“La dualità tra workstation classica e workstation arranger (molte delle quali nate in Italia) sta poco per volta scomparendo. È da tempo, per esempio, che troviamo arpeggiatori controllati dall’accordo sulle workstation. Probabilmente la distinzione attuale ha senso più per identificare il prodotto e il suo utilizzatore, che non dal punto di vista tecnologico. Resiste, secondo me, una certa ritrosia del musicista professionista ad avvicinarsi ai più recenti arranger rispetto alle worksation. In molti casi, i risultati timbrici sono sovrapponibili.”
Non sono parole mie, ma le condivido al 100%. Le ho trovate su Units of Sound, il blog del direttore della rivista mensile Computer Music & Project Studio, Luca Pilla, che potete trovare Continua a leggere


Non ho mai nascosto le mie difficoltà nel trovare nelle edicole una copia della rivista Strumenti Musicali. Ma questa volta sono stato fortunato e sono riuscito a trovare il numero di giugno 2012 nella libreria dell’aeroporto di Torino in occasione dell’ultimo volo per lavoro. E così sono qui a segnalarvi quella parte di contenuto che potrebbe essere interessante per i lettori di questo blog. A dire il vero, nell’area di test del mensile non si riscontrano recensioni di prodotti arranger, ma un articolo speciale è dedicato all’uso delle workstation sul palco. Ora voi direte: che cosa ci quagliano le workstation con gli arranger? Ebbene la risposta è proprio in questo speciale dove l’amico Riccardo Gerbi evidenzia un aspetto che generalmente è trascurato. In effetti, se per workstation intendiamo un prodotto completo per l’uso pratico dei musicisti, con caratteristiche di portabilità e stabilità, dotato di un arsenale di timbri residenti a disposizione per l’esecuzione dal vivo o per la registrazione, allora ecco che la workstation di oggi “può declinarsi tanto nella veste di sintetizzatore che in quella di arranger“. Questa osservazione è pienamente condivisibile. Del resto dal vivo,