Max Tempia, toro scatenato nella comunità degli arranger (parte 2 di 3)

Coloro che si sono persi la prima parte dell’intervista a Max Tempia possono leggerla qui. Oggi continuiamo il resoconto con la seconda frazione. Nei prossimi giorni seguirà la terza e conclusiva parte di questo racconto.

Re’: Max, raccontami di come e quando nasce Korg Italy.

Max: C’era questo grande progetto in piedi lanciato da Jürgen Schmitz e Francesco Castagna: stava per arrivare Pa80. La prima tastiera studiata e realizzata completamente in Italia e parte col botto avendo ereditato la generazione dei suoni del Triton. Pensa, aveva persino un registratore digitale a 4 tracce, ma non era accessibile da pannello. Pa80 era multi-tasking e questo per Korg ha rappresentato una innovazione importante: se non avevi il multi-tasking non avevi niente, dovevi suonare mentre caricavi altre cose. C’era il doppio sequencer. Era una gran bella macchina per quei tempi. Certo se la provi oggi, puoi notare il distacco dalla tecnologia attuale: ma a quei tempi, non c’era proprio nulla da dire.

Max Tempia presenta Korg Pa80 nel 2000

Max Tempia presenta gli arranger Korg nei primi anni duemila

Re’: I materiali erano meno nobili rispetto i3 e i30.

Max: Plastica. Stampo e plastica. E’ vero, qualcuno storceva il naso; però pesava di meno e, soprattutto, suonava meglio. Pa80 ha venduto tantissimo. Ha avuto un successo unico, straordinario e senza confini. Tu non ti puoi immaginare le vendite che la giapponese Korg ha realizzato grazie a quell’arranger Made In Italy. A realizzare gli stili, oltre al me, c’erano Gabriele Pavani di Pordenone (che si occupava di dance e liscio, che connubio, vero?) e poi gli stessi del Voicing Team internazionale con altri musicisti occasionali che trovavo in giro. La maggior parte del repertorio era destinata al mondo tedesco ed italiano. Un mercato in grande crescita era quello spagnolo: mi occupavo io di quegli stili, dato che ero anche il dimostratore Korg ufficiale per la Spagna. Abbiamo creato anche gli stili mediorientali che ci ha aperto le porte di continenti nuovi: ad essere onesti, non eravamo stati i primi, GeneralMusic già faceva stili per quel mondo prima ancora di Korg. Io ero il responsabile del repertorio completo degli style: il checkup finale della macchina era tutto sulle mie spalle. Ci ho lavorato parecchio.

Re’: In effetti gli arranger Korg erano rinomati rispetto la concorrenza per l’affidabilità del software e degli stili.

Max: Il collaudo finale era fondamentale. Eravamo in tanti e facevamo un gran lavoro. Anche le altre case avevano un Voicing Team internazionale. Del resto, il primo era stato quello di Roland: da lì era partito tutto. Ora questi team creativi sono scomparsi: le aziende hanno cambiato direzione. Oggi quello stile di lavoro creativo di gruppo si è un po’ perso. Ma, tornando a Pa80, erano numerose le innovazioni tecnologiche: pensa montava un disco a stato solido SSD che oggi è molto diffuso ma, in quegli anni rappresentava una grande novità.

Re’: Pa80 è poi evoluta in Pa1X con cui Korg è tornata a produrre arranger con una scocca robusta e tasti semi-pesati. andando ad accontentare i nostalgici di i3 e i30.

Max: Sì, abbiamo continuato a lungo sulla strada dell’innovazione. Pa1X è stato un importante passo in avanti che però ha raggiunto la pienezza con la generazione successiva, quella piattaforma comune fra Pa2X e Pa800 con cui Korg ha raggiunto il vertice di crescita nella propria storia di produttore di arranger. Quel progetto è ancora credibile oggi, a distanza di molti anni: e non è per nulla sorprendente il vasto numero di musicisti che ancora oggi si esibiscono e si guadagnano la vita suonando Pa800. Credo che, da allora, Korg sta di fatto lavorando di cesello e precisione per migliorare quella piattaforma, ma la base è sempre quello stesso progetto.

Re’: La tua storia con Korg è stata bellissima: ma come tante belle storie anche questa ha avuto la sua fine.

Max: Vedi, dopo tanti successi con Korg, c’è stato un periodo di cambiamento. Le tastiere con accompagnamenti non garantivano più le vendite di prima. E’ cambiato il distributore nazionale: da Syncro siamo passati ad Eko. Molti equilibri sono andati a cambiare. C’è stato un raffreddamento generale dei centri R&D in Italia. Chi l’ha smantellato, chi ha spostato tutto in Germania ad Amburgo. Anche Korg Italy ha perso progressivamente il peso che aveva avuto in quegli anni. Non solo gli arranger ma anche le worstation hanno cambiato fisionomia. A dire il vero, la mia conoscenza con Casio risaliva a molti anni prima, alla presentazione del primo pianoforte Celviano: avendo Casio lo stesso distributore nazionale di Korg, cioè Videosuono, fui chiamato a presentare il primo Celviano. Devi sapere che Casio aveva già il sistema per togliere il canto la parte centrale agendo sulle fasi di un base audio. E poi Casio aveva creato una spettacolare chitarra MIDI e anche il sax MIDI con l’altoparlante sulla campana, la batteria con i pad. In quegli anni, potevi confrontarti con tutte le aziende concorrenti, ma non potevi fare il nome di Casio: tremavano i muri. Casio aveva già allora una forza tecnologica impressionante. Erano già presenti nella micro-circuitazione, esperienza fatta su calcolatrici e orologi e che poteva essere adottata ora sugli strumenti musicali. Non è un caso che il primo campionatore è stato fatto da Casio. La storia della chitarra MIDI era emblematica: era un’ottima chitarra di liuteria e questo la dice lunga. A differenza della chitarra e dei pickup di Roland, Casio aveva molto meno ritardo e aveva un synth interno. Non ti nascondo che, molti anni prima, per programmare molti stili della Korg i3, io ho utilizzato quella chitarra lì. Poi certo, dovevi fare grandi pulizie dei messaggi MIDI, perché nella registrazione ti tirava dentro di tutto. Ma, ragazzi, erano i primi anni novanta! Non è insolito per me osservare come in Casio si stanno ritrovando molti personaggi dei grandi Voicing Team: sarà per un caso fortuito, ma io come Jerry Kovarsky, Mike Martin, Cristian Terzi, Nicolas Vella, Ralph Matten stiamo dando indicazioni a Casio e da un po’ di tempo. Non è ancora una storia strutturata: ci stiamo autoalimentando, ci stiamo preparando al futuro.

