Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger
Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.
L’amico Riccardo Gerbi ha appena pubblicato, oggi 16 ottobre su MusicOff, un articolo web sui nuovi arranger di casa Korg: Pa4X e Liverpool.
Che cosa aspettate? Fate clic qui e correte a leggere. Nessun lettore del nostro blog può perdere questo appuntamento.
PS: E non lasciatevi distrarre dal nome del sito (lo so, in inglese significa “Musica spenta”). Nonostante il nome infelice, quel sito vale spesso una buona lettura, come nel caso del resoconto di fine luglio dedicato alle novità Yamaha.
Nella mia attività di scrittore di blog, ricevo diversi messaggi da voi, cari amici lettori. Cerco sempre di rispondere a tutti, anche se talvolta mi succede di farlo non con la prontezza e rapidità che vorrei (colgo l’occasione per scusarmi con tutti coloro che ho fatto attendere). Non vi nascondo che in diverse occasioni mi sono trovato in difficoltà nel rispondere in modo ponderato ed esaustivo. E oggi voglio condividere con voi le 10 domande a cui non ho potuto rispondere.
Vi sembra giusto che i musicisti autori degli stili preset delle varie case debbano restare anonimi?
Perché in Italia è così difficile tirare a campare facendo solo il musicista?
La luce si trasmette più velocemente del suono: è per questo che quando vedi un nuovo arranger e ti appare fantastico, rimani poi deluso quando lo senti suonare?
Quando ascoltate i brani dimostrativi ed ufficiali di un arranger nuovo sul web, non avete sempre il sospetto che quei suoni provengano da uno strumento diverso?
Che cosa ci farà mai Jukka Kulmala con tutta la vecchia tecnologia arranger di casa GEM?
L’industria musicale italiana ha inventato e fatto evolvere gli arranger. Tutti i migliori produttori di arranger da sempre sono in Italia. Perché allora il centro R&D degli arranger Yamaha è stato posto a Londra?
Sarà vero che chi ancora suona un arranger per professione usa spesso dal vivo strumenti che costano meno di 1000 Euro, mentre le ammiraglie da 3500 Euro popolano i salotti di chi non suona più dal vivo?
Qual è la tastiera arranger migliore del mondo?
Ovviamente, stavo scherzando. Fra tutte queste domande, solo due mi sono arrivate veramente (la prima e l’ultima) da qualcuno di voi. Anzi mi arrivano spesso, da persone diverse. Sono un classico. E, davvero, credetemi: non posso e (perdonatemi) non ha molto senso rispondere: sono domande che non possono avere una risposta oggettiva, chiara e indiscutibile.
Tutte le altre domande (dalla 2 alla 9) sono invece dubbi miei personali: chissà che non siate voi lettori di tastiere.wordpress.com a darmi la risposta?
Sam Ash, la più grande catena di negozi di strumenti musicali negli USA
Nei giorni scorsi Eko Music Group, il distributore dei prodotti Korg per l’Italia, non ha esitato a parlarne pubblicamente e a farlo sapere a tutti, dedicandogli un comunicato apposito: in effetti è la conferma della notizia relativa all’abbattimento di prezzo di numerosi prodotti a listino per “favorire gli estimatori del prestigioso marchio e per avere una penetrazione sul mercato ancora più forte e sicura”. I prodotti coinvolti sono diversi e, per quanto riguarda gli arranger della serie Pa, la calata di prezzo riguarda due modelli particolari: la tastiera a 76 tasti Pa3X Le, che scende a 1.999 Euro a distanza di un solo anno dal lancio, e il modello-base Pa300 che riduce il suo valore di vendita a 649 Euro.
E che dire di Yamaha: ad appena un paio di mesi dal lancio, PSR-S970 ormai già si trova abitualmente a Continua a leggere →
Questo è il racconto di Danny Mitchell, un giovane cantautore di Nashville, la città della musica nel Tennessee, Stati Uniti, e di come costruire una canzone sfruttando le caratteristiche di un arranger workstation.
