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Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermanti – 3 di 8

Matteo – Milano, 2005

Matteo ha 12 anni. Quando esce con gli amici, indossa sempre la maglia della propria squadra del cuore: non si sa mai, ci può sempre scappare una partita di pallone ai giardini. Ma quando dopo cena il padre si abbandona davanti alla TV e la madre rassetta casa canticchiando, non gli resta che chiudersi in camera sua. Non ha voglia di studiare e si distrae facilmente incantato dalla fila di tasti neri e bianchi della tastiera che ha ricevuto per regalo l’ultimo Natale. E’ un arranger, gli hanno detto. Non sa cosa significa. A scuola gli hanno insegnato a suonare il flauto, ma lui vorrebbe saper suonare quella fila di tasti neri e bianchi. Accende lo strumento, chiude gli occhi e immagina di essere al centro dell’universo. Un orchestra è alle sue spalle, Matteo è lì davanti a tutti con le mani posate sulla tastiera. Dalle sue mani escono note familiari, il pubblica urla all’improvviso riconoscendo la colonna sonora di Guerre Stellari. Sì, Matteo si sente bravo come quei musicisti che sanno dare vita ai tappeti sonori dei grandi film. Matteo riapre gli occhi e davanti a lui luccicano ancora i tasti neri e bianchi. Sceglie lo stile giusto, preme Start, e mentre la mano sinistra disegna gli accordi, la mano destra pesta duro sui tasti assegnati ai fiati. Matteo sorride pensando fra sé: “E che cavolo: quanta potenza! Sembra di essere dentro il film insieme a Luke Skywalker!”. Sognare è la ricchezza che nessuno ci potrà mai sottrarre.
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Alcuni arranger dispongono di funzioni educative. Ad esempio è possibili visualizzare lo spartito sullo schermo della tastiera e seguire gli accordi o le note da suonare grazie ad un pallino colorato che segnala la scansione metronomica. Altri arranger illuminano i tasti da suonare, mentre altri ancora fermano la canzone in attesa che l’allievo suoni la nota giusta. Per chi è agli inizi e vuole prendere dimestichezza con una tastiera, l’arranger potrebbe rappresentare lo strumento ideale: per imparare divertendosi, per divertirsi imparando.
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Ed ora diamo spazio a Massimiliano Coclite e alla sua dimostrazione dell’arranger workstation
Roland E-80: si comincia proprio dal tema principiale di Star Wars scritto da John Williams.

3 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui: 2 di 8)

Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati – 2 di 8


Sconosciuta – Roma, 2008

Un paio d’anni fa ero nella hall di un albergo romano. Era sera e ci stavamo gustando un aperitivo dopo una lunga giornata di lavoro. Si parlava del più e del meno mentre una ragazza dolce e carina, la ricordo ancora con i capelli sciolti sulle spalle, un abito di seta nera con le spalle scoperte, si avvicina all’angolo degli strumenti, accende la strumentazione e, dopo qualche minuto inonda la sala con le prime note della celebre Green Onions di Booker T., Steve Cropper e compari. E’ la frazione di un attimo. Un frammento di armonia e tutti noi siamo abbagliati dalla grazia dell’istante. L’aperitivo agita lievemente il pomo d’Adamo di noi presenti, mentre sorseggiamo le nostre bevande e la musica ci ha già conquistati.

Alla fine del brano un applauso breve ma intenso. La ragazza ci sa fare con la musica. Mentre il brano successivo è già partito, osservo critico la strumentazione. Mi chiedo: in Green Onions ho sentito il suono di un organo Hammond originale, la ritmica pulsava brillante e sussultante secondo le nostre attese; il suono del basso era pastoso, per quanto potesse essere tale un suono digitale; ma soprattutto era l’impasto sonoro che era bello, così grasso e vivace da farti credere che la ragazza avesse messo in playback il CD originale. E invece no: lei ha le mani posate sulla tastiera e improvvisa facendoci intuire con chiarezza che la traccia dell’organo è tutta farina del suo sacco, in tempo reale.

Ed è allora che mi sono avvicinato e, senza dare nell’occhio, ho cominciato a studiarmi gli strumenti in dettaglio (NDA: anch’io quando suonavo in pubblico, ho sempre odiato quei momenti in cui si avvicinava qualcuno e cominciava a farmi la radiografia della tastiera, del microfono, degli amplificatori, eccetera: quindi mi sono avvicinato in modo discreto, non volevo farmi notare). Torniamo a noi: mi aspettavo chissà quale workstation autorevole o clone elettromeccanico. Ed invece quella ragazza non nascondeva nulla di particolare: suonava semplicemente un’arranger workstation.