(Continua prossimamente)

Max e Paola, prima dell'intervista e prima della partita allo stadio Grande Torino

Max e Paola, prima dell’intervista e prima della partita allo stadio Grande Torino

Max Tempia, toro scatenato nella comunità degli arranger (parte 1 di 3)

Max Tempia: intervista allo stadio Grande Torino

Max Tempia: intervista allo stadio Grande Torino

Un comune e noto amico, Riccardo Gerbi, e una comune passione sportiva per i colori granata (NDR: mi perdoneranno per una volta i lettori sostenitori di altre squadre di calcio per questa contaminazione su un blog universalmente aperto alla musica) hanno prodotto per me un inaspettato incontro in cui ho avuto l’occasione di conversare a lungo sulle tastiere arranger con Max Tempia, uno dei più importanti musicisti che ha contributo allo sviluppo di numerose tastiere con accompagnamenti, prima in casa Korg e poi presso Casio. Come potrete leggere da voi, il resoconto della conversazione contiene un sacco di aspetti interessanti per la materia a cui è dedicato questo blog e spalanca davanti a noi uno spaccato sincero sulla storia di questo comparto di strumenti musicali. L’esperienza e le conoscenze di Max sono un patrimonio importante e sono contento di raccontarvi tutto qui nel nostro blog. L’intervista è così ricca che ho dovuto selezionare una sola parte degli argomenti e, nonostante ciò, è talmente lunga che ho previsto di pubblicarla “a puntate”, al fine di agevolare la vostra più snella lettura sul web.

Cominciamo oggi con la prima parte. Siamo nel palco dell’ospitalità del Torino FC. Lo confesso: la situazione è lievemente surreale, ma Max ha un carattere estroverso e si rende disponibile a tutte le mie curiosità. Mentre Paola, la sua gentile compagna, ci segue con ammirevole pazienza. E noi partiamo a raffica con domande e risposte .

Re’: Max, sei stato testimone e protagonista della storia degli arranger Korg. Da dove è cominciato tutto?

Max: Siamo all’inizio degli anni novanta. Da oltre un decennio Korg non produceva più arranger. In quegli anni, dominava il mercato Roland con E70, uno strumento che ha vissuto una larga diffusione. In quel momento storico, Korg decide di rientrare nel mondo degli arranger. A quei tempi, in Korg c’era il leggendario Voicing Team fatto di importanti musicisti provenienti da tutto il mondo: il mitico Jerry Kovarsky dagli USA che, fino al giorno in cui ha deciso di abbandonare per ritirarsi alle Hawaii, ha guidato i grandi progetti delle storiche workstation Korg. Dall’Italia c’ero io che mi occupavo degli style, Michele Paciulli che si occupava dei suoni. E sì, perché gli stessi suoni che si facevano per i synth poi si passavano agli arranger. C’era il canadese Steve McNally, il tedesco Michael Geisel, da Los Angeles Geoff Stradling, un pianista straordinario. A quei tempi Francoforte era la fiera più importante dell’anno ci si trovava tutti lì e si organizzavano i meeting successivi.

Re’: E come è successo che sei finito dentro questa grande esperienza?

Max: Io già lavoravo in televisione con l’orchestra nelle trasmissioni di Gianfranco Funari. E poi avevo iniziato la collaborazione per le attività di pre-vendita e post-vendita con Videosuono, il distributore nazionale dei prodotti Korg. Ed è così che sono finito a lavorare con il centro R&D di ricerca e sviluppo. E poi quando il direttore commerciale Fulvio Pesenti ha lasciato Milano e Videosuono per passare a Numana (Ancora) e dirigere Syncro il nuovo distributore Korg, pian piano siamo tutti passati nella nuova azienda. E così ho fatto anch’io.

Re’: Ma c’è stato un momento in cui vi siete seduti intorno ad un tavolo e avete pensato di realizzare il capostipite dei nuovi arranger Korg, voglio dire il mitico i3?

Max: Ma no, è successo tutto in modo naturale. La qualità delle persone del Voicing Team era straordinaria e non poteva essere diversamente. i3 in sé e per sé non era un modello sconvolgente, ma ha cambiato le carte in tavola, soprattutto alla luce di quello che è successo dopo. Siamo nel periodo del post M1, quello strumento che ha creato un nuovo modo di pensare e di concepire le tastiere, grazie all’intuizione di Michele Paciulli: lui in persona ha dato il LA al concetto di workstation. Dunque i3 aveva in sé un grande patrimonio di suoni: quel modello di arranger nasce in Giappone nel 1992 con il Voicing Team internazionale. La generazione dei suoni era fondamentalmente quella della workstation Korg 01/W che avevano appena rivisto la luce nella declinazione di X3. Le capacità di quegli anni erano ridicole se confrontate ad oggi, si parlava di MB e non di GB. C’erano 32 stili e 4 memorie user. Però, quando tutti gli altri arranger avevano due variazioni, un Intro, un Ending e il riconoscimento degli accordi arrivava al massimo fino alla diminuita, arriviamo noi con due Intro, due Ending e quattro variazioni: e ogni variazione aveva sei Chord Variation. E poi lo strumento disponeva di sei tracce per gli accompagnamenti. E sì perché Korg aveva pensato di usare il sequencer per pilotare la sezione arranger. E infatti, il primo prototipo, che ho avuto fra le mani per preparare gli stili, era di fatto un Korg 01/W che, caricando un sistema operativo fatto su misura, attivava la modalità arranger al posto del sequencer. Ed era così che provavi gli accompagnamenti. Non so nemmeno dove sia finito quel prototipo. Che epoca! Oggi ti danno un software e lavori su computer: a quei tempi c’era ancora Notator sull’Atari e ti dovevi arrangiare.

Re’: Io personalmente avevo vissuto nel 1994 l’esperienza di cliente Roland E70 che passava a Korg i3. Oltre all’introduzione di un sequencer con la capacità di modificare tutti gli eventi MIDI, la grande novità per me era stata la possibilità di intervenire sui suoni. Su E70 i suoni erano pronti all’uso con gli effetti giusti, ma non li potevi toccare; su Korg i3 invece potevi personalizzare tutti i parametri delle singole voci. E del riconoscimento degli accordi, che mi dici?

Max:  Ah, fantastico. Stephen Kay aveva inventato un algoritmo innovativo per riconoscere gli accordi su i3. Era lo stesso che Korg avrebbe poi introdotto su iH, l’armonizzatore vocale. Il modo classico di riconoscere gli accordi era quello di cercare l’accordo in una tabella di Database. Ma aveva dei limiti. L’algoritmo di Steven era stato costruito per ragionare inizialmente in termini di note. Cerco di spiegami con un esempio: immaginiamo di essere in Do per farla semplice. Premiamo Do-Mi-Sol-Si e l’algoritmo individua un accordo di Do7+. Partiamo proprio da qui. Succede che se vai a suonare sulla tastiera un Do minore , l’algoritmo va a spostare il Mi in Mib e il Si sale a Do e da queste note va a pilotare l’accompagnamento automatico. Se invece suoni una settima, Di-Mi-Sol rimangono e il Si sale a un Sib. Se vai a suonare un accordo di settima/nona, Do-Mi-Sol-Sib, l’algoritmo va a prendere una quinta nota che è il Re. E, in questo modo, grazie all’aggiunta della quinta nota, è possibile fare di tutto. Ad esempio, prendiamo un accordo abbastanza complesso: Do settima nona diesis. Il Do-Mi-Sib-Mib: l’algoritmo allora cosa fa? Il Do rimane Do, Mi rimane Mi, il Sib è la settima che scende e, non essendoci la quinta, quella che doveva essere la nona prima cioè il Re questa passa al Re Diesis. Il risultato di fatto era una roba allucinante che non aveva nessun altro. Vedi, prima di Stephen Kay, le cose difficili da fare erano le discese: prendi per esempio Senza Luce con il basso che scende Do, Si, La, eccetera. Invece per noi in Korg con il basso inverso ti sleghi dall’accordo, ti potevi tenere il Do maggiore e suonare il basso per conto suo, come da spartito. Allucinante per quei tempi. Un altro esempio: prendiamo Brazil con la quinta più che gira: Sol-Sol diesis-La-Sol diesis-Sol. Suonavi Do-Mi-Sol per confermare l’accordo e poi facevi girare solo la quinta. Non essendo basato su rigide tabelle, avevi le vere note che pilotavano l’accompagnamento ed era possibile ottenere un effetto veramente musicale.

