Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
Devo dire che, contrariamente a molte opinioni lette online, questa lunga attesa non mi ha mai lasciato completamente perplesso. D’altronde, nel 2022 il centro di sviluppo di Korg Italy ha avviato una fase cruciale di transizione: lo storico team capitanato da Francesco Castagna, insieme ai suoi fidati collaboratori tra cui Andrea Bernardelli, è andato meritatamente in pensione. Questa svolta ha richiesto tempo al reparto R&D per riorganizzarsi e ripartire con una nuova energia. È proprio per questo che l’intero processo di sviluppo, particolarmente complesso e intenso, ha inevitabilmente richiesto più tempo del previsto.
In altre parole, il ritardo nel completare la piattaforma dell’ammiraglia arranger di casa Korg non è stato solo dovuto al fatto che l’azienda italo-giapponese ha riscritto da capo tutto il sistema operativo su un’architettura hardware rinnovata, ma anche (e direi soprattutto) al fatto che il centro R&D di Korg ha vissuto questo cambio generazionale molto impattante e le nuove risorse hanno avuto bisogno di tempo per padroneggiare tutto il software e farsi carico dei nuovi sviluppi.
C’è poi un dato incoraggiante: la casa-madre giapponese Korg continua a credere negli arranger studiati e prodotti in Italia. Quando la generazione che aveva gettato le fondamenta dell’azienda marchigiana nel 1996 – prima con Korg iS40, poi con il successo mondiale di Pa80 e ben 4 generazioni di Professional Arranger – ha lasciato il testimone, Korg non ha seguito l’esempio di Roland (che nel 2013 decise di smantellare il proprio centro R&D di Acquaviva Picena). Al contrario, ha scelto di investire e rinnovare, confermando la sede marchigiana come cuore pulsante del progetto internazionale.
Ora non ci resta che sperare che questa lunga attesa si traduca in risultati tangibili per tutti i musicisti che hanno scelto – e continueranno a scegliere – di suonare Korg Pa5X.
Attenzione! Il contenuto di questo articolo non rappresenta l’opinione dell’autore di TastiereArranger.com
Per capire quali sia la percezione diffusa sul web rispetto le tastiere arranger del momento, ho deciso di combinare diversi strumenti di Intelligenza Artificiale per analizzare il tema. L’obiettivo? Ottenere una fotografia chiara e sintetica di cosa piace e cosa no, modello per modello. E la loro popolarità.
Disegnato con AI
Ho interrogato l’AI con tre domande molto dirette:
Qual è la caratteristica più apprezzata di ogni modello di tastiera arranger? Ho considerato una sola risposta per strumento: quella più citata negli ultimi 12 mesi. Non chiedetemi ora di ricostruire la fonte di ogni opinione: anche se spesso lo strumento di AI citava le sorgenti dei dati, non sono in grado di associare ogni risposta ad uno specifico sito analizzato.
Qual è l’aspetto meno gradito? Anche qui, una sola risposta, la più ricorrente.
Quanto è popolare ogni modello? Ho ricostruito un indice di popolarità basato sul numero di citazioni online, sempre riferito all’ultimo anno.
Ne è nato un elenco ordinato per popolarità, dal modello più popolare a quello meno presente online. Per ogni arranger, c’è la risposta secca alle tre domande: cosa piace, cosa meno e quanto è popolare.
Siete sorpresi? Io personalmente sì. Innanzitutto, dall’indice di popolarità. E poi non mi sarei mai aspettato alcune valutazioni: non le condivido tutte, alcune per nulla e altre parzialmente. Alcune osservazioni delle colonne Piace/Non piace – secondo me – non corrispondono al vero in termini oggettivi; tuttavia, è quella la percezione che è emersa dal web durante la mia ricerca. Prendiamone atto.
Insomma, credo che i dati riportati qui sopra non vadano presi alla lettera. Sono indicatori che possono orientare, ma non possono stabilire un giudizio definitivo. Del resto, vale il disclaimer che compare in tutte le pagine di intelligenza artificiale: “Il contenuto generato dall’IA potrebbe non essere corretto“. Vale sempre, anche in questo caso.
Nel mondo degli appassionati di arranger workstation, anche i sassi sanno che abitualmente Yamaha propone i modelli “in coppia”. Dallo scorso anno, ci sono PSR-SX920 e PSR-SX720: il prezzo del primo si posiziona poco sotto i 2000 euro, mentre il secondo si aggira intorno agli 1100 euro. Una differenza importante, che però non racconta tutta la storia. Perché il modello più economico dei due, PSR-SX720, ha molto da offrire — e in certi contesti potrebbe rivelarsi la scelta più interessante.
