Archivi categoria: Argomenti vari

Suonare tastiere arranger come fonte di profitto professionale

Chi suona un arranger lo sa: non si tratta “solo” una tastiera, ma di un piccolo ecosistema creativo che permette di fare musica in numerosi contesti, con una rapidità e una flessibilità difficili da trovare altrove. E, nonostante ciò, gli arranger continuano a essere considerati meno di quanto meritino: strumenti spesso giudicati in fretta, ma capaci di molto più di quanto si creda.

Quando poi si parla di sbocchi professionali, il quadro si infittisce: le possibilità non mancano del tutto, ma sono poche, sfuggenti e tutt’altro che immediate. Vanno cercate, interpretate e, quando emergono, richiedono impegno per diventare qualcosa di reale.

Vale comunque la pena esplorare il terreno di caccia.

Live: dal pianobar alle band strutturate

L’arranger nasce per il live, e proprio dal vivo esprime al meglio il suo potenziale. Il pianobar e l’intrattenimento musicale restano tra gli ambiti più ricettivi, perché consentono di gestire un intero spettacolo con autonomia e una certa eleganza. Molti cantanti cercano ancora un accompagnatore affidabile, capace di offrire un supporto musicale solido e immediato. Allo stesso modo, alcuni gruppi (pop, dance o liscio) richiedono talvolta tastieristi in grado di gestire sequenze, pad, brass, archi e layer articolati, mentre le orchestre da ballo rappresentano un settore attivo in cui l’arranger risponde bene agli standard del genere. In tutti questi contesti, rimane uno strumento compatto, versatile e pronto all’uso.

Korg Pa300 (fonte korg.com)

Studio e produzione: molto più che “suonare gli stili”

In studio, un tastierista arranger può dare il proprio contributo. La capacità di creare arrangiamenti completi in breve tempo è un vantaggio enorme per chi deve realizzare jingle, basi originali, colonne sonore per video. La programmazione MIDI, la costruzione di sequenze e la creazione di basi personalizzate sono competenze richieste, così come la capacità di progettare registration, combinazioni e piccoli set sonori. Gli studi apprezzano collaboratori che sappiano costruire rapidamente accompagnamenti credibili senza dover coinvolgere una band intera. E, da non sottovalutare, queste sequenze sonoro conservano l’anima del musicista (cosa del tutto quasi assente nei casi in cui si faccia ricorso all’AI).

Fonte GemTracks

Didattica: insegnare ciò che gli altri non sanno

La didattica rappresenta uno dei territori più promettenti per l’arranger, soprattutto all’interno delle scuole di musica. La forza dell’arranger, in ambito scolastico, sta nella sua capacità di offrire risultati anche agli studenti alle prime armi. Bastano poche lezioni perché un principiante possa accompagnarsi, suonare con uno stile coerente o sperimentare piccole orchestrazioni. Questo effetto “gratificazione immediata” è potentissimo: motiva, fidelizza e fa sentire gli allievi come musicisti veri fin dall’inizio, creando un percorso didattico più coinvolgente e continuo.

Un argomento taboo sembra poi riguardare i docenti capaci di insegnare arranger in modo strutturato. Eppure insegnare a suonare un arranger potrebbe diventare un valore aggiunto per qualsiasi istituto: permette di affiancare alle lezioni individuali percorsi moderni che includono laboratori per band giovanili, introduzione al linguaggio MIDI e prime esperienze di setup live.

Fonte Yamaha.com

Villaggi turistici, crociere: la musica come servizio

Il settore dell’intrattenimento professionale è vasto. Sebbene i tempi d’oro sembrano appartenere al passato, ancora oggi si possono trovare in Italia o all’estero hotel, resort, villaggi turistici, navi da crociera, spettacoli teatrali e cabaret cercano musicisti capaci di creare atmosfere eleganti, discrete e versatili. In questi contesti, l’arranger è perfetto: permette di passare da un repertorio lounge a uno più energico senza soluzione di continuità, mantenendo sempre un profilo professionale e controllato.

Annuncio di lavoro su web

Servizi musicali per privati e aziende

Un tastierista arranger può offrire molto più di semplici serate. La creazione di basi personalizzate, gli arrangiamenti per cori, le musiche per video, podcast o spot locali e la consulenza sono servizi sempre richiesti. Chi sa presentarsi in modo professionale può costruire una rete di collaborazioni continuative, soprattutto nel mondo delle aziende e delle realtà locali.

Foto di Gustavo Fring

Collaborazioni digitali: il nuovo orizzonte

Oggi si può lavorare anche senza uscire di casa. Le registrazioni remote, la vendita di basi, stili, registration e live set personalizzati, i tutorial e le cover per i social, le collaborazioni online con altri musicisti rappresentano un nuovo ecosistema professionale. Chi sa programmare bene il proprio arranger ha già un prodotto da offrire, e il mercato digitale potrebbe essere molto più ricettivo di quanto si pensi.
E, attenzione, le occasioni sono limitate, ma talvolta si aprono spiragli presso i grandi produttori internazionali di arranger alla ricerca di creatori di stili professionali per i propri strumenti.

