esemplare di Montage che mi era stato consegnato. E non credo che me ne arriveranno degi altri per un bel po”. Reagisco con stupore e il commesso immediatamente chiarisce: “Puoi anche andare a cercare un Montage altrove in altri negozi, ma  sarai fortunato se ne trovi uno: la prima produzione è stata già tutta venduta”. Un successo schiacciante, pensavo fra me. Introvabile in Giappone. Chissà in Italia.

E’ tutto qua. Sayonara, ovviamente con la segnalazione del video registrato da Manuele Montesanti per presentare Yamaha Montage.

Senza casa

Questo post è dedicato alle persone che vivono nelle zone colpite dal terremoto e in quelle circostanti. Ad oggi, oltre 22mila gli sfollati e 200mila le case lesionate. Dallo scorso agosto ad oggi, i più sfortunati hanno perso la vita, altri la casa, altri ancora non possono rientrare nelle loro dimore salve ma incerte; e poi ci sono quelli che dormono all’addiaccio, quelli che non hanno più certezze per il loro futuro. Per chi è rimasto ancora, c’è ancora paura, sempre tanta paura.

In questo blog abbiamo spesso fatto a cenno ad aziende e, soprattutto, persone che vivono nelle vicinanze delle aree interessate dal sisma. A tutti loro, va la nostra più sincera solidarietà. Per chi può e vuole esprimere un proprio segno concreto, segnalo il sito della Caritas Italiana.

Musika! Appuntamento a Roma: 30 ottobre 2016

musika1Una nuova fiera di strumenti musicali? Così sembra.

Appare ora all’orizzonte Musika! Dove? A Roma, presso il centro congressi del Lifestyle Hotel in via Giorgio Zoega 59. La data è domenica prossima 30 ottobre. Gli organizzatori sono gli stessi che l’anno scorso si erano fatti sentire con i tamburi di Batterika!

Se per caso vi risulta comodo (purtroppo al sottoscritto non molto), ma voi buoni frequentatori di questo blog, potreste fare un giretto, o no? I 2000 metri quadri a disposizione consentiranno la presentazione di 97 aziende espositrici e 52 eventi dal vivo.

Nel nostro piccolo, in tema di arranger troverete qualche spunto di interesse. Yamaha presenta l’arranger a 76 tasti PSR-EW400 del cui fratello a 61 tasti (PSR-E453) avevo scritto in questa occasione. Sarà presente il bravissimo Mauro di Ruscio, un’autorità ormai riconosciuta in materia di arranger Yamaha: dimostrerà dal vivo le qualità di PSR-S970 e Tyros5.

Anche Roland e Korg hanno garantito la loro adesione all’evento, ma – al momento – non ci è dato sapere se esporranno un qualche arranger come, rispettivamente, EA7 oppure Pa4X.

Fra i vari relatori, sarà presente Enrico Cosimi di cui ricordo un’appassionata e divertente presentazione al Torino Synth Meeting: stavolta farà “suonare” il mitico Moog e anche questo è un appuntamento che vi raccomando caldamente.

L’ingresso all’evento costa 12 Euro (intero) e 8 Euro (ridotto). Per saperne di più, visitate il sito Music Expo .

 

Marco Santonocito, una storia professionale fra musica e tastiere

Lo spazio odierno del nostro blog è dedicato a Marco Santonocito, musicista e professionista nel settore. Da anni si dedica attivamente al mondo della musica e al mercato degli strumenti musicali a tastiera in particolare. Alla sua lunga e ricca esperienza mi sono rivolto per raccontare ai lettori di tastiere.wordpress.com alcuni spunti concreti e diretti sullo storia e sull’attuale stato delle vendite di tastiere arranger.

Santonocito

Marco Santonocito

Re’: Ciao Marco, cominciamo da te. In qualità di musicista, quali sono state le esperienze che oggi ricordi con maggiore intensità?

