Nello scorso dicembre, Yamaha Music Corporation ha pubblicato una serie di filmati video per dimostrare come un musicista possa espandere l’arsenale sonoro della propria Tyros5 sfruttando i suoni e i controlli hardware presenti nelle piccole tastiere della serie Yamaha Reface. Ve ne consiglio la visione, soprattutto perché questi filmati includono una chiara spiegazione della connessione MIDI, tema che si presenta spesso ostico e difficile, specialmente per chi è alle prime armi con le tastiere digitali. Potete attivare i sottotitoli di YouTube, nel caso abbiate difficolta a comprendere l’inglese.
Se sapete poco o nulla della serie Yamaha Reface, vi consiglio la lettura della panoramica pubblicata da Riccardo Gerbi su MusicOff. Nel caso siate abbonati ad Audiofader, allora non vi potete perdere la presentazione di Luca Pilla.
Colleghiamo i due strumenti
Il primo filmato si rivela utile in termini generali, visto che illustra con chiarezza i singoli passi necessari su come collegare e configurare due strumenti digitali per impostare la configurazione MIDI. Voglio dire che questa procedura è valida anche per gli altri modelli Yamaha e, nei concetti, anche per le tastiere digitali di altri marchi (Korg, Roland, Casio, Ketron e così via).
Nel nostro caso si osservi:
collegamento fisico da MIDI OUT di Tyros 5 a MIDI IN di Reface
collegamento fisico da STEREO OUT di Reface a STEREO AUX IN di Tyros 5.
creazione di un template MIDI in cui far suonare la parte di Right3 con una voce di Reface: prima Right3 viene posta in Local Off per non farle utilizzare i suoni interni e poi la trasmissioni MIDI è disabilitata per tutte le altre parti di Tyros 5.
Rassegna di possibilità con i diversi modelli Reface
Il secondo filmato è un’autentica cavalcata che vede all’opera tutti i modelli della serie Reface. Il primo, Reface YC, è dedicato ai suoni degli organi vintage: è notevole osservare come sia possibile utilizzare Tyros5 per pilotare drawbar, rotary speaker e controlli della percussione perché abbiano effetto su Reface. Ad esempio la rotella della modulazione è utile per controllare la velocità del Leslie.
Successivamente il filmato presenta Reface DX specializzato nella sintesi sonora FM, resa celebre dalla leggendaria Yamaha DX7, la prima tastiera musicale interamente digitale in commercio, strumento cult negli anni ottanta.
Il terzo modello Reface CS contiene i suoni di sintetizzatore a cui si fa abitualmente ricorso nella musica R&B, HipHop, Techno e Dance in genere.
Alla fine, appare Reface CP che include i migliori suoni di pianoforti elettrici (Wurlitzer, Fender Rhodes e compagnia bella) che dagli anni sessanta in poi sono apparsi in tutti i dischi prodotti nel periodo d’oro della musica moderna occidentale (blues, rhythm&blues, soul, rock, pop, jazz…).
Il filmato video dimostra anche come sia possibile suonare i suoni interni di Tyros5 in sovrapposizione dei suoni di Reface, impostare i volumi del mix dei diversi suoni e memorizzare questa combinazione in un banco di Registration per riutilizzi dal vivo o comunque in futuro.
Una comunità web di musicisti
Nel terzo filmato, si parla quasi esclusivamente del portale www.soundmondo.com creato da Yamaha per favorire i propri clienti nella condivisione dei suoni creati su Reface. Buono a sapersi, ma fra i tre, questo è il filmato meno interessante per noi appassionati di arranger.
Conclusione
A livello internazionale, le meningi del personale marketing di Yamaha devono essere ancora indolenzite oggi, per la fatica di aver partorito questa idea: comunicare alla clientela le potenzialità a disposizione di chi accoppia un modello Reface alla propria Tyros5, con il risultato di incuriosire gli appassionati di arranger alla serie Reface e viceversa. E’ una geniale operazione di co-marketing fra prodotti interni. Hanno tutta la mia sincera ammirazione.
Dal 20 dicembre 2016 fino al 9 gennaio 2017 è in vigore una promozione natalizia sul sito eCommerceYamaha Music Soft che vi consente di acquistare qualsiasi prodotto in vendita con il 20% di sconto: pacchetti di stili e suoni aggiuntivi, MIDI Songs, Style File, Registration, spartiti e molto altro ancora. Tutti i prodotti sono cuciti su misura del vostro arranger workstation. Basta selezionare lo strumento (tutti i modelli delle serie Tyros, PSR, Clavinova, etc.), perché la mercanzia proposta corrisponda a materiali digitali compatibili.
