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Yamaha Extrack, per esercitarsi con i brani preferiti

Lo scorso settembre 2025, Yamaha ha presentato Extrack, l’app che – fin dal primo utilizzo – ha mostrato chiaramente di essere più che un semplice gadget per appassionati di tecnologia. A me sembra uno strumento pensato anche per chi suona davvero. Il funzionamento è immediato: scegliete un brano, importatelo nell’app e in pochi secondi lo ritrovate trasformato in una vera sessione di prova intelligente, con le tracce separate, gli accordi che scorrono in tempo reale e una serie di funzioni che rendono lo studio più efficace — e, perché no, anche più divertente

Fonte: yamaha.com

La tecnologia alla base di Extrack non nasce oggi dal nulla. Yamaha l’aveva già sviluppata e distribuita nelle app precedenti del suo ecosistema. Con Extrack, però, la casa giapponese ha deciso di riorganizzare e potenziare ciò che era già presente in Chord Tracker e Rec’n’Share, integrandolo in un’unica piattaforma progettata appositamente per lo studio con tracce isolate. Dalla prima giunge l’algoritmo di estrazione degli accordi, ulteriormente migliorato; dalla seconda, arriva l’esperienza nella separazione delle tracce audio.

In effetti, la separazione delle tracce è l’elemento che colpisce in Extrack. Non è perfetta – nessuna app lo è – ma è sorprendentemente efficace ed utile. La voce viene isolata con una pulizia che permette di ascoltare dettagli che spesso sfuggono, mentre batteria e basso risultano chiari e definiti, ideali per chi vuole lavorare sulla progressione ritmica o ricostruire una linea percussiva. Le chitarre sono abbastanza nitide da permettere di capire pattern e fraseggi, e la traccia del pianoforte può diventare il riferimento prezioso per analizzare armonie e rivolti. Certo, brani molto compressi o arrangiamenti orchestrali complessi possono mettere in difficoltà l’algoritmo, ma per lo studio e la pratica la qualità è più che sufficiente.

Venendo all’analisi degli accordi, anche Extrack riconosce la progressione armonica del brano e la mostra in tempo reale, accompagnandola con le diteggiature su chitarra o pianoforte. Per chi accompagna cantanti, prepara arrangiamenti, studia armonia o semplicemente vuole capire “cosa succede” in un pezzo, è una risorsa preziosa. È come avere un insegnante virtuale che svela la struttura del brano mentre lo ascoltate.

L’app dà il meglio di sé quando si entra nella logica dello studio. Permette di rallentare un passaggio difficile senza alterare la tonalità, creare loop per ripetere una sezione all’infinito, trasporre le parti strumentali del brano per adattare la tonalità all’ampiezza vocale del cantante, oppure usare il mixer interno per togliere la chitarra, rifinire il volume della voce del canto o enfatizzare la batteria. Il metronomo sincronizzato al tempo del brano è un dettaglio che fa capire quanto Yamaha abbia pensato a chi si esercita davvero.

Extrack è un’app che sta trovando il suo pubblico fra tastieristi, chitarristi, bassisti, cantanti, band, studenti e insegnanti. È perfetta per chi vuole studiare parti reali, prepararsi alle prove con la band, analizzare arrangiamenti o semplicemente imparare un brano in modo più consapevole. Non è lo strumento giusto per chi cerca editing audio professionale o separazioni da studio, perché non è questo il suo scopo.

La versione gratuita di Extrack permette di analizzare e salvare fino a 5 brani al mese nella propria libreria e di segnare come preferite al massimo 3 canzoni. In questa modalità l’app può separare solo 4 tracce audio e consente di regolare il tempo con una precisione di una sola cifra decimale. Passando alla versione Pass a pagamento, questi limiti si riducono: è possibile analizzare un numero illimitato di brani senza restrizioni, i preferiti arrivano fino a 50 e la separazione delle tracce sale a 7 strumenti. Anche la regolazione del tempo diventa più precisa, con due cifre decimali disponibili.

La tariffa mensile di 6,99 euro della versione Pass è abbattibile a 4,16 euro se l’abbonamento è pagato in anticipo per tutto l’anno (pari a 49,99 euro).
Ci sono un paio di promozioni: se decidete per il piano mensile, il primo mese di prova costa 4,89 euro, se decidete per il piano annuale, il primo anno costa 34,99 euro.

Martin Harris | A proposito di Yamaha Genos2…

Mettetevi comodi: oggi vi consiglio di seguire questa serie di video pubblicati da ePianos, un negozio indipendente di strumenti musicali specializzato in pianoforti digitali e tastiere, localizzato a Banbury nell’Oxfordshire (UK). Da 10 anni circa, questo negozio si distingue per una attiva e valida produzione di contenuti web in merito ad arranger workstation sul loro canale YouTube.

L’intervistatore è David Cooper, titolare di ePianos, e l’intervistato è nientepopodimeno che Martin Harris, una delle menti creative che hanno maggiormente influenzato l’evoluzione delle tastiere Yamaha, dalle serie Genos e Tyros fino alla linea PSR. Il suo contributo spazia dalla progettazione dei suoni alla definizione delle funzioni e dell’esperienza esecutiva, elementi che hanno segnato generazioni di musicisti in tutto il mondo.

