Ketron annuncia gli Style Package 2016

KetronUdite! Udite! Ne avevamo fatto cenno qualche settimana fa e ora siamo qui con voi per costatare insieme come la promessa sia divenuta realtà. Nei giorni scorsi Ketron ha infatti confermato l’annuncio di nuove risorse per la serie STYLES PACKAGE 2016. Si tratta di memorie flash in formato USB che permettono di espandere il repertorio di fabbrica con stili aggiuntivi per ogni modello di arranger prodotto della casa di Ancona. Gli stili provengono dalle varie librerie di successo realizzate in passato prevalentemente per SD5: gli stili originali sono stati rielaborati e aggiornati in modo da suonare al meglio, sfruttando le innovazioni e i suoni degli arranger più recenti.

I modelli che traggono maggior vantaggio da questo annuncio sono SD7, SD80 e MidJPro per i quali sono disponibili quattro diversi volumi di raccolte aggiuntive di stili. Un quinto volume raccoglie 32 song style cioè stili disegnati su misura di specifici brani di successo, parliamo quindi di sicuri riempipista per chi suona dal vivo. Quest’ultimo volume può funzionare anche su SD40. Non è rimasta all’asciutto la serie Audya, per la quale è stata annunciata una specifica raccolta composta di 6 nuovi stili.

Ricapitoliamo.

SD7-SD80

  • Volume 1: 13 stili Ballad, 11 Country e 13 Dance
  • Volume 2: 28 stili Latin, 10 Party
  • Volume 3: 22 stili Folk, 19 Unplugged
  • Volume 4: 13 stili Pop, 16 Rock e 16 Swing

MidJPro

  • Volume 1: 14 stili Ballad, 12 Country, 12 Dance
  • Volume 2: 28 stili Latin, 10 Party
  • Volume 3: 22 stili Folk, 19 Unplugged
  • Volume 4: 13 stili Pop, 15 Rock, 16 Swing

SD7 – SD40 – SD80 – MidJpro

  • 32 stili “song style”

Audya

  • 6 stili

Queste risorse sono in vendita presso i negozi autorizzati Ketron al prezzo di 74 Euro per ciascun volume, tranne il volume 3 per MidJPro che costa 55 Euro.

L’elenco dettagliato di tutti gli stili per ciascun volume è disponibile qui: http://www.ketron.it/images/ketron/USB_pen_drive/Ketron%20Styles%20Package%202016.pdf

L’ultima buona notizia di casa Ketron è la conferma che è prossima la consegna ai rivenditori dei primi esemplari di SD40 e SD80, modelli annunciati quest’anno alla fiera di Francoforte.

Korg Pa4X: rilascio del sistema operativo 1.2.1

Pa4X - OS Versione 1.2

Pa4X – OS Versione 1.2

L’8 luglio 2016 Korg ha rilasciato numerosi aggiornamenti software per i propri prodotti a listino. Per quanto ci compete, sottolineiamo qui in questo blog l’annuncio della versione 1.2.1 che riguarda sia Pa4X sia il fratello Pa4X Oriental.

Non si tratta di un piccolo rilascio, ma di una versione arricchita con numerose caratteristiche aggiuntive. Tentiamo qui di raccontarle brevemente, in un sommario selettivo i cui dettagli sono nel manuale PDF che accompagna il pacchetto di aggiornamento scaricabile dal sito di Korg:

  • Nello schermo principale, ora l’informazione dello stile e del Keyboard Set attivo danno evidenza del tipo di banco di provenienza (esempio: Fty per risorsa di fabbrica, Usr per banco utente, SBook per SongBook e così via).
  • La funzione di ricerca Search è in grado di operare anche fra i Pad, Voice Presets, Samples e Multisamples.
  • Il valore massimo del tempo è stato innalzato a 300BPM mentre il valore minimo del volume del metronomo è stato ridotto a 10.
  • La selezione della Voice Preset non è più memorizzata nel Keyboard Set e nello stile. In altre parole, l’attivazione di un diverso Keyboard Set o di un diverso stile non ha più effetto sul parametro Voice Preset. Per ripristinare l’associazione possibile precedentemente, occorre fare ricorso ad un elemento del SongBook. C’è anche una scorciatoia nascosta: premere per più secondo il pulsante SongBook per creare un nuovo elemenento che associ la Voice Preset al Keyboard Set, allo stile o alla Song.
  • La riduzione dei parametri memorizzati nei Keyboard Set e negli stili non si limita a questo: anche il Master Transpose segue la stessa sorte. E, anche in questo caso, la soluzione è passare attraverso il SongBook.
  • Ogni stile e ogni elemento del SongBook possono memorizzare un differente valore del parametro Fill Mode. Quest’ultimo permette di stabilire in automatico che cosa succede al termine di un Fill-In o di un Break. Si potrà decidere il passaggio ad una variazione specifica, il ritorno alla variazione precedente, il passaggio a quella numericamente successiva o altre sequenze diverse personalizzate. Inoltre, il parametro Fill Mode permette esecuzioni interattive articolate in base all’impostazione del parametro Auto Fill.
  • La registrazione di file MP3 utilizza ora l’algoritmo di compressione a valori costanti di bitrate (CBR) al posto del metodo variabile VBR: le dimensioni dei file registrati occuperanno il 20% circa in più, ma qualità del risultato sarà maggiormente garantita.
  • Pa4X può ora leggere e suonare campioni utente compressi. In questo modo è possibile ottenere in pratica un raddoppiamento della memoria di campionamento disponibile. Si presti attenzione: i campioni compressi non possono essere de-compressi successivamente.
  • Le possibilità di parametri assegnabili agli slider, agli switch e al pedale sono state estese.
  • L’implementazione del MIDI è stata arricchita. Possono essere ora controllati da remoto tramite MIDI: stili, Keyboard Set, Master Transpose e Quarter Tone Scale.

Non è tutto qui, c’è molto di più, oltre ad un discreto numero di guasti software che sono stati risolti. La descrizione completa è nel manuale PDF: PA4X OPERATING SYSTEM VERSION 1.2.

