Archivio dell'autore: Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

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Informazioni su Renato Restagno, Arranger Workstation Blogger

Ho creato nel 2009 il blog Tastiere Arranger per raccontare tutto quello che si deve sapere sulle tastiere con accompagnamenti. Ho collaborato in passato con MusicOff e AudioFader. Oggi, oltre a scrivere per questo blog, faccio parte del team di autori di SM Strumenti Musicali dove pubblico test, focus e recensioni sugli arranger.

Che cosa vi hanno fatto di male le basi MIDI?

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di Jamzone e Yamaha Extrack, due app molto diverse fra di loro ma accomunate da un obiettivo preciso: aiutare chi suona a studiare un brano, impararlo davvero e lavorarci sopra con continuità. Entrambe le app si basano su tracce audio, ma lo fanno in modi opposti. Jamzone mette a disposizione basi registrate da musicisti reali, già pronte e rifinite, e pronte ad essere utilizzate anche dal vivo. Extrack, invece, parte dalle basi che avete già nella vostra libreria e, grazie all’AI, le trasforma in materiale di studio con separazione delle tracce e analisi degli accordi. Sono due approcci interessanti, moderni, utili. Ma mentre esploriamo queste soluzioni, una domanda sorge spontanea: ma… gli Standard MIDI File, che fine hanno fatto?

Da qualche anno, la base MIDI sembra essere diventata il capro espiatorio perfetto. “Usa solo l’audio”, “Il MIDI è roba vecchia”, “Suona finto”, “Non è professionale”, etc. Frasi che si sentono spesso, quasi come se il MIDI fosse un residuo archeologico. Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, forse stiamo esagerando e rischiamo di perdere vantaggi preziosi. Il MIDI non è un suono, non è un effetto, non è un campione: è un protocollo o, se preferite, un linguaggio. E come ogni linguaggio può produrre risultati mediocri o straordinari, a seconda di chi lo usa e degli strumenti che si hanno a disposizione. A mio modo di vedere, il pregiudizio nasce essenzialmente da basi GM scadenti o da arrangiamenti fatti male, non dal concetto del MIDI in sé.

Per capire davvero la differenza fra brani audio e basi MIDI, mi piace ricorrere a un’immagine presa dal mondo della fotografia. Una base audio è come una fotografia: bella, nitida, immediata, ma sostanzialmente immutabile. Puoi ritoccarla, certo, ma fino a un certo punto. Una base MIDI, invece, è come un file RAW: materiale vivo, modellabile, che si può trasformare in mille modi diversi. Anche se la tecnologia del trattamento audio ha fatti passi da gigante negli ultimi anni, ricordiamoci che – da sempre – con il MIDI potete cambiare tonalità senza artefatti, modificare il tempo senza perdere qualità, riscrivere parti, mutare strumenti, cambiare gli effetti, aggiungere o togliere elementi, adattare tutto al vostro stile, alla vostra voce, al vostro gruppo. È un livello di libertà che l’audio, anche con le tecnologie più recenti, non può ancora offrire in modo totale.

Fonte: M-Live

Da una base audio, non potete estrarre la partitura (la mitica funzione Score degli arranger): solo con una base MIDI potete studiare quel brano leggendo lo spartito, evitando la costrizione di imparare brani nuovi “ad orecchio” come fanno i numerosi entusiasti dell’audio. C’è poi l’aspetto del suono. Una base audio riflette il setup di chi l’ha prodotta, non il vostro. Una base MIDI, invece, suona con i vostri strumenti, le vostre espansioni, il vostro arranger, il vostro modulo. Questo significa coerenza timbrica, nessuno stacco tra ciò che suonate dal vivo e ciò che proviene dalla base, possibilità di sfruttare suoni premium e librerie personali. Per chi vuole un live pulito, coerente ed omogeneo, è un vantaggio da non sottovalutare.

La modificabilità è un altro punto chiave. Jamzone, Extrack ed applicazioni simili permettono di intervenire su tempo, intonazione e volume o isolamento (non sempre perfetto) delle tracce audio, ma il loro margine d’azione finisce lì. Con il MIDI, invece, avete un controllo totale: potete cambiare un tappeto d’archi con un synth pad, sostituire il basso acustico con un basso elettrico, togliere la batteria perché la suonate voi, riprodurre ex novo un passaggio che non vi convince. È un editing immediato, naturale, che non richiede trucchi o compromessi.