L’intervista è talmente ampia e il numero di informazioni condivise è così elevato, che David ha dovuto dividere la conversazione in 4 diversi video pubblicati su YouTube il 4 dicembre scorso. Nel primo video, Martin racconta come sia arrivato, partendo da alcuni concorsi internazionali su Electone attraversando il ruolo di dimostratore, fino ad occupare la posizione di General Manager del centro ricerca e sviluppo di Yamaha London (un tempo era in effetti a Londra, ora è a Milton Keynes, 86 km più a nord). In quel centro R&D, ancora oggi opera una trentina di specialisti che hanno progettato e realizzato gli strumenti elettronici Yamaha degli ultimi 30 anni (non solo arranger, ma anche pianoforti digitali, sintetizzatori e molto altro).

Nel secondo video Martin prova finalmente Yamaha Genos2, confermando la chiara continuità con la serie Tyros e ribadendo quanto sia centrale, per Yamaha, l’idea di innovare passo dopo passo senza stravolgere il modello precedente. Nel corso del video, si ripercorrono i suoni più riusciti della wavetable dello strumento, da quale sorgente sonora siano stati campionati, come siano stati realizzati gli effetti più originali.

Continua la descrizione di Genos2 a partire dai 9 slider sul pannello, utili per guidare il mix delle diverse parti. Martin ci tiene a sottolineare a più riprese come il punto centrale di Genos2 consista sul fatto di essere uno strumento creativo. Interessante è il momento in cui spiega come avviene il rinnovamento degli stili da un modello a quello successivo.

Si arriva finalmente al quarto e ultimo video, che si apre con i ricordi d’infanzia di Martin e della sua prima tastiera Bontempi. Quando gli viene chiesto quali siano stati i fattori chiave nello sviluppo di Genos2, Martin cita gli Ambient Drums, il nuovo livello dinamico degli stili — un salto notevole rispetto ai modelli precedenti — e la qualità sempre crescente dei suoni. Ma nel video c’è molto altro da scoprire, se avete la pazienza di seguirlo fino in fondo (magari con l’aiuto dei sottotitoli).

Yamaha compie 45 anni di tastiere digitali… e non ha perso il ritmo!

Avete presente quando entrate in un negozio di strumenti e, tra mille luci e tasti, il vostro sguardo finisce su una tastiera Yamaha esposta? Non è un caso. Sono lì da decenni, pronte a farsi suonare, a regalarvi un groove, a farvi sentire una star delle tastiere anche se state solo provando “Let it be” in Do maggiore. Dal 1980 ad oggi, le tastiere Yamaha non passano mai di moda: continuano a farci vibrare ed emozionare.

Per festeggiare i suoi 45 anni di tastiere digitali, Yamaha ha messo online in questi giorni un sito che è una vera chicca: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/index.html

Ma non aspettatevi una roba noiosa tipo “negli ultimi 45 anni abbiamo fatto questo e quello…” No no, qui si respirano ricordi di emozioni musicali. Il sito è una sorta di macchina del tempo: si parte dai mitici PS-1, PS-2 e PS-3 (no, non le console, parliamo di tastiere!) e si arriva ai modelli attuali. Ci sono foto vintage, curiosità, e persino una timeline che ti fa dire “Ah, ma quella tastiera l’avevo suonata nel ’95!”. Tutta la cronologia dettagliata è sintetizzata qui: https://it.yamaha.com/it/products/contents/keyboards/pk_45th/chronology/1980/index.html (ma se volete compararla con quella globale, di tutti i produttori di tastiere arranger, allora dovreste farvi un giro anche qui: Cronologia degli arranger).

Interessante è la storia delle tastiere portatili per principianti, ma ancora più interessante per i lettori fedeli di questo blog è la pagina dedica agli arranger workstation. Troverete informazioni di prima mano su tantissime tastiere arranger di cui abbiamo spesso parlato in questo blog fra cui: PSR-6300, PSR-8000, PSR-3000 e i modelli delle serie PSR-S, PSR-SX, Tyros e Genos.

450 modelli. 60 milioni di tastiere. Una sola Yamaha.

Sì, avete letto bene. Yamaha ha sfornato più tastiere di quanto non sia riuscita a fare tutta la concorrenza. E ogni modello ha avuto il suo momento di gloria: nei salotti, nei garage e nei palchi dal vivo. Il bello di quelle pagine web è che non parla solo di tecnologia, ma di storie. Di persone che hanno iniziato a suonare per gioco e poi non hanno più smesso. Di genitori che hanno regalato una tastiera ai figli sperando di evitare la batteria. Di musicisti che hanno trovato in Yamaha un alleato fedele.

Che voi siate nostalgici, curiosi, o persone che hanno appena scoperto che “tastiera” non è solo quella del computer, questo sito vi farà sorridere, ricordare e magari… suonare. Visitate il sito e festeggiate anche voi i 45 anni di tastiere. E se dopo vi viene voglia di comprare una tastiera (Yamaha o della concorrenza)… beh, non dite che non vi avevo avvisato.