E, prima di chiudere, ho selezionato questo filmato video dedicato a quanti non conoscono Korg Pa4X. Il bravo Michel Deuchst di SudClaviers ci presenta gli aspetti vincenti e le potenzialità di  questo strumento. Se non conoscete il francesce, attivate i sottotitoli di YouTube, chissà che non possano aiutarvi.

Ogni occasione è buona per (imparare a) suonare

Cattura

Ogni occasione è buona per suonare. Che voi siate diplomati al conservatorio o che siate principianti, le vostre giornate sono costellate di momenti buoni per suonare uno strumento musicale. Se le vostre capacità vi consentono di affrontare le rapsodie di Gershwin oppure soltanto Kumbaya, non importa, la sostanza non cambia: l’essenziale è suonare. E saper suonare, alla fine è solo frutto di esercizio: per cui, mettetevi il cuore in pace ed esercitatevi, esercitatevi e ancora esercitatevi. Conosco poche soddisfazioni nella vita pari a quelle che si provano quando ci si rende conto di aver imparato a suonare un brano nuovo in modo accettabile, dopo decine (centinaia, migliaia!) di prove. Quando intuite di possedere un brano nelle vostre dita, in quel momento vi sentite un leone. Imparare a suonare qualcosa di nuovo è un’esperienza educativa fantastica. È una disciplina che crea carattere e irrobustisce la propria forza di volontà. È un toccasana per l’anima, visto che può generare ottimismo e stima di sé. E quando sembra che tutto sia in salita e ci si sente incapaci di progredire, in realtà è bene prendere atto che è solo questione di tempo e di gradualità. Con la musica, non conviene mai fare il passo più lungo delle proprie capacità. Uno sforzo per volta. Quello che avete appena imparato, va consolidato prima di procedere oltre. Ripetete l’esercizio. Non stancatevi mai. E suonate. Suonate con le vostre mani. Davvero, non lasciatevi condizionare dalle basi (SMF o MP3 che siano) e piuttosto imparate a suonare da voi. Fatevi accompagnare da un ritmo o da uno stile di accompagnamento se avete un arranger. Ma suonate, diamine suonate con le vostre mani!

C’è sempre un’occasione giusta per suonare. Siete da soli in casa? Suonate per voi stessi. Siete in vacanza? Portatevi dietro la vostra tastiera e dedicate il vostro tempo libero a suonare. Partecipate ad una festa di amici? Tirate fuori la vostra tastiera e suonate in pubblico. Recatevi nelle chiese: sono piene di organi e tastiere, dedicategli il vostro tempo. Non esiste scuola migliore dell’accompagnamento liturgico: vi consente di farvi le ossa senza grossi rischi (non ci saranno mai fischi, ma al contrario avrete sempre la comprensione di tutti, non è fantastico?). Volete tirare su qualche risparmio? Presentatevi nei piccoli locali e offritevi per suonare dal vivo e poi fatelo davvero: nessuna base in playback, solo voi e le vostre capacità. Il pubblico percepirà la differenza. Vedete un pianoforte abbandonato nella hall di un albergo? Chiedete il permesso al direttore dell’hotel e poi suonate. Avete un gruppo di amici con chitarre, basso e percussioni? E cosa aspettate: chiamateli e trovatevi la sera a provare. Le occasioni per suonare dal vivo salteranno fuori da sole: feste patronali, matrimoni, anniversari, compleanni, eventi comunali, pro loco, associazioni, scuole, birrerie, piccoli concerti… a differenza di quanto si crede, esistono numerosi spazi dover poter suonare. Ed è un peccato vederli occupati (abusivamente?) da quelli che si presentano con un PC e un lettore qualsiasi di basi.

Se dovete suonare in pubblico, non arrivate impreparati, altrimenti i risultati potrebbero generare frustrazione in voi stessi. Quindi esercitatevi a fondo a casa, molte volte. Fate sentire i vostri pezzi a qualche amico per capire dove siete ancora incerti. Ancora meglio, se potete andate a lezione da un maestro, seguite i suoi consigli e lavorate sugli esercizi che vi darà. Soprattutto agli inizi, andare da un maestro è fondamentale per le impostazioni iniziali della postura e delle mani, per essere indirizzati sulla giusta strada. Se non potete permettervi un maestro, ci sono le scuole di musica, dove è possibile ottenere lezioni in classe e indicazioni su come correggere gli errori e migliorare la tecnica. In uno spartito, studiate una misura alla volta con entrambe le mani: apparentemente sembrerà complesso, ma in realtà è di gran lunga più facile imparare a suonare un brano nuovo subito con le due mani, piuttosto che imparare l’intero brano con una sola mano, poi con l’altra e alla fine ricominciare da capo per metterle insieme.

Se vi sentite insicuri, non imparate i brani nuovi alla velocità dello spartito. Rallentate il metronomo e studiateli ad una velocità più lenta: all’inizio è importante tenere il tempo, anche se più lentamente. Poi, quando vi sentite pronti, accelerate leggermente il metronomo di 5-10 BPM e riprovate. E anche qui, quando avete raggiunto la padronanza, accelerate ancora fino a raggiungere il tempo previsto dalla composizione originale. Un passo alla volta. E poi magari non fermatevi nemmeno qui: accelerate il brano di più e continuate ad esercitarvi. Se siete capaci di suonare un brano ad una velocità molto più elevata, quando tornerete alla velocità originale, vi sentirete più tranquilli, più a vostro agio. E, a quel punto, non sarà più questione di azzeccare le note giuste e di tenere il tempo, perché tutto questo sarà già nelle vostre corde. E vi potrete concentrare sulla qualità dell’esecuzione dando il giusto valore ai dettagli: il forte, il piano, i respiri, le sfumature, l’intensità espressiva, le emozioni. Sì, le emozioni.

Che cosa è la musica se non un prezioso monumento alle vostre emozioni?