Fonte: midi.org

Per chi accompagna cantanti, poi, il MIDI è semplicemente impagabile. Ogni voce ha esigenze diverse: tonalità, tempo, dinamica, respiro. Con il MIDI potete adattare tutto in tempo reale, senza dover ricreare la base da zero. Nei contesti di accompagnamento di cori, nei matrimoni, nei piano-bar, nei musical, questa flessibilità fa la differenza tra un’esecuzione arrangiata all’ultimo e una performance davvero su misura.

E poi c’è la longevità. Una base audio è finita così com’è. Una base MIDI cresce con voi. Cambiate tastiera? Migliora. Aggiungete espansioni? Si arricchisce. Passate a un modulo più potente? Suona meglio. È un investimento che non invecchia, anzi si evolve.

E che dire del controllo dinamico? Con il MIDI potete automatizzare volumi, cambiare strumenti al volo, aprire filtri, modificare articolazioni, gestire variazioni in tempo reale. È un livello di interazione da non sottovalutare.

C’è infine anche un piccolo vantaggio pratico (sempre meno importante, ad essere onesti): il peso dei file. Un MIDI occupa pochi kilobyte, un audio può arrivare a decine di megabyte. Questo significa archivi più leggeri, caricamenti più rapidi, backup immediati, gestione più semplice su tastiere e tablet. Per chi ha repertori enormi, è un sollievo concreto.

Alla fine, la conclusione odierna è: non è nel MIDI il problema. Il MIDI potrebbe essere ancora oggi “la soluzione”. Le basi audio sono utili, certo, e strumenti moderni come Jamzone ed Extrack dimostrano quanto possano essere potenti. Ma non sono sempre la scelta migliore. Il MIDI rimane uno strumento moderno, flessibile, potente, perfetto per chi vuole controllo, personalizzazione e qualità. Non è una tecnologia del passato: è un linguaggio che continua a parlare benissimo nel presente.

Winter NAMM 2026: dal punto di vista degli arranger

Le fiere di strumenti musicali non sono più quelle di una volta. Ah! Ah! Che incipit da boomer per questo articolo oggi, vero? Bando alle ciance e andiamo al punto: sì ci sono novità per gli arranger! Vediamole insieme.

  • Ketron GLOBE: ne abbiamo parlato brevemente qui l’altro giorno, è il nuovo modello compatto, pensato come mini‑EVENT, più accessibile ma sempre professionale. Il suo focus è il repertorio di suoni e stili fatto di diversità regionali. Il contrario del mainstream. Se quindi cercate un arranger per fare serate con brani di Billie Eilish o Drake, allora GLOBE non fa per voi. Se invece siete appassionati di pizzica, taranta, liscio e ritmi mediterranei, allora perché no?
  • Yamaha PSR-E583/E483: questo rilascio era atteso da tempo. La serie PSR-E rappresenta per la casa giapponese l’offerta di arranger economici pensati per chi inizia, per chi vuole uno strumento leggero da portare ovunque e per chi cerca una tastiera “tuttofare”, senza entrare nel mondo degli strumenti professionali. La qualità dei suoni e degli stili è in crescita, modello dopo modello, e siamo curiosi di metterci le mani sopra. NB: I nuovi prodotti sono compatibili con la nuova versione di Yamaha MIDI Song to Style 1.2 per creare nuovi stili di accompagnamento. Per la cronaca, in fiera Yamaha ha presentato un paio di modelli PSR-I specifici per il mercato indiano.
  • Ketron EVM Plus: la reputazione di EVM era già buona — dopotutto, dove trovate un altro modulo arranger così compatto e così potente? — ma alcuni musicisti sul web non avevano apprezzato l’idea di dover collegare un tablet esterno. Tra cavi attorcigliati e supporti improvvisati, la praticità non era proprio il punto forte. Ketron ha ascoltato ed è intervenuta: ora esiste una versione di EVM con tablet integrato e reclinabile. Una soluzione semplice, intelligente e davvero comoda.

E ora diamo spazio ai produttori presenti ma silenti sugli arranger:

  • Roland: l’azienda giapponese è presente in fiera ma non dà l’impressione di “spingere” gli arranger della seconda serie GO:KEYS negli USA. Ci stiamo sbagliando?
  • Korg: nello stand, non ci sono novità per il comparto arranger. Per i successori di Pa1000 e Pa700 ci sarà ancora da aspettare, eppure sono sul mercato dal lontano 2017 (quasi 10 anni).
  • Casio: Il silenzio di Casio sulle novità arranger dura ormai da quattro anni. Un fatto piuttosto inquietante per un’azienda che, per oltre quarant’anni, ci aveva abituati a sfornare modelli a ritmo serrato. La macchina instancabile si è fermata?