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I primi utilizzatori professionali di un arranger sono i musicisti da piano bar. La raffinatezza di alcuni stili è tale che il musicista capace di suonare con le mani riesce a dare vita ad esecuzioni appassionanti. Questi strumenti offrono molte possibilità, da un semplice accompagnamento di piano o percussioni, ad un’orchestra completa. E’ inoltre possibile arricchire gli stili esistenti con esecuzioni personali: potete aggiungere un tocco speciale con brevi frasi ritmiche o melodiche richiamabili facilmente ottenendo un’esecuzione variegata e professionale.

Alcuni arranger dispongono poi di una sezione che emula l’organo Hammond con tanto di tiranti (drawbar), effetto Leslie e vibrato: seppure non raggiungano la completezza dei cloni degli organi elettromeccanici originali, tuttavia gli arranger permettono l’esibizione dal vivo utilizzando i suoni di questo organo ormai un classico nel blues, soul, rock, jazz, gospel e in tantissima musica di qualità.
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Ed eccovi qui, l’originale: Booker T. & MG nella mitica Green Onions! Godetevelo!

2 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui: 1 di 8)

Storie di uomini, donne, tirocinanti ed artisti affermati – 1 di 8

Massimo – Napoli, 2010

Che grande novità! Massimo suona in una band finalmente. Ha trovato tre amici con cui fare del sano e buon rock’n’roll. Domani sera ci sono le prove e Massimo non vuole fare brutta figura. Gli altri ragazzi suonano insieme già da un paio d’anni, mentre lui non sa suonare ancora tutti i pezzi a dovere. C’è in particolare quel riff di piano in Johnny B. Goode di Chuck Berry che richiede ancora molta pratica prima di sentire di possederlo bene nelle dita. Ma non si scoraggia: stasera è solo davanti al suo arranger. Sceglie lo stile appropriato, preme Start, avvia lo stile e poi prova, prova, prova, e ancora prova. E’ come se la band fosse lì davanti a lui, a sua disposizione. Questa volta non litigano, non si stancano, non devono fare pause, non squillano cellulari. L’arranger non rallenta e non perde mai il tempo: Massimo può affinare la propria tecnica e si sente sempre più sicuro di sé. Preparare un pezzo non è stato mai così facile. Quando l’indomani rivedrà la band, Johnny B. Goode sarà una passeggiata.

Gli occhi di Massimo brillano per la soddisfazione.
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Un arranger si distingue dalle altre tastiere grazie alla presenza di una sezione di arrangiamenti automatici, comunemente conosciuti come stili. Ogni stile è un insieme organizzato di sequenze, in gergo tecnico pattern, pilotabili dalla tastiera tramite l’inserimento degli accordi. In altre parole il musicista suona con le mani sulla tastiera e lo stile provvede a fornire le tracce aggiuntive: dal basso alla traccia ritmica, dalla chitarra acustica a quella elettrica, dagli archi sino all’organo elettronico.

Il risultato finale è che una persona sola è in grado di suonare e contemporaneamente dirigere un’intera banda di altri musicisti virtuali.

Ogni arranger viene venduto con una collezione di stili caricati dalla fabbrica (preset): ogni stile può corrispondere ad un certo genere di musicalità o canzone: pop, rock, swing, jazz, ballate, blues, R&B, dance, country, ritmi sudamericani, musica da ballo, musica etnica, colonne sonore, musical e così via. Gran parte delle tastiere in commercio permettono di estendere l’assortimento iniziale di stili e di personalizzare quelli esistenti.

E ora godiamoci Tommy Johnson all’opera con Johnny B. Goode di cui sopra. Per la cronaca: l’arranger in uso da Tommy è una Yamaha Tyros 2.

Categorie di stili di Yamaha PSR-S910/710

Categorie di stili di Yamaha PSR-S910/710

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Sei a corto di idee e di melodie?

midizvuci - 1000 melodie disponibili

midizvuci – 1000 melodie disponibili

Io non ci potevo credere, ma su web si trova proprio di tutto. Per esempio: siete a corto di idee e vi serve una melodia originale? Bene, allora potete scaricarvi questo file compresso (zip) per ottenere 1000 esempi di melodie originali completamente libere in formato MIDI. Non sono coperte da copyright e potete riutilizzarle nelle vostre composizioni musicali.

Tastiere portatili?

