Nasceva nel 1994 la serie WK ed introduceva nel mondo degli arranger caratteristiche innovative per il tempo come il disco interno (Hard Disk), utile per disporre dal vivo di un ampio patrimonio di basi MIDI, stili e campioni, dell’armonizzatore vocale e della possibilità di aggiornare il sistema operativo tramite floppy disk. Generalmusic ha mantenuto a lungo la produzione della linea WK con diverse varianti: il primo modello di successo portava il nome di WK4 ma l’azienda romagnola ha raggiunto il vertice della gamma con WK8, il modello di lusso che è oggetto dell’episodio odierno di Arranger Legacy.
GEM WK8 – Fonte: catalogo GEM 1999
Questa serie di strumenti era il frutto del lavoro del laboratorio GEM di Recanati e doveva la propria fortuna all’eredità ricevuta dal leggendario synth S2 (creatura prediletta di Jurgen Schmitz e dei suoi collaboratori). I modelli WK vantavano doppio generatore sonoro (uno per le parti in tempo reale e uno per i MIDI file) e gestivano traffico GM a 32 canali. Il software era stato sviluppato in C/C++. Questi arranger sono passati alla storia a seguito del loro grande successo commerciale. Lo studio Immagina di Rimini (celebre per aver disegnato diversi modelli di scooter della Piaggio) aveva dato il proprio contributo, realizzando un’opera di design accattivante e moderno.
Come WK4, anche WK8 era un autentico juke-box consegnato al cliente con oltre un migliaio di canzoni famose con lyrics già licenziate SIAE e precaricate sul disco fisso interno. WK8 ha avuto vita discretamente lunga ed il suo utilizzo è stato addirittura esteso per molti anni successivi alla produzione, grazie alla diffusione dei moduli USB installabili autonomamente dai musicisti per sostituire i lettori di floppy disk, divenuti presto obsoleti. La data di lancio sul mercato di WK8 è il 1999, quando si presenta come un perfezionamento della struttura di WK4, con tutti gli optional montati a bordo. In altre parole, siamo di fronte ad un’operazione di restyling realizzata per offrire ai musicisti una versione di lusso di WK4.
GEM WK8 MEGASTATION
La tastiera era composta di 61 tasti con dinamica e Aftertouch, la polifonia era di 64 note, i suoni PCM della wavetable derivavano in gran parte da GEMS2. Erano disponibili funzioni di Sound Edit e Sample Translator. Erano 4 i processori effetti divisi in 2 gruppi – 24 riverberi e 32 modulazioni programmabili per ciascun gruppo. I 61 tasti erano mappabili in diversi modi operativi: Full Keyboard, Upper/Lower, Multi e Split. Fra i controlli fisici, spiccava la mitica Track Ball già vista su WS2 per il controllo di Pitch e Modulation. Degno di menzione era il display LCD grafico (320 x 240) retroilluminato e con contrasto regolabile. Gli stili di accompagnamento di serie erano 192 con 32 locazioni aggiuntive per programmazioni personali. Fra i diversi tasti utili, c’era Single Touch Play, un pulsante ereditato dalle tastiere Technics, che consentiva di associare otto performance diverse a ciascuna variazione dello stile. Lo strumento consentiva di comporre le proprie song grazie al Sequencer di bordo che ammetteva la gestione di 16 song MIDI o proprietarie indirizzabili fino a 32 tracce. Era possibile eseguire Standard MIDI File direttamente senza dover attendere i tempi di caricamento, che erano una normalità nei prodotti dell’epoca. Sembra di parlare davvero di un’altra era, quando – scorrendo le specifiche tecniche – compare un’interfaccia SCSI per collegare unità di memorizzazione dati esterne ed evitare l’uso di centinaia di floppy disk. Oltre ai potenti amplificatori di bordo (25W + 25W) si segnala un’interfaccia audio/video con processore vocale. Pesava abbastanza: 15,5 kg.
Fonte: catalogo GEM 1999
Il gruppo di persone che ha curato la progettazione della prima serie WK fatta a Recanati era composto da Francesco Castagna, Roberto Marcucci,Marcello Colò, Enzo Bocciero e Gianni Giudici (parte musicale), Gervasio Pannelli e Nazzareno Riccobelli (FPGA ed Hardware), Fabrizio Bracalenti (sequencer e gestione HD), Marcello Bartolini (Edit & General Enviroment), Anselmo Bordi (layout del pannello comandi), Giuliano Margaretini (Sample Translator, SCSI), Franco Mazzoni (generazione sonora e Sound Descriptor), Bruno Cesanelli (edit sonoro, grafica del display e – nella parte conclusiva del progetto – General Management dello strumento).
Nell’arco degli anni, i musicisti hanno potuto accedere alla struttura di WK8 in diverse versioni:
WK8 MEGASTATION: Nel 1998 esce il primo modello WK8 ed è – in quel momento – la nuova ammiraglia degli arranger professionali di casa GEM.
