Archivio dell'autore: Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

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Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.

Tutto sugli arranger (Woody!)

Se siete appassionati di musica, curiosi di tecnologia musicali, o semplicemente amate scoprire nuovi strumenti creativi, non potete perdervi il video What is an ARRANGER KEYBOARD? (“Che cosa è una tastiera arranger?”) che il mitico Woody ha pubblicato solo tre giorni fa. Per chi non lo sapesse, il canale YouTube di questo signore ha 91.500 iscritti e ha registrato oltre 22 milioni di visualizzazioni): il suo lavoro di divulgazione delle tastiere arranger è superbo.

Voi lettori fedeli di questo blog, sapete bene che gli arranger non sono semplici tastiere: sono vere e proprie macchine da intrattenimento, stimolatori di creatività musicale, strumenti di divertimento, tool per la composizione, capaci di trasformare le idee in brani completi, con accompagnamenti automatici, ritmi, stili e suoni professionali. Il video di Woody è una guida che parte da zero e, con chiarezza e passione, porta i neofiti alla scoperta delle potenzialità delle tastiere arranger, rendendo comprensibile a tutti ciò che rende questi strumenti così speciali.

Mi trovo poi pienamente d’accordo con Woody su tre osservazioni citate nel video e che meritano la nostra attenzione.

  • Anzitutto, gli arranger continuano a rappresentare una categoria di strumenti a tastiera di grande popolarità, sono ampiamente diffusi e apprezzati in tutto il mondo—con l’unica eccezione degli Stati Uniti. In gran parte del resto del mondo (Europa, Asia, Sudamerica, Africa), i numeri delle vendite superano synth e pianoforti digitali.
  • In secondo luogo, è importante sfatare un mito: gli arranger non “suonano da soli”. Per ottenere risultati musicali di qualità, è necessario metterci le mani, la testa e il cuore. L’interazione del musicista è centrale, e la ricchezza espressiva che ne deriva è tutt’altro che automatica.
  • Infine, sul piano timbrico, gli arranger offrono una resa degli strumenti acustici superiore. Tecnologie come le SuperArticulation di Yamaha, le DNC di Korg, i timbri SuperNatural di Roland e i Real Solos di Ketron restituiscono sfumature, dinamiche e realismo in modo sorprendente. Ed è proprio negli arranger che queste sonorità si trovano in maggiore varietà e qualità.

Se non lo avete già fatto, mettetevi comodi, guardate il video ora e lasciatevi ispirare!

PS: Se non siete pratici con l’inglese, potete ascoltare il video tradotto in italiano: dopo aver aperto il video, fate clic sulla rotella delle impostazioni, selezionate Traccia Audio e poi scegliete Italiano. Altrimenti ascoltate in inglese e attivate i sottotitoli in italiano.

Yamaha compie 45 anni di tastiere digitali… e non ha perso il ritmo!

Avete presente quando entrate in un negozio di strumenti e, tra mille luci e tasti, il vostro sguardo finisce su una tastiera Yamaha esposta? Non è un caso. Sono lì da decenni, pronte a farsi suonare, a regalarvi un groove, a farvi sentire una star delle tastiere anche se state solo provando “Let it be” in Do maggiore. Dal 1980 ad oggi, le tastiere Yamaha non passano mai di moda: continuano a farci vibrare ed emozionare.

Per festeggiare i suoi 45 anni di tastiere digitali, Yamaha ha messo online in questi giorni un sito che è una vera chicca: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/index.html

Ma non aspettatevi una roba noiosa tipo “negli ultimi 45 anni abbiamo fatto questo e quello…” No no, qui si respirano ricordi di emozioni musicali. Il sito è una sorta di macchina del tempo: si parte dai mitici PS-1, PS-2 e PS-3 (no, non le console, parliamo di tastiere!) e si arriva ai modelli attuali. Ci sono foto vintage, curiosità, e persino una timeline che ti fa dire “Ah, ma quella tastiera l’avevo suonata nel ’95!”. Tutta la cronologia dettagliata è sintetizzata qui: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/chronology/1980/index.html (ma se volete compararla con quella globale, di tutti i produttori di tastiere arranger, allora dovreste farvi un giro anche qui: Cronologia degli arranger).

Interessante è la storia delle tastiere portatili per principianti, ma ancora più interessante per i lettori fedeli di questo blog è la pagina dedica agli arranger workstation. Troverete informazioni di prima mano su tantissime tastiere arranger di cui abbiamo spesso parlato in questo blog fra cui: PSR-6300, PSR-8000, PSR-3000 e i modelli delle serie PSR-S, PSR-SX, Tyros e Genos.

450 modelli. 60 milioni di tastiere. Una sola Yamaha.