In italiano dovremmo dire gli arrangiatori. Sosterrei che suona proprio male. Le tastiere elettroniche si sono sempre distinte grazie alla loro capacità di sfruttare la tecnologia per dare qualcosa di più al musicista, quel qualcosa che uno strumento acustico non avrebbe saputo dare.
Liberiamoci di questo potenziale equivoco: le tastiere elettroniche non sono meglio degli strumenti originali e non sono in grado di sostituirli. Le tastiere elettroniche sono un qualcosa di diverso. Avete un pianoforte acustico a casa, magari ereditato dai genitori? Bene, non disfatevene per niente solo perché ora avete appena acquistato l’ultimo ritrovato della scienza in termini musicali. Un pianoforte vero è un pianoforte vero. Si suona come un pianoforte vero e vi darà quelle soddisfazioni che nessun arranger saprà mai darvi.
Un arranger vi darà un altro tipo di soddisfazioni musicali.
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Che cosa è un arranger, soprattutto

Un arranger workstation è lo strumento digitale a tastiera ideale per:

  • Suonare con una backing band a disposizione, una band che non si stanca mai ed è pronta a ripartire sempre senza litigare e senza perdere tempo a vuoto.
  • Esercitarsi all’infinito sulle improvvisazioni.
  • Comporre canzoni e brani musicali (gli americani direbbero song writing)
  • Suonare i vari suoni come su un sintetizzatore grazie ad una tavolozza sonora di qualità.
  • Sfruttare il database musicale a disposizione di stili e arrangiamenti al fine di costruire una canzone senza perdersi dietro gli aspetti ripetitivi e concentrandosi invece sulla creatività.
  • Utilizzare il playback delle basi MIDI e il sequencer di bordo allo scopo di personalizzare le proprie esecuzioni.
  • Essere pronti ad affrontare una grande performance dal vivo, permettendovi di essere interattivi alla massima potenza con l’audience (potete ripetere un ritornello quando è il momento giusto, cambiare il tempo al volo, chiudere una canzone in anticipo se vi rendete conto che è il momento di farlo passando subito al finale, modificare a sorpresa l’arrangiamento di una canzone accostando stili diversi, passare da un brano all’altro cambiando in un batter di ciglia, far divertire il pubblico con la creatività e l’improvvisazione, ricorrere al karaoke..).

Un arranger è uno strumento versatile che vi dà tutto quello di cui avete bisogno per creare esibizioni musicali a livello estremamente professionale. L’abilità di questa tipologia di strumenti vi consente un dominio totale sulle sequenze musicali in tempo reale e vi fornisce un controllo quasi illimitato sulle esecuzioni dal vivo. Un arranger vi offre quella flessibilità straordinaria che nessun altro tipo di strumento sul mercato è in grado di fornire.

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Qualcuno potrebbe chiedersi…

Qualcuno potrebbe chiedersi perché diavolo mi sia venuta in testa l’idea di aprire questo blog. Se non siete questo quel qualcuno, non vi interesserà sapere alcunché dell’Autore; non c’è problema: saltate questa lettura e passate direttamente ad un altro articolo. Se invece non è così, allora vi basti sapere che sono un… cliente. Sì, sono un cliente che ha speso nella sua vita un sacco di soldi per strumenti musicali e che ha passato una teoria indescrivibile di ore del proprio tempo a suonare, a studiare musica, a provare da solo o con altri, a suonare dal vivo, a fare da piano-bar, a suonare nei matrimoni, alle feste; e poi quante letture di manuali, di riviste specializzate italiane e straniere, quanto tempo dedicato a discutere, imparare e litigare nei forum di musicisti.

Noi tastieristi, dovete sapere, siamo solitamente un pochino presuntuosi. Ci riteniamo tutti esperti e facilmente giudichiamo gli altri come incompetenti. Quante discussioni circolano sul web fra colleghi tastieristi! Il punto è che, per non distinguermi dalla categoria, una punta di presunzione me la sono guadagnata anch’io e ho deciso che tutto il tempo e i denari che ho speso per imparare a suonare la tastiera possano essere messi a disposizione di chiunque. Personalmente vorrei aver scritto quel libro che io ho cercato per anni, quando mi recavo nei negozi di strumenti di musicali come quello in cui un commesso altrettanto presuntuoso mi umiliava con paroloni e termini tecnici che mi lasciavano attonito e confuso. Mi sembrava che fosse lui a farmi un favore a vendere e non io a comprare, come se mettere mano al portafoglio fosse un atto dovuto alla sua insolenza: strano concetto di marketing al contrario, per fortuna in disuso.