Fonte: Yamaha Keyboard Official
Cosa hanno in comune
Esteticamente e strutturalmente, i due modelli sono identici: stesso peso, stesse dimensioni, stesso colore. Ma le somiglianze non si fermano qui: 61tasti FSB (precisi, reattivi, niente a che vedere con le plastiche leggere di altri modelli nella stessa fascia di prezzo), schermo touch a colori (ampio e intuitivo), generatore sonoro AWM (potente e versatile), quattro parti suonabili in tempo reale e poi joystick, manopole per il Live Control, registratori MIDI e audio (WAV/MP3), Chord Looper, Style Creator, Playlist, assegnazioni personalizzabili e reset delle sezioni Style. PSR-SX720 è uno strumento valido, adatto sia allo studio sia al palco (con alcune restrizioni che vediamo ora).
Rinunce evidenti
Naturalmente, il prezzo più contenuto comporta qualche compromesso. Ecco le differenze che potrebbero far pendere l’ago della bilancia verso il modello superiore PSR-SX920: dal punto di vista dei suoni, PSR-SX720 offre 1377 voci e 56 drum kit, contro le 1587 voci e 63 drum kit di PSR-SX920; inoltre, mancano le Super Articulation 2, e cala il numero di Super Articulation+ (da 15 a 9), le voci Super Articulation (da 340 a 252) e le MegaVoice (da 82 a 54). Gli effetti lavorano su 8 blocchi Insert con 322 preset su PSR-SX720, contro i 13 blocchi e 358 preset (inclusi gli algoritmi VCM dal tono vintage) del PSR-SX920. E poi Vocal Harmony e Synth Vocoder sono presenti solo sul modello superiore per consentire armonizzazioni vocali automatiche e trasformazioni timbriche creative, altrimenti non disponibili. Sotto la prospettiva degli stili di accompagnamento, sono 450 su PSR-SX720 e 575 su PSR-SX920. Il modello minore può comunque attingere agli stili dei modelli precedenti o crearne di nuovi grazie allo Style Assembly. Sono assenti sul modello inferiore le uscite SUB OUTPUT: chi suona dal vivo potrebbe sentirne la mancanza, ad esempio per inviare i bassi a un subwoofer separato o per gestire strumenti specifici su una console esterna. E poi manca un’uscita video, questa è disponibile solo sul PSR-SX920, che si presenta come la scelta obbligata per chi fa karaoke o presentazioni live.
Fonte: Yamaha Keyboard Official
Differenze secondarie
Ci sono poi alcune diversità tecniche meno impattanti, ma che potrebbero fare la differenza per alcuni utenti fra i più esigenti: la memoria per caricare Expansion Pack è di 1GB sul modello minore, 2GB sull’altro. I banchi Multipad sono 349 contro 500. Gli stili audio sono supportati solo su PSR-SX920, non sembra una lacuna grave per PSR-SX720, visto che Yamaha non ha mai puntato molto su questa tecnologia. Il sistema audio integrato su entrambi consta di bi-amplificazione con 2 woofer e 2 tweeter, ma la potenza è di 30W sul PSR-SX720 e 40W sul PSR-SX920 (significa anche consumi ridotti per il modello minore, 21W contro i 24W del modello superiore).
Differenze trascurabili
Alcune differenze sono davvero marginali e non dovrebbero influenzare la scelta finale. Se il Bluetooth è assente sul modello minore, per ascoltare l’audio da uno smartphone o tablet, basterà un cavo mini-jack collegato all’ingresso AUX-IN. Se la memoria interna per i dati utente è di 1GB (contro 4GB), sarà sufficiente una memoria flah USB (anche da pochi euro) per espandere lo spazio senza problemi. Se una sola porta USB-to-Device è presente (contro 2 sul fratello maggiore), tuttavia si potrà fare ricorso ad un hub USB per collegare più dispositivi senza difficoltà.
Conclusione
PSR-SX920 è senza dubbio il modello più completo, pensato per chi cerca di più in termini di suoni, effetti e connettività. Ma PSR-SX720 non è affatto un ripiego: è uno strumento solido, ricco di funzioni, con un rapporto qualità/prezzo competitivo. E se, quindi, non avete esigenze particolari legate a uscite audio avanzate, invio segnale video a monitor esterno, armonizzatore vocale (Vocal Harmony), effetti vintage VCM, o una libreria sonora più vasta, PSR-SX720 potrebbe essere la scelta per chi è indeciso fra i due modelli. Una prova in un negozio di strumenti musicali fugherà tutti i vostri dubbi.