Fonte Casio Music Gear

Conclusione

Sosteniamo da anni in questo blog che l’arranger non è un ripiego, non è un giocattolo, non è “la tastiera per chi suona da solo”. È uno strumento completo, moderno, versatile, che permette a un musicista di costruire una carriera solida in moltissimi contesti. La chiave di svolta potrebbe essere nello smettere di pensare all’arranger come a una tastiera, e iniziare a vederlo come un sistema con potenzialità professionali.

Che cosa vi hanno fatto di male le basi MIDI?

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di Jamzone e Yamaha Extrack, due app molto diverse fra di loro ma accomunate da un obiettivo preciso: aiutare chi suona a studiare un brano, impararlo davvero e lavorarci sopra con continuità. Entrambe le app si basano su tracce audio, ma lo fanno in modi opposti. Jamzone mette a disposizione basi registrate da musicisti reali, già pronte e rifinite, e pronte ad essere utilizzate anche dal vivo. Extrack, invece, parte dalle basi che avete già nella vostra libreria e, grazie all’AI, le trasforma in materiale di studio con separazione delle tracce e analisi degli accordi. Sono due approcci interessanti, moderni, utili. Ma mentre esploriamo queste soluzioni, una domanda sorge spontanea: ma… gli Standard MIDI File, che fine hanno fatto?

Da qualche anno, la base MIDI sembra essere diventata il capro espiatorio perfetto. “Usa solo l’audio”, “Il MIDI è roba vecchia”, “Suona finto”, “Non è professionale”, etc. Frasi che si sentono spesso, quasi come se il MIDI fosse un residuo archeologico. Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, forse stiamo esagerando e rischiamo di perdere vantaggi preziosi. Il MIDI non è un suono, non è un effetto, non è un campione: è un protocollo o, se preferite, un linguaggio. E come ogni linguaggio può produrre risultati mediocri o straordinari, a seconda di chi lo usa e degli strumenti che si hanno a disposizione. A mio modo di vedere, il pregiudizio nasce essenzialmente da basi GM scadenti o da arrangiamenti fatti male, non dal concetto del MIDI in sé.

Per capire davvero la differenza fra brani audio e basi MIDI, mi piace ricorrere a un’immagine presa dal mondo della fotografia. Una base audio è come una fotografia: bella, nitida, immediata, ma sostanzialmente immutabile. Puoi ritoccarla, certo, ma fino a un certo punto. Una base MIDI, invece, è come un file RAW: materiale vivo, modellabile, che si può trasformare in mille modi diversi. Anche se la tecnologia del trattamento audio ha fatti passi da gigante negli ultimi anni, ricordiamoci che – da sempre – con il MIDI potete cambiare tonalità senza artefatti, modificare il tempo senza perdere qualità, riscrivere parti, mutare strumenti, cambiare gli effetti, aggiungere o togliere elementi, adattare tutto al vostro stile, alla vostra voce, al vostro gruppo. È un livello di libertà che l’audio, anche con le tecnologie più recenti, non può ancora offrire in modo totale.

Fonte: M-Live

Da una base audio, non potete estrarre la partitura (la mitica funzione Score degli arranger): solo con una base MIDI potete studiare quel brano leggendo lo spartito, evitando la costrizione di imparare brani nuovi “ad orecchio” come fanno i numerosi entusiasti dell’audio. C’è poi l’aspetto del suono. Una base audio riflette il setup di chi l’ha prodotta, non il vostro. Una base MIDI, invece, suona con i vostri strumenti, le vostre espansioni, il vostro arranger, il vostro modulo. Questo significa coerenza timbrica, nessuno stacco tra ciò che suonate dal vivo e ciò che proviene dalla base, possibilità di sfruttare suoni premium e librerie personali. Per chi vuole un live pulito, coerente ed omogeneo, è un vantaggio da non sottovalutare.

La modificabilità è un altro punto chiave. Jamzone, Extrack ed applicazioni simili permettono di intervenire su tempo, intonazione e volume o isolamento (non sempre perfetto) delle tracce audio, ma il loro margine d’azione finisce lì. Con il MIDI, invece, avete un controllo totale: potete cambiare un tappeto d’archi con un synth pad, sostituire il basso acustico con un basso elettrico, togliere la batteria perché la suonate voi, riprodurre ex novo un passaggio che non vi convince. È un editing immediato, naturale, che non richiede trucchi o compromessi.

Fonte: midi.org

Per chi accompagna cantanti, poi, il MIDI è semplicemente impagabile. Ogni voce ha esigenze diverse: tonalità, tempo, dinamica, respiro. Con il MIDI potete adattare tutto in tempo reale, senza dover ricreare la base da zero. Nei contesti di accompagnamento di cori, nei matrimoni, nei piano-bar, nei musical, questa flessibilità fa la differenza tra un’esecuzione arrangiata all’ultimo e una performance davvero su misura.