Assenti:

  • Cavagnolo: Il produttore francese di fisarmoniche ed arranger è concentrato sul mercato europeo ed italo-francese in particolare. Chissà se ha nei programmi futuri un balzo a livello mondiale?
  • Dexibell: l’app arranger xMure per iOS resta il punto fermo dell’azienda italiana. Non è stata comunicata la presenza al NAMM. Avete per caso provato l’app T2L Piano per iOS e Android con eccellenti pianoforti?

E al di fuori degli arranger? Vi consiglio di dare uno sguardo al nuovo modello di organo Hammond-Suzuki XK-7/XK-7D (spettacolo puro!), Kurzweil SP8 (il fenomeno delle tastiere da palco dilaga), Studiologic Numa X Piano GT SE (elegantissima edizione speciale), Nord Electro 7 (ennesimi ritocchi ad una serie longeva) e KORG Liano LIVE! (inusuale pianoforte per streamer).

Giovani speranze allo stand Hammond al Winter NAMM 2026 – Fonte: NAMM.com

PS: L’amico Riccardo Gerbi ha dato risalto su SM Strumenti Musicali del possibile ritorno di GEM così come annunciato al Winter NAMM 2026. Al di là del fatto che è il secondo tentativo di rinascita, temo che i nuovi imprenditori italiani si concentreranno inizialmente su pianoforti e workstation. Attendo sviluppi, prima di sbilanciarmi con speranze in area arranger.

Yamaha rilascia MIDI Song to Style 1.2

Con il lancio recente di PSR-E583 e PSR-E483 – visibili allo stand Yamaha del Winter NAMM 2026 in questi giorni – la casa giapponese ha reso nota la disponibilità di un aggiornamento software relativo all’applicazione software MIDI Song to Style di cui vi ho scritto tutto nel test pubblicato qui in questo blog nel febbraio 2024.
Fino ad oggi, l’applicazione funzionava con strumenti dotati di quattro variazioni principali dello stile (Genos, serie PSR-SX, Tyros, PSR-S e precedenti). Con la nuova versione, il supporto si estende anche agli strumenti della serie E, che utilizzano due variazioni principali, proprio come i due nuovi modelli.

Fonte: yamaha.com

La documentazione ufficiale riporta che, non appena si colleghi una tastiera, l’applicazione riconosce automaticamente se deve lavorare in modalità a due o quattro variazioni. È sufficiente trascinare il MIDI file e scegliere se usare la modalità Easy, immediata e intuitiva, oppure la modalità Edit, per un controllo più dettagliato. In pochi clic, lo stile di accompagnamento prende vita, pronto per essere utilizzato nell’arranger.

Per chi gestisce tastiere diverse (a 2 e 4 variazioni), è necessario partire dallo stile a quattro variazioni, salvarlo, e poi convertirlo in versione a due variazioni scegliendo semplicemente le sezioni che si vogliono mantenere.

Ketron alza il sipario su GLOBE

L’azienda di Ancona amplia la propria linea di arranger professionali presentando GLOBE al Winter NAMM 2026.

Si tratta di uno strumento che porta in formato compatto l’eredità della serie EVENT, integrando le sue funzioni principali in una tastiera da 61 tasti leggera, moderna e orientata alla performance dal vivo. Il nuovo modello nasce con l’obiettivo dichiarato di diventare un arranger universale (sulla scocca dello strumento si legge: World’s Arranger), capace di abbracciare repertori provenienti da tutto il mondo. La sua identità è infatti quella di uno strumento progettato per offrire una vasta gamma di stili e sonorità multi-etniche: musica italiana e mediterranea, folklore europeo, ritmi latini e caraibici, sonorità brasiliane, country americano e molte altre tradizioni musicali globali.

Fonte: http://www.ketron.it

Dotato del meglio della generazione EVENT e cioè stili audio, Live Drums, Real Bass, Real Chord, Style Modeling e una ricca libreria audio personalizzabile, GLOBE porta con sé la stessa filosofia sonora della serie attuale KETRON, ma in un formato più accessibile e immediato. La presenza di joystick, aftertouch, ribbon controller, display touchscreen da 7”, twin-organ, micro-vocalizer e funzioni multimediali avanzate lo rendono uno strumento completo per il musicista moderno che cerca portabilità senza rinunciare alla qualità professionale.