Sì, avete letto bene. Yamaha ha sfornato più tastiere di quanto non sia riuscita a fare tutta la concorrenza. E ogni modello ha avuto il suo momento di gloria: nei salotti, nei garage e nei palchi dal vivo. Il bello di quelle pagine web è che non parla solo di tecnologia, ma di storie. Di persone che hanno iniziato a suonare per gioco e poi non hanno più smesso. Di genitori che hanno regalato una tastiera ai figli sperando di evitare la batteria. Di musicisti che hanno trovato in Yamaha un alleato fedele.

Che voi siate nostalgici, curiosi, o persone che hanno appena scoperto che “tastiera” non è solo quella del computer, questo sito vi farà sorridere, ricordare e magari… suonare. Visitate il sito e festeggiate anche voi i 45 anni di tastiere. E se dopo vi viene voglia di comprare una tastiera (Yamaha o della concorrenza)… beh, non dite che non vi avevo avvisato.

Con il pedale del sustain premuto (un racconto)

Alle 9:30 in punto, Lucio apriva il negozio come un rituale sacro. Girava la chiave, entrava, e la campanella trillava con la stessa energia di uno studente di liceo il lunedì mattina alle 8. “Buongiorno anche a te, cara solitudine,” borbottava, mentre accendeva le luci e dava un’occhiata ai suoi strumenti — tutti lì, immobili, come in attesa di un miracolo o almeno di un cliente.

Il negozio era un paradiso per chi amava i tasti: pianoforti digitali, synth, arranger con più funzioni di un telecomando della NASA. Ma da qualche tempo, sembrava più un santuario abbandonato. Le tastiere prendevano polvere come fanno le promesse non mantenute. I display lampeggiavano per noia. Lucio li guardava e sospirava: “Ragazzi, se non vi suona nessuno, almeno fate finta di essere in modalità demo.”

I sabati, un tempo pieni di giovani aspiranti Jordan Rudess, erano diventati così tranquilli che Lucio pensava di affittare lo spazio per corsi di meditazione. “Respira. Visualizza. Ignora il fatto che nessuno entra.”

La musica, diceva lui, non era morta. Si era solo trasferita su TikTok. Bastava un filtro per sembrare Mika e un’app per sentirsi Lang Lang. E chi aveva più voglia di sbagliare un accordo davanti a un vero strumento?

Certo, c’era l’online. Il sito riceveva qualche ordine, qualche domanda tipo: “Avete pianoforti compatibili con Alexa?” o “Spedite anche in Molise?” Ma nessuno chiedeva più: “Posso sentire i suoni del nuovo Korg?”— domande che Lucio adorava, perché gli permettevano di fare quello che gli riusciva meglio: parlare troppo e vendere con passione.

Poi, un sabato pomeriggio, la campanella suonò. Entrò una signora con il figlio. Lei aveva l’aria di chi aveva litigato con la pioggia e perso. Il ragazzino, occhi grandi e dita nervose, si fermò davanti a un pianoforte digitale e chiese: “Posso provarlo?”

Lucio si illuminò. “Certo! Vuoi anche lo sgabello o preferisci suonare in stile ninja?”

Jacopo — così si chiamava — si sedette con la serietà di un chirurgo. Premette un tasto. Poi un altro. Il suono usciva incerto, come se il pianoforte stesse decidendo se collaborare. Dopo qualche tentativo, trovò un accordo semplice. Lo ripeté. E ancora. E ancora. Lucio lo osservava in silenzio, cercando di non interrompere il momento con una battuta. Ma era dura.

La madre si avvicinò e raccontò che Jacopo era introverso, parlava poco, ma si era fissato con i video di pianisti su YouTube. “Non so se è solo una fase,” disse, “ma se c’è qualcosa che lo fa aprire… io ci provo.”

Lucio le consigliò un modello di tastiera semplice, robusto, con tasti pesati e suoni di qualità. Fece uno sconto, ma non lo disse. “Offerta segreta per giovani talenti,” pensò. Quando uscirono, Jacopo si voltò e disse: “Grazie. Torno quando so suonare.”

Lucio ci pensava spesso. Quel tipo di incontro era raro come un cliente che legge le istruzioni sui manuali. Ma era successo. E gli ricordava perché lavorava in quel negozio: per vendere strumenti, sì, ma anche per vedere occhi che si accendono.

Il traffico online cresceva, certo. Ma lentamente. E poi vendere tastiere senza sapere chi le avrebbe suonate… era come vendere scarpe senza sapere se il cliente ha i piedi.

Quella sera, mentre chiudeva, Lucio si fermò davanti alla vetrina. Le luci della città si riflettevano sui tasti di un pianoforte Yamaha, come se anche loro stessero aspettando qualcuno. “Forse la musica non è morta,” pensò. “Forse si è solo presa una pausa caffè.” E lui, in quel negozio silenzioso, era ancora lì. Come un accordo sospeso. Ma con il pedale del sustain premuto e il sorriso pronto.

