Archivio dell'autore: Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

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Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.

Arranger misurati per piccoli budget

Musicoff 1

Cari amici di tastiere.wordpress.com, a chi fra di voi non dispone di un budget elevato di spesa, ma è comunque interessato a procurarsi un arranger ‬ (per le proprie composizioni musicali, per divertisti in ambiente casalingo o per impratichirsi sullo strumento), oggi suggerisco una piccola guida su come muoversi nel mondo degli strumenti a buon prezzo: fate clic qui  http://www.musicoff.com/articolo/workstation-arranger-low-cost e godetevi la lettura di questo articolo, testé pubblicato sul portale di MusicOff luogo di incontro della grande comunità online dei musicisti.

 

Deebach XMS-Pro per Korg Pa600, Pa900/Pa3X Le

Sono convinto che i più fedeli lettori di questo blog ricordano ancora quando ci siamo occupati di Deebach, un produttore emergente di arranger che in passato si occupa dello sviluppo di risorse musicali per i prodotti Korg. I più distratti possono invece rinfrescare la propria memoria rileggendosi l’articolo originale che ho pubblicato lo scorso maggio 2015. In quell’occasione vi abbiamo fatto cenno  di XMS-PRO, un pacchetto di nuovi suoni sviluppato da Deebach per Korg Pa3x.

La recente novità risiede nel fatto che ora queste nuove risorse sono disponibile anche per altri professional arranger della serie Pa: Pa3X Le, Pa900 e Pa600.

Il software XMS-Pro è ordinabile sul sito dell’azienda tedesca e viene spedito su un supporto, in particolare una memoria flash USB, al prezzo di 499,80 Euro. Quando la chiavetta originale è inserita su un professional arranger, il sistema cancella tutti i suoni di fabbrica e li sostituisce con i campioni Deebach. Gli stili, i Pad e le Performance originali possono essere riutilizzate ma queste faranno ricorso al nuovo arsenale sonoro rinnovato e potenzionato rispetto l’originale Korg.

XMS-Pro Music System prevede 900 Multisample e circa 1.300 suoni percussivi ed effetti speciali.

Come Casio ha dato vita alla rivoluzione digitale nel reggae

Questo articolo è la traduzione italiana di un interessante scritto di James Trew uscito sul prestigioso sito Engadget nel mese di dicembre 2015. Per chi non lo sapesse, Engadget è un famoso blog e podcast multilingue su tecnologia ed elettronica di consumo. E qui James ha scritto una grande storia su come una piccola tastiera digitale abbia influenzato il mondo della musica. Ho pensato quindi che fosse una buona idea far conoscere questo scritto ai lettori italiani e a tutti gli appassionati suonatori di arranger che non conoscono l’inglese. Potete leggervi l’articolo originale in lingua inglese o leggervi gli altri articoli di James Trew, che ringrazio di cuore per avermi concesso di tradurre il suo avvincente racconto per tastiere.wordpress.com.

Casiotone MT40 è stata lanciata nel 1981: quattro anni più tardi avrebbe cambiato il reggae per sempre
Casiotone MT40 è stata lanciata nel 1981: quattro anni più tardi avrebbe cambiato il reggae per sempre

La vera storia dietro il mistero del riddim Sleng Teng

Che cosa sapete di Casiotone MT40? Se pensate che sia stata una piccola e insignificante tastiera, vi state sbagliando della grossa. Chissà se mai ne avete posseduta una uguale. Questo arranger primordiale è stato lanciato sul mercato nel 1981 e prevedeva 37 tasti, 22 suoni di strumenti diversi, sei ritmi di bordo e una mini pulsantiera dedicata al suono del basso. Costava 150 dollari circa: tenendo conto dell’inflazione, oggi sarebbe in vendita ad una cifra che si aggira intorno ai 400 dollari (NDT: 364 Euro circa).

Sotto una scocca di plastica di colore beige, MT40 nascondeva un segreto: un’anima rock che, una volta rivelata al mondo, ha avuto un grande effetto sulla musica popolare per i venti-trenta anni successivi. In particolare, in MT40 si celava il pattern di uno stile di accompagnamento che è diventato il padre dello Sleng Teng cioè di uno dei riddim fondamentali nella musica reggae e ha ispirato numerose imitazioni traghettando questo genere di origine giamaicana nell’era digitale. Come lo Sleng Teng sia diventato un riddim molto noto è ben documentato dalla storia, ma le cause originali si confondono con il mito. Qui vi raccontiamo la storia vera, di come Casio MT40 sia diventata la tastiera più influente di questo genere.

Per chi non lo conoscesse, ecco a voi lo stile originale, quello che ha iniziato tutto.