E ora godetevi la musica di questi due arranger grazie alle performance di Adam Berzowski, valido performer di Kraft Music.
Vi piacciono i confronti fra i modelli arranger? In passato in questo blog abbiamo pubblicato:
Dimenticate i soliti testi didascalici. Marcello Colò e Riccardo Gerbi, con questo secondo volume, ci portano dietro le quinte con stile e passione. È un racconto sulle avventure e disavventure di chi ha vissuto tra circuiti e tastiere, in un’Italia che ha creato strumenti elettronici unici e che il mondo ha ammirato (e suonato). Lo stile letterario è per metà intervista per l’altra metà album dei ricordi. Ancora una volta, dopo il successo del primo volume, si respira l’aria delle fiere storiche, dei laboratori col profumo di saldature e sogni, ci si ritrova in conversazioni schiette con pionieri dimenticati, tra genio e casualità. Ogni pagina è punteggiata da immagini, documenti e note che sanno di vissuto. Riccardo riprende in mano la storia professionale di Marcello e lo porta a dar notizia di uomini e prodotti che hanno contribuito a rendere grande il Made in Italy musicale nel mondo. Non si fa accademia: si racconta, si riflette, si sorride. Si ritorna a parlare – e questa volta con approfondimenti e dettagli molto interessanti che nel primo volume non si erano visti – dei momenti gloriosi di CRB Elettronica, GEM (alias Generalmusic), Korg e Ketron. È il racconto di chi ha visto e vissuto, senza troppi fronzoli ma con cuore vero.
Per la cronaca, gli Autori del libro hanno citato il sottoscritto e altri comuni amici protagonisti di tastiere arranger in diverse pagine: gli sono ovviamente grato. Del resto con Marcello e Riccardo e l’aggiunta di Giorgio Marinangeli abbiamo vissuto negli ultimi tre anni una bellissima esperienza con i racconti di Arranger Legacy.
Il libro è disponibile su Amazon (alla data odierna, il prezzo è di 15,60 euro in versione cartacea, 4 euro in versione digitale per Kindle). È un libro imperdibile per chi ha avuto tra le mani un synth e se n’è innamorato. Per chi è curioso di scoprire l’Italia che ha inventato, restando dietro le quinte. È per chi ama le storie raccontate bene, con quel pizzico di malinconia e tanta dignità.
Sin dal giorno in cui mi sono seduto per la prima volta davanti a una tastiera arranger ed ho suonato i primi due accordi… la meraviglia di sentire un’intera band che prendeva vita intorno a me ha fatto scattare una passione che non è finita oggi, a distanza di anni. L’effetto di un arranger non si limita a produrre suoni: li veste, li anima, li trasforma in musica vera. È riduttivo pensare agli arranger come a semplici macchine per inesperti al debutto o per rassegnati in pensione: al contrario, sono partner creativi, compagni invisibili capaci di interpretare ciò che suonate e anticipare ciò che volete. Basta un giro armonico, qualche nota e il motore algoritmico che li anima fa il resto, costruendo ritmi, armonie, strutture coerenti. È una sensazione quasi cinematografica: da solista, ci si ritrova dentro un ensemble completo. E la bellezza è che tutto accade in tempo reale, fluido, senza interruzioni. Quanto più il musicista è talentuoso, tanto più straordinario è il risultato.
La ricchezza delle tastiere con accompagnamenti sta nella loro versatilità: c’è musica per tutti, dal funk al jazz, dal pop alla musica tradizionale, dalle ballate acustiche alle sonorità techno. La varietà stilistica è così ampia che ogni sessione diventa un viaggio sonoro — e l’algoritmo non si limita ad applicare pattern, ma li modella in base a ciò che si suona, rendendo ogni scelta musicale coerente e personale. Potete suonare un arranger da soli, ma nulla vi vieta di suonarlo con la vostra band, sfruttando i suoi pattern in maniera complementare rispetto gli altri strumenti.
Fonte: Casio Music Gear
Gli arranger educano l’orecchio, allenano la mente musicale, stimolano la creatività. Suonare con un arranger significa immergersi in un contesto musicale vivo, ricevere risposte immediate, e crescere senza sentirsi mai soli. E poi, si può sperimentare. Modificare ritmi, accordi, dinamiche. Interagire. L’algoritmo non impone: accompagna, reagisce, amplifica. È come avere al fianco un musicista telepatico che sa sempre cosa si voglia fare.