Yamaha ELA-1 | Convergenza fra Electone e PSR-SX

Nel 2022, Yamaha aveva stupito il mercato cinese lanciando ELA-1, un organo elettronico della serie Electone, che aveva rotto con il passato e che – agli occhi del mercato occidentale – sembrava piuttosto il risultato dell’incorporazione del modello PSR-SX600 entro il “corpo” di un Electone. Come molti di voi sanno, gli organi Electone sono molto popolari in Giappone e Asia in genere, dove occupano quella fascia di mercato che in Europa e nel mondo occidentale è occupata dagli arranger. Electone è molto più di un semplice strumento musicale: è un universo sonoro che ha rivoluzionato il concetto di organo elettronico sin dal suo debutto nel 1959. Con una combinazione di tecnologia avanzata, versatilità timbrica e design originale, gli organi Electone hanno conquistato generazioni di musicisti.

Yamaha ELA-1 (fonte: Yamaha China)

I modelli Electone si distinguono essenzialmente per essere organi non molto portatili, con due tastiere (manuale superiore per la parte melodica e inferiore per gli accordi utili per guidare gli stili di accompagnamento) e pedaliera per aggiungere linee di basso dinamiche, come in un organo a canne. Questa configurazione offre massima espressività e controllo armonico. Gli Electone hanno una forte tradizione in Giappone, con festival internazionali e scuole dedicate. È considerato sia uno strumento didattico sia adatto per le esibizioni dal vivo, adatto sia a principianti che a professionisti.

Il modello ELA-1, pur essendo nella forma un autentico organo Electone, nasconde al suo interno numerose caratteristiche tecniche coincidenti con PSR-SX600 come segue:

  • Tecnologia sonora: entrambi i modelli utilizzano la tecnologia di campionamento AWM (Advanced Wave Memory), hanno polifonia a 128 note e gestiscono le espansioni di voci e stili tramite Yamaha Expansion Manager.
  • Voci e stili: sono presenti in entrambi gli strumenti le voci Super Articulation, gran parte degli stessi stili di accompagnamento e banchi Multi Pad.
  • Funzioni intelligenti: l’accompagnamento si adatta dinamicamente alla performance (Unison & Accent) e la selezione rapida di voci per ogni accompagnamento sfrutta le memorie One Touch Setting (OTS).
  • Effetti e controllo: sembrano appartenere alla stessa famiglia di prodotti i DSP, riverbero e chorus, gli equalizzatori Master e Part EQ e la funzionalità di registrazione audio (WAV).
  • Connettività e funzioni moderne: vale per entrambi la compatibilità con Rec’n’Share l’app Yamaha fatta per registrare e condividere facilmente le proprie performance; ed inoltre i due modelli lavorano con lo stesso display a colori da 4.3″ (non touch) secondo logiche operative analoghe.
Yamaha PSR-SX600 (fonte yamaha.com)

Al giorno d’oggi, ELA-1 continua ad essere distribuito essenzialmente in Cina e Hong Kong, dove non sono venduti i modelli PSR-SX. Per l’Europa e l’Italia, vale PSR-SX600, strumento abbastanza economico e pensato per musicisti itineranti, tastieristi in home studio, insegnanti di musica, studenti, cantautori e intrattenitori Dance. Se volete saperne di più, consiglio la lettura di: Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali.

Vi lascio con una demo video di ELA-1: seguite bene il lavoro di Tenma Kawakami (talentuoso vincitore di numerose competizioni Electone) con il doppio pedale dell’espressione: noterete come, grazie a due controlli laterali del pedale destro, il musicista è in grado gestire in modo interattivo numerose funzionalità dello strumento (NDA: lo voglio anch’io!).

Misuriamo Yamaha PSR-SX720 (accanto a PSR-SX920)

Nel mondo degli appassionati di arranger workstation, anche i sassi sanno che abitualmente Yamaha propone i modelli “in coppia”. Dallo scorso anno, ci sono PSR-SX920 e PSR-SX720: il prezzo del primo si posiziona poco sotto i 2000 euro, mentre il secondo si aggira intorno agli 1100 euro. Una differenza importante, che però non racconta tutta la storia. Perché il modello più economico dei due, PSR-SX720, ha molto da offrire — e in certi contesti potrebbe rivelarsi la scelta più interessante.

Fonte: Yamaha Keyboard Official

Cosa hanno in comune

Esteticamente e strutturalmente, i due modelli sono identici: stesso peso, stesse dimensioni, stesso colore. Ma le somiglianze non si fermano qui: 61 tasti FSB (precisi, reattivi, niente a che vedere con le plastiche leggere di altri modelli nella stessa fascia di prezzo), schermo touch a colori (ampio e intuitivo), generatore sonoro AWM (potente e versatile), quattro parti suonabili in tempo reale e poi joystick, manopole per il Live Control, registratori MIDI e audio (WAV/MP3), Chord Looper, Style Creator, Playlist, assegnazioni personalizzabili e reset delle sezioni Style. PSR-SX720 è uno strumento valido, adatto sia allo studio sia al palco (con alcune restrizioni che vediamo ora).