Se avete già sentito una storia sullo Sleng Teng, probabilmente si tratta della versione più diffusa: e cioè Casio aveva inserito su MT40 uno stile per poter suonare il brano Somethin’ Else di Eddie Cochran, ma chi lo aveva programmato non sembrava aver rispettato a fondo i canoni del repertorio. Quel ritmo elettronico è stato poi ripreso in tempi successivi, a metà degli anni ottanta, dagli artisti reggae Noel Davy, King Jammy e Wayne Smith. I tre hanno usato quello stile come linea del basso per il singolo del 1985 Under Mi Sleng Teng (un inno insolito di denuncia dei pericoli delle droghe) e il resto – come si suole dire – è storia.

La maggior parte di questa versione dei fatti è vera, ma in essa si mescolano diverse leggende metropolitane. Il pattern originale non era affatto basato sulla pista di Eddie Cochran. E nemmeno era (come altri hanno ipotizzato) un facsimile di Anarchy in the UK dei Sex Pistols. Anche se il pattern Casio condivideva alcuni elementi di entrambi i brani, la musicista ed ingegnere del suono Hiroko Okuda ha smentito categoricamente, dichiarando in modo esplicito che quei brani non avevano niente a che fare. La signora Okuda può dirlo con cognizione di causa, visto che lei in persona aveva creato quello stile per l’arranger Casio. E’ probabile però che Okuda non dica tutta la verità e mantenga una traccia di riservatezza sulla parte più inaspettata della storia dello Sleng Teng.

Hiroko Okuda ha collaborato con Casio dal 1980, subito dopo la laurea in musicologia presso il Tokyo Kunitachi College of Music. E MT40 fu il primo progetto su cui è stata coinvolta. Sebbene sia stata lei a creare quello stile rock, a quei tempi Okuda non aveva idea di dove provenisse la voce di Eddie Cochran, o perché fosse uscito così persistente nel ritmo preset. E poi, nelle interviste successive, Okuda ha sempre tenuto a sottolineare che la maggior parte delle persone dava per scontato che lo stile Casio fosse stato preso fuori dal contesto musicale di King Jammy e compagnia. E tutto questo dà alla storia la metà del suo fascino: il caso di una ritmica rock usurpata che ha dato vita al riddim più portentoso del reggae. Ma, ancora una volta, la verità è più singolare della leggenda.

Noel Davy, che possedeva la tastiera utilizzata per Under Mi Sleng Teng, in realtà avrebbe voluto acquistare un sintetizzatore Yamaha DX7 (di gran lunga superiore), ma non poteva permettersi quel prezzo. E’ così di è dovuto accontentare della tastierina MT40, tecnicamente non un sintetizzatore (i suoni di fabbrica non erano modificabili). Probabilmente, se Davy fosse stato in grado di permettersi il DX7, lo Sleng Teng sarebbe rimasto bloccato per sempre dentro i circuiti di MT40.

Dicevamo che Okuda sembra nascondere una parte di verità nel suo racconto. Infatti, prima di lavorare per Casio e, quindi, prima di programmare gli stili della MT40, lei era un’appassionata del reggae e lo ascoltava avidamente durante gli anni dell’università. Okuda ha persino scritto la sua tesi di laurea su questo argomento: “Credo che ci fosse qualcosa del reggae in quel ritmo (Sleng Teng). Ricordo di essere stata colpita dal fatto che ciò che ho ascoltato per lungo tempo tutti i giorni, sembrava emergere nel mio lavoro”. Questa dichiarazione provoca un quesito interessante: quel pattern di MT40 era la gallina o era l’uovo? Okuda ha introdotto inconsciamente quella piccola sfumatura di reggae nel giro di basso, causando la successiva scoperta di King Jammy e di Noel Davy e determinando il suo destino oppure è stato piuttosto un piacevole incidente?

MT40

Subito dopo l’uscita sul mercato, il singolo Under Mi Sleng Teng ha seguito una strada propria. Era comune in quegli anni il fatto che diversi cantanti reggae – confusamente chiamati Deejays al tempo – registravano e pubblicavano le proprie creazioni musicali sfruttando i riddim più popolari. Lo Sleng Teng sarebbe presto diventato così famoso e così influente nella musica di ispirazione giamaicana: si stima che più di 250 album sarebbero stati rilasciati sfruttando quel ritmo nel corso degli anni che seguono. Molti di loro sulla stessa etichetta (Jammy) e spesso senza fin tropee variazioni musicali rispetto dall’originale, come è ben illustrato nella sequenza di brani che segue.

In breve tempo MT40 è diventata la prima tastiera Casio a diventare un oggetto di culto fra i musicisti e lo Sleng Teng venne presto esteso verso altri generi. Anche nell’hip-hop è diventato un uso abbastanza comune quello di fare impiego dei suoni e ritmi Casio. Un esempio: Reggae Joint dei 2 Live Crew nel controverso album del 1989 As Nasty as They Wanna Be. Quegli anni non erano poi così lontani da quando quelle radici avrebbero attraversato l’Atlantico per fruttificare a proprio modo nella fiorente scena rave nel Regno Unito – mostrandosi in classici come Way in My Brain degli SL2 o nel remix dei Prodigy fatto da Moby in Everybody in The Place, tra gli altri (sì, c’era un tempo in cui Moby lavorava remixando i Prodigy e nessuna di quella musica suonava così come quella che fa oggi).

