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Accessori per tastieristi arranger: gli indispensabili (1 di 3)

Voi, lettori di questo blog e suonatori di arranger, avete già scoperto tutto da voi stessi: acquistare una tastiera è solo l’inizio. Per lavorare bene – a casa, in studio, dal vivo – servono alcuni accessori che fanno la differenza. Non parliamo di “sfizi”, ma di strumenti che migliorano la stabilità, il controllo, la comodità e soprattutto il risultato finale. Ho suddiviso i miei suggerimenti in tre parti. Oggi cominciamo con la lista degli accessori essenziali, in ordine logico, come li consiglierei a chiunque inizi o voglia sistemare il proprio setup una volta per tutte.

1. Il supporto della tastiera

Fonte: http://www.yamaha.com

Il supporto è la base, letteralmente. È ovviamente necessario per suonare dal vivo, ma anche a casa: evitate di suonare il vostro strumento appoggiato su un tavolo, se potete. Mettetevi comodi con un supporto regolabile in altezza e facilmente adattabile. I cavalletti a X vanno bene per iniziare, ma chi suona spesso sa che il supporto a tavolino è un altro pianeta: più stabile, più comodo, niente oscillazioni, niente tastiera che “balla” quando suonate forte. Un buon cavalletto è un investimento che dura anni e vi evita un sacco di fastidi. Ne avevo fatto un cenno una volta, in questo articolo.

2. Il pedale del sustain

Pedale Roland DP-10 – Fonte: http://www.roland.it

Il sustain è l’accessorio che trasforma la tastiera in uno strumento “vero”.
Serve per dare respiro ai suoni di pianoforte, per rendere credibili gli archi, per legare le frasi. È uno di quegli oggetti che si usa così tanto da farvi dimenticare la sua esistenza. Lo si dà per scontato. Scegliete un modello robusto, con buona corsa e antiscivolo. È un compagno di viaggio quotidiano. Per la cronaca, nel 2024, avevo proprio suggerito un pedale del sustain come idea regalo: è scritto qui.

3. Il pedale del volume (detto anche dell’espressione)

Yamaha FC7 – Fonte: http://www.yamaha.com

Il pedale del volume è l’arma segreta dei bravi suonatori di arranger. Indispensabile per i suoni d’organo Hammond, permette su tutti gli altri suoni di gestire dinamiche, effetti in crescendo, finali sfumando, accompagnamenti più morbidi sotto la voce. Vi dà un controllo che, con le mani, non avreste mai. Una volta abituati, diventa parte integrante del vostro modo di suonare. Se desiderate approfondire, vi consiglio la lettura del mio articolo dedicato a Pedali per tastiere arranger: volume o espressione?

4. Cavo USB

Sembra banale, ma non averlo vi limita le possibilità di interazione con il PC (o Mac): vi risparmia la necessità di trasferire dati manualmente con le noiose memorie flash USB: potete aggiornare il software della tastiera, trasferire registrazioni, caricare nuovi stili, collegare il tablet, usare software di editing. Tenetene uno sempre di scorta: è leggero, costa poco e vi torna utile. PS: Da poco tempo, cominciano ad apparire sul mercato tastiere arranger con porte USB-C: normalmente gli arranger gestiscono i tradizionali cavi USB con connessione Type-A (da collegare alla tastiera) e Type-B (da collegare al PC).

5. Le cuffie stereo

Cuffie Yamaha HPH-100 – Fonte: http://www.yamaha.it

Indispensabili per studiare, programmare i suoni, provare arrangiamenti senza disturbare nessuno. Una buona cuffia monitor da studio vi permette di sentire dettagli che l’amplificazione spesso nasconde: rumori, bilanciamenti, effetti troppo invadenti. Non serve spendere cifre folli, ma evitate gli auricolari “da telefono”: servono cuffie pensate per la musica.

6. Lo smartphone

Gran parte degli arranger moderni può collegarsi allo smartphone via Bluetooth; quelli privi di questa funzione si interfacciano comunque facilmente tramite un cavo collegato all’ingresso AUX IN o alla porta USB (dipende dalla funzionalità). L’uso più immediato è riprodurre brani originali da Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube etc. e “suonarci sopra” per esercitarsi. I tastieristi più avanzati sfruttano app capaci di separare le tracce audio – come Jamzone, Extrack e Rec’n’Share – per isolare le parti da rimuovere, concentrarsi sugli elementi che si vogliono studiare e mettere in loop le sezioni che richiedono maggiore pratica.
A parte di tutto ciò, potete anche considerare XMURE, l’app Dexibell dove le funzioni degli arranger risiedono direttamente nello smartphone.