“It’s so cold here tonight” commentava stasera lo studente australiano con cui ho scambiato due chiacchiere in un piccolo ristorante giapponese a Narita. E in effetti come potevo dargli torto: ha nevicato stamattina e le temperature ora sembrano polari. Siamo nelle vicinanze dell’areoporto di Tokyo. Domani mattina torno a casa: non vedo l’ora, dopo una settimana di lavoro trascorsa in Giappone. Qui in solitudine nella camera d’albergo, è il momento adatto per aggiornare il blog con il resoconto della visita fatta nei giorni scorsi all’outlet Yamaha di Hamamatsu, la città in cui si trovano la sede principale e un importante polo produttivo della casa giapponese dei tre diapason.
Non è la prima volta che vi racconto di questo negozio posto su diversi piani. Gli spazi non sono immensi e dall’outlet di casa madre di solito ci aspetteremmo l’esposizione universale di tutti gli strumenti a catalogo. E invece non è così. Gli spazi espositivi si sono ristretti a tre piani e, praticamente, solo due sono effettivamente dedicati agli strumenti musicali, mentre nel terzo si trovano libri, manuali, spartiti e CD/DVD. Al piano di ingresso sono esposti legni, ottoni, chitarre, tastiere digitali e tutta l’accessoristica utile, mentre al piano superiore dominano i pianoforti acustici e i violini. Già non mi aspettavo di trovare qualche arranger, visto che Tyros e serie PSR di taglio elevato non sono distribuiti sul mercato giapponese. Per quanto riguarda gli arranger, ho trovato esposti i modelli di primo prezzo PSR (il modello più alto era PSR-E453). Nulla di più tranne un paio di Electone. Fra i pianoforti digitali Clavinova erano esposti solo modelli della serie CLP, mentre osservavo l’assenza dei modelli CVP con accompagnamenti.
Pazienza, dicevo fra me, quando mi reco dal commesso e cerco di capire se almeno riesco a provare un Montage, la nuova workstation di casa Yamaha di cui ricordavo una dimostrazione stellare da parte di Manuele Montesanti al Torino Synth Meeting nello scorso mese di maggio. Ebbene ottengo questa risposta: “Peccato, ho proprio venduto la scorsa settimana l’unico esemplare di Montage che mi era stato consegnato. E non credo che me ne arriveranno degi altri per un bel po”. Reagisco con stupore e il commesso immediatamente chiarisce: “Puoi anche andare a cercare un Montage altrove in altri negozi, ma sarai fortunato se ne trovi uno: la prima produzione è stata già tutta venduta”. Un successo schiacciante, pensavo fra me. Introvabile in Giappone. Chissà in Italia.
E’ tutto qua. Sayonara, ovviamente con la segnalazione del video registrato da Manuele Montesanti per presentare Yamaha Montage.
Chi di voi ha già saccheggiato tutte le risorse interessanti su Yamaha Music Software e fosse ancora alla ricerca di nuove possibilità, potrebbe valutare un’alternativa proveniente dal Regno Unito. Bee Software mette a disposizione sui propri siti TyrosMagic e PSR-Magic un numero discreto di Registration realizzate con cura per fornire al musicista la migliore configurazione possibile con cui suonare il repertorio tipicamente mainstream. Parliamo di risorse adattate specificamente per Tyros4, Tyros5, PSR-S970 e, di recente, anche Clavinova CVP-709.
“Creare grandi banchi di registration ècome preparare una cucinaraffinata:anchedisponendo deimiglioriingredienti, è sempre necessaria la conoscenza e l’abilitàpermescolaretuttoinsiemecorrettamente.Abbiamo fatto noi tuttoildurolavoropervoi su questistrumenti musicali favolosi e così ora potretesemplicemente dedicarvi a suonare il vostrostrumento. Sebbene, questi banchi includono voci ed effetti personalizzate, non avete bisogno di espansioni di memoria: semplicemente, accendete la vostra tastiera e suonatela!”
Ogni pacchetto in vendita contiene tipicamente da sei ad otto banchi di Registration così suddivisi:
Theatre Organ Showcase
Classic Organ Showcase
Big Band Showcase
Classical Spectacular
Famous Names
Ballroom Bonanza
Drawbar Organ Showcase
Euro Pop Organ Showcase
Orchestral Pop Showcase
Latin Legends
Jazz Legends
Gli ordini possono essere evasi con una spedizione postale con la consegna prevista entro sette giorni. Oppure è possibile richiedere il download e il sito garantisce l’invio del link entro 24 ore. Il software viene scaricato in un file compresso (zip) il quale, una volta estratto, contiene tutte le informazioni relative all’acquisto: è sufficiente copiare tale file su una chiavetta USB per importarlo sul vostro strumento Yamaha.
I prezzi non sono affatto economici (24,99 sterline, cioè circa 29 Euro, per la versione Download) ma sono disponibili pacchetti cumulativi che promettono sconti nel caso di acquisti multipli.
Sul canale YouTube di John Beesley potete assistere alla dimostrazione di che cosa sia possibile fare con le varie registrazioni disponibili. Vi consiglio la visione diretta dei vari filmati dimostrativi e qui ora vi segnalo un anticipo con un assaggio dei banchi Classical Spectacular.