Tutti sappiamo che la musica ha iniziato seriamente il passaggio al digitale negli anni ’80. Lo Sleng Teng è schizzato così dentro il lessico musicale negli stessi anni in cui un fatto analogo è accaduto al suo lontano cugino, l’Amen Break – un campione di percussioni della durata di sei secondi e riutilizzato in una infinità di canzoni hip-hop influenzando fortemente il fenomeno del Drum and Bass. Non sorprende che questi due pattern musicali si siano incontrati in più di un’occasione nel corso degli anni. Come l’Amen Break, l’impatto dello Sleng Teng era duplice: non solo erano entrambi immediatamente riconoscibili, erano anche facilmente accessibili: il campione Amen Break era liberamente scambiato, mentre gli stili di Casiotone MT40 erano disponibili a tutti. Erano i primi fenomeni tangibili di democrazia introdotta nel fare musica: tutti potevano registrare, non era più necessario ricorrere ad artisti blasonati e ad attrezzature costose. Ora, chiunque con un microfono, una tape machine, una modesta tastiera o un campionatore avrebbe potuto costruire i propri riddim a livello professionale.

Chi pensa di essere troppo giovane per poter essere stato interessato dai toni vellutati di Casio MT40 si sbaglia. La pulsazione ritmica dello Sleng Teng ha penetrato tutta la cultura pop da allora fino ai giorni nostri. Forse lo avete sentito in uno spettacolo televisivo oppure durante una recensione di un nuovo album. Forse la vostra prima esperienza di ascolto dello Sleng Teng è avvenuta nella colonna sonora del videogioco Saints Row IV, oppure durante una partita con Mix DJ Hero. Forse lo avete sentito tramite uno dei molti brani moderni che lo hanno remixato o nascosto dentro ad un cuscino in vendita sul web. Per tutti c’è stata un’occasione di incontrare lo Sleng Teng sulla propria strada: ha talmente permeato la musica, che è impossibile averlo evitato.

Ma che cosa ha portato quel giro di basso e percussioni di pochi secondi da una tastiera economica nel 1981 al fatto di essere ancora così rilevante al giorno d’oggi? La migliore risposta può essere data da una nuova generazione di musicisti, che ancora oggi utilizzano la Casio MT40 per fare musica. Ad esempio il mago francese delle tastiere Manudigital lo ha fatto, prolungando la vita dello Sleng Teng dalle radici originali di Casio ai giorni nostri. Manudigital ha dichiarato ad Engadget “Il lato magico della creazione musicale è che non hai bisogno di molto per fare cose davvero buone… MT40 è così semplice da usare, ma altrettanto efficace e potente da sorprendermi sinceramente”.

Come tutte le leggende più fortunate, il riddim dello Sleng Teng ha chiuso il cerchio. Gli artisti di oggi potrebbero essere troppo giovani per conoscere l’originale o la tastiera in cui tutto ha avuto inizio, ma è un fatto che il loro viaggio musicale li conduce proprio lì. E quando arrivano al punto, questo ritmo ispira le loro nuove composizioni e – come dimostrano i filmati sul canale Youtube di Manudigital – possono anche creare collegamenti inaspettati con artisti di quell’epoca originale in modo del tutto nuovo. La Casio MT40 non è soltanto una novità retrò: è di più, è un ponte musicale fra diverse generazioni, seppur in plastica beige.

Malgrado tutto il polverone fatto circa lo Sleng Teng, il rock originale che ha generato quello stile è rimasto esclusivo per MT40 (Casio ha ritirato quella tastiera dal mercato dopo circa un anno). Per molti anni, l’azienda giapponese non ha mai pensato di incrementare le proprie vendite riproponendo quello stile su altri strumenti. Fino ad ora, naturalmente. Casio continua a progettare e realizzare nuove tastiere, e infine, dopo tutti questi anni, lo Sleng Teng è tornato in vita nella sua casa spirituale: si vedano i modelli di minitastiere Casio SA-46 e SA-76. Stavolta, però, quel vecchio stile ha un nuovo nome: non è più il preset Rock ma è stato ribattezzato in MT40 RIDDIM.

riddim

Okuda, la madre involontaria dello Sleng Teng, ha un colpo di scena finale per confermare quanto il suo famoso riddim mantenga un’aura enigmatica. Nonostante abbia dichiarato ad Engadget che le voci su Eddie Cochran e i Sex Pistols fossero false e, come abbiamo visto sopra, le influenze reggae fossero presenti, tuttavia ha di fatto ammesso che quello stile era basato su una autentica traccia rock: un brano di rock britannico degli anni ‘ 70 è tutto quello che ci ha concesso di sapere: “Potreste immediatamente riconoscerla quando ascoltate con attenzione quella canzone.” (NDT: Il mistero continua).