Re’: E’ stata un’innovazione epocale nel mondo del riconoscimento degli accordi.

Max: In termini di velocità, pur con tutti i limiti delle prestazioni di allora, il risultato era un tempo di risposta superiore alla concorrenza, perché non era più necessario andare a leggere una tabella di accordi, ma era sufficiente leggere quattro note per generare un accompagnamento. Se proviamo adesso una i3, ci scappa da ridere per il ritardo.  Ma tieni a mente che quello strumento era uscito sul mercato nel 1993!

Un giovane Max Tempia ai tempi in cui collaborava con Korg

Un giovane Max Tempia ai tempi in cui collaborava con Korg

Re’: Dove programmavi gli stili?

Max: Io programmavo gli stili fuori, usavo Notator su Atari, perché aveva già una divisione delle parti in pattern, in modo orizzontale. Potevi portare le sequenze preparate sul sequencer sullo strumento e poi smanettare sull’arranger per renderli perfetti. L’unica difficoltà era che questi benedetti stili non li potevi programmare in Do maggiore perché ti mancava la quarta nota: li dovevi programmare in Do7+. Durante la creazione di un style, eri tenuto per forza ad immaginare musicalmente dove sarebbe potuto andare lo strumento. E poi passavi ore a collaudarli. E poi una cosa che non aveva nessuno a quei tempi era la conversione dei MIDI file in uno stile. Potevi prendere le basi MIDI già fatte, isolavi un segmento del brano fino a 16 misure, in un sequencer portavi le note a riprodurre un accordo di 7+ e avevi bella pronta una Variation di uno stile.

Re’: Ricordo uno stile rock così accurato e così pieno di strumenti: sembrava di suonare dal vivo con Keith Richard in persona e tutti gli Stones.

Max: I suoni di quella tastiera erano duri e spigolosi: a confronto, le altre tastiere sembravano avere suoni finti. Qui batterie e chitarre spaccavano di brutto: le potevi usare per suonare il rock senza paura. Però poi i clienti si lamentavano e ci dicevano: “Ma noi abbiamo bisogno di suonare il valzerino!”. Per la prima volta nella storia, Korg aveva inventato quello che io chiamavo il Circo Equestre, gli stili che suonavano da soli. Quelli che poi però passarono di moda negli anni a seguire. In quegli anni, sembrava essere fondamentale realizzare stili con i fuochi d’artificio, con gli Intro che richiamavano gli arrangiamenti originali delle specifiche canzoni a cui era stato ispirato lo stile. La domanda del mercato era quella: dare ai musicisti stili verticali capaci di riprodurre con fedeltà un brano preciso.

Re’: Io onestamente non li ho mai amati a fondo quegli stili, quelli che oggi sono noti con il nome di Song Style: stili disegnati per funzionare con una sola canzone. Sì, sono comodi quando fai le serate, ma ho sempre trovato più stimolante lavorare con stili di accompagnamento più orizzontali e quindi più flessibili, quelli che ti consentono di metterci del tuo.

Max: E’ così, però devi ricordare che venivamo da un’epoca in cui gli stili della concorrenza erano abbastanza elementari: erano fatti di quattro elementi in croce. In quella tastiera, invece disponevi di sei tracce: due percussioni, il basso e tre accompagnamenti. E poi riconoscevano i comandi MIDI di Program Change e di Control Change, per cui avevi il dominio totale su tutte le variazioni. E poi c’erano gli effetti separati per ogni traccia. E ancora le Intro si comportavano in modo diverso. Ogni stile aveva un’introduzione da usare così come era fatta, ma ne aveva un’altra che era capace di seguire i cambi degli accordi. Era davvero divertente.

Re’: E dopo?

Max: A pensarci ora, i3 era stata la prima e avevamo avuto carta bianca per dare spazio alla massima creatività; e dopo i30 (aveva il touch screen e altre innovazioni) la tendenza è cambiata e ci siamo avvicinati al mercato più tradizionale. C’è stata i4S con amplificazione, pesava un sacco. i5S era una tastiera orribile, di plastica e non per ragioni di risparmio. Nasce i5M e, nello stesso periodo, iH, l’aggeggio vocale per i cori. Tutte tastiere Made in Japan. Il centro R&D in Italia inizia ufficiosamente con la programmazione di i40S, tastiera amplificata con il generatore dei suoni di Triton. Tutto arrivava dal Giappone, noi siamo intervenuti con qualche editing e realizzando tutti gli style. Abbiamo fatto, secondo me, un bel lavoro. Anche quella è stata una bella svolta perché abbiamo introdotto sedici memorie per gli stili utente, mentre prima ce n’erano solo quattro. Il pacchetto degli stili è passato da 48 a oltre 100. Dimenticavo, per la prima volta, abbiamo utilizzato la tastiera della Fatar e non più Yamaha, com’era stata tradizione di Korg fino ad allora.

(Continua qui)

Scott Bradlee alza il sipario sul presente e sul futuro degli arranger

Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

A volte nei miei scritti pubblicati in questo blog, mi interrogo su quale possa essere il futuro delle tastiere arranger e se ancora possano averne uno, visto il dinamismo irrequieto con cui si muove la tecnologia digitale. Poi, nei giorni scorsi, càpito per caso sul filmato video di Scott Bradlee (guardatelo qui sotto!) e ho l’intuizione: eccolo qui il presente e il futuro degli arranger. Non è questione di tecnologia. Siamo noi. Siamo noi essere umani. Siamo noi musicisti. In particolare siamo noi, quando ci prendiamo cura di noi stessi e ci dedichiamo allo studio della musica, quando ci esercitiamo a fondo su una partitura e non ci accontentiamo del risultato facile. E insistiamo, provando fino a quando non ne ne esce un’esibizione convincente (a proposito se qualcuno di voi non ha ancora visto il film Whiplash, è tempo di recuperare e di farlo il più presto).

Ed è comunque qui che nasce il concetto autentico di arranger. E’ in ciascuno di noi. Perché di fatto, noi non dipendiamo dagli stili preset di una tastiera di accompagnamenti automatici: in ciascuno di noi, il repertorio di stili possibili è illimitato, la tavolozza sonora ha i limiti dovuti solo allo strumento che ci capita sottomano in quel momento. Scott Bradlee ce ne dà una dimostrazione e, solo casualmente, nel filmato si esibisce con un pianoforte digitale Nord Stage. Il bello è che potrebbe utilizzare qualsiasi tastiera, qualsiasi pianoforte digitale o acustico, di qualsiasi marca.

In questa dimostrazione, possiamo verificare soltanto 26 stili e sono tutti suonati sulla stessa canzone: la ninna nanna più scontata del mondo anglosassone: Twinkle Twinke Little Star.  Sono 26 arrangiamenti che raccontano in una manciata di minuti la storia di un secolo di musica. Vi consiglio la visione: per favore, se non lo avete ancora visto, dedicate ora cinque minuti della vostra vita a questo filmato e riconciliatevi con la musica “suonata con le mani”.