Il Winter NAMM di gennaio è, ogni anno, l’appuntamento più importante a livello internazionale per gli strumenti musicali. Esiste anche un’edizion e estiva di questa fiera. Ha valenza prevalentemente locale e riguarda il mercato domestico degli Stati Uniti. Il Summer NAMM 2016 si svolge a Nashville e raramente appaiono grandi novità in genere, figuriamoci nel settore degli arranger: succede qualche volta ma di rado. Così è stato anche quest’anno nell’edizione 2016 che si è tenuta nei giorni di fine giugno.
I filmati che seguono rappresentano i pochi contributi video disponibili in rete, a conferma di un’edizione marginale per noi appassionati suonatori di arranger.
Presso lo stand Casio, Rick Formidoni illustra brevemente le capacità di caricare campioni su MZ-X500 e annuncia che, in futuro, sarà disponibile uno strumento software che permetterà di assegnare i singoli campioni a ciascuno dei 61 tasti della tastiera.
Yamaha non aveva nulla di interessante da presentare come novità della famiglia arranger: e così vediamo insieme Tony Escuata mentre spende due parole per presentare la possente workstation Montage.
In questa calma piatta, mi tocca far ricorso ad un filmato di repertorio per ricordarci reciprocamente che cosa sia un arranger e come sia possibile suonare con gli stili di accompagnamento. Per questo motivo, vi propongo ora la dimostrazione di Roland E-A7 realizzata da Tony White. Vi consiglio di guardarla tutta, fino alla fine.
Come abbiamo visto insieme nei giorni scorsi, il segmento delle tastiere portatili sta partecipando attivamente al fenomeno di crescita delle vendite di strumenti musicali del 2015 e del 2016.
Vi consiglio la lettura di questo approfondimento dedicato alla nuova tastiera portatile Yamaha già disponibile nei migliori negozi di strumenti musicali. Si chiama PSR-E453. Ne esiste una versione a 76 tasti con il nome di PSR-EW400.
E’ tutto scritto nella mia ultima pubblicazione sul portale della grande comunità online dei musicisti MusicOff. Vi suggerisco di dare uno sguardo:
Quale suonatore di arranger Yamaha non ha mai litigato almeno una volta con Style Creator? Sono pronto a scommettere che a voi è successo: farei fatica a credere il contrario. Io ci litigo di tanto in tanto. L’altra sera, in un nottambulo momento di insonnia, mentre tutto il resto della famiglia ronfava, ho preso di petto questa tipica funzionalità presente nelle tastiere Yamaha e ora sono qui per raccontarvi la mia esperienza: l’applicazione funziona, lo sapete, non è male. Ma la presenza di due difficoltà la rendono alquanto ardua: da una parte la sua particolare usabilità (come dire: un po’ naif) può generare un senso di insicurezza diffuso in chi la utilizza e, dall’altra, le istruzioni del manuale utente tralasciano alcuni aspetti importanti. E allora sono qui, vi racconto la mia nottata in compagnia di Tyros5. E voi sapete che, quanto scrivo qui per Style Creator, vale per tutti i modelli della serie Tyros e per i modelli superiori della linea PSR (da PSR-2000/PSR-1000 fino a PSR-S990/S970 per intenderci).
Prima di cominciare ad usare Style Creator, occorre aver chiara in mente la struttura degli stili Yamaha:
Ogni stile è composto da 15 sequenze (pattern): 3 Intro, 4 Main, 4 Fill-In, 1 Break, 3 Ending.
Ogni pattern è fatto di 8 parti MIDI: percussioni (Rhythm 1), batteria (Rhythm 2), basso (Bass), due tracce di accompagnamento (Chord 1 e Chord 2), tappeto (Pad) e un paio di strumenti solisti (Phrase 1 e Phrase 2) per arricchire l’arrangiamento.
Registrare uno stile in pratica significa memorizzare brevi sequenze musicali in ogni sequenza: in tutto sono 120.
Gli stili +Audo non hanno le due tracce ritmiche MiDI ( Rhythm 1 e Rhythm 2) e, al loro posto, c’è una traccia percussiva in formato audio che non è gestibile con Style Creator.
Ritorno al MIDI
Tutto è nato in me da una sfida personale: avevo necessità di riutilizzare uno stile da cui partire per registrare una canzone con Song Creator. E mi sono subito scontrato con l’impossibilità di riutilizzare le tracce audio delle percussioni. Lo so, avrei potuto registrare da me tutte le parti ritmiche nel sequencer ma, in un attimo di azzardo creativo, ho pensato che fosse più rapido sostituire le tracce audio delle percussioni nello stile con tracce MIDI. In altre parole, volevo arrivare a sfruttare tutte le possibilità del MIDI nel Song Creator partendo da uno stile che in origine era classificato come +Audio. Sì, lo confesso, l’intenzione era quella di fare una sorta di ritorno tecnologico al passato, spinto dal desiderio di sfruttare Song Creator nella pienezza, cosa non possibile per definizione con i recenti stili +Audio, come ho già illustrato qui nel blog, qualche settimana fa.