Sul palco, l’alleanza uomo-macchina continua. Gli arranger sono affidabili e reattivi. Offrono intro, stacchi, finali perfettamente sincronizzati con la nostra esecuzione, elevando le performance live con eleganza e precisione. Non invadono, ma impreziosiscono.
In fondo, ogni arranger racchiude un universo che parla il linguaggio della musica e della creatività. Non rimpiazzano il musicista, lo esaltano. Aprono orizzonti nuovi, rendono accessibili processi complessi, trasformano ogni idea in una canzone. Che voi siate un aspirante compositore, un insegnante, o un performer sul palco, oggi è più facile che mai fare musica senza confini.
Allora, perché non provare? Magari è proprio un arranger a trasformare la vostra prossima improvvisazione in qualcosa di indimenticabile. Cercate l’arranger più vicino alle vostre esigenze e alle vostre tasche: Prezzi di riferimento degli arranger e poi recatevi in un negozio di strumenti musicali per la prova diretta.
Ricordate le discussioni appassionate fra i sostenitori degli stili di accompagnamento basati su precise canzoni (Song Style) e quelli che preferivano sequenze più universali e pronte ad essere utilizzate in diversi contesti di ampio repertorio? Ne avevamo parlato la prima volta in occasione di questo articolo: Siete versatili o verticali? Era il 2017 ma l’argomento resta attuale.
I produttori di arranger hanno dato spesso spazio ai Song Style nei nuovi modelli, assumendo che quella fosse la richiesta prevalente del mercato. Ma, nel 2021, quando avevo rivolto a tutti voi lo stesso quesito come prima domanda nel sondaggio sugli arranger (ricordate?), a sorpresa era emersa la vittoria schiacciante da parte degli appassionati utilizzatori degli stili versatili (48%); gli estimatori dei c.d. Song Style – pur essendo molto attivi nei forum sul web – si sono rivelati essere una minoranza (solo 11%). Coloro che amano avere entrambe le possibilità raggiungevano un buon 41%.
Sembra quasi che Yamaha abbia considerato i risultati di quel sondaggio al momento di progettare l’uscita di Standard Style Collection, un pacchetto di 20 nuovi stili disponibili al download gratuito per quanti registrano un arranger fra i modelli a listino al giorno d’oggi: Genos2, PSR-SX920 oppure PSR-SX720. Ogni stile è offerto con 4 memorie One Touch. E poi ci sono 40 nuovi titoli di playlist da esplorare. Per registrarsi e ottenere l’accesso al download, fate clic su https://bit.ly/4k7wy78.
Ed ecco per voi le demo degli stili principali del nuovo pacchetto, registrate da Martin Harris, Deus Ex Machina degli arranger Yamaha.
Se ascoltate gli stessi stili nella demo Genos2, potrete percepire e valutare la differenza sonora con la serie PSR-SX.
La notizia è sicura ma la data ancora incerta. Non abbiamo ancora una previsione ufficiale del giorno di rilascio, ma il 24 giugno scorso il sito ufficiale di Korg ha confermato l’imminente uscita della versione 1.4.0 del sistema operativo di Pa5X.
Sin dal primo annuncio nel giugno 2022, l’assenza di funzioni importanti si era fatta notare e l’attesa era divenuta febbrile. Cinque aggiornamenti si sono susseguiti nei tre anni a seguire ma, salvo la versione 1.3.0, tutti gli altri erano poca cosa rispetto i desideri degli appassionati. Finalmente, le acque si sono smosse con l’anteprima al NAMM nel mese di gennaio di quest’anno, che per molti è suonata come una promessa di un qualcosa di importante che era ‘quasi pronto’. Le funzionalità mostrano chiaramente che si tratta di un aggiornamento sostanzioso, una sorta di Pa5X Next (ricordate?).
Il nuovo Recording Studio (fonte: korg.com)
Per i pochi a cui è sfuggita la notizia, ripropongo qui i contenuti principali in arrivo:
Il nuovo Quick Record: porta il nome di Recording Studio e (auspichiamo) finalmente dovrebbe consentire la registrazione di basi MIDI sfruttando i pattern degli stili.
Il nuovo Sequencer: sarà chiamato Full Song Edit e include l’editing avanzato e totale dei brani MIDI.
La riedizione di Style Creator Bot utile per convertire i file MIDI in stili, con la speranza che vada a coprire le lacune della versione precedente, prevedendo funzioni di personalizzazioni così come abbiamo visto fare in Yamaha MIDI Song to Style.
La possibilità di personalizzare a piacere l’ordinamento delle risorse utente e delle icone.
