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Yamaha ELA-1 | Convergenza fra Electone e PSR-SX

Nel 2022, Yamaha aveva stupito il mercato cinese lanciando ELA-1, un organo elettronico della serie Electone, che aveva rotto con il passato e che – agli occhi del mercato occidentale – sembrava piuttosto il risultato dell’incorporazione del modello PSR-SX600 entro il “corpo” di un Electone. Come molti di voi sanno, gli organi Electone sono molto popolari in Giappone e Asia in genere, dove occupano quella fascia di mercato che in Europa e nel mondo occidentale è occupata dagli arranger. Electone è molto più di un semplice strumento musicale: è un universo sonoro che ha rivoluzionato il concetto di organo elettronico sin dal suo debutto nel 1959. Con una combinazione di tecnologia avanzata, versatilità timbrica e design originale, gli organi Electone hanno conquistato generazioni di musicisti.

Yamaha ELA-1 (fonte: Yamaha China)

I modelli Electone si distinguono essenzialmente per essere organi non molto portatili, con due tastiere (manuale superiore per la parte melodica e inferiore per gli accordi utili per guidare gli stili di accompagnamento) e pedaliera per aggiungere linee di basso dinamiche, come in un organo a canne. Questa configurazione offre massima espressività e controllo armonico. Gli Electone hanno una forte tradizione in Giappone, con festival internazionali e scuole dedicate. È considerato sia uno strumento didattico sia adatto per le esibizioni dal vivo, adatto sia a principianti che a professionisti.

Il modello ELA-1, pur essendo nella forma un autentico organo Electone, nasconde al suo interno numerose caratteristiche tecniche coincidenti con PSR-SX600 come segue:

  • Tecnologia sonora: entrambi i modelli utilizzano la tecnologia di campionamento AWM (Advanced Wave Memory), hanno polifonia a 128 note e gestiscono le espansioni di voci e stili tramite Yamaha Expansion Manager.
  • Voci e stili: sono presenti in entrambi gli strumenti le voci Super Articulation, gran parte degli stessi stili di accompagnamento e banchi Multi Pad.
  • Funzioni intelligenti: l’accompagnamento si adatta dinamicamente alla performance (Unison & Accent) e la selezione rapida di voci per ogni accompagnamento sfrutta le memorie One Touch Setting (OTS).
  • Effetti e controllo: sembrano appartenere alla stessa famiglia di prodotti i DSP, riverbero e chorus, gli equalizzatori Master e Part EQ e la funzionalità di registrazione audio (WAV).
  • Connettività e funzioni moderne: vale per entrambi la compatibilità con Rec’n’Share l’app Yamaha fatta per registrare e condividere facilmente le proprie performance; ed inoltre i due modelli lavorano con lo stesso display a colori da 4.3″ (non touch) secondo logiche operative analoghe.
Yamaha PSR-SX600 (fonte yamaha.com)

Al giorno d’oggi, ELA-1 continua ad essere distribuito essenzialmente in Cina e Hong Kong, dove non sono venduti i modelli PSR-SX. Per l’Europa e l’Italia, vale PSR-SX600, strumento abbastanza economico e pensato per musicisti itineranti, tastieristi in home studio, insegnanti di musica, studenti, cantautori e intrattenitori Dance. Se volete saperne di più, consiglio la lettura di: Yamaha PSR-SX600: il mio test su SM Strumenti Musicali.

Vi lascio con una demo video di ELA-1: seguite bene il lavoro di Tenma Kawakami (talentuoso vincitore di numerose competizioni Electone) con il doppio pedale dell’espressione: noterete come, grazie a due controlli laterali del pedale destro, il musicista è in grado gestire in modo interattivo numerose funzionalità dello strumento (NDA: lo voglio anch’io!).

Alla ricerca (vana) di arranger con tasti waterfall

Qualche mese fa, avevamo passato al setaccio l’offerta arranger sul mercato attuale alla ricerca di tasti semi-pesati. Avevamo riscontrato che questi sono prerogativa esclusiva dei modelli di classe ammiraglia. Ma, a pensarci proprio bene, c’è un’altra tipologia di tasti trascurata, del tutto assente fra gli arranger a listino.

Mi riferisco ai tasti waterfall, quelli tipici negli organi, non solo Hammond. Gli organisti non hanno l’opzione di una tastiera arranger costruita su misura della loro tecnica e del loro repertorio.

Dicesi waterfall la tastiera con un’azione analoga ai tasti semi-pesati, ma in grado di consentire l’esecuzione di passaggi rapidi, come sugli organi Hammond: i tasti waterfall hanno infatti un profilo frontale piatto, senza spigoli vivi e sono più arrotondati; la plastica è robusta perché deve resistere e facilitare il glissando (break) con il palmo della mano o con l’esterno delle dita. E poi hanno un alto punto di contatto per garantire quella risposta veloce che è essenziale per chi suona timbri di organo elettronico.

Fatar TP80 – Tastiera waterfall

Sappiamo tutti che i produttori di strumenti musicali sono organizzazioni destinate a generare valore e profitto per gli azionisti. Immagino quindi che, se negli ultimi decenni non sia mai stato prodotto un arranger con tastiera waterfall, è perché non ci siano mai state le garanzie di numeri sufficienti a coprire gli investimenti. Tuttavia, permettetemi di interrogarmi in proposito.

Se ci fosse infatti, oggi, una tastiera arranger moderna, portatile con tasti waterfall, io non escluderei un qualche interesse da parte degli appassionati della materia. Del resto su YouTube ho trovato diversi contributi di organisti che hanno accoppiato al proprio arranger la classica pedaliera d’organo con cui suonare la parte più grave durante le loro performance. Qualcosa vorrà pur dire.

Qualcuno di voi conosce i voluminosi e inamovibili organi con ritmi e accompagnamenti (FarfisaRoland AtelierTechnics GA3Lowrey, Hohner, Elka e compagnia): hanno fatto da precursori, aprendo la strada alla tecnologia più moderna degli attuali arranger. Fra quegli organi, erano popolari i tasti waterfall, almeno su uno dei due manuali. Erano strumenti monumentali, ora sono quasi tutti scomparsi (rimangono in vita Yamaha Electone per il mercato asiatico e Wersi serie OAX per il mercato tedesco). Godetevi il video che segue con un Roland Atelier AT-350C (cessata produzione), non male vero?