PS1000, PS1300, PS2600: Nello stesso anno la tecnologia di WK8 viene utilizzata come motore di tre varianti di pianoforti digitali.
WK8 SE: Nel 1999, appare la Special Edition con il banco suoni riprogrammato e l’inserimento dei campioni di pianoforte desunti da GEM PRO e PRO 2. La porta SCSI è di serie e il repertorio di stili e song è ampliato.
SK760, SK880: Due modelli professionali nati nel 1999 per inserire la potenza di WK8 in due tastiere rispettivamente a 76 e 88 tasti. Erano tastiere da palco, prive di amplificazione a bordo.
WK8 LE: Molti anni dopo, nel 2004, per recuperare le perdite a fronte degli scarsi risultati della linea Genesys, l’azienda tenta la carta della Light Edition di colore argento, serigrafie nuove e alleggerimento del tutto grazie alla rimozione dell’interfaccia SCSI. Non avrà molta fortuna: la concorrenza corre più veloce e, soprattutto, la creatività di Generalmusic comincia a soffrire la nota fuga di cervelli dai laboratori in direzione di Korg Italy.
Dulcis in fundo, non possiamo poi tralasciare il fatto che il cuore di WK8 sarà effettivamente il punto di partenza a seguire da cui nascerà il progetto Genesys.
È tradizione del team Arranger Legacy, di cui mi onoro di far parte dal giorno della sua fondazione, l’uscita contemporanea sullo stesso argomento da parte di Riccardo Gerbi (SM Strumenti Musicali), del blog di Giorgio Marinangeli e del canale YouTube dove spicca la demo di Marcello Colò, senza il cui contributo di memoria e testimonianza, questo articolo che avete appena letto non sarebbe mai stato possibile.
Nell’ambito della rubrica Arranger Legacy, abbiamo sinora affrontato sette magnifici strumenti del passato, grazie alla collaborazione con Riccardo Gerbi, Giorgio Marinangeli e Marcello Colò. Oggi siamo qui raccontarvi l’esperienza di GEM Genesys nella storia delle tastiere con accompagnamenti. Vi consiglio un passaggio su SM Strumenti Musicali e sul blog di Giorgio Marinangeli per completare le diverse letture, mentre al fondo di quest’articolo trovate il video dimostrativo di Marcello Colò. Partiamo!
Copertina della brochure di GEM Genesys
A metà degli anni 2000
La prima volta che ho affrontato a fondo l’argomento GEM Genesys risale al DISMA di Rimini a metà degli anni duemila. Per chi non lo sapesse, il DISMA è stato per anni l’appuntamento più importante in Italia per il mercato degli strumenti musicali. Ed è stata quella fiera l’occasione in cui ho conosciuto di persona Luca Pilla, l’attuale direttore di Audio Fader e SM Strumenti Musicali, web magazine che ospitano – di tanto in tanto – i miei piccoli contributi alla diffusione della conoscenza delle tastiere arranger. Torniamo a noi: quel giorno, dopo una lunga e avvincente chiacchierata sull’evoluzione in corso delle tastiere digitali, ci siamo recati allo stand Generalmusic dove Luca mi ha presentato Raffaele Mirabella (ai tempi dimostratore dei prodotti GEM ed oggi Product Specialist del settore tastiere in Algam Eko, vale a dire distributore nazionale di prodotti Korg, Studiologic, Nord); ed è così che tutti e tre abbiamo affrontato insieme l’argomento in questione. Ricordo che quell’incontro è stato illuminante nel farmi comprendere come parlare di Genesys significasse di fatto argomentare su WK4 o meglio WK8. La serie WK era infatti nata nel 1994 e aveva conquistato la piazza grazie alle dotazioni innovative per i tempi, fra cui l’Hard Disk, l’armonizzatore vocale e la possibilità di aggiornare il sistema operativo tramite floppy disk. Quando i modelli WK avevano già dato tutto, l’azienda romagnola ha pensato di riutilizzare processore, architettura, sistema operativo e risorse musicali per nuovi modelli di strumenti: nascevano così prodotti destinati a chi suonava sul palco (modelli SK a 76 o 88 tasti, senza amplificazione di bordo), a chi bramava i pianoforti digitali (modelli PS) e ai producer con l’introduzione di Genesys nel 2002: lo slogan commerciale recitava come quello fosse il primo strumento in assoluto capace di consentire la creazione in casa di un CD audio partendo da zero. Si poteva infatti registrare in multitraccia MIDI, prendendo le mosse dagli stili dell’arranger o suonando con le proprie mani; e si poteva realizzare un brano musicale completo, aggiungendo persino la linea vocale (Vocal Genius) per il livellamento del mix finale e masterizzare tutto su CD. Il pubblico si aspettava da GEM sempre e solo primizie. E così è stato.