Dalla curiosità alla passione: una breve rassegna di modelli arranger

Quando si è alle prese con la scelta della prima tastiera digitale, è fondamentale tenere conto di diversi elementi che possono influenzare l’esperienza musicale. Dimensioni dello strumento, disponibilità economica, qualità del suono, varietà di timbri, risposta al tocco, funzioni didattiche integrate, possibilità di registrazione e connessione con dispositivi esterni sono solo alcuni dei fattori da valutare attentamente.

Oggi ci proponiamo di condividere con voi l’esperienza su alcuni di questi aspetti, offrendo una panoramica di orientamento per chi entra per la prima volta nel mondo delle tastiere arranger. Che siate aspiranti musicisti, genitori alla ricerca dello strumento giusto per i propri figli, tastieristi esperti, o semplicemente curiosi di esplorare nuove possibilità creative, questa presentazione è pensata per voi.

Spazio ridotto? Puntate sulla praticità. Se l’ambiente in cui suonare non offre molto spazio, le tastiere compatte sono la soluzione ideale. Questi strumenti, spesso definiti “portatili”, sono progettati per essere leggeri, maneggevoli e facili da riporre. Perfetti per chi vuole iniziare senza stravolgere l’arredamento di casa.
Modelli compatti per chi muove i primi passi: Yamaha PSR-E383, Casio CT-S400

Per chi è alle prime armi, gli arranger rappresentano una scelta intelligente. Tutti i modelli integrano metodi interattivi che consentono di esercitarsi su brevi sezioni di brani musicali. Ogni esercizio viene analizzato e valutato, offrendo un riscontro utile per migliorare passo dopo passo. Gran parte degli arranger sono dotati di 61 tasti leggeri, ma esistono anche versioni con 76 tasti e una risposta al tocco leggermente più realistica. Un aspetto molto apprezzato è la sensibilità dinamica: suonando con maggiore forza, il volume del suono aumenta, permettendo un’espressione musicale più ricca e personale — una caratteristica che avvicina (ma non raggiunge) l’esperienza a quella di un vero pianoforte.
Modelli a 76 tasti: Yamaha PSR-EW320, Yamaha PSR-EW425

Suonare senza disturbare è un vantaggio per tutti. Le tastiere digitali moderne sono pensate per adattarsi alla vita quotidiana. Una delle funzioni più apprezzate è la possibilità di collegare le cuffie, così da esercitarsi in qualsiasi momento senza creare rumore in casa o in ambienti condivisi. È una soluzione perfetta per chi vuole studiare musica con discrezione.
Anche i modelli più semplici offrono una sorprendente varietà di timbri: si va da qualche decina fino a centinaia di suoni diversi, tra strumenti acustici, elettronici ed effetti speciali. Tuttavia, non tutti i suoni sono uguali: la resa timbrica può variare molto da una tastiera all’altra. Per questo è importante ascoltare con attenzione e scegliere con criterio.
Modelli economici con un mondo di suoni: Roland GO:KEYS 3, Yamaha PSR-E473, Casio CT-S500

Le tastiere arranger includono funzioni di accompagnamento automatico, chiamate “stili”, che permettono di suonare con sottofondi ritmici e armonici già pronti. È come avere una band che vi accompagna! Anche in questo caso, la qualità cambia da modello a modello, quindi è utile provarli prima dell’acquisto.
Modelli sempre economici, ma con una marcia in più: Korg EK-50L, Casio CT-S1000V, Korg i3 (2020), Roland GO:KEYS 5, Yamaha PSR-SX600.

Un altro aspetto da considerare è la possibilità di collegare la tastiera a computer, tablet o smartphone. Molti strumenti offrono una porta USB TO HOST, che consente di registrare direttamente in formato audio o MIDI, senza bisogno di dispositivi aggiuntivi. Altri supportano il protocollo Bluetooth. Inoltre, esistono numerose app didattiche e creative, che ampliano le potenzialità dello strumento.
Modelli con tecnologia evoluta, al servizio della creatività: Yamaha PSR-SX720, Yamaha PSR-SX920, Korg Pa700, Korg Pa1000.

Per chi vuole entrare nel mondo degli arranger e, allo stesso tempo, studiare il pianoforte, esiste una vasta categoria di strumenti musicali costruiti con 88 tasti pesati per rendere praticabile l’esperienza pianistica autentica, con l’inclusione di una sezione di stili di accompagnamento che garantiscono ore interminabili di divertimento.
Pianoforti arranger da esplorare: Yamaha DGX-670, Yamaha P-S500, Korg XE20, Roland FP-E50, Casio CDP-S360, Casio PX-S3100, Yamaha Clavinova serie CSP (CSP-295, CSP-275 e CSP-255), Yamaha Clavinova serie CVP (CVP-905).