Per la cronaca, ecco i nomi degli style che l’arranger oggi ci dimostra:

  • Waltz
  • Ragtime
  • Charleston
  • Boogie Woogie
  • Swing
  • Bossa Nova
  • Doo Wop
  • RocknRoll
  • British Rock
  • Country&Western
  • Psychedlic Rock
  • Motown
  • Funk
  • Disco
  • Singer/Songwriter
  • Reggae
  • New Wave
  • Hard Rock
  • Grunge
  • Gangsta Rap
  • Techno
  • Pop Funk
  • Modern Alt Rock
  • Reggeton
  • Dubstep
  • Modern Dance Pop

L’avete visto tutto fino alla fine? Bene, ora fermatevi un momento. E pensate a quando vi interrogate sul perché non siete soddisfatti di suonare il vostro arranger attuale. Chiedetevi anche: siete sicuri che il problema sia nello strumento in sé? Magari non è sempre così. A volte siete solo voi stessi che avete bisogno di nuove motivazioni, di nuove ispirazioni, di rinnovare la forza di volontà per lavorare sulla vostra musica. Forse avete solo bisogno di un nuovo repertorio, di una nuova musica, di una nuova vita.

Ricordate sempre, l’antico motto di questo blog: prima viene il musicista, poi lo strumento.

Suonare con stile il repertorio di Yamaha Tyros 5

Uno sterminato patrimonio di stili Yamaha è su Tyros5

Uno sterminato patrimonio di stili Yamaha è su Tyros5

L’opportunità di provare un esemplare di Yamaha Tyros5 a 76 tasti, nelle passate settimane, mi ha dato la possibilità di sperimentare con la dovuta calma il repertorio di stili e la loro efficacia all’interno di uno strumento che, come noto, sin dal novembre 2013 svetta nella categoria delle tastiere con accompagnamenti. Vi rimando all’articolo precedentemente pubblicato in questo blog alla caccia delle innovazioni tecnologiche di Tyros5 per i dettagli tecnologici, mentre qui oggi vorrei soffermarmi con voi per commentare l’insieme generale degli stili di accompagnamento.

Con Tyros5 il numero di stili di fabbrica è cresciuto a 539 unità, mentre 40 di questi stili vantano la presenza di tracce audio per le percussioni. Tali stili sono riconoscibili dalla sigla +Audio: integrano nove tracce, una in più rispetto gli stili tradizionali e, al posto del pattern MIDI, presentano un loop audio dedicato alla traccia ritmica, la cui lunghezza corrisponde alla durata di ciascuna variazione. L’intento dichiarato di Yamaha è quello di aggiungere tocco, atmosfera e calore naturale alla batteria e alle percussioni. A fronte di questi evidenti benefici, occorre sottolineare che la novità richiede di misurarsi con ovvi effetti collaterali. Il primo è che le tracce ritmiche audio non sono utilizzabili nel Song Creator: questo sequencer è stato congegnato per la gestione dei soli eventi MIDI ed è quindi impossibile pretenderne capacità diverse. L’alternativa è comunque presente ed è quella di fare ricorso al registratore audio (wave) conosciuto con il nome di Audio Recorder/Player. Un’altra restrizione delle tracce audio negli stili è di essere escluse dal controllo nelle funzioni Channel On/Off e Mixing Console: ne consegue che non è possibile alterare il volume e nemmeno mettere in silenzio la traccia ritmica, a tempo reale di esecuzione di uno stile. Considerate, infine, che tale traccia ritmica degli stili audio è univoca e comprende tutti gli strumenti percussivi previsti, mentre negli stili di accompagnamento tradizionali le tracce ritmiche hanno sempre due canali MIDI distinti e indipendenti a disposizione, RHY1 e RHY2.

Passando all’uso dei MultiPad negli stili, la contemporanea presenza dell’audio consente di assegnare segmenti WAVE a ciascuno dei quattro controlli. Durante l’esecuzione musicale con uno stile di accompagnamento, è possibile infatti fare ricorso a materiale audio esterno per arricchire la propria esibizione: immaginate le svariate possibilità a disposizione. Ad esempio, nei casi più semplici, potete semplicemente premere un tasto MultiPad per avviare l’intervento immediato di effetti sonori particolari, brevi suoni campionati, riff peculiari (magari estratti da brani famosi) e così via. Altrimenti potete richiamare voci di coro registrate a parte durante il ritornello di una canzone. O voi stessi potete cantare dal vivo duettando con la voce preregistrata di un altro/a cantante o ancora limitarvi a suonare accompagnando la voce di una cantante, registrata in separata sede, per la durata dell’intera canzone. Siamo davanti ad un buono strumento pronto a dare il largo alla fantasia.

Anche gli stili MIDI più tradizionali possono trarre un discreto vantaggio su Tyros5 potendo assegnare alla mano destra le nuove voci Ensemble o quelle tratte dallo spazio virtuale di Organ World.

Ma la cosa che più mi ha colpito suonando i vari stili è l’impasto sonoro finale, così spazioso e allo stesso tempo così omogeneo e compatto, dove nessuna parte prevarica le altre e ciascun strumento, sia che appartenga alle tracce di accompagnamento sia che suoni in tempo reale dalla mano destra, esce nel mix sonoro con una propria naturalezza, dando a intendere che ogni cosa è stata studiata e misurata con cura, perché occupi il proprio posto. Il risultato è un arrangiamento paradigmatico ed impeccabile. Una scelta strategica di questo tipo protegge dalle cattive soprese e sottrae il rischio di cadere e farsi male: raramente appare, scorrendo gli stili di fabbrica, un impasto sonoro ruvido o aggressivo. Gli amanti della musica polverosa e che preferiscono correre il rischio di sporcare i suoni, pur di ottenere autenticità schietta, potrebbero trovarsi a disagio con tutta questa pulizia dei suoni e tutta questa eleganza. Ad onor del vero, non manca mai la sincerità, ma in casa Yamaha domina il senso dell’equilibrio. E’ stato per me positivo costatare i passi da gigante di Tyros5 rispetto la già notevole progettazione di Tyros 1, dove però lo scenario mainstream poteva risultare prevedibile in diverse situazioni. Ora non è più così: ad esempio, nella moltitudine degli stili, sono stati ridotti quegli OTS che proponevano un ripetitivo tappeto d’archi e che, spesso associato alla variazione del Main D, scoraggiava anche i più audaci.

Insomma su questo strumento, è possibile trovare diverse condizioni che contribuiscono a mettervi nelle condizioni di disporre di una capacità sonora realistica e concreta.