L’anno scorso, KETRON aveva presentato al Winter NAMM un altro arranger. Si chiama FUSION e si distingue per il mercato di riferimento La gamma si articola ora in due direzioni molto chiare. Mentre GLOBE è pensato per chi suona repertori internazionali e multi-culturali, FUSION si rivolge invece ai musicisti del Medio Oriente, del mondo arabo, della Turchia e dei Balcani. In altre parole, se GLOBE nasce per abbracciare il mondo, FUSION è progettato per rappresentare il repertorio musicale mediorientale. Con GLOBE e FUSION, l’azienda italiana consolida la propria leadership nel settore degli arranger audio, offrendo alternative portatili a chi suona dal vivo i diversi repertori regionali. I due arranger si presentano senza amplificazione di bordo e pesano 11 kg.

Per la cronaca, KETRON ha confermato che i tempi lunghi di attesa per FUSION dovrebbero essere terminati e si dovrebbe vedere presto nei negozi del Medio-Oriente. Resta da capire quando sarà effettivamente possibile accedere a GLOBE, uno strumento decisamente più rilevante per il mercato italiano.

Ketron alza il sipario su EVM Plus

Anche quest’anno (ed è un’ottima notizia per il Made in Italy!) l’azienda di Ancona partecipa attivamente alla fiera del Winter NAMM. Gli annunci sono molteplici, oggi commentiamo il primo: KETRON EVM Plus.

Vi ho già raccontato tutto quello che c’è da sapere su EVM in diverse occasioni:

  • Nel giorno dell’annuncio ufficiale al Winter NAMM 2024.
  • A seguito della pubblicazione del mio test approfondito del prodotto, nell’agosto dello stesso anno e leggibile su SM Strumenti Musicali.

Il nuovo annuncio di KETRON ci racconta di un’evoluzione dello stesso modulo compatto, con eccellenti suoni e arrangiamenti e, soprattutto, una vasta gamma di funzioni utilissime per i professionisti dal vivo.

Fonte: ketron.it

Il nuovo modello EVM Plus conserva le caratteristiche della serie EVENT e coincide con il modello EVM precedente in quasi tutto, ma si distingue per alcuni dettagli importanti:

  • Innanzitutto integra un display reclinabile da 10,1″ di nuova concezione la cui luminosità è regolabile. Molti apprezzeranno la possibilità di avere un box compatto “tutto incluso” senza più cavi e connettori.
  • Il punto di vista del software è tutto da verificare: infatti, dalla lettura delle specifiche tecniche si evincerebbero novità: la presenza di nuove voci Real Solo, nuove espansioni orchestrali, alcune estensioni di suoni World, e l’ampliamento di Drum Kits e Live Drums. Se questo sarà confermato, non sarei sorpreso di trovare nuovi stili di accompagnamento o anche solo un miglioramento di quelli ereditati dal modello originario. Anche il Sample Editor sembra essere stato esteso nella capacità dei campioni usabili (da 8192 a 32768).
  • Il peso sale da 2.0 a 2.5kg.

Per ora non ci è dato di sapere molto di più: attendiamo di verificare le specifiche tecniche dell’annuncio e approfondire la materia, dopo i fasti del Winter NAMM (apre oggi 20 gennaio e chiude sabato prossimo).

Yamaha alza il sipario su PSR-E583 e PSR-E483

Con l’annuncio odierno di PSR-E583 e PSR-E483, è inevitabile il confronto con il precedente PSR- E473 (ricordate il mio test di quest’ultimo?). Ecco una panoramica ragionata delle differenze principali.

Per quanto riguarda suoni e stili, la nuova generazione offre una libreria più ampia e, sulla carta, più raffinata. L’aumento degli stili e degli effetti suggerisce una maggiore varietà timbrica e più possibilità di personalizzazione. PSR- E473 offriva 820 voci, 290 stili, 152 tipi di arpeggio, un numero limitato di Super Articulation ed effetti DSP. I nuovi prodotti includono di più: oltre 860 voci (890 sul modello superiore), 345 stili, 164 tipi di arpeggio, una lista di Super Articulation Lite più estesa e DSP ampliati (41 DSP1 + 12 DSP2).