GEM Genesys – Foto Oostendorp
Caratteristiche
Lo strumento aveva uno chassis innovativo ed accattivante, mentre le dotazioni hardware e software svettavano fra i rinnovamenti tecnologici del momento come la funzionalità di trattamento dei dati in formato audio, sia con lettore MP3/WAV sia con possibilità di registrazione audio sul disco fisso integrato, oltre al caso insolito per gli strumenti a tastiera di essere fornito di lettore DVD e masterizzatore CD. Gli speaker erano davanti e puntavano verso il musicista, fungendo così da monitor, in modo molto originale. Il display VGA ad alta risoluzione era brillante e ben retroilluminato: offriva un’ottima funzionalità LYRICS ma dava il meglio con la pagina SCORE, estrapolando la partitura da una traccia del MIDI file in chiave di SOL. Era stata una scelta all’avanguardia che solo Yamaha ha saputo poi migliorare con Tyros e Clavinova CVP. La wavetable suonava bene rispetto gli strumenti dell’epoca (ricordo con piacere i suoni pastosi di pianoforte acustico e quelli irrequieti di piani elettrici). In genere, gran parte dei timbri non suonano male neanche oggi e non impallidiscono affatto davanti a strumenti più recenti. Come noto, GEM progettava e produceva tutto in casa, compreso il processore Drake che ha fatto la storia.
Il team
Il gruppo di persone, che ha curato la progettazione di Genesys, proveniva dalla struttura che aveva fatto WK4 e WK8: Enzo Bocciero, Marcello Colò (sempre lui, la nostra preziosa fonte di informazioni) e Gianni Giudici avevano curato l’evoluzione delle risorse musicali. Fabrizio Bracalenti aveva seguito tutta la parte del sequencer, HD e CD. Anselmo Bordi aveva sovrinteso il layout del pannello comandi e Bruno Cesanelli la gestione di interfaccia dello strumento.
Genesys XP – Foto: Generalmusic
Responso della clientela
Nonostante la notevole qualità dello strumento, Il prodotto è stato accolto tiepidamente dal mercato. Inizialmente lo chassis aveva segnato difficoltà di vendita a causa del fatto di essere pesante ed ingombrante. GEM era corsa immediatamente ai ripari con una variante più leggera e non amplificata (Genesys PRO) e che presentava per la prima volta un display a scomparsa (vi dice qualcosa?). Successivamente uscì l’edizione expander Genesys XP. Ma i grandi numeri delle serie WS, WX e WK erano definitivamente dietro le spalle. Del resto, la concorrenza si era fatta ancora più spietata con gli annunci di Korg Pa1X, Yamaha Tyros, e Ketron SD1.
Nella rubrica di Arranger Legacy abbiamo spesso parlato di strumenti che hanno lanciato nuove aziende o nuove linee di modelli. Non è il caso di Genesys. In quegli anni, GEM stava esaurendo le proprie risorse economiche, alla vigilia di una crisi che – dal 2008 in poi – avrebbe portato progressivamente alla chiusura dei cancelli dell’azienda. L’arranger Genesys (insieme al pianoforte Pro Mega) ha fatto quindi da colonna sonora all’ingresso dell’azienda nel viale del tramonto: lo staff era in via di spopolamento e il laboratorio non rilasciava più progetti totalmente innovativi da alcuni anni. Genesys è nato quindi a fine corsa della storia di quella Generalmusic che – dopo la chiusura – ha lasciato un grande vuoto nella comunità mondiale degli appassionati di tastiere musicali.
Concludiamo, come da tradizione della rubrica, dando spazio a Marcello Colò e alla sua dimostrazione degli stili di GEM Genesys.
Jukka Kulmala rilancia i vecchi prodotti GEM a partire da Elka Synthex
Vi parlo di questo argomento perché in qualche modo ha sfiorato marginalmente il nostro interesse per gli arranger. Da quando è apparsa sul web la notizia del rilancio di GeneralMusic (GEM), noi appassionati siamo tornati con la mente a quando abbiamo potuto suonare in passato un arranger come WS2, tutta la serie WK, SK e Genesys.
Sino a ieri eravamo a conoscenza che, dietro il rilancio di GeneralMusic, ci fosse un’azienda finalmente nota come Soundion: in questi giorni al MusikMesse 2015, è stato svelato di più dal managerJukka Kulmala, il quale ha chiarito come il proprio programma sia quello di (ri)produrre sintetizzatori, pianoforti digitali e sistemi di amplificazione sviluppati originariamente dall’azienda romagnola fallita oltre cinque anni fa. Il piano è di occuparsi della produzione e assemblaggio di prodotti storici di successo i cui diritti appartenevano a GeneralMusic. Gran parte dei componenti sono gli stessi originali, recuperati dal magazzino ricambi della società italiana, evidentemente procurati a Continua a leggere →