Effetto delle tecnologie applicate alla musica dal vivo
Con l’avvento delle tecnologie digitali nella musica, i cantanti e i musicisti per feste, matrimoni e pianobar hanno potuto accedere ad ottime simulazioni di accompagnamenti orchestrali per arricchire le proprie esibizioni dal vivo. Negli anni ottanta, improvvisamente, è diventato possibile svolgere un’esecuzione completa disponendo di un numero ridotto di musicisti. E’ apparso a macchia d’olio il fenomeno del duo o del trio capace di reggere l’animazione musicale di un’intera serata affrontando gli arrangiamenti più complessi. La base ritmica è stata la prima ad essere messa in playback, perché di schianto sono stati risolti due problemi tecnici comuni: la difficoltà di microfonare una batteria e il rischio di finire fuori tempo. E con le percussioni anche la parte del basso è stata posta sullo sfondo, data la nota scarsità di bassisti in circolazione. La musica dal vivo si è mischiata con la musica registrata rendendo possibile esecuzioni nemmeno immaginabili pochi anni prima. Nei primi timidi anni i musicisti erano ancora musicisti, anche se si servivano di tecnologie di supporto per espandere le proprie esibizioni. Gli arranger workstation, di cui parliamo in questo blog, hanno consentito l’esecuzione autonoma anche di singoli musicisti: la sezione degli stili automatici permetteva al solo tastierista di intrattenere e far ballare centinaia di persone in sala: bastava pilotare i suoni e i ritmi di un’intera orchestra suonando gli accordi con la mano sinistra e le parti soliste con quella destra.
Una nuova categoria di intrattenitori
Poi però è apparsa sul palco una nuova Continua a leggere