Doppio rilascio software per Ketron SD7 e MidJPro

sd7

Ad Ancona, presso il centro R&D di Ketron, da tempo si parla seriamente di sinergia fra SD7 e MidJPro. Non è un caso infatti che l’ultimo aggiornamento software di entrambi i modelli sia stato rilasciato “in coppia”. Il 21 giugno abbiamo infatti visto l’annuncio della versione 1.2.0 di SD7 e, il giorno successivo 22 giugno, è apparsa la comunicazione della versione 1.4.0 di MidJPro. Non vi tratti in inganno la diversità di numerazione: sarà stato sofferto il parto di questo doppio rilascio congiunto, ma la buona notizia è che finalmente Ketron riesce a raccogliere i frutti dell’azione combinata di sviluppo e collaudo sui due strumenti. Vedremo presto buoni effetti similari anche sugli altri modelli di arranger come SD40 e SD80.

Questa è un’ottima notizia per chi suona uno strumento Ketron di ultima generazione: gli aggiornamenti, le migliorie, le riparazioni dei guasti software possono essere studiati e realizzati “in tandem” e quindi dimezzando i tempi o, se preferite, raddoppiando i risultati, visto che tutto viene esteso ad entrambe le piattaforme. Da una parte, Ketron può contare su costi minori e più razionali di sviluppo e, dall’altra, può offrire al mercato soluzioni più ampie, sistemi operativi più robusti e più ricchi di funzionalità. E i risultati si vedono: i primi musicisti che hanno installato i nuovi rilasci riportano già commenti positivi, avendo percepito una reattività più rapida e una più confortevole affidabilità dello strumento.

Del resto, la coerenza di progettazione del proprio parco di modelli è uno dei punti di forza di qualsiasi comparto industriale. Nel caso degli strumenti musicali a tastiera, è il cavallo di battaglia che ha permesso a Yamaha di diventare il numero uno e a Korg e Roland di restare molto competitivi.

Grazie a tutto questo, per esempio, ora SD7 ha l’accordatore a bordo e MidJPro può ereditare il Multitrack (a dire il vero, sembra che ci fosse anche prima, ma era nascosto). Per tutti i dettagli, vi rimando al sito di Ketron dove sono descritti:

Circolano voci secondo cui, prossimamente, Ketron introdurrà sul mercato nuove memorie flash USB contenenti un parco di stili aggiuntivo. Sono buone notizie: restiamo quindi in attesa per poter commentare queste novità, senza dimenticare SD9 presentata nel corso dell’ultima edizione della fiera di Francoforte.

Yamaha PSR-E453: tastiera portatile per tutte le tasche

MusicOff

Come abbiamo visto insieme nei giorni scorsi, il segmento delle tastiere portatili sta partecipando attivamente al fenomeno di crescita delle vendite di strumenti musicali del 2015 e del 2016.

Vi consiglio la lettura di questo approfondimento dedicato alla nuova tastiera portatile Yamaha già disponibile nei migliori negozi di strumenti musicali. Si chiama PSR-E453. Ne esiste una versione a 76 tasti con il nome di PSR-EW400.

E’ tutto scritto nella mia ultima pubblicazione sul portale della grande comunità online dei musicisti MusicOff. Vi suggerisco di dare uno sguardo:

Yamaha PSR-E453: tastiera portatile per tutte le tasche.

Buona lettura!

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Riccardo Gerbi e Danilo Donzella al MusikMesse 2016 di Francoforte.

E ora Menno Beijer suona PSR-E453 sul canale YouTube di Oosterndopr (Olanda).

Mercato degli strumenti musicali in crescita

IMG_5273Non so se vi è sfuggito il comunicato del 6 giugno scorso pubblicato da DISMA Musica, l’associazione dei distributori e produttori di strumenti musicali in Italia. In tale comunicato si dà notizia dei numeri totali del mercato nazionale così come registrati a fine 2015. Ebbene, l’enfasi che viene data è la crescita dei volumi di fatturato delle aziende del settore. E’ un incremento di affari che dimostra un segnale di piccola ripresa dell’economia italiana e un rinnovato interesse a fare musica nel Belpaese. La crescita è del 10% e sembra che anche il primo trimestre del 2016 offra dati ancor più confortanti. C’è da esserne lieti, sicuro.

Se si entra nel dettaglio dei numeri, si osserva come i segmenti di prodotto che stanno crescendo di più riguardano le tastiere portatili, le chitarre elettriche e acustiche, gli strumenti a plettro, l’amplificazione del suono, i registratori e la computer music.

Non tutti però vincono: ci sono strumenti musicali che stanno vivendo la loro stagione di difficoltà: armoniche a bocca, amplificatori per strumenti singoli, microfoni, pianoforti acustici e… arranger. Sono informazioni che ci fanno riflettere e richiedono approfondimenti, specialmente per i professionisti del settore.

Per quanto riguarda l’oggetto principale del nostro blog, prendiamo atto come i piccoli arranger portatili stiano diventando molto interessanti mentre quelli più evoluti abbiano raggiunto la loro definitiva maturità e stiano intevitabilmente perdendo terreno. Non è una novità.

Quale sarà il futuro degli arranger workstation? Restate sintonizzati su questo blog perché saremo qui a raccontarvelo.

PS: Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio la lettura dell’articolo di Francesco Prisco pubblicato da Repubblica.

Misurarsi con Style Creator

Cattura

Otto parti MIDI di uno stile per arranger Yamaha

Quale suonatore di arranger Yamaha non ha mai litigato almeno una volta con Style Creator? Sono pronto a scommettere che a voi è successo: farei fatica a credere il contrario. Io ci litigo di tanto in tanto. L’altra sera, in un nottambulo momento di insonnia, mentre tutto il resto della famiglia ronfava, ho preso di petto questa tipica funzionalità presente nelle tastiere Yamaha e ora sono qui per raccontarvi la mia esperienza: l’applicazione funziona, lo sapete, non è male. Ma la presenza di due difficoltà la rendono alquanto ardua: da una parte la sua particolare usabilità (come dire: un po’ naif) può generare un senso di insicurezza diffuso in chi la utilizza e, dall’altra, le istruzioni del manuale utente tralasciano alcuni aspetti importanti. E allora sono qui, vi racconto la mia nottata in compagnia di Tyros5. E voi sapete che, quanto scrivo qui per Style Creator, vale per tutti i modelli della serie Tyros e per i modelli superiori della linea PSR (da PSR-2000/PSR-1000 fino a PSR-S990/S970 per intenderci).