Casiotone MT40 l'arranger primordiale
Casiotone MT40 l’arranger primordiale

Il rapporto 2015 del blog tastiere.wordpress.com

Continua la tradizione di fine anno secondo cui i “folletti” delle statistiche di WordPress.com preparano e pubblicano un rapporto annuale per documentare il numero di letture di ogni blog, compreso questo.

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Commentiamo brevemente insieme i risultati:

  • Questo blog è stato visto oltre 198.000 volte nel 2015.
  • Il giorno più trafficato dell’anno è stato il 20 aprile con 913 pagine lette. Il messaggio più popolare quel giorno è stato Ketron alza il sipario su SD7 (al Musik Messe 2015).
  • Nel 2015, ci son stati 75 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del blog a 395 articoli.
  • I lettori provengono prevalentemente dall’Italia (88%) ma si contano numerose letture anche da Stati Uniti, Germania, Svizzera e Francia. In totale questo blog è stato letto in 119 paesi nel mondo.
  • Anche i commenti contribuiscono ad arricchire il contenuto di questo blog: è doveroso ringraziare i commentatori più prolifici: Liberato, Pietro, Manuele, Alberto, Roberto1, Maurizio.

Il blog tastiere.wordpress.com esiste da diversi anni: il primo articolo porta la data del 10 ottobre 2009. Da allora, dopo alcuni mesi molto timidi in cui le mie aspettative erano di avere 25 lettori al massimo, questo blog ha registrato un crescendo inarrestabile di interesse e quest’anno abbiamo sfiorato di poco le 200.000 letture in 12 mesi. E il numero medio è di 542 visite giornaliere.
Per la cronaca, dal 2009 ad oggi il numero totale di letture è di 693.000 (sic!). Credo che questi numeri parlino da soli ed evidenziano un buon segnale di attenzione, cosa che dovrebbe far riflettere i manager delle aziende che producono tastiere musicali.

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Numero di visite annuali su tastiere.wordpress.com

Del resto, è stato un anno importante per il comparto degli arranger workstation e, nonostante la consueta disattenzione da parte dei media, i produttori di strumenti musicali hanno lanciato sul mercato numerosi modelli. I dieci più importanti sono stati commentati e presentati qui in questo blog che si è ancora una volta dimostrato un punto di riferimento per chi suona ed è appassionato di questa materia. Ancora una volta mi sento in obbligo di ringraziare tutti voi lettori, per la gradita attenzione. Scusate se mi ripeto, ma voi lettori siete il motivo che mi spinge a continuare a scrivere nuovi articoli, così spontaneamente e con il solo ritorno della vostra amicizia e fedeltà nella lettura.

Permettetemi di citare le recenti parole di Papa Francesco per augurare a tutti un buon anno nuovo: «Attraverso il perdono, vinciamo il male con il bene, trasformiamo l’odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo».

Un abbraccio,
Renato

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Per chi  se li fosse persi, ecco qui gli articoli più significativi del 2015:

Korg Pa4X: rilascio del sistema operativo 1.1.1

Struttura del file system degli arranger Korg

Struttura del file system degli stili in un arranger Korg

Proprio a ridosso delle festività natalizie, Korg ha pubblicato due nuovi aggiornamenti del sistema operativo che governa l’ammiraglia Pa4X. Per qualche giorno abbiamo visto la versione 1.1.0 ma questa è stata sostituita velocemente dalla successiva versione 1.1.1 il cui manuale PDF in inglese è scaricabile dal sito istituzionale, mentre i possessori registrati possono scaricare la versione italiana della guida rapida da qui. Qualcosa deve essere andato storto, analogamente a quanto successo per Ketron SD7 lo scorso novembre, quando un rilascio software era stato ripetuto a pochi giorni di distanza perché la pubblicazione del nuovo software non aveva funzionato a dovere al primo colpo.

L’elenco dettagliato delle novità è riportato (in lingua italiana) sul sito del distributore nazionale: è un aggiornamento interessante ma non mi sembra di aver visto migliorie memorabili. Del resto, come è possibile elevare ancor più un sistema che è già nato con un numero impressionante di funzionalità? Se Korg volesse (o avesse le risorse) per un arricchimento software straordinario, probabilmente dovrebbe mettere mano alle fondamenta del sistema operativo per riscrivere la gestione del file system e liberarlo dalla struttura rigida di cartelle SET con cui è stato pensato anni orsono. Sin dai primi modelli di Professional Arranger, i dati possono essere memorizzati solamente in cartelle dalla gerarchia predefinita: le evidenti restrizioni non facilitano l’usabilità soprattutto nell’accesso a stili e a pad addizionali posti al di fuori della cartella SET caricata in memoria.  Personalmente ho imparato a conviverci con la mia Pa800 e del resto parliamo solo di una possibilità di miglioramento di un’architettura comunque stabile e affidabile.

PS: Avete già letto qualcosa in merito ai volumi 23-24 di stili gratuiti per arranger Korg?