Yamaha ha realizzato 40 stili appositamente per Tyros5, mentre gli altri 499 sono stati ereditati dall’immenso patrimonio di stili di accompagnamento realizzati dalla casa giapponese nell’arco dei vent’anni precedenti avendoli pubblicati qua e là nella lunga teoria di tastiere PSR o nei quattro modelli anteriori della serie Tyros. Non lasciatevi condizionare da giudizi affrettati, pensando che il produttore abbia applicato con pigrizia il solito riciclo di risorse usurate. Non è così per due ragioni essenziali: la prima è che anche gli stili più noti traggono linfa nuova potendo qui accedere alle notevoli risorse musicali offerte da Tyros5; e la seconda ragione risiede proprio nella possibilità di accedere al più vasto patrimonio pregresso di stili e questo è un grande vantaggio competitivo, dato che consente a Yamaha di presentare prodotti con accompagnamenti di grande qualità e altrettanta quantità. Tutto questo contribuisce a mantenere l’azienda dei tre diapason al primo posto sul mercato degli arranger. Alla concorrenza non basta progettare uno strumento superlativo dal punto di vista hardware e dotarlo di una tabella di suoni fantastica: un arranger richiede sempre che ci sia a bordo un esteso repertorio di stili di qualità. E non tutti i produttori di tastiere digitali se lo possono permettere.

PS: Se per caso vi fosse sfuggita, tenete d’occhio la promozione in corso.

Novità Ketron 2016: una conversazione con Marcello Colò

Musik Messe 2016: lo stand Ketron

Musik Messe 2016: lo stand Ketron

Ecco a voi Marcello Colò, collaboratore musicale di Ketron

Ancora una volta lo stand Ketron del Musik Messe ha stimolato un elevato livello di attenzione da parte dei suonatori di arranger workstation, in modo particolare da quanti usano questi strumenti dal vivo, per scopi professionali. Il web si è infiammato a seguito di una travolgente curiosità in merito ai tre nuovi prodotti annunciati: SD9, SD40 e SD80. Chiediamo oggi aiuto a Marcello Colò, collaboratore di Ketron, per placare la curiosità dei lettori del nostro blog.

Re’: Ciao Marcello, grazie in anticipo per il tempo prezioso che dedichi ai lettori di https://tastiere.wordpress.com/. Ti conosciamo per le splendide dimostrazioni di prodotti Ketron pubblicate su YouTube. Puoi dirci qualcosa di più: da quanto tempo hai avviato la tua collaborazione con l’azienda di Ancona?

MC: Grazie a te Renato per l’opportunità che mi offri perché, attraverso il tuo spazio web, ci possiamo confrontare, possiamo informare e, allo stesso tempo, per quanto mi sarà possibile, soddisfare le curiosità degli amici che ci leggono. La mia collaborazione con Ketron inizia intorno al 2004 ma, per dovizia di particolari, ci conoscevamo sin dagli albori di questa azienda.

Re’: Per due anni di fila, lo stand Ketron al Musik Messe è stato il luogo di grandi belle sorprese per gli appassionati di arranger workstation. L’anno scorso abbiamo assistito al lancio di SD7, un prodotto che ha scatenato la massima attenzione fra i lettori del nostro blog, conquistando la posizione numero uno in graduatoria. Qual è stato secondo te il segreto del successo di SD7?

MC: Non credo ci siano dei segreti da svelare. Grazie al web, il pubblico è informatissimo: ha la possibilità di tastare il terreno e avere il polso delle direzioni del mercato.  Ketron, che da sempre si occupa di tastiere arranger, ha come primo obiettivo quello di ascoltare i suggerimenti dei suoi clienti e ha inserito in SD7, nelle possibilità della piattaforma tecnologica, quello che è stato suggerito in termini di suoni, stili di accompagnamento e quant’altro, nel corso di questi anni, tenendo a mente sin dalle prime battute che obbligatoriamente dovevamo osservare la tendenza dei dispositivi digitali dei nostri giorni. Ecco il perché di un numero inferiori di pulsanti sul pannello, navigazione con touch screen, utilizzo di memorie a stato solido e così via.

Ketron SD9: una novità importante

Re’: Quest’anno Ketron si è presentata con tre prodotti nuovi: SD9, SD40 e SD80. Cominciamo dal primo modello, il prodotto forse più importante: SD9. Qual è il concetto di base su cui Ketron si è basata per realizzare questo nuovo arranger?

MC: Credo sia doverosa una premessa: molte delle nuove qualità sono state suggerite dagli utenti stessi, anche se a volte in modo inconsapevole. Perché dico questo? Perché il messaggio degli utenti era chiaro, direi perentorio. Nel bene e nel male, Ketron ha introdotto delle caratteristiche e delle innovazioni che gli utilizzatori non vogliono più abbandonare. Mi riferisco sia alle prestazioni sonore sia alle modalità operative.

Re’: È evidente che SD9 si distingue a prima vista da SD7 grazie ai 76 tasti e all’assenza del sistema di amplificazione di bordo. Ma al di là di questi aspetti più manifesti, qual è il contenuto tecnologico che fa veramente la differenza fra i due modelli?

MC: Attendevo con impazienza questa domanda, in primis per chiarire che SD9 non è una “SD7 a 76 tasti” ma molto, molto di più. I clienti di prodotti Ketron ci hanno raccontato le loro curiosità, le loro esigenze e – a onore del vero – anche le loro critiche. Nessuno dei possessori della precedente ammiraglia Audya è disposto rinunciare a quelle caratteristiche innovative che ne hanno decretato un punto di riferimento del fare musica nel mondo dell’intrattenimento. Mi riferisco soprattutto agli Audio Drum. SD9 parte da quel database con l’aggiunta di numerosi arricchimenti. E da lì a seguire: si potranno trovare New Live Guitar e una wavetable rinnovata di suoni nelle sezioni di pianoforti con nuovi EL Piano e un nuovo Acoustic Stereo, nonché nuovi Strings (solisti e orchestrali) Flute, Synth, eccetera. Queste sono solo alcune delle migliorie che giustamente gli utenti si aspettavano da SD9.

 Re’: A quanti GB ammonta la wavetable di SD9? E, secondo te, qual è il punto distintivo della collezione di suoni di fabbrica, voglio dire in che cosa si distingue nel mercato dagli altri modelli Ketron e dalla concorrenza?

MC: Personalmente, non credo che il numero dei Giga determini la qualità dei suoni. I musicisti sanno benissimo che nel mondo dei suoni esistono librerie di decine e decine di GB che suonano discretamente e altre librerie che suonano divinamente alla metà delle dimensioni. Semplicemente perché il mistero è celato alla sorgente. Se il suono originale è stato catturato con la vera nuance, si avrà un elemento più umano nella riproduzione. E Ketron da sempre si attiva alla ricerca di suoni e di musicisti che sappiano dare il meglio nella cattura di questi suoni!

Re’: A molti SD9 è apparsa come la “nuova ammiraglia” di casa Ketron. Puoi aiutarci a fare chiarezza su questo punto: voglio dire la presenza di Audya a listino comincia ad essere forse un po’ scomoda e molti clienti Ketron si chiedono se la serie Audya avrà ancora un’evoluzione oppure ora il testimone è passato a SD9?

MC: Credo in parte di aver già dato l’incipit di questa tematica. Ci sono degli aspetti nel “ricambio naturale” che sono inevitabili. Audya ha seguito un proprio percorso tecnologico e di marketing presente ormai da diversi anni e, detto tra noi, è già miracoloso se pensiamo alla tipica e rapida obsolescenza delle nuove tecnologie. La resistenza di Audya è data dalla presenza e dalla gestione del formato audio. L’audio, se è acquisito in modo corretto, è un bene molto più duraturo di qualsiasi Drum Set. Se pensiamo alla sezione arranger come la risorsa base di questo genere di tastiere, ecco la risposta viene da sé. Ovviamente i suoni del comparto “mano destra” sono quelli che soffrono di più perché l’orecchio oggi e molto più affinato ed esigente. E lì SD9 ha fatto veramente passi da gigante.