Una funzionalità che copia e scambia i Keyboard Set fra le diverse voci del SongBook.
E De-Esser, nuovi effetti per la voce per il microfono collegato alla porta dedicata.
Il nuovo Full Song Edit (fonte: korg.com)
Fa ovviamente piacere vedere cosa è finalmente in dirittura d’arrivo – ma è innegabile che la lunga attesa abbia messo alla prova la pazienza dei clienti: sia quelli che hanno acquistato l’ammiraglia di casa Korg dal 2022 ad oggi, sia quelli che attendevano questo rilascio per passare al nuovo modello. In sintesi: bene l’annuncio, benissimo le nuove funzioni, ma ora serve concretezza. Gli utenti sono pronti, ispirati, e forse anche un po’ affaticati dall’incertezza. Speriamo che la prossima comunicazione sia finalmente quella decisiva, con una data chiara e ravvicinata.
Cari lettori di questo blog, dovete sapere che – a forza di portarmi in giro la mia tastiera arranger di 10kg almeno due volte la settimana per prove e live – sono giunto alla determinazione di procurarmi un carrello – e la mia scelta è caduta su un modello universale, pieghevole in alluminio: da allora la mia schiena ha smesso di lamentarsi. E ho speso poco più di 30 euro. Questo piccolo alleato su ruote è diventato parte integrante della mia attrezzatura, come il pedale del sustain o il tablet per leggere gli spartiti.
Adam Hall Porter
In un primo momento, avevo valutato l’idea di cambiare custodia: quella utilizzata finora, un eccellente modello Stefy Line, non disponeva infatti di spallacci a mo’ di zaino: ho però deciso di non procedere con la sostituzione in quella direzione, poiché l’ingombro avrebbe comunque reso scomoda la camminata. Ho anche scartato l’idea di un trolley (vale a dire un carrello con borsa inclusa): ho pensato che al cambio di tastiera con dimensioni diverse, non avevo la certezza che avrei potuto riutilizzarlo.
La mia fortuna era che la custodia in mio possesso aveva una fascia passante posteriore che poteva essere infilata direttamente sull’impugnatura di un carrello. Questo piccolo ma importante dettaglio ha indirizzato finalmente la mia scelta.
Trolley Stefy Line
Parliamo del carrello che ho scelto: leggero, resistente, economico. Pensato per l’edilizia o la spesa al mercato, ma perfetto per l’artista stanco. Io devo trasportare una tastiera arranger da 61 tasti e – soprattutto – ho superato da tempo le 60 primavere. Il carrello che ho acquistato regge fino a 70 kg (io non mi fiderei comunque a caricare strumenti con più di 25kg su questa tipologia di carrelli: se qualcuno dei lettori ha fatto questa esperienza, sarei lieto di conoscerla). Il top è che si richiude in un attimo, occupa poco spazio in macchina e mi evita sollevamenti acrobatici da fine serata, quando tutte le articolazioni del mio corpo sono allo stremo. Anche le manovre per entrare e uscire dall’ascensore ora sono molto agevoli. Le ruote girano fluide anche su sanpietrini o backstage disastrati. Evito solo i terreni in ghiaia dove si hanno oggettive difficoltà a scorrere. Apprezzo il manico telescopico soprattutto perché è senza maniglie sporgenti. La pedana ha una superficie antiscivolo che, fidatevi, mi ha salvato più di una volta nei carichi al volo.
Il mio fidato carrellino Standers pronto a partire
Un consiglio: se avete una tastiera lunga e più pesante, tipo un pianoforte digitale ad 88 tasti, non siate timidi: prendete la versione con piattaforma più larga, manico più lungo, con struttura e ruote rinforzate. Quando scegliete il modello tenete conto anche della lunghezza del manico esteso rispetto la lunghezza dello strumento da trasportare. Valutare questi aspetti fanno la differenza, soprattutto su tragitti lunghi.
Alcuni modelli sul mercato (non li ho testati tutti e se qualcuno di voi ha suggerimenti in materia, non esitate a farvi avanti nei commenti):
ADAM HALL: il modello AHPORTER gode di una discreta reputazione tra i musicisti e i tecnici audio per la sua leggerezza, compattezza e praticità. Occupa poco spazio da chiuso (solo 5 cm di spessore) ed è valido per le tastiere non troppo pesanti.
STEFY LINE: Questa azienda italiana offre trolley progettati per aggiungere alla custodia per tastiere la possibilità del trasporto su ruote. Era, inizialmente, la mia prima scelta ma ho avuto difficoltà a trovare negozi con disponibilità.