Fonte: Yamaha.com

La polifonia resta confinata nelle 64 note. In termini di peso, PSR-583 è poco più pesante (7,3kg contro 7,0kg) rispetto gli altri due modelli (vecchio e nuovo). I consumi elettrici salgono da 9W a 13W per entrambi i modelli. Viene mantenuta la presenza di interfaccia audio USB.

I controlli in tempo reale rivelano nei nuovi strumenti alcune migliorie per modellare il suono. Il modello precedente gestiva due manopole Live Control, un pulsante Motion Effect e il Pitch Bend. PSR-E483 non si discosta molto ma Yamaha riporta un Motion Effect potenziato e DSP più numerosi. La musica cambia con PSR-E583: possiede tutto ciò che ha PSR-E483 e in più compaiono la Modulation Wheel ed un ingresso per il pedale d’espressione; in altre parole, abbiamo il primo modello della serie PSR-E in grado di offrire un controllo espressivo paragonabile a tastiere di fascia superiore.

Dal punto di vista della connettività, osserviamo un passo in avanti a favore dei musicisti più creativi, mentre la presenza della porta USB-C modernizza il tutto.

PSR-E583 – Fonte: http://www.yamaha.com

Dal punto di vista dell’usabilità, non cambiano le funzioni (fra cui Auto Chord Play e Sampling), ma l’aspetto è più maturo e vicino alle serie superiori di Yamaha, grazie ad un’interfaccia video migliore (display a griglia più leggibile) e un design più professionale (pannello completamente nero). La registrazione audio è possibile fino a 80 minuti (in formato WAV 44.1 kHz, 16-bit, stereo): è una caratteristica classica già presente in molti arranger Yamaha e ora viene offerta anche nei modelli di questa fascia di prezzo.

L’annuncio odierno segnala un cambio di rotta: Yamaha, da alcuni anni, ci aveva abituato a lanciare i modelli PSR-E in coppia con una versione a 61 ed una a 76 tasti. Questa volta, invece, entrambi i modelli hanno 61 tasti.

In breve: l’impressione iniziale che possiamo condividere è che PSR-E483 sia un aggiornamento coerente (più suoni, più stili, più DSP, connettività migliorata) che non rivoluziona, ma raffina. Mentre PSR-E583 si presenta come un piccolo salto generazionale: la Modulation Wheel e il pedale d’espressione lo rendono il modello più “strumento” della serie PSR-E.

Yamaha Extrack, per esercitarsi con i brani preferiti

Lo scorso settembre 2025, Yamaha ha presentato Extrack, l’app che – fin dal primo utilizzo – ha mostrato chiaramente di essere più che un semplice gadget per appassionati di tecnologia. A me sembra uno strumento pensato anche per chi suona davvero. Il funzionamento è immediato: scegliete un brano, importatelo nell’app e in pochi secondi lo ritrovate trasformato in una vera sessione di prova intelligente, con le tracce separate, gli accordi che scorrono in tempo reale e una serie di funzioni che rendono lo studio più efficace — e, perché no, anche più divertente

Fonte: yamaha.com

La tecnologia alla base di Extrack non nasce oggi dal nulla. Yamaha l’aveva già sviluppata e distribuita nelle app precedenti del suo ecosistema. Con Extrack, però, la casa giapponese ha deciso di riorganizzare e potenziare ciò che era già presente in Chord Tracker e Rec’n’Share, integrandolo in un’unica piattaforma progettata appositamente per lo studio con tracce isolate. Dalla prima giunge l’algoritmo di estrazione degli accordi, ulteriormente migliorato; dalla seconda, arriva l’esperienza nella separazione delle tracce audio.

In effetti, la separazione delle tracce è l’elemento che colpisce in Extrack. Non è perfetta – nessuna app lo è – ma è sorprendentemente efficace ed utile. La voce viene isolata con una pulizia che permette di ascoltare dettagli che spesso sfuggono, mentre batteria e basso risultano chiari e definiti, ideali per chi vuole lavorare sulla progressione ritmica o ricostruire una linea percussiva. Le chitarre sono abbastanza nitide da permettere di capire pattern e fraseggi, e la traccia del pianoforte può diventare il riferimento prezioso per analizzare armonie e rivolti. Certo, brani molto compressi o arrangiamenti orchestrali complessi possono mettere in difficoltà l’algoritmo, ma per lo studio e la pratica la qualità è più che sufficiente.