 

 

Consigli per gli acquisti dicembrini dei suonatori di arranger

MusicOff - La grande comunità online per musicisti

MusicOff – La grande comunità online per musicisti

Per chi ama leggere gli articoli che riguardano gli arranger e dintorni.
Per chi legge abitualmente il blog tastiere.wordpress.com.
Per chi suona per professione e necessita di una strumentazione completa e aggiornata.
Per chi, dopo aver versato il saldo dell’IMU il 16 dicembre, è riuscito a trattenere qualcosa della propria tredicesima.
Per chi ha lavorato sodo per mettersi da parte qualche risparmio.
Per chi ha rotto il salvadanaio.
Per chi ha ricevuto una lauta mancia dai genitori, dai nonni o da una vecchia zia.
Per chi non è tastierista ed appartiene alla comunità dei lettori di MusicOff.
Per i chitarristi che affiancano un arranger al loro lavoro.
Per chi ha vinto una piccola somma alla lotteria.
Per chi è alla ricerca di un regalo per un musicista con arranger e può spendere anche solo una manciata di Euro.

Per tutti costoro, ho scritto tre articoli con cui ho avviato una nuova collaborazione editoriale con MusicOff, la grande comunita online di musicisti: per cominciare, ho esteso una semplice carrellata di consigli per gli acquisti dicembrini. I prodotti suggeriti appartengono ad una vasta gamma di prezzo: ci sono utili accessori a pochi Euro, altri ad un prezzo leggermente più alto, per passare alla sommaria rassegna di arranger workstation che partono da 500 Euro e arrivano fino alle ammiraglie sopra i 3000 Euro.

Se non avete ancora letto quei tre articoli, vi consiglio di farlo ora.

Buona lettura.

 

PS: Per la cronaca, non ho alcuna intenzione di smobilitare questo blog. Diciamo che ho ampliato la mia fatica di blogger. Speriamo di farcela.

Stili in regalo da Korg Italy – Volume 23 e Volume 24

Arranger Korg per animare le feste

Arranger Korg per animare le feste

Korg Italy si presenta anche quest’anno con un regalo natalizio per i propri clienti pubblicando un aggiornamento gratuito di risorse aggiuntive per la serie Pa (Professional Arranger). Trattasi di due nuove collezioni: il rilascio dei precedenti volumi risale all’estate del 2014, quando erano usciti contemporaneamente il volume 21 e 22.

Volume 23

La prima delle due nuove collezioni contiene una raccolta di 12 stili di ambiente rhythm&blues e soul (caspita!). Si presti attenzione al fatto che non sono stili generalisti per un vasto repertorio: sono stati creati pensando soltanto a specifici brani: sono song style, come ama dire qualcuno. Quello che voglio dirvi è che sono ideali per suonare quei 12 brani originali ma che potrebbero non rispondere bene su altri canzoni, visto che non supportano pienamente altri tipi di accordi e di armonia, come invece succede con gli stili normali.

I nomi degli stili camuffano il titolo originale del brano e, per comodità, ve lo aggiungo io fra parentesi:

  • Sweet Home (Sweet Home Chicago di Robert Johnson e resa celebre dal film The Blues Brothers)
  • Gimme Love (Gimme Some Lovin’ scritta dal mitico organista Steve Winwood e portata al successo dallo Spencer Davis Group)
  • Shake Your Tail (Shake Your Tail Feather di cui tutti rammentiamo una ruggente versione di Ray Charles, anche questa tratta dal film The Blues Brothers)
  • Better Think  (Think!, ovviamente la voce più bella del soul Aretha Franklin)
  • Horse Sally (Mustang Sally di Wilson Pickett, che alcuni di voi ricorderanno dallo splendido film irlandese dedicato alla musica soul, The Committments)
  • At Midnight (In the Midnight Hour, come sopra di Wilson Pickett e dal film The Committments).
  • Chain The Fools (Chain of Fools, celeberrima canzone di Aretha Franklin)
  • Peter Theme (Peter Gunn Theme di Henry Mancini non avrebbe nulla a vedere con il blues, essendo un brano orchestrale nato come colonna sonora di un programma TV, ma da quando è stato usato in una scena da culto nel film The Blues Brothers è diventato un inno ostinato e ossessionante degli amanti della musica nera)
  • MinnieFreeloader (Minnie The Moocher di Cab Calloway, un classico del jazz anche questo entrato nel repertorio degli amanti del blues sempre grazie al film The Blues Brothers).
  • Everybody Bros (Everybody Need Somebody to Love del compianto Salomon Burke, trasformata nel tempo da Wilson Pickett fino a diventare un capolavoro universale con John Belushi e Dan Aykroyd nel film The Blues Brothers).
  • Prisoner Rock (Jailhouse Rock di Elvis Presley e gran finale del film The Blues Brothers – ancora una volta)
  • Soul Bros (Soul Man di Sam & Dave).

Questo volume è fatto di due cartelle:

  • Pa3X (può essere caricato anche su Pa3XLe, Pa900, Pa600, Pa300 and HAVIAN 30)
  • Pa4X (in questa cartella mancano gli ultimi tre stili della lista di cui qui sopra, dato che questi fanno già parte degli stili di fabbrica precaricati sullo strumento).