E poi c’è la longevità. Una base audio è finita così com’è. Una base MIDI cresce con voi. Cambiate tastiera? Migliora. Aggiungete espansioni? Si arricchisce. Passate a un modulo più potente? Suona meglio. È un investimento che non invecchia, anzi si evolve.

E che dire del controllo dinamico? Con il MIDI potete automatizzare volumi, cambiare strumenti al volo, aprire filtri, modificare articolazioni, gestire variazioni in tempo reale. È un livello di interazione da non sottovalutare.

C’è infine anche un piccolo vantaggio pratico (sempre meno importante, ad essere onesti): il peso dei file. Un MIDI occupa pochi kilobyte, un audio può arrivare a decine di megabyte. Questo significa archivi più leggeri, caricamenti più rapidi, backup immediati, gestione più semplice su tastiere e tablet. Per chi ha repertori enormi, è un sollievo concreto.

Alla fine, la conclusione odierna è: non è nel MIDI il problema. Il MIDI potrebbe essere ancora oggi “la soluzione”. Le basi audio sono utili, certo, e strumenti moderni come Jamzone ed Extrack dimostrano quanto possano essere potenti. Ma non sono sempre la scelta migliore. Il MIDI rimane uno strumento moderno, flessibile, potente, perfetto per chi vuole controllo, personalizzazione e qualità. Non è una tecnologia del passato: è un linguaggio che continua a parlare benissimo nel presente.

Winter NAMM 2026: dal punto di vista degli arranger

Le fiere di strumenti musicali non sono più quelle di una volta. Ah! Ah! Che incipit da boomer per questo articolo oggi, vero? Bando alle ciance e andiamo al punto: sì ci sono novità per gli arranger! Vediamole insieme.

  • Ketron GLOBE: ne abbiamo parlato brevemente qui l’altro giorno, è il nuovo modello compatto, pensato come mini‑EVENT, più accessibile ma sempre professionale. Il suo focus è il repertorio di suoni e stili fatto di diversità regionali. Il contrario del mainstream. Se quindi cercate un arranger per fare serate con brani di Billie Eilish o Drake, allora GLOBE non fa per voi. Se invece siete appassionati di pizzica, taranta, liscio e ritmi mediterranei, allora perché no?
  • Yamaha PSR-E583/E483: questo rilascio era atteso da tempo. La serie PSR-E rappresenta per la casa giapponese l’offerta di arranger economici pensati per chi inizia, per chi vuole uno strumento leggero da portare ovunque e per chi cerca una tastiera “tuttofare”, senza entrare nel mondo degli strumenti professionali. La qualità dei suoni e degli stili è in crescita, modello dopo modello, e siamo curiosi di metterci le mani sopra. NB: I nuovi prodotti sono compatibili con la nuova versione di Yamaha MIDI Song to Style 1.2 per creare nuovi stili di accompagnamento. Per la cronaca, in fiera Yamaha ha presentato un paio di modelli PSR-I specifici per il mercato indiano.
  • Ketron EVM Plus: la reputazione di EVM era già buona — dopotutto, dove trovate un altro modulo arranger così compatto e così potente? — ma alcuni musicisti sul web non avevano apprezzato l’idea di dover collegare un tablet esterno. Tra cavi attorcigliati e supporti improvvisati, la praticità non era proprio il punto forte. Ketron ha ascoltato ed è intervenuta: ora esiste una versione di EVM con tablet integrato e reclinabile. Una soluzione semplice, intelligente e davvero comoda.

E ora diamo spazio ai produttori presenti ma silenti sugli arranger:

  • Roland: l’azienda giapponese è presente in fiera ma non dà l’impressione di “spingere” gli arranger della seconda serie GO:KEYS negli USA. Ci stiamo sbagliando?
  • Korg: nello stand, non ci sono novità per il comparto arranger. Per i successori di Pa1000 e Pa700 ci sarà ancora da aspettare, eppure sono sul mercato dal lontano 2017 (quasi 10 anni).
  • Casio: Il silenzio di Casio sulle novità arranger dura ormai da quattro anni. Un fatto piuttosto inquietante per un’azienda che, per oltre quarant’anni, ci aveva abituati a sfornare modelli a ritmo serrato. La macchina instancabile si è fermata?

Assenti:

  • Cavagnolo: Il produttore francese di fisarmoniche ed arranger è concentrato sul mercato europeo ed italo-francese in particolare. Chissà se ha nei programmi futuri un balzo a livello mondiale?
  • Dexibell: l’app arranger xMure per iOS resta il punto fermo dell’azienda italiana. Non è stata comunicata la presenza al NAMM. Avete per caso provato l’app T2L Piano per iOS e Android con eccellenti pianoforti?