Re’: Quanti stili preset sono stati sviluppati apposta per SD9 rispetto quelli ereditati dagli altri arranger Ketron?

MC: Il numero è in fase crescente grazie al nostro archivio di styles audio (ce n’erano già 400 in Audya). È possibile attingere a più sorgenti. È ovvio che in SD9 ci sono nuovi Audio Drum con sonorità originali e cadenze contornate dalle nuove importantissime Audio Live Guitar.

Re’: Dicci qualcosa di più dei 12 Launchpad: qual è la novità rispetto i Multipad audio presenti sugli arranger della concorrenza?

MC: Il Launchpad è una divertente novità ed è tutta da scoprire per creare e gestire sequenze con finalità molteplici fra MIDI, Audio Drum e risorse Wave, sotto il dominio del tempo e dell’intonazione. L’unico limite sarà la fantasia del musicista, in quanto la struttura è organizzabile in scene ed è in grado di gestire in tempo reale tutte queste risorse nonché di poter registrare anche una propria traccia al volo. Tengo a precisare è inclusa anche una funzione di Chord Sequencer davvero comodissima.

Re’: Ci sono aspetti di SD9 che non abbiamo ancora evidenziato e che reputi di sottolineare a favore di eventuali nuovi acquirenti interessati a questo nuovo arranger?

MC: Penso sia corretto dire che ogni tastiera arranger dei differenti brand abbia dalla propria parte specifici punti di vantaggio rispetto alle altre, per cui ogni qualvolta mi chiedono se X è meglio di Y o Z, io rispondo sempre: “Lasciate giudicare le vostre orecchie”. SD9 sicuramente avrà qualche chances in più e qualche altra in meno rispetto ai modelli della concorrenza, ma se dobbiamo giocarci questa partita con le dovute armi, direi che il panorama di gestione audio su SD9 (parlo appunto della sezione arranger) è davvero esaustivo e – credimi – è per il musicista una delle forme di libertà ed espressione musicale più vera.

Re’: Concludiamo le domande su SD9 con una minuzia: secondo te, non si poteva proprio evitare l’alimentatore esterno?

MC: Dirti che non si poteva evitare sarebbe una bugia. Però, vorrei far arrivare un altro tipo di messaggio. La scelta dell’alimentatore esterno (che si osserva sempre di più al giorno d’oggi) è una scelta/volontà riferita alle norme di sicurezza ed approvazioni in termini di propagazione magnetica. L’alimentatore esterno è noioso, però va visto anche come una ulteriore sicurezza del dispositivo e dell’utente.

Ketron SD9

Ketron SD9

Ketron SD40: modulo arranger

Re’: Passiamo ora a SD40, Possiamo affermare che SD40 è esattamente SD7 in versione modulo arranger?

MC: Credo che la risposta più giusta sia questa. SD40 è il diretto discendente del MidJPro con l’assenza di un player (è presente un solo lettore di basi anziché due, un limite comunque raggirabile tramite la funzione XFADE) e della funzione DJ. Viene da sé pensare che SD40 sia un prodotto espressamente pensato per chi vuole in primis un generatore arranger/sonoro e sfruttare in modo più blando le prestazioni di un lettore multiplo di basi. Questo prodotto è immaginato per il classico pianista intrattenitore che desidera aggiungere ritmica e background, il fisarmonicista, il chitarrista e, perché no, anche il musicista stand alone con una tastiera MIDI: per tutti costoro, SD40 può cambiare le sorti della serata in modo straordinario.

Re’: Ci aiuti a capire come si colloca questo nuovo prodotto sia rispetto MIDJPRO sia rispetto Audya 4?

MC: Innanzitutto le dimensioni e il costo dettano legge in questa scelta. SD40 pesa 2KG in una dimensione davvero compatta. Quando ascoltiamo i nostri clienti, la cosa che ci chiedono sempre è il peso e le dimensioni, non solo per problemi di carico ma anche di trasporto: molti musicisti infatti che lavorano all’estero (e non solo) si muovono in treno o in aereo pe raggiungere le zone di lavoro. Per questo abbiamo fatto del nostro meglio perché SD40 possa entrare comodamente in un qualsiasi borsa di trasporto.

Disponibilità dei nuovi modelli, prezzi e conclusioni

Re’: La curiosità è tanta: quando saranno effettivamente disponibili nei negozi i tre nuovi modelli rispettivamente?

MC: La risposta è legata, come spesso avviene, all’approvvigionamento delle materie prime. Credo che SD40 e SD80 saranno disponibili in tempi celeri. Un po’ di tempo in più per SD9.

Re’: Per quanto riguarda il livello di prezzo di SD9, SD40 e SD80: puoi anticiparci qualcosa?

MC: Come ben sai, siamo tornati da pochissimi giorni dal Musik Messe di Francoforte, per cui i feedback alla mano verranno elaborati presto per determinare il miglior prezzo al più presto. Abbiamo un ordine di idee molto chiaro anche se al momento non ufficializzabile, di fatto però inferiore alle cifre che ho visto apparire in maniera alquanto “improvvisata” sul web.

Re’: Grazie Marcello, vorresti aggiungere qualcosa, alla fine di questo interessante chiacchierata?

MC: Il ringraziamento è doveroso a te Renato per la possibilità di esprimere sul web informazioni quanto più dettagliate in modo da soddisfare giustamente le curiosità e le aspettative dei musicisti. Approfitto di questo spazio per esprimere un concetto che sia trasversale per tutti quelli che lavorano sulla scena e dietro le quinte. La musica e quello che ruota intorno ad essa è una delle poche cose dove, in qualche modo, chi la crea ha la possibilità di trasmettere un proprio messaggio. Credo che artisticamente ogni musicista, nel suo modesto modo di fare musica, sia il primo interessato a dare il meglio di sé per trasmetterlo. Altrettanto avviene per chi realizza gli strumenti di qualunque marca essa sia, per fare… musica. E allora, buona musica a tutti!

Re’: Grande Marcello! A presto.

Marcello Colò in fiera con Michael Falkenstein (al centro) dimostratore Hammond e Sandro Fontanella (a destra) responsabile musicale di Ketron

Marcello Colò in fiera con Michael Falkenstein (al centro) dimostratore Hammond e Sandro Fontanella (a destra) responsabile musicale di Ketron

Musik Messe 2016: le conclusioni

MusikMesse 2016 - Francoforte (Germania)

MusikMesse 2016 – Francoforte (Germania)

Dopo anni di siccità, da qualche tempo i produttori di strumenti musicali – con sezione arranger – hanno ricominciato ad esibire prodotti nuovi a raffica. E così, dopo il Winter NAMM dello scorso gennaio, anche l’edizione primaverile della principale fiera europea ha confermato il buon momento produttivo del comparto. Non so se ci avete fatto caso ma, dall’inizio del 2016 ad oggi, fra NAMM e Messe, sono già stati annunciati almeno otto nuovi modelli di arranger: ci sembra un buon momento. E’ la testimonianza di una discreta continuità di attenzione da parte dei produttori.