Venendo all’analisi degli accordi, anche Extrack riconosce la progressione armonica del brano e la mostra in tempo reale, accompagnandola con le diteggiature su chitarra o pianoforte. Per chi accompagna cantanti, prepara arrangiamenti, studia armonia o semplicemente vuole capire “cosa succede” in un pezzo, è una risorsa preziosa. È come avere un insegnante virtuale che svela la struttura del brano mentre lo ascoltate.

L’app dà il meglio di sé quando si entra nella logica dello studio. Permette di rallentare un passaggio difficile senza alterare la tonalità, creare loop per ripetere una sezione all’infinito, trasporre le parti strumentali del brano per adattare la tonalità all’ampiezza vocale del cantante, oppure usare il mixer interno per togliere la chitarra, rifinire il volume della voce del canto o enfatizzare la batteria. Il metronomo sincronizzato al tempo del brano è un dettaglio che fa capire quanto Yamaha abbia pensato a chi si esercita davvero.

Extrack è un’app che sta trovando il suo pubblico fra tastieristi, chitarristi, bassisti, cantanti, band, studenti e insegnanti. È perfetta per chi vuole studiare parti reali, prepararsi alle prove con la band, analizzare arrangiamenti o semplicemente imparare un brano in modo più consapevole. Non è lo strumento giusto per chi cerca editing audio professionale o separazioni da studio, perché non è questo il suo scopo.

La versione gratuita di Extrack permette di analizzare e salvare fino a 5 brani al mese nella propria libreria e di segnare come preferite al massimo 3 canzoni. In questa modalità l’app può separare solo 4 tracce audio e consente di regolare il tempo con una precisione di una sola cifra decimale. Passando alla versione Pass a pagamento, questi limiti si riducono: è possibile analizzare un numero illimitato di brani senza restrizioni, i preferiti arrivano fino a 50 e la separazione delle tracce sale a 7 strumenti. Anche la regolazione del tempo diventa più precisa, con due cifre decimali disponibili.

La tariffa mensile di 6,99 euro della versione Pass è abbattibile a 4,16 euro se l’abbonamento è pagato in anticipo per tutto l’anno (pari a 49,99 euro).
Ci sono un paio di promozioni: se decidete per il piano mensile, il primo mese di prova costa 4,89 euro, se decidete per il piano annuale, il primo anno costa 34,99 euro.

Martin Harris | A proposito di Yamaha Genos2…

Mettetevi comodi: oggi vi consiglio di seguire questa serie di video pubblicati da ePianos, un negozio indipendente di strumenti musicali specializzato in pianoforti digitali e tastiere, localizzato a Banbury nell’Oxfordshire (UK). Da 10 anni circa, questo negozio si distingue per una attiva e valida produzione di contenuti web in merito ad arranger workstation sul loro canale YouTube.

L’intervistatore è David Cooper, titolare di ePianos, e l’intervistato è nientepopodimeno che Martin Harris, una delle menti creative che hanno maggiormente influenzato l’evoluzione delle tastiere Yamaha, dalle serie Genos e Tyros fino alla linea PSR. Il suo contributo spazia dalla progettazione dei suoni alla definizione delle funzioni e dell’esperienza esecutiva, elementi che hanno segnato generazioni di musicisti in tutto il mondo.

L’intervista è talmente ampia e il numero di informazioni condivise è così elevato, che David ha dovuto dividere la conversazione in 4 diversi video pubblicati su YouTube il 4 dicembre scorso. Nel primo video, Martin racconta come sia arrivato, partendo da alcuni concorsi internazionali su Electone attraversando il ruolo di dimostratore, fino ad occupare la posizione di General Manager del centro ricerca e sviluppo di Yamaha London (un tempo era in effetti a Londra, ora è a Milton Keynes, 86 km più a nord). In quel centro R&D, ancora oggi opera una trentina di specialisti che hanno progettato e realizzato gli strumenti elettronici Yamaha degli ultimi 30 anni (non solo arranger, ma anche pianoforti digitali, sintetizzatori e molto altro).

Nel secondo video Martin prova finalmente Yamaha Genos2, confermando la chiara continuità con la serie Tyros e ribadendo quanto sia centrale, per Yamaha, l’idea di innovare passo dopo passo senza stravolgere il modello precedente. Nel corso del video, si ripercorrono i suoni più riusciti della wavetable dello strumento, da quale sorgente sonora siano stati campionati, come siano stati realizzati gli effetti più originali.

