Negli ultimi mesi ho segnalato più volte il silenzio totale di Casio nel mondo degli arranger: dal 2022 non è arrivato un solo modello nuovo. Questa curiosità mi ha portato a scavare nei bilanci e nei report ufficiali, e ciò che emerge è molto più profondo di una semplice pausa commerciale o crisi creativa. Casio si trova in una delle fasi più delicate della sua storia nel settore musicale. La divisione Sound ha chiuso l’ultimo anno con una perdita di 3,4 miliardi di yen, a fronte di ricavi fermi a 21 miliardi. Non è un rallentamento: è una crisi strutturale, riconosciuta apertamente dall’azienda. La domanda globale di strumenti musicali è scesa, i costi di materie prime e logistica sono aumentati, e il boom post‑pandemia si è dissolto lasciando un mercato più debole e più competitivo. In questo scenario, Casio Music non riesce a generare margini e deve ripensare la propria struttura dei profitti.

Per tornare rapidamente alla redditività, Tetsuya Kawai (Direttore Esecutivo e Direttore Generale Senior della Divisione Sound e New Business), ha annunciato l’avvio di una profonda riforma interna: ritiro dalle regioni non profittevoli, passaggio a vendite online dirette, snellimento del personale nelle aree a basso margine e incremento dell’efficienza produttiva. Parallelamente punta a creare nuova domanda con strumenti più premium (i pianoforti digitali delle serie CELVIANO e Privia) e con nuove esperienze musicali tramite integrazione con app.
Non a caso negli ultimi 12 mesi, Casio ha lanciato servizi AI per la generazione di effetti sonori (Waves Place), strumenti dedicati alla pianificazione dei contenuti live (Streamer Times) e app di creazione sonora (TONEBOOK).
Insomma, mi sembra evidente che Casio stia orientando le proprie scelte verso strumenti più costosi e più legati a lifestyle più attuali, mentre la fascia degli strumenti portatili a tastiera esce progressivamente dai radar. E dentro il nuovo perimetro strategico 2026‑2030 non compare alcun segnale che lasci spazio allo sviluppo di nuovi arranger: semplicemente non rientrano più nelle priorità dell’azienda.
Del resto, non abbiamo nemmeno notizie se, una volta smaltite le scorte di magazzino, le produzioni dei modelli a listino oggi continueranno a lavorare per ripristinare le giacenze e ottenere nuove vendite. Auspichiamo che almeno i modelli più recenti (come CT-X5000, CT-S500 e CT-S1000V) continuino ad essere disponibili negli anni a venire, perché no…
È un addio alle tastiere con accompagnamenti Casio (dopo oltre 46 anni di storia) o soltanto un arrivederci? Ai posteri l’ardua sentenza.


Forse Roland per prima e a seguire Casio hanno capito che nel settore arranger non c’è più trippa per gatti. Ma Korg non è da meno, vista l’assenza di nuovi modelli in fascia media da troppo tempo. Resisterebbe Yamaha con le lievi modifiche ad alcuni modelli entry o medi (nulla di sostanziale) per giustificare un ingiustificabile rialzo dei prezzi. Resteranno quindi Pa5x e Genos2 fino all’esaurimento del portafoglio dei pensionati già provato dall’aumento del prezzo di benzina, gas, luce, alimentari e quant’altro. Gli strumenti sono sempre gli stessi da decenni ma con lievi modifiche. Il risultato è un salasso tra gli appassionati, i quali per i prezzi elevati non possono oggettivamente sostituire lo strumento ogni tre anni, al pari dei professionisti. Ritengo che il settore potrà innovare solo con l’innesto dell’AI sull’intera gestione dello strumento, cosa che richiede investimenti importanti. Le major degli arranger lo faranno?
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Grazie del contributo, Carmelo.
Il mondo degli arranger è ormai un settore maturo, e forse è proprio questo il suo valore: strumenti che, con tutta l’evoluzione tecnologica, continuano comunque a chiedere al musicista di suonare davvero.
Il bello di un arranger è lì — nelle mani, nel tocco, nelle scelte musicali che facciamo in tempo reale.
Il giorno in cui l’AI entrerà nella gestione profonda degli arranger, probabilmente smetteranno di essere arranger nel senso che conosciamo. Diventeranno qualcos’altro, magari più potente, ma con un rischio evidente: togliere al musicista il piacere e la responsabilità di suonare. E quando questo succede, il divertimento finisce.
Per questo mi tengo stretti gli arranger di oggi: rappresentano il meglio che la tecnologia musicale basata su hardware possa offrire oggi, senza sostituirsi al musicista.
Sono strumenti che amplificano la creatività, non la rimpiazzano.
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