Ho preso quindi uno stile di fabbrica (BritPopDiva) e ho sostituito la traccia audio delle percussioni con due tracce MIDI: il risultato è disponibile in rete (fate clic su BritPopDiva2), potete scaricare lo stile e provarlo da voi sul vostro arranger. In alcuni pattern più semplici come il Main A, ho registrato ex novo la traccia delle percussioni in modo da ottenere la stessa parte ritmica della traccia audio originale. Ma, nella stragrande maggioranza, ho fatto ricorso alla funzione di Assembly per riutilizzare le tracce percussive presenti in altri stili similari, diversi ma compatibili. Il principio non cambia: tecnicamente alla fine sono riuscito ad usare Style Creator per creare uno stile nuovo registrando alcuni pattern da zero o riutilizzando parti presenti in altri stili.
Attenzione! Non considerate questo articolo come un sostituto del manuale pubblicato da Yamaha: non ho questa ambizione. Piuttosto vedetelo come un blocco di appunti integrativi. La materia mi avrebbe portato a pubblicare un romanzo sterminato: mi sono limitato quindi a segnalare alcuni aspetti di Style Creator, quelli che non emergono con sufficiente chiarezza sulla documentazione ufficiale, ma la cui conoscenza è essenziale per chi vuole utilizzare Style Creator nella pratica.Pertanto, se siete alle prime armi, vi consiglio di studiare prima le pagine del manuale, provate per conto vostro e poi tornare qui sul blog per verificare se queste annotazioni empiriche posso tornare utile anche per voi, così per dipanare la matassa laddove si è imbrogliata.
Pagina Basic di Style Creator: tutto comincia qui
Come prima cosa, date il giusto valore alla pagina Basic!
Cominciamo a chiarire bene un punto: la pagina Basic è la prima che vi appare ed è quella da cui dovete sempre partire per ogni singolo pattern che compone lo stile. Quando siete nella pagina Basic, premete i pulsanti sul pannello richiamando il pattern che desiderate impostare (Intro 2 o Main A e così via). Premete OK per confermare e poi SUBITO impostate la lunghezza del pattern, cioè il numero di misure che compongono la sequenza. Se tralasciate di impostare quella lunghezza, allora non potrete registrare nuove parti in quel segmento dello stile e non potrete nemmeno richiamare la funzione Assembly con successo. E’ necessario quindi costruire tutti i pattern determinando la lunghezza specifica. E, per ciascuna sequenza, premete sempre Execute per confermare: è lui il tasto operativo.
Di solito, uno stile lavora con lo stesso tempo in tutti i pattern: pertanto, quando create la lunghezza del primo pattern, vi consiglio di impostare subito anche il tempo del metronomo e il suo metro (4/4, 3/4 e così via). Fatta questa operazione sulla prima sequenza, non vi servirà più ripeterlo su tutti le altre: sarà ereditato in automatico.
Nel mio caso specifico, dovevo eliminare la traccia audio prima di sostituirla, vista la mia intenzione di cancellare la traccia audio, nella pagina Basic ho quindi disattivato Audio Part.
Registrare in multi-traccia
Qui è il vero punto di forza di Style Creator: il sistema vi consente di creare uno stile dal nulla, semplicemente registrando in formato MIDI quello che voi suonate da tastiera: qualsiasi parte delle otto tracce disponibili. Partite sempre dalla pagina Basic, scegliete il pattern e poi richiamate la traccia da registrare tramite il pulsante REC CH. La registrazione può avvenire in tempo reale oppure inserendo le note ad un una (Step Recording, veramente noioso quest’ultimo): nel caso di registrazione in tempo reale, vi consiglio di passare alla pagina Channel per impostare la quantizzazione (Quantize). Oggi non mi soffermo sulla quantizzazione, anche se è un argomento che meriterebbe da solo uno o più articoli di questo blog. Ricordate si suonare tutte le parti nella tonalità di Do maggiore.
A dire il vero, questo modo di registrare è abbastanza immediato, ma onestamente non mi dispiacerebbe affatto se Yamaha investisse un po’ di risorse per rendere qui disponibili le funzioni complete già presenti nel Song Creator e con la stessa identica usabilità. Sarebbe troppo comodo e molto più semplice.
Pagina Assembly di Style Creator
Assembly
Se non vi sentite pronti a registrare tutte le parti da voi, può tornarvi utile la funzione Assembly con cui è possibile costruire un nuovo stile montando i pattern come mattoncini provenienti da gli altri stili a disposizione (di fabbrica o di altra origine). Prima di scegliere quale pattern importare e da quale stile, vi consiglio di assicurarvi che la lunghezza fra le due sequenze, quella di partenza e quella di destinazione, sia la stessa, altrimenti rischiate di importare un pattern troppo corto (e che quindi rischia di essere ripetuto senza coerenza) o troppo lungo (e che quindi rischia di essere tagliato troppo presto).