Conclusione

Un arranger è uno strumento completo, ma per lavorare davvero bene serve un ecosistema di accessori che lo supporti. Sono gli elementi che trasformano una tastiera in un setup professionale, stabile e pronto a qualsiasi situazione. Chi suona spesso lo sa: non sono “optional”, sono parte del mestiere. E fanno la differenza ogni singola volta che mettete le mani sulla vostra tastiera per suonare.

Non è finita qui… fra pochi giorni uscirà la seconda lista di accessori, quelli molto utili, da prendere in considerazione dopo essersi dotati di quelli essenziali che abbiamo visto. A presto.

Il “di dietro” degli arranger workstation

La parte posteriore di una tastiera digitale è quella di cui il tastierista non si cura quando suona dal vivo, ma è quella che vede il pubblico. È un dettaglio non è del tutto trascurabile. Tuttavia, ancora più importante è che quello è lo spazio dedicato alle connessioni. Non ha quindi un valore esclusivamente estetico. E oggi ho pensato di dedicare un articolo a questo argomento, confrontando il “di dietro” degli arranger workstation oggi a listino nelle categorie ammiraglie e livello medio.

Trattasi di nove modelli prodotti da Korg, Yamaha e Ketron e, per i quali abbiamo pubblicato una rassegna in un paio di occasioni: arranger di lusso e mid-level.

Osserviamo questi arranger da vicino mentre, al fondo dell’articolo, una tabella sinottica ci permette di confrontare i dati tecnici delle connessioni disponibili.

Yamaha Genos

La sponda posteriore di Genos spicca per le forme sinuose ed eleganti. Dal punto di vista delle connessioni, l’elenco è sovrabbondante. Spiccano rispetto la concorrenza, la presenza di una doppia coppia di MIDI IN e MIDI OUT, ben tre coppie di uscite stereo, gli speaker digitali per gli amplificatori esterni GNS-MS01. Infine, Genos è l’unica della serie ad offrire un’uscita digitale.

Il design di Yamaha Genos

Korg Pa4X

Anche l’ammiraglia di casa Korg riserva connessioni dedicate per un’amplificatore proprietario, PaAS. Come tutte le ammiraglie, dispone di ingresso microfonico compatibile per jack 1’4″ standard e XLR con alimentazione Phantom (per i microfoni a condensatore). Pa4X è l’unico della serie ad avere un ingresso AUX IN stereo, in aggiunta alla coppia Right-Left. Le forme squadrate sono alleggerite dal taglio di colore della scocca.

Korg Pa4X

Ketron SD9, SD60 e SD90

I tre modelli di Ketron si distinguono per il doppio ingresso MIDI IN: la ragione dipende dal fatto che questi arranger hanno un duplice motore sonoro (proprietario e GM) e ognuno di essi ha un ingresso MIDI dedicato. Gli arranger Ketron potrebbero attirare l’attenzione dei musicisti grazie alla porta MIDI THRU, scomparsa su tutti gli altri arranger qui in rassegna. Altre connessioni originali sono l’ingresso multipolare per l’unità a pedale footswitch e l’uscita video DVI. Gli ingressi AUX IN e AUX OUT sono monofonici.

Ketron SD90, unico modulo arranger di questa rassegna

Korg Pa1000 e Pa700

Scendiamo di categoria con le due coppie di fratelli Korg e Yamaha: lo si nota dal diradarsi di connessioni disponibili che restano comunque, ad onor del vero, sufficienti per un utilizzo professionale. Pa1000 e PA700 si distinguono per la condivisione dell’ingresso AUX IN (Right-Left) utile per collegare un microfono dinamico o una chitarra. Le nuove serie di questi modelli hanno adottato la porta HDMI, diventato lo standard de facto per i monitor video.

Il retro di Korg Pa700 (analogo a quello di Pa1000)

Yamaha PSR-SX900 e PSR-SX700

I due fratelli di casa Yamaha non sono perfettamente identici: il fratello maggiore PSR-SX900 vanta due uscite sub-stereo, la possibilità di collegare un adattatore USB per inviare il segnale video ad un monitor esterno e la connessione Bluetooth per ricevere il segnale audio da uno smartphone o tablet. Entrambi però meritano una menzione per la loro eleganza delle forme.

Il retro elegante di PSR-SX900 (analogo a quello di PSR-SX700)

Conclusioni

Nella scelta di una tastiera nuova da acquistare, succede talvolta di sorvolare sulle connessioni disponibili: onde evitare sorprese inaspettate, vi propongo una tabella riepilogativa. Osservate gli aspetti analoghi e quelli distintivi di ogni modello: spero che queste informazioni possano aiutare tutti a fare chiarezza sulle caratteristiche di ciascuno strumento.

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