Se siete musicisti esperti, ma non ancora addentrati nel mondo delle tastiere arranger, è probabile che cerchiate fin da subito strumenti di alto livello, senza compromessi. In questo caso, i modelli premium con accompagnamenti automatici sapranno soddisfare le vostre aspettative: basta saperli cercare con attenzione.
Strumenti di fascia alta: Korg Pa5X, Yamaha Genos2, Ketron serie Event (Event-X, Event61, Event), Ketron EVM e Cavagnolo Zenith-One.

Siete curiosi di scoprire quanto costa davvero una tastiera arranger in Italia? Sul presente blog dedicato alle Tastiere Arranger, trovate una panoramica chiara e aggiornata dei prezzi indicativi, suddivisi per fascia e tipologia: dai modelli top di gamma alle soluzioni per esordienti, passando per gli arranger workstation e persino i pianoforti arranger. Il tutto basato su un’indagine tra i migliori negozi fisici e online, con consigli utili per orientarsi tra offerte, assistenza e valore reale. Se state pensando di acquistare uno strumento con accompagnamenti automatici, questa guida potrebbe orientarvi tenendo conto del vostro budget.

Dulcis in fundo, ecco una lettura consigliata, l’ultima che vi raccomando, almeno per oggi: 10 suggerimenti per l’acquisto di una tastiera arranger.

Nessuno guarda il tastierista (un racconto)

Il palco non è pronto. Il fonico è in ritardo. Le coriste non si vedono ancora. Il tastierista è già lì. Ha collegato i cavi, attaccato la corrente e aspettato 90 secondi di boot. Il menu dell’arranger lampeggia. Nessuno guarda.

Il palco è un quadrato illuminato in fondo a un locale che sa di industria dismessa. Quando il fonico arriva trafelato, si mette subito all’opera e confonde due canali: i microfoni fischiano assordanti. Arrivano alla chetichella le tre coriste. Corinne: voce pazzesca, tiene le armonie dritte anche quando il mondo affonda. Eliana: tecnica da manuale, intonazione chirurgica. Sofia: look da copertina, voce non pervenuta.

Il tastierista è silenzioso e osserva la sua tastiera arranger con fiducia. Ha caricato tutti gli stili. Controlla i livelli. Chiude gli occhi. Si prepara al massacro. Soundcheck: “Proviamo con la cover dei Pooh.” Il tastierista non commenta. Inserisce lo stile, costretto a cercare un sax MIDI anni 80, imposta l’intro. La tastiera è pronta. Lui pure. Si prova. Corinne litiga con il fonico: vuole più riverbero, “tipo cattedrale”. Eliana chiede meno delay, più compressione. Sofia non dice nulla, si accontenta di stare al centro del trio con il microfono dorato. Il tastierista modula. Sente il peso di ogni millisecondo. Fa da ponte tra coriste e fonico e, sorride dentro di sé, quando lo sente mormorare al microfono: “C’è armonia nell’aria, da qualche parte lontano da qui!”.

All’improvviso lo show parte. A razzo con “Respect” e poi si passa a “Pure Shore” delle All Saints. Quindi la scaletta scorre senza un senso: da uno swing veloce si passa a techno essenziale per poi volare con pizzicati vocali su scala pentatonica. Il tastierista non legge spartiti. Intuisce. Rincorre le richieste delle ragazze: “Quel brano dei Supertramp, andiamo: fallo con un tocco reggae!” “Bene, ora quel trequarti malinconico alla Doris Day.” Lui esegue: dentro di sé è una tempesta ma nulla traspare perché sente un solo dovere: mantenere la concentrazione. E poi si va con gli evergreen riempi-pista. Il pubblico balla, applaude, non sempre capisce ma sembra divertirsi. Poi una pausa. E quando si riprende, Sofia stecca una nota su “Every Breath You Take”, ma la gente applaude lo stesso. Nel brano successivo, Corinne regge una modulazione che farebbe tremare Celine Dion, mentre Eliana chiude una armonia da brividi. Il pubblico non apprezza, distratto. Il tastierista resta interdetto: quell’istante di vuoto è per lui un vuoto devastante. Come è possibile non apprezzare? Sente un battito di mani al fondo della sala: è il fonico che sdrammatizza. Lui riprende il brano, più dolce, più umano e il pubblico finalmente applaude.

Arriva il gran finale con le cover delle Supremes e la serata finisce. Il tastierista ha salvato tutto. Suonato 32 stili e sistemato tutte le variazioni armoniche al volo. Ha inventato assoli di pianoforte e di Hammond là dove servivano. Ha persino dovuto azzeccare una tonalità al volo quando le ragazze – a sorpresa – hanno attaccato a cappella “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys in una chiave diversa dall’originale. Non si è fermato mai. Ha sudato, improvvisato, gestito la serata, anche nei momenti in cui le dita tremavano e il fiato correva piano. Alla fine, tutti applaudono Corinne, Eliana e (soprattutto) Sofia che ha le lacrime agli occhi simulando felicità. Il pubblico saluta persino il fonico. Le ragazze si lasciano abbracciare durante i selfie.