E al di fuori degli arranger? Vi consiglio di dare uno sguardo al nuovo modello di organo Hammond-Suzuki XK-7/XK-7D (spettacolo puro!), Kurzweil SP8 (il fenomeno delle tastiere da palco dilaga), Studiologic Numa X Piano GT SE (elegantissima edizione speciale), Nord Electro 7 (ennesimi ritocchi ad una serie longeva) e KORG Liano LIVE! (inusuale pianoforte per streamer).

Giovani speranze allo stand Hammond al Winter NAMM 2026 – Fonte: NAMM.com

PS: L’amico Riccardo Gerbi ha dato risalto su SM Strumenti Musicali del possibile ritorno di GEM così come annunciato al Winter NAMM 2026. Al di là del fatto che è il secondo tentativo di rinascita, temo che i nuovi imprenditori italiani si concentreranno inizialmente su pianoforti e workstation. Attendo sviluppi, prima di sbilanciarmi con speranze in area arranger.

Ketron alza il sipario su GLOBE

L’azienda di Ancona amplia la propria linea di arranger professionali presentando GLOBE al Winter NAMM 2026.

Si tratta di uno strumento che porta in formato compatto l’eredità della serie EVENT, integrando le sue funzioni principali in una tastiera da 61 tasti leggera, moderna e orientata alla performance dal vivo. Il nuovo modello nasce con l’obiettivo dichiarato di diventare un arranger universale (sulla scocca dello strumento si legge: World’s Arranger), capace di abbracciare repertori provenienti da tutto il mondo. La sua identità è infatti quella di uno strumento progettato per offrire una vasta gamma di stili e sonorità multi-etniche: musica italiana e mediterranea, folklore europeo, ritmi latini e caraibici, sonorità brasiliane, country americano e molte altre tradizioni musicali globali.

Fonte: http://www.ketron.it

Dotato del meglio della generazione EVENT e cioè stili audio, Live Drums, Real Bass, Real Chord, Style Modeling e una ricca libreria audio personalizzabile, GLOBE porta con sé la stessa filosofia sonora della serie attuale KETRON, ma in un formato più accessibile e immediato. La presenza di joystick, aftertouch, ribbon controller, display touchscreen da 7”, twin-organ, micro-vocalizer e funzioni multimediali avanzate lo rendono uno strumento completo per il musicista moderno che cerca portabilità senza rinunciare alla qualità professionale.

L’anno scorso, KETRON aveva presentato al Winter NAMM un altro arranger. Si chiama FUSION e si distingue per il mercato di riferimento La gamma si articola ora in due direzioni molto chiare. Mentre GLOBE è pensato per chi suona repertori internazionali e multi-culturali, FUSION si rivolge invece ai musicisti del Medio Oriente, del mondo arabo, della Turchia e dei Balcani. In altre parole, se GLOBE nasce per abbracciare il mondo, FUSION è progettato per rappresentare il repertorio musicale mediorientale. Con GLOBE e FUSION, l’azienda italiana consolida la propria leadership nel settore degli arranger audio, offrendo alternative portatili a chi suona dal vivo i diversi repertori regionali. I due arranger si presentano senza amplificazione di bordo e pesano 11 kg.

Per la cronaca, KETRON ha confermato che i tempi lunghi di attesa per FUSION dovrebbero essere terminati e si dovrebbe vedere presto nei negozi del Medio-Oriente. Resta da capire quando sarà effettivamente possibile accedere a GLOBE, uno strumento decisamente più rilevante per il mercato italiano.

Jamzone, il ritorno delle basi

Per oltre vent’anni, chi utilizzava un arranger con sequencer MIDI era solito costruire le proprie basi partendo dagli stili di accompagnamento interni, per poi rifinirle con interventi mirati: ri‑registrando le parti meno convincenti, sostituendo i suoni, applicando effetti e, soprattutto, remixando e personalizzando ogni sezione. Altri preferivano partire da Standard MIDI File — acquistati o scaricati gratuitamente — che poi ottimizzavano sfruttando le funzioni di editing dell’arranger. Quel mondo è cambiato. Il mercato delle backing track è cresciuto in modo significativo per conto proprio sfruttando il formato audio, ma poche piattaforme sono riuscite a conquistare i musicisti “tecnici”: quelli che non si accontentano di una base karaoke e che per trent’anni hanno programmato MIDI, stili, fill‑in e variazioni su Yamaha, Ketron, Korg o Roland.

In questo scenario si stanno imponendo oggi nuovi attori e, fra questi, il più attivo sembra essere Jamzone, una delle poche app capaci di parlare davvero a questo pubblico, proponendo basi create da band reale registrate in studio.

Oltre alla vastità della libreria — oggi più di 70.000 brani, con circa 400 nuove tracce aggiunte ogni mese — ciò che colpisce è soprattutto la qualità del materiale. Jamzone non utilizza MIDI, né campioni generici o stili preconfezionati: ogni brano è registrato in studio da musicisti professionisti. Il livello qualitativo può variare da una traccia all’altra, ma nel complesso il salto rispetto alle basi tradizionali è evidente. L’app è disponibile su Android, iOS, macOS e Windows.