In questo caso, vedremo quanto è possibile fare con Yamaha PSR-S950, ma – credetemi – è possibile ottenere risultati analoghi con qualsiasi altro arranger workstation presente oggi sul mercato. Fra i prodotti Yamaha è disponibile la serie PSR e Tyros, con strumenti Roland con gli arranger della BK, con tastiere Korg tutta la serie Pa, e, infine, con qualsiasi arrangerKetron. La differenza da un modello all’altro è essenzialmente nella pasta sonora, nel repertorio di stili, nel carattere e nella diversa personalità di ciascun strumento. C’è un arranger giusto per ogni musicista, qualunque sia il segno distintivo musicale di ciascuno.
Danny avvia il proprio processo creativo da un giro di accordi cadenzati al pianoforte, individuando poi lo stile di accompagnamento più appropriato – in questo caso R&B Slow Ballad, dove la traccia rimica è esaltata da sequenze audio – trova infine il mood giusto con un primo testo abbozzato, sul quale registra la struttura armonica della canzone. A seguire, il nostro autore abbandona la tastiera (è necessario farlo) per completare i versi del testo su un blocco di appunti a matita, come si faceva un tempo, prima dell’avvento dei PC.
Il risultato è la base completa del brano registrata sulla sua tastiera. Con questa bozza si presenta in uno studio di registrazione dove può condividere l’idea di canzone con altri musicisti. In una situazione come questa, per tutti è facile recepire il punto dove l’autore intende arrivare: e così Evan il batterista, Neilson il bassista e Kris il chitarrista possono suonare le proprie parti e offrire il proprio contributo con maggiore immediatezza. Non solo, anche Danny è pronto e preparato per aggiungere le altre parti da tastiera: i tappeti di archi, i cori e i pad, grazie alla confidenza con il proprio arranger workstation.
Nota dell’autore del blog aggiunta il 7 dicembre 2018: purtroppo il filmato originale che aveva ispirato questo articolo è stato rimosso da YouTube. Lo sostituiamo con un’esibizione diversa dello stesso Mitchell stavolta al piano: il brano si intitola “Rest of the World”.
Grazie alla preziosa segnalazione di Filippo, fedele lettore di questo blog, sono qui a riportare a tutti voi che da qualche tempo, Roland ha cambiato la propria linea di condotta in merito alla pubblicazione dei manuali d’uso dei propri strumenti. Nel 2011, avevo dedicato una rassegna alla manualistica degli arranger e, in particolare, alle traduzioni in italiano, rilevando come Roland fosse l’unica storicamente a non aver mai rilasciato la pubblicazione libera dei manuali d’uso in lingua nazionale. Le cose sono cambiate da allora e, recentemente, a seguito dell’ultima riprogettazione del sito istituzionale, è nata la pagina che consente l’accesso a tutti i manuali. L’elenco è piuttosto ampio includendo tutti gli strumenti più recenti e anche alcuni datati nel tempo, fino al 2000 circa: tutta l’attuale e valida serie BK, la gloriosa serie E, la variante della serie EM, la serie economica EXR, l’indimenticabile serie G, la sfortunata serie GW e l’incompresa serie VA. Unica lacuna: manca ancora il manuale dell’ultimissima creatura Roland E-A7: evidentemente il manuale è ancora in via di stesura e di traduzione. Ovviamente contiamo che sia presente presto, onde facilitare la convinzione all’acquisto dei potenziali clienti Roland.
I documenti disponibili non si limitano al manuale principale d’uso ma, per ogni strumento, è presente altra documentazione addizionale, sebbene in lingua inglese: appendici (Addendum), elenchi dei suoni di fabbrica (Sound List), tabelle di attuazione del protocollo MIDI (MIDI Implementation), guide per l’uso della applicazione per iPad (Performance Editor) e così via.
Il sito è ancora giovane e diversi link non sono ancora accessibili (ad esempio i collegamenti al manuale dell’utente di BK-3 e E-50 non funzionano ancora), tuttavia è un buon inizio e sono convinto che Roland correggerà presto questi errori di gioventù. Diamogli tempo.