Rinunce evidenti

Naturalmente, il prezzo più contenuto comporta qualche compromesso. Ecco le differenze che potrebbero far pendere l’ago della bilancia verso il modello superiore PSR-SX920: dal punto di vista dei suoni, PSR-SX720 offre 1377 voci e 56 drum kit, contro le 1587 voci e 63 drum kit di PSR-SX920; inoltre, mancano le Super Articulation 2, e cala il numero di Super Articulation+ (da 15 a 9), le voci Super Articulation (da 340 a 252) e le MegaVoice (da 82 a 54). Gli effetti lavorano su 8 blocchi Insert con 322 preset su PSR-SX720, contro i 13 blocchi e 358 preset (inclusi gli algoritmi VCM dal tono vintage) del PSR-SX920. E poi Vocal Harmony e Synth Vocoder sono presenti solo sul modello superiore per consentire armonizzazioni vocali automatiche e trasformazioni timbriche creative, altrimenti non disponibili. Sotto la prospettiva degli stili di accompagnamento, sono 450 su PSR-SX720 e 575 su PSR-SX920. Il modello minore può comunque attingere agli stili dei modelli precedenti o crearne di nuovi grazie allo Style Assembly. Sono assenti sul modello inferiore le uscite SUB OUTPUT: chi suona dal vivo potrebbe sentirne la mancanza, ad esempio per inviare i bassi a un subwoofer separato o per gestire strumenti specifici su una console esterna. E poi manca un’uscita video, questa è disponibile solo sul PSR-SX920, che si presenta come la scelta obbligata per chi fa karaoke o presentazioni live.

Fonte: Yamaha Keyboard Official

Differenze secondarie

Ci sono poi alcune diversità tecniche meno impattanti, ma che potrebbero fare la differenza per alcuni utenti fra i più esigenti: la memoria per caricare Expansion Pack è di 1GB sul modello minore, 2GB sull’altro. I banchi Multipad sono 349 contro 500. Gli stili audio sono supportati solo su PSR-SX920, non sembra una lacuna grave per PSR-SX720, visto che Yamaha non ha mai puntato molto su questa tecnologia. Il sistema audio integrato su entrambi consta di bi-amplificazione con 2 woofer e 2 tweeter, ma la potenza è di 30W sul PSR-SX720 e 40W sul PSR-SX920 (significa anche consumi ridotti per il modello minore, 21W contro i 24W del modello superiore).

Differenze trascurabili

Alcune differenze sono davvero marginali e non dovrebbero influenzare la scelta finale. Se il Bluetooth è assente sul modello minore, per ascoltare l’audio da uno smartphone o tablet, basterà un cavo mini-jack collegato all’ingresso AUX-IN. Se la memoria interna per i dati utente è di 1GB (contro 4GB), sarà sufficiente una memoria flah USB (anche da pochi euro) per espandere lo spazio senza problemi. Se una sola porta USB-to-Device è presente (contro 2 sul fratello maggiore), tuttavia si potrà fare ricorso ad un hub USB per collegare più dispositivi senza difficoltà.

Conclusione

PSR-SX920 è senza dubbio il modello più completo, pensato per chi cerca di più in termini di suoni, effetti e connettività. Ma PSR-SX720 non è affatto un ripiego: è uno strumento solido, ricco di funzioni, con un rapporto qualità/prezzo competitivo. E se, quindi, non avete esigenze particolari legate a uscite audio avanzate, invio segnale video a monitor esterno, armonizzatore vocale (Vocal Harmony), effetti vintage VCM, o una libreria sonora più vasta, PSR-SX720 potrebbe essere la scelta per chi è indeciso fra i due modelli. Una prova in un negozio di strumenti musicali fugherà tutti i vostri dubbi.

E ora godetevi la musica di questi due arranger grazie alle performance di Adam Berzowski, valido performer di Kraft Music.

Vi piacciono i confronti fra i modelli arranger? In passato in questo blog abbiamo pubblicato:

Yamaha Standard Style Collection: la rivincita degli stili versatili

Ricordate le discussioni appassionate fra i sostenitori degli stili di accompagnamento basati su precise canzoni (Song Style) e quelli che preferivano sequenze più universali e pronte ad essere utilizzate in diversi contesti di ampio repertorio? Ne avevamo parlato la prima volta in occasione di questo articolo: Siete versatili o verticali? Era il 2017 ma l’argomento resta attuale.

I produttori di arranger hanno dato spesso spazio ai Song Style nei nuovi modelli, assumendo che quella fosse la richiesta prevalente del mercato. Ma, nel 2021, quando avevo rivolto a tutti voi lo stesso quesito come prima domanda nel sondaggio sugli arranger (ricordate?), a sorpresa era emersa la vittoria schiacciante da parte degli appassionati utilizzatori degli stili versatili (48%); gli estimatori dei c.d. Song Style – pur essendo molto attivi nei forum sul web – si sono rivelati essere una minoranza (solo 11%). Coloro che amano avere entrambe le possibilità raggiungevano un buon 41%.