Prima di cominciare ad usare Style Creator, occorre aver chiara in mente la struttura degli stili Yamaha:

  • Ogni stile è composto da 15 sequenze (pattern): 3 Intro, 4 Main, 4 Fill-In, 1 Break, 3 Ending.
  • Ogni pattern è fatto di 8 parti MIDI: percussioni (Rhythm 1), batteria (Rhythm 2), basso (Bass), due tracce di accompagnamento (Chord 1 e Chord 2), tappeto (Pad) e un paio di strumenti solisti (Phrase 1 e Phrase 2) per arricchire l’arrangiamento.
  • Registrare uno stile in pratica significa memorizzare brevi sequenze musicali in ogni sequenza: in tutto sono 120.
  • Gli stili +Audo non hanno le due tracce ritmiche MiDI ( Rhythm 1 e Rhythm 2) e, al loro posto, c’è una traccia percussiva in formato audio che non è gestibile con Style Creator.

Ritorno al MIDI

Tutto è nato in me da una sfida personale: avevo necessità di riutilizzare uno stile da cui partire per registrare una canzone con Song Creator. E mi sono subito scontrato con l’impossibilità di riutilizzare le tracce audio delle percussioni. Lo so, avrei potuto registrare da me tutte le parti ritmiche nel sequencer ma, in un attimo di azzardo creativo, ho pensato che fosse più rapido sostituire le tracce audio delle percussioni nello stile con tracce MIDI. In altre parole, volevo arrivare a sfruttare tutte le possibilità del MIDI nel Song Creator partendo da uno stile che in origine era classificato come +Audio. Sì, lo confesso, l’intenzione era quella di fare una sorta di ritorno tecnologico al passato, spinto dal desiderio di sfruttare Song Creator nella pienezza, cosa non possibile per definizione con i recenti stili +Audio, come ho già illustrato qui nel blog, qualche settimana fa.

Ho preso quindi uno stile di fabbrica (BritPopDiva) e ho sostituito la traccia audio delle percussioni con due tracce MIDI: il risultato è disponibile in rete (fate clic su BritPopDiva2), potete scaricare lo stile e provarlo da voi sul vostro arranger. In alcuni pattern più semplici come il Main A, ho registrato ex novo la traccia delle percussioni in modo da ottenere la stessa parte ritmica della traccia audio originale. Ma, nella stragrande maggioranza, ho fatto ricorso alla funzione di Assembly per riutilizzare le tracce percussive presenti in altri stili similari, diversi ma compatibili. Il principio non cambia: tecnicamente alla fine sono riuscito ad usare Style Creator per creare uno stile nuovo registrando alcuni pattern da zero o riutilizzando parti presenti in altri stili.

Attenzione! Non considerate questo articolo come un sostituto del manuale pubblicato da Yamaha: non ho questa ambizione. Piuttosto vedetelo come un blocco di appunti integrativi. La materia mi avrebbe portato a pubblicare un romanzo sterminato: mi sono limitato quindi a segnalare alcuni aspetti di Style Creator, quelli che non emergono con sufficiente chiarezza sulla documentazione ufficiale, ma la cui conoscenza è essenziale per chi vuole utilizzare Style Creator nella pratica. Pertanto, se siete alle prime armi, vi consiglio di studiare prima le pagine del manuale, provate per conto vostro e poi tornare qui sul blog per verificare se queste annotazioni empiriche posso tornare utile anche per voi, così per dipanare la matassa laddove si è imbrogliata.

Pagina Basic di Style Creator: tutto comincia qui

Pagina Basic di Style Creator: tutto comincia qui

Come prima cosa, date il giusto valore alla pagina Basic!

Cominciamo a chiarire bene un punto: la pagina Basic è la prima che vi appare ed è quella da cui dovete sempre partire per ogni singolo pattern che compone lo stile. Quando siete nella pagina Basic, premete i pulsanti sul pannello richiamando il pattern che desiderate impostare (Intro 2 o Main A e così via). Premete OK per confermare e poi SUBITO impostate la lunghezza del pattern, cioè il numero di misure che compongono la sequenza. Se tralasciate di impostare quella lunghezza, allora non potrete registrare nuove parti in quel segmento dello stile e non potrete nemmeno richiamare la funzione Assembly con successo.  E’ necessario quindi costruire tutti i pattern determinando la lunghezza specifica. E, per ciascuna sequenza, premete sempre Execute per confermare: è lui il tasto operativo.

Di solito, uno stile lavora con lo stesso tempo in tutti i pattern: pertanto, quando create la lunghezza del primo pattern, vi consiglio di impostare subito anche il tempo del metronomo e il suo metro (4/4, 3/4 e così via). Fatta questa operazione sulla prima sequenza, non vi servirà più ripeterlo su tutti le altre: sarà ereditato in automatico.

Nel mio caso specifico, dovevo eliminare la traccia audio prima di sostituirla, vista la mia intenzione di cancellare la traccia audio, nella pagina Basic ho quindi disattivato Audio Part.

Registrare in multi-traccia

Qui è il vero punto di forza di Style Creator: il sistema vi consente di creare uno stile dal nulla, semplicemente registrando in formato MIDI quello che voi suonate da tastiera: qualsiasi parte delle otto tracce disponibili. Partite sempre dalla pagina Basic, scegliete il pattern e poi richiamate la traccia da registrare tramite il pulsante REC CH. La registrazione può avvenire in tempo reale oppure inserendo le note ad un una (Step Recording, veramente noioso quest’ultimo): nel caso di registrazione in tempo reale, vi consiglio di passare alla pagina Channel per impostare la quantizzazione (Quantize). Oggi non mi soffermo sulla quantizzazione, anche se è un argomento che meriterebbe da solo uno o più articoli di questo blog. Ricordate si suonare tutte le parti nella tonalità di Do maggiore.