A scoppio ritardato di qualche giorno, eccomi qua a commentare con voi il rilascio di un nuovo-vecchio arranger da parte di Korg. Sono certo che molti di voi ne sono già a conoscenza. Si chiama Liverpool e, in breve, trattasi del microARRANGER in versione Beatles. Un’idea semplice, divertente e – oserei dire – geniale dal punto di vista del marketing.
Già il microARRANGER era stato una riedizione nel 2011, una versione compatta di un precedente strumento, Pa50SD, il quale a sua volta era nato come una edizione aggiornata del glorioso modello Pa80, lo strumento a tastiera più venduto al mondo in tutta la storia di Korg. Insomma, siamo di fronte ad un consolidato progetto di successo, le cui radici risalgono a quindici anni fa (al 2000!): un tempo ormai immemorabile se si tiene conto dell’evoluzione tecnologica degli strumenti musicali a tastiera e, soprattutto, dell’informatica in termini generali. Korg sta spremendo a fondo i cespiti aziendali e, in questo caso, ha scelto di riprendere in mano un prodotto sicuro per dargli una veste nuova con lo scopo ovvio di aumentare il fatturato. Volete dargli torto? Chissà se, da queste vendite, non possano entrare le risorse finanziarie necessarie perché il centro di ricerca e sviluppo Korg (in Italia e/o in Giappone) possa dedicarsi a rinnovare seriamente il prodotto arranger, proponendo in futuro qualcosa di innovativo.
Se però me lo concedete, sebbene il concetto di tastiera piccola con mini tasti sia ormai una realtà consolidata sul mercato sin dai tempi lontani fino ai giorni nostri, io ho la sensazione che il produttore di strumenti musicali stia cavalcando un’idea tutto sommato recente: la personalizzazione della tastiera su uno specifico genere musicale. Se pensate a Yamaha che, pochissimi anni fa, ha introdotto il concetto dei pacchetti di espansione per la serie di PSR-S: i musicisti possono acquistare uno strumento generalista con un set di suoni e stili standard che coprono un po’ superficialmente i generi musicali principali nel mondo; successivamente però, lo stesso musicista può verticalizzare lo strumento procurandosi un pacchetto che specializza la tastiera sul repertorio preferito (in casa Yamaha si può scegliere fra diverse opzioni: liscio e dintorni, dance, Europa dell’est, musica celtica, ritmi messicani, canne d’organo liturgico oppure atmosfere dall’India e così via). Mi pare che qui Korg si stia ispirando alla stessa filosofia anche se, a dire il vero, qui non è possibile scegliere il repertorio, c’è solo quello dei Beatles, il gruppo pop/rock più famoso al mondo e, quindi, c’è la possibilità di raggiungere il più grande numero di appassionati. Saranno attratte le giovani generazioni di aspiranti musicisti che possono esibirsi con le canzoni di Lennon/McCartney mostrando la bella scocca di questa tastiera che raffigura la Union Jack. Chi di voi non ha pensato alla celebre chitarra Epiphone di Noel Gallagher? E se vi stufate di suonarla, potete sempre appenderla al muro e arredare in modo brillante la vostra camera o il vostro studio.
Rispetto microARRANGER, il nuovo strumento viene consegnato con 64 stili destinabili al repertorio di Lennon/McCartney e un centinaio di Standard MIDI File scelti fra le più popolari canzoni dei Beatles, compresi dei testi per cantare leggendo le parole dallo schermo.
Ma non è tutto qui: per il resto, pur essendo datato nel tempo, il sistema operativo di Liverpool è quello stesso su cui si è basata tutta la serie Pa, come oggi la recentissima nuova ammiraglia Pa4X. E le risorse di bordo, la pacca sonora, la tabella di campioni, gli stili di serie e i quattro effetti stereo sono quelli apprezzati da molti e che hanno fatto la storia degli arrangerKorg. Difficile restarne delusi. Anche un musicista professionista potrebbe portarsi Korg Liverpool sul palco, collegarlo all’impianto audio ed esibirsi in pubblico. E chi fa del vero pianobar (voglio dire suonando realmente il pianoforte), potrebbe usare Liverpool come expander per arricchire le proprie esibizioni di accompagnamenti automatici, magari proprio nelle serate a tema con la musica dei Fab Four.