Sembra quasi che Yamaha abbia considerato i risultati di quel sondaggio al momento di progettare l’uscita di Standard Style Collection, un pacchetto di 20 nuovi stili disponibili al download gratuito per quanti registrano un arranger fra i modelli a listino al giorno d’oggi: Genos2, PSR-SX920 oppure PSR-SX720. Ogni stile è offerto con 4 memorie One Touch. E poi ci sono 40 nuovi titoli di playlist da esplorare. Per registrarsi e ottenere l’accesso al download, fate clic su https://bit.ly/4k7wy78.

Ed ecco per voi le demo degli stili principali del nuovo pacchetto, registrate da Martin Harris, Deus Ex Machina degli arranger Yamaha.

Se ascoltate gli stessi stili nella demo Genos2, potrete percepire e valutare la differenza sonora con la serie PSR-SX.

Yamaha Smart Chord: suonare con facilità e profondità armonica

La funzione Smart Chord di Yamaha rappresenta un’innovazione nel mondo delle tastiere arranger, disponibile su modelli come PSR-SX920, PSR-SX720 e PSR-SX600. Questa tecnologia consente di eseguire progressioni di accordi complessi in tempo reale, semplicemente suonando in sequenza le note fondamentali di ogni accordo: qualsiasi performance può essere trasformata in un’esperienza musicale ricca e coinvolgente, sorprendente per chi non ha una conoscenza approfondita della teoria musicale. Grazie a Smart Chord, ogni brano può acquisire sfumature più raffinate e una profondità armonica sorprendente, permettendo di trasmettere emozioni intense e di stupire il pubblico con sonorità inaspettate. Con l’aggiunta di accordi meno convenzionali, è possibile dare un tocco personale alla propria musica. Inoltre, abbandonando le progressioni tradizionali e sperimentando modulazioni e armonie avanzate, si mantiene viva l’attenzione degli ascoltatori e si rende ogni esecuzione più dinamica e avvincente. Con Smart Chord, la creatività si espande: ogni musicista può esplorare nuove dimensioni sonore e portare la propria espressione artistica a un livello superiore.

Fonte: Yamaha.com

Come funziona Smart Chord

  • Impostazione della tonalità: Per cominciare, dopo aver selezionato la diteggiatura Smart Chord, il sistema richiede la configurazione della tonalità della canzone. In questo modo la tastierà è in grado di conoscere in anticipo gli accordi da adottare.
  • Selezione del tipo di accordo: Tipicamente, scegliete se suonate il brano in modo maggiore o minore.
  • Scelta del repertorio: Ogni genere musicale ha le proprie regole. Potete scegliere fra Standard, Pop, Jazz, Dance e Basic.
  • Riconoscimento automatico degli accordi: Basta premere un singolo tasto e la tastiera genera l’accordo corretto proprio in base all’impostazione della tonalità, del tipo di accordo e del repertorio. Ad esempio: se avete dichiarato DO, maggiore e Jazz, premendo il tasto DO, il sistema riproduce un accordo complesso di DO maggiore con settima maggiore e nona aggiunta; invece, premendo il tasto FA, il sistema riproduce un accordo di FA sesta. sempre con nona aggiunta.
  • Integrazione con gli stili di accompagnamento: Questo riconoscimento (per quanto complesso) viene sempre riconosciuto dall’accompagnamento musicale. Lo stile in esecuzione si adatta automaticamente agli accordi generati e il risultato lascia sempre a bocca aperta.
  • Facilità d’uso: Smart Chord è attivabile tramite un pulsante dedicato ed è configurabile direttamente dal display dello strumento. Con due tocchi, è possibile suonare gli stili dell’arranger in modo così intenso da sorprendere soprattutto se stessi.
Fonte: manuale originale Yamaha

Nota bene | Non confondete Smart Chord con le diteggiature classiche ed elementari a singolo tasto del tipo Single Finger, Easy o One Finger: queste ultime, premendo il tasto di una nota, eseguono sempre lo stesso accordo (tipicamente in modo maggiore). Smart Chord invece, come abbiamo visto, suonando la stessa nota, potreste riprodurre accordi diversi e complessi, in base alla tonalità dichiarata e al repertorio selezionato. Tutta un’altra musica, insomma.

Differenze tra i modelli Yamaha

Pur essendo disponibile su PSR-SX920, PSR-SX600 e PSR-SX720, la tecnologia Smart Chord varia leggermente fra i tre modelli.

  • PSR-SX920: Versione avanzata con un algoritmo più preciso, opzioni di personalizzazione e un’interazione più sofisticata con gli stili di accompagnamento.
  • PSR-SX720: Funzionalità simili alla SX920, garantendo un’esperienza intuitiva e fluida.
  • PSR-SX600: Funzioni più basilari, con impostazioni semplificate rispetto ai due modelli superiori.

Prestate attenzione al fatto che Genos2 non offre la funzione di Smart Chord, probabilmente Yamaha l’ha esclusa dall’ammiraglia, in quanto è un prodotto progettato per musicisti più esperti, capaci di suonare gli accordi (anche i più complessi) con le proprie mani.