Lavorate con Assembly in modo interattivo perché è molto divertente: basta premere Start per avviare lo stile e cambiare il pattern dai diversi stili di origine per ascoltare l’impatto sull’esecuzione, cogliendo immediatamente la validità della scelta fatta. Capirete subito se il nuovo impasto dello stile funziona o meno.
Non risparmiatevi poi nel premere il tasto SAVE, fatelo spesso e volentieri permemorizzare spesso le variazioni effettuate, in modo di assicurarvi di non perdere il lavoro fatto.
Mixing Console
Quando importate un pattern da un altro stile, Assembly vi copia gli eventi MIDI e i program change: e cioè le note e i suoni delle varie tracce di accompagnamento. Sembra invece che abbia qualche limite nel copiare gli effetti, il panpot, i volumi, l’EQ e tutti gli altri valori di mix presenti nello stile originale. Per risolvere, io mi sono armato di buona pazienza: ho richiamato lo stile originale e aperto il Mixing Console: con il mio cellulare, ho scattato una foto di ogni pagina e poi sono tornate sul nuovo stile personalizzato in Style Creator, ho cercato il pattern interessato, ho premuto il pulsante Mixing Console, e copiato dalle foto scattate i valori nelle varie pagine del mixer. Alla fine ho premuto Exit. I suonatori di arranger Yamaha di lunga data sanno che il pulsante Exit del Mixing Console non determina semplicemente l’uscita da quella funzione, ma piuttosto significa “salva tutti i valori del mix”. E in questo caso specifico, significa “memorizzali nello stile”. E’ più semplice farlo che spiegarlo. Alla fine, per sicurezza, ricordatevi di premere ancora una volta Save per mettere tutto in cassaforte. Giusto per stare tranquilli.
Mixing Console, una caratteristica importante per tutti gli arranger Yamaha
Ah, dimenticavo una cosa: ho notato che le parti con Mega Voice (tipicamente le chitarre) se importate con Assemby, richiedono un aggiustamento successivo e manuale del volume. Se riutilizzate il volume dello stile originale, potreste avere delle brutte soprese. Non esitate quindi ad abbassarlo e fidatevi delle vostre orecchie per determinare il livello corretto.
Copiate gli OTS per il tocco finale
I suoni assegnati ai quattro pulsanti OTS sono memorizzati nello stile, ma non c’è verso di copiarli con Assembly. Per farlo io seguo una tecnica abbastanza rapida: prima mi assicuro che OTS Link sia disattivato; poi richiamo lo stile originale e premo OTS1. Successivamente richiamo lo stile personalizzato e memorizzo i suoni Right1-2-3-Left nell’OTS1. E salvo lo stile. Poi torno nello stile originale e ricomincio da capo con OTS2, poi OTS3 fino a OTS4. Con l’ultimo salvataggio, lo stile personalizzato ha ereditato tutti gli OTS dello stile originale. Ovviamente: se non vi piacciono i suoni assegnati a pannello dagli OTS originali, potete modificarli e sceglierne altri, con estrema libertà.
Che cosa manca a Style Creator per essere perfetto?
Alcune idee me le sono fatte: non sarebbe male aggiungere l’editor degli eventi MIDI per tutte le tracce e non solo quelle percussive; ma la funzione addizionale che gli permetterebbe di fare un salto di qualità è un fratellino di Assembly che permetta di importare sequenze da uno Standard MIDI File, o anche solo da una traccia presente nel Song Creator. In ultimo, ci vorrebbe il supporto di segmenti audio ma temo che per quest’ultimo desiderio si dovrà aspettare a lungo.
Non è un lavoro lungo in sé
Alla fine, è molto importante collaudare bene tutti i pattern dello stile: qualcosa sfugge sempre. Provate tutte le parti dello stile con calma, senza dimenticarne nessuno. Non dimenticate i Fill-In, sono molto preziosi. Nel mio caso, ho trovato difficoltà a sistemare Ending 2 e Ending 3: non è sempre facile trovare il finale giusto assemblando i finali da altri stili. Infatti, nel mio caso specifico, ho importato i pattern del finale da uno stile diverso rispetto a quello da cui avevo assemblato Main e Break. E ancora adesso che ho finito il lavoro, non sono del tutto soddisfatto del risultato ottenuto sui finali. Scaricate la bozza del mio stile e provatelo da voi: sono convinto che potrete fare di meglio.
Non è un lavoro lungo in sé ma è un lavoro delicato e richiede cura dei dettagli. E ora, siete pronti a provare da voi?
La vita del web è una storia di continui rinnovamenti. E una regola classica del marketing recita che, quando un’iniziativa commerciale ristagna, è giunto il momento di ammodernare l’insegna, aggiornare la facciata e rivedere gli spazi interni del negozio per stimolare nuovamente la curiosità della clientela.