Personalmente, non mi vergogno affatto ad ammettere che, se avessi ancora diciassette anni, questa sarebbe stata molto probabilmente la mia tastierina. Me la sarei portata a tracolla in giro sul tram, sull’autobus, il sabato sera, la domenica, nelle feste con gli amici, a scuola, nelle vacanze. Dappertutto.
E’ arrivato per Korg il tempo di rinnovare il proprio assortimento di arranger workstation. Siamo giunti infatti all’annuncio della quarta generazione della serie Pa. E’ l’inizio di una nuova stagione che durerà presumibilmente altri quattro-cinque anni: del resto la terza serie di tastiere Pa si era presentata nel tempo con il lancio cadenzato di diverse variazioni dello stesso tema: se ricordate, Korg aveva avviato le danze con l’ammiraglia Pa3X Pro nel 2011; si era poi dedicata alla versione portatile (Pa600 nel 2012), successivamente è apparso il modello medio a 61 tasti (Pa900 nel 2013) e a 76 tasti (Pa3X Le nel 2014), senza trascurare di mettere sul mercato la versione economica ridotta all’osso (Pa300 nel 2014), per poi chiudere in bellezza con la variante pianoforte digitale (Havian 30 solo qualche mese fa, nella primavera del 2015).
Ora la musica cambia e vediamo insieme che cosa succede con il primo modello della nuova serie, Pa4X:
Come da tradizione, la nuova serie parte con un modello di classe ammiraglia: lo strumento si presenta con una scocca elegante in alluminio ed è disponibili in due versioni: 76 o 61 tasti. La tastiera è semi-pesata e prevede l’aftertouch. Sembra che lo strumento sia già suonabile a distanza di un minuto dall’accensione: è un record per Korg, i cui prodotti erano celebri per i tempi biblici di avviamento.
Lo schermo grafico a colori con touch screen ha dimensioni capaci (7”) ed è inclinabile: l’interfaccia grafica è stata ridisegnata al fine di rendere più semplici le operazioni e poter lavorare anche in condizioni di illuminazione più critiche. E’ evidente il desiderio di competere con l’ineguagliabile schermo di Tyros 5.
La generazione sonora è rinnovata e il vecchio sistema di sintesi EDS è ora rimpiazzato dal nuovo EDS-X (Enhanced Definition Synthesis-eXpanded): questa tecnologia è simile alla VMT già presente su Korg Kronos. La tabella di campioni PCM è stata espansa e svecchiata: 1500 suoni di fabbrica, generatore dedicato ai suoni d’organo Hammond, il sistema DNC (Defined Nuance Control) potrà essere controllabile da tre tasti, dal joystick e dal ribbon per ottenere gli effetti naturali che nel mondo Yamaha sono prodotti dalle voci Super Articulation!; è disponibile un nuovo suono di pianoforte da concerto di cui si dice un gran bene sono inclusi altri suoni di piano elettrici già presenti su Korg SV-1. Non manca il solito campionatore per registrare nuovi suoni oppure per importare altri campioni nei formati standard Wav, Aiff e SoundFont e che può contare su una memoria utente di 400MB.
Nella sezione arranger, gli stili di bordo sono più di 500 e sono il frutto parziale dello sviluppo di diversi stili nuovi tuttavia, nella stragrande maggioranza, sono il risultato del remix di stili presi dal repertorio Korg e già pubblicato sui precedenti modelli.
Molto interessante, e tutta da scoprire, è la nuova funzione software di conversione degli Standard MIDI File in stili di accompagnamento: sembra sia sufficiente avviare il convertitore per ottenere in una manciata di secondi uno stile eseguibile. Sono curioso di capire il livello di qualità nell’integrazione dei vari pattern nei passaggi da un Main ad un Fill-In e viceversa.
E’ da approfondire anche la Keyboard Set Library che rappresenta una raccolta di alcuni suoni, che possono essere così richiamati rapidamente per suonare.
Le possibilità dei processori di effetti sono al top del mercato degli arranger consentendo 4 effetti Insert e 3 Master per le parti di accompagnamento, un effetto Insert e 2 Master per le Keyboard Tracks; è altresì disponibile la suiteWavesMAXXAUDIO Mastering Suite.