Tabella Smart Chord di PSR-SX920/SX720

Tabella Smart Chord equivalente di PSR-SX600

Dimostrazione

Arranger Legacy | Yamaha Tyros

Nel 2002, Yamaha ha dato vita alla prestigiosa dinastia Tyros, una serie di modelli che ha rivoluzionato il mondo degli arranger per ben 15 anni. Cinque generazioni evolutive hanno ridefinito il modo di fare musica, diventando un punto di riferimento assoluto per musicisti e appassionati.  Come ogni prodotto di punta, la serie Tyros offriva prestazioni di altissimo livello, giustificando pienamente il suo posizionamento sul mercato. I suoni strumentali campionati erano incredibilmente fedeli, un vero e proprio punto di forza per l’epoca. Il sistema di ingresso per microfono integrava una sofisticata armonizzazione vocale intelligente, basata sugli accordi eseguiti durante la riproduzione dei brani. Il display LCD reclinabile, il più avanzato mai visto su una tastiera musicale, garantiva un’esperienza visiva senza precedenti.  Oltre a questo, Tyros offriva funzionalità che lo rendevano uno strumento estremamente versatile: l’uscita video per il karaoke, accompagnamenti brillanti e un riconoscimento degli accordi incredibilmente rapido. Tutti elementi che ne sancivano la superiorità tecnologica. 

Non solo il sottoscritto, ma anche gli altri compagni del team Arranger Legacy hanno pubblicato oggi qualcosa di personale sulla serie Tyros. Mentre l’articolo che state leggendo riguarda il modello originale, i colleghi si sono concentrati piuttosto sul secondo modello, Tyros 2. Ogni contributo offre una prospettiva unica e approfondita: Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, Giorgio Marinangeli sul Blog omonimo e Marcello Colò su YouTube. Non perdete l’occasione di consultare i loro lavori e scoprire nuovi spunti!

Yamaha Tyros (2002)

Un capolavoro nato in Europa

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il progetto Tyros non è nato in Giappone, ma in Europa, sotto la direzione di Shinichi Ito, General Manager del centro R&D Yamaha di Londra con collaborazioni dalla sede tedesca di Rellingen (nelle periferie di Amburgo). La sua popolarità esplose in particolare nel Vecchio Continente, dove divenne un autentico fenomeno di mercato, con una concentrazione di vendite impressionante in Germania, imponendosi come un best-seller assoluto, mentre in Giappone, Tyros era totalmente sconosciuta e non era nemmeno in vendita come avevo potuto verificare di persona ad Hamamatsu in quegli anni.

Nel 2012, in occasione del decimo anniversario della serie, Shinichi Ito dichiarò: “Tyros ha preso vita dal design”. E in effetti, il suo aspetto estetico fece subito parlare di sé: la scocca esterna era radicalmente diversa da tutte le altre tastiere sul mercato. L’idea originale era quella di proporre uno strumento “leggero e attraente”, capace di conquistare non solo per il suo design innovativo, ma anche per la qualità sonora che avrebbe suscitato emozioni profonde. Yamaha mirava a ottenere una gamma timbrica fedele agli strumenti acustici, puntando su un suono capace di trasmettere brividi.

Un’eredità che continua a vivere

Il motore sonoro di Yamaha Tyros è stato adattato anche per altri strumenti musicali, come i pianoforti Clavinova della serie CVP, oltre ad essere implementato, con alcune modifiche, negli arranger workstation della serie PSR di fascia alta. 

Oggi, la sua eredità continua sotto il segno della serie Genos, che ha già raggiunto la seconda generazione e prosegue nell’evoluzione tecnologica, mantenendo viva la filosofia che ha reso Tyros un’icona nel mondo musicale. 

Un suono rivoluzionario

Sin dal primo modello, il livello di realismo sonoro era sorprendente: chiudendo gli occhi, distinguere i suoni campionati da quelli reali diventava una vera sfida. La scocca, costellata di pulsanti luminosi e intuitivi, garantiva un’interazione semplice e immediata. La maggior parte delle operazioni era spiegata con grande chiarezza nel manuale, rendendo Tyros uno strumento facile da padroneggiare, eccezion fatta per la programmazione degli stili, che richiedeva capacità tecniche e conoscenze approfondite della piattaforma. 

Per conferire un’aura più professionale, Yamaha decise di escludere gli altoparlanti integrati, ma ebbe un’idea ancora più brillante: per l’uso domestico, offriva la possibilità di collegare il kit di amplificazione TRS-MS01 garantendo un’esperienza d’ascolto ottimale: grazie alle uscite separate per sinistra, destra e subwoofer, il sistema era studiato per offrire una resa sonora impeccabile, un dettaglio che fece davvero la differenza per chi cercava qualità e immersione totale. 