Continua la descrizione di Genos2 a partire dai 9 slider sul pannello, utili per guidare il mix delle diverse parti. Martin ci tiene a sottolineare a più riprese come il punto centrale di Genos2 consista sul fatto di essere uno strumento creativo. Interessante è il momento in cui spiega come avviene il rinnovamento degli stili da un modello a quello successivo.

Si arriva finalmente al quarto e ultimo video, che si apre con i ricordi d’infanzia di Martin e della sua prima tastiera Bontempi. Quando gli viene chiesto quali siano stati i fattori chiave nello sviluppo di Genos2, Martin cita gli Ambient Drums, il nuovo livello dinamico degli stili — un salto notevole rispetto ai modelli precedenti — e la qualità sempre crescente dei suoni. Ma nel video c’è molto altro da scoprire, se avete la pazienza di seguirlo fino in fondo (magari con l’aiuto dei sottotitoli).

Jamzone, il ritorno delle basi

Per oltre vent’anni, chi utilizzava un arranger con sequencer MIDI era solito costruire le proprie basi partendo dagli stili di accompagnamento interni, per poi rifinirle con interventi mirati: ri‑registrando le parti meno convincenti, sostituendo i suoni, applicando effetti e, soprattutto, remixando e personalizzando ogni sezione. Altri preferivano partire da Standard MIDI File — acquistati o scaricati gratuitamente — che poi ottimizzavano sfruttando le funzioni di editing dell’arranger. Quel mondo è cambiato. Il mercato delle backing track è cresciuto in modo significativo per conto proprio sfruttando il formato audio, ma poche piattaforme sono riuscite a conquistare i musicisti “tecnici”: quelli che non si accontentano di una base karaoke e che per trent’anni hanno programmato MIDI, stili, fill‑in e variazioni su Yamaha, Ketron, Korg o Roland.

In questo scenario si stanno imponendo oggi nuovi attori e, fra questi, il più attivo sembra essere Jamzone, una delle poche app capaci di parlare davvero a questo pubblico, proponendo basi create da band reale registrate in studio.

Oltre alla vastità della libreria — oggi più di 70.000 brani, con circa 400 nuove tracce aggiunte ogni mese — ciò che colpisce è soprattutto la qualità del materiale. Jamzone non utilizza MIDI, né campioni generici o stili preconfezionati: ogni brano è registrato in studio da musicisti professionisti. Il livello qualitativo può variare da una traccia all’altra, ma nel complesso il salto rispetto alle basi tradizionali è evidente. L’app è disponibile su Android, iOS, macOS e Windows.

Degna di nota è l’usabilità dell’app. Il cuore tecnico di Jamzone è il mixer multitraccia. Ogni brano è suddiviso in tracce separate – batteria, basso, chitarre, tastiere, voce, cori… – che possono essere isolate, silenziate, regolate in volume e panorama stereo, ed equalizzate (con controlli essenziali ma efficaci). In un contesto live questo si traduce in una personalizzazione molto più profonda della base, un mix più pulito, la possibilità di adattare l’arrangiamento al proprio ruolo e una gestione più professionale del suono in sala.

Jamzone permette inoltre di cambiare tonalità e tempo, mettere in loop sezioni del brano (come avviene sugli arranger con gli stili o con i marker delle basi MIDI), e visualizzare accordi e testi sincronizzati. Manca solo la funzione Score: per il resto, molte delle tipiche funzioni da arranger sono presenti anche qui. Il pitch shifting è efficace; il time stretching è stabile, anche se a velocità molto alterate è naturale percepire il classico degrado di alcune frequenze. Per chi prepara esibizioni complesse dal vivo, sono disponibili setlist, richiamo rapido dei brani, sincronizzazione cloud e download offline.

A differenza di un arranger, non è possibile modificare le singole note né creare Intro o Ending personalizzate: Jamzone non è un arranger e non intende esserlo. Non lo sostituisce, ma lo affianca – e, in alcuni casi, lo supera soprattutto quando serve il realismo del brano originale. È una soluzione efficace per suonare dal vivo in feste, eventi, cerimonie, e locali da piano bar; a casa e in studio, si rivela utile per fare pratica ed esercitarsi. L’accesso alle basi avviene tramite abbonamento e il prezzo della versione professionale è non particolarmente economico.

Jamzone è pensata per musicisti che desiderano qualità professionale senza investire ore in programmazione. Per chi ha passato decenni a costruire basi MIDI, rappresenta un vero cambio di paradigma: meno editing, più performance. E per molti tastieristi esperti potrebbe essere considerato come una soluzione pratica, soprattutto quando serve una base pronta all’uso.