Parto da queste osservazioni convenzionali, per segnalarvi quanto è successo il 16 maggio scorso, quando Yamaha ha rinnovato il portale internazionale di e-commerce dedicato alla comunità di utilizzatori di strumenti digitali, dove una particolare attenzione è sempre stata riservata ai possessori di arranger della serie Tyros, PSR e Clavinova. Il precedente aggiornamento di quella piattaforma risale al 2012: lo avevamo commentato insieme in questo articolo. Questo servizio web è sempre gestito da Yamaha USA e il servizio di assistenza telefonico è in lingua inglese. Se eravate iscritti al precedente portale, la vostra registrazione è ancora valida anche se potrebbe accadere – come nel mio caso specifico – di non ritrovare più la storia degli strumenti Yamaha precedentemente registrati a proprio nome e non vi si dà la possibilità di registrarli di nuovo (immagino sia un errore di gioventù della nuova piattaforma e sarà sistemata).
Potete selezionare la lingua italiana per navigare con comodità in tutto il sito con l’eccezione delle pagine del blog dove però è presente un pulsante che le traduce in automatico su richiesta sfruttando il traduttore web: la traduzione automatica non è sempre chiara e intellegibile per definizione ed è un peccato perché là sono presenti numerosi articoli, la cui lettura è vivamente consigliata a tutti i suonatori di arranger Yamaha.
La vostra navigazione su tutto il sito potrebbe avvenire in modo empirico (cioè: provate da voi e fate clic qua e là in base ai vostri interessi) oppure secondo una pratica più organizzata seguendo le istruzioni di viaggio. Esiste ancora una terza diversa possibilità: visitate il canale dedicato su YouTube e guardatevi alcuni fra i numerosi filmati video dedicati alle risorse in vendita su Yamaha MusicSoft. Fate Vobis insomma
Spartiti e MIDI file
Nella funzionalità “Scopri”, potete inserire il titolo di una canzone e trovare le basi MIDI (fonte Yamaha MIDI Songs, MIDI Spot) e gli spartiti PDF stampabili (fonte prevalente Hal Leonard). Tenete d’occhio le basi Premium MIDI Songs: hanno il testo e gli accordi MIDI inclusi nel MIDI file. Nel caso poi degli spartiti interattivi (MusicSheet) potete anche vedere la prima pagina dello spartito e ascoltarla con i suoni MIDI del vostro PC, tablet o dispositivo mobile: oltre alla riproduzione e alla trasposizione, potete regolare il tempo e cambiare il livello di dimensioni/zoom della vostra musica. Una volta acquistato, è possibile utilizzare lo spartito interattivo online come un aiuto per l’apprendimento 0 per riprodurre il brano. Per ogni canzone di successo, avete diverse scelte di edizioni dello stesso partito e selezionate quella che più vi si addice. Ad esempio le partiture EasyPiano sono ideali per chi non è diplomato al conservatorio e vuole comunque imparare a suonare facendo ricorso ad una versione semplificata (ma comunque coerente) del brano originale. Il repertorio di brani è in continua espansione: verificati da voi gli ultimi arrivi.
Custom Audio Track
E poi ci sono le basi audio personalizzabili. Ne avevamo già parlato qui in questo blog, se ricordate. Trattasi di basi audio MP3 multi-traccia: il mixer audio personalizzato vi consente di miscelare i vostri brani preferiti durante le sessioni di pratica. Potete controllare il volume di ogni traccia: togliere il canto originale e cantarci sopra, togliere le parti di pianoforte e suonarle voi, qualsiasi altra parte. È possibile rifare un mix personalizzato di una canzone famosa, cambiando tutti i volumi, eliminando parti e aggiungendone altre. Il mix finale può essere portato su qualsiasi lettore MP3 (PC, tablet e così via, compreso il vostro arranger) per le vostre esibizioni dal vivo. Se la cosa vi può interessare, sfogliate il catalogo completo.
Mixer audio per le basi audio multi traccia
Pacchetti Premium e stili
Questa è la sezione più importante di MusicSoft in cui possiamo trovare le risorse più interessanti e preziose per i suonatori di arranger Yamaha: i pacchetti di espansione di voci e stili oppure semplici collezioni di stili. Ne abbiamo parlato ampiamente in passato in questo blog e quindi vi rimando a quegli articoli per i dettagli. Una capatina in questo sito ogni tanto vi consentirà di tenere sotto controllo la pubblicazione di eventuali novità.
Selezionate le risorse compatibili per strumento musicale
L’aspetto più rassicurante di YamahaMusicSoft è la possibilità di filtrare qualsiasi risorsa per strumento musicale di destinazione. In questo modo siete sicuri al 100% che il vostro acquisto, qualunque esso sia, possa “suonare” a dovere secondo le vostre attese. Non dimenticate quindi di attivare il filtro per strumento prima di cominciare la vostra caccia.