Degna di nota è l’usabilità dell’app. Il cuore tecnico di Jamzone è il mixer multitraccia. Ogni brano è suddiviso in tracce separate – batteria, basso, chitarre, tastiere, voce, cori… – che possono essere isolate, silenziate, regolate in volume e panorama stereo, ed equalizzate (con controlli essenziali ma efficaci). In un contesto live questo si traduce in una personalizzazione molto più profonda della base, un mix più pulito, la possibilità di adattare l’arrangiamento al proprio ruolo e una gestione più professionale del suono in sala.

Jamzone permette inoltre di cambiare tonalità e tempo, mettere in loop sezioni del brano (come avviene sugli arranger con gli stili o con i marker delle basi MIDI), e visualizzare accordi e testi sincronizzati. Manca solo la funzione Score: per il resto, molte delle tipiche funzioni da arranger sono presenti anche qui. Il pitch shifting è efficace; il time stretching è stabile, anche se a velocità molto alterate è naturale percepire il classico degrado di alcune frequenze. Per chi prepara esibizioni complesse dal vivo, sono disponibili setlist, richiamo rapido dei brani, sincronizzazione cloud e download offline.

A differenza di un arranger, non è possibile modificare le singole note né creare Intro o Ending personalizzate: Jamzone non è un arranger e non intende esserlo. Non lo sostituisce, ma lo affianca – e, in alcuni casi, lo supera soprattutto quando serve il realismo del brano originale. È una soluzione efficace per suonare dal vivo in feste, eventi, cerimonie, e locali da piano bar; a casa e in studio, si rivela utile per fare pratica ed esercitarsi. L’accesso alle basi avviene tramite abbonamento e il prezzo della versione professionale è non particolarmente economico.

Jamzone è pensata per musicisti che desiderano qualità professionale senza investire ore in programmazione. Per chi ha passato decenni a costruire basi MIDI, rappresenta un vero cambio di paradigma: meno editing, più performance. E per molti tastieristi esperti potrebbe essere considerato come una soluzione pratica, soprattutto quando serve una base pronta all’uso.

E il resto del mercato? In Italia, dall’indotto di Generalmusic, verso la fine degli anni 80 era nata M-Live, attiva ancora oggi: offre Song Service una piattaforma che – nella modalità di abbonamento ALLSONGS – permette di scaricare migliaia di brani multitraccia MIDI o MP3 di ottima fattura. Lo scenario è completamente diverso rispetto Jamzone. Infatti, M-Live non produce app, ma piuttosto prodotti hardware destinati ad essere usati come lettori di basi MIDI e audio (come Merish e DIVO).

Ad affrontare queste nuove sfide del mercato rispetto la domanda di backing track, i produttori tradizionali di arranger sono praticamente assenti. A dire il vero, Ketron avrebbe già la tecnologia in casa grazie alla funzione di audio multi-traccia Stem presente negli arranger della serie Event; tuttavia, per avere maggiore successo, dovrebbe arricchire Stem di funzionalità e, soprattutto collegarla una libreria di brani pronti all’uso e di dimensioni particolarmente ampie. Nel mondo Yamaha, il costruttore dovrebbe ripensare il modello di business di Yamaha MusicSoft, passando a un abbonamento mensile che dia accesso all’intero catalogo, e ampliare l’attuale repertorio — oggi composto quasi esclusivamente da basi MIDI, spesso di qualità valida per gli strumenti prodotti dalla casa, ma prive di una traccia vocale. In alternativa, potrebbe investire su Extrack per trasformarla da app utile per esercitarsi a casa a software capace di supportare esibizioni professionali dal vivo. In effetti, siamo curiosi di vedere dove potrà arrivare in futuro.

In definitiva, i produttori di arranger, al momento, non sembrano avere una strategia chiara né un punto di partenza solido. In generale, nessuno di loro appare realmente interessato a presidiare questo mercato in evoluzione e che, un tempo, era il terreno di semina per ottenere migliaia di clienti per le tastiere arranger.

Il rapporto 2025 del blog Tastiere Arranger

Articoli pubblicati nel 2025

In tutto l’anno 2025, ho scritto e pubblicato 45 articoli.
Ecco i migliori in termini di popolarità, avendo ottenuto il maggior numero di clic; l’elenco è in ordine di argomento.

Riflessioni e approfondimenti generali

Cominciamo con l’articolo che ha registrato il maggior numero di letture nel 2025:

Inoltre:

Modelli arranger di cui abbiamo scritto…

Segue un elenco di articoli con cui ho documentato le uscite, gli aggiornamenti e il valore espresso dai modelli di tastiere arranger nel corso del 2025.