Il tastierista smonta. In silenzio. Una volta che tutti sono andati via, si siede al centro del palco con le luci residue. Ora la scena è tutta sua e, anche se il palco lo riconosce, nessuno guarda.

Misuriamo Roland GO:KEYS 3 accanto a GO:KEYS 5

Nel mondo degli arranger standard, in questa ardente estate del 2025, Roland propone due modelli che si contendono l’attenzione di musicisti e appassionati: GO:KEYS 5 GO:KEYS 3. Il primo si trova in vendita ad un prezzo di poco sotto i 450 euro, mentre il secondo si aggira intorno a 355 euro. Una differenza di prezzo che va vagliata: il modello più economico tra i due potrebbe rivelarsi adeguato per i musicisti interessati alla categoria degli arranger standard. Tuttavia, la risposta dipende da diversi fattori.

Fonte: roland.com

Cosa hanno in comune

Prima di entrare nel merito delle discrepanze, è utile evidenziare le numerose caratteristiche condivise fra i due strumenti. Entrambi sono dotati di uno schermo LCD monocromatico da 128×64 punti, offrono una generosa polifonia a 256 voci e integrano il potente motore sonoro ZEN-Core, che mette a disposizione ben 1.154 Tone e 74 Drum Kit. Sul fronte degli effetti, ciascun modello dispone di due unità dedicate (Tone MFX e Total MFX), affiancate da un processore per il riverbero, garantendo una gestione sonora versatile e di qualità. Inoltre, entrambi permettono di suonare 203 accompagnamenti automatici appartenenti alla famiglia Z-Style, offrendo un ampio ventaglio di possibilità espressive. La tastiera è identica su entrambi: 61 tasti con profilo Box-Shape, sensibili alla Velocity e configurabili con 9 curve di risposta, per adattarsi al tocco di ogni musicista. A completare il quadro, troviamo il supporto Bluetooth integrato e la possibilità di alimentazione tramite otto batterie AA, una soluzione pratica per l’uso in mobilità.

Differenze di rilievo

Queste caratteristiche cambiano l’esperienza d’uso e possono determinare la scelta tra i due modelli:

  • Espansione sonora: GO:KEYS 5 offre il supporto ai banchi multi‑sample EXZ oltre ai Sound Pack SDZ, mentre la versione inferiore può utilizzare solo i banchi SDZ. Questo si traduce nella possibilità di una maggiore ricchezza timbrica e nella possibilità di importare suoni di livello più elevato solo per il fratello maggiore. Va detto però che i punti deboli di questa serie di arranger riguardano soprattutto gli organi e i timbri orchestrali: se lavorate spesso con queste sonorità, prima o poi sarà necessario installare i banchi EXZ. In particolare, l’EXZ008 (Vintage Keys) migliora sensibilmente gli organi, mentre l’EXZ007 (Orchestra) fornisce campioni orchestrali di qualità superiore.
  • Connessioni audio: GO:KEYS 5 ha uscite audio stereo dedicate e presa AUX Input. Con GO:KEYS 3 bisogna aggiustarsi con l’uscita cuffie per inviare il segnale stereo ad amplificatori esterni e non ha né ingresso AUX.
  • Microfono: solo GO:KEYS 5 offre ingresso microfonico con effetti vocali (Auto Harmony, Voice Transformer, Compressore, ecc.) e regolazione del guadagno.
  • Secondo ingresso pedale: il modello superiore ha, oltre alla porta Hold per il pedale del Sustain, anche la porta Ctrl per un secondo pedale assegnabile, tipicamente utile per controllare il valore dell’Espressione.
  • Speaker system: GO:KEYS 5 monta box con speaker da 5 cm, offrendo sulla carta un suono più caldo e bassi più profondi. GO:KEYS 3 ha due speaker da 12×6 cm, più semplici.

Se nessuna di queste caratteristiche è fondamentale per voi, sembrerebbe che il modello inferiore GO:KEYS 3 sia sufficiente per le vostre esigenze. Io però vi consiglierei di aspettare a tirare le somme e vi invito a continuare a leggere.

Fonte: roland.com

Differenze importanti per utenti esigenti

Queste funzionalità non sono essenziali per tutti, ma possono fare la differenza per chi ha esigenze specifiche:

  • Center Cancel: solo con GO:KEYS 5 potete regolare il livello di un brano audio in ingresso dalla porta AUX Input e attivare la funzione che annulla le bande di frequenze poste al centro normalmente occupate dalla voce del cantante.
  • Arpeggiatore: solo sul modello superiore, potete far suonare all’arpeggiatore le note dell’accordo in esecuzione; come noto, l’arpeggiatore esegue le note di un accordo individualmente secondo temporizzazioni desiderate.
  • GO:KEYS 5 offre due porte USB-A, mentre il modello inferiore ne ha una sola che potrà essere usata alternativamente per collegare l’adattatore Wi-Fi Roland Cloud Connect o per una memoria flash USB.

