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Arranger Legacy | Roland RA-95

A metà degli anni 90, il dominio commerciale di Roland nel mercato degli arranger dilagava. La filiale produttiva di Acquaviva si poneva di fronte alla casa madre giapponese con orgoglio avendo dimostrato un settennio di vendite straripanti, al punto da far quasi impallidire i ricavi dei modelli giapponesi. Gli italiani avevano cucito attorno al generatore sonoro MT-32 (prima) e Sound Canvas (SC-55) poi, un corredo di stili di accompagnamento che aveva trasformato quegli oggetti di successo in una macchina con cui costruire sogni musicali e ottenendo una sequenza di trionfi planetari (NDA: ne abbiamo ampiamento parlato nella precedente puntata di Arranger Legacy dedicata a Roland PRO-E). I giapponesi avevano contribuito al progetto nel 1989 cimentandosi nella produzione di RA-50, che non era altro che una PRO-E incapsulata nelle forme di un expander: era nata così l’idea dei moduli arranger senza tastiera. Il progetto è stato poi riportato in Italia per seguire la forte evoluzione che si stava verificando ad Acquaviva Picena, dove, nel 1992, si annunciava il modello successore RA-90 e, due anni dopo, RA-95, oggetto della nostra puntata odierna. 

Roland RA-95

Mentre le tastiere a 61 tasti della serie E affascinavano prevalentemente il pubblico degli appassionati e dei giovani tastieristi, l’idea di disporre di un modulo leggero e compatto da affiancare a pianoforti e tastiere master era più attraente per i numerosi professionisti della musica dal vivo dell’epoca. Non è un caso che l’uscita di RA-95 è stata accompagnata dalla prima tastiera arranger Roland non amplificata (G-800), specificamente progettata per chi suonava centinaia di serate all’anno e, dalla cui evoluzione negli anni a seguire, germoglieranno in sequenza G-1000, VA-76, G-70 e BK-9 (che galleria formidabile di modelli, chi li ha suonati può immaginare a cosa mi riferisco). Per dover di cronaca, dobbiamo citare l’uscita – quasi contemporanea con RA-95 – di un altro modello, denominato RA-30: un modulo in formato desktop che si distingueva soprattutto per essere meno costoso e limitato dal fatto di non poter caricare stili nuovi. A quei tempi, Roland distribuiva anche l’accessorio KP-24 che permetteva di interfacciare i moduli della serie RA con un pianoforte acustico. La versione a 61 tasti di RA-95 si chiamava E-66 ed era uscita l’anno precedente. 

Ritornando a RA-95, il modello aveva migliorato il precedente RA-90 grazie all’espansione della polifonia (da 24 a 28 voci), dei timbri disponibili (da 128 a 241), dei kit percussivi (da 8 a 9). Ai 56 stili di accompagnamento Basic si erano aggiunti 56 stili classificati come Advanced, con la possibilità di caricarne altri 4 per volta grazie all’introduzione del Floppy Disk Drive che aveva definitivamente mandato in pensione il lettore delle costose card. 

Roland RA-95

L’usabilità degli arranger del tempo era strettamente basata su modalità d’uso alternative: ARRANGER MODE e SONG GM-GS. Il primo modo consentiva l’uso dello strumento con gli accompagnamenti in tempo reale; il secondo trasformava lo strumento di un expander pilotabile dall’esterno sulle 16 tracce MIDI oltre alla possibilità di mettere le basi MIDI in esecuzione dal Floppy Disk. A differenza di modelli precedenti, questa generazione di arranger Roland consentiva di suonare con le proprie mani le parti dal vivo mentre le basi MIDI erano in esecuzione. 

I nomi dei protagonisti che hanno creato RA-95 sono gli stessi che abbiamo citato nella puntata dedicata a Roland PRO-E: trattasi della squadra di Roland Europe di Acquaviva Picena guidata da Francesco Rauchi, Luigi Bruti e Roberto Lanciotti. Per l’elenco completo dei nomi, vi rinvio all’articolo già citato qui sopra

Ora, per completare la storia di RA-95, non vi resta che leggere gli altri contributi della squadra di Arranger Legacy: l’approfondimento tecnico dello strumento redatto da Giorgio Marinangeli, consultare la visione di insieme di Riccardo Gerbi su SM Strumenti Musicali e assistere alla demo di Marcello Colò che segue. 

Cronologia degli arranger Roland

C’è stato un periodo in cui il termine arranger equivaleva a Roland. L’epoca d’oro delle tastiere con accompagnamenti è coincisa con il grande successo della prima serie E di Roland, quella che ha dominato il mercato internazionale delle tastiere digitali per diversi anni. Tutto era nato in Italia, ad Acquaviva Picena (AP) nel 1987 quando l’azienda giapponese aveva acquisito l’italiana SIEL e preparato il lancio di E-20. Con quel prodotto, i tastieristi avevano immediatamente inteso che il concetto di arranger si stava trasformando da tastierina-giocattolo a strumento affidabile e capace di affrontare impegni professionali dal vivo e in studio.

Il successo di Roland è nato da un mix vincente di suoni e stili. Da una parte c’era la pasta inconfondibile dei suoni Roland (non per caso il Roland SC-55 Sound Canvas è stato per anni universalmente riconosciuto come il set sonoro di riferimento per la programmazione degli Standard MIDI File); dall’altra c’era la sezione arranger che spaziava su tutto il repertorio mainstream internazionale: la semplicità d’uso permetteva il controllo dei diversi pattern con grande fluidità, quasi il sistema fosse in grado di anticipare le intenzioni del musicista. Il divertimento era assicurato: quanti tastieristi dell’epoca, guardando l’ora, si rendevano conto con sorpresa di aver suonato per ore senza interruzione: il tempo volava quando suonavi un arranger Roland.

Dopo la gloriosa prima serie E (i cui modelli di punta erano stati E-70, E-86 e E-96), sono apparsi i modelli professionali a 76 tasti della

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