VEVOR produce carrelli a mano con ampia portata per oggetti pesanti da magazzino. Hanno una struttura più robusta rispetto gli altri modelli di questo elenco (questo aspetto non va assolutamente sottovalutato).
STANDERS: è la marca che ho scelto io. Sono disponibili in alluminio e anche acciaio. Vanno bene per la frequenza d’uso e per le esigenze di peso del sottoscritto [onestamente, non ho la certezza assoluta che duri a lungo: stiamo a vedere]. Disponibili a buon prezzo nei negozi Leroy Merlin, non è detto che vadano bene per tutti: verificate il vostro caso.
ATHLON TOOLS produce carrelli di trasporto con buona superficie di carico, cuscinetti antiscivolo, ruote scorrevoli con battistrada morbido e 2 corde di espansione. Le ruote sono in plastica. Ottimo il prezzo ma ci va occhio a valutare i materiali di costruzione prima dell’acquisto.
Morale della favola, dopo un mese ho smesso di pensare “è solo un carrello”, è diventato il mio compagno silenzioso, il primo che ringrazio dopo un’uscita. Prezzo onesto, fatica dimezzata e colonna vertebrale non più maltrattata.
La funzione Smart Chord di Yamaha rappresenta un’innovazione nel mondo delle tastiere arranger, disponibile su modelli come PSR-SX920, PSR-SX720 e PSR-SX600. Questa tecnologia consente di eseguire progressioni di accordi complessi in tempo reale, semplicemente suonando in sequenza le note fondamentali di ogni accordo: qualsiasi performance può essere trasformata in un’esperienza musicale ricca e coinvolgente, sorprendente per chi non ha una conoscenza approfondita della teoria musicale. Grazie a Smart Chord, ogni brano può acquisire sfumature più raffinate e una profondità armonica sorprendente, permettendo di trasmettere emozioni intense e di stupire il pubblico con sonorità inaspettate. Con l’aggiunta di accordi meno convenzionali, è possibile dare un tocco personale alla propria musica. Inoltre, abbandonando le progressioni tradizionali e sperimentando modulazioni e armonie avanzate, si mantiene viva l’attenzione degli ascoltatori e si rende ogni esecuzione più dinamica e avvincente. Con Smart Chord, la creatività si espande: ogni musicista può esplorare nuove dimensioni sonore e portare la propria espressione artistica a un livello superiore.
Fonte: Yamaha.com
Come funziona Smart Chord
Impostazione della tonalità: Per cominciare, dopo aver selezionato la diteggiatura Smart Chord, il sistema richiede la configurazione della tonalità della canzone. In questo modo la tastierà è in grado di conoscere in anticipo gli accordi da adottare.
Selezione del tipo di accordo: Tipicamente, scegliete se suonate il brano in modo maggiore o minore.
Scelta del repertorio: Ogni genere musicale ha le proprie regole. Potete scegliere fra Standard, Pop, Jazz, Dance e Basic.
Riconoscimento automatico degli accordi: Basta premere un singolo tasto e la tastiera genera l’accordo corretto proprio in base all’impostazione della tonalità, del tipo di accordo e del repertorio. Ad esempio: se avete dichiarato DO, maggiore e Jazz, premendo il tasto DO, il sistema riproduce un accordo complesso di DO maggiore con settima maggiore e nona aggiunta; invece, premendo il tasto FA, il sistema riproduce un accordo di FA sesta. sempre con nona aggiunta.
Integrazione con gli stili di accompagnamento: Questo riconoscimento (per quanto complesso) viene sempre riconosciuto dall’accompagnamento musicale. Lo stile in esecuzione si adatta automaticamente agli accordi generati e il risultato lascia sempre a bocca aperta.
Facilità d’uso: Smart Chord è attivabile tramite un pulsante dedicato ed è configurabile direttamente dal display dello strumento. Con due tocchi, è possibile suonare gli stili dell’arranger in modo così intenso da sorprendere soprattutto se stessi.
Fonte: manuale originale Yamaha
Nota bene | Non confondete Smart Chord con le diteggiature classiche ed elementari a singolo tasto del tipo Single Finger, Easy o One Finger: queste ultime, premendo il tasto di una nota, eseguono sempre lo stesso accordo (tipicamente in modo maggiore). Smart Chord invece, come abbiamo visto, suonando la stessa nota, potreste riprodurre accordi diversi e complessi, in base alla tonalità dichiarata e al repertorio selezionato. Tutta un’altra musica, insomma.