Yamaha Tyros con set di amplificatori TRS-MS01 (fonte: web)

Un repertorio di stili attraente

Il repertorio di stili brillava per la sua freschezza. Gli accompagnamenti erano stati meticolosamente progettati per rispondere alle esigenze di due grandi scuole musicali: da un lato il gusto europeo, raffinato ed elegante, dall’altro il mondo americano, intriso di jazz, latin e pop.  Dal punto di vista software, il file system era stato completamente rinnovato, garantendo una gestione semplice e flessibile rispetto alla concorrenza. I banchi di Registration erano tool utilissimi dal vivo in contesti professionali, mentre il Music Finder permetteva di individuare rapidamente la configurazione ottimale per suonare i brani al meglio.  Il Song Creator si rivelava un sequencer MIDI potente e intuitivo, perfettamente integrato con gli stili, anche se con qualche piccolo limite funzionale. La fruibilità migliorata dello Score agevolava la lettura degli Standard MIDI File, rendendo l’esperienza musicale ancora più coinvolgente. 

Suoni orchestrali di alto livello

Dal punto di vista sonoro, la wavetable offriva una straordinaria ricchezza di campioni in tutte le aree orchestrali. Il pianoforte acustico si distingueva per qualità e naturalezza, mentre la responsività dei pianoforti elettrici garantiva performance fluide ed efficaci.  L’emulazione degli organi a drawbar era di ottimo livello, aggiungendo profondità alle esecuzioni. Per la prima volta comparivano le Mega Voice, una rivoluzionaria innovazione nel mondo degli arranger, che permetteva di ottenere accompagnamenti di chitarra estremamente realistici: ideali per la programmazione di stili e brani musicali, ma non pensate per essere suonate in tempo reale.  La gamma orchestrale, dagli archi ai legni, fino agli ottoni, soddisfaceva ogni esigenza musicale, offrendo sfumature espressive infinite, dalle più intime e delicate alle più grandiose e imponenti.  Il carattere internazionale delle percussioni non si adattava perfettamente alle preferenze italiane, dove il “tiro” (tipico – per esempio – degli arranger Ketron del periodo) era particolarmente apprezzato. Probabilmente per questo motivo, Tyros si affermò in Italia soprattutto come strumento da studio e da casa, piuttosto che per le performance live. 

Yamaha non ha comunque mai nascosto che Tyros era stata progettata per musicisti professionisti che si esibiscono dal vivo: oltre al design più elegante, non includeva altoparlanti integrati, a differenza delle tastiere della serie PSR. Per migliorare la visibilità sui palchi poco illuminati, i pulsanti principali erano illuminati con LED, e alcuni altri pulsanti avevano LED nell’angolo in alto a sinistra. Questi e altri accorgimenti furono pensati per rispondere alle esigenze dei performer.

Copertina brochure originale di Yamaha Tyros (2002)

Un’icona che resterà nella memoria

Yamaha Tyros rappresentava un perfetto equilibrio tra innovazione e praticità, con un’ampiezza di funzionalità talmente vasta da rendere impossibile una disamina completa senza trascurare qualche dettaglio essenziale. Il suo punto di forza indiscusso? Un’esperienza musicale straordinaria, capace di regalare ore di puro piacere senza mai risultare ripetitiva.  Ogni sessione di Tyros si traduceva in performance brillanti, degne delle più alte aspettative professionali. Un’icona del settore, destinata a essere ricordata a lungo. 

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PS: Segue la dimostrazione di Tyros 2 da parte di Marcello Colò: la seconda edizione della serie uscì nel 2005 introducendo alcune migliorie fra cui spiccavano tasti FSX, voci Super Articulation, espansione memoria RAM (1GB), supporto memorie USB al posto del floppy-disk e la possibilità di registrare audio su disco fisso interno.

Yamaha aggiorna il firmware di Genos2 alla versione 1.2

Il 12 marzo scorso, Yamaha ha rilasciato un aggiornamento software per la propria ammiraglia fra i workstation arranger, Genos2. Questo aggiornamento ha introdotto miglioramenti mirati al comportamento di alcune funzionalità. In altre parole, si tratta di un piccolo passo avanti per arricchire ulteriormente l’esperienza d’uso. Se volete saperne di più di Genos2, vi consiglio di leggere il test che avevo pubblicato nel mese di maggio 2022.

La versione 1.2 include tre aggiornamenti software:

  • Questa è una finezza esecutiva: immaginate di aver attivato le tre parti sulla mano destra (Right1, Right2 e Right3) e una in split sulla mano sinistra (Left). Mentre suonate premete il pedale Sustain e, prima di rilasciarlo, disattivate alcune fra le parti di cui sopra: ebbene, ora Genos2 mantiene le note di quelle parti fino al rilascio del Sustain (disattivazione) rendendo più fluido e omogeneo il tappeto sonoro.
  • Una delle novità introdotte su Genos2 consente ai cursori (slider) di entrare in funzione al raggiungimento del valore attivo: in altre parole, il valore viene mantenuto finché la posizione del cursore non raggiunge il dato salvato evitando così sbalzi inattesi. Qualche musicista non deve aver apprezzato e Genos2 ora permette di scegliere grazie ad un parametro accessibile tramite [MENU] -> [Live Control] -> [Menu]. Il nuovo elemento di impostazione Slider Mode definisce il metodo di risposta dei cursori LIVE CONTROL. Chi vuole sfruttare la novità di Genos2 lascia il valore CATCH assunto per difetto, gli altri – quelli che erano a proprio agio con il comportamento della prima Genos – possono impostare il valore JUMP per modificare i valori dei cursori immediatamente al cambio sul pannello.
  • Il sistema operativo V1.2 ha modificato il comportamento relativo all’influenza del Pitch Bend sul suono Harmony (Vocoder) di Vocal Harmony, in modo che sia lo stesso di Genos. In breve, l’operazione di Pitch Bend influisce sul suono del Vocoder.