E i prezzi?
I brani MIDI sono acquistabili al prezzo che oscilla intorno ai 3,50 Euro, le basi audio multi traccia si trovano a 4,99 Euro, i pacchetti di espansione stili e voci hanno prezzi svariati che partono dai 22 Euro e arrivano fino a 179 Euro, dipende. Gli stili singoli partono dai 4,99 Euro mentre le collezioni possono arrivare a 49,99 Euro.
Uno sterminato patrimonio di stili Yamaha è su Tyros5
L’opportunità di provare un esemplare di Yamaha Tyros5 a 76 tasti, nelle passate settimane, mi ha dato la possibilità di sperimentare con la dovuta calma il repertorio di stili e la loro efficacia all’interno di uno strumento che, come noto, sin dal novembre 2013 svetta nella categoria delle tastiere con accompagnamenti. Vi rimando all’articolo precedentemente pubblicato in questo blog alla caccia delle innovazioni tecnologiche di Tyros5 per i dettagli tecnologici, mentre qui oggi vorrei soffermarmi con voi per commentare l’insieme generale degli stili di accompagnamento.
Con Tyros5 il numero di stili di fabbrica è cresciuto a 539 unità, mentre 40 di questi stili vantano la presenza di tracce audio per le percussioni. Tali stili sono riconoscibili dalla sigla +Audio: integrano nove tracce, una in più rispetto gli stili tradizionali e, al posto del pattern MIDI, presentano un loop audio dedicato alla traccia ritmica, la cui lunghezza corrisponde alla durata di ciascuna variazione. L’intento dichiarato di Yamaha è quello di aggiungere tocco, atmosfera e calore naturale alla batteria e alle percussioni. A fronte di questi evidenti benefici, occorre sottolineare che la novità richiede di misurarsi con ovvi effetti collaterali. Il primo è che le tracce ritmiche audio non sono utilizzabili nel Song Creator: questo sequencer è stato congegnato per la gestione dei soli eventi MIDI ed è quindi impossibile pretenderne capacità diverse. L’alternativa è comunque presente ed è quella di fare ricorso al registratore audio (wave) conosciuto con il nome di Audio Recorder/Player. Un’altra restrizione delle tracce audio negli stili è di essere escluse dal controllo nelle funzioni Channel On/Off e Mixing Console: ne consegue che non è possibile alterare il volume e nemmeno mettere in silenzio la traccia ritmica, a tempo reale di esecuzione di uno stile. Considerate, infine, che tale traccia ritmica degli stili audio è univoca e comprende tutti gli strumenti percussivi previsti, mentre negli stili di accompagnamento tradizionali le tracce ritmiche hanno sempre due canali MIDI distinti e indipendenti a disposizione, RHY1 e RHY2.
Passando all’uso dei MultiPad negli stili, la contemporanea presenza dell’audio consente di assegnare segmenti WAVE a ciascuno dei quattro controlli. Durante l’esecuzione musicale con uno stile di accompagnamento, è possibile infatti fare ricorso a materiale audio esterno per arricchire la propria esibizione: immaginate le svariate possibilità a disposizione. Ad esempio, nei casi più semplici, potete semplicemente premere un tasto MultiPad per avviare l’intervento immediato di effetti sonori particolari, brevi suoni campionati, riff peculiari (magari estratti da brani famosi) e così via. Altrimenti potete richiamare voci di coro registrate a parte durante il ritornello di una canzone. O voi stessi potete cantare dal vivo duettando con la voce preregistrata di un altro/a cantante o ancora limitarvi a suonare accompagnando la voce di una cantante, registrata in separata sede, per la durata dell’intera canzone. Siamo davanti ad un buono strumento pronto a dare il largo alla fantasia.
Anche gli stili MIDI più tradizionali possono trarre un discreto vantaggio su Tyros5 potendo assegnare alla mano destra le nuove voci Ensemble o quelle tratte dallo spazio virtuale di Organ World.
Ma la cosa che più mi ha colpito suonando i vari stili è l’impasto sonoro finale, così spazioso e allo stesso tempo così omogeneo e compatto, dove nessuna parte prevarica le altre e ciascun strumento, sia che appartenga alle tracce di accompagnamento sia che suoni in tempo reale dalla mano destra, esce nel mix sonoro con una propria naturalezza, dando a intendere che ogni cosa è stata studiata e misurata con cura, perché occupi il proprio posto. Il risultato è un arrangiamento paradigmatico ed impeccabile. Una scelta strategica di questo tipo protegge dalle cattive soprese e sottrae il rischio di cadere e farsi male: raramente appare, scorrendo gli stili di fabbrica, un impasto sonoro ruvido o aggressivo. Gli amanti della musica polverosa e che preferiscono correre il rischio di sporcare i suoni, pur di ottenere autenticità schietta, potrebbero trovarsi a disagio con tutta questa pulizia dei suoni e tutta questa eleganza. Ad onor del vero, non manca mai la sincerità, ma in casa Yamaha domina il senso dell’equilibrio. E’ stato per me positivo costatare i passi da gigante di Tyros5 rispetto la già notevole progettazione di Tyros 1, dove però lo scenario mainstream poteva risultare prevedibile in diverse situazioni. Ora non è più così: ad esempio, nella moltitudine degli stili, sono stati ridotti quegli OTS che proponevano un ripetitivo tappeto d’archi e che, spesso associato alla variazione del Main D, scoraggiava anche i più audaci.