Differenze tra i modelli Yamaha
Pur essendo disponibile su PSR-SX920, PSR-SX600 e PSR-SX720, la tecnologia Smart Chord varia leggermente fra i tre modelli.
PSR-SX920: Versione avanzata con un algoritmo più preciso, opzioni di personalizzazione e un’interazione più sofisticata con gli stili di accompagnamento.
PSR-SX720: Funzionalità simili alla SX920, garantendo un’esperienza intuitiva e fluida.
PSR-SX600: Funzioni più basilari, con impostazioni semplificate rispetto ai due modelli superiori.
Prestate attenzione al fatto che Genos2 non offre la funzione di Smart Chord, probabilmente Yamaha l’ha esclusa dall’ammiraglia, in quanto è un prodotto progettato per musicisti più esperti, capaci di suonare gli accordi (anche i più complessi) con le proprie mani.
Nel 2002, Yamaha ha dato vita alla prestigiosa dinastia Tyros, una serie di modelli che ha rivoluzionato il mondo degli arranger per ben 15 anni. Cinque generazioni evolutive hanno ridefinito il modo di fare musica, diventando un punto di riferimento assoluto per musicisti e appassionati. Come ogni prodotto di punta, la serie Tyros offriva prestazioni di altissimo livello, giustificando pienamente il suo posizionamento sul mercato. I suoni strumentali campionati erano incredibilmente fedeli, un vero e proprio punto di forza per l’epoca. Il sistema di ingresso per microfono integrava una sofisticata armonizzazione vocale intelligente, basata sugli accordi eseguiti durante la riproduzione dei brani. Il display LCD reclinabile, il più avanzato mai visto su una tastiera musicale, garantiva un’esperienza visiva senza precedenti. Oltre a questo, Tyros offriva funzionalità che lo rendevano uno strumento estremamente versatile: l’uscita video per il karaoke, accompagnamenti brillanti e un riconoscimento degli accordi incredibilmente rapido. Tutti elementi che ne sancivano la superiorità tecnologica.
Non solo il sottoscritto, ma anche gli altri compagni del team Arranger Legacy hanno pubblicato oggi qualcosa di personale sulla serie Tyros. Mentre l’articolo che state leggendo riguarda il modello originale, i colleghi si sono concentrati piuttosto sul secondo modello, Tyros 2. Ogni contributo offre una prospettiva unica e approfondita: Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali, Giorgio Marinangeli sul Blog omonimo e Marcello Colò su YouTube. Non perdete l’occasione di consultare i loro lavori e scoprire nuovi spunti!
Yamaha Tyros (2002)
Un capolavoro nato in Europa
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il progetto Tyros non è nato in Giappone, ma in Europa, sotto la direzione di Shinichi Ito, General Manager del centro R&D Yamaha di Londra con collaborazioni dalla sede tedesca di Rellingen (nelle periferie di Amburgo). La sua popolarità esplose in particolare nel Vecchio Continente, dove divenne un autentico fenomeno di mercato, con una concentrazione di vendite impressionante in Germania, imponendosi come un best-seller assoluto, mentre in Giappone, Tyros era totalmente sconosciuta e non era nemmeno in vendita come avevo potuto verificare di persona ad Hamamatsu in quegli anni.
Nel 2012, in occasione del decimo anniversario della serie, Shinichi Ito dichiarò: “Tyros ha preso vita dal design”. E in effetti, il suo aspetto estetico fece subito parlare di sé: la scocca esterna era radicalmente diversa da tutte le altre tastiere sul mercato. L’idea originale era quella di proporre uno strumento “leggero e attraente”, capace di conquistare non solo per il suo design innovativo, ma anche per la qualità sonora che avrebbe suscitato emozioni profonde. Yamaha mirava a ottenere una gamma timbrica fedele agli strumenti acustici, puntando su un suono capace di trasmettere brividi.
Un’eredità che continua a vivere
Il motore sonoro di Yamaha Tyros è stato adattato anche per altri strumenti musicali, come i pianoforti Clavinova della serie CVP, oltre ad essere implementato, con alcune modifiche, negli arranger workstation della serie PSR di fascia alta.
Oggi, la sua eredità continua sotto il segno della serie Genos, che ha già raggiunto la seconda generazione e prosegue nell’evoluzione tecnologica, mantenendo viva la filosofia che ha reso Tyros un’icona nel mondo musicale.