Yamaha alza il sipario su PSR-SX920 e PSR-SX720

L’annuncio improvviso (ma non inatteso) dei giorni scorsi ha generato un’eco straordinaria sul web, dimostrando ancora una volta il potere della comunicazione digitale e l’importanza di una strategia di lancio ben orchestrata.

Fonte Yamaha

A distanza di cinque anni dal rilascio dei modelli precedenti, Yamaha rinnova la serie degli arranger workstation “di mezzo”.

  • PSR-SX920 è una workstation arranger che offre oltre 1.500 voci di alta qualità e 575 stili. Include le voci Super Articulation2 (S.Art2) e armonizzatore vocale.
  • PSR-SX720 è un modello leggermente più semplice ma comunque potente. Offre oltre 1.000 voci e 400 stili, rendendola ideale per musicisti che cercano la potenza dei modelli PSR-SX a costi più contenuti.

Entrambi i modelli rappresentano un discreto passo avanti nel graduale ed ostinato cammino di crescita delle tastiere arranger di Yamaha per musicisti di tutti i livelli. Il generatore sonoro è il classico AWM, le note di polifonia sono 128; tre timbri possono essere riprodotti in layer sulla mano destra e una quarta voce sulla mano sinistra. Fanno parte del patrimonio di entrambi i modelli la presenza di Chord Looper, Smart Chord, sequencer MIDI e Audio, schermo a colori di 7 pollici, effetti microfono/chitarra, Noise Gate, compressore, EQ a tre bande, Audio link su Multpad, Interfaccia USB-to-Host per traffico MIDI (no Audio!) e Playlist. Da Genos2, questi strumenti ereditano il Crossfade Portamento grazie al quale il suono passa dolcemente dalla nota suonata in precedenza alla nota successiva. Con Style Dynamics Control, è possibile regolare l’energia di ogni stile con un solo Live controller: da pianissimo a fortissimo.

Solo il modello superiore (PSR-SX920), oltre ad avere un numero superiore di risorse (leggete qui sotto per i dettagli), è dotato di armonizzatore vocale, uscita video (richiede adattatore USB), Bluetooth e area di memoria atta ad ospitare gli stili audio scaricabili tramite la app Expansion Explorer. Anche gli altoparlanti di bordo sono più possenti (15W+10Wx2 contro 15Wx2). Tutto il resto sostanzialmente equivale fra i due nuovi modelli.

Ora vediamo insieme le differenze principali di PSR-SX920 rispetto il predecessore PSR-SX900:

Caratteristica PSR-SX900 Obsoleto PSR-SX920 Nuovo! Quindi…
Peso 11,5 kg 11,6 kgPoco più pesante
Numero di voci1.337 Voci,
56 Drum/SFX kit
480 Voci XG
1.587 Voices
63 Drum/SFX kit
480 Voci XG
250 voci in più
Voci speciali 0 S.Articultation2
0 S.Articultation+
252 S.Art!
54 Mega Voices
24 Organ Flutes
12 S.Articulation2
15 S.Articulation+
304 S.Articulation
82 MegaVoice
55 Organ Flutes
Cresce sensibilmente il contenuto timbrico speciale
Espandibilità1GB2GB Doppio spazio per
espandere le voci
Effetti Insert813 5 unità effetti in più
Stili52557550 stili in più
Controllo dinamico stili Aggiunto
Banchi Multipad * 4329500 171 banchi in più

E ora le differenze essenziali di PSR-SX720 rispetto il predecessore PSR-SX700:

CaratteristicaPSR-SX700 Obsoleto PSR-SX720 Nuovo! Quindi…
Peso 11,5 kg 11,6 kgPoco più pesante.
Numero di voci986 Voices
41 Drum/SFX Kits
480 Voci XG
1.377 Voci
56 Drum/SFX kit
480 Voci XG.
391 voci in più
Voci speciali0 S.Articultation2
0 S.Articultation+
131 S.Art!
30 Mega Voices
24 Organ Flutes
9 S.Articulation+
252 S.Articulation
54 MegaVoice
55 Organ Flutes
Cresce sensibilmente il contenuto
timbrico speciale
Espandibilità400MB 1GBPiù che doppio lo spazio per espandere le voci
Effetti Insert5 83 unità effetti in più
Stili40045050 stili in più
Controllo dinamico stili Aggiunto
Banchi Multipad * 4226349123 banchi in più

Non vedo l’ora di poter provare uno di questi strumenti!