Ma andiamo con ordine.

  • Per il secondo anno di fila, il botto è stato registrato allo stand Ketron, dove sono sempre bravi a mantenere il riserbo alla vecchia maniera fino all’ultimo minuto. Quest’anno si sono presentati in fiera il 7 aprile mattina con un triplo annuncio di nuovi arranger: SD9 valeva da solo il biglietto di ingresso in fiera giacché è il segno evidente di un bel passo in avanti rispetto al “già” fortunato SD7; SD40 rinnova la tradizione dei moduli arranger mentre SD80 ravviva un segmento di nicchia, quello degli arranger con tastiere cromatiche.
  • Il numero uno al mondo dei produttori di strumenti musicali è arrivato a Francoforte con due nuovi arranger: presso lo stand Yamaha era infatti possibile provare PSR-EW400 e PSR-E453. Siamo nel segmento di prodotti dedicati al mondo dei principianti, degli amatori e di chi è alla ricerca del puro divertimento. E’ quindi interessante osservare come il costruttore giapponese abbia pensato di aggiungere un modello con tastiera estesa fino a 76 tasti, raramente presente in questa categoria di prezzo. L’occasione della fiera è stata sfruttata da Yamaha anche per mostrare il nuovo pacchetto promozionale che porta smalto nuovo all’offerta dell’ammiraglia Tyros 5.
  • Per quanto concerne lo stand Korg, dopo aver visto una versione internazionale e una localizzata per i crucchi di Pa4X, a Francoforte era visibile la terza declinazione dell’ammiraglia, quest’ultima destinata al mercato orientale. Prepariamoci: prima o poi giungeranno nuove variazioni di altri arranger workstation derivati da Pa4X: la serie è appena cominciata.
  • E parliamo dello stand Casio ora, dove è stata l’occasione per verificare i due recenti modelli di arranger nel segmento medio: MZ-X500 e MZ-X300. Questi strumenti appaiono come il risultato di un discreto rinnovamento del catalogo Casio. Bisognerà provarli di persona prima o poi, per poter valutare in profondità.
  • E tutti gli altri marchi? Altrove non sono state rilevate novità per il settore arranger e a noi non resta altro che aspettare investimenti futuri in questo comparto anche dagli altri produttori.

Volete saperne di più? Sono convinto che, nei prossimi giorni, Riccardo Gerbi pubblicherà su MusicOff i propri resoconti in formato video. Vi consiglio quindi di restare sintonizzati su quel portale. Potremo vedere presto, con i nostri occhi, le esperienze attese dei momenti più intensi di quanto è accaduto nei giorni scorsi al MusikMesse 2016.

Buona musica a tutti!

Musik Messe

Musik Messe 2016: lo stand Casio

Casio MZ-X500 e MZ-X300 al Musik Messe 2016

Casio MZ-X500 e MZ-X300 allo stand Casio dle Musik Messe 2016

Circolando virtualmente da uno stand all’altro in questa fiera di Francoforte, siamo giunti ora a verificare insieme quali arranger siano presenti allo stand Casio. In effetti, troviamo qualcosa anche se non si tratta di una novità autentica, ma della presentazione fisica al mercato europeo della coppia MZ-X500 e MZ-X300 già vista al Winter NAMM dello scorso gennaio. Rispetto le previsioni di tre mesi fa, questi strumenti hanno visto un discreto rialzo delle quotazioni sul mercato: il fratello maggiore è salito di 50 Euro circa ed è arrivato a 990 Euro, mentre il fratello minore ha conosciuto un balzo più accentuato (da 692 a 799 Euro): sarà un segno positivo per Casio, un po’ meno per le tasche dei potenziali clienti. Ma non preoccupatevi: se questi strumenti dimostreranno di valere quel prezzo, credo che anche chi li acquisterà non potrà lamentarsi.

I nuovi arranger Casio si fanno apprezzare esteticamente e per la presenza di uno schermo video che richiama l’usabilità presente sui modelli di pianoforti Privia più recenti. La generazione sonora è una novità Multi-Expressive Integrated (MXi) e spero di poterli provare di persona per sincerarmi dei progressi raggiunti dal produttore giapponese, del quale abbiamo riportato un’interessante storia qualche mese fa in questo blog.

A chi ne volesse sapere di più di MZ-X500 e MZ-X300, consiglio la lettura del report pubblicato da MusicOff e firmato dall’amico Riccardo Gerbi.

Ed ora ecco una breve dimostrazione che arriva fresca fresca dal Musik Messe, peccato sia in lingua teutonica: noi concentiamoci sui suoni e sulla musica!

Musik Messe 2016: lo stand Korg

Korg Pa4X Oriental

Korg Pa4X Oriental

Allo stand Korg del Musik Messe 2016, comincia la sarabanda dei lanci di nuovi modelli arranger nell’ambito dell’ultima serie Pa, quella avviata con il lancio di Pa4X nello scorso settembre. L’ufficialità è avvenuta nei giorni scorsi, a seguito di un comunicato da parte dei vari distributori nazionali dei prodotti Korg: il primo modello derivato dalla presente ammiraglia nasce per il mondo mediorientale. Trattasi infatti della stessa Pa4X (76 e 61 tasti) in cui spicca l’aggiunta di suoni nel Medio-Oriente, percussioni, stili, set e Pad dalla più rinomate librerie di risorse musicali con la palese destinazione di accontentare il mercato arabo, persiano e turco. Korg Pa4X Oriental verrà consegnata con 15 Custom Preset di accesso facilitato Easy Access per abilitare l’uso di scale a quarti di tono necessarie per quel repertorio musicale. Esulteranno i musicisti di Turchia, Iran, Libano e paesi affini.

Ma se non siete un musicista proveniente da quella regione geografiche, credo possa risultare più interessante la conferma del rilascio della nuova versione 1.2.0 del sistema operativo di Pa4X con ben 19 innovazioni sulle quali varrà la pena ritornare qui nei prossimi giorni per commentarle insieme a voi.

Altre novità sono visibili presso lo stand Korg e riguardano altri tipi di prodotto: un sintetizzatore digitale a modulazione di frequenza (FM) che espande la serie Korg Volca e una batteria elettronica tutto-in-uno che rappresenta un buon compendio fra innovazione e tradizione: si chiama Korg Stage80.

Pedale espressione Korg XVP-20

Pedale espressione Korg XVP-20

A qualcuno potrebbe interessare invece l’annuncio di un nuovo pedale d’espressione Korg XVP-20 che manda in pensione un prodotto storico come il celebre XVP-10. Il nuovo pedale ha due serie di ingressi/uscite ed una presa Expression. Il senso di robustezza dovrebbe essere garantito dal corpodi alluminio anodizzato nero. Korg dichiara che il nuovo pedale possiede una corsa molto fluida e un’ottima presa. Se non avete ancora seguito i miei consigli dello scorso dicembre, allora sappiate che ora c’è un nuovo candidato per essere l’accessorio più prezioso della vostra tastiera digitale, che sia Korg o altro marchio, non importa.