Insomma su questo strumento, è possibile trovare diverse condizioni che contribuiscono a mettervi nelle condizioni di disporre di una capacità sonora realistica e concreta.
Yamaha ha realizzato 40 stili appositamente per Tyros5, mentre gli altri 499 sono stati ereditati dall’immenso patrimonio di stili di accompagnamento realizzati dalla casa giapponese nell’arco dei vent’anni precedenti avendoli pubblicati qua e là nella lunga teoria di tastiere PSR o nei quattro modelli anteriori della serie Tyros. Non lasciatevi condizionare da giudizi affrettati, pensando che il produttore abbia applicato con pigrizia il solito riciclo di risorse usurate. Non è così per due ragioni essenziali: la prima è che anche gli stili più noti traggono linfa nuova potendo qui accedere alle notevoli risorse musicali offerte da Tyros5; e la seconda ragione risiede proprio nella possibilità di accedere al più vasto patrimonio pregresso di stili e questo è un grande vantaggio competitivo, dato che consente a Yamaha di presentare prodotti con accompagnamenti di grande qualità e altrettanta quantità. Tutto questo contribuisce a mantenere l’azienda dei tre diapason al primo posto sul mercato degli arranger. Alla concorrenza non basta progettare uno strumento superlativo dal punto di vista hardware e dotarlo di una tabella di suoni fantastica: un arranger richiede sempre che ci sia a bordo un esteso repertorio di stili di qualità. E non tutti i produttori di tastiere digitali se lo possono permettere.
Oggi si aprono i cancelli della fiera internazionale di Francoforte ed eccoci qui a visitare insieme, virtualmente per primi, lo stand Yamaha dove troviamo due novità di nostro interesse: PSR-EW400 e PSR-E453. Trattasi sostanzialmente dello stesso arranger, intendo dire il medesimo motore carrozzato all’interno di due scocche diverse: da una parte PSR-EW400 vanta 76 tasti e, inevitabilmente, si candida ad essere suonato da chi inizia lo studio del pianoforte mentre, dall’altra parte le misure più contenute e i 61 tasti di PSR-E453 faranno preferire questa seconda per chi ha spazi ridotti in casa o comunque predilige la portabilità dello strumento musicale, in auto o sui mezzi pubblici.
PSR-EW400 rappresenta la novità più genuina, in quanto Yamaha non aveva sinora pensato di proporre al mercato un modello a 76 tasti nella categoria PSR-E. L’aspetto esteriore è nuovo e sembra conferire un’aria di alta qualità e incuriosisce. Farà piacere ai giovani pianisti la presenza del timbro Live! Grand Piano. La tecnologia discende dai modelli superiori e ora viene distillata da Yamaha anche sui prodotti più economici: vediamo infatti che questo prodotto viene rilasciato con la funzione USB Audio che consente il collegamento di un lettore audio tramite porta USB e utilizzare gli altoparlanti della tastiera per l’ascolto. Oppure ancora potete sfruttare l’uscita audio USB per registrare in formato WAV qualora disponete di un apparato Apple iOS e dell’app Cloud Recorder.
Come vi dicevo, a parte la scocca e il numero di tasti, PSR-EW400 e PSR-E453 riportano le stesse specifiche tecniche
237 voci e 24 drum/SFX kits
40 arpeggi
non possono mancare le tradizionali 457 voci YamahaXGlite
220 stili con One Touch Setting
DJ Pattern per il divertimento
Live Controllers e rotella pitch-bend
Music Database per memorizzare gli stili più appropriati per le canzoni preferiti
30 song incorporate + 70 song disponibili online
Audio input con Melody Suppressor regolabile
Amplificazione 12W + 12W con porte Bass reflex
Uscita audio L+R per connessione ad un sistema PA
USB-to-Host e USB-to-Device
USB Audio
Il listino Yamaha resta sempre più affollato e diventa sempre più facile trovare un modello cucito su misura per le proprie esigenze, se si ha la pazienda di saper cercare e districarsi in un catalogo fatto di modelli con sigle e codici simili fra di loro. E’ probabile che ora l’arranger PSR-E443 sarà superato da questa nuova duplice aggiunta.
PSR-E453 arriverà nei negozi molto presto, mentre per PSR-EW400 si dovrà aspettare il prossimo mese di giugno.