“La dualità tra workstation classica e workstation arranger (molte delle quali nate in Italia) sta poco per volta scomparendo. È da tempo, per esempio, che troviamo arpeggiatori controllati dall’accordo sulle workstation. Probabilmente la distinzione attuale ha senso più per identificare il prodotto e il suo utilizzatore, che non dal punto di vista tecnologico. Resiste, secondo me, una certa ritrosia del musicista professionista ad avvicinarsi ai più recenti arranger rispetto alle worksation. In molti casi, i risultati timbrici sono sovrapponibili.”
Non sono parole mie, ma le condivido al 100%. Le ho trovate su Units of Sound, il blog del direttore della rivista mensile Computer Music & Project Studio, Luca Pilla, che potete trovare Continua a leggere