A dire il vero, questo modo di registrare è abbastanza immediato, ma onestamente non mi dispiacerebbe affatto se Yamaha investisse un po’ di risorse per rendere qui disponibili le funzioni complete già presenti nel Song Creator e con la stessa identica usabilità. Sarebbe troppo comodo e molto più semplice.

Pagina Assembly di Style Creator

Pagina Assembly di Style Creator

Assembly 

Se non vi sentite pronti a registrare tutte le parti da voi, può tornarvi utile la funzione Assembly con cui è possibile costruire un nuovo stile montando i pattern come mattoncini provenienti da gli altri stili a disposizione (di fabbrica o di altra origine). Prima di scegliere quale pattern importare e da quale stile, vi consiglio di assicurarvi che la lunghezza fra le due sequenze, quella di partenza e quella di destinazione, sia la stessa, altrimenti rischiate di importare un pattern troppo corto (e che quindi rischia di essere ripetuto senza coerenza) o troppo lungo (e che quindi rischia di essere tagliato troppo presto).

Lavorate con Assembly in modo interattivo perché è molto divertente: basta premere Start per avviare lo stile e cambiare il pattern dai diversi stili di origine per ascoltare l’impatto sull’esecuzione, cogliendo immediatamente la validità della scelta fatta. Capirete subito se il nuovo impasto dello stile funziona o meno.

Non risparmiatevi poi nel premere il tasto SAVE, fatelo spesso e volentieri per memorizzare spesso le variazioni effettuate, in modo di assicurarvi di non perdere il lavoro fatto.

Mixing Console

Quando importate un pattern da un altro stile, Assembly vi copia gli eventi MIDI e i program change: e cioè le note e i suoni delle varie tracce di accompagnamento. Sembra invece che abbia qualche limite nel copiare gli effetti, il panpot, i volumi, l’EQ e tutti gli altri valori di mix presenti nello stile originale. Per risolvere, io mi sono armato di buona pazienza: ho richiamato lo stile originale e aperto il Mixing Console: con il mio cellulare, ho scattato una foto di ogni pagina e poi sono tornate sul nuovo stile personalizzato in Style Creator, ho cercato il pattern interessato, ho premuto il pulsante Mixing Console, e copiato dalle foto scattate i valori nelle varie pagine del mixer. Alla fine ho premuto Exit. I suonatori di arranger Yamaha di lunga data sanno che il pulsante Exit del Mixing Console non determina semplicemente l’uscita da quella funzione, ma piuttosto significa “salva tutti i valori del mix”. E in questo caso specifico, significa “memorizzali nello stile”. E’ più semplice farlo che spiegarlo. Alla fine, per sicurezza, ricordatevi di premere ancora una volta Save per mettere tutto in cassaforte. Giusto per stare tranquilli.

Mixing Console, una caratteristica importante per tutti gli arranger Yamaha

Mixing Console, una caratteristica importante per tutti gli arranger Yamaha

Ah, dimenticavo una cosa: ho notato che le parti con Mega Voice (tipicamente le chitarre) se  importate con Assemby, richiedono un aggiustamento successivo e manuale del volume. Se riutilizzate il volume dello stile originale, potreste avere delle brutte soprese. Non esitate quindi ad abbassarlo e fidatevi delle vostre orecchie per determinare il livello corretto.

Copiate gli OTS per il tocco finale

I suoni assegnati ai quattro pulsanti OTS sono memorizzati nello stile, ma non c’è verso di copiarli con Assembly. Per farlo io seguo una tecnica abbastanza rapida: prima mi assicuro che OTS Link sia disattivato; poi richiamo lo stile originale e premo OTS1. Successivamente richiamo lo stile personalizzato e memorizzo i suoni Right1-2-3-Left nell’OTS1. E salvo lo stile. Poi torno nello stile originale e ricomincio da capo con OTS2, poi OTS3 fino a OTS4. Con l’ultimo salvataggio, lo stile personalizzato ha ereditato tutti gli OTS dello stile originale. Ovviamente: se non vi piacciono i suoni assegnati a pannello dagli OTS originali, potete modificarli e sceglierne altri, con estrema libertà.

Che cosa manca a Style Creator per essere perfetto?

Alcune idee me le sono fatte: non sarebbe male aggiungere l’editor degli eventi MIDI per tutte le tracce e non solo quelle percussive; ma la funzione addizionale che gli permetterebbe di fare un salto di qualità è un fratellino di Assembly che permetta di importare sequenze da uno Standard MIDI File, o anche solo da una traccia presente nel Song Creator. In ultimo, ci vorrebbe il supporto di segmenti audio ma temo che per quest’ultimo desiderio si dovrà aspettare a lungo.

Non è un lavoro lungo in sé

Alla fine, è molto importante collaudare bene tutti i pattern dello stile: qualcosa sfugge sempre. Provate tutte le parti dello stile con calma, senza dimenticarne nessuno. Non dimenticate i Fill-In, sono molto preziosi. Nel mio caso, ho trovato difficoltà a sistemare Ending 2 e Ending 3: non è sempre facile trovare il finale giusto assemblando i finali da altri stili. Infatti, nel mio caso specifico, ho importato i pattern del finale da uno stile diverso rispetto a quello da cui avevo assemblato Main e Break. E ancora adesso che ho finito il lavoro, non sono del tutto soddisfatto del risultato ottenuto sui finali. Scaricate la bozza del mio stile e provatelo da voi: sono convinto che potrete fare di meglio.

Non è un lavoro lungo in sé ma è un lavoro delicato e richiede cura dei dettagli. E ora, siete pronti a provare da voi?