Musik Messe 2016: Ketron alza il sipario su SD9, SD40 e SD80

Ketron SD9

Ketron SD9

Spirano venti di grande novità quest’anno presso lo stand Ketron al Musik Messe 2016 di Francoforte: i visitatori della fiera internazionale, aperta da ieri 7 aprile, hanno la possibilità di toccare con mano ben tre nuovi prodotti che vanno ad estendere la felice famiglia SD degli arranger Ketron. Voi sapete quando adori le fiere di strumenti musicali con il botto, ebbene questa volta Ketron è riuscita a mantenere un perfetto silenzio-stampa prima di stupire tutti con questo annuncio di novità multiple.

Si comincia da SD9, un arranger workstation di classe ammiraglia, dotato di 76 tasti semi-pesati con aftertouch. Le classiche 128 note di polifonia vanno a sfruttare un modulo multi-timbrico interno che consente l’ascolto di 48 parti contemporanee. Il controllo visivo avviene grazie ad un ampio schermo LCD a colori (TFT 7”) con capacità di touch screen. L’utente ha 700MB a disposizione per memorizzare le proprie risorse internamente. Non manca il disco a stato solido SDD con 16GB.

Se utilizziamo Ketron SD7 come metro di paragone, ecco che balzano agli occhi immediatamente le più evidenti variazioni introdotte:

  • 76 tasti contro 61.
  • 4 curve di dinamica contro 3.
  • Un numero maggiore di stili (300 contro 260).
  • Il rinnovamento del repertorio di stili di fabbrica con la presenza dei nuovi Live Band Style che promettono un ancora più efficace realismo.
  • 12 Launchpad che agevolano il controllo interattivo delle esibizioni dal vivo, richiamando cioè risorse diverse alla semplice pressione di un pad: in tempo reale, è possibile attivare una traccia di Audio Drum, un giro di basso, l’accompagnamento di una chitarra acustica, un groove audio, un file Wav e così via. Tali pad possono poi essere memorizzati all’interno delle song.
  • Probabilmente per darsi un tono più professionale, SD9 non dispone di amplificazione di bordo.

D’altro canto, SD9 annovera le qualità distintive degli arranger Ketron: negli stili sono disponibili le tracce audio delle percussioni e le tracce di groove. La funzione Drum Remix in grado di rivitalizzare le tracce MIDI più spente. E lo Style Modeling ereditato da SD7 offre la possibilità di estendere il parco di stili di accompagnamento automatico a disposizione. Il doppio lettore di basi supporta i formati MIDI, MP3, MP4, WAV e molti altri formati. E, per finire, citiamo ancora il lettore di basi audio multi-traccia (5+1) e l’uscita video DVI per il karaoke.

Ketron SD40

Ketron SD40

Passiamo ora alla seconda novità del Made in Italy: SD40 si presenta de facto come una SD7 in versione modulo sonoro, cioè senza tastiera e nemmeno amplificazione di bordo. Ketron ha sempre vantato una posizione preminente sul mercato dei moduli arranger, grazie al successo di modelli come MIDJAY. Trattasi di un segmento di mercato che non conosce la presenza dei grandi marchi come Korg e Yamaha, dimostrando così un ampio spazio disponibile alle capacità commerciali dell’azienda di Ancona. SD40 pesa solo 2Kg e, grazie anche alle dimensioni compatte (32x18x10 cm), si rivela un gioiellino facile da trasportare con comodità in ogni dove per essere collegato ad una tastiera master, ad un pianoforte digitale oppure ad una fisarmonica MIDI, al fine di disporre di una sezione arranger professionale con i suoni Ketron celebri per la loro autenticità e naturalezza.

Ketron SD80

Ketron SD80

E per finire, spendiamo due parole anche per SD80. È sicuramente il modello più originale, visto che appartiene ad un’altra categoria di prodotti, dove Ketron gioca la propria leadership: parlo degli arranger con tastiere cromatiche. Dopo Audya 8 e SD8, l’azienda italiana ora lancia SD80. A prima vista, balza agli occhi con particolare evidenza il manuale cantabile composto di 52 bottoni disposti cromaticamente a destra e la classica pulsantiera di 120 bottoni per i bassi a sinistra. Non è uno strumento per tutti, essendo destinato agli amanti della fisarmonica: costoro potranno pilotare una sezione arranger pari a quella di SD7 sfruttando i manuali con sistema a bottoni posti in orizzontale sul piano della tastiera.

Complimenti vivissimi a Ketron. Il Made in Italy continua a stupire. Bravi!

Torneremo qui ad approfondire queste novità, statene certi.

Musik Messe 2016: Yamaha alza il sipario su PSR-EW400 e PSR-E453

Yamaha PSR-EW400, nuova di zecca

Yamaha PSR-EW400, 76 tasti, nuova di zecca

Oggi si aprono i cancelli della fiera internazionale di Francoforte ed eccoci qui a visitare insieme, virtualmente per primi, lo stand Yamaha dove troviamo due novità di nostro interesse: PSR-EW400 e PSR-E453. Trattasi sostanzialmente dello stesso arranger, intendo dire il medesimo motore carrozzato all’interno di due scocche diverse: da una parte PSR-EW400 vanta 76 tasti e, inevitabilmente, si candida ad essere suonato da chi inizia lo studio del pianoforte mentre, dall’altra parte le misure più contenute e i 61 tasti di PSR-E453 faranno preferire questa seconda per chi ha spazi ridotti in casa o comunque predilige la portabilità dello strumento musicale, in auto o sui mezzi pubblici.

PSR-EW400 rappresenta la novità più genuina, in quanto Yamaha non aveva sinora pensato di proporre al mercato un modello a 76 tasti nella categoria PSR-E. L’aspetto esteriore è nuovo e sembra conferire un’aria di alta qualità e incuriosisce. Farà piacere ai giovani pianisti la presenza del timbro Live! Grand Piano. La tecnologia discende dai modelli superiori e ora viene distillata da Yamaha anche sui prodotti più economici: vediamo infatti che questo prodotto viene rilasciato con la funzione USB Audio che consente il collegamento di un lettore audio tramite porta USB e utilizzare gli altoparlanti della tastiera per l’ascolto. Oppure ancora potete sfruttare l’uscita audio USB per registrare in formato WAV qualora disponete di un apparato Apple iOS e dell’app Cloud Recorder.

Come vi dicevo, a parte la scocca e il numero di tasti, PSR-EW400 e PSR-E453 riportano le stesse specifiche tecniche

  • 237 voci e 24 drum/SFX kits
  • 40 arpeggi
  • non possono mancare le tradizionali 457 voci Yamaha XGlite
  • 220 stili con One Touch Setting
  • DJ Pattern per il divertimento
  • Live Controllers e rotella pitch-bend
  • Music Database per memorizzare gli stili più appropriati per le canzoni preferiti
  • 30 song incorporate + 70 song disponibili online
  • Audio input con Melody Suppressor regolabile
  • Amplificazione 12W + 12W con porte Bass reflex
  • Uscita audio L+R per connessione ad un sistema PA
  • USB-to-Host e USB-to-Device
  • USB Audio

Il listino Yamaha resta sempre più affollato e diventa sempre più facile trovare un modello cucito su misura per le proprie esigenze, se si ha la pazienda di saper cercare e districarsi in un catalogo fatto di modelli con sigle e codici simili fra di loro. E’ probabile che ora l’arranger PSR-E443 sarà superato da questa nuova duplice aggiunta.

PSR-E453 arriverà nei negozi molto presto, mentre per PSR-EW400 si dovrà aspettare il prossimo mese di giugno.