Differenze marginali

Seguono variazioni irrilevanti per la maggior parte dei tastieristi e non influenzano significativamente l’esperienza (almeno, secondo me):

  • GO:KEYS 3 è disponibile in colori vivaci (turchese, rosso, blu notte), mentre il modello superiore è più sobrio (bianco o grafite), pensato per ambienti “professionali”.
  • I pesi sono contenuti in entrambi i casi. In questa prospettiva, possiamo dare segnalazione che GO:KEYS 3 misura 4,5 kg, il modello superiore 4,9 kg (solo 400 grammi di differenza). Le dimensioni sono identiche.

Conclusione

Se cercate una tastiera versatile, leggera ad uso prevalentemente personale, GO:KEYS 3 potrebbe fare al vostro caso. Ma se volete espandere il vostro setup, registrare con il microfono, suonare dal vivo o lavorare con suoni più professionali, GO:KEYS 5 è più completo. Visitare un punto vendita e testare di persona lo strumento è il modo migliore per risolvere ogni dubbio.

Yamaha ELA-1 | Convergenza fra Electone e PSR-SX

Nel 2022, Yamaha aveva stupito il mercato cinese lanciando ELA-1, un organo elettronico della serie Electone, che aveva rotto con il passato e che – agli occhi del mercato occidentale – sembrava piuttosto il risultato dell’incorporazione del modello PSR-SX600 entro il “corpo” di un Electone. Come molti di voi sanno, gli organi Electone sono molto popolari in Giappone e Asia in genere, dove occupano quella fascia di mercato che in Europa e nel mondo occidentale è occupata dagli arranger. Electone è molto più di un semplice strumento musicale: è un universo sonoro che ha rivoluzionato il concetto di organo elettronico sin dal suo debutto nel 1959. Con una combinazione di tecnologia avanzata, versatilità timbrica e design originale, gli organi Electone hanno conquistato generazioni di musicisti.

Yamaha ELA-1 (fonte: Yamaha China)

I modelli Electone si distinguono essenzialmente per essere organi non molto portatili, con due tastiere (manuale superiore per la parte melodica e inferiore per gli accordi utili per guidare gli stili di accompagnamento) e pedaliera per aggiungere linee di basso dinamiche, come in un organo a canne. Questa configurazione offre massima espressività e controllo armonico. Gli Electone hanno una forte tradizione in Giappone, con festival internazionali e scuole dedicate. È considerato sia uno strumento didattico sia adatto per le esibizioni dal vivo, adatto sia a principianti che a professionisti.

Il modello ELA-1, pur essendo nella forma un autentico organo Electone, nasconde al suo interno numerose caratteristiche tecniche coincidenti con PSR-SX600 come segue:

  • Tecnologia sonora: entrambi i modelli utilizzano la tecnologia di campionamento AWM (Advanced Wave Memory), hanno polifonia a 128 note e gestiscono le espansioni di voci e stili tramite Yamaha Expansion Manager.
  • Voci e stili: sono presenti in entrambi gli strumenti le voci Super Articulation, gran parte degli stessi stili di accompagnamento e banchi Multi Pad.
  • Funzioni intelligenti: l’accompagnamento si adatta dinamicamente alla performance (Unison & Accent) e la selezione rapida di voci per ogni accompagnamento sfrutta le memorie One Touch Setting (OTS).
  • Effetti e controllo: sembrano appartenere alla stessa famiglia di prodotti i DSP, riverbero e chorus, gli equalizzatori Master e Part EQ e la funzionalità di registrazione audio (WAV).
  • Connettività e funzioni moderne: vale per entrambi la compatibilità con Rec’n’Share l’app Yamaha fatta per registrare e condividere facilmente le proprie performance; ed inoltre i due modelli lavorano con lo stesso display a colori da 4.3″ (non touch) secondo logiche operative analoghe.
Yamaha PSR-SX600 (fonte yamaha.com)

Al giorno d’oggi, ELA-1 continua ad essere distribuito essenzialmente in Cina e Hong Kong, dove non sono venduti i modelli PSR-SX. Per l’Europa e l’Italia, vale PSR-SX600, strumento abbastanza economico e pensato per musicisti itineranti, tastieristi in home studio, insegnanti di musica, studenti, cantautori e intrattenitori Dance. Se volete saperne di più, consiglio la lettura di: Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali.

Vi lascio con una demo video di ELA-1: seguite bene il lavoro di Tenma Kawakami (talentuoso vincitore di numerose competizioni Electone) con il doppio pedale dell’espressione: noterete come, grazie a due controlli laterali del pedale destro, il musicista è in grado gestire in modo interattivo numerose funzionalità dello strumento (NDA: lo voglio anch’io!).