Yamaha

Roland

Korg

Cavagnolo

Ketron

Tutto sugli arranger

Arranger Legacy

Racconti

Novità di quest’anno, abbiamo dato spazio a narrativa originale ispirata a storie musicali. Ecco i primi tre racconti, spero vi siano piaciuti.

A coronamento di tutto

Vorrei ringraziare ad uno ad uno i 288 lettori che sono abbonati al blog e che ricevono una notifica ogni qual volta esce un nuovo articolo e i 44.515 visitatori (dato fornito da WordPress) che hanno dedicato del tempo al mio lavoro in questo blog nel corso degli ultimi 12 mesi. E a tutti voi auguro un sereno 2026!

Che il desiderio di pace possa raggiungere e trasformare il cuore di ogni persona coinvolta in qualsiasi conflitto, ovunque nel mondo.

Il panorama delle tastiere arranger a fine 2025

Il 2025 è stato un anno sorprendentemente “placido” per il mondo delle tastiere arranger. A livello internazionale il settore continua a crescere, mostrando vitalità e rispetto da parte del mercato globale. Eppure, a voler essere onesti, il nostro Belpaese non ha brillato allo stesso modo: l’interesse c’è, ma non si è tradotto in un entusiasmo travolgente.

Sul fronte dei produttori, il dato è quasi disarmante: un solo nuovo arranger è arrivato effettivamente sugli scaffali nel corso dell’anno. Dopo un ricco triennio in cui sono stati lanciati ben 32 modelli nuovi, il 2025 riesce a battere il record negativo del 2021.

A muovere le acque è stata Cavagnolo, che con il suo Zénith One Core ha firmato l’unica vera novità reale del 2025. La casa francese si conferma tra le più attive nel rilascio di aggiornamenti e nel supporto ai propri strumenti, e il nuovo arranger con tablet sta conquistando l’attenzione di chi cerca un modulo arranger compatto, versatile e dal prezzo accessibile.

Per il resto, calma piatta. Nessun altro produttore ha presentato nuovi modelli nei negozi nel corso del 2025.

Uno spiraglio arriva da KETRON, che al Winter NAMM 2025 aveva lasciato intravedere un futuro luminoso con le nuove linee Fusion, EVP1 ed EVP2. Promesse interessanti, certo, ma per ora restiamo in attesa di conferme concrete. Per la cronaca, i modelli della serie Event hanno ottenuto un aggiornamento software lo scorso autunno e raggiungono il numero di versione 5.0.1.

Yamaha, dal canto suo, ha continuato a presidiare con sicurezza il segmento professionale e fascia intermedia grazie alla famiglia Genos/PSR-SX (chi di voi ha provato l’interessante Standard Style Collection scaricabile gratuitamente dallo scorso luglio?). Nessuna rivoluzione, ma una solidità che non vacilla: l’ecosistema Yamaha resta il più stabile, aggiornato e presente nelle comparazioni tra top arranger. Una certezza, insomma. Nel mesi di marzo, sono stati pubblicati aggiornamenti di firmware con piccole migliorie per Genos2 (V1.20) e PSR-SX920/SX720 (V1.12); nulla di nuovo per PSR-SX600… che si stia preparando l’uscita del suo successore nel 2026?

Buone notizie non sono mancate in casa KORG. Pur senza nuovi modelli, il tanto atteso sistema operativo 1.4.0 ha finalmente portato la maturità che gli utenti chiedevano da tempo a Pa5X. Il 2025 è stato dunque per KORG un anno di consolidamento: l’ammiraglia è finalmente dotata di quella serie di funzionalità che erano attese, migliorandone complessivamente l’esperienza d’uso. Un piccolo aggiornamento è stato reso disponibile a marzo per gli arranger discendenti dallo storico Pa80 (quelli con il generatore sonoro del Triton), vale a dire EK-50 e i3 (modello 2020).

Continua inesorabile la risalita di Roland che sta conquistando molti nuovi clienti – soprattutto fra chi non aveva mai suonato un arranger prima – con i modelli GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5. Strumenti leggeri, immediati, perfetti per entrare nel pianeta arranger. Avendo a disposizione un arsenale sonoro sorprendentemente ricco, energizzato dall’integrazione con il sistema Zen Core e la possibilità di espandere stili e suoni tramite i servizi di Roland Cloud, lo strumento fa breccia anche fra i suonatori esperi di synth e workstation alla ricerca di un’opzione compatta e facile da trasportare da affiancare ai mastodontici strumenti “professionali”. Una mossa intelligente, che ha ampliato il pubblico degli arranger.

E poi c’è Casio. Silenzio totale per il terzo anno di fila. Di solito questo produttore giapponese rilasciava nuovi modelli a raffica frequente. Non trovate insolita anche voi questa pausa?