Volume 24

La collezione successiva VOLUME 24 è più esclusiva e può essere installata solo su Korg Pa4X. Trattasi di otto stili per il repertorio pop:

  • Marvin G. Pop
  • All Begins Pop
  • Blood Flow Pop
  • Let Her Pop
  • Drag Me Pop
  • Can’t Feel Pop
  • Want Me Pop
  • Fast Guitar Pop

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Per concludere, vi passo il riferimento all’annuncio del distributore nazionale Eko Music Group e la pagina BonusWare di Korg da cui effettuare lo scarico dei file.

E ora diamo spazio ai Blues Brothers!

Pedali per tastiere arranger: volume o espressione?

Korg XVP-10 - Pedale del volume e dell'espressione

Korg XVP-10: Pedale del volume e dell’espressione

Volume ed espressione

Se suonate soltanto in casa, è probabile che non vi siate mai posti il problema di alzare o abbassare il volume del vostro arranger in tempo reale. Ma, la prima volta che uscite e suonate dal vivo, vi rendete immediatamente conto di quanto sia vitale il poter agire sul volume continuando a suonare e cioè senza staccare le mani dalla tastiera.

In queste condizioni, per controllare il volume di uscita, si utilizza abitualmente un pedale. Uno dei due fra quelli che (apparentemente ma solo apparentemente) sembrano svolgere lo stesso ruolo e cioè controllare l’intensità del suono. Il primo è il pedale del volume vero e proprio, il secondo è il pedale dell’espressione. Lavorano in modo diverso: vediamo come.

Partiamo dal MIDI

Prima di tutto, facciamo chiarezza sulla nozione di base e cioè sulla distinzione fra i due controlli (volume ed espressione) a livello di implementazione MIDI.

  • Nel MIDI, il volume è determinato dal controller 7 che influenza direttamente l’intensità del volume di uscita secondo la classica scala di valori che va da 0 (silenzio) a 127 (volume massimo).
  • Invece, l’espressione risponde al controller 11 e agisce come una sorta di percentuale del controllo del volume. Facciamoci aiutare da un esempio: supponiamo che state registrando una canzone di tre tracce, un pianoforte (volume ad 80) un basso (volume ad 85) e una batteria (volume a 90). Ora immaginiamo che vogliate aumentare il volume dei tre strumenti mantenendo inalterato il bilanciamento nel mix tra gli strumenti stessi. Potete agire sul volume in due modi diversi: 1) calcolare a mano i valori di ciascuno strumento aggiungendo una percentuale e arrotondarli al valore più vicino, 2) aggiungere un valore fisso a tutti gli strumenti. OPPURE c’è una terza via: assegnare il medesimo valore di espressione a tutti e tre gli strumenti.

    Boss FV-500L - Volume ed espressione

    Boss FV-500L – Volume ed espressione

Cosa succede con i due diversi tipi di pedale

Passiamo ora a vedere cosa succede quando suonate in tempo reale con un pedale del volume oppure con un pedale dell’espressione.

Con il pedale del volume, potete naturalmente variare l’intensità del segnale che viene ricevuto dalle uscite stereo della tastiera e inviato all’ingresso dell’amplificazione; in breve, questo pedale esegue le stesse operazioni che sono possibili con la manopola (o il cursore) sul pannello dello strumento, consentendovi di variare il volume master senza staccare le mani dalla tastiera in un momento in cui state suonando in tempo reale.

Con il pedale dell’espressione, invece, potete fare qualcosa di diverso: innanzitutto, controllare le dinamiche espressive con variazioni più tenui del volume per non correre alcun rischio di degradare il segnale, visto che le variazioni sono valori percentuali a quanto avete previsto sul valore del volume. Se poi il vostro arranger lo consente, potete utilizzare questo pedale per controllare il volume di alcune tracce soltanto (ad esempio Upper 2 e non Upper 1). Su alcune tastiere, potete programmarlo per agire su altri controlli come l’aftertouch, il pitch bend o addirittura i parametri dell’unità degli effetti. Inoltre il pedale dell’espressione può essere configurato per agire solo sui suoni e non sugli effetti e, quindi, nel momento in cui alzate di schianto il pedale, ottenete un silenzio meno drastico e più naturale.

Collegamenti fisici diversi

Dal punto di vista delle connessioni fisiche, visto che il pedale del volume riceve il segnale dalle uscite audio della tastiera e lo invia al sistema di amplificazione, occorre collegare quest’ultimo tramite due cavi dalle uscite stereo (OUT) della tastiera ed entrare negli ingressi del pedale, e poi dall’uscite del pedale con altri due cavi raggiungete il mixer o l’amplificatore esterno.