MS: Quando avevo 16 anni, ascoltavo la PFM, il rock progressivo dei Rush, l’hard rock dei Led Zeppelin e i Pink Floyd. All’epoca, i miei strumenti erano un Elka X705 e un Crumar DS2. Con il mio primo gruppo, suonavo rock con testi in italiano. Ho iniziato presto a lavorare da Lajolo, uno dei negozi di strumenti musicali più rinomati di Torino di quegli anni, dove ho potuto provare e approfondire la conoscenza di meravigliosi synth come Roland Jupiter 6 e 8, Prophet-5, OBX e i vari synth Korg come Lambda, Delta, Trident, Sigma e Polysix. All’epoca, uscivo la sera dal negozio, mangiavo qualcosa in fretta e furia e proseguivo in un pianobar sino a notte fonda, tutti i giorni per qualche anno. Il ritmo era pesante da sopportare ma la voglia di suonare era tanta. Quando facevo pianobar suonavo con un piano Yamaha CP30, un Korg Lambda e un Minimoog usato, comprato dopo averlo noleggiato al mitico Federico Monti Arduini alias Guardiano del faro. A casa avevo anche un organo Hammond C3 con Leslie, che ovviamente restava lì parcheggiato visto il peso che lo rendeva impossibile da trasportare.

Re’: Sei un decano della vendita di strumenti musicali. Da quando operi nel mondo dei negozi degli strumenti musicali?

MS: Lavoro nel settore dal 1980, forse tra gli anni migliori della musica moderna, di sicuro incredibilmente vivi per quanto riguarda le novità nelle tastiere.

Re’: Molti ti conoscono per le tue dimostrazioni strumentali di notevole qualità. Quando dimostri un pianoforte o una tastiera elettronica, a che cosa ti ispiri?

MS: Per prima cosa cerco istintivamente di capire la persona che ho davanti a me, le sue esigenze, le sue preferenze e le sue debolezze, guardandola in faccia e suonando un brano della sua epoca. A volte succede che il cliente si commuove, questo significa che sei riuscito a toccarlo nell’anima e a presentare lo strumento come un oggetto prezioso.

Rassegna di arranger

Re’: Marco, possiamo commentare brevemente i migliori arranger che hai suonato in questi anni? Partiamo dal primo arranger di grande successo: Roland E70.

MS: E chi non ha avuto una tastiera E70? Lo strumento del pianistabar, lo strumento per eccellenza con i suoi accompagnamenti tipici da rolandiano: ci potevi suonare di tutto. Ovviamente non puoi paragonarla alle grandi sonorità di oggi, ma pensiamo ai primi anni novanta: non esisteva pianista senza una Roland.

Re’: Ne avevo una anch’io! Ma passiamo ad un altro arranger: Solton MS60.

MS: Ma che bella! Facile da usare, suoni puliti, finalmente tu sentivi un bel sax. Penso che MS60 fosse l’unica a quei tempi capace di riprodurre un violino così reale. Ricordo una stupenda fisarmonica, un sacco di floppy -disk con stili nuovi. Facevi ballare un paese intero. La si vede in giro ancora oggi, peccato la scocca che dopo qualche anno rimane appiccicosa, forse le vernici non erano delle migliori.

Re’: Una delle mie preferite, per cui provo una grande nostalgia: Korg i3.

MS: Mi sembrava di avere il mondo in mano: la nominai la tastiera dagli accompagnamenti ribelli, con quella carica esplosiva e il fill-in generato ogni 4 battute. Impazzivo per il suono del sax soprano. Peccato per quel difetto nella lettura dei MIDI file: non riconosceva la traccia 10 (drums). Era costruita con un bel materiale e una buona meccanica.

Re’: Sempre in tema di nostalgia, parliamo un attimo di Technics KN7000.

MS: Detto dagli agenti che commercializzavano il prodotto, sono stato il dimostratore che ha venduto più KN7000 in Italia. Il sound Technics colpiva subito, belli i pianoforti e i fiati, erano suoni molto classici. Ricordo il grande display a colori, l’amplificazione che ti dava buone soddisfazioni, un caldo sax tenore, fantastica la tromba: mi bastava suonare Gonna Fly Now, tema del film Rocky e qualche brano di Ennio Morricone e la tastiera era venduta.