E il resto del mercato? In Italia, dall’indotto di Generalmusic, verso la fine degli anni 80 era nata M-Live, attiva ancora oggi: offre Song Service una piattaforma che – nella modalità di abbonamento ALLSONGS – permette di scaricare migliaia di brani multitraccia MIDI o MP3 di ottima fattura. Lo scenario è completamente diverso rispetto Jamzone. Infatti, M-Live non produce app, ma piuttosto prodotti hardware destinati ad essere usati come lettori di basi MIDI e audio (come Merish e DIVO).

Ad affrontare queste nuove sfide del mercato rispetto la domanda di backing track, i produttori tradizionali di arranger sono praticamente assenti. A dire il vero, Ketron avrebbe già la tecnologia in casa grazie alla funzione di audio multi-traccia Stem presente negli arranger della serie Event; tuttavia, per avere maggiore successo, dovrebbe arricchire Stem di funzionalità e, soprattutto collegarla una libreria di brani pronti all’uso e di dimensioni particolarmente ampie. Nel mondo Yamaha, il costruttore dovrebbe ripensare il modello di business di Yamaha MusicSoft, passando a un abbonamento mensile che dia accesso all’intero catalogo, e ampliare l’attuale repertorio — oggi composto quasi esclusivamente da basi MIDI, spesso di qualità valida per gli strumenti prodotti dalla casa, ma prive di una traccia vocale. In alternativa, potrebbe investire su Extrack per trasformarla da app utile per esercitarsi a casa a software capace di supportare esibizioni professionali dal vivo. In effetti, siamo curiosi di vedere dove potrà arrivare in futuro.

In definitiva, i produttori di arranger, al momento, non sembrano avere una strategia chiara né un punto di partenza solido. In generale, nessuno di loro appare realmente interessato a presidiare questo mercato in evoluzione e che, un tempo, era il terreno di semina per ottenere migliaia di clienti per le tastiere arranger.

A proposito di Korg Pa5X…

Non so quanti di voi seguano il canale YouTube di Masataka Kono, ma se non lo fate ancora, vale davvero la pena scoprirlo. Questo musicista giapponese, oltre ad essere un valente pianista jazz, ha un talento raro che esprime nel raccontare gli strumenti che prova e lo fa con una chiarezza e una competenza tali da catturare rapidamente l’attenzione. Le sue performance, unite a commenti sempre puntuali, sono una miniera di informazioni. La comprensione dei suoi interventi è facilitata dai sottotitoli tradotti in inglese. Personalmente, grazie a Kono-san ho imparato a riconoscere pregi e limiti di diversi strumenti attuali.

Da cinque anni, nel suo canale ospita infatti una vasta serie di arranger: Roland Go:Keys 3, Korg EK-50, Yamaha PSR-E473 (insieme ai modelli E383 ed E373) e Casio CT‑S1000V. Ma il Nostro non si limita alle tastiere con accompagnamenti: altrettanto illuminanti sono le prove dedicate ad altri strumenti Roland (come Juno D6, RD‑400, Go:Piano 88), Yamaha (CK‑61, CP‑88, Montage M6, MODX M6, PSS‑A50) e Casio (CT‑S1). Ne ho citato solo alcuni, ce ne sono molti di più.

Oggi vorrei segnalarvi un paio di video recenti, quelli in cui Kono‑san si diverte a esplorare un esemplare di Korg Pa5X, mettendone in luce con grande naturalezza molte delle sue qualità.

Nota bene: non stupitevi se il Nostro sta dedicando spazio a Korg Pa5X e non a Yamaha Genos2, è dovuto al fatto che da sempre le serie Tyros e Genos NON sono disponibili nel mercato interno giapponese.

A proposito di Korg Pa5X, negli ultimi giorni di dicembre 2025, sono usciti tre video-tutorial nuovi per lo strumento sul canale ufficiale, dove è illustrato il funzionamento di alcune fra le nuove funzionalità rilasciate con l’aggiornamento V1.4.0.

Pa5X – Recording Studio (Quick Record)
Record Modes (Record, Overwrite, Overdub)
Pa5X Recording Studio – Edit

Se ve lo siete perso tre mesi fa, potete ancora recuperare il tutorial in italiano di Algam Eko sullo stesso argomento e presentato da Raffaele Mirabella con un maggior livello di dettagli esplicativi.