Per i denari che se ne sono andati dietro alla musica, ricordo il mio carissimo collega musicista di piano-bar che aveva raccontato: “Per mia moglie tutte le tastiere costano 500 Euro. Questo è quello che deve sapere”. Forse è meglio che i nostri familiari la pensino proprio così, perché la passione non ha prezzo e se dovessi compare costi-benefici per questa mia passione, non saprei misurarla con esattezza. E se questo venisse scoperto dalle nostre fidanzate, mogli, mamme, saremmo fregati per sempre. Addio nuova tastiera, addio nuovo expander, addio nuovo software VST! Posso però affermare che se tornassi indietro spenderei più soldi per la musica che per altre cose e che nella vita non c’è nulla di così appassionante come avere uno strumento musicale davanti e suonare, suonare, suonare, suonare, suonare.

Di certo in questo blog si troveranno a proprio agio i felici possessori di una tastiera Yamaha o Korg. Ma chiunque, dai professionisti agli hobbisti entusiasti potranno trovare informazioni utili in queste pagine. L’ambizioso obiettivo è di aiutare ad imparare di più per ottenere di più dalla vostra tastiera. Sebbene gran parte dei miei argomenti si concentrino sulla Yamaha Tyros o sulla Korg Pa800, tuttavia queste pagine si applicano tranquillamente a tutte le tastiere citate: mentre le pagine sullo schermo video possono differire un poco fra i vari modelli, dal punto di vista funzionale tutti questi prodotti operano tutto sommato nello stesso modo.

Del resto, quando spendete i vostri soldi per acquistare un arranger, tirate fuori una somma per l’intero prodotto con tutte le sue caratteristiche. Causa la continua innovazione tecnologica e la conseguente rapida obsolescenza dei prodotti hardware e software, corriamo tutto il rischio di non sfruttare a fondo tutto il prezzo che abbiamo pagato. Quante funzioni software sono nascoste in un arranger e, prima che riusciamo a scovarle, imparare ad usarle e sfruttare a fondo, giunge il sul mercato il modello nuovo per cui passiamo al nuovo incantati dal concetto di novità.. Ecco questo è il punto: questo blog vorrebbe essere a servizio di chi ha fatto un investimento e vuole gustarselo a fondo prima di passare ad altro. Fatemi il favore di spazzare via un pregiudizio nei miei confronti: questo non è un blog scritto su commissione dalla Yamaha Corporation o Korg Inc. Io non ho alcun legame economico con queste aziende e non percepisco provvigioni dalla vendita di tastiere .

https://tastiere.wordpress.com/ non è un blog scritto da un professionista del web o della carta stampata, da un divulgatore di mestiere e neppure da un giornalista specializzato. E’ il libro di una persona che ha suonato molte tastiere elettroniche e che ha deciso una notte in cui non riusciva a prendere sonno di dedicare una gran parte del proprio tempo alla stesura di queste pagine, nella speranza che la condivisione della propria esperienza aiutasse qualcuno ad accrescere questa stessa passione. Se poi riuscissi a guadagnare anche solo una persona alla musica, avrò raggiunto il mio obiettivo principale. Se poi comprerete tastiere Ketron, Roland, Viscount, Clavia, GEM (ahimé solo usate!), Korg, Kurzweil, Casio invece di una Yamaha, per me nulla cambia. Ciascun produttore offre prodotti di vasta possibilità. Scegliete in base ai vostri obiettivi e desideri, dopo aver ascoltato con i vostri orecchi e il vostro cuore e, soprattutto… dopo aver guardato dentro il vostro portafoglio.

Continuerò a scrivere… voi tornate, vero?

Yamaha Tyros

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Museo degli strumenti musicali di Hamamatsu

Museo degli strumenti musicali di Hamamatsu (Giappone)

Museo degli strumenti musicali di Hamamatsu (Giappone)

Uscito dal Yamaha Outlet di Hamamatsu (Giappone) – come raccontanto in questo sito qualche giorno fa – mi decido a visitare il Museo di Strumenti Musicali di Hamamatsu, di cui avevo già letto nel manuale del mio arranger Tyros:

“I seguenti strumenti, visualizzati nei display di TYROS, sono in mostra al Museo di Strumenti Musicali di Hamamatsu: balafon, gender, kalimba, kanoon, santur, gamelan gong, harp, hand bell, bagpipe, banjo, carillon, mandolin, oud, pan flute, pungi, rabab. shanai, sitar, steel drum, tambra.”