Invece con il pedale dell’espressione dovete fare un’altra strada, visto che il suo lavoro è inviare variazioni al controller 11 della tastiera: collegate le uscite del pedale – tipicamente jack TRS – al connettore del pedale assegnabile del vostro arranger e poi configuratelo opportunamente (ogni tastiera potrebbe essere un mondo a sé: cercate le istruzioni sul manuale).

Scelta di un pedale

Va da sé che, qualora il vostro arranger non abbia un ingresso per il controllo dell’espressione, potete solo optare per un pedale di controllo del volume. Nella scelta specifica di un pedale del volume, occorre tenere conto della qualità costruttiva e del pregio dei componenti: visto che alzando il potenziometro potete raggiungere i valori massimi di uscita del segnale audio, esiste il rischio reale di degradare il segnale, rischio che può essere contenuto ed escluso dalla qualità del pedale stesso.

Per la scelta di un pedale dell’espressione, è importante che la corsa di escursione dei valori sia lineare, senza scatti e per tutta la scala dei valori. E’ importante segnare correttamente la polarità, perché sia coerente con i valori previsti dalle specifiche tecniche del vostro arranger.

Quiklok VP26U - Pedale del volume

Quiklok VP26U – Pedale del volume

Alcuni modelli presenti sul mercato

Alcuni pedali funzionano solo per il controllo del volume o solo per l’espressione, mentre altri sono in grado di gestire alternativamente entrambi i funzionamenti. Ogni casa di strumenti musicali offre i propri pedali marchiati che vi garantiscono l’affidabilità, mentre sul mercato si trovano anche produttori indipendenti per i quali va appurata la compatibilità con il vostro arranger (un controllo preventivo non guasta, giusto per evitare sorprese).

  • Yamaha FC7 è apprezzato da molti musicisti ed è in grado di controllare sia il volume sia l’espressione e può anche essere utilizzato per qualsiasi altro parametro assegnabile.
  • Il semplice Korg EXP-2 e il più evoluto Korg XVP-10 sono pedali che agevolano entrambi i controlli. XVP-10 è dotato di due canali indipendenti di ingresso/uscita. E’ possibile collegare uno strumento o un processore di effetti godendo di uscite stereofoniche e controllare il volume di entrambi i canali contemporaneamente, o collegare due strumenti indipendenti e controllare il loro volume nello stesso momento.
  • Ketron 9PE006 è un pedale che controlla soltanto il volume.
  • Roland EV-5 è il pedale d’espressione tipico per tastiere elettroniche, mentre Roland EV-7 è un pedale dalla corsa molto lunga per essere utilizzato propriamente con i suoni d’organo della serie VK Roland.
  • Anche la sussidiaria Boss distribuisce pedali per volume/espressione come Boss FV-500L mentre il più piccolo FV-50L è un pedale stereo del solo volume. I pedali Boss in alluminio sono particolarmente diffusi fra i musicisti, date le dimensioni e la robustezza.
  • Quiklok VP26U è un pedale del volume molto robusto e universale; Bespeco VM16 e Bespeco VM18L sono le due varianti di due pedali per volume ed espressione adattabili alle diverse rotazioni.
  • Per finire citiamo anche il pedale Behringer FCV100 che può essere usato sia per il volume sia per l’espressione. Funziona a batterie a 9V oppure con un trasformatore DC a 12V.

E ora, se ho stuzzicato la vostra curiosità, andate in un negozio di strumenti musicali e provate qualche pedale da voi!

Ultime notizie da Ketron

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Mi piace lo stile introdotto recentemente da Ketron sul nuovo sito. Mi piace in particolare la dinamicità della pagina principale, dove scorrono le notizie. Mi dà un senso di vitalità, mi fa capire che la situazione non è statica: c’è movimento. Mi comunica che Ketron è vitale. E che il comparto di ricerca, sviluppo e produzione degli arranger ha ancora qualcosa da dire. E che, in particolare, il Made in Italy nella produzione di strumenti musicali non ha ancora cessato di tenere alta la propria bandiera. Bene!

E allora commentiamo insieme le ultime notizie, quelle uscite dopo il 13 novembre, giorno in cui ci siamo confrontati insieme qui sulle novità fino a quella data.

SD7 1.1.1
Qualcuno di voi ricorda il piccolo disguido a causa del quale il nuovo sistema operativo dell’apprezzata SD7 non era stato reso scaricabile immediatamente in forma stabile. Ketron era già intervenuta il 17 novembre per correggere l’anomalia, ripristinando un grande entusiasmo fra i recenti acquirenti di SD7. Ma non sono passati nemmeno altri nove giorni, che ancora una volta Ketron interviene pubblicando una successiva versione del firmware. Siamo così arrivati alla versione 1.1.1. E’ naturale che, in tempi così ravvicinati, non potesse arrivare un aggiornamento importante, si limita infatti a migliorare la sincronia dei file di testo con le basi audio e MIDI, a sistemare qualcosina sul controllo del Pitch Bend e a consentire l’accesso alle REGISTRATION dal menu MEDIA.