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Pa5X 1.4.0

L’ufficialità tanto attesa è ora realtà: quanto descritto nel mio recente articolo Sta arrivando Korg Pa5X 1.4.0 ha finalmente una data. Ed è quella di oggi 29 luglio 2025. Ecco il link che chiude finalmente una lunga attesa:
https://www.korg.com/it/products/synthesizers/pa5x/newos_4.php

Devo dire che, contrariamente a molte opinioni lette online, questa lunga attesa non mi ha mai lasciato completamente perplesso. D’altronde, nel 2022 il centro di sviluppo di Korg Italy ha avviato una fase cruciale di transizione: lo storico team capitanato da Francesco Castagna, insieme ai suoi fidati collaboratori tra cui Andrea Bernardelli, è andato meritatamente in pensione. Questa svolta ha richiesto tempo al reparto R&D per riorganizzarsi e ripartire con una nuova energia. È proprio per questo che l’intero processo di sviluppo, particolarmente complesso e intenso, ha inevitabilmente richiesto più tempo del previsto.

In altre parole, il ritardo nel completare la piattaforma dell’ammiraglia arranger di casa Korg non è stato solo dovuto al fatto che l’azienda italo-giapponese ha riscritto da capo tutto il sistema operativo su un’architettura hardware rinnovata, ma anche (e direi soprattutto) al fatto che il centro R&D di Korg ha vissuto questo cambio generazionale molto impattante e le nuove risorse hanno avuto bisogno di tempo per padroneggiare tutto il software e farsi carico dei nuovi sviluppi.

C’è poi un dato incoraggiante: la casa-madre giapponese Korg continua a credere negli arranger studiati e prodotti in Italia. Quando la generazione che aveva gettato le fondamenta dell’azienda marchigiana nel 1996 – prima con Korg iS40, poi con il successo mondiale di Pa80 e ben 4 generazioni di Professional Arranger – ha lasciato il testimone, Korg non ha seguito l’esempio di Roland (che nel 2013 decise di smantellare il proprio centro R&D di Acquaviva Picena). Al contrario, ha scelto di investire e rinnovare, confermando la sede marchigiana come cuore pulsante del progetto internazionale.

Ora non ci resta che sperare che questa lunga attesa si traduca in risultati tangibili per tutti i musicisti che hanno scelto – e continueranno a scegliere – di suonare Korg Pa5X.

Tastiere arranger | Le preferite del web secondo l’AI

Attenzione! Il contenuto di questo articolo non rappresenta l’opinione dell’autore di TastiereArranger.com

Per capire quali sia la percezione diffusa sul web rispetto le tastiere arranger del momento, ho deciso di combinare diversi strumenti di Intelligenza Artificiale per analizzare il tema. L’obiettivo? Ottenere una fotografia chiara e sintetica di cosa piace e cosa no, modello per modello. E la loro popolarità.

Disegnato con AI

Ho interrogato l’AI con tre domande molto dirette:

  1. Qual è la caratteristica più apprezzata di ogni modello di tastiera arranger? Ho considerato una sola risposta per strumento: quella più citata negli ultimi 12 mesi. Non chiedetemi ora di ricostruire la fonte di ogni opinione: anche se spesso lo strumento di AI citava le sorgenti dei dati, non sono in grado di associare ogni risposta ad uno specifico sito analizzato.
  2. Qual è l’aspetto meno gradito? Anche qui, una sola risposta, la più ricorrente.
  3. Quanto è popolare ogni modello? Ho ricostruito un indice di popolarità basato sul numero di citazioni online, sempre riferito all’ultimo anno.

Ne è nato un elenco ordinato per popolarità, dal modello più popolare a quello meno presente online. Per ogni arranger, c’è la risposta secca alle tre domande: cosa piace, cosa meno e quanto è popolare.

Siete sorpresi? Io personalmente sì. Innanzitutto, dall’indice di popolarità. E poi non mi sarei mai aspettato alcune valutazioni: non le condivido tutte, alcune per nulla e altre parzialmente. Alcune osservazioni delle colonne Piace/Non piace – secondo me – non corrispondono al vero in termini oggettivi; tuttavia, è quella la percezione che è emersa dal web durante la mia ricerca. Prendiamone atto.

Insomma, credo che i dati riportati qui sopra non vadano presi alla lettera. Sono indicatori che possono orientare, ma non possono stabilire un giudizio definitivo. Del resto, vale il disclaimer che compare in tutte le pagine di intelligenza artificiale: “Il contenuto generato dall’IA potrebbe non essere corretto“. Vale sempre, anche in questo caso.

Misuriamo Yamaha PSR-SX720 (accanto a PSR-SX920)

Nel mondo degli appassionati di arranger workstation, anche i sassi sanno che abitualmente Yamaha propone i modelli “in coppia”. Dallo scorso anno, ci sono PSR-SX920 e PSR-SX720: il prezzo del primo si posiziona poco sotto i 2000 euro, mentre il secondo si aggira intorno agli 1100 euro. Una differenza importante, che però non racconta tutta la storia. Perché il modello più economico dei due, PSR-SX720, ha molto da offrire — e in certi contesti potrebbe rivelarsi la scelta più interessante.