Non mi perdo nei dettagli delle migliaia di strumenti esposti. Ovviamente sono visibili numerosi prodotti etnici da ogni parte del mondo. Ma sono esposti anche strumenti classici e moderni, compresi alcuni esemplari tecnologici che hanno fatto la storia della musica degli ultimi 50 anni.

Provo un sussulto di emozione quando entro nell’area dei sintetizzatori: tutti gli strumenti che la mia memoria è in grado di ricordare sono qui esposti con ordine e chiarezza espositiva. Peccato non poterci mettere le mani sopra!

La mia macchina fotografica scattava a raffica, mentre io non sapevo dove voltarmi.

Korg M1 + Yamaha DX7

Korg M1 (in alto), Yamaha DX7 (in basso) Museo di Hamamatsu (Giappone)

La galleria comincia con due strumenti “classici”: la prima workstation di successo della storia (Korg M1) e il primo sintetizzatore interamente digitale in commercio, basato sulla Sintesi FM (Yamaha DX7).  Accanto a questi vedo prodotti Korg ancora più antichi e che provengono dai primi anni settanta: Korg Sigma, Korg Mono/Poly, Korg 800DV. A seguire mi trovo al cospetto del mostro sacro, un esemplare di Moog del 1976. E poi un Arp (1970) e poi ancora prodotti più recenti come il Korg Trident e il Korg Polysix (questo l’avevo suonato anch’io in uno studio di registrazione, tanti anni fa).

Sono così intontito dal fatto di vedere questi prodotti tutti insieme che quando appare il piano elettrico Fender Rhodes resto senza parole. Ma è solo un attimo perché poi mi ritrovo in una sala colma di organi Hammond e di Leslie. Mi bruciano le dita, ma non posso toccare nulla!

Organo Hammond

Organo Hammond (Museo di Hamamatsu, Giappone)

Resto in contemplazione diversi minuti prima di attraversare il salone successivo dedicato agli harmonium e agli organi liturgici (qui i prodotti sono preistorici ma i marchi sono noti ancora oggi: prevalentemente K.Kawai e Yamaha Organ).

Prima di scendere al piano sotterraneo dove sono esposti i pianoforti, archi, chitarre e migliaia di altri strumenti, entro in una sala dove sono a disposizione decine di strumenti. Sì, questi possono essere suonati. C’è un pianoforte verticale, una chitarra acustica e diversi strumenti percussivi. Nella sala ci sono già una decina di persone che suonano come disperati. Il frastuono è devastante, specialmente a causa di due bambini che picchiano senza sosta e senza ritmo due poveri timpani. Osservo l’assistente del museo: ha un’aria afflitta. Me lo immagino tutti i giorni in quella sala a dover sopportare questo baccano irrazionale.

Pianoforte a coda verticale

Pianoforte a coda verticale (Museo di Hamamatsu, Giappone)

Scendiamo e il colpo d’occhio è eccezionale. Tutti gli strumenti sono appesi a rastrelliere in modo ordinato. Per ogni strumento è possibile premere un pulsante per ascoltarne una sorta di demo audio. Molto bello. Potrei starci delle ore. Ma il salone immenso destinato ai pianoforti mi attrae. Trovo pianoforti di ogni razza e foggia: a coda, mezza coda, verticali, pianoforti gemelli (è un mobile unico e le tastiere sono sugli estremi per cui i due pianisti si possono guardare mentre suonano), un pianoforte a coda verticale (sì avete letto bene), pianoforti che sono autentici pezzi d’antiquariato del settecento, pianoforti con candelabri, con dipinti, pianoforti con nastro meccanico (antenato degli attuali sequencer), clavicembali francesi classici (a doppio manuale), spinette, clavicordi e così via.

Improvvisamente una ragazza giapponese, che lavora nel museo, si siede al pianoforte a coda verticale e suona un brano virtuosistico per tutti gli astanti. E’ davvero brava e strappa un applauso convinto da parte di tutti.

Ragazzi, che visita! Chissà se mai avrò l’occasione di tornare ad Hamamatsu. Se succederà, tornerò qui al museo per una vista ancora più approfondita.

PS: Il sito Internet del museo è qui: http://www.gakkihaku.jp/ Ovviamente è tutto in caratteri giapponesi, ma se seguite le figure potete raggiungere alcune pagine web dove sono presenti foto e filmati di dimostrazione di molti strumenti esposti.