Torino Synth Meeting 2016 (TSM)

Nella giornata di sabato 28 maggio, mi sono mescolato ai partecipanti della sesta edizione del Torino Synth Meeting e ho inaspettatamente fatto incetta di amici vecchi e nuovi, suoni, esperienze di nuovi strumenti, sprazzi di lezioni di audiologia, contaminazioni diversificate e tanta musica. Devo confessarvi che, da vecchio suonatore di tasti bianchi e di tasti neri, avevo il timore di trovarmi un po’ spaesato in una fiera essenzialmente dedicata ai sintetizzatori intesi come generatori di segnali audio non necessariamente comandati da uno strumento a tastiera. E, invece, con gioia ho trovato che qui c’era spazio per tutte le forme di strumenti musicali elettronici.

I fondatori di questa iniziativa nata nel 2011, Francesco Mulassano e Luca Torasso, possono essere soddisfatti: alla sesta tornata, questo evento rappresenta tutta la propria maturità. Ricordate? Ne avevamo dato notizia anche l’anno scorso. PS: Se vi interessa conoscere la storia di TSM, vi suggerisco questa lettura.

Il posto scelto quest’anno (il Bunker) ci ha proiettati in una struttura aperta in cui confluiscono i resti di un passato industriale con la voglia di miscelare arte e svago. I murales e lo stato di apparente abbandono si innestono in un luogo dedicato allo sport e ai giochi d’acqua e ora il fabbricato sembra dividersi fra luogo di arte, discoteca, struttura per ospitare l’estate-ragazzi e contagi di cultura no-global. Una scelta molto originale.

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Non ho avuto il tempo di visitare gli stand di tutti gli espositori e di partecipare a tutti i seminari organizzati. C’erano tutti i grandi e piccoli nomi e anche qualche sorpresa. Mi soffermo a commentare proprio un paio di quest’ultime. Dapprima l’elegante C15 della tedesca NonLinear Labs (era presente il fondatore Stephan Schmitt in persona) che propone di azzerare vent’anni di storia di workstation per riportare lo strumento digitale a tastiera alle proprie origini per cui era nato: suonare in tempo reale con bei suoni a disposizione in un elegante scocca in legno (made in Italy by Simone Fabbri); il progetto è in evoluzione, sarà apprezzato dai musicisti che amano suonare con le proprie mani e mi ha colpito il fatto che non fosse prevista nessuna interazione MIDI, solo wifi. E poi ho notato che molti si soffermavano presso lo stand del giapponese Nori Ubukata che offriva una valida dimostrazione della declinazione francese del theremin: Theresyn.

Passando ai seminari, ho seguito la dimostrazione di Roland Aira svolta da Marco Rebollini dei Metrophonique. Nella sala ci siamo tutti ammutoliti quando si è presentato Enrico Cosimi che ha dedicato il proprio intervento alla produzione italiana di GRP Synthetizer: non è stata soltanto la presentazione di un prodotto, ma un’autentica e ampia lezione di carattere accademico. Ho seguito con particolare interesse, forse perché qui più ci si avvicinava ai miei territori, il momento in cui Manuele Montesanti ha presentato Montage, il nuovo sintetizzatore di casa Yamaha che ho apprezzato per la forza esplosiva dei nuovi convertitori audio e per i campioni di pianoforte CFX e Boesendorf, per tutti i campioni principali di piani elettrici, organi e violini. Fra i tanti protagonisti che affollavano il Bunker ho anche intravisto Davide Di Leo (Boosta dei Subsonica) che si è reso disponibile al confronto con i visitatori dell’evento a fine giornata, segno ulteriore del prestigio raggiunto dal Torino Synth Meeting.

Per il sottoscritto, è stata anche l’occasione per incontrare amici appassionati di strumenti musicali e professionisti del settore, fra cui il mitico Riccardo Gerbi che ha lasciato una traccia video dell’evento. Eccolo qua sotto, per voi: il Torino Synth Meeting 2016 in 180 secondi.

Yamaha MusicSoft si rinnova

Yamaha MusicSoft rinnova la propria immagine
Yamaha MusicSoft rinnova la propria immagine

La vita del web è una storia di continui rinnovamenti. E una regola classica del marketing recita che, quando un’iniziativa commerciale ristagna, è giunto il momento di ammodernare l’insegna, aggiornare la facciata e rivedere gli spazi interni del negozio per stimolare nuovamente la curiosità della clientela.

Parto da queste osservazioni convenzionali, per segnalarvi quanto è successo il 16 maggio scorso, quando Yamaha ha rinnovato il portale internazionale di e-commerce dedicato alla comunità di utilizzatori di strumenti digitali, dove una particolare attenzione è sempre stata riservata ai possessori di arranger della serie Tyros, PSR e Clavinova. Il precedente aggiornamento di quella piattaforma risale al 2012: lo avevamo commentato insieme in questo articolo. Questo servizio web è sempre gestito da Yamaha USA e il servizio di assistenza telefonico è in lingua inglese. Se eravate iscritti al precedente portale, la vostra registrazione è ancora valida anche se potrebbe accadere – come nel mio caso specifico – di non ritrovare più la storia degli strumenti Yamaha precedentemente registrati a proprio nome e non vi si dà la possibilità di registrarli di nuovo (immagino sia un errore di gioventù della nuova piattaforma e sarà sistemata).

Potete selezionare la lingua italiana per navigare con comodità in tutto il sito con l’eccezione delle pagine del blog dove però è presente un pulsante che le traduce in automatico su richiesta sfruttando il traduttore web: la traduzione automatica non è sempre chiara e intellegibile per definizione ed è un peccato perché là sono presenti numerosi articoli, la cui lettura è vivamente consigliata a tutti i suonatori di arranger Yamaha.