MIDJPRO 1.3.4
Gli aggiornamenti software di Ketron vanno a braccetto e, quasi contemporaneamente, assistiamo alla pubblicazione della versione 1.3.4 del sistema operativo di MIDJPRO, la scatola magica. Anche qui registriamo piccole briciole di miglioramento: la stessa sincronia dei file di testo di cui sopra, l’aggiustamento di alcuni ritmi e l’aggiornamento del manuale.

Descrizione di procedure utili
Gli aggiornamenti software fanno sempre piacere ma (a mio modesto avviso) la più gradita novità è la pubblicazione di articoli istruttivi che spiegano come creare un nuovo stile per Ketron SD7, come attivare l’effetto rotary sui suoni d’organo e, il più atteso, come importare su SD7 e MIDJPRO gli stili provenienti dai modelli Ketron precedenti della serie SD e MIDJAY, aspetto di cui ci aveva parlato anche Giorgio Marinangeli (ricordate?).

PS: Colgo l’occasione per salutare pubblicamente Giorgio Marinangeli, caro amico di questo blog: gli auguro tutto il meglio, a seguito della sua recente decisione di terminare la collaborazione con Ketron e di abbandonare il  mondo dell’ingegneria musicale per passare ad un altro settore professionale. Excelsior!

Con un arranger in una casa di riposo e un nugolo di bambini

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Oggi mi sento un po’ naif.

E’ successo domenica scorsa, in una situazione per me un po’ insolita ma molto semplice: ho accompagnato un coro di bambini che si sono recati con entusiasmo in una casa di riposo per anziani, per una classica mattinée con canti, barzellette, giochi di magia e danza.

Vi devo confessare che, grazie al mio arranger workstation Korg Pa800, ho potuto fare un sacco di cose:

  • Ho collegato le due uscite audio a due amplificatori esterni da 150 Watt ciascuno per diffondere il suono nel salone.
  • Ho usato gli amplificatori di bordo della mia tastiera come spie per il sottoscritto.
  • Alcuni anziani erano già nella sala mentre montavo gli strumenti. Ho passato allora un MIDI file di un minuetto classico per pianoforte come base per provare i livelli: mentre ascoltavo la resa dal fondo della sala, mi sono reso conto di aver fatto resuscitare l’attenzione di qualche anziano dalle loro carrozzine (chissà quale ricordo devo avere risvegliato).
  • Ho collegato un microfono Shure SM58 all’ingresso Audio Input della Pa800 e questo è stato usato successivamente dai due bambini che fungevano da disinvolti presentatori e da altri due piccoli e bravi raccontatori di barzellette (fantastici, per la cronaca).
  • In pochi minuti ero pronto. Quando sono arrivati tutti i bambini abbiamo cominciato. Ho accompagnato il coro in un paio di brani, sfruttando gli stili della sezione arranger. Avevo preparato la scaletta sfruttando la CustomList del SongBook, dove avevo configurato le voci da suonare dal vivo (STS) e le tracce degli stili. Così è stato facile ed immediato richiamare le impostazioni richieste.
  • Per il primo brano avevo scelto uno stile con una buona presenza nei bassi e nei suoni percussivi: questo scelta ha permesso al coro dei bambini di sentire bene il tempo e non perdersi.
  • All’attacco del secondo brano cantato, c’è stata una piccola ma fatale indecisione e la maestra del coro ha dato l’avvio con un leggero ritardo e così i bambini si sono trovati indietro di due movimenti con il canto: nessun problema, alla misura successiva ho premuto il pulsante magico Tap Tempo Reset e ci siamo trovati tutti a tempo in un niente (chissà se poi qualcuno se ne è accorto). Troppo comodo!
  • Durante i giochi di magia e lo spettacolino di danza, ho passato un paio di basi MP3 che mi erano stati dati dagli organizzatori dell’evento, sfruttando il doppio sequencer di Pa800 .
  • Alla fine, mentre tutti uscivano ho suonato – in tempo reale – un paio di ballate classiche e strumentali, sempre sfruttando gli stili della sezione arranger.
  • In meno di dieci minuti ho smontato tutto. Sempre da solo.

OK, voi direte: tutto qua? Non era niente di che, non era una situazione professionale e nemmeno impegnativa. Era solo uno spettacolino con bambini per un pubblico di persone molto anziane, disposte ad ascoltar di tutto pur di rompere la monotonia. Sì lo so, probabilmente era proprio così, avete ragione voi, ma… ma quant’è comodo disporre di un buon arranger e quanto è bello suonare le cose più semplici?

Alla prossima!

PS: Dimenticavo di dirvi che l’amico Riccardo Gerbi mi ha recentemente coinvolto fra i collaboratori della sua redazione e, da oggi, è cominciata per me una nuova piccola avventura nell’editoria web della musica. Troverò il tempo per stare dietro anche a questo nuovo impegno? Proviamoci. Intanto vi segnalo che è uscito il mio primo articolo di consigli per i regali natalizi per chi suona tastiere arranger: Arranger Workstation – Regali di Natale #1 Ovviamente la lettura è consigliata.