Un suono rivoluzionario
Sin dal primo modello, il livello di realismo sonoro era sorprendente: chiudendo gli occhi, distinguere i suoni campionati da quelli reali diventava una vera sfida. La scocca, costellata di pulsanti luminosi e intuitivi, garantiva un’interazione semplice e immediata. La maggior parte delle operazioni era spiegata con grande chiarezza nel manuale, rendendo Tyros uno strumento facile da padroneggiare, eccezion fatta per la programmazione degli stili, che richiedeva capacità tecniche e conoscenze approfondite della piattaforma.
Per conferire un’aura più professionale, Yamaha decise di escludere gli altoparlanti integrati, ma ebbe un’idea ancora più brillante: per l’uso domestico, offriva la possibilità di collegare il kit di amplificazione TRS-MS01 garantendo un’esperienza d’ascolto ottimale: grazie alle uscite separate per sinistra, destra e subwoofer, il sistema era studiato per offrire una resa sonora impeccabile, un dettaglio che fece davvero la differenza per chi cercava qualità e immersione totale.
Yamaha Tyros con set di amplificatori TRS-MS01 (fonte: web)
Un repertorio di stili attraente
Il repertorio di stili brillava per la sua freschezza. Gli accompagnamenti erano stati meticolosamente progettati per rispondere alle esigenze di due grandi scuole musicali: da un lato il gusto europeo, raffinato ed elegante, dall’altro il mondo americano, intriso di jazz, latin e pop. Dal punto di vista software, il file system era stato completamente rinnovato, garantendo una gestione semplice e flessibile rispetto alla concorrenza. I banchi di Registration erano tool utilissimi dal vivo in contesti professionali, mentre il Music Finder permetteva di individuare rapidamente la configurazione ottimale per suonare i brani al meglio. Il Song Creator si rivelava un sequencer MIDI potente e intuitivo, perfettamente integrato con gli stili, anche se con qualche piccolo limite funzionale. La fruibilità migliorata dello Score agevolava la lettura degli Standard MIDI File, rendendo l’esperienza musicale ancora più coinvolgente.
Suoni orchestrali di alto livello
Dal punto di vista sonoro, la wavetable offriva una straordinaria ricchezza di campioni in tutte le aree orchestrali. Il pianoforte acustico si distingueva per qualità e naturalezza, mentre la responsività dei pianoforti elettrici garantiva performance fluide ed efficaci. L’emulazione degli organi a drawbar era di ottimo livello, aggiungendo profondità alle esecuzioni. Per la prima volta comparivano le Mega Voice, una rivoluzionaria innovazione nel mondo degli arranger, che permetteva di ottenere accompagnamenti di chitarra estremamente realistici: ideali per la programmazione di stili e brani musicali, ma non pensate per essere suonate in tempo reale. La gamma orchestrale, dagli archi ai legni, fino agli ottoni, soddisfaceva ogni esigenza musicale, offrendo sfumature espressive infinite, dalle più intime e delicate alle più grandiose e imponenti. Il carattere internazionale delle percussioni non si adattava perfettamente alle preferenze italiane, dove il “tiro” (tipico – per esempio – degli arranger Ketron del periodo) era particolarmente apprezzato. Probabilmente per questo motivo, Tyros si affermò in Italia soprattutto come strumento da studio e da casa, piuttosto che per le performance live.
Yamaha non ha comunque mai nascosto che Tyros era stata progettata per musicisti professionisti che si esibiscono dal vivo: oltre al design più elegante, non includeva altoparlanti integrati, a differenza delle tastiere della serie PSR. Per migliorare la visibilità sui palchi poco illuminati, i pulsanti principali erano illuminati con LED, e alcuni altri pulsanti avevano LED nell’angolo in alto a sinistra. Questi e altri accorgimenti furono pensati per rispondere alle esigenze dei performer.
Copertina brochure originale di Yamaha Tyros (2002)
Un’icona che resterà nella memoria
Yamaha Tyros rappresentava un perfetto equilibrio tra innovazione e praticità, con un’ampiezza di funzionalità talmente vasta da rendere impossibile una disamina completa senza trascurare qualche dettaglio essenziale. Il suo punto di forza indiscusso? Un’esperienza musicale straordinaria, capace di regalare ore di puro piacere senza mai risultare ripetitiva. Ogni sessione di Tyros si traduceva in performance brillanti, degne delle più alte aspettative professionali. Un’icona del settore, destinata a essere ricordata a lungo.
PS: Segue la dimostrazione di Tyros 2 da parte di Marcello Colò: la seconda edizione della serie uscì nel 2005 introducendo alcune migliorie fra cui spiccavano tasti FSX, voci Super Articulation, espansione memoria RAM (1GB), supporto memorie USB al posto del floppy-disk e la possibilità di registrare audio su disco fisso interno.