La vostra navigazione su tutto il sito potrebbe avvenire in modo empirico (cioè: provate da voi e fate clic qua e là in base ai vostri interessi) oppure secondo una pratica più organizzata seguendo le istruzioni di viaggio. Esiste ancora una terza diversa possibilità: visitate il canale dedicato su YouTube e guardatevi alcuni fra i numerosi filmati video dedicati alle risorse in vendita su Yamaha MusicSoft. Fate Vobis insomma

Spartiti e MIDI file

Nella funzionalità “Scopri”, potete inserire il titolo di una canzone e trovare le basi MIDI (fonte Yamaha MIDI Songs, MIDI Spot) e gli spartiti PDF stampabili (fonte prevalente Hal Leonard). Tenete d’occhio le basi Premium MIDI Songs: hanno il testo e gli accordi MIDI inclusi nel MIDI file. Nel caso poi degli spartiti interattivi (MusicSheet) potete anche vedere la prima pagina dello spartito e ascoltarla con i suoni MIDI del vostro PC, tablet o dispositivo mobile: oltre alla riproduzione e alla trasposizione, potete regolare il tempo e cambiare il livello di dimensioni/zoom della vostra musica. Una volta acquistato, è possibile utilizzare lo spartito interattivo online come un aiuto per l’apprendimento 0 per riprodurre il brano. Per ogni canzone di successo, avete diverse scelte di edizioni dello stesso partito e selezionate quella che più vi si addice. Ad esempio le partiture EasyPiano sono ideali per chi non è diplomato al conservatorio e vuole comunque imparare a suonare facendo ricorso ad una versione semplificata (ma comunque coerente) del brano originale. Il repertorio di brani è in continua espansione: verificati da voi gli ultimi arrivi.

Custom Audio Track

E poi ci sono le basi audio personalizzabili. Ne avevamo già parlato qui in questo blog, se ricordate. Trattasi di basi audio MP3 multi-traccia: il mixer audio personalizzato vi consente di miscelare i vostri brani preferiti durante le sessioni di pratica. Potete controllare il volume di ogni traccia: togliere il canto originale e cantarci sopra, togliere le parti di pianoforte e suonarle voi, qualsiasi altra parte. È possibile rifare un mix personalizzato di una canzone famosa, cambiando tutti i volumi, eliminando parti e aggiungendone altre. Il mix finale può essere portato su qualsiasi lettore MP3 (PC, tablet e così via, compreso il vostro arranger) per le vostre esibizioni dal vivo. Se la cosa vi può interessare, sfogliate il catalogo completo.

Mixer audio per le basi audio multi traccia
Mixer audio per le basi audio multi traccia

Pacchetti Premium e stili

Questa è la sezione più importante di MusicSoft in cui possiamo trovare le risorse più interessanti e preziose per i suonatori di arranger Yamaha: i pacchetti di espansione di voci e stili oppure semplici collezioni di stili. Ne abbiamo parlato ampiamente in passato in questo blog e quindi vi rimando a quegli articoli per i dettagli. Una capatina in questo sito ogni tanto vi consentirà di tenere sotto controllo la pubblicazione di eventuali novità.

Selezionate le risorse compatibili per strumento musicale

L’aspetto più rassicurante di YamahaMusicSoft è la possibilità di filtrare qualsiasi risorsa per strumento musicale di destinazione. In questo modo siete sicuri al 100% che il vostro acquisto, qualunque esso sia, possa “suonare” a dovere secondo le vostre attese. Non dimenticate quindi di attivare il filtro per strumento prima di cominciare la vostra caccia.

E i prezzi?

I brani MIDI sono acquistabili al prezzo che oscilla intorno ai 3,50 Euro, le basi audio multi traccia si trovano a 4,99 Euro, i pacchetti di espansione stili e voci hanno prezzi svariati che partono dai 22 Euro e arrivano fino a 179 Euro, dipende. Gli stili singoli partono dai 4,99 Euro mentre le collezioni possono arrivare a 49,99 Euro.

Max Tempia, toro scatenato nella comunità degli arranger (parte 3 di 3)

Siamo arrivati alla terza e ultima parte dell’intervista che Max Tempia ha concesso ai lettori di tastiere.wordpress.com. Quanti di voi si sono persi le prime due parti possono leggerle qui: prima e seconda parte. Buona lettura!

Re’: Max, dagli anni novanta ad oggi, è cambiato radicalmente il mondo delle tastiere digitali.

Max: Sono arrivati nuovi attori, uno su tutti: Nord. Ha sbaragliato le carte in tavola. Quando tutti cercavano di stupire il pubblico con effetti speciali, con l’uso dell’audio e di altri gingilli, è arrivata Nord con una tastiera tipica da anni ottanta che faceva solo il pianoforte acustico, il piano elettrico, il Clavinet e l’organo. Stop. E lì sono stati azzerati tutti gli anni novanta e siamo ripartiti. In realtà, è sul piano musicale generale che c’è stato un grande cambiamento. E quindi una rivoluzione nel modo di intendere il fare musica. Fino agli anni 90, le tastiera facevano un po’ di tutto perché si andava a suonare da soli, c’era il piano bar, c’era il karaoke. Poi sono tornati i gruppi, le chitarre, le batterie e i bassi. E quindi una band non aveva più bisogno di un tastierista che avesse dentro i suoni di quegli strumenti: aveva bisogno di una tastiera che avesse i classici strumenti del rock: piano e organo. E questo le grandi case di strumenti musicali non l’hanno capito subito. Erano troppo impegnati a studiare cose diverse e hanno patito il momento. E’ arrivata bella bella Nord con l’Electro 61 a 1400 Euro. Tastiera compatta portatile: dal punto di vista qualitativo non aveva una tecnologia innovativa, anzi usava una tecnologia in disuso. Ma suonava bene: suonavi il pianoforte ed era bello, provavi il piano elettrico e andava bene, suonavi l’organo ed era a posto. Forse, ogni suono in sé non era il migliore del mondo, ma non importava perché lo strumento – nella sua globalità – funzionava. Questo ha cambiato le carte in tavola. I grandi hanno dovuto ripensare tutto (sorride). Il problema è che probabilmente devono ancora capirlo adesso, perché sono tutti ancora lì: alla ricerca. Sì, negli ultimi anni c’è stato un grande ritorno dei sinth analogici, i cui prezzi in discesa hanno consentito l’accesso ad una ampia platea. Però siamo ancora fermi che aspettiamo il miracolo. E il miracolo però… non avviene.