Viene mantenuta la registrazione in formato audio MP3 completa, utilizzando persino anche un altro file MP3.
Il disco fisso è presente di serie solo per la versione a 76 tasti; è opzionale nella tastiera a 61 tasti. Oltre a memorie USB è possibile inserire anche una propria scheda MicroSD.
Sorvolo sui tanti gingilli ereditati dalle serie precedenti (sono così tanti!), cito ancora il Chord Sequencer utile per riprodurre progressioni armoniche ed automatiche nel controllo dei pattern degli stili: ora le sequenze di accordi possono essere salvate in ogni stile e nel SongBook. Per tutto il resto, vi rinvio alla lettura della scheda tecnica e conoscere così tutti i dettagli.
In breve, siamo di fronte all’ennesimo restyling di facciata oppure questa volta è possibile assistere a un considerevole balzo tecnologico in avanti? E’ presto per dirlo, probabilmente una via di mezzo. Mi sembra piuttosto di intuire che la filosofia Korg non sia cambiata e Pa4X prosegua nel canale della consuetudine aziendale: produrre strumenti innovativi dalle notevoli capacità hardware e software in cui si cerca di infilare dentro un po’ di tutto, strizzando l’occhio a favore dei professionisti dell’intrattenimento, ai musicisti programmatori e a chi cerca sempre il meglio senza badare a spese: ovviamente costerà un botto.
Ci sono diverse risorse e dimostrazioni in rete, potete vederle/ascoltarle da voi facendo clic nei collegamenti che seguono: dimostrazioni audio degli stili, poi demo dei suoni principali, e per finire brani musicali dimostrativi. Non trascurate le pagine dedicate a Pa4X nei siti ufficiali di Korg e del distributore italiano Eko Music Group. E ora godiamoci insieme il video di presentazione istituzionale.
Ta-dà! Chi mai più se lo aspettava? La notizia del giorno appartiene a Roland e al suo nuovo arranger. Davvero? Sì, davvero. E’ ufficiale: si chiama E-A7 ed è il primo arranger studiato e realizzato dalla casa giapponese dopo l’infelice chiusura di Roland Europe.
Scorriamo insieme la scheda tecnica, l’unica cosa certa che al momento abbiamo nelle nostre mani: Continua a leggere →
Il canale YouTube di Yamaha Corporation ha sfornato una settimana fa una discreta carrellata di filmati interessanti e volti a fornire informazioni sommarie de visu sulla nuova coppia di arranger workstationPSR-S970 e PSR-S770. Tutti i filmati sono in lingua inglese con la voce di Martin Harris.
Il primo filmato è dedicato alla presentazione di alcuni fra i suoni principali: pianoforte acustico, piano elettrico, organo elettronico, vibrafono. Segue una dimostrazione delle Super Articulation Voices con l’effetto del legato con un suono di sax prima e di chitarra classica dopo. E poi ancora si possono ascoltare brevi stacchi di tromba, chitarra acustica e archi. Un cenno viene fatto anche per i nuovi effetti di Continua a leggere →
I concetti di usabilità che vincono non si cambiano
E’ il momento di approfondire la conoscenza dei nuovi arrangerYamaha il cui rinnovamento tecnologico è basato sui solidi concetti di usabilità che hanno reso famose le serie PSR-S e Tyros: tutte le funzioni interattive sono raggiungibili in modo istantaneo dietro la semplice pressione di un solo pulsante, senza dover navigare dietro menu e sottomenu nascosti.
Tali concetti di immediatezza permettono ai musicisti di utilizzare gli strumenti fino in fondo e favorendo, in taluni casi, il riutilizzo di alcune funzioni per scopi diversi da quelli originali.
Dalla semplicità d’uso nascono originalità e creatività
Ad esempio, l’Intro può essere richiamato non solo per avviare un nuovo brano ma anche successivamente, a metà della canzone, per dare spazio ad un assolo.
Oppure, dopo aver battuto il Tap Tempo di una misura, l’arranger avvia la sola Continua a leggere →