Insomma, questa sospensione generale di nuovi modelli fa rumore, specialmente perché ha contagiato tutti i produttori storici di tastiere con accompagnamenti. Quando un marchio resta immobile per un anno intero, di solito significa che qualcosa di grosso si sta preparando dietro le quinte. La linea di partenza è affollata, le aspettative sono alte. E noi, inutile dirlo, non vediamo l’ora di vedere i successori di Yamaha PSR-E473/PSR-EW425, l’aggiornamento della gamma Korg Pa700/Pa1000, le nuove versioni dei cugini Korg EK-50L/i3 (2020), le conferme dei modelli KETRON Fusion/EVP1/EVP2 e i continuatori delle serie Casio CT-X e CT-S. E di qualsiasi altra sorpresa il 2026 vorrà riservarci.

Foto di Mohamed Hamdi

Ricordate il panorama delle tastiere arranger degli ultimi 7 anni? Per i nostalgici, ecco tutti i link, con il sommario finale di ciascun anno:

Perché gli stili di accompagnamento non bastano a spiegare la forza di un arranger

Per esigenze musicali recenti, mi sono reso conto che il progetto che stavo seguendo non richiedeva l’uso degli stili di accompagnamento. Da lì, è nata l’idea di affiancare al mio arranger un sintetizzatore (o stage keyboard) più leggero del mio attuale strumento che supera i dieci chili di peso: qualcosa da portare ai live senza fatica. Accettando di rinunciare agli stili, tuttavia restava vivida la necessità un set di voci professionali, comparabile a quello della mia tastiera arranger e, soprattutto, un sistema di memorie capace di gestire il mio repertorio che si aggira sui quattrocento brani.

Il requisito era chiaro: dovevo poter suonare con almeno tre voci in layer per le parti principali, avere una voce in split a sinistra, aggiungere una traccia di basso quando necessario, memorizzare il transpose del brano e richiamare le impostazioni complete dello strumento in modo rapido, semplicemente cercando il titolo. Così sarei stato pronto in un attimo per qualsiasi esecuzione dal vivo.

Fonte: Yamaha Keyboards Official

Ho iniziato a guardarmi intorno e ho trovato sintetizzatori e workstation con palette sonore ricchissime: pianoforti acustici ed elettrici, organi elettronici e liturgici, archi, legni, ottoni, synth e pad. Tutto ciò che serve per coprire il repertorio in modo vario e articolato, con la possibilità di applicare effetti e personalizzare i suoni.

All’inizio sembrava tutto perfetto, finché non ho dovuto affrontare il tema della gestione delle scene (Registration, SongBook, Performance, Keyboard Set… chiamatele come volete) e delle scalette. Qui sono emersi i problemi: alcuni strumenti offrivano poche scene, altri non salvavano tutti i parametri, diversi non gestiscono le scalette, molti non memorizzavano nemmeno il titolo del brano e quasi nessuno permetteva una ricerca rapida digitando il titolo o parte di esso. Per chi deve richiamare al volo un brano tra centinaia di impostazioni, questo è un limite enorme. La soluzione sembrava essere in un software esterno su tablet (Camelot Pro, Gig Performer, Cantabile, MainStage, ecc.), ma questa scelta intricava il workflow: rispetto a un arranger, dove tutto è integrato, dover rinunciare alle scene interne dello strumento mi sembrava una complicazione inutile, soprattutto nel mio caso: porto una sola tastiera con me e non ho bisogno di controllare più strumenti né plugin VST.

C’erano poi altre questioni pratiche: alcuni non hanno il pulsante Transpose sul pannello; e poi a me serve un leggio per il tablet con gli spartiti, ma nessun synth lo prevede. Inoltre, oggi uso gli speaker integrati della mia tastiera come spia, mentre le stage keyboard non hanno diffusori audio di bordo: avrei dovuto procurarmi un monitor portatile da palco.

Fonte http://www.roland.com

Alla fine, mi sono reso conto con maggiore convinzione del valore dell’arranger, dove tutto è compatto e immediato. Io oggi, in pochi minuti, poso lo strumento sul cavalletto, collego la corrente, appoggio il tablet sul leggio integrato, connetto le uscite audio al mixer, accendo e sono subito operativo, al cento per cento. Gli altri strumenti, per quanto leggeri, richiedono invece un ecosistema di accessori: software esterno per gestire le memorie dei quattrocento brani e le scalette, monitor da palco e leggio aggiuntivo. Avrei potuto risparmiare fino a cinque chili sullo strumento, ma quel peso l’avrei distribuito su più oggetti. Il risultato? Preparazione dei setup più articolato, trasporto più macchinoso, peso complessivo maggiore e tempi di montaggio e smontaggio più lunghi.

La mia ricerca mi ha condotto a una semplice riflessione: la leggerezza potrebbe non bastare, se compromette praticità e velocità operativa.

Continua…

Il capolavoro di Antonello (il terzo racconto)

La sera prima, Antonello aveva trascorso la sera scorrendo i titoli di Netflix. Aveva letto le brevi descrizioni di ciascun film o serie, poi aveva abbandonato con un sospiro: “Meglio non iniziare, così non rischio di abbandonare nulla a metà.”