Re’: Qual è la posizione di Casio in questo quadro generale?

Max: Negli ultimi anni, il mercato di Casio nelle tastiere è cambiato soprattutto grazie ai pianoforti digitali e, ora, con il lancio di Grand Hybrid. E’ invece ancora lontana sul piano delle tastiere con accompagnamenti, perché lì Casio non ha la storia di Roland, di Yamaha e di Korg. Per questi produttori di strumenti musicali è molto più facile realizzare tastiere economiche come Pa600 e le PSR, perché vanno ad attingere al materiale realizzato in passato per tastiere di grande successo. Casio invece deve fare tutto da capo. Al contrario di Roland che invece sembra avere smesso: purtroppo è rimasto poco di Roland nel comparto degli arranger, come BK-9 gran bel prodotto, ma ha cessato la produzione in Italia e si dice abbiano ricominciato a fare in Cina. Ma Roland ha la storia dalla sua e sulla carta sarebbe avvantaggiata, mentre Casio ha solo una esperienza con le tastierine portatili: ma quello è tutto un altro tipo di mercato.

Max Tempia presenta i pianoforti digitali Casio

Max Tempia presenta i pianoforti digitali Casio

Re’: Dimmi di più di questa buona stagione i pianoforti digitali.

Max: I pianoforti digitali hanno avuto questa grande impennata di vendite soprattutto grazie a Casio che con la serie CDP ha portato il pianoforte digitale a tutti. CDP-100 è un pianoforte leggero di 11kg con una buona tastiera affidabile con quattro suoni ad un prezzo popolare. I numeri delle vendite di Casio sono impressionanti. E’ non è banale che io sia andato in Casio, a parte che avevo degli amici che già ci lavoravano e mi hanno tirato dentro, però era l’unica azienda che in quel momento in qualche modo aveva le possibilità di riscrivere qualcosa, qualcosa di importante negli strumenti musicali. L’ha fatto prima con PX5 e con Grand Hybrid oggi. Hanno fatto un lavoro bellissimo perché si sono mossi trasversalmente, al contrario di tutta la concorrenza. Per gli strumenti elettronici, lo strumento definitivo non esiste e non potrà esistere ancora per lungo tempo. Casio lo sa bene ed è andata per vie diverse. Quando tutti pensavano che tutto si potesse fare con un modello a tre sensori (e che Casio ha nei modelli da 500 Euro) si presenta con una tastiera capace di 16.000 e oltre punti di dinamica che il General MIDI certifica e approva per il GM livello 2. In realtà, sono due controlli messi insieme che fanno moltiplicare in modo esponenziale un controllo del velocity l’uno sull’altro. E quindi tutto sommato è la solita genialata alla Casio, nessuno ci aveva pensato prima.

Re’: E dell’accordo con i tedeschi di Bechstein che cosa ci puoi raccontare?

Max: L’accordo con Bechstein consente a Casio di disporre ora di una strepitosa tastiera di legno. Quando ti siedi davanti a questo strumento non riesci più a staccare. C’è qualcosa che ti trattiene lì. Un buon suono, una valida tastiera, una bella spazialità nel suono, un bel feeling fra la tastiera e la curva di dinamica, insomma qualcosa che ti rapisce. Quando accendi lo strumento e metti le mani sui tasti del piano, ti si accende la tua curiosità. E quello è solo il primo passo. Grand Hybrid ci riesce perché c’è una sintonia straordinaria fra la tastiera fisica e il suono. Riesci a domare questo strumento come su un pianoforte acustico tradizionale. Anche i concorrenti hanno dovuto ammettere che Casio ha fatto un bel lavoro. Come era già successo con PX-5, un’altra bella macchina.

Max Tempia presenta il nuovo Casio Grand Hybrid

Max Tempia presenta il nuovo Casio Grand Hybrid

Re’: Che cosa ci riserva il futuro prossimo degli arranger Casio?

Max: Quest’anno Casio è uscita con due nuove tastiere (NDR: MZ-X300 e MZ-X500), sono in realtà due workstation con sequencer, editing dei suoni e anche accompagnamenti. Sono prodotti a basso costo con un touch screen, un segnale importante per Casio per strumenti sotto il migliaio di Euro. Casio è come Ferrari: si costruisce tutto in casa, tecnologicamente è attrezzato per progettare e costruire le tecnologie più avanzate.

Re’: Dalle tue parole emerge uno scenario per me inaspettato sulle prospettive di Casio in merito agli strumenti musicali.

Max: Devo dirti che Casio è l’azienda più in movimento nel settore, la più irrequieta. E’ l’unica che potrebbe ancora fare qualcosa di innovativo per unire la workstation con la tastiera con gli accompagnamenti. Non l’ha ancora fatto. Ma il futuro più credibile vede l’unione della workstation intesa come gestore di grandi suoni e una sezione di accompagnamenti che possa in qualche modo venire in soccorso di quel musicista che può suonare lo strumento, senza doversi portare dietro computer o tablet. Ma è altrettanto evidente che non siamo ancora pronti. Sul mercato esiste la workstation con l’arpeggiatore e l’arranger che ha i campioni. Due strumenti che non sono più ne carne né pesce. Quei due mondi stanno per finire. Sta per arrivare qualcosa di nuovo: questi due mondi devono trovare un nuovo equilibrio. E Casio ha in mano tutti gli argomenti, come li hanno le altre case. L’argomento finale è: che cosa farai uscire? C’è spazio per lanciare qualcosa di nuovo che possa servire ai musicisti in tutto il mondo.

Re’: Grazie Max! Resterei ad ascoltarti per giornate intere.

Max: Grazie a te Renato e un caro saluto a tutti i lettori del tuo blog. A presto!

PS: La partita in campo non è finita bene come ci aspettavamo. Ma, a parte il risultato calcistico (pazienza, noi granata siamo abituati a soffrire), è stata una bellissima giornata, trascorsa discorrendo su tastiere e arranger. Troppo forte.