Fonte: Yamaha Keyboard Official

Cosa hanno in comune

Esteticamente e strutturalmente, i due modelli sono identici: stesso peso, stesse dimensioni, stesso colore. Ma le somiglianze non si fermano qui: 61 tasti FSB (precisi, reattivi, niente a che vedere con le plastiche leggere di altri modelli nella stessa fascia di prezzo), schermo touch a colori (ampio e intuitivo), generatore sonoro AWM (potente e versatile), quattro parti suonabili in tempo reale e poi joystick, manopole per il Live Control, registratori MIDI e audio (WAV/MP3), Chord Looper, Style Creator, Playlist, assegnazioni personalizzabili e reset delle sezioni Style. PSR-SX720 è uno strumento valido, adatto sia allo studio sia al palco (con alcune restrizioni che vediamo ora).

Rinunce evidenti

Naturalmente, il prezzo più contenuto comporta qualche compromesso. Ecco le differenze che potrebbero far pendere l’ago della bilancia verso il modello superiore PSR-SX920: dal punto di vista dei suoni, PSR-SX720 offre 1377 voci e 56 drum kit, contro le 1587 voci e 63 drum kit di PSR-SX920; inoltre, mancano le Super Articulation 2, e cala il numero di Super Articulation+ (da 15 a 9), le voci Super Articulation (da 340 a 252) e le MegaVoice (da 82 a 54). Gli effetti lavorano su 8 blocchi Insert con 322 preset su PSR-SX720, contro i 13 blocchi e 358 preset (inclusi gli algoritmi VCM dal tono vintage) del PSR-SX920. E poi Vocal Harmony e Synth Vocoder sono presenti solo sul modello superiore per consentire armonizzazioni vocali automatiche e trasformazioni timbriche creative, altrimenti non disponibili. Sotto la prospettiva degli stili di accompagnamento, sono 450 su PSR-SX720 e 575 su PSR-SX920. Il modello minore può comunque attingere agli stili dei modelli precedenti o crearne di nuovi grazie allo Style Assembly. Sono assenti sul modello inferiore le uscite SUB OUTPUT: chi suona dal vivo potrebbe sentirne la mancanza, ad esempio per inviare i bassi a un subwoofer separato o per gestire strumenti specifici su una console esterna. E poi manca un’uscita video, questa è disponibile solo sul PSR-SX920, che si presenta come la scelta obbligata per chi fa karaoke o presentazioni live.

Fonte: Yamaha Keyboard Official

Differenze secondarie

Ci sono poi alcune diversità tecniche meno impattanti, ma che potrebbero fare la differenza per alcuni utenti fra i più esigenti: la memoria per caricare Expansion Pack è di 1GB sul modello minore, 2GB sull’altro. I banchi Multipad sono 349 contro 500. Gli stili audio sono supportati solo su PSR-SX920, non sembra una lacuna grave per PSR-SX720, visto che Yamaha non ha mai puntato molto su questa tecnologia. Il sistema audio integrato su entrambi consta di bi-amplificazione con 2 woofer e 2 tweeter, ma la potenza è di 30W sul PSR-SX720 e 40W sul PSR-SX920 (significa anche consumi ridotti per il modello minore, 21W contro i 24W del modello superiore).

Differenze trascurabili

Alcune differenze sono davvero marginali e non dovrebbero influenzare la scelta finale. Se il Bluetooth è assente sul modello minore, per ascoltare l’audio da uno smartphone o tablet, basterà un cavo mini-jack collegato all’ingresso AUX-IN. Se la memoria interna per i dati utente è di 1GB (contro 4GB), sarà sufficiente una memoria flah USB (anche da pochi euro) per espandere lo spazio senza problemi. Se una sola porta USB-to-Device è presente (contro 2 sul fratello maggiore), tuttavia si potrà fare ricorso ad un hub USB per collegare più dispositivi senza difficoltà.

Conclusione

PSR-SX920 è senza dubbio il modello più completo, pensato per chi cerca di più in termini di suoni, effetti e connettività. Ma PSR-SX720 non è affatto un ripiego: è uno strumento solido, ricco di funzioni, con un rapporto qualità/prezzo competitivo. E se, quindi, non avete esigenze particolari legate a uscite audio avanzate, invio segnale video a monitor esterno, armonizzatore vocale (Vocal Harmony), effetti vintage VCM, o una libreria sonora più vasta, PSR-SX720 potrebbe essere la scelta per chi è indeciso fra i due modelli. Una prova in un negozio di strumenti musicali fugherà tutti i vostri dubbi.

E ora godetevi la musica di questi due arranger grazie alle performance di Adam Berzowski, valido performer di Kraft Music.

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