E così la mattina dopo, era entrato nel negozio di strumenti musicali con l’aria solenne di chi stava per cambiare la propria vita. Davanti a lui, una fila di tastiere scintillanti, tutte convinte di essere “la scelta definitiva”, pronte a offrirgli nuove possibilità. Era il momento di provarle e decidersi. Provò la prima, una Yamaha: “Suona bene… ma se domani inventano un modello migliore? Non posso rischiare di pentirmi.” La seconda era una Korg: “Fantastica! Però… e se tra sei mesi uscisse la versione aggiornata? Meglio aspettare.” La terza, una Roland: “Leggera, portatile, perfetta! Ma… e se la leggerezza fosse sinonimo di fragilità? Non posso rischiare.”

Il commesso, paziente come un confessore, gli accendeva modelli su modelli. Antonello li provava tutti, con la stessa espressione di chi assaggia gelati e non riesce a scegliere tra cioccolato e pistacchio. “Questa ha i nuovi stili synth‑pop.” “Eh, ma io suono jazz.” “Questa ha il doppio sequencer.” “Eh, ma io tanto non ne faccio uso.” “Questa Ketron è professionale e suona da paura.” Antonello sorrise: “Professionale? Ma io sono un artista!” Il commesso lo guardava come si guarda un turista che chiede indicazioni e poi rifiuta ogni strada proposta. “Questa è la più venduta.” “Eh, ma se la comprano tutti, non sarà troppo banale?” “Questa è la più innovativa.” “Eh, ma se è troppo innovativa, non la capirà nessuno.”

Alla fine, Antonello uscì dal negozio senza tastiera. Ma non era triste: era soddisfatto. Perché, alla fine, non scegliere era la sua vera scelta. La sua vita era un mosaico di rinvii: non indossava scarpe nuove perché “magari domani piove”, non ordinava al ristorante perché “magari non avrebbe apprezzato il piatto”. E così, tornando a casa, pensò: “La mia vecchia tastiera funziona ancora… basta non premere il tasto Exit e non toccare il display.” Un pensiero rassicurante, quasi una preghiera: perché non decidere significava non sbagliare. E Antonello, maestro dell’attesa, continuava a vivere sospeso tra possibilità infinite, trasformando l’indecisione in un’arte segreta, il suo unico capolavoro.

Dicembre tra vetrine e strumenti musicali

Dicembre è un mese speciale: le città si riempiono di luci, i negozi di addobbi e… i carrelli online di strumenti musicali. Non è un caso: il periodo natalizio è tradizionalmente fortissimo per le vendite. Tra regali sotto l’albero, budget aziendali da chiudere e musicisti che si concedono un “auto-regalo” per festeggiare l’anno, la domanda cresce e i rivenditori lo sanno bene.

Quando la richiesta aumenta, la legge del mercato è semplice: meno sconti, più margini. I rivenditori, consapevoli che a dicembre la voglia di comprare è alta, tendono a ridurre le promozioni aggressive. In altre parole, se a ottobre trovavi il tuo pianoforte digitale con il 20% di sconto, a dicembre potresti trovarlo al prezzo di listino… ma con un bel fiocco rosso sopra.

Foto di Leonard Richards

Il Natale è anche il momento perfetto per spingere i modelli di fascia alta. Tastiere arranger complete, workstation con accessori inclusi (stand, pedaliere, software), pianoforti digitali con finiture eleganti: tutto ciò che fa brillare gli occhi di chi scarta il pacco. È la “coda” delle vendite natalizie: prodotti premium che, complice l’atmosfera festiva, trovano più facilmente spazio nelle case.

Non dimentichiamo che anche i costi della catena produttiva e della logistica giocano la loro parte. Trasporti più cari, materie prime più difficili da reperire… tutto questo incide sui prezzi. Durante l’anno i rivenditori possono compensare con promozioni, ma a fine anno i margini devono essere difesi. Risultato? Sconti ridotti e prezzi più stabili, se non leggermente in rialzo.

Il ciclo delle vendite è quasi una sinfonia: in autunno partono gli sconti per stimolare la domanda, mentre a Natale la musica cambia. I rivenditori non vogliono “svendere” il regalo perfetto, quindi gli sconti si riducono. Da qui nasce l’impressione che i prezzi “salgano”, anche se in realtà è più un mancato sconto rispetto ai mesi precedenti.

Dicembre è il mese in cui la musica incontra la magia delle feste… e i prezzi incontrano la logica del mercato. Se state pensando di regalarvi (o regalare) uno strumento musicale, sappiate che la vera “offerta” natalizia non è lo sconto, ma la possibilità di suonare qualcosa di nuovo (il bello è che vale anche il contrario, sfruttare cioè le vacanze natalizie per fare musica con il vecchio arranger che ci segue fedele da molti anni; perché – lo sappiamo tutti – la sostanza è fare musica con lo strumento che si ha a disposizione).