Re’: E ora Korg Pa80.

MS: La tastiera che aprí un varco alla serie PA, buona la posizione dei comandi. Il sound era tipico Korg: moderno e facile. E’ piaciuta subito a molti, grazie al doppio lettore MIDI di bordo.

Re’: E che mi dici di Yamaha Tyros4?

MS: Grande! Sono rimasto entusiasta dai suoni molto reali, suoni orchestrali, realistiche le chitarre. In negozio suonavi i temi di film come “I pirati dei Caraibi”, qualche brano dei Pink Floyd e vedevi le bocche aperte delle persone stupite dalla sonorità che usciva da quella tastiera.

Re’: Torniamo in casa Korg con Pa3X.

MS: Era l’evoluzione di Pa800. Finalmente una tastiera che si sentiva sotto le dita con una buona meccanica, Gli accompagnamenti Korg erano tipicamente caldi ed avvolgenti. Onestamente era un po’ macchinosa, ma i materiali erano ottimi. Suonare un brano di Santana era il massimo.

Re’:  E poi arrivò Yamaha Tyros 5.

MS: All’impatto, devo ammettere che grandissime differenze dalla Tyros 4 non ne abbia trovato, anche perché – come dico sempre – non possiamo aspettarci sempre la luna!  Meravigliosi i suoni orchestrali, gli ottoni, i corni e gli archi. E le chitarre, come sempre, suonavano molto reali. Non manca nulla. Interessante anche la zona DJ.

Re’: E terminiamo con due parole su Korg Pa4X.

MS: Anche in questa workstation di alta gamma ho trovato ottimi suoni e arrangiamenti. Nulla da dire: è uno strumento professionale a tutti gli effetti, anche qui un po’ macchinosa da lavorare ma la pasta Korg è inconfondibile: puoi tirare fuori suoni grassi tipici da synth, come piacciono a me, una buona alternativa a Yamaha Tyros 5. Certo che averle tutte e due… sarebbe il massimo.

Cambiamenti

Re’: Il mercato degli ultimi anni è cambiato.

MS: E’ cambiato da quando i computer hanno fatto irruzione nella produzione musicale: il mercato è stato stravolto ed i musicisti sono stati messi da parte in favore di soluzioni più economiche, per non parlare poi della recente onda dei deejay. Giusto o sbagliato che sia, a volte bisogna saper accettare i cambiamenti e trovare un proprio spazio malgrado tutto. Ma è un fatto che il settore si è reso saturo di gente che “fa musica” o piuttosto crede o dice di “fare musica”, ma questo è un altro discorso. I tempi sono mutati in modo radicale, le case costruttrici oggi mescolano i prodotti rincorrendo l’utopia di tastiere che possano essere suonate ma anche semplicemente “attivate” mediante l’uso di pad e tasti destinati a chi non ha alcuna capacità tecnica. Per i veri musicisti si è persa l’euforia derivante dal poter provare uno strumento nuovo. Da alcuni anni mancano nuove idee e i produttori di strumenti musicali cercano di soddisfare esigenze le più disparate e magari inconciliabili nello stesso strumento con il solo risultato di rendere forse più vibrante e ricco di novità il mercato dei plug-in da abbinare alle master keyboard.

Re’: Oggi il mercato sta vivendo la sfida del web. Come si stanno preparando i negozi tradizionali?

MS: Oggi il web è un grande aiuto per presentare al mondo la propria vetrina, ma come tutte le cose il web manca di contatto umano. Ci si trova con grande difficoltà a spiegare come suona uno strumento, non vedo gli occhi illuminati del cliente e non intuisco il suo desiderio e/o le sue necessità, di conseguenza non si riesce a comunicare la magia dell’oggetto. Poi si trova il cliente che esige solo un prezzo ed ovviamente acquista solo dove costa meno pensando che uno strumento musicale o un frigorifero siano la stessa cosa ed ignorando che la vera qualità ha un costo.

Re’: Passando agli arranger. Secondo DISMA Musica le tastiere arranger economiche stanno aumentando le proprie vendite, mentre quelle più pregiate stanno perdendo quota. È così anche secondo la tua esperienza?

MS: È indubbio che le vendite delle tastiere di fascia alta si siano un po’ arenate, al contrario delle tastiere più economiche. Onestamente è difficile capire se è colpa della crisi, della paura di spendere o dell’incapacità di saper dare un giusto valore alla qualità. Del resto, gli arranger orami sono diventati una sorta di workstation a tutti gli effetti: soddisfano i musicisti più esigenti grazie alle loro potenzialità, danno modo al tastierista di sfruttare al meglio tutte le caratteristiche per una performance completa. Sono prodotti maturi.

Re’: Grazie Marco. Un abbraccio.

MS: Buona musica a tutti!

Marco Santonocito nasce nel 1962 a Torino. Da giovane si dedica allo studio del pianoforte e alle tastiere elettroniche acquisendo svariate tecniche da molteplici insegnanti. Nel 1980 inizia le prime esperienze musicali in vari locali piemontesi, lavora presso un negozio di strumenti musicali di Torino e studia le tecniche di accordatura e manutenzione dei pianoforti acustici. Negli anni ha collaborato con la RAI e per i concerti di vari autori di primo piano come Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Pino Daniele, Franco Battiato, Fiorella Mannoia, Rossana Casale, Tullio de Piscopo, Roberto Vecchioni, Toots Thielemans, Peter Cincotti, Joe Sample e Randy Crawford, Manu Katche e Michel Camilo. Recentemente ha collaborato con Roberto Cacciapaglia e Checco Zalone.
Per saperne di più, visitate: sito di Marco Santonocito.

Concludiamo riportando un filmato che Marco Santonocito ha registrato nel 2008 per dimostrare fino a dove un musicista, dotato di buona tecnica, si può spingere con un arranger Yamaha della serie Tyros.

Ogni occasione è buona per (imparare a) suonare

Cattura

Ogni occasione è buona per suonare. Che voi siate diplomati al conservatorio o che siate principianti, le vostre giornate sono costellate di momenti buoni per suonare uno strumento musicale. Se le vostre capacità vi consentono di affrontare le rapsodie di Gershwin oppure soltanto Kumbaya, non importa, la sostanza non cambia: l’essenziale è suonare. E saper suonare, alla fine è solo frutto di esercizio: per cui, mettetevi il cuore in pace ed esercitatevi, esercitatevi e ancora esercitatevi. Conosco poche soddisfazioni nella vita pari a quelle che si provano quando ci si rende conto di aver imparato a suonare un brano nuovo in modo accettabile, dopo decine (centinaia, migliaia!) di prove. Quando intuite di possedere un brano nelle vostre dita, in quel momento vi sentite un leone. Imparare a suonare qualcosa di nuovo è un’esperienza educativa fantastica. È una disciplina che crea carattere e irrobustisce la propria forza di volontà. È un toccasana per l’anima, visto che può generare ottimismo e stima di sé. E quando sembra che tutto sia in salita e ci si sente incapaci di progredire, in realtà è bene prendere atto che è solo questione di tempo e di gradualità. Con la musica, non conviene mai fare il passo più lungo delle proprie capacità. Uno sforzo per volta. Quello che avete appena imparato, va consolidato prima di procedere oltre. Ripetete l’esercizio. Non stancatevi mai. E suonate. Suonate con le vostre mani. Davvero, non lasciatevi condizionare dalle basi (SMF o MP3 che siano) e piuttosto imparate a suonare da voi. Fatevi accompagnare da un ritmo o da uno stile di accompagnamento se avete un arranger. Ma suonate, diamine suonate con le vostre mani!

C’è sempre un’occasione giusta per suonare. Siete da soli in casa? Suonate per voi stessi. Siete in vacanza? Portatevi dietro la vostra tastiera e dedicate il vostro tempo libero a suonare. Partecipate ad una festa di amici? Tirate fuori la vostra tastiera e suonate in pubblico. Recatevi nelle chiese: sono piene di organi e tastiere, dedicategli il vostro tempo. Non esiste scuola migliore dell’accompagnamento liturgico: vi consente di farvi le ossa senza grossi rischi (non ci saranno mai fischi, ma al contrario avrete sempre la comprensione di tutti, non è fantastico?). Volete tirare su qualche risparmio? Presentatevi nei piccoli locali e offritevi per suonare dal vivo e poi fatelo davvero: nessuna base in playback, solo voi e le vostre capacità. Il pubblico percepirà la differenza. Vedete un pianoforte abbandonato nella hall di un albergo? Chiedete il permesso al direttore dell’hotel e poi suonate. Avete un gruppo di amici con chitarre, basso e percussioni? E cosa aspettate: chiamateli e trovatevi la sera a provare. Le occasioni per suonare dal vivo salteranno fuori da sole: feste patronali, matrimoni, anniversari, compleanni, eventi comunali, pro loco, associazioni, scuole, birrerie, piccoli concerti… a differenza di quanto si crede, esistono numerosi spazi dover poter suonare. Ed è un peccato vederli occupati (abusivamente?) da quelli che si presentano con un PC e un lettore qualsiasi di basi.

Se dovete suonare in pubblico, non arrivate impreparati, altrimenti i risultati potrebbero generare frustrazione in voi stessi. Quindi esercitatevi a fondo a casa, molte volte. Fate sentire i vostri pezzi a qualche amico per capire dove siete ancora incerti. Ancora meglio, se potete andate a lezione da un maestro, seguite i suoi consigli e lavorate sugli esercizi che vi darà. Soprattutto agli inizi, andare da un maestro è fondamentale per le impostazioni iniziali della postura e delle mani, per essere indirizzati sulla giusta strada. Se non potete permettervi un maestro, ci sono le scuole di musica, dove è possibile ottenere lezioni in classe e indicazioni su come correggere gli errori e migliorare la tecnica. In uno spartito, studiate una misura alla volta con entrambe le mani: apparentemente sembrerà complesso, ma in realtà è di gran lunga più facile imparare a suonare un brano nuovo subito con le due mani, piuttosto che imparare l’intero brano con una sola mano, poi con l’altra e alla fine ricominciare da capo per metterle insieme.

Se vi sentite insicuri, non imparate i brani nuovi alla velocità dello spartito. Rallentate il metronomo e studiateli ad una velocità più lenta: all’inizio è importante tenere il tempo, anche se più lentamente. Poi, quando vi sentite pronti, accelerate leggermente il metronomo di 5-10 BPM e riprovate. E anche qui, quando avete raggiunto la padronanza, accelerate ancora fino a raggiungere il tempo previsto dalla composizione originale. Un passo alla volta. E poi magari non fermatevi nemmeno qui: accelerate il brano di più e continuate ad esercitarvi. Se siete capaci di suonare un brano ad una velocità molto più elevata, quando tornerete alla velocità originale, vi sentirete più tranquilli, più a vostro agio. E, a quel punto, non sarà più questione di azzeccare le note giuste e di tenere il tempo, perché tutto questo sarà già nelle vostre corde. E vi potrete concentrare sulla qualità dell’esecuzione dando il giusto valore ai dettagli: il forte, il piano, i respiri, le sfumature, l’intensità espressiva, le emozioni. Sì, le emozioni.

Che cosa è la musica se non un prezioso monumento alle vostre emozioni?

Mercato degli strumenti musicali in crescita

IMG_5273Non so se vi è sfuggito il comunicato del 6 giugno scorso pubblicato da DISMA Musica, l’associazione dei distributori e produttori di strumenti musicali in Italia. In tale comunicato si dà notizia dei numeri totali del mercato nazionale così come registrati a fine 2015. Ebbene, l’enfasi che viene data è la crescita dei volumi di fatturato delle aziende del settore. E’ un incremento di affari che dimostra un segnale di piccola ripresa dell’economia italiana e un rinnovato interesse a fare musica nel Belpaese. La crescita è del 10% e sembra che anche il primo trimestre del 2016 offra dati ancor più confortanti. C’è da esserne lieti, sicuro.

Se si entra nel dettaglio dei numeri, si osserva come i segmenti di prodotto che stanno crescendo di più riguardano le tastiere portatili, le chitarre elettriche e acustiche, gli strumenti a plettro, l’amplificazione del suono, i registratori e la computer music.

Non tutti però vincono: ci sono strumenti musicali che stanno vivendo la loro stagione di difficoltà: armoniche a bocca, amplificatori per strumenti singoli, microfoni, pianoforti acustici e… arranger. Sono informazioni che ci fanno riflettere e richiedono approfondimenti, specialmente per i professionisti del settore.

Per quanto riguarda l’oggetto principale del nostro blog, prendiamo atto come i piccoli arranger portatili stiano diventando molto interessanti mentre quelli più evoluti abbiano raggiunto la loro definitiva maturità e stiano intevitabilmente perdendo terreno. Non è una novità.

Quale sarà il futuro degli arranger workstation? Restate sintonizzati su questo blog perché saremo qui a raccontarvelo.

PS: Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio la lettura dell’articolo di Francesco Prisco pubblicato da Repubblica.

Torino Synth Meeting 2016 (TSM)

Nella giornata di sabato 28 maggio, mi sono mescolato ai partecipanti della sesta edizione del Torino Synth Meeting e ho inaspettatamente fatto incetta di amici vecchi e nuovi, suoni, esperienze di nuovi strumenti, sprazzi di lezioni di audiologia, contaminazioni diversificate e tanta musica. Devo confessarvi che, da vecchio suonatore di tasti bianchi e di tasti neri, avevo il timore di trovarmi un po’ spaesato in una fiera essenzialmente dedicata ai sintetizzatori intesi come generatori di segnali audio non necessariamente comandati da uno strumento a tastiera. E, invece, con gioia ho trovato che qui c’era spazio per tutte le forme di strumenti musicali elettronici.

I fondatori di questa iniziativa nata nel 2011, Francesco Mulassano e Luca Torasso, possono essere soddisfatti: alla sesta tornata, questo evento rappresenta tutta la propria maturità. Ricordate? Ne avevamo dato notizia anche l’anno scorso. PS: Se vi interessa conoscere la storia di TSM, vi suggerisco questa lettura.

Il posto scelto quest’anno (il Bunker) ci ha proiettati in una struttura aperta in cui confluiscono i resti di un passato industriale con la voglia di miscelare arte e svago. I murales e lo stato di apparente abbandono si innestono in un luogo dedicato allo sport e ai giochi d’acqua e ora il fabbricato sembra dividersi fra luogo di arte, discoteca, struttura per ospitare l’estate-ragazzi e contagi di cultura no-global. Una scelta molto originale.

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Non ho avuto il tempo di visitare gli stand di tutti gli espositori e di partecipare a tutti i seminari organizzati. C’erano tutti i grandi e piccoli nomi e anche qualche sorpresa. Mi soffermo a commentare proprio un paio di quest’ultime. Dapprima l’elegante C15 della tedesca NonLinear Labs (era presente il fondatore Stephan Schmitt in persona) che propone di azzerare vent’anni di storia di workstation per riportare lo strumento digitale a tastiera alle proprie origini per cui era nato: suonare in tempo reale con bei suoni a disposizione in un elegante scocca in legno (made in Italy by Simone Fabbri); il progetto è in evoluzione, sarà apprezzato dai musicisti che amano suonare con le proprie mani e mi ha colpito il fatto che non fosse prevista nessuna interazione MIDI, solo wifi. E poi ho notato che molti si soffermavano presso lo stand del giapponese Nori Ubukata che offriva una valida dimostrazione della declinazione francese del theremin: Theresyn.

Passando ai seminari, ho seguito la dimostrazione di Roland Aira svolta da Marco Rebollini dei Metrophonique. Nella sala ci siamo tutti ammutoliti quando si è presentato Enrico Cosimi che ha dedicato il proprio intervento alla produzione italiana di GRP Synthetizer: non è stata soltanto la presentazione di un prodotto, ma un’autentica e ampia lezione di carattere accademico. Ho seguito con particolare interesse, forse perché qui più ci si avvicinava ai miei territori, il momento in cui Manuele Montesanti ha presentato Montage, il nuovo sintetizzatore di casa Yamaha che ho apprezzato per la forza esplosiva dei nuovi convertitori audio e per i campioni di pianoforte CFX e Boesendorf, per tutti i campioni principali di piani elettrici, organi e violini. Fra i tanti protagonisti che affollavano il Bunker ho anche intravisto Davide Di Leo (Boosta dei Subsonica) che si è reso disponibile al confronto con i visitatori dell’evento a fine giornata, segno ulteriore del prestigio raggiunto dal Torino Synth Meeting.

Per il sottoscritto, è stata anche l’occasione per incontrare amici appassionati di strumenti musicali e professionisti del settore, fra cui il mitico Riccardo Gerbi che ha lasciato una traccia video dell’evento. Eccolo qua sotto, per voi: il Torino Synth Meeting 2016 in 180 secondi.

Scott Bradlee alza il sipario sul presente e sul futuro degli arranger

Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

A volte nei miei scritti pubblicati in questo blog, mi interrogo su quale possa essere il futuro delle tastiere arranger e se ancora possano averne uno, visto il dinamismo irrequieto con cui si muove la tecnologia digitale. Poi, nei giorni scorsi, càpito per caso sul filmato video di Scott Bradlee (guardatelo qui sotto!) e ho l’intuizione: eccolo qui il presente e il futuro degli arranger. Non è questione di tecnologia. Siamo noi. Siamo noi essere umani. Siamo noi musicisti. In particolare siamo noi, quando ci prendiamo cura di noi stessi e ci dedichiamo allo studio della musica, quando ci esercitiamo a fondo su una partitura e non ci accontentiamo del risultato facile. E insistiamo, provando fino a quando non ne ne esce un’esibizione convincente (a proposito se qualcuno di voi non ha ancora visto il film Whiplash, è tempo di recuperare e di farlo il più presto).

Ed è comunque qui che nasce il concetto autentico di arranger. E’ in ciascuno di noi. Perché di fatto, noi non dipendiamo dagli stili preset di una tastiera di accompagnamenti automatici: in ciascuno di noi, il repertorio di stili possibili è illimitato, la tavolozza sonora ha i limiti dovuti solo allo strumento che ci capita sottomano in quel momento. Scott Bradlee ce ne dà una dimostrazione e, solo casualmente, nel filmato si esibisce con un pianoforte digitale Nord Stage. Il bello è che potrebbe utilizzare qualsiasi tastiera, qualsiasi pianoforte digitale o acustico, di qualsiasi marca.

In questa dimostrazione, possiamo verificare soltanto 26 stili e sono tutti suonati sulla stessa canzone: la ninna nanna più scontata del mondo anglosassone: Twinkle Twinke Little Star.  Sono 26 arrangiamenti che raccontano in una manciata di minuti la storia di un secolo di musica. Vi consiglio la visione: per favore, se non lo avete ancora visto, dedicate ora cinque minuti della vostra vita a questo filmato e riconciliatevi con la musica “suonata con le mani”.

Per la cronaca, ecco i nomi degli style che l’arranger oggi ci dimostra:

  • Waltz
  • Ragtime
  • Charleston
  • Boogie Woogie
  • Swing
  • Bossa Nova
  • Doo Wop
  • RocknRoll
  • British Rock
  • Country&Western
  • Psychedlic Rock
  • Motown
  • Funk
  • Disco
  • Singer/Songwriter
  • Reggae
  • New Wave
  • Hard Rock
  • Grunge
  • Gangsta Rap
  • Techno
  • Pop Funk
  • Modern Alt Rock
  • Reggeton
  • Dubstep
  • Modern Dance Pop

L’avete visto tutto fino alla fine? Bene, ora fermatevi un momento. E pensate a quando vi interrogate sul perché non siete soddisfatti di suonare il vostro arranger attuale. Chiedetevi anche: siete sicuri che il problema sia nello strumento in sé? Magari non è sempre così. A volte siete solo voi stessi che avete bisogno di nuove motivazioni, di nuove ispirazioni, di rinnovare la forza di volontà per lavorare sulla vostra musica. Forse avete solo bisogno di un nuovo repertorio, di una nuova musica, di una nuova vita.

Ricordate sempre, l’antico motto di questo blog: prima viene il musicista, poi lo strumento.

Musik Messe 2016: le conclusioni

MusikMesse 2016 - Francoforte (Germania)

MusikMesse 2016 – Francoforte (Germania)

Dopo anni di siccità, da qualche tempo i produttori di strumenti musicali – con sezione arranger – hanno ricominciato ad esibire prodotti nuovi a raffica. E così, dopo il Winter NAMM dello scorso gennaio, anche l’edizione primaverile della principale fiera europea ha confermato il buon momento produttivo del comparto. Non so se ci avete fatto caso ma, dall’inizio del 2016 ad oggi, fra NAMM e Messe, sono già stati annunciati almeno otto nuovi modelli di arranger: ci sembra un buon momento. E’ la testimonianza di una discreta continuità di attenzione da parte dei produttori.

Ma andiamo con ordine.

  • Per il secondo anno di fila, il botto è stato registrato allo stand Ketron, dove sono sempre bravi a mantenere il riserbo alla vecchia maniera fino all’ultimo minuto. Quest’anno si sono presentati in fiera il 7 aprile mattina con un triplo annuncio di nuovi arranger: SD9 valeva da solo il biglietto di ingresso in fiera giacché è il segno evidente di un bel passo in avanti rispetto al “già” fortunato SD7; SD40 rinnova la tradizione dei moduli arranger mentre SD80 ravviva un segmento di nicchia, quello degli arranger con tastiere cromatiche.
  • Il numero uno al mondo dei produttori di strumenti musicali è arrivato a Francoforte con due nuovi arranger: presso lo stand Yamaha era infatti possibile provare PSR-EW400 e PSR-E453. Siamo nel segmento di prodotti dedicati al mondo dei principianti, degli amatori e di chi è alla ricerca del puro divertimento. E’ quindi interessante osservare come il costruttore giapponese abbia pensato di aggiungere un modello con tastiera estesa fino a 76 tasti, raramente presente in questa categoria di prezzo. L’occasione della fiera è stata sfruttata da Yamaha anche per mostrare il nuovo pacchetto promozionale che porta smalto nuovo all’offerta dell’ammiraglia Tyros 5.
  • Per quanto concerne lo stand Korg, dopo aver visto una versione internazionale e una localizzata per i crucchi di Pa4X, a Francoforte era visibile la terza declinazione dell’ammiraglia, quest’ultima destinata al mercato orientale. Prepariamoci: prima o poi giungeranno nuove variazioni di altri arranger workstation derivati da Pa4X: la serie è appena cominciata.
  • E parliamo dello stand Casio ora, dove è stata l’occasione per verificare i due recenti modelli di arranger nel segmento medio: MZ-X500 e MZ-X300. Questi strumenti appaiono come il risultato di un discreto rinnovamento del catalogo Casio. Bisognerà provarli di persona prima o poi, per poter valutare in profondità.
  • E tutti gli altri marchi? Altrove non sono state rilevate novità per il settore arranger e a noi non resta altro che aspettare investimenti futuri in questo comparto anche dagli altri produttori.

Volete saperne di più? Sono convinto che, nei prossimi giorni, Riccardo Gerbi pubblicherà su MusicOff i propri resoconti in formato video. Vi consiglio quindi di restare sintonizzati su quel portale. Potremo vedere presto, con i nostri occhi, le esperienze attese dei momenti più intensi di quanto è accaduto nei giorni scorsi al MusikMesse 2016.

Buona